Idee fresche. Idee nuove.

Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S

domenica 14 ottobre 2012

IL DEMIURGO LUCESCU E LA FAVOLA DELLO SHAKHTAR

LA RINASCITA DEL TECNICO RUMENO DOPO L'ESPERIENZA ITALIANA E LA DEFINITIVA CONSACRAZIONE A DONETSK


Correva l’anno 1999. Era il 21 marzo, quando Sampdoria e Inter si affrontarono allo stadio Marassi: finì 4-0 per i blucerchiati.
Quella dèbacle costò la panchina all’allora allenatore nerazzurro Mircea Lucescu, subentrato a Gigi Simoni appena 4 mesi prima. 
Alzi la mano chi, da quel giorno, avrebbe mai creduto a una carriera da vincente per l’ex allenatore di Pisa, Reggiana e Dinamo Bucarest tra le altre. Eppure, il tecnico rumeno è riuscito ad imporsi dapprima nella duplice esperienza turca con Galatasaray (accoppiata Supercoppa Europea-Campionato) e Besiktas (Campionato 2002/03) per poi giungere nel 2004 sulla panchina dello Shakhtar Donetsk. 

Con ”la squadra dei minatori” Lucescu raggiunge traguardi importantissimi, interrompendo il dominio incontrastato della Dinamo Kiev grazie alla conquista di ben 6 campionati, 4 Coppe e 4 Supercoppe d’Ucraina. E non è finita qui. La ciliegina sulla torta arriva con la vittoria della Coppa Uefa nel 2008 ai danni del Werder Brema di Diego, Özil e Pizarro, squadra capace di eliminare il Milan di Ancelotti ai sedicesimi.

Lucescu ha certamente riportato lo Shakhtar ai massimi livelli nel campionato ucraino, ma ha avuto soprattutto una particolare abilità nel dare un’identità di gioco ben precisa e una capacità di dire la propria anche in Europa ad una squadra che, fino a quel momento, in competizioni come Coppa Uefa e Champions League appariva come una semplice comparsa.
Società ed allenatore sono stati in grado di allestire una rosa perfetta, con un mix di esperienza(il capitano Srna, Tymoschuk, poi ceduto allo Zenit, Hubschman, Pyatov, Ilsinho e Chygrynskiy, reduce dalla non esaltante esperienza al Barcellona) e di talenti(il trio brasiliano Willian,Luiz Adriano,Alex Teixeira e l’armeno Mkhitaryan) in grado di portare “i minatori” a costringere, nel 2009, il Barcellona degli invincibili a conquistare la Supercoppa Europea solo dopo i tempi supplementari; nel poi 2011 ad ottenere una storica qualificazione ai quarti di finale della Champions League con un doppio successo sulla Roma di Ranieri e, di recente, a giocare un match strepitoso allo Juventus Stadium, conclusosi con un pareggio che agli ucraini è andato decisamente stretto.

Come dite? Bella squadra lo Shakhtar? Rendete merito al Demiurgo rumeno che l’ha trasformata, plasmata e formata. Ha un nome e un cognome: Mircea Lucescu.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)

sabato 6 ottobre 2012

PACE PACE, MILLE PATATE: L'ENNESIMA BRUTTA FIGURA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA

IL TNAS RIDUCE LA SQUALIFICA DI CONTE, DECIDENDO DI NON SCHIERARSI

Proprio come quando i bambini giocano a "patata bollente". Nessuno la vuole, ma quando il tempo scade, chi ce l'ha perde e in questo caso deve prendere una decisione.

Nella vicenda Antonio Conte, legata allo scandalo "Calcioscommesse", la patata bollente, alla fine è rimasta al TNAS (Tribunale Nazionale d'Arbitrato Sportivo) che per non far male a nessuno, ha deciso di stare in mezzo, facendo però perdere un pò tutti.

Ha perso la Procura Federale, che ha visto cadere praticamente tutti i suoi capi d'accusa e ha perso Conte, che da sempre dichiaratosi innocente, sarà costretto a vedere dall'alto le partite della sua Juve ancora fino a dicembre.
La cosa che ha dell'incredibile è che la pena inflitta all'allenatore bianconero è la stessa che pochi mesi fa venne definita "non congrua", quando Conte decise-sbagliando-di patteggiare.

La realtà è molto semplice: il TNAS non ha voluto assolvere Conte per evitare l'ennesima enorme brutta figura alla F.I.G.C, che altrimenti sarebbe andata incontro anche alla probabile richiesta di risarcmento danni del tecnico leccese, per i due mesi già scontati lontano dal bordo del campo (ring).

Gli estremi per dichiarare Conte innocente c'erano eccome: dapprima accusato da Carrobbio, uno che è stato idagato da tre diverse procure e che nonostante i numerosi illeciti, grazie al patteggiamento sconterà solo due anni e due mesi di squalifica; e poi condannato per l'omessa denuncia delle combine relative a Novara-Siena 2-2 del 01/05/2011 e a Albinoleffe-Siena 1-0 del 29 maggio 2011 (all'epoca Conte sedeva sulla panchina della formazione senese), a dieci mesi di squalifica.
Successivamente, assolto dalle vicende di Novara-Siena, gli vengono comunque confermati i dieci mesi di squalifica per Albinoleffe-Siena.
La combine di quest'ultima partita, venne organizzata da Stellini, secondo di Conte, che quindi "non poteva non sapere" e da Poloni, secondo di Mondonico, quest'ultimo dichiarato però estraneo ai fatti.

La necessità di una riorma della giustizia sportiva è un'idea condivisa non solo dal presidente bianconero Andrea Agnelli.

Insomma che si tratti di cronaca o di sport, il risultato da giocare (giusto per rimanere in tema) è sempre quello: giustizia italiana, 2 fisso.

Davide Bernardi

giovedì 4 ottobre 2012

AAA ASSOCIAZIONE CALCIO MILAN CERCASI!

LA CLAMOROSA INVOLUZIONE IN UNA SOLA ESTATE DEL CLUB DEL PRESIDENTE (ASSENTE) BERLUSCONI

14 Giugno 2012. Su Milan Channel, Silvio Berlusconi annuncia in pompa magna :”Thiago Silva resta. Ad Ibra verrà data la maglia numero 10”.

Quel Giovedì,  dai tifosi del Milan ,verrà solo ricordato come l’inizio della fine.                                              
Parole forti, vero, forse troppo. Ma al momento risulta difficile, per il club di via Turati, vedere la luce in fondo al tunnel.

Del mercato rossonero (allenatore compreso) si è già discusso abbastanza: sarebbe insensato parlarne ancora, la stagione ormai è iniziata e Allegri deve accontentarsi di ciò che ha a disposizione, almeno fino a Gennaio.

Ciò che invece ha senso è chiedersi: cos’è successo a questa società? Si è sempre parlato del cosiddetto stile Milan, ma soprattutto di un grande apporto del presidente Berlusconi alla causa rossonera e del grande lavoro dell’AD Adriano Galliani, considerato un vero e proprio mago del mercato.                                      

Perfetto, ora proviamo a giocare a Memory: prendete queste 2 carte e provate a trovare le loro simili, o copie, nel sistema del Milan odierno. Non ci riuscirete.

Perché? La realtà attuale è molto semplice: Silvio Berlusconi è presidente dell’Associazione Calcio Milan di nome, ma non di fatto. Il teatrino che ha caratterizzato la vicenda Thiago Silva-Ibrahimovic è stato un boccone troppo amaro da digerire per i tifosi ed è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: nessuno si sarebbe mai aspettato un tale colpo basso da chi è stato osannato (giustamente) per aver portato il Milan a diventare il famigerato “Club più titolato al mondo” dal 20 Febbraio 1986 ad oggi.

Nella lista degli impegni del Cavaliere, il Milan è evidentemente finito in fondo alla graduatoria: poche presenze allo stadio, niente investimenti, ritorno al gelo totale con la tifoseria (ricordate quando venne acclamato da 80.000 persone alla festa scudetto di 2 soli anni fa?).

Il capitolo Galliani è necessariamente collegato a quello del presidente: solite frasi fatte per rassicurare i tifosi ("Ultracompetitivi, Siamo a posto così, Stiamo sereni, Tutto è aperto", ormai diventate addirittura hashtag scherzosi su Twitter) e poco altro, dimostrazione che i maghi del mercato, in questo momento, sono ben altri. Il geometra di Milanello è sempre stato in grado di portare a casa grandi acquisti, ma solo con il benestare e con l’aiuto economico di Berlusconi. Per la voce “fare un grande mercato e spendere poco”, citofonare a casa Pradè.

Ciò che bisogna ammettere è che questa società sta toccando uno dei punti più bassi della propria storia.   La ciliegina sulla torta o, se preferite, l’emblema della situazione Milan in questo momento è riscontrabile in un video creato dalla società e postato su YouTube, all’interno del quale i vari Ambrosini, Allegri, El Shaarawy, Montolivo, Bojan ecc. invitano i tifosi rossoneri ad accorrere numerosi allo stadio in occasione del Derby che si disputerà domenica sera.
Un video dettato da un motivo e da una consapevolezza ben precisa: la società è chiaramente conscia di non avere più la fiducia dei tifosi. Nei loro cuori la ferita inferta dal calciomercato estivo è ancora aperta e sanguina sempre più dopo le recenti pessime prestazioni della squadra di Allegri (successo di San Pietroburgo escluso).
Mai visto prima qualcosa di simile: per il tifoso milanese il derby è "La Partita", alla quale non si può e, soprattutto, non si vuole mai mancare.                                                           
Quest’anno invece assistiamo alla disperazione di una società, che si ritrova addirittura costretta ad implorare i propri tifosi affinché si rechino allo stadio.

"Rien ne va plus, les jeux sont faites". La storia ora è cambiata. Il perché chiedetelo al Cavaliere…





 Simone Nobilini (@SimoNobilini)

L'UTOPIA DEL MALAGA: PRIMO IN CHAMPIONS, MA CON UN PROPRIETARIO FANTASMA

PROSSIMI AVVERSARI IN CHAMPIONS DEL MILAN, I BOQUERONES DI PELLEGRINI VINCONO E CONVINCONO NONOSTANTE I GUAI SOCIETARI

Il calcio è pazzo. Il calcio è strano e alcune volte permette che delle pure utopie diventino realtà.                                                                            Così accade che una squadra "piccola" come il Montpellier abbia la meglio sui petro-dollari del Psg.                                              Così accade che una squadra semi-smantellata si ritrovi terza nella Liga a quattro punti dal Barcellona di Messi e prima nel girone di Champions.

Questa è la storia del Malaga fc, che in due anni è passata dai sogni di gloria, al rischio di fallimento.
Le vicende della squadra albi-celeste iniziano ad avere una rilevanza internazionale l'11 giugno 2010, quando l'imprenditore qatariota Al Thani annuncia l'acquisto della società.
La nuova proprietà si presenta alla grande: "In pochi anni vogliamo concorrere al titolo con Barça e Real".

Dalle parole, Al Thani passa presto ai fatti e in due anni spende e spande per portare alla Rosaleda giocatori come: J.Baptista, Maresca, Demichelis, Diego Buonanotte, Joaquin, Isco, Cazorla, Toulalan, Monreal, Kameni, Sergio Asenjo e Mathijen.

La squadra viene affidata al portoghese Jesualdo Ferreira, silurato dopo nove giornate; al suo posto l'ingegnere Manuel Pellegrini, ex tecnico di Villareal e Real Madrid e attuale tecnico dei Boquerones.
Il Malaga nella stagione seguente centra il quarto posto, ma a pochi giorni dal prelliminare di Champions, accade qualcosa di impensabile: il 29 luglio, ufficialmente per dissidi con le istituzioni del comune di Malaga, lo sceicco Al Thani comunica la sua volontà d vendere il club.

La motivazione dei dissidi consisterebbe nelle promesse non mantenute dal comune di far costruire al qatariota un nuovo stadio, un hotel e parte del porto.

Qui inizia l'incubo dei tifosi dell'albi-celeste; in pochi giorni vedono la squadra semi-smantellata: Cazorla all'Asenal, Maresca alla Samp, Mathijen tornato in patria al Feyenoord e Solomon Rondon (talento esploso nell'ultima stagione) emigrato dai russi del Rubin Kazan.
Offerte per la società ne arrivano un paio e anche Pellegrini sembra avere la valigia in mano.

Alla fine però non si conclude niente, Al Thani annuncia di voler rimanre e di contnuare ad investire. Nell'ultimo giorno dell'ultima sessione di mercato arrivano gli attaccanti Saviola e Santa cruz e il difensore Onyewu.

Rimane anche l'ingegnere Pellegrini, che dal proprio cantiere tira fuori un giocattolo in cui la freschezza di giovani talenti come Isco si unisce all'esperienza di vecchi volponi come Saviola e Santa Cruz.

Il gioco cinico, fatto di lunghe fasi di possesso alternate a improvvise verticalizzazioni, hanno permesso al Malaga di totalizzare 14 punti nelle prime 6 di Liga, confermadosi al terzo posto e 6 punti in due partite nel girone di Champions dove è al comando solitaria.

L'UEFA però, nonostante le due vittorie, ha bloccato i premi partita per il Malaga, in attesa di accertamenti sulla situazione economica del club.

Lieto fine?? Macchè! Altrimenti che utopia sarebbe??!!

Davide Bernardi

mercoledì 3 ottobre 2012

IL PREZZO DELLA VERGOGNA

BIGLIETTI TROPPO CARI E LO "STADIUM" E' SEMI-VUOTO

Doveva essere la notte del grande esordio europeo dello Juventus Stadium ma stasera sarà ricordata solamente per gli aspetti negativi. Oltre al risultato, che ci può anche stare contro un avversario di livello come gli ucraini, la cosa brutta è il fatto di non aver toccato neanche la quota dei 30mila spettatori. Strano direte voi, vi chiederete come mai in campionato si registra continuamente il tutto esaurito ed invece in Europa si sostiene la Signora in cosi pochi (e silenziosi). Il motivo è il più semplice e banale: biglietti troppo cari.

Semplicemente assurdi i prezzi dei tagliandi per il match di stasera: si parte dai 40 euro delle curve fino ad arrivare ai 130 euro della tribuna est centrale, quella che, per intenderci, stasera era semivuota. La curva sud, cioè il settore degli “Ultras”, già durante la partita di sabato scorso contro la Roma aveva protestato rovesciando gli striscioni e non lanciando cori nei novanta minuti di gioco. Stasera la situazione si è ripetuta: in Sud tutti seduti, zitti e qualcuno ha anche deciso di non esultare per il gol siglato da Bonucci.

La Juventus non può permetteresi di perdere l'effetto di uno stadio pieno e ribollente di passione come si è dimostrato nella scorsa stagione e nelle prime gare di quella attuale. Molti dei punti arrivati in questi due anni sono dovuti alla carica che lo Stadium dà ai propri beniamini e alla paura che incute agli avversari. Stasera si è palesemente visto come i giocatori abbiano risentito di un palcoscenico spoglio e silenzioso. Il signor Francesco Calvo, direttore commerciale dei bianconeri, ed il resto dell'area amministrativa dovrebbero rivedere le proprie priorità: meglio uno stadio pieno che ti fa vincere o meglio speculare sui prezzi ritrovandosi migliaia di posti vuoti?

Nicolò Smerilli

martedì 2 ottobre 2012

PALLA A TERRA E GIOCO FLUIDO, ECCO I TRE PLAY-MAKER DI CONTE

BONUCCI, PIRLO, VUCINIC E LA DORSALE BIANCONERA

"Il segreto della Juve è Pirlo" si diceva l'anno scorso, quando i bianconeri, dopo i due settimi posti, avevano ritrovato un gioco improvvisamente fluido e piacevole.

Intorno a gennaio però, nell'approccio degli avversari qualcosa cambia ed ogni singolo allenatore mette su Pirlo una marcatura a uomo. Quello che ci riuscì meglio fu sicuramente Claudio Ranieri, quando ancora allenatore dell'Inter, nel derby d'Italia allo Juventus Stadium, incolla Poli su Pirlo. Risultato: Juve ingolfata e punteggio bloccato sullo 0-0. Poi Ranieri farà l'errore di togliere Poli e perderà la partita.

Conte, per questa ed altre ragioni, adotta progressivamente un altro modulo: dalla difesa a quattro passa a tre, rinserendo Bonucci titolare.
Da lì le cose per la Juve cambiano. I bianconeri si sbloccano e vincono lo scudetto.

Quest'anno la stagione ricomincia e nella Genova rossoblu, gli uomini di Conte-Carrera incontrano le prime difficoltà. De Canio mette Bertolacci su Pirlo e la Juve riesce a vincere solo nel secondo tempo, in rimonta e grazie all'inserimento di Vucinic ed Asamoah.

Stessa cosa avviene a Londra col Chelsea, con Oscar appiccicato a Pirlo e a Firenze, ma la Juve, nonostante tutto, non perde. Perchè?

Molto semplice. I bianconeri giocano con tre play-maker, che formano una sorta di spina dorsale che attraversa l'undici juventino.

Nell'esordio in Champions League con i Blues di Di Matteo, nonostante la prova sottotono di Pirlo, la Juve è riuscita a esprimere comunque un gioco piacevole e questo anche grazie a Leonardo Bonucci.
Il difensore arrivato dal Bari infatti, vedendo il compagno marcato a uomo da Oscar, avanzava di una decina di metri per aiutare la manovra e far salire così il baricentro della squadra.

Il terzo play-maker infine è Mirko Vucinic. Il montenegrino, per il modo in cui gioca, svolge un ruolo essenziale tanto quanto quello di Pirlo.

Lo zorro bianconero, per sua indole, si spinge verso il centrocampo a cercare il pallone. La sua capacità di saltare l'uomo gli permette di creare la superiorità, quella di tenere il pallone invece, consente alla squadra di alzarsi nei momenti di difficoltà.

Con muscoli come Marchisio e Vidal e polmoni come Asamoah e Lichtsteiner poi, tutto viene più facile.

Davide Bernardi



lunedì 1 ottobre 2012

LA FAVOLA DI NENAD KRSTICIC: BATTE UN LINFOMA E DIVENTA TITOLARE NELLA SAMP

GLI AVEVANO DATO 48 ORE DI VITA. ANCHE IERI HA GIOCATO TITOLARE

Ci sono storie nel calcio, come nella vita, cui dare una spiegazione razionale è davvero difficile.

Questo è il caso della vita di Nenad Krsticic, giocatore serbo nato a Belgrado il  03/07/1990.

Il piccolo Nenad cresce nell' OFK Belgrado, con cui tra l'altro esordisce nel 2006 nella Meridian Superliga.
Il suo talento da centrocampista centrale viene notato dai dirigenti della Sampdoria, che lo portano a Genova il 1 settembre 2008.

Il giovane serbo non fa nemmeno in tempo ad ambientarsi che nel Novembre 2008 si rompe il menisco.
L'operazione riesce perfettamente, ma nella riabilitazione Krsticic inizia ad accusare forti dolori addominali; lo staff blucerchiato effettua subito degli esami, dal quale risulta però la diagnosi peggiore: linfoma aggressivo in stato avanzato.

All'ospedale San Martino i medici gli danno 48 ore di vita. Nenad non si dà per vinto e inizia le cure.
Nel gennaio 2010 il giovane serbo vince la sua battaglia e torna ad allenrasi con i compagni, fino all'esordio nel campionato primavera nella gara Sassuolo-Sampdoria, in cui entra all' '81.

Il lieto fine della favola arriva il 16 dicembre 2010, quando riesce ad esordire anche in prima squadra, nel match di Europa League Debrecen-Sampdoria.

Nenad Krsticic, grazie all'infortunio di Poli, si presenta da titolare anche per la prima di campionato di quest'anno, Milan-Sampdoria.

Dopo sei giornate, insieme al "gemello" Obiang e al sempreverde Enzo Maresca,, ha formato il centrocampo che ha portato la Sampdoria al quinto posto in classifica.

Per Poli sarà difficile riprendersi il posto, Nenad Krsticic non è uno che si arrende facilmente.

Davide Bernardi

sabato 29 settembre 2012

ROMA E LA MALEDIZIONE DELLE QUATTRO DITA!

DOPO IL TONFO DI STA SERA, DAL 2003 LA ROMA PER LA QUARTA VOLTA NE PRENDE QUATTRO DAI BIANCONERI

Immagino che pochi di voi non ricorderanno l'immagine di Totti che, rivolto allo juventino Igor Tudor fa con le dita il segno dei quattro gol, in un Roma 4-0 Juve dell'8 febb. 2003.
Quella era la Roma di Capello, di Totti ( come tutte da 17 anni a questa parte), di Cassano, Emerson e via dicendo, che quella sera diede una vera e propria lezione di calcio alla truppa bianconera.

La cosa curiosa è che da quel giorno sulla Roma, sembra essersi abbattuta una sorta di ''maledizione'', di "sacrilegio", che ha fatto sì che i giallorossi non siano praticamente più riusciti a battere la Juve in campionato.

Analizziamo i numeri: dal febbraio 2003, in campionato le due squadre si sono incontrate 15 volte: di queste, i tre punti sono stati raccolti dalla Juve ben dieci volte, mentre quattro sono stati i pareggi.
L'eccezione che conferma la regola è la vittoria giallorossa a Torino per 2-1 del 23/01/2010.
 
Altro particolare della "Maledizione delle Quattro dita" consiste nel fatto che in ben quattro occasioni dal 2003, la Juve ha vinto segnando quattro gol.

Tifosi giallorossi, scaramantici..??!

Davide Bernardi




PICCOLI ZEMAN CRESCONO: DI FRANCESCO FA VOLARE IL SASSUOLO!

APPROCCIO ZEMANIANO E CURA DEI DETTAGLI: DI FRANCESCO FA VOLARE IL SASSUOLO

E' sicuramente la sorpresa di questo avvio di serie B. Dopo la vittoria di oggi con l'Ascoli, il Sassuolo di Eusebio Di Francesco si conferma capolista solitaria con 16 punti ottenuti su i 18 disponibili.

Nelle ultime stagioni, il cammino degli emiliani verso la serie A si è interrotto ai playoff; mai come quest'anno però, i neroverdi possono contare su una rosa di assoluto valore.
Giovani importanti come Cibsha, Boakye, Domenico Berardi e il bomber Leonardo Pavoletti; giocatori che hanno già militato in seire A come Catellani, arrivato dal Catania e Troianiello ex Siena, senza dimenticare il valore assoluto di questa squadra: Simone Missiroli.
Centrocampista dinamico col vizio del gol arrivato dalla Reggina la scorsa stagione, il calabrese è il vero leader dell'undici emiliano.

Quella di un'influenza zemaniana sul metodo di lavoro di Di Francesco è molto più di una semplice sensazione. Quando infatti era ancora giocatore, l'allenatore neroverde  ha vissuto il primo corso del boemo alla Roma, dove ha potuto imparare i segreti del metodo Zeman.
 Un 4-3-3 in cui l'imperativo è solo uno: inserirsi.

Gli esterni alti si stringono facendo salire i terzini che devono rifornire continuamente di cross Pavoletti. A quel punto le indicazioni per il giovane bomber sono semplici: concludere a rete (vedi tripletta segnata con l'Empoli o fare sponda per gli inserimenti dei centrocampisti (vedi gol di Missiroli con lo Spezia).

Con cinque vittorie su sei, le varie pretendenti sono avvisate: (anche) quest'anno il Sassuolo non scherza!

Davide Bernardi

giovedì 27 settembre 2012

ARGENTINA: CAMORANESI BATTE TREZEGUET (ANCORA UNA VOLTA..)

DOPO SEI ANNI, I DUE EX BIANCONERI TORNANO A SFIDARSI: RIVER PLATE-RACING DE AVELLANEDA 0-1

Prima di Domenica, l'unica volta che si erano scontrati era un Italia-Francia del 9 luglio 2006, a Berlino; qualcuno di voi forse lo ricorderà.
In quell'occasione il duello a distanza lo vinse Mauro Jerman Camoranesi, mentre all'altro, David Trezeguet, non rimase che una traversa e una medaglia d'argento.

A sei anni di distanza i due ex juventini sono tornati a sfidarsi, ma l'esito non è cambiato.
Allo Stadio Monumental di Buenos Aires, è andata in scena la sfida tra il River Plate di capitano Re David e il Racing de Avellaneda di  Camoranesi, valida per la ottava giornata del nuovo torneo Inicial di Primera Division.

Nonostante i padroni di casa abbiano controllato la partita in lungo e in largo, è stato proprio l'ingresso al 58' di Camoranesi tra gli ospiti a cambiare il volto del match.
" L'oriundo" appena entrato, ha subito messo Roman Aued davanti alla porta, ma l'argentino ha sbattuto contro le manone di Barovero.
Pochi minuti dopo ecco il vantaggio dell'Albiceleste: punizione di Villar da destra, nessuno marca Cahais che è liberissimo di insaccare.

Nei minuti finali la squadra di Almeyda tenta il tutto per tutto inserendo anche quattro punte. Tutto inutile, Trezeguet ci prova su cross di Afranchino, ma la palla esce di un nulla.
Dopo tre minuti di recupero, la partita si chiude con il successo del Racing e di Camoranesi.

A Re David non sono bastati sei anni per prendersi la rivincita, appuntamento dunque alla gara del campionato Final, per il ritorno ad Avellaneda.

Davide Bernardi

mercoledì 26 settembre 2012

L’INCREDIBILE STORIA DE “LA MALDICIÓN DE LOS SIETE GATOS NEGROS”



 RACING DE AVELLANEDA E INDEPENDIENTE: UNA RIVALITA' OLTRE L'IMMAGINAZIONE

Se amate i derby e le vicende relative alle grandi rivalità stracittadine, non potrà certo sfuggirvi una storia che ha a dir poco dell’incredibile. 

Avellaneda, 4 Novembre 1967. Un giorno che cambiò, da punti di vista differenti, la storia dei due club appartenenti alla piccola città portuale di Buenos Aires: il Racing de Avellaneda(o, se preferite,”La Academia” e l’Independiente, noto anche come ”El rojo”.
Quella sera sul campo neutro del “Centenario” di Montevideo, si giocava lo spareggio decisivo tra Racing e Celtic Glasgow, per l’assegnazione della Coppa Intercontinentale. In quegli anni “La Academia” era considerata una delle squadre più continue e vincenti in Argentina, fatto non particolarmente apprezzato, per usare un eufemismo, tra i tifosi dell'Independiente. I tifosi del Diablo Rojo, stanchi di vedere gli odiati cugini vincere, escogitarono un piano “scaramanticamente” perfetto: fecero irruzione all’interno del “Cilindro”(stadio del Racing) e seppellirono 7 gatti neri morti in diverse zone del campo.

Fu comunque una notte magica per il Racing: vinse 1-0 e riuscì a sollevare il primo trofeo internazionale. Ma resterà purtroppo una delle ultime gioie per il club albiceleste.
L’inatteso uragano era infatti dietro l’angolo: dal giorno della “Maldiciòn de los siete gatos negros” Avellaneda ha osservato la prepotente ascesa dell’Independiente, vincitore di ben 4 Coppe Libertadores consecutive tra il 1972 e il 1975. 
Per “La Academia” invece iniziò un periodo terribile: i numerosi insuccessi portarono alla crisi totale, a tal punto da costringere la società, giunta a conoscenza del fatto e ormai disperata, a prendere provvedimenti: venne smantellato il terreno di gioco per cercare di eliminare le carcasse animali(ne fu trovata soltanto una; in più, furono organizzate messe nere e vennero addirittura convocati preti esorcisti nel tentativo di scacciare quell’incubo. 
Il risultato?Nullo o quasi. Appena 3 trofei conquistati nei successivi 45 anni. 

Scaramanzia o no, la Maldiciòn del los siete gatos negros continua. Y no quiere pararse…

Simone Nobilini (@SimoNobilini)

martedì 25 settembre 2012

NE BARCELLONA NE REAL, LA SQUADRA PIU' TEMIBILE DEL MONDO E'..

COLLOCATA A DUEMILA METRI  E RAGGIUNGIBILE ATTRAVERSO LA 'STRADA DELLA MORTE': ECCO LA STORIA DELLA SELECCION DE COROICO

Se ognuno di voi pensasse alla squadra più temibile e pericolosa del mondo, sono sicuro che i nomi più gettonati sarebbero Barcellona, Real Madrid o Manchester United. E invece no.
La squadra più temibile del mondo calcistico è la Seleccion de Coroico, club boliviano di seconda divisione.

Il terzino destro Rene Flores possiede una scuola femminile di media dimensioni, il centrocampista Jose Luis Garcia scende in campo con la sua testa in stile "Febbre del sabato sera", mentre l'attaccante Elvis Alvarez a fine partita, dagli spogliatoi esce con degli stivali tutti lilla.
Insomma, non è certo per i giocatori che la squadra di Coroico si è guadagnata il titolo, bensì per la sua locazione.

Coroico infatti è una cittadina boliviana di nemmeno 15'000 abitanti, a 60 km da La Paz, posta a ben 2000 metri sopra il livello del mare.
Per raggiungerla-e qui nascono i problemi-ci sono due modi: in elicottero, troppo costoso per la maggior parte dei boliviani, o attraverso el Camino de los Yungas, detto anche 'Strada della Morte'. Cinquantasei km di percorso sterrato che attraversa le montagne boliviane, in cui il guarda rail non si sa nemmeno che aspetto abbia.

A dare il particolare nomignolo alla strada sono le statistiche: dalle duecento alletrecento vittime all'anno: praticamente una ogni due giorni.
Quasi nessuna delle squadre boliviane vuole correre il rischio della Strada della morte, quindi ogni domenica a giocare contro il Coroico vengono mandate le giovanili.

Nè Barcellona, nè Real Madrid dunque, vista la posizione, la squadra più temibile del mondo è quella di Coroico.
C'è un solo problema: domenica la Seleccion gioca in trasferta..

Davide Bernardi

lunedì 24 settembre 2012

DOPO VENT'ANNI DI LETARGO I ''CAFETEROS'' SONO TORNATI!

FALCAO GARCIA GUIDA UNA NUOVA GENERAZIONE DI TALENI IN CUI SONO RIPOSTE LE SPERANZE DI UN INTERO POPOLO

Nel settembre di diciannove anni fa la Colombia guidata dal Pancho Maturana, stendeva l'Argentina a domicilio con un roboante 5-0 nell'ultimo match delle qualificazioni mondiali di USA '94.

Quella partita, entrata nella storia, segnò il punto più alto dell'Avanguardia Futbolistica colombiana: Valderrama, Iguita e Asprilla erano solo alcuni degli interpreti di un gioco che univa la zona sacchiana alla fantasia sudamericana.

I Cafeteros si presentarono ad USA '94 per vincere. Come andarono le cose lo sappiamo bene: ultimi nel girone con Romania, Svizzera e Stati Uniti e il difensore Escobar ucciso al ritorno in patria, per l'autogol che di fatto sancì l'eliminazione dei colombiani. Quello fu l'inizio della parabola discendente dell'Avanguardia Futbolistica.

Dopo un letargo di quasi ventanni, in cui l'unico squillo è stata la vittoria in coppa America nel 2001 ( per intenderci, la partita in cui Martin Palermo fallì tre calci di rigore) i cafeteros sembrano essere tornati.
Una nuova generazioni di talenti, guidati da un maestro del calcio sudamericano giovanile come Josè Pekerman, si sta piano piano guadagnando un posto a Brasile 2014. Le ultime due vittorie sono arrivate con le più quotate Uruguaile in casa e Cile in trasferta

Un 4-2-3-1 mobile e attento, formato da giocatori di assoluto valore: Zapata, Yepes e Zuniga in difesa, Guarin e Macnelly Torres in mezzo e davanti i ragazzi terribili Muriel, James Rodriguez e Theo Gutierrez dietro alla stella Falcao Garcia.

Forse non andranno in Brasile per vincere, ma una cosa è certa: i cafeteros sono tornati!

Davide Bernardi

giovedì 20 settembre 2012

ALLEGRI HA PERSO IL SENNO! SULLA LUNA O BASTA UDINE PER RECUPERARLO?!

IL MISTER ROSSONERO NON SEMBRA CAPIRCI MOLTO IN QUESTO INIZIO DI STAGIONE, CON I ROSSONERI PARSI MENO CONVINCENTI CHE MAI

Proprio come il più celebre Orlando, sir Massimiliano da Livorno ha perso il senno!

La fuga dal Medoro parigino delle due Angeliche (Ibra e Thiago) gli ha fatto perdere il lume della ragione e la partita di martedì con l'Anderlecht ne è l'ennesima prova: scialbo pareggio casalingo e un Allegri a fine gara "soddisfatto per quello che hanno fatto vedere i ragazzi".
 Intorno all'80' della partita con la squadra belga, sullo 0-0 toglie Emanuelson per Constant. Risultato? Nessuno! La partita finisce così e alla fine, i fischi non sono assordati semplicemente perchè i seggiolini di San Siro erano più vuoti che occupati.

Tra i tifosi rossoneri domina la rassegnazione: non un campione capace di farli sognare e prospettive scudetto sotto i piedi dopo solo tre giornate di campionato.
Tre punti raccolti sui nove disponibili, con quella di Bologna classica eccezione che conferma la regola.

Il fattore più preoccupante di questo inizio di stagione rossonera, quello che sta facendo traballare pericolosamente la panchina del tecnico livornese, è la totale assenza di un'identità di squadra.
I giocatori in campo sembra non sappiano cosa fare del pallone.
Boateng, senza le sponde e la schiena di Ibra, ha dimostrato di non essere ancora in grado di caricarsi la squadra sulle spalle.

Allegri pare non sapere nemmeno lui che fare per cercare di dare una svolta alla stagione.
Con giocatori come Bojan ed El Sharaawi, il minimo sarebbe un cambiamento di modulo, magari un 4-3-3, provando a sfruttare la fantasia dei due giovani attaccanti.
L'albero di natale di Ancellottiana memoria, proposto in Champions, ha un Kaka, uno Sheva ed un Inzaghi in meno per essere applicato.

Ciò che si auspicano i tifosi rossoneri a questo punto è quello di rivedere il carattere dell'Allegri arrivato due anni fa da Cagliari, con i sardi capaci di giocare un calcio vivace e frizzante che non guardava in faccia nessuno, e soprattutto senza la necessità di Top Players.

Per recuperare il senno di Orlando si fu costretti ad andare sulla luna. Ad Allegri basterà arrivare  fino ad Udine?

Davide Bernardi

venerdì 14 settembre 2012

PREZZI ALLE STELLE E STADI FATISCENTI: CROLLANO GLI ABBONAMENTI DELLA SERIE A!

CALANO VISTOSAMENTE LE DUE MILANESI, IL NAPOLI E LA LAZIO, CRESCONO SOLO ROMA E JUVE

I dati parlano chiaro: a parte qualche eccezione, gli abbonati allo stadio del nostro calcio sono in vistoso calo.

Escludendo ovviamente le neopromosse e la Juve campione in carica, che ha esaurito le 27 mila tessere disponibili, nella nostra serie A l'unica società ad aver alzato l'asticella abbonamenti è stata solo la Roma, grazie alla ventata di entusiasmo portata da Zeman.
La società di Pallotta è riuscita ad aumentare le cifre della passata stagione di ben 9'000 tessere.

Esattamente opposto è invece il trand delle due milanesi: se preoccupa già il -6000 dell'Inter, sa di vero fallimento il calo da 31 mila a 22 dei rossoneri.
Vistosa perdita anche per il Napoli (da 15 a 10) e per la Lazio di Petkovic (Da 21 a 17).

I motivi di queste perdite sono facilmente individuabili: la crisi economica ha costretto molti tifosi a rinunciare alle spese superflue; la scelta poi, di alcune società di rincarare il prezzo delle tessere ha scoraggiato i fan ancora indecisi.

A non incentivare la gente a sottoscrivere abbonamenti costosi come quelli del nostro calcio, ci si mettono anche strutture vecchie e non all'altezza di quello che vuole essere chiamato spettacolo.

Ad eccezione dello Juventus Stadium, in Italia non c'è piu' uno stadio all'altezza.
Addirittura vergognosa la situazione di alcuni impianti come il San Paolo di Napoli, dove quella di "campo di patate" è molto piu' di una metafora.
Inutile gridare allo scandalo e al complotto se manifestazioni internazionali come gli europei vengono affidate a Polonia e Ucraina e la nostra candidatura viene ignorata. Con impianti del genere, è il minimo!

Altro fattore importante nell'analisi di questo generale calo degli abbonamenti è la TV.
 La questione dei diritti e dei soldi che portano i diritti ha condizionato non poco il calendario, spezzettandolo all'inverosimile e il calcio in generale, trasformandolo sempre piu' in sport da seguire in poltrona.

Fa pensare il fatto che nonostante prezzi molto superiori, gli stadi inglesi siano sempre pieni.

Prezzi alti, stadi fatiscenti e dittatura della tv: cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia!

Davide Bernardi


mercoledì 12 settembre 2012

A 23 ANNI DI DISTANZA LA VERITA' SULLA PIU' GRANDE STRAGE SPORTIVA DEL MONDO BRITANNICO VIENE FINALMENTE A GALLA!

LA POLIZIA NASCOSE LA VERITA' DANDO LA COLPA AI TIFOSI!

A 23 anni di distanza, la più grande strage sportiva del mondo britannico scopre finalmente la verità.

Era il 15 aprile 1989. Nello stadio di Hillsborough, a Sheffield si disputava la semifinale della FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forrest.
La partita era molto attesa; in quegli anni le squadre inglesi, in seguito alla strage dell'Heysel, erano escluse dalle coppe europee e quindi non rimanevano che quelle nazionali per arricchire la propria bacheca.

Agli Hooligans, che in migliaia affollarono la cittadina inglese, venne riservata la curva Leppings Lane, in grado di ospitare 15'000 tifosi.
Gli ingressi erano solo 6 e l'affllusso verso gli spalti procedeva molto a rilento, tanto che a pochi minuti dall'inizio il settore riservato ai reds era ancora mezzo vuoto.
Per risolvere la situazione la polizia decise di aprire il Gate C, un grosso cancello di metallo che portava alla zona centrale della Leppings Lane, capace di contenere 2000 posti.
I tifosi affluirono tutti verso il Gate C; la gente che già era entrata nel settore si ritrovò come dentro un imbuto, schiacciata contro le pareti laterali e le recinzioni che dividevano il campo dagli spalti.

Nonostante il panico stesse dilagando tra gli Hooligans, la partita comninciò regolarmente, senza che nessuno all'interno dello stadio si accorgesse di niente. Solo dopo 6 minuti l'arbitro interruppe la partita per l'invasione di campo di alcuni tifosi reds, che cercavano di non finire schiacciati.

La situazione divenne ancora più drammatica, quando la polizia non capendo la gravità dei fatti, decise di caricare gli Hooligans entrati in campo.
Solo dopo alcuni minuti vennero aperte le inferriate e la gente cominciò a defluire. A quel punto però si fece chiaro il tragico bilancio di ciò che era successo. In quel pomeriggio di aprile, con nella mente ancora chiare le immagini dell'Heysel, persero la vita ben 96 persone, morte per soffocamento ed asfissia.

Nel Rapporto Taylor, il lord cui vennero affidate le indagini, emersero parecchie incongruenze nell'organizzazione dell'evento, ma le colpe maggiori vennero assegnate agli Hooligans, descitti come ubriachi e rissaioli.

Solo quest'anno, grazie ad una commissione d'inchiesta, presieduta dal vescovo di Liverpool, la verità è venuta a galla. Sono stati resi noti infatti migliaia di documenti riservati in cui risulta che gravi furono le responsabilità della polizia e delle forze di soccorso, che screditarono deliberatamente i tifosi per dare loro la colpa della tragedia.
Queste scioccante rivelazioni hanno indotto il primo ministro David Cameron a chiedere scusa in parlamento  alle famiglie delle vittime.

Alcuni particolari dell'inchiesta sono addirittura raccapriccianti, come i test eseguiti sui cadaveri dei bambini per verificare la presenza di alcool o le ricerche sui precedenti delle vittime.

A 23 anni di distanza la verità è venuta a galla, forse ora la più grande tragedia sportiva del mondo britannico verrà raccontata in maniera differente.

Davide Bernardi

venerdì 7 settembre 2012

CONTE SULLE ORME DI GUARDIOLA: IL LIBERO TORNA DI MODA!

PRIMA BONUCCI POI MARRONE, IL TECNICO BIANCONERO RISCOPRE IL LIBERO

L'Ajax del 'calcio totale' aveva iniziato a farne a meno. Il Milan di Sacchi lo abolì del tutto.
A distanza di piu' di vent'anni, il 'libero' sembra essere tornato di moda!

A riscoprirlo è stato Pep Guardiola nella stagione 2010/11 quando, costretto dalle defezioni, presentò a Pamplona il suo Barcellona per la gara con l'Osasuna con una difesa a tre, che vedeva Busquets centrale.

Il nuovo modulo premiò il giovane allenatore catalano, che decise di adottarlo in pianta stabile, tanto da affidarcisi anche al Bernabeu per la semifinale di Champions col Real.
I principi erano molto semplici: un centrale arretrato dieci metri, in fase di possesso aiutava Xavi nella costruzione dell'azione e indirettamente permetteva alla squadra di attaccare con entrambi i terzini (che diventano quindi 'tuttocampisti').

Rispetto agli anni '60 però, il gioco è molto piu' veloce e quindi molto piu' rapidi devono essere anche i movimenti di tutta la squadra una volta terminata la fase di possesso.
In caso di ripartenza infatti il 'nuovo-vecchio' libero deve allinearsi velocemente agli altri due compagni di reparto, così come i due terzini, mentre i tre di centrocampo devono abbassarsi verso i difensori.

In Italia, seppur già Mazzarri da qualche stagione adotta la difesa a tre per il Napoli, il primo a seguire le orme di Guardiola è stato Antonio Conte.
Il tecnico leccese la scorsa stagione, quando la sua Juve soffriva di pareggita acuta, abbandonò il 4-3-3 per un 3-5-2 in cui Bonucci al centro dava una mano a Pirlo nell'avvio della manovra.
Risultato: Juve campione d'Italia.
Nonostante le defezioni d'inizio stagione l'allenatore bianconero ha continuato ad insistere su questo sistema di gioco, scoprendo centrale difensivo il giovane Luca Marrone, che già in supercoppa col Napoli e nelle prime due di campionato con Parma ed Udinese è stato protagonista di ottime partite.

Il ritornello è sempre lo stesso: 'Il calcio del futuro sta nel passato' (Manuel Gurruchaga Lavin)

Davide Bernardi

giovedì 6 settembre 2012

CALCIATORE SVEDESE SEGNA E POI MUORE IN CAMPO

VICTOR BRANNSTROM SI ACCASCIA AL SUOLO DOPO AVER SEGNATO

Il mondo del calcio viene sconvolto da un nuovo lutto.
A scomparire in seguito ad un malore sul rettangolo verde è Victor Brannstrom, giocatore di 29 anni che militava nella squadra svedese del Pitea.

Nella gara contro l'Umedalen (valida per la quarta divisione svedese) Victor ha portato in vantaggio la propria squadra, ma subito dopo ha accusato un malore che lo ha fatto accasciare al suolo.
Il ragazzo è stato portato d'urgenza all'ospedale, dove però non c'è stato nulla da fare; poche ore dopo si è saputo che Brannstrom è stato stroncato da un infarto.

In momenti come questi non ci sono parole adatte per descrivere il dolore, ma a far discutere in terra scandinava è un precedente malore accusato da Victor.
Alcuni mesi fa in fatti, il giovane ragazzo durante un allenamento era svenuto senza alcuna spiegazione apparente. I test effettuatiavevano evidenziato alcun problema di natura cardiaca, tanto che dopo aver ottenuto l'autorizzazione, Brannstrom era tornato in campo.

Dopo Morosini e Bovolenta, il mondo dello sport viene colpito ancora una volta da una tragedia.

Davide Bernardi

mercoledì 5 settembre 2012

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME..CHI E' ORA IL PIU' BELLO DEL REAME??!

DEL PIERO FIRMA COL SIDNEY FC, ERA PROPRIO NECESSARIO FARGLI CAMBIARE EMISFERO?

C'era una volta un bimbo di 37 anni di nome Andrea.
Dalla famiglia il bambino ricevette in eredità un regno prestigioso, con una storia centenaria e tutto colorato di bianco e nero: la Juventus.
In quegli anni il regno non se la passava certo bene: dopo essere tornato dalla serie B, non riusciva più a vincere e cavalieri come Ibrahimovic, Cannavaro, Vieira o Zambrotta erano ormai lontani, a lottare per altri reami.
Solo i più coraggiosi decisero di non abbandonare la Juve (Buffon, Nedved,Trezeguet..), decidendo di stare a fianco del condottiero più valoroso di tutti, quello che sulla schiena portava il numero dieci : Alessandro Del Piero.

Grazie all'arrivo di un Conte e ad un castello tutto nuovo (Juventus Stadium), Andrea, nel frattempo diventato Re, riuscì a riportare la Juventus campione d'Italia.
Come ogni bimbo di 37 anni però, Andrea era geloso e anche un pò invidioso della fama del capitano bianconero.
Consapevole che i 'sudditi'  avrebbero in ogni caso preferito Del Piero a lui e forse preoccupato da una possibile entrata del condottiero in società, si è rifiutato di rinnovare un contratto che l'ex numero dieci juventino già l'anno scorso firmò in bianco.

Così, dopo 19 anni bellissimi, fatti di gioie e dolori, vittorie e sconfitte, il piccolo Andrea di 37 anni ha deciso di separare Del Piero dalla Juve, privando la Serie A di uno dei pochi signori rimasti nel nostro calcio.

Da abile stratega il piccolo Andrea, sfruttando il campionato vinto, lo stadio nuovo, qualche orazione inneggiante la juventinità e la battaglia contro la FIGC, è riuscito a canalizzare l'addio del dieci juventino all'interno della festa scudetto, dedicando al capitano bianconero poche parole d'affetto nemmeno troppo sincere.

Il piccolo Andrea di 37 anni in poco tempo ha costruito un castello e vinto uno scudetto, ma fatto cambiare emisfero al condottiero dal numero dieci.
Provate a chiedere agli juventini chi butterebbero giù dalla torre??!..

Davide Bernardi