Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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martedì 28 maggio 2013

COFFEE SHOT: MARCO VAN GINKEL, IN OLANDA E' SBOCCIATO UN NUOVO TULIPANO!

IL TALENTINO DEL VITESSE E' CERCATO DA MEZZA EUROPA: CON 8 MILIONI LO SI PORTA A CASA

Nella Eredivisie quest'anno è sbocciato un nuovo tulipano. Nato ad Amersfoort il 1° dicembre 1992, Marco Van Ginkel.

Centrocampista centrale completo, è un giocatore possente, grazie anche ai suoi 186 cm. È dotato di ottima tecnica, tanto che calcia indistintamente sia con il destro che con il mancino.
Dal punto di vista tattico, mostra una grande personalità pur essendo ancora molto giovane: bravo sia nella costruzione del gioco che nell'interdizione; ciò che colpisce maggiormente di questo ragazzo è però la tendenza e la capacità di rendersi pericoloso sotto porta.

Cresciuto nel Vitesse, dove gioca tuttora, esordisce in Eredivisie con la maglia giallonera nel dicembre 2010, all'età di 17 anni. Nell'agosto successivo, alla seconda giornata di campionato arriva anche il primo gol.
Per quanto riguarda invece la Nazionale Orange, entrato presto nel giro dell'U21, ha esordito con la selezione maggiore lo scorso 14 novembre, nell'amichevole giocata ad Amsterdam e pareggiata dall'Olanda 0-0 con la Germania.

In questa stagione il ragazzo di Amersfoort ha avuto una crescita esponenziale nel rendimento, soprattutto nella fase realizzativa: 8 gol e 10 assist in 33 presenze di Campionato, 3 gol in 4 partite nel preliminari di Europa League. Cifre che hanno trascinato il Vitesse al quarto posto (a solo 5 punti dal Psv secondo) e che hanno attirato l'attenzione di molti Top Club europei.
Consigliato al Milan da Van Basten (a proposito di Marco Van!), le società più interessate sembrano l'Inter, il Manchester United, l'Amburgo e soprattutto il Chelsea. Il Vitesse Valuta il ragazzo non meno di 7 milioni.

In Olanda è sbocciato un nuovo tulipano. Chi sarà il primo a coglierlo?!

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 15 maggio 2013

INTER, 'TEO': UNA SCOMMESSA VINTA!

11 MILIONI PER UN CLASSE '94 SEMBRAVANO UN'ESAGERAZIONE. SEMBRAVANO..

Se arrivi ad Appiano Gentile da semi-sconosciuto e ti propongono di prendere la maglia numero 10, evidentemente non può essere un caso.  Soprattutto se fino a pochi giorni prima quella stessa maglietta veniva indossata da uno dei trequartisti più forti d’Europa, un olandese che con il nero e il blu addosso aveva vinto tutto a Milano.

Ma per Teo, come ormai lo chiamano tutti alla pinetina, non è mai stato un problema. “Il numero non conta” dice, e da quanto ha dimostrato fino a questo momento, nemmeno pesa. Personalità, voglia, qualità e costanza nelle prestazioni hanno fatto diventare il giovane croato uno dei punti fermi della formazione di Stramaccioni, che nonostante le difficoltà patite a causa degli infortuni, non ha mai potuto prescindere dal giovane ragazzo classe 94’.

Accellerazione bruciante, sterzate al limite e pallino del gioco sempre nei suoi piedi, queste le caratteristiche principali del giovanotto di Linz, piccola città austriaca che ha nel nome di Keplero il suo più illustre cittadino.
Trasferitosi a tredici anni a Zagabria, gioca per 5 anni nel settore giovanile della Dinamo dove arriva sino alla prima squadra, coronando il sogno dell’esordio in Champion’s League a soli diciassette anni.

Per lui l’Internazionale Milano ha speso 11 milioni di euro più bonus, per molti un azzardo visto la giovane età e la non conoscenza del campionato italiano: dopo 12 partite è ancora da ritenersi tale?

Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

giovedì 9 maggio 2013

EDITORIALE INTER: LE DODICI FATICHE DI MORATTI


TRENTAMILA QUESTIONARI SONO STATI DISTRIBUITI FUORI SAN SIRO CON LA SPERANZA DI AVERE RISPOSTE DA MASSIMO MORATTI IN MERITO ALLA SITUAZIONE ATTUALE DELL'INTER

"Non abbiamo mai contestato la squadra, ora vogliamo risposte", "Lei ama l'Inter, noi amiamo l'Inter" e "Volontà costruttiva ed obiettiva". Queste sono le premesse fatta dalla curva prima di esporre, tramite striscioni e questionari, le domande a cui Moratti "dovrebbe" rispondere. Noi di Discovery Football vi proponiamo il contenuto dei volantini:

1) Secondo lei perché tutto lo stadio ha applaudito i recenti striscioni della Curva riguardanti la società?
2) Perché sono stati messi in discussione gli stessi medici con cui abbiamo vinto il Triplete?
3) Perché il progetto di svecchiare la squadra comporta la vendita dei giovani già presenti in rosa o provenienti dalla nostra Primavera?
4) Che senso ha svendere sempre i nostri giocatori?
5) 2010-2013. Dal tetto del mondo si è crollati alla situazione attuale. A fronte dell'esempio di altri club europei crede che la causa sia tutta da attribuire ai giocatori e allenatori di questo periodo?
6) Come mai la società è sempre passiva di fronte a ogni attacco mediatico?
7) All'Inter c'è sempre un colpevole da mettere in piazza e una fuga di notizie mai vista in altri club. Non sarebbe opportuno avere nella dirigenza un "uomo forte" capace di trasmettere il senso di appartenenza, gestire tutte le situazioni societarie e "mettere" la faccia" a difesa della società?
8) Perché non è mai stato spiegato il reale motivo dell'allontanamento di Oriali dalla Dirigenza?
9) Perché si dice che la società Inter sia come una grande famiglia quando la realtà è l'esatto opposto? Non si è accorto che tutti pensano a se stessi e alla propria poltrona?
10) Come si fa a permettere che la seconda maglia dell'Internazionale sia rossa se si è interisti?
11) Si diceva che il suo sogno era la Champions come suo padre... ora si dice che l'altro suo desiderio sia lo stadio nuovo... Va bene, ma l'Inter?
12) Perché chi va via dall'Inter parla sempre bene di Lei... ma male dell'Inter?

Insomma, si prospetta una vera faticaccia per il Presidente nerazzurro che potrebbe realmente rispondere, almeno in parte, ai quesiti dei tifosi delusi e amareggiati per gli ultimi risultati.
Ho usato il verbo “potrebbe” perché all’Inter si sa: tutto può succedere. Può succedere che il massimo dirigente risponda per filo e per segno a tutte le domande, può succedere che sbotti e non rilasci dichiarazione e potrebbe succedere che venda la società. Nei giorni scorsi sono circolate voci su un una presunta offerta di un gruppo malesiano, prontamente rispedita al mittente, per acquistare l’Inter, chissà se ci possano essere ripensamenti in casa Moratti. Intanto per adesso filtra una dichiarazione (non documentata con audio e video) da parte del patron nerazzurro a Mediaset e Sky: “Se fossi un tifoso me le farei anche io certe domande”.

Gli autori di questo documento, oltre a non aver tenuto in considerazione il fatto che allo stadio sicuramente non c’erano 30000 tifosi, non hanno tenuto conto che molte domande si contraddicono tra di loro, come ad esempio non è giusto chiedere perché ci siano fughe di notizie dallo spogliatoio o dai dirigenti e poi chiedere di spiattellare pubblicamente tutte le dinamiche che avvengono in una squadra, in una famiglia o una azienda. Inoltre rinfacciare il voler vincere la Champions o fare uno stadio nuovo non sembra essere corretto, visto che è il dovere di ogni presidente di ogni grande squadra puntare su tali obiettivi.

Alcune domande sono di facili risposte, come quella sullo staff medico, sono passati tre anni dal triplete e l’età media della squadra si è alzata aumentando la possibilità di infortuni e ricadute.
Altri quesiti sono molto interessanti, ogni sportivo se le è poste almeno una volta: perché si dice di puntare sui giovani e si vendono talenti come Coutinho e Livaja? Che senso ha svendere i giocatori? Ma soprattutto come è possibile passare dal tetto del mondo a questa situazione?

Sono tutti interrogativi intelligenti e a cui sarebbe bello avere risposte, ma intanto nel post partita di Inter-Lazio è stato mandato per l’ennesima volta il “povero” Stramaccioni in pasto ai media al posto di far parlare i dirigenti-fantasmi nerazzurri. Il giovane allenatore romano quest’anno è stato chiamato a presenziare a interviste che non riguardavano aspetti tecnici come per esempio le vicende di mercato riguardanti Coutinho e Sneijder o comportamentali nella vicenda Cassano. Sarebbe stato opportuno una figura alla Galliani e o alla Baldini, figure forti sempre pronte a metterci la faccia.

Giammarco Bellotti
@GiamBellotti on Twitter

venerdì 26 aprile 2013

HANDANOVIC: OK, IL PREZZO E' GIUSTO!

IL BLAUGRANA HANNO INDIVIDUATO NEL PORTIERONE SLOVENO IL SOSTITUTO DEL PARTENTE VALDES, L'INTER POTREBBE CEDERLO PER FAR CASSA E RIFONDARE LA SQUADRA

E' uno dei pochi giocatori nerazzurri a salvarsi dopo una stagione alquanto interlocutoria per il club di Via Durini. Il Barça sembra essersi mosso presentando un offerta di circa 28 milioni, una cifra a dir poco elevata visti i quasi 29 anni del giocatore ed il suo ruolo di estremo difensore.

Qualche giorno fa, voci di corridoio, segnalavano il forte interesse del Barcellona nei confronti del portiere sloveno dell'Inter, Samir Handanovic. Un’offerta così importante farebbe vacillare chiunque visti i tempi di magra, soprattutto per il nostro calcio. In casa Inter smentiscono, linea seguita anche dall'agente del giocatore, l'Avvocato Federico Pastorello, che ribadisce la volontà del suo assistito di rimanere a Milano.

L'interesse della società catalana sembra però essere concreto e quanto meno giustificato dall'ormai prossimo addio dell'attuale numero uno Victor Valdes, il cui contratto scade proprio questo giugno. L'intenzione del portiere di non rinnovare l'accordo con la società spagnola ha fatto in modo che gli operatori di mercato, per conto del Barça, cominciassero a sondare il terreno proprio per il dopo-Valdes. Tanti i nomi accostati al club catalano tra cui quello del tedesco Marc-André Ter Stegen, in forza al Borussia Monchengladbach, come anche quello di Fernando Muslera, ex Lazio e attualmente titolarissimo al Galatasaray, per poi finire con quello uscito qualche giorno fa, ovvero Samir Handanovic.

A sostegno di questa voce, incide il recente interesse mostrato dall'Inter verso l'attuale portiere del Cagliari, Michael Agazzi, che andrebbe a sostituire lo sloveno. In più, esiste la possibilità di puntare sul giovane Francesco Bardi, in forza al Novara ma di proprietà dei nerazzurri, che consentirebbe al Presidente Moratti di utilizzare l'intera somma percepita in caso di cessione dello sloveno per rinforzare la squadra.

Il valore del giocatore è indiscutibile e l'ha ampiamente dimostrato questa stagione, ma la sua Carta d'Identità ed appunto il ruolo che ricopre, non danno all'Inter ampio margine di manovra. Quindi OK, se la cessione dovesse realmente arrivare per quella cifra, il PREZZO di Handanovic ci sembrerebbe PIU' CHE GIUSTO.

Ugo Mega
@Superughish (on Twitter)

martedì 23 aprile 2013

INTER - LA DURA VERITA'

NONOSTANTE IL RITORNO ALLA VITTORIA (1-0 SUL PARMA), LA REALTA’ DEL MOMENTO NON CAMBIA; RAGGIUNTO TUTTAVIA IL QUINTO POSTO (E CHISSA’ SE NE SARANNO COSI’ CONTENTI…)

A: «Ehi, scusatemi. Ma dove diavolo sono? »
B: «Chi?? »
A: «Cassano? Dov’è?? »
B: «Ehhh…fuori, stiramento»
A: «Ah…ma come? E Milito anche..fuori…Cambiasso? E gli altri?? Tutti via?!»
B (mezzo ironico e mezzo rassegnato): «Ehhh…è così, davvero così»

Un dialogo reale, amici, vissuto in prima persona, proprio domenica, intorno all’ora di pranzo, seduti in mezzo agli spalti di San Siro ad assistere all’incontro tra Inter e Parma. Un dialogo reale, che vede come protagonisti ‘A’ (un gruppo di ragazzi svedesi, interisti, per la prima volta in gita al Meazza per assistere dal vivo ad una gara interna dell’Inter) e ‘B’ (un tifoso nerazzurro abbonato, perennemente presente allo stadio una domenica sì ed una no). Un dialogo nato intorno al 25' della ripresa, quando i tre giovani stranieri, evidentemente afflitti e scoraggiati da uno spettacolo non proprio eccezionale, pensandoci bene si voltano verso un ragazzo vicino, ponendogli il quesito che avete appena letto. Cassano, Milito, Cambiasso? No, Schelotto, Rocchi e compagnia bella. Di certo non il massimo per un tifoso straniero per la prima volta a San Siro.

Perché è questa l’immagine che si dà agli occhi degli altri. Ed è un episodio particolare questo, che deve comunque far riflettere, che evidenzia e rispecchia l’attuale realtà interista.
Una realtà non semplice, ma ben percepibile in questo momento sia in campo che sugli spalti. In campo, innanzitutto, nell’ultimo turno di campionato, se non altro gli uomini di Stramaccioni sono tornati a fare punti e a vincere a San Siro dopo addirittura quattro sconfitte consecutive (inclusa la gara di Coppa Italia con la Roma) tra le mura amiche. Una vittoria che serve a ben poco, giusto al morale, ma che comunque riporta (inaspettatamente) l’Inter al quinto posto in classifica, davanti ad entrambe le romane. Una buona notizia, o forse no? Dipende dai punti di vista: con questo piazzamento infatti l’Inter rischierebbe di essere proprio dove in realtà non vorrebbe essere! 
Ci spieghiamo meglio: se il campionato finisse oggi, con la finale di Coppa Italia (decisiva per assegnare un posto in Europa) tra Lazio (7^) e Roma (6^) e la Fiorentina al quarto posto, l’attuale quinta piazza in classifica vorrebbe dire, per i nerazzurri, qualificazione all’Europa League a partire dal terzo turno preliminare e cioè lo stesso dell’anno scorso, disputato ad inizio agosto!

Tuttavia, soffermandoci per un attimo sull’aspetto tecnico, fa piacere se non altro denotare un certo impegno da parte di molti giocatori schierati in campo, nonostante la situazione sia chiaramente quella che è. C’è da dire, comunque, che la vittoria è arrivata contro una delle peggiori squadre del momento, quel Parma di Mr. Donadoni che, considerando solamente il girone di ritorno, ha fatto più punti solamente del Pescara. 
Tra i più positivi Jonathan e Ricky Alvarez, due giocatori che qualche bella rivincita se la stanno decisamente prendendo. Chissà, potrebbe essere ormai troppo tardi per loro, ma nell’ultimo periodo bisogna dire che entrambi stanno dimostrando grossi miglioramenti, dovuti probabilmente anche alla tranquillità e alla mancanza di pressione di questo finale di stagione; tra i peggiori invece Schelotto, fischiato dallo stadio intero, in seguito ad una delle prestazioni forse più brutte viste sul campo di San Siro (e ce ne sono state eh..).
Sugli spalti, invece - dicevamo - la non semplice realtà del momento appare ancora più visibile.
E’ cominciato infatti il periodo delle contestazioni, dirette tuttavia solamente alla società, almeno fino ad ora. La Curva Nord, sede del tifo interista più caldo ed appassionato, pur non facendo mai mancare il suo grande appoggio a squadra e calciatori, ha iniziato a chiedere qualche spiegazione ai piani alti del club: mercoledì sera contro la Roma è stato il turno del d.g Marco Fassone, domenica pomeriggio invece è toccato a Marco Branca, Responsabile dell’area tecnica nerazzurra ormai da una decina d’anni. E’ stato lui, infatti, il principale protagonista del messaggio espresso ad inizio gara dalla Nord, attraverso uno striscione, accolto da un lungo e caloroso applauso di tutto San Siro (cosa non molto frequente). Come detto tuttavia, le contestazioni non toccano né squadra né allenatore: la linea dei tifosi assomiglia perciò molto a quella del Presidente Moratti. Si può continuare con Stramaccioni, l’idea è quella ed è stata confermata a gran voce da più organi societari (compreso lo stesso Moratti).
Prepariamoci dunque, tutti pronti per uno StramaBis.
Pronti e concentrati sul progetto, come chiedono i tifosi. Al di là di Stramaccioni, qualcos’altro comunque cambierà, sembra evidente. Una scossa ci sarà, inevitabile, se si vuole tornare a pensare in grande o a giocare quantomeno da Inter. Un’icona mondiale come può essere l’Inter non può permettersi questa condizione, non sarebbe accettabile. Si può e si deve ripartire, con impegno, bravura e talento. Cosicchè, qualora tornassero giovani sostenitori stranieri a San Siro, non si debbano rattristare e deprimere nel vedere un desolante spettacolo, con interpreti non all’altezza dell’Inter. Perciò bisogna ripartire, per la gioia di tutti i tifosi. E per la felicità, anche, di A e B.  

Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter

domenica 14 aprile 2013

VIDEO - ALL'INTER SERVE UNA (RUBEN) BOTTA DI VITA! CONOSCIAMOLO MEGLIO!

NUOVO ACQUISTO DELL'INTER, ARRIVERA' A PARAMETRO ZERO: CONOSCIAMOLO MEGLIO!


Estro, fantasia, sinistro. Tanto sinistro, forse solo quello. Ma per uno che ce l’ha così, come Ruben, forse può bastare. Classe 1990, jolly offensivo di talento, cristallino come il cielo di San Juan, città natale del “Pibe”: regione del Cuyo, Nord-Ovest dell’ Argentina. Arrivo previsto a Milano? Maggio/Giugno 2013, per essere abile e arruolabile nella prossima stagione dell’Internazionale Milano.

Ragazzo ribelle, Ruben Botta. Se ne va, sbattendo la porta, da quel Boca Junior che lo ha allevato sino al 2009, colpevole a suo dire di non puntare troppo su di lui, preferendo Fernandez e Colazo nel suo ruolo in prima squadra. Finisce all’Atletico Tigre, squadra di Victoria, nella provincia della grande Buenos Aires, dove di trofei ne hanno visti pochi, e nemmeno recentemente. Dall’esordio proprio contro il Boca e poco spazio nelle prime stagioni, all’improvviso pedina fondamentale nel tridente a supporto della punta del 4-3-2-1 di  Mister Gorosito. Alejandro, secondo nome di Ruben, convince tutti a suon di assist e goal,
attirando l’attenzione dell’Europa che conta, con club come Juventus, Roma e Tottenham.
L’impresa di portare un titolo nella polverosa bacheca dello “Jose Dellagiovana” rimane però un sogno amaro, come il ricordo della finale più importante della storia del Club, quella Libertadores 2012 giocata solo quarantacinque minuti. Per info, chiamare la polizia brasiliana.

Ruben non rinnova, l’Inter non se lo fa scappare. Contratto di 5 anni a poco più di un milione a stagione,  arriva a parametro zero, buona notizia, soprattutto per il petroliere Moratti. Ennesima scommessa? Può darsi. Una cosa è certa: gli argentini hanno fatto grande l’Inter, e Moratti ha sempre avuto un debole per i mancini sudamericani. Non male come punto di partenza.



Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

giovedì 4 aprile 2013

WEST 12 ANNI PIU' VECCHIO?! "TARIBO E' UNA BONTA' CHE SI GUSTA AD OGNI ETA'!"

L'EX PRESIDENTE DEL PARTIZAN BELGRADO HA DICHIARATO CHE L'EX INTR E MILAN AVREBBE MENTITO ALLE VISITE MEDICHE, DICHIRANDOSI 12 ANNI PIU' GIOVANE

Taribo West viene ricordato come un un giocatore ruvido e molto fisico, ma soprattutto come un personaggio eclettico e mai banale, di cui ci sarebbero molti aneddoti da raccontare.
Per esempio Javier Zanetti di recente ha dichiarato: “Quando Taribo giocava nell'Inter mi invitò a cena a casa sua, prima di mangiare però mi fece pregare per ore su un tappeto”. Oppure un'altra perla del calciatore nigeriano fu andare da Lippi brandendo la Bibbia e dicendogli: ”Dio mi ha detto che devo giocare”, sagace la risposta del tecnico toscano: ”Ah sì? A me non ha detto proprio niente”.

Era un po' di tempo che non rimbalzavano notizie singolari sull'ex giocatore dell'Inter, ma ci ha pensato l'ex presidente del Partizan Belgrado Zarko Zacevic a farlo tornare in auge affermando: "Quando lo acquistammo diceva di avere 28 anni. Ma più avanti abbiamo scoperto che in realtà ne aveva 40. Però giocava bene, quindi non mi pento di averlo avuto in squadra”.
La notizia ha dell'incredibile, perché il calciatore sarebbe del 1962 e non del 1974, quindi arrivò in nerazzurro per sei miliardi di lire dall'Auxerre non come astro nascente del calcio africano, ma come trentacinquenne sul viale del tramonto. Dopo due stagioni cambiò sponda del Naviglio approdando in rossenero alla veneranda età di trentasette anni. Affidandoci alle dichiarazioni di Zacevic scopriamo quindi che West smise di giocare a calcio addirittura a 45 anni, età che parrebbe troppo elevata per un giocatore che ha fatto della sua fisicità e dinamicità le sue caratteristiche principali.
Il dubbio rimane per effetto dei molti casi di errori anagrafici in Africa, dove i controlli a volte non si possono definire proprio scrupolosi o per aggirare vecchie leggi che dicevano che i ragazzi africani under 16 non potevano trasferirsi in un altro continente.

Qualche anno fa un altro caso di erronea età colpì un ex giocatore nerazzurro, Eriberto (oggi Luciano), che all'epoca dei fatti militava nel Chievo Verona, che venne scoperto due anni più vecchio di quanto dichiarava e per giunta con un nome diverso. Lui si discolpò dicendo di avere problemi con certe persone e di esser stato obbligato a cambiare identità. Dopo il ritorno al suo vero nome non fu più lo stesso giocatore che aveva entusiasmato i tifosi e approdò all'Inter dove non convinse e fu rispedito al mittente.

Oggi Taribo West, nonostante le probabili infondate accuse sul suo cannibalismo che giravano sul web, è un predicatore pentacostale, fondatore di un associazione che aiuta i bambini nigeriani e vive in una roulotte. La sua ultima apparizione in Italia fu circa due anni fa a Milano, quando si aggirava nel capoluogo lombardo con una macchina senza né documenti né revisione e alla vista dei carabiniere gli disse: “Fate ciò che dovete fare”, loro increduli per tutta risposta gli rifilarono una multa di oltre mille euro.
É finito anche il suo matrimonio con Atinuke che lo denunciò per violenze fisiche e verbali, e a detta sua, per matrimonio non consumato.

Quello che ormai si può definire un “sedicente trentanovenne” è apparso subito un personaggio stravagante, saranno state le sue treccine colorate o le sue bizzarre uscite a farlo apparire così, sta di fatto che tutti gli appassionati di calcio aspettano la sua prossima bravata che siamo certi arriverà presto, perché trentanovenne o cinquantunenne “Taribo è una bontà che si gusta ad ogni età”. Era così no?!



Giammarco Bellotti
@Giambellotti on Twitter

martedì 2 aprile 2013

VIDEO – VIKTOR FISCHER ALLA RISCOSSA, IL GIOIELLINO DI CASA AJAX BRILLA SEMPRE PIU’

8 GOL STAGIONALI IN EREDIVISIE PER IL TALENTO DANESE DEI LANCIERI, GIA’ CAPACE DI INCANTARE MOLTE BIG EUROPEE

Toh, chi si rivede. Dubbi a riguardo, francamente, non ne avevamo: noi di DF ve l’abbiamo già presentato qualche mese fa, dopo una strepitosa prestazione sfornata contro il PSV condita da gol e assist. Ebbene sì, signore e signori: Viktor Fischer, da quel momento, ha incantato la Eredivisie. E non solo.

Il talentino 18enne dell’Ajax ha conquistato sempre più la fiducia di Frank de Boer, tecnico dei Lancieri: dal momento del suo ingresso in prima squadra (avvenuto nove mesi fa), 16 partite giocate da titolare su 23, 8 reti e 4 assist. Non male.

180 cm di altezza, Fischer nasce come ala sinistra, pur essendo in grado di ricoprire bene il ruolo di trequartista e di punta centrale all’occorrenza. Classe 1994, ha già esordito nella nazionale danese del CT Morten Olsen e conquistato l’attenzione delle grandi: Milan, Inter e Fiorentina tra le tante sembrano intenzionate a inserirsi nella lotta per accaparrarsi un ragazzo dal sicuro avvenire.

Il prezzo del cartellino si aggira intorno ai 2,5 mln di euro ed è destinato, probabilmente, ad aumentare. Ma per un gioiello che gioca e segna così e con questa facilità (chiedete per informazione alla difesa del NEC, al quale ha rifilato una doppietta domenica scorsa), dite che aprire il portafogli sarebbe una cattiva idea? Guardate il video sottostante: non avrete alcun dubbio!

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)



lunedì 25 marzo 2013

L'EMERGENTE: BRUNO FERNANDES ('94) FA SOGNARE NOVARA!

PORTOGHESE, CENTROCAMPISTA CENTRALE, HA ATTIRATO  MEZZA SERIE A

Piccole promesse crescono. Dopo l'anno incredibile in cui dalla serie B sono venuti fuori gioielli come Inseigne, Verratti ed Immobile, anche in questa stagione le premesse sono molto più che buone.

L'ultimo gioiellino che sta conquistando le attenzioni di tutta la serie cadetta e di metà della A, è il centrocampista centrale portoghese del Novara Bruno Fernandes.
Nato a Maia, vicino ad Oporto, l'8 settembre 1994, il ragazzo è stato portato in Italia la scorsa estate dall'allora talent scout novarese Rico Ribalta (oggi capo osservatore della Juve) insieme a Mauro Borghetti, responsabile del settore giovanile del Novara. I due hanno approfittato della retrocessione in serie B portoghese, causa scandalo "Fischietto d'oro", del Boavista, club in cui Fernandes giocava da esterno offensivo.

Nell'avventura novarese c'è anche un po' di fortuna oltre l'immenso talento: Fernandes in primavera gioca solo sei partite (3 gol), poi l'esonero di Tesser in prima squadra e l'arrivo di Giacomo Gattuso, promosso dalla Primavera, gli hanno aperto le porte della serie B.
L'esordio negli ultimi sette minuti della gara persa 1-0 col Cittadella, poi la prima da titolare col Cesena e da lì la definitiva promozione nell'undici di partenza, impreziosita anche da due gol contro Ternana e Spezia e un assist.
Trasformato in centrocampista centrale, Fernandes supplisce al fisico certamente non possente (1,73) anzi è piuttosto magrolino, con un ottima tecnica e una visione di gioco eccellente per la giovane età.


Su di lui, come già detto, hanno messo gli occhi molte squadre di Serie A: oltre a Sampdoria e Palermo (i cui osservatori erano ieri al Silvio Piola) anche Inter, Napoli e Juventus.
Protagonista della "rimontona" che ha portato nelle ultime 9 giornate il Novara dalla zona retrocessione alla soglia dei playoffs, il giovane portoghese sarà con ogni probabilità uno delle giovani promesse anche l'anno prossimo. In serie A però.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 13 marzo 2013

INTER – PAROLA D’ORDINE: CAMBIARE, PER I (VERI) TIFOSI!

ANCHE NEL DISASTRO DI DOMENICA, SOLO APPLAUSI E SOSTEGNO DALLA CURVA NORD. ORA E’ D’OBBLIGO UNA REAZIONE, SOPRATTUTTO PER I TIFOSI VERI!

«Si può perdere in tanti modi giocando a calcio, ma così no. Perchè così si comincia ad offendere il Tifoso, il Tifoso vero». Quello con la “T” maiuscola, quello che soffre, patisce e sempre (sempre!) sostiene la propria squadra, la propria maglia, nel bene e nel male, nelle grandi vittorie e nelle peggiori sconfitte.

Nell’era del ‘cinguettio’ dilagante, nella quale Twitter sembra farla seriamente da padrone in ambito giornalistico e notiziario, può capitare, in alcune occasioni, di incappare in qualche tweet particolarmente interessante, dal quale prendere anche spunto, perché no, per buttare giù un articolo. E ne è questo il caso esatto.
Citazione e fonte: Enrico Bertolino, celebre attore, comico e conduttore televisivo milanese, oltre che storico sostenitore nerazzurro dalla nascita. Un tifoso vip che racchiude in sé, molto bene, la filosofia del vero supporter, quello che vive la sua grande passione sempre con lo stesso sconfinato entusiasmo. D’altronde stiamo parlando dello stesso Bertolino che, solamente un mesetto fa, dopo la sconfitta di Siena, si espresse esattamente in questo modo (sempre via Twitter) sull’argomento Inter: «Ci vediamo allo stadio. Certo perché è adesso che i ragazzi hanno bisogno. Ero a Madrid ma ora é più importante... ». 

Ora è più importante. Ebbene si, ora è fondamentale. E’ quasi un obbligo per il vero Tifoso. L’altra sera, per tutta la partita, la curva Nord, sede del tifo nerazzurro più caldo ed appassionato, nonostante tutto, ha sostenuto giocatori e allenatore dall’inizio alla fine con cori ed applausi di incoraggiamento. Un appoggio continuo ed incondizionato, non condiviso tuttavia (bisogna dirlo) dall’intero stadio, orientato molto più ai fischi che non agli applausi. “Forza Ragazzi” il canto intonato più volte dall’intero secondo anello verde del Meazza, seppur di fronte ad uno spettacolo piuttosto indegno, indecoroso e inaccettabile (un’allitterazione che esce quasi spontanea).

La cosa più grave è il fatto che il Bologna stesso, in fondo, non abbia dovuto compiere poi questa grande impresa  per sbancare San Siro. Anche la compagine rossoblu ha offerto certamente prestazioni migliori in stagione: tuttavia ai felsinei, ben disposti in campo dall'ottimo Stefano Pioli, è bastato cimentarsi in una bella prova d’insieme, di corsa e solidità.
Un’Inter troppo brutta, troppo spenta e insapore. Ma la colpa qui, di chi sarebbe??!
Partiamo dalla questione allenatore: criticato e messo ormai da molti sulla graticola, per Andrea Stramaccioni il periodo non è chiaramente dei migliori. Si può dire con buona certezza che qualche errore ultimamente l’allenatore romano lo stia commettendo. Certo la tanta sfortuna non aiuta (vedi, più di tutti, i casi Milito e Samuel). Ma sarebbe comunque fin troppo facile risolverla così, poiché altri problemi, altri dilemmi, affliggono i nerazzurri.

Uno su tutti: le assenze totali di un gioco e di un’identità (fatto abbastanza grave considerando che siamo a metà marzo). Oltre a questo, i giocatori sembrano tante volte quasi demotivati, poco carichi e grintosi (escludendo le solite eccezioni) e nemmeno troppo concentrati. Strama peccherà in tante cose, anche per via di un’inevitabile inesperienza, ma non tutte le colpe possono essere addossate su di lui. Il ricordo positivo della prima parte di stagione, quando il giovane tecnico mostrava comunque di saperci fare e di preparare e interpretare bene le partite, non va dimenticato.
Più che sull’allenatore, in casa nerazzurra i tifosi puntano maggiormente il dito su altri organi societari, riflettendo su alcune strategie portate avanti dal club. Qui, nella sola ultima annata, gli errori commessi sono stati abbastanza macroscopici. Tanto che lo stesso Presidente Moratti (come mai prima d’ora!) è arrivato a mettere in dubbio la posizione del fedele scudiero Marco Branca, direttore dell’area tecnica nerazzurra ormai dal lontano 2003.
Soldi (e quanti soldi!) spesi male e campagne di rinforzo poco fruttuose e mal pianificate, oltre ad errori talvolta davvero epici e grossolani, come il tentativo di ingaggiare un ex giocatore ormai dedicatosi ad una nuova carriera da attore e da re dei calcetti in Costa Smeralda come John Carew. Il problema sta essenzialmente in un solo concetto: quando i soldi in tasca sono pochi, è necessario essere bravi e capaci, oltre che esperti, pronti e attenti, con talento da vendere, altrimenti costruire un bel marchingegno diventa una missione praticamente impossibile.
Il gioiello nerazzurro che solo tre anni fa dominava l’Europa e saliva sul tetto del mondo non esiste più, è andato perduto, rovinato negli anni da quelle stesse gestioni che, comunque, in cima all’Olimpo l’avevano condotto.
Ma non è questo ciò che importa ora. Ora bisogna dimenticare tutto, pensare solo a reagire e tentare per lo meno una svolta di cuore, per fare in modo che una figura ben poco degna come quella di domenica sera rimanga solo un ricordo. Il Tifoso vero, sincero e mai occasionale merita una reazione, merita rispetto, impegno e devozione da parte dei giocatori, chiamati ad onorare con forza la maglia che indossano. La parola d’ordine per tutti deve essere una sola: cambiare, per il Tifoso, il Tifoso vero!

Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter

domenica 10 marzo 2013

L'EDITORIALE DI PADOVAN: L'INTER CROLLA, LA CORSA AL TERZO POSTO È APERTISSIMA

CADONO INTER E LAZIO, IL TERZO POSTO E' ANCORA RAGGIUNGIBILE PER TUTTI

Non so se sia più grave la crisi di Stramaccioni, quella di Mazzarri o la mia.
Dopo l’illusione di Catania, di saper domare almeno i secondi tempi, l’Inter ha perso prima a Londra e poi in casa con il Bologna: due sconfitte in tre giorni equivalgono ad un tracollo, visto che l’Europa League è compromessa e il terzo posto si allontana.
Continuando così l’Inter può arrivare sesta. Colpa dell’allenatore? Anche, ma prima di lui la responsabilità è dei dirigenti che non dirigono e soprattutto forniscono giocatori molto costosi, ma poco utili. Quando Moratti sostituirà lo sprezzante Branca, sarà sempre troppo tardi.

Il Napoli perde a Verona contro il Chievo e patisce l’allungo della Juve a tempo scaduto: da -7, che era già un ritardo pesante, a -9, che poi sarebbero -10. Quasi un disastro.
Cavani non segna neanche su rigore, ma il problema è che la squadra si è piantata, va più lenta di quando giocava le gare infrasettimanali di Europa League, sono scomparse le idee di gioco, non c’è un modo per determinarsi lo spazio davanti.

La mia crisi è strettamente correlata a quella dei napoletani: avevo previsto che avrebbero battuto la Sampdoria e l’Udinese raccogliendo sei punti, invece ne hanno fatti due. Allora ho dato per scontato che con il Chievo ne avrebbero colti tre, avvicinando addirittura la Juve che, sempre secondo me, non avrebbe battuto il Catania. Non per altro, ma perché dopo la Champions le capita sempre di avere difficoltà.
Va da se che guardando i risultati ne ho azzeccate poche e limitandosi alle prestazioni, ancora meno. Adesso sì il campionato lo può perdere solo la Juventus se si spolmona in Champions e perde qualche scontro diretto. Ma un Napoli così non arriva nemmeno secondo.

Con la Juve che pareggiava, ho pensato per mezzo pomeriggio che potesse rientrare il Milan: nove punti (ora sono undici) erano tanti, ma non troppi per chi avesse Galliani come plenipotenziario e contemporaneamente vice-presidente di Lega. Allegri ha fatto i miracoli, ma Galliani ha moltiplicato i favori.

La Lazio, battuta a domicilio dalla Fiorentina, ha perso il suo effetto sorpresa. E’ la solita storia: da Reja a Petkovic sembra sempre che i biancocelesti debbano spaccare il mondo e poi, al massimo, finiscono in Europa League. Quella, però, la giocano seriamente al contrario delle altre italiane.
Forse di fronte ad una Fiorentina così brillante la Lazio avrebbe perso ugualmente, di sicuro però si fa fatica a sostenere due impegni ravvicinati (e lo stesso discorso vale per l’Inter).
Il terzo posto è lì, buono per tutti i gusti, neanche la Roma può dirsi esclusa. Peseranno gli scontri diretti e le energie residue.

Giancarlo Padovan
@Gia_pad

venerdì 8 marzo 2013

IN THE BOX: MOUSSA DEMBÉLÉ, IL TUTTOFARE DEL CENTROCAMPO TARGATO SPURS

CHIUSURA, CORSA, PRECISIONE: NEL MATCH DI EUROPA LEAGUE CONTRO L’INTER HA SEMPLICEMENTE IMPRESSIONATO. CONOSCIAMOLO MEGLIO…

Giovedì 7 marzo 2013. Tottenham-Inter, andata degli ottavi di finale di Europa League. Minuto numero 64: a White Hart Lane, i tifosi degli Spurs sono tutti in piedi per regalare una standing ovation. La logica porterebbe a pensare che il destinatario di questa valanga di applausi sia il solito Gareth Bale. Oops: better luck next time. Non stiamo parlando né del gallese, né di Lennon e neppure di Defoe: il protagonista di giornata si chiama Moussa Dembélé.

Dembélé, nato 25 anni fa ad Antwerpen in Belgio, inizia a muovere i primi passi a livello professionistico nel Germinal Beerschot, piccolo club della divisione superiore della Belgacom League: il ruolo è quello di trequartista. Veste la maglia viola per due stagioni, segnando una sola rete: nonostante ciò, il Willem II nota il suo talento e lo strappa agli orsi polari per 300 mila euro.

In Eredivisie, Moussa comincia a far alzare l’asticella del suo rendimento: gioca con costanza e inizia a segnare con più continuità. Le sue 9 reti stagionali convincono l’AZ Alkmaar a sborsare poco meno di 2 milioni di euro per portarlo a vestire biancorosso: si rivelerà il più classico dei colpacci. In 5 stagioni, sotto la guida iniziale di Louis Van Gaal (poi passato al Bayern Monaco), l’allora 18enne belga incanta e diventa in breve tempo titolare fisso, vincendo un campionato e una supercoppa d’Olanda nel 2009 ed entrando stabilmente nel giro della nazionale dei diavoli rossi.

L’Europa inizia a puntare i riflettori su di lui. Genoa, Bayern, Siviglia e Chelsea sono sulle sue tracce, ma il più rapido a strappare Dembélé alla concorrenza è Mark Hughes: nel 2010, il manager del Fulham lo porta a Craven Cottage. 

Nel biennio bianconero, nel quale fu gestito anche da Martin Jol, Moussa viene spesso arretrato a centrocampo: il fisico imponente (185 cm per 82kg) e la buona corsa gli consentono di poter fungere anche da elastico tra trequarti e mediana, effettuando un utile lavoro di contenimento. Il belga dimostra di adattarsi con grande capacità anche ad un campionato più impegnativo e competitivo come la Premier, alternandosi tra rifinitura offensiva e copertura a centrocampo. Qualità che non passa inosservata dalle parti di White Hart Lane, a qualche km proprio da Craven Cottage: impossibile, per il Fulham, rifiutare i 15mln di £ offerti dal Tottenham. Deal done.

Gli Spurs: club nel quale Dembélé, ora , fa la differenza, giustificando al meglio i tanti soldi investiti su di lui. Corsa, tenacia, esplosività e piedi buoni: il ragazzo, ieri sera, ha semplicemente deMbellato il centrocampo dell’Inter. La sua prestazione è stata a dir poco impressionante: pochi spazi concessi, recuperi rapidi e mai un pallone buttato al vento: il tutto dopo essere stato acciaccato e in dubbio fino all’ultimo.

Chapeau, Moussa, chapeau. E non dimenticatevi di lui: come un abito non fa il monaco, una standing ovation a White Hart Lane non fa (sempre) Gareth Bale. Citofonare Dembélé.

Simone Nobilini
@SimoNobilini on Twitter



giovedì 7 marzo 2013

EDITORIALE INTER: TOTTENHAM 3 - 0 CASACCHINE ROSSE! COME UN ALLENAMENTO..

STRAPOTERE FISICO E TECNICO DEGLI SPURS. COME PRIMA SQUADRA CONTRO ALLIEVI

E' sembrata una partitella di fine allenamento. La classica partita del giovedì tra Prima squadra e allievi. Mancavano solo i cinesini.

Come se poi lo strapotere fisico degli inglesi non fosse stato abbastanza palese, va aggiunto che ancora una volta Stramaccioni ha regalato il primo tempo.
Inizia misteriosamente con Palacio in panchina 45 minuti, tenuto a riposo un tempo a Catania proprio in vista della partita con gli Spurs e gli preferisce invece "l'amico di botte" Cassano. E fosse finita qui, ma magari! L'allenatore nerazzurro schiera Juan Jesus terzino sinitro su Lennon (la differenza di rapidità e velocità è addirittura imbarazzante) e invece Chivu centrale.

Ma ancora più grave è la ripetizione dello stesso errore commesso nel derby: 4-2-3-1, centrocampo a due quindi, con sulle fasce Alvarez e Pereira che in teoria, avrebbero il compito (ingrato) di "andare e tornare, andare e tornare". Ripetiamo per chi non avesse capito bene: Alvarez e Pereira "tornanti".
Un po' per limiti tecnici, un po' per limiti fisici, i due vengono schiacciati dagli esterni degli Spurs, che al contrario vanno e vengono come nemmeno il migliore delle FrecceBianche. I due con le pettorine rosse rimangono invece a metà senza fare in concreto nessuna delle due fasi, con Cambiasso e Gargano portati al guinzaglio dagli uomini di Villas Boas.
Il paradosso è che anche l'allenatore portoghese ha schierato i suoi secondo un 4-2-3-1, solo che a differenza degli Strama's Boys, quelli col completo bianco, ad esclusione di Defoe, hanno fatto i tuttocampisti.

L'Inter di questa sera è apparsa sfilacciata e disunita in fase divensiva, i singoli uomini sono sempre rimasti soli uno contro uno con giocatori che fanno del dribbling e della velocità le loro qualità maggiori. Invece di formare un blocco compatto, in stile Milan-Barcellona, in alcune occasioni la distanza tra difesa e centrocampo ha raggiunto i 20 m e, cosa ancor più grave, con tutta la mediana oltre la linea del pallone.
Anche in fase propositiva i nerazzurri sono rimasti immobili tutta la partita, mai un movimento senza palla; l'unico, quello di Ricky Alvarez, ha portato l'argentino davanti alla porta.
Lo schema, per i primi 45 minuti  è stato palla alla prima punta Cassano e vedere quanto è bravo l'ex barese con la palla tra i piedi. Nel secondo, l'inserimento di Palacio ha aggiunto solo un palla lunga a far pedalare "El Trenza" e niente più. 

Altro dato preoccupante sono poi stati i due gol subiti di testa. Su praticamente ogni cross, i giocatori di Villas Boas potevano saltare in tutta tranquillità. Che poi quelli entrati siano stati solo quello di Bale e quello di Vertonghen, il merito è di Handanovic e del caso.
Alla fine i tre gol incassati dall'Inter sono bottino anche troppo magro, rispetto alle occasioni avute dagli Spurs. Handanovic ha parato tutto il parabile, dimostrandosi al momento forse il portiere più in forma d'Europa. Sui gol poteva farci proprio poco.

Per quanto riguarda il Tottenham invece, gli Spurs hanno davvero impressionato per la condizione. Lo strapotere fisico nei confronti degli uomini di Stramaccioni è stato purtroppo imbarazzante. Gli inglesi hanno corso per 92 minuti ininterrottamente.
Quando poi alla corsa si aggiunge la tecnica di  giocatori come Bale, Lennon, Defoe e Dembelè, il mix di qualità e quantità che si ottiene è impressionante.
E pensare che Bale, ammonito dopo pochi minuti, salterà il ritorno. Con questo risultato Villas Boas avrebbe porbabilmente anche potuto non convocarlo.

Con l'allenamento..pardòn, con la vittoria di questa sera, gli uomini in bianco da White Heart Lane raggiungono il decimo risultato utile consecutivo in Europa, dove non perdono da Novembre 2011, 2-1 casalingo col Paok.

Pii..Pii..dai ragazzi, mettete a posto casacche e cinesini e poi tutti sotto la doccia! Ah no! Era Europa League?! Scusatemi..

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

SHINE BRIGHT LIKE… DIAMANTI: DOPO DI VAIO, IL BOLOGNA HA IL SUO NUOVO CAPITANO LEADER

MANCINO FATATO, GRINTA DA VENDERE: DOPO UNA CARRIERA SULL'OTTOVOLANTE, ALINO HA TROVATO CASA E CONQUISTATO TUTTI. BIG COMPRESE…

Shine bright like a diamond. Trovereste un pezzo migliore per descrivere la carriera di Alessandro Diamanti? Non credo: l’analogia tra il cognome del giocatore e il titolo della celebre canzone di Rihanna, oltretutto, la rende ancor più perfetta.

La storia travagliata di Alino, in effetti, ricorda un po’ quella di un diamante grezzo: al principio, apparentemente, un ciottolo qualsiasi, che nessuno degnerebbe di uno sguardo. E che per svelare tutto il suo valore, necessita dell’abilità di un tagliatore capace di renderlo perfetto.

Il ciottolo Diamanti viene raccolto 14 anni fa a Prato, sua città natale, nella quale comincia a muovere i primi passi a livello professionistico. L’opera di lavorazione inizia con le stagioni spese in prestito tra Florentia Viola e Fucecchio per poi continuare con il ritorno a casa, dove Alessandro inizia a giocare con più continuità. Nel 2004 Diamanti passa, in comproprietà per due stagioni, nelle mani dell’Albinoleffe, senza lasciare segni tangibili del suo valore: torna nuovamente a Prato, città che finirà per essere il suo trampolino di lancio addirittura verso la serie A. In una stagione da 36 presenze e 14 reti viene notato da Fabio Galante e suggerito, proprio dal difensore ex Inter, al Livorno.

La Toscana, terra d’origine per quanto concerne la lavorazione dei diamanti, non può che essere il luogo adatto per cominciare definitivamente a splendere: dopo Prato, Alino ha un’occasione ancor più ghiotta da non perdere e, nonostante la retrocessione in B, diventa il leader dei labronici, riportando Tavano e compagni in A la stagione successiva.

Qualcuno però, da Londra, se ne innamora: Gianfranco Zola. Impossibile rifiutare. L’allora allenatore del West Ham riesce a strappare Diamanti al Livorno: 7 gol in Premier in una stagione, ma la nostalgia dell’Italia è troppa. L’estate successiva viene riportato in Serie A dal Brescia neopromosso: con le rondinelle incanta, guadagna la prima convocazione in nazionale e segna gol stupendi, come l’esterno sinistro vincente nell’1-1 casalingo contro la Juve. Come già accaduto nella prima stagione a Livorno, tuttavia, un Diamanti non è sufficiente per far splendere un’intera squadra: il club del presidente Corioni retrocede e a fine stagione il numero 23 viene acquistato in comproprietà dal Bologna.

Sotto le due Torri, Diamanti trova la sua consacrazione e il suo splendore definitivo: con Ramírez e Di Vaio forma un tridente devastante, conducendo i felsinei ad una salvezza senza affanni a quota 51 punti e rientrando stabilmente nel giro della nazionale italiana, prendendo parte alla spedizione azzurra di Euro 2012. A fine stagione, tuttavia, il magico trio si scompone: Di Vaio tenta l’avventura in Canada, mentre Ramírez viene ceduto al Southampton. Diamanti, invece, riscattato a titolo definitivo e affiancato a Gilardino. Grazie alla cessione di Portanova, diventa capitano del Bologna: la fascia, tuttavia, non sembra pesargli affatto. 

Perché Alino è fatto così. Leader nato, genio (soprattutto) e sregolatezza: diamante ormai sgrezzato grazie alla bella intuizione di Galante e all’ottimo lavoro di Pioli, ma soprattutto liberatosi autonomamente di quella materia superflua che nascondeva un talento (o diamante, se preferite) cristallino. Mancino magico (probabilmente il migliore in Italia) e tecnica invidiabile condita da una voglia di lottare e svariare per il campo che non manca mai: l’interesse di club come Inter, Juve e Zenit è ormai cosa nota. Ma ad uno come lui, concentrato sul presente e abituato a stare con i piedi per terra, le voci di mercato non interessano: “Non penso al futuro. Penso a correre per il Bologna”.

E a sostituire al meglio l’eredità lasciata dal suo grande amico Di Vaio. Prima, chissà, di essere messo all’asta: le pretendenti ci sono, il valore è indiscusso. A meno che lo stesso Alino non decida di dichiararsi romanticamente, alla Curva Bulgarelli. Con un classico: Un Diamanti è per sempre”.

Simone Nobilini
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domenica 3 marzo 2013

EDITORIALE: IL MILAN EFFETTUA IL sorPAZZO, LAZIO AFFONDATA 3-0 E TERZO POSTO RAGGIUNTO


PAZZINI E BOATENG STENDONO I BIANCOCELESTI E FANNO VOLARE I ROSSONERI IN PIENA ZONA CHAMPIONS

Due vittorie, un pareggio. Il tour de force di casa Milan, disputato nell’arena di San Siro e targato Barcellona, Inter e Lazio si conclude con un terzo posto momentaneamente raggiunto e con un cauto ottimismo in vista della gara di ritorno al Camp Nou. Non male per una squadra che aveva iniziato la stagione a dir poco in salita, stagnando per più di una giornata persino nelle torbide acque della zona retrocessione.

Il Milan, invece, ha tirato fuori il carattere proprio nel momento in cui veniva richiesto il maggior sforzo possibile. Partita perfetta con il Barça, ottimo gioco espresso nel derby contro l’Inter(nel quale sono mancati solo i 3 punti) e, per finire, il netto successo di ieri contro la Lazio. In una partita cambiata sì dalla decisione di Rizzoli di cacciare Candreva (per intervento falloso su chiara occasione da gol) dopo 16’, ma interpretata da subito con il piglio giusto dalla squadra di Allegri, abile a pressare dall’inizio gli avversari e a costruire due clamorose palle gol già nei primi 8’ di gioco. I rossoneri sono stati abili a sfruttare la superiorità numerica sin da subito, assaltando l’area biancoceleste e trovando un confortante doppio vantaggio al termine della prima frazione di gioco.

Casualità ha voluto che, dopo lo scoppio del caso Cassano-Stramaccioni, sia stato proprio Giampaolo Pazzini, l’ epurato di casa Inter e l’oggetto del tanto discusso scambio per il passaggio del barese in nerazzurro, il protagonista assoluto del match. Manca Balotelli? Nessun problema: il Pazzo risponde presente, con una doppietta che lo porta a ben 12 gol segnati in campionato e che non fa rimpiangere l’assenza di SuperMario.

Le note liete arrivano ancora una volta da Mattia De Sciglio: fascia sinistra o destra? Il problema non si pone. Il giovane terzino rossonero stupisce sempre più per il grande senso della posizione e per la perfezione con cui svolge il doppio ruolo di chiusura e proposizione offensiva. Tra i migliori anche ieri.

Comincia a carburare in modo convincente anche Kevin-Prince Boateng, in gol e ancora molto coinvolto nella manovra offensiva della squadra: la sua rete e il 3-0 Pazzini nella ripresa hanno sostanzialmente chiuso i giochi in un match che non ha mai avuto storia.

Capitolo Massimiliano Allegri: Acciuga ha probabilmente mandato in campo la miglior formazione possibile, scegliendo ancora Boateng e non Niang nel tridente offensivo ed affiancando il rientrante Flamini ad Ambrosini e Montolivo in mediana. Yepes, in difesa, ha sostituito senza troppi patemi Philippe Mexès. Per il tecnico ex Cagliari si tratta della prima vittoria contro la Lazio da quando siede sulla panchina del Milan.

Il volo del Milan verso il terzo posto ha superato l’aeroporto di Fiumicino. Ed è destinato ad atterrare presto: venerdì prossimo i rossoneri saranno a Genova per affrontare un Grifone rigenerato dalla cura Ballardini. Il sorPazzo è arrivato, grazie ai 9 punti recuperati alla Lazio nelle ultime 15 partite. Ma per l’Europa che conta serve suonare la decima: quella sinfonia che Beethoven iniziò a comporre senza riuscire mai a finire, stroncato dalla morte. Chiamata, più semplicemente, decimo risultato utile consecutivo. 


Simone Nobilini
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lunedì 25 febbraio 2013

A UN MILAN “NARCISO” MANCA IL KILLER INSTINCT, SCHELOTTO LO PUNISCE: IL DERBY FINISCE 1-1


LA SQUADRA DI ALLEGRI DOMINA NEL PRIMO TEMPO, SPRECA E VIENE RAGGIUNTA NELLA RIPRESA: DOPO 9 ANNI, TORNA LA PARITA’ NELLA STRACITTADINA

24 Ottobre 2004. Data dell’ultimo pareggio in un derby della Madunina. La X in schedina mancava da 9 lunghi anni e, ieri sera, è tornata a farsi vedere. In un derby nel quale il Milan può certamente rammaricarsi per la ghiotta occasione buttata al vento, dopo un primo tempo giocato bene e a ritmi alti in cui Handanovic, dopo aver subito il vantaggio rossonero di El Shaarawy, è stato costretto agli straordinari.

Non chiudere partite così può essere controproducente, soprattutto contro una squadra ferita e desiderosa di riscatto come l’Inter dell’ultimo periodo. E il risultato finale lo conferma. Nell’unica vera disattenzione rossonera del match, i rossoneri subiscono infatti il pareggio di Schelotto, entrato 3 minuti prima al posto di Cambiasso.

Nel complesso, la prestazione della squadra di Allegri è stata buona. Dopo un primo tempo particolarmente positivo la stanchezza dell’impegno infrasettimanale di Champions contro il Barcellona si è fatta inevitabilmente sentire, colpendo i rossoneri nella seconda frazione di gioco, finita in leggera apnea. Ha impressionato nuovamente la prestazione di Mattia De Sciglio, incontrollabile nel primo tempo grazie anche alla non eccelsa copertura fornita dalla coppia Nagatomo-Guarín e perfetto anche in fase di rifinitura: i suoi cross dal fondo hanno sempre messo in difficoltà la retroguardia nerazzurra. Continuando così, per il terzino rossonero la candidatura a un ruolo da protagonista in nazionale ai prossimi mondiali risulterebbe una pura formalità.

La retroguardia Casciavit, come già anticipato, ha pagato a caro prezzo l’unico vero errore commesso, firmato Mexès, senza soffrire troppo il lavoro sporco ma poco produttivo della coppia Palacio-Cassano. In mediana, Montolivo ha disputato l'ennesima partita da gigante, coadiuvato dai martellatori Nocerino e Muntari, la cui prestazione è andata scadendo nel corso del match. Davanti si è rivisto un ottimo Boateng: il ghanese sta finalmente attraversando un buon periodo di forma, aspetto che non è quasi mai mancato al solito El Shaarawy, al primo gol in un derby e sempre pericoloso in ripartenza.

Capitolo Balotelli: al primo derby da ex, stecca, seppur fosse febbricitante. Si fa trovare nel posto giusto al momento giusto, ma Handanovic e la pessima relazione tra scarpe e terreno di gioco (scivola troppo spesso) non gli permettono di gonfiare la rete. Beccato dal pubblico nerazzurro, nella ripresa si innervosisce troppo e finisce per sparire dalla partita.

Riguardo ad Allegri la questione è differente: dopo il Picasso tattico contro il Barcellona, offre un’opera d’arte moderna abbastanza incomprensibile in occasione della stracittadina. Soprattutto dal punto di vista dei cambi, aspetto invece perfettamente considerato e centrato da Stramaccioni con l'ingresso decisivo di Schelotto: il primo, effettuato a 9’ dalla fine, vede l’ingresso di Niang per Boateng, uno dei migliori. Tempistica e scelte errate: Balotelli, troppo nervoso e mai in partita nella ripresa, poteva essere sostituito dallo stesso francese, con conseguente arretramento di Prince a centrocampo. La maggior freschezza del 18enne talento rossonero avrebbe potuto fare la differenza. 

In una settimana del genere, tuttavia, conquistare una vittoria e un pareggio contro Barça e Inter fa morale. Una maggior attenzione nella partita giocata ieri avrebbe consentito un en plein da 110 e lode e regalato un distacco in classifica dalle interessate alla zona Champions tutt’altro che negativo. Sabato prossimo a Milano arriva la Lazio, altra sfida fondamentale per il terzo posto: seguire le orme di Narciso può essere un grosso rischio. Meglio evitare lo specchiarsi troppo e piacersi ancora di più. Schelotto insegna…

Simone Nobilini
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giovedì 7 febbraio 2013

IN THE BOX: SANTON, DA STELLA COMETA A RE MAGIO IN INGHILTERRA

IL TERZINO SINISTRO SEMBRA AVER RITROVATO SERENITA' AL NEWCASTLE

Il protagonista di In The Box di oggi parla italiano, è una nostra conoscenza, emigrato all'estero per trovare fortuna. Sembra esserci riuscito.

Esordio in serie A da titolare a 18 anni. Pochi mesi dopo, esordio anche in Europa: ottavi di finale di Champions contro il Manchester United, durante il quale annulla Cristiano Ronaldo, pallone d'oro in carica.
Uefa.com a fine anno, dopo aver esordito anche in Nazionale, lo inserisce nella lista dei 10 giovani di maggiore prospettiva d'Europa.

A fine 2009 la carriera di Davide Santon, terzino sinistro classe '91 di scuola Inter, scoperta di Mourinho, sembrava già decollata e l'Italia sembrava aver trovato (finalmente) il nuovo Zambrotta; per la precocità si parlava addirittura di nuovo Maldini o Bergomi.

Poi all'inizio della stagione 2009-2010 la sorte decide di voltargli le spalle. Si rompe subito il menisco, infortunio che lo allontana dal rettangolo verde e gli fa perdere il posto da titolare. Con il nuovo tecnico Benitez poi, la sintonia è poca e complice la sfortunata stagione nerazzurra, Santon perde piano piano quotazioni nella Milano nerazzurra.
Nell'ultimo giorno di mercato della sessione invernale, nell'operazione che porta Yuto Nagatomo all'Inter, il giovane terzino italiano finisce al Cesena, con la forma del prestito secco. In sei mesi le presenze saranno 11 e il rendimento non del tutto convincente.
A fine stagione torna a Milano. C'è bisogno di una svolta, di quelle importanti, che ti fanno ripartire da capo.

Se ne presenta una bianconera. Lontana due ore di volo. Decide di accettarla e di rimettersi in gioco in un altro campionato; il Newcastle infatti decide di acquistarlo dal club di Moratti per 6 milioni di euro.
In Inghilterra il giovane terzino sinistro classe '91 ha saputo conquistarsi presto un posto importante. 20 presenze nella prima stagione al St. James'Park, già 25 quest'anno su 25 partite di Premier, condite da 3 assist. Gli ultimi due domenica scorsa, fondamentali per la vittoria dei Magpies sul Chelsea di Benitez.

Complice la costanza e l'alto rendimento, Santon si è guadagnato la convocazione in nazionale per l'amichevole di ieri con l'Olanda, dove è partito titolare ben figurando.
Da Stella Cometa a Re Magio in Inghilterra. Davide Santon è tornato.

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter


lunedì 5 novembre 2012

JUVE: TRE SCHIAFFI CHE DEVONO SERVIRE

IL TONFO CON L'INTER DEVE FAR RISVEGLIARE LA FAME E L'AGGRESSIVITA' CHE L'ANNO SCORSO HANNO CONTRADDISTINTO I BIANCONERI

Dopo 49 risultati utili consecutivi, la Juve ha perso la sua imbattitbilità in campionato. E lo ha fatto nel modo più crudele: in casa, prendendone tre dalla rivale per eccellenza, che in un solo colpo (anzi tre!) si è portata ad una sola lunghezza proprio dai bianconeri, facendogli perdere un pò di quella montagna di sicureza accumulata da una anno a questa parte.
Sabato sera i bianconeri sono stati sorpresi e messi in difficoltà dal modulo "spensierato" e dall'aggressività dell squadra di quello che se non "Special Two", a Milano sta diventando il "figlio adottivo" dell'indimenticato Josè.
 Mai come contro i nerazzurri la Juve è apparsa imprecisa e frettolosa, a tratti nervosa a causa dell'atteggiamento dell'Inter. Ancora una volta si sono viste le solite difficoltà in zona offensiva degli avanti bianconeri, questa volta frustrate dall'opposta efficacia degli avversari.
Come sempre giornalisti e giornali hanno sprecato fiumi di parole e d'inchiostro a sottolineare la mancanza dell'ormai "nauseante" Top Player: Bendtner è un buon giocatore che può tornare utile, ma non è quello che può sostituire Vucinic nè quello che può risolverti partite così complesse.

Diciamoci la verità e guardiamo in faccia la realtà: il problema principale della Juve non è l'attaccante. Va bene, le lacune ci sono, ma anche l'anno scorso in avanti i bianconeri non avevano una stella eppure hanno vinto e convinto ugualmente.
Il vero vuoto i bianconeri ce l'hanno in panchina. Sabato Stramaccioni ha preparato e vinto la partita presentando una squadra prima "insolente" e poi capace a sfruttare, con l'inserimento di Guarin, la perdita di lucidità dei bianconeri.
La Juve invece a bordo campo aveva Alessio, bravo e diligente, ma pur sempre un burattino. Non aveva Antonio Conte, l'uomo che ha creato questa squadra, in grado di spronarla negli spogliatoi e addirittura di guidarla nelle singole azioni.

I bianconeri hanno bisogno di ritrovare la fame del suo condottiero, quella dell'anno scorso insomma. Raramente quest'anno l'hanno messa in mostra: il primo tempo con la Roma e i primi 15' minuti proprio con l'Inter.
Nelle altre occasioni gli uomini di Conte sono stati quasi sempre padroni della partita, soffrendo però qualcosa di troppo (vedi Siena e Bologna).
Ad attendere la Juve, ora c'è un filotto niente male: dopo il Pescara in trasferta, toccherà a Lazio in casa, Milan fuori e derby col Toro, inframezzati dalle gare di Champions con Nordsjaelland e Chelsea.
A Vinovo faranno bene a capire che i tre schiaffi di sabato DOVRANNO solo fare bene; dovranno servire a riaccendere la fame della passata stagione, dovranno riportare concentrazione ed attenzione al massimo.
Mercoledì in ballo c'è una stagione, la Juve dovrà tornare a ballare. Per tutti i 90 minuti però.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6

martedì 23 ottobre 2012

I TIFOSI PIU' VIOLENTI DEL MONDO STANNO PER TORNARE IN ITALIA


POLIZIA IN ALLERTA PER L'INVASIONE DEI "GROBARI"

Sono passati più di due anni da quel 12 ottobre del 2010. Quella sera gli ultras serbi, capeggiati dal ormai noto Ivan Bogdanov, tennero in scacco Marassi per più di un'ora costringendo poi alla sospensione della partita Tra Italia e Serbia, per le qualificazioni ad Euro 2012. Giovedì in occasione del match di Europa League tra Inter e Partizan Belgrado potrebbe accadere di nuovo a causa dell' esodo dei 3000 tifosi pronti a sostenere i bianconeri. Chi conosce il mondo del tifo organizzato sa sicuramente che stiamo parlando della tifoseria pìù violenta del mondo. Famosi sono i derby con l'altra squadra di Belgrado, la Stella Rossa, in cui ogni volta se ne danno di santa ragione nonostante i tentativi dei poliziotti di tenerli a bada.

La stranezza dei tifosi bianconeri è quella di avere due curve, con due diversi gruppi organizzati, tra le quali c'è un profondo odio, tale da farci scappare anche il morto negli ultimi scontri. Proprio per questo stanno lavorando insieme la polizia italiana e serba per evitare il disastro. C'è infatti il serio rischio che arrivino a Milano altri 300 tifosi ultrà, ai quali è stata negata la vendita del tagliando della partita, proprio per evitare che si incontrino e si scontrino con i “colleghi” dell'altra curva, magari proprio in Piazza Duomo. Se dovesse accadere non sarebbe nemmeno la prima volta che due gruppi della stessa squadra arrivino a picchiarsi. Difatti è dello scorso 3 ottobre la notizia della rissa tra tifosi di due fazioni rivali del Paris Saint-Germain arrivati alle mani ad Oporto durante la trasferta di Champions League contro la squadra portoghese.

Altro motivo di preoccupazione per i poliziotti italiani lo causa la recente amicizia stretta dai 40+ (i nemici dei 300 che dovrebbero arrivare) con la Curva Sud del Milan. Le autorità ritengono possibile che gli Ultras rossoneri diano un aiuto logistico ai serbi per dare qualche problema ai loro cugini interisti; sarebbe la fine di una “pace milanese” che dura da più di trent'anni. Speriamo che giovedì sera al termine della gara si parli solo di calcio giocato.

Nicolò Smerilli
(@NiSmerilli)

giovedì 7 giugno 2012

FINAL EIGHT PRIMAVERA: ECCO L'ITALIA DEL FUTURO!

DALLE FINALI DEL CAMPIONATO PRIMAVERA SONO EMERSI GIOCATORI CHE FANNO BEN SPERARE PER IL FUTURO DEL NOSTRO CALCIO

Che il calcio italiano sia in crisi non è certamente una scoperta.
Stadi fatiscenti, campionati truccati e l'assenza di grossi capitali hanno fatto perdere il fascino alla nostra serie A. I top Player snobbano il nostro campionato, i pochi che ci sono emigrano all'estero e i risultati delle nostre squadre in Europa non fanno sicuramente sorridere.
Qual'è dunque la soluzione?
A detta dei molti la via migliore da intraprendere sarebbe quella del modello tedesco: puntare tutto sui settori giovanili e scoprire giovani talenti ai quali dare finalmente spazio. In Germania ha permesso di scovare baby fenomeni come Marco Reus, Mario Gotze e Thomas Muller.

A ben vedere anche l'Italia ha i suoi gioielli. Probabilmente mai come quest'anno infatti, abbiamo avuto la possibilità di vedere 'giocatorini' davvero interessanti. Alcuni di essi sono già entrati nel giro della nazionale maggiore, come Mattia Destro, Marco Verratti o Stefan El Shaarawi, mentre altri hanno fatto la fortuna delle proprie squadre, come Lorenzo Insigne e Ciro Immobile.

Le Final Eight per lo scudetto primavera non sono ancora finite, ma ragazzi di talento e prospettiva se ne sono visti eccome.
 Noi di DiscoveryFootball abbiamo provato a stilare una top 11 di un'ipotetica nazionale:

Mirko Pigliacelli: classe '93, portiere della Roma, è arrivato tra i giallorossi nel 2009, dopo due anni dai cugini laziali. E' un estremo difensore molto bravo nelle uscite e con i piedi. Di lui rimase molto colpito Luis Enrique, che l'anno scorso decise di aggregarlo alla prima squadra.

Per la difesa abbiamo scelto: Mattia De Sciglio, classe '92, terzino del Milan che quest'anno Allegri ha fatto esordire prima in Champions con il Viktoria Plzen e poi in campionato nella gara di Verona, vinta con il Chievo 1-0.
Marco Baldan, classe '93 centrale difensivo compagno di De Sciglio, molto abile in marcatura e dotato di buona tecnica ed infine Luca Andrea Crescenzi, classe '93 difensore della Lazio molto richiesto da varie squadre di A e di B.

Per il nostro ipotetico centrocampo i 5 sono:
Federico Viviani: quel che si dice un centrocampista completo. Piedi sopraffini e grinta da vendere, nella semifinale con la Lazio, il centrocampista della Roma ha fatto vedere tutto il suo potenziale, realizzando su punizione il momentaneo 1-1. Viviani ha già avuto modo di esordire in campionato nel pareggio interno dei giallorossi con la Juventus.
Andrea Romanò: capitano della primavera dell'Inter, gioca sulla trequarti, ma presenta qualità più da incursore che non da fantasista. Dotato di grande corsa, ha messo a segno il momentaneo 2-1 nella semifinale col Milan e ha realizzato l'assist del 3-3 di Samuele Longo.
Amato Pietro Ciciretti: Centrocampista della Roma di grande duttilità. Gioca da numero 10, ma spesso si abbassa al fianco di Viviani per far partire la manovra giallorossa. Giocatore di grande tecnica, ricorda molto Miralem Pjanic nelle movenze.
Leonardo Spinazzola: esterno offensivo juventino classe '93, è il classico avversario che non vorresti mai incontrare: dinamico, rapidissimo e letale nell'uno contro uno.
Bryan Cristante: regista italo-canadese del Milan classe '95, si è comportato molto bene nelle fasi finali del campionato nonostante l'età. Dotato di grande visione di gioco, può contare anche su un fisico imponente che vanta 186 cm di altezza.

Quella d'attacco è davvero una coppia di killer d'aria di rigore.
Il primo nome è quello di Samuele Longo, attaccante dell'inter classe '92. Arrivato nel 2009 dal Treviso ha tutto per diventare un grandissimo attaccante; dinamismo, forza fisica e fiuto per il gol sono le sue migliori qualità. Longo ha la media di un gol ogni due partite e ieri nel derby col Milan ha regalato la finale ai suoi grazie ad una fantastica tripletta.
L'altro ariete è Gianmario Comi, centravanti del Milan, arrivato l'anno scorso dal Torino nello scambio che ha portato Verdi in granata, ha una media gol spaventosa; ben 27 marcature in 25 partite. Dotato di una stazza imponente, ieri sera ha presumibilmente giocato l'ultima partita con la primavera rossonera, segnando per altro una doppietta.

A tutti questi nomi vanno aggiunti i talenti che attualmente stanno già militando in serieA e B. Finalmente, dopo anni in cui la macchina sembrava essersi inceppata, il calcio italiano sembra aver sfornato una nuova generazione di baby-talenti.
A questo punto spetterà solo alle società il compito di farli diventare grandi.

Davide Bernardi