11 MILIONI PER UN CLASSE '94 SEMBRAVANO UN'ESAGERAZIONE. SEMBRAVANO..
Se arrivi ad Appiano Gentile da semi-sconosciuto e ti propongono di prendere la maglia numero 10, evidentemente non può essere un caso. Soprattutto se fino a pochi giorni prima quella stessa maglietta veniva indossata da uno dei trequartisti più forti d’Europa, un olandese che con il nero e il blu addosso aveva vinto tutto a Milano.
Ma per Teo, come ormai lo chiamano tutti alla pinetina, non è mai stato un problema. “Il numero non conta” dice, e da quanto ha dimostrato fino a questo momento, nemmeno pesa. Personalità, voglia, qualità e costanza nelle prestazioni hanno fatto diventare il giovane croato uno dei punti fermi della formazione di Stramaccioni, che nonostante le difficoltà patite a causa degli infortuni, non ha mai potuto prescindere dal giovane ragazzo classe 94’.
Accellerazione bruciante, sterzate al limite e pallino del gioco sempre nei suoi piedi, queste le caratteristiche principali del giovanotto di Linz, piccola città austriaca che ha nel nome di Keplero il suo più illustre cittadino.
Trasferitosi a tredici anni a Zagabria, gioca per 5 anni nel settore giovanile della Dinamo dove arriva sino alla prima squadra, coronando il sogno dell’esordio in Champion’s League a soli diciassette anni.
Per lui l’Internazionale Milano ha speso 11 milioni di euro più bonus, per molti un azzardo visto la giovane età e la non conoscenza del campionato italiano: dopo 12 partite è ancora da ritenersi tale?
Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter
Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta kovacic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta kovacic. Mostra tutti i post
mercoledì 15 maggio 2013
lunedì 15 aprile 2013
INTER IN CADUTA LIBERA, MA ORA TESTA E CUORE ALLA COPPA: CI SI GIOCA UNA FINALE!
NONOSTANTE L’ENNESIMA
SCONFITTA (2-0 CAGLIARI), ORA TUTTE LE FORZE SULLA COPPA: ULTIMO OBIETTIVO
RIMASTO PER SALVARE UNA STAGIONE
Che strazio. Un disastro. Mai una gioia. Annata maledetta. Altro da dire? Si, sicuramente. Altrimenti non saremmo qui con voi a scrivere e chiaccherare di calcio.
Iniziamo con alcuni dati, da una parte e dall’altra: partiamo da un Cagliari che nelle ultime 13 gare ha perso una sola volta (3-0 a Bologna) e che, grazie a questo ruolino di marcia, nel girone di ritorno ha conquistato meno punti solo di Milan e Juve (ora comunque scavalcata in attesa proprio di Lazio-Juve, in programma lunedì sera). Un Cagliari che, inoltre, con questi tre punti del Nereo Rocco di Trieste, nonostante sembri una battuta, torna a vincere (e non succedeva dal 2009) quattro partite consecutive “in casa”. Per l’Inter invece si tratta del quarto preoccupante KO nelle sole ultime cinque gare: un’altra sconfitta dunque, figlia di una situazione e di tanti fattori davvero incredibili, le cui grandi colpe vanno addossate certamente ad ogni singolo componente del club, oltre che ad un destino più che beffardo.
Inutile continuare a ribadirlo. Che questa squadra non sia all’altezza è chiaro a tutti. Che si trovi in tale condizione anche per una sfortuna non nera, di più, lo è altrettanto. L’infermeria, infatti, continua imperterrita a riempirsi, senza alcuna pace dei medici societari, ai quali tuttavia qualche interrogativo dev’essere posto. Obbligatoriamente. Quest’oggi si possono ufficialmente aggiungere alla lista nera altri due nomi: Gargano (infortunio muscolare) e Nagatomo, quest’ultimo appena rientrato da quasi due mesi di degenza, ma già fermo ai box per il solito problema al ginocchio sinistro: da non escludere, tra l’altro, la possibilità di un intervento chirurgico.
Una situazione quasi grottesca, al limite del comico, riguardo cui bisognerebbe porsi qualche domanda: capitano le annate storte, sicuramente, ma questa sarebbe la terza consecutiva in ambito infortuni. Decisamente troppo, pare evidente, e di questo il Dottor Combi, direttore dell’area medica nerazzurra, dovrebbe almeno risponderne.
Emblema assoluto della situazione tragi-comica del club interista da questo punto di vista, non può che essere quest’oggi, la necessità di schierare addirittura un centrale di difesa come Walter Samuel nel ruolo di seconda punta, non avendo altre soluzioni in panchina. Non c’è bisogno d’altro, sinceramente.
Che poi dispiace, soprattutto perché i giocatori nonostante tutto avevano disputato un buon primo tempo, meritando anche qualcosa in più. Ci tenevano i ragazzi in campo a fare bella figura, ad onorare la gara e a credere in una bella prestazione, utile in particolare per l’aspetto psicologico. Il problema però, sta proprio in questo, nella testa dei giocatori. Sì perché fino al rigore e al vantaggio cagliaritano i nerazzurri erano riusciti a tenere bene il campo, concedendo davvero poco agli avversari e creando, al contrario, diverse occasioni di una certa rilevanza. Eppure, alla prima difficoltà, ecco il crollo. Dall’1-0 in poi, un’altra squadra in campo, totalmente incapace di reagire e domata senza troppi problemi dai rivali. Sintomo, questo, di una fragilità assoluta dei ragazzi di Stramaccioni, che ricorda molto la Juventus di soli due anni fa, quella allenata da Gigi Del Neri o da Ciro Ferrara: quella Juve che soffriva di problematiche quasi identiche a quelle di questa Inter (dal mercato, agli infortuni, all’aspetto psicologico, per citarne alcune).
Comunque, nonostante crisi e scoraggiamento, c’è da considerare qualcosa di importantissimo per tutta l’Inter: la semifinale di ritorno di Coppa Italia, contro la Roma, in programma mercoledì sera (andata: 2-1 per i giallorossi). E’ questo l’evento che può cambiare la stagione interista, che può toglierla dall’anonimato e salvarla da un totale fallimento. L’evento che tutti i tifosi aspettano, sperando di poter rivedere quell’Inter capace di dare tutto ciò che può, di metterci davvero il cuore e l’orgoglio che in certe partite l'hanno sempre contraddistinta. La situazione è parecchio drammatica, visti gli enormi problemi di formazione di Mr. Stramaccioni: rispetto ad oggi, tornerà a disposizione Schelotto, e Andrea Ranocchia con tutta probabilità riprenderà il proprio posto al centro della difesa dopo un turno di riposo; mancheranno invece gli squalificati Guarin e Pereira (ed in questo senso, sulla fascia mancina, la ricaduta di Nagatomo risulta ancora più dolorosa). Le soluzioni sono davvero poche, quasi nulle, ma ci si gioca una finale. E in una partita secca, seppur con un gol di svantaggio, tutto potrebbe accadere.
Per questo, sembra giusto analizzare alcune note positive proprio in ottica Coppa Italia: innanzitutto, la buona prova di Ricky Alvarez. Probabilmente galvanizzato dalla doppietta messa a segno nello scorso weekend con l’Atalanta, si sente in fiducia Alvarez, tenta sempre la giocata, crea ed impensierisce più di tutti la difesa avversaria, svariando un po’ su tutto il campo. Fattore importantissimo questo, perché in fondo può essere lui l’unico vero uomo in più per l’Inter, almeno per mercoledì. Per il futuro chissà: d’altronde anche l’anno scorso in primavera sembrava essersi svegliato (ricordiamo il gol di Udine) ma, alla fin fine, anche quest’anno è andato come è andato. Forse stavolta è troppo tardi, ma con un finale di stagione degno di nota, non si può mai sapere; altro aspetto positivo può essere la gara dell’unico attaccante di ruolo rimasto ai nerazzurri: quel Tommaso Rocchi tanto criticato ma che, per lo meno, sembra iniziare a riprendere un certo ritmo partita ed alcuni automatismi base, che assieme a qualche buono spunto possono far sperare, un minimo, i tifosi; infine, ultima nota rilevante sempre lui, unica vera gioia di questo sciagurato finale di stagione nerazzurro: il numero 10, Mateo Kovacic. E’ lui l’uomo, o meglio il ragazzo, che da l’impressione di poter cambiare passo all’Inter, che sembra poter creare tanto e bene per la sua squadra, il giovane su cui anche i compagni possono e devono puntare per credere in una vittoria. In mezzo al campo dimostra sempre più di saperci fare, di essere spesso in grado di optare per la scelta giusta, giocando bene, con maturità, e mostrando di poter stare senza problemi a questi livelli. Un’arma in più dunque, forse la migliore. E meno male che c’è lui, verrebbe da dire, a strappare un po’ di sorrisi intorno all’attuale ambiente interista.
Insomma, bisogna pensare alla Coppa, con forza e concentrazione, consapevoli che sarà l’ultima reale occasione per salvare la stagione e per far gioire i tifosi. Cuore, impegno e totale convinzione di potercela fare. Appuntamento a mercoledì. Fissatelo bene sul calendario, amici interisti…
Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter
Che strazio. Un disastro. Mai una gioia. Annata maledetta. Altro da dire? Si, sicuramente. Altrimenti non saremmo qui con voi a scrivere e chiaccherare di calcio. Iniziamo con alcuni dati, da una parte e dall’altra: partiamo da un Cagliari che nelle ultime 13 gare ha perso una sola volta (3-0 a Bologna) e che, grazie a questo ruolino di marcia, nel girone di ritorno ha conquistato meno punti solo di Milan e Juve (ora comunque scavalcata in attesa proprio di Lazio-Juve, in programma lunedì sera). Un Cagliari che, inoltre, con questi tre punti del Nereo Rocco di Trieste, nonostante sembri una battuta, torna a vincere (e non succedeva dal 2009) quattro partite consecutive “in casa”. Per l’Inter invece si tratta del quarto preoccupante KO nelle sole ultime cinque gare: un’altra sconfitta dunque, figlia di una situazione e di tanti fattori davvero incredibili, le cui grandi colpe vanno addossate certamente ad ogni singolo componente del club, oltre che ad un destino più che beffardo.
Inutile continuare a ribadirlo. Che questa squadra non sia all’altezza è chiaro a tutti. Che si trovi in tale condizione anche per una sfortuna non nera, di più, lo è altrettanto. L’infermeria, infatti, continua imperterrita a riempirsi, senza alcuna pace dei medici societari, ai quali tuttavia qualche interrogativo dev’essere posto. Obbligatoriamente. Quest’oggi si possono ufficialmente aggiungere alla lista nera altri due nomi: Gargano (infortunio muscolare) e Nagatomo, quest’ultimo appena rientrato da quasi due mesi di degenza, ma già fermo ai box per il solito problema al ginocchio sinistro: da non escludere, tra l’altro, la possibilità di un intervento chirurgico.
Una situazione quasi grottesca, al limite del comico, riguardo cui bisognerebbe porsi qualche domanda: capitano le annate storte, sicuramente, ma questa sarebbe la terza consecutiva in ambito infortuni. Decisamente troppo, pare evidente, e di questo il Dottor Combi, direttore dell’area medica nerazzurra, dovrebbe almeno risponderne.
Emblema assoluto della situazione tragi-comica del club interista da questo punto di vista, non può che essere quest’oggi, la necessità di schierare addirittura un centrale di difesa come Walter Samuel nel ruolo di seconda punta, non avendo altre soluzioni in panchina. Non c’è bisogno d’altro, sinceramente.
Che poi dispiace, soprattutto perché i giocatori nonostante tutto avevano disputato un buon primo tempo, meritando anche qualcosa in più. Ci tenevano i ragazzi in campo a fare bella figura, ad onorare la gara e a credere in una bella prestazione, utile in particolare per l’aspetto psicologico. Il problema però, sta proprio in questo, nella testa dei giocatori. Sì perché fino al rigore e al vantaggio cagliaritano i nerazzurri erano riusciti a tenere bene il campo, concedendo davvero poco agli avversari e creando, al contrario, diverse occasioni di una certa rilevanza. Eppure, alla prima difficoltà, ecco il crollo. Dall’1-0 in poi, un’altra squadra in campo, totalmente incapace di reagire e domata senza troppi problemi dai rivali. Sintomo, questo, di una fragilità assoluta dei ragazzi di Stramaccioni, che ricorda molto la Juventus di soli due anni fa, quella allenata da Gigi Del Neri o da Ciro Ferrara: quella Juve che soffriva di problematiche quasi identiche a quelle di questa Inter (dal mercato, agli infortuni, all’aspetto psicologico, per citarne alcune).
Comunque, nonostante crisi e scoraggiamento, c’è da considerare qualcosa di importantissimo per tutta l’Inter: la semifinale di ritorno di Coppa Italia, contro la Roma, in programma mercoledì sera (andata: 2-1 per i giallorossi). E’ questo l’evento che può cambiare la stagione interista, che può toglierla dall’anonimato e salvarla da un totale fallimento. L’evento che tutti i tifosi aspettano, sperando di poter rivedere quell’Inter capace di dare tutto ciò che può, di metterci davvero il cuore e l’orgoglio che in certe partite l'hanno sempre contraddistinta. La situazione è parecchio drammatica, visti gli enormi problemi di formazione di Mr. Stramaccioni: rispetto ad oggi, tornerà a disposizione Schelotto, e Andrea Ranocchia con tutta probabilità riprenderà il proprio posto al centro della difesa dopo un turno di riposo; mancheranno invece gli squalificati Guarin e Pereira (ed in questo senso, sulla fascia mancina, la ricaduta di Nagatomo risulta ancora più dolorosa). Le soluzioni sono davvero poche, quasi nulle, ma ci si gioca una finale. E in una partita secca, seppur con un gol di svantaggio, tutto potrebbe accadere.
Per questo, sembra giusto analizzare alcune note positive proprio in ottica Coppa Italia: innanzitutto, la buona prova di Ricky Alvarez. Probabilmente galvanizzato dalla doppietta messa a segno nello scorso weekend con l’Atalanta, si sente in fiducia Alvarez, tenta sempre la giocata, crea ed impensierisce più di tutti la difesa avversaria, svariando un po’ su tutto il campo. Fattore importantissimo questo, perché in fondo può essere lui l’unico vero uomo in più per l’Inter, almeno per mercoledì. Per il futuro chissà: d’altronde anche l’anno scorso in primavera sembrava essersi svegliato (ricordiamo il gol di Udine) ma, alla fin fine, anche quest’anno è andato come è andato. Forse stavolta è troppo tardi, ma con un finale di stagione degno di nota, non si può mai sapere; altro aspetto positivo può essere la gara dell’unico attaccante di ruolo rimasto ai nerazzurri: quel Tommaso Rocchi tanto criticato ma che, per lo meno, sembra iniziare a riprendere un certo ritmo partita ed alcuni automatismi base, che assieme a qualche buono spunto possono far sperare, un minimo, i tifosi; infine, ultima nota rilevante sempre lui, unica vera gioia di questo sciagurato finale di stagione nerazzurro: il numero 10, Mateo Kovacic. E’ lui l’uomo, o meglio il ragazzo, che da l’impressione di poter cambiare passo all’Inter, che sembra poter creare tanto e bene per la sua squadra, il giovane su cui anche i compagni possono e devono puntare per credere in una vittoria. In mezzo al campo dimostra sempre più di saperci fare, di essere spesso in grado di optare per la scelta giusta, giocando bene, con maturità, e mostrando di poter stare senza problemi a questi livelli. Un’arma in più dunque, forse la migliore. E meno male che c’è lui, verrebbe da dire, a strappare un po’ di sorrisi intorno all’attuale ambiente interista.Insomma, bisogna pensare alla Coppa, con forza e concentrazione, consapevoli che sarà l’ultima reale occasione per salvare la stagione e per far gioire i tifosi. Cuore, impegno e totale convinzione di potercela fare. Appuntamento a mercoledì. Fissatelo bene sul calendario, amici interisti…
Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter
mercoledì 13 marzo 2013
IN THE BOX: CHE COUTINHO! IL BRASILIANO HA GIÁ STREGATO LIVERPOOL. E L’INTER LO RIMPIANGE…
IL BRASILIANO
É IL NUOVO IDOLO DI ANFIELD: PERFETTA L’INTESA CON SUÁREZ. SICURI CHE A
STRAMACCIONI NON SAREBBE SERVITO?
Scontato
aprire il capitolo trequartisti: se su Sneijder le indicazioni erano abbastanza
chiare, con l’olandese ormai palesemente intenzionato a cambiare aria a causa
del mancato feeling con la società, non si può certo affermare lo stesso
riguardo alla situazione dell’ex numero 7 nerazzurro. Preso a 16 anni dal Vasco
da Gama, giunto in prima squadra a 18 e progetto interessante sul quale
lavorare e puntare. Le direttive dai piani alti di via Durini, tuttavia, sono
cambiate in un attimo…
Nessun rimpianto, nessun rimorso. Cuffie in testa, Max Pezzali e gli
883 in riproduzione nel lettore mp3. Avranno provato in questo modo, Massimo
Moratti e lo staff dirigenziale dell’Inter, a convincersi sulla convenienza o
meno della cessione di Philippe Coutinho al Liverpool? Difficile. Pressochè
impossibile. Soprattutto quando sono i fatti a dimostrare il contrario…
Scontato
aprire il capitolo trequartisti: se su Sneijder le indicazioni erano abbastanza
chiare, con l’olandese ormai palesemente intenzionato a cambiare aria a causa
del mancato feeling con la società, non si può certo affermare lo stesso
riguardo alla situazione dell’ex numero 7 nerazzurro. Preso a 16 anni dal Vasco
da Gama, giunto in prima squadra a 18 e progetto interessante sul quale
lavorare e puntare. Le direttive dai piani alti di via Durini, tuttavia, sono
cambiate in un attimo…
Inizialmente
ritenuto troppo acerbo, Coutinho viene spedito in prestito per metà stagione
all’Espanyol con risultati tutt’altro che disprezzabili: 16 presenze, 5 reti.
Tornato alla base, sembra essere finalmente giunto il suo momento: maglia da
titolare e gol nella prima di campionato a Pescara, buone prestazioni nei
seguenti match. La fortuna, tuttavia, gli volta le spalle: nel match di Europa
League contro il Partizan si frattura la tibia. La sua avventura in maglia
nerazzurra, sostanzialmente, finisce lì: Moratti, a gennaio, decide di
accettare l’offerta da 12 milioni di euro dei Reds per il suo giovane talento brasiliano, sacrificato per poter
permettere l’acquisto di quel regista che a Stramaccioni tanto manca,
individuato nell’altrettanto futuribile Mateo Kovaĉić. Cou tuttavia, grazie anche alla contemporanea cessione di Sneijder,
avrebbe certamente avuto più opportunità per esprimere il proprio talento.
Talento del
quale Anfield Road si è già innamorato, dopo sole 4 partite giocate: gol al
debutto contro lo Swansea, 2 assist forniti e tanta qualità a disposizione dei
compagni, Suárez in primis. Casualità o no, con il suo arrivo il Liverpool ha
cambiato marcia, infilando 3 vittorie consecutive in Premier. E Brendan Rodgers,
tecnico che lo ha voluto fortemente, si è espresso sul suo numero 10 così:
”Avrà anche solo 20 anni, ma ha una tecnica straordinaria e una potenza di tiro
incredibile”.
I tifosi
interisti lo rimpiangono, Max Pezzali (probabilmente) compreso. E l’ex leader
degli 883 una colonna sonora da suggerire a Moratti per la cessione di Coutinho
la avrebbe. Come mai…?
Simone
Nobilini
(@SimoNobilini
on Twitter)
venerdì 15 febbraio 2013
NELLA NOTTE DI SAN VALENTINO, SAN SIRO SI INNAMORA DI KOVACIC
IL TALENTINO CROATO SBALORDISCE SAN SIRO E FA INNAMORARE L'INTER
Nella notte di San Valentino, in cui la sorte spezza il cuore dell'Inter e il ginocchio del suo Principe, la San Siro nerazzurra si innamora di Mateo Kovacic.
Il giovane croato ci ha lasciato davvero senza parole per la completezza della sua prestazione: quantità e qualità, il tutto condito dalla maturità del giocatore navigato.
Arrivato a gennaio, i circa 15 milioni spesi da Moratti per portarlo a Milano erano parsi eccessivi per un ragazzo di 18 anni, sì fortemente voluto da Stramaccioni, ma di cui comunque non si sapeva granchè.
Dopo la prestazione di ieri, le opinioni sono cambiate. Certo una partita è ancora troppo poco, ma le qualità in prospettiva sono palesi.
Schierato davanti alla difesa, soprattutto nel primo tempo, Kovacic ha saputo fare molto bene entrambe le fasi. Preciso in fase di costruzione, ha saputo dare ordine alla manovra, facendole cambiare ritmo alla squadra grazie a verticalizzazioni precise, come quella che nel secondo tempo ha portato al 2-0 di Palacio.
Bene anche in fase di interdizione, il giovane ex Dinamo ha recuperato diversi palloni, aiutando Gargano a fungere da specchio davanti alla difesa.
Le doti che di Kovacic che hanno sorpreso e stuzzicato di più però, sono state senza dubbio il dinamismo, la personalità e l'abilità nel puntare l'uomo; Mateo ha preso subito in mano il centrocampo dell'Inter, come se vestisse la maglia nerazzurra da anni.
L'impressione però è che quello di regista non sia il ruolo più adatto a lui. Troppo veloce e bravo nell'inserirsi per limitarlo davanti alla difesa.
Con Kuzmanovic in mezzo a dare qualità, i polmoni di Gargano e il dinamismo di Kovacic, il gioco dell'Inter potrebbe davvero cambiare volto e al contempo verrebbe permesso a Guarin di svolgere l'elastico tra mediana e reparto avanzato.
All'Inter ci vanno piano, la relazione è appena iniziata, tanto che Strama a fine partita non ha concesso a Kovacic di rilasciare interviste. Piedi di piombo necessari insomma, anche se a noi sembrano già due cuori e uno stadio, pardòn una capanna.
Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter
Nella notte di San Valentino, in cui la sorte spezza il cuore dell'Inter e il ginocchio del suo Principe, la San Siro nerazzurra si innamora di Mateo Kovacic.Il giovane croato ci ha lasciato davvero senza parole per la completezza della sua prestazione: quantità e qualità, il tutto condito dalla maturità del giocatore navigato.
Arrivato a gennaio, i circa 15 milioni spesi da Moratti per portarlo a Milano erano parsi eccessivi per un ragazzo di 18 anni, sì fortemente voluto da Stramaccioni, ma di cui comunque non si sapeva granchè.
Dopo la prestazione di ieri, le opinioni sono cambiate. Certo una partita è ancora troppo poco, ma le qualità in prospettiva sono palesi.
Schierato davanti alla difesa, soprattutto nel primo tempo, Kovacic ha saputo fare molto bene entrambe le fasi. Preciso in fase di costruzione, ha saputo dare ordine alla manovra, facendole cambiare ritmo alla squadra grazie a verticalizzazioni precise, come quella che nel secondo tempo ha portato al 2-0 di Palacio.
Bene anche in fase di interdizione, il giovane ex Dinamo ha recuperato diversi palloni, aiutando Gargano a fungere da specchio davanti alla difesa.
Le doti che di Kovacic che hanno sorpreso e stuzzicato di più però, sono state senza dubbio il dinamismo, la personalità e l'abilità nel puntare l'uomo; Mateo ha preso subito in mano il centrocampo dell'Inter, come se vestisse la maglia nerazzurra da anni.
L'impressione però è che quello di regista non sia il ruolo più adatto a lui. Troppo veloce e bravo nell'inserirsi per limitarlo davanti alla difesa.
Con Kuzmanovic in mezzo a dare qualità, i polmoni di Gargano e il dinamismo di Kovacic, il gioco dell'Inter potrebbe davvero cambiare volto e al contempo verrebbe permesso a Guarin di svolgere l'elastico tra mediana e reparto avanzato.
All'Inter ci vanno piano, la relazione è appena iniziata, tanto che Strama a fine partita non ha concesso a Kovacic di rilasciare interviste. Piedi di piombo necessari insomma, anche se a noi sembrano già due cuori e uno stadio, pardòn una capanna.
Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter
Iscriviti a:
Post (Atom)

