ANCHE LOW PASSA ALLA FALSO NOVE IN STILE BARCELLONA: "I MIEI RAGAZZI SEGNANO E FANNO SEGNARE"
A dispetto di quanto si potrebbe pensare, la partita di venerdì vinta dalla Germania per 3-0 col Kazakistan, potrebbe essere ricordata per molto tempo. Perchè vi chiederete voi: il risultato? La competizione? I marcatori forse? No, per nessuno di questi motivi. Il successo degli uomini di Low in terra Kazaka, potrebbe rimanere nella storia del calcio come data ufficiale della fine di uno degli stereotipi più antichi e solidi di questo sport.
Mi spiego subito, il classico attaccante "Teutonico" (ah come mi piace questa parola!) sta scomparendo anche dalla nazionale in cui per eccellenza ha trovato dimensione e spazio. Amanti della Nationalelf preparatevi a dire addio alla speranza di vedere nuovi Muller e Jancker.
I successi infatti più che la moda, del Falso Nueve Catalano e Spagnolo in generale e i contemporanei insuccessi della selezione tedesca, hanno influenzato anche la nazionale che fu di Bierhoff e che ora vede sedere in panchina gente come Miro Klose e Mario Gomez.
Il c.t Joachim Löw infatti, ha gradualmente varato un cambiamento, che fino a venerdì è passato sotto traccia, ma che, se confermato, rappresenterebbe davvero una svolta per il "Deutscher Fussball".
Sfruttando anche l'incredibile quantità di giocatori offensivi che la Bundes ha saputo sfornare nelle ultime stagioni, Löw è passato al modulo senza punta centrale, sfruttando il talento e la duttilità dei vari Muller, Özil Götze e Reus.
La Germania in modalità Falso Nueve si è vista per la prima volta nell'amichevole con l'Olanda dello scorso Novembre. Dopo un tempo assolutamente in ombra, Mario Gomez viene sostituito da Özil, l'altro Mario, quello alto la metà (Götze) passa centrale e la squadra di Löw cambia faccia.
Contro la Francia un mese fa, ad agire da (falsa) prima punta ci pensò Özil e i tedeschi vinsero quella gara 2-1, nessuno però ne parlò più di tanto.
Il c.t tedesco in conferenza stampa ha giustificato il passaggio al "modulo catalano" dicendo: "E' un bene se il tuo avversario non deve preparasi ad affrontare una sola tipologia di attaccante. E' una fortuna avere in rosa giocatori come Klose e Gomez, ma Muller, Götze, Özil e Reus hanno la capacità di segnare e di farti segnare".
Dopo la partita di ieri, giocata ancora una volta senza una vera punta, il dubbio si è spostato su chi fungerà da esca centrale da qui in avanti: Özil e Götze con la loro tecnica sarebbero in grado di far fruttare al massimo gli inserimenti dei compagni, ma non avere le loro qualità nell'uno contro uno sulla fascia potrebbe far perdere qualcosa soprattutto nelle ripartenze. Di Muller invece sarebbe un peccato non sfruttare la sua capacità di inserimento senza palla, metre di Reus invece le penetrazioni palla al piede.
Insomma in Germania hanno l'imbarazzo della scelta. Löw ha un anno di tempo per mettere a punto il nuovo modulo e se questo farà la differenza tra una finale vinta e un eliminazione in semifinale, allora si che Kazakistan 0-3 Germania entrerà nella storia del Deutscher Fussball.
Davide Bernardi
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Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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domenica 24 marzo 2013
ANCHE LA GERMANIA PASSA AL "FALSO NUEVE"..TRAMONTA L'ERA DEI BIERHOFF?!
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mercoledì 21 marzo 2012
L' EMERGENTE: PIERRE MICHEL LASOGGA
INTRIGO A BERLINO
La Bundesliga negli ultimi anni ha assunto i connotati di un campionato sempre più imprevedibile, la corsa per il Meisterchale ha visto difatti un alternarsi di diverse pretendenti. Imprevedibilità quella della Bundes dovuta anche alla facilità con la quale ogni anno vengono sfornati nuovi piccoli campioni. Il nuovo crack si chiama Pierre Michel Lasogga gioca nel Hertha Berlino e, con la maglia della capitale, la punta ha conquistato gli onori della cronaca tedesca. Il calciatore classe 1991 dopo le esperienze con il Wolfsburg e con le riserve delle “aspirine” di Leverkusen passa alla relativa selezione del Hertha Berlino. La vecchia signora tedesca nella stagione 2009-2010, orfana di Marko Pantelic e di Andrej Voronin, fautori di un quarto posto conquistato l’anno precedente, si rende tristemente protagonista di una clamorosa retrocessione. Nel 2010 il club di Berlino promuove in prima squadra il giovane Lasogga che grazie ai suoi gol era già diventato un idolo nella squadra riserve. La punta di Gladbeck diventa un elemento fondamentale nel Hertha contribuendo alla risalita in Bundesliga da parte della società con 13 gol in 25 presenze. Il 2011 diventa l’anno della consacrazione per Lasogga, l’esordio nella massima categoria tedesca coincide anche con la chiamata nella nazionale Under 21 tedesca e anche qui si afferma indiscussamente come uno dei maggiori talenti tedeschi. Sebbene l’annata per l’Hertha di Berlino non sia tra le migliori della sua storia, le prestazioni di Pierre Michel non sono passate sottotono e molte società hanno poggiato gli occhi sul calciatore: tra le società più attive nei lavori di corteggiamento si è imposta la Lazio. Gli aquilotti di Lotito infatti sarebbero alla ricerca di una nuova punta da affiancare al bomber Miroslav Klose e la scelta sembra essere proprio caduta sul giovane connazionale, al quale Klose potrebbe fungere da buon maestro. Il cartellino del calciatore si aggira sui 5 milioni di euro ma c’è una clausola di risoluzione del contratto in caso di retrocessione del Hertha e a Tare, direttore sportivo della Lazio, non dispiacerebbe portare a casa un altro colpo a parametro zero: siamo sicuri che saranno in molti a tifare contro il “povero” Hertha di Berlino in questo finale di stagione.
Lorenzo Granatelli
La Bundesliga negli ultimi anni ha assunto i connotati di un campionato sempre più imprevedibile, la corsa per il Meisterchale ha visto difatti un alternarsi di diverse pretendenti. Imprevedibilità quella della Bundes dovuta anche alla facilità con la quale ogni anno vengono sfornati nuovi piccoli campioni. Il nuovo crack si chiama Pierre Michel Lasogga gioca nel Hertha Berlino e, con la maglia della capitale, la punta ha conquistato gli onori della cronaca tedesca. Il calciatore classe 1991 dopo le esperienze con il Wolfsburg e con le riserve delle “aspirine” di Leverkusen passa alla relativa selezione del Hertha Berlino. La vecchia signora tedesca nella stagione 2009-2010, orfana di Marko Pantelic e di Andrej Voronin, fautori di un quarto posto conquistato l’anno precedente, si rende tristemente protagonista di una clamorosa retrocessione. Nel 2010 il club di Berlino promuove in prima squadra il giovane Lasogga che grazie ai suoi gol era già diventato un idolo nella squadra riserve. La punta di Gladbeck diventa un elemento fondamentale nel Hertha contribuendo alla risalita in Bundesliga da parte della società con 13 gol in 25 presenze. Il 2011 diventa l’anno della consacrazione per Lasogga, l’esordio nella massima categoria tedesca coincide anche con la chiamata nella nazionale Under 21 tedesca e anche qui si afferma indiscussamente come uno dei maggiori talenti tedeschi. Sebbene l’annata per l’Hertha di Berlino non sia tra le migliori della sua storia, le prestazioni di Pierre Michel non sono passate sottotono e molte società hanno poggiato gli occhi sul calciatore: tra le società più attive nei lavori di corteggiamento si è imposta la Lazio. Gli aquilotti di Lotito infatti sarebbero alla ricerca di una nuova punta da affiancare al bomber Miroslav Klose e la scelta sembra essere proprio caduta sul giovane connazionale, al quale Klose potrebbe fungere da buon maestro. Il cartellino del calciatore si aggira sui 5 milioni di euro ma c’è una clausola di risoluzione del contratto in caso di retrocessione del Hertha e a Tare, direttore sportivo della Lazio, non dispiacerebbe portare a casa un altro colpo a parametro zero: siamo sicuri che saranno in molti a tifare contro il “povero” Hertha di Berlino in questo finale di stagione.Lorenzo Granatelli
domenica 4 marzo 2012
LAZIO 2 ROMA 1: IL DERBY HA I COLORI DEL CIELO
LA SQUADRA DI REJA ALLUNGA IN OTTICA CHAMPIONS SULL' UDINESE BLOCCATA DA UN' OTTIMA ATALANTA
ROMA- Finisce come all'andata, con la Lazio ad esultare sotto la Nord ed i romanisti a recriminare per l'ennesimo risultato stagionale negativo.
Come di consueto accade in un derby si parte subito forte con le due squadre vogliose di far risultato. L'episodio che cambia il match arriva subito. Nono minuto, Stekelemburg atterra Miro Klose in area, calcio di rigore e conseguente espulsione per il portiere olandese. Dal dischetto si presenta il solito Hernanes che con freddezza batte il neo-entrato Lobont e fa 1 a 0. La tensione sale e Bergonzi non può far altro che ammonire per stemperare gli animi. Nonostante l' inferiorità numerica la Roma non vuole recitare la parte della vittima sacrificale e dopo una manciata di minuti dallo svantaggio i giallorossi riescono a pareggiare con l' uomo del momento: Fabio Borini. Un plauso va fatto al guardalinee, il quale non esita a convalidare il gol del giovane azzurro in una situazione simile a quella di Muntari della scorsa giornata. La Roma pareggia ma è comunque la Lazio a tenere il pallino del gioco con i giallorossi incapaci di produrre qualcosa di concreto che possa impensierire Marchetti. Discutibile la scelta di Luis Enrique di togliere Lamela per far entrare Lobont in occasione dell' espulsione del portiere “Oranje”. L'asturiano, togliendo il giovane argentino, non fa altro che spostare il baricentro della sua squadra più in basso favorendo così la pressione biancoceleste. La ripresa inizia con una Lazio vogliosa di portare a casa molto più dei tre punti e la Roma che a volte pare accontentarsi, giustamente, del punto. La squadra di Reja insiste e al 16' trova il vantaggio con il capitano Stefano Mauri bravo ad approfittare di una delle pochissime ingenuità del duo centrale romanista Juan-Heinze. La Lazio avrebbe anche l' occasione di portarsi sul 3 a 1 chiudendo definitivamente la gara, Lobont però non è d'accordo e nega la gioia della doppietta ad Hernanes. Il finale è incandescente con i giocatori sempre più agitati e Bergonzi costretto a cacciare anche Scaloni per una brutta entrata su Bojan. Il risultato resta congelato sul 2 a 1 e l'aquila laziale può volare sul cielo di Roma.Non accadeva dalla stagione 97-98 un doppio successo laziale nella stracittadina, Reja sfata un tabù dopo essere stato ingiustamente accusato di essere il "gatto nero" di questa squadra. Successo veramente importante per la compagine del presidente Lotito che con i tre punti di oggi allungano
in ottica champions sull' Udinese, fermata dall'Atalanta sullo 0 a 0, e iniziano a fare qualche pensierino anche al secondo posto ora distante solo tre lunghezze. Si moltiplicano invece i dubbi sul progetto di Luis Enrique. Questa Roma è veramente una squadra di difficle lettura, non si capisce quali siano le ragioni che la portino a vincere per quattro reti a zero contro l' Inter e magari perdere la settimana dopo a Siena. A volte per tipologia di gioco sembra l' attuale Juventus: capace di tenere la palla per la maggior parte della gara, ma inconcludente al momento di rendersi effettivamente pericolosa sotto porta. Esonerare il tecnico asturiano a questo punto della stagione non avrebbe senso anche perchè la squadra sembra comunque seguirlo. I talenti in rosa ci sono, devono solamente acquisire una mentalità più da squadra e una consapevolezza della propria forza. Tra un paio d'anni, se i dirigenti giallorossi avranno avuto pazienza, la Roma sarà sicuramente una forte pretendente per lo scudetto.
Nicolò Smerilli
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