Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Lazio. Mostra tutti i post
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lunedì 27 maggio 2013

LAZIO, CANDREVA: L'AQUILA E' ROMA E LUI L'EREDE!

IL RAGAZZO CRESCIUTO CON LA ROMA NEL CUORE, TRASCINA LA LAZIO ALLA VITTORIA DEL DERBY PIU' IMPORTANTE DI SEMPRE

Era l’ultimo giorno di Febbraio del 1987 quando Antonio nasceva, ultimo anno di Eriksson sulla panchina della Roma. La squadra della sua città, tifata sin da bambino, e che un giorno avrebbe battuto per fare grande la Lazio, eterna rivale.

Corsa, dinamismo, capacità di interpretare praticamente tutti i ruoli del centrocampo, compreso quello anarchico del trequartista: queste le caratteristiche principali del ragazzo romano, affacciatosi al calcio professionistico in serie b con la maglia della Ternana. Da quel momento, tanto girovagare, prestiti, stagioni fortunate, stagioni deludenti. Livorno la svolta: tanti goal, molti bellissimi; arriva come un fulmine a ciel sereno la chiamata della Juventus. Un milione di euro al Club del presidente Spinelli, esordio con la maglia bianconera proprio contro la Roma, vincente a Torino in quel gelido 23 gennaio del 2010. Il cartellino è sempre in mano all’Udinese, la Juventus non lo riscatta, rincomincia la girandola dei prestiti: prima Parma, poi Cesena. Sembra profilarsi sempre più una carriera altalenante, buon livello ma nulla di che.

Nel 2012 l’interessamento della Lazio; altro prestito, ma questa volta con riscatto. Non è stato facile, amore difficile da far decollare: i tifosi conoscono il suo passato e l’amore per l’altra società di Roma, volano i fischi al suo esordio all’Olimpico.
La fiducia la conquista pian piano, sempre più leader nella formazione biancoceleste guidata da Petkovic.
Tanti goal, rigorista insieme ad Hernanes, talento italiano del calcio moderno.
Ieri pomeriggio la finale più importante nella storia del Derby Capitolino: un trofeo in palio, serviva fare la differenza, era necessario trasformare una volta per tutti i fischi in applausi. Miglior giocatore del match, assist per il goal di Lulic, delirio in Curva Nord. Il primo a condurre i festeggiamenti? Proprio Antonio; ora i tifosi lo amano, lui ha sempre negato di tifare Roma. Dopo quello che si è visto ieri in campo, ma soprattutto dopo, come dubitare delle parole del numero 87 ?

Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

lunedì 22 aprile 2013

EDITORIALE JUVE: CONTAVANO I 3 PUNTI, MA IL NUOVO MODULO ANCORA NON CONVINCE!

CONTAVA VINCERE, MA LA PRESTAZIONE E' STATA PIUTTOSTO DELUDENTE

Una gara molto simile a quella del girone d'andata, bloccata, in cui entrambe le squadre hanno tenuto bene il campo e poi decisa da un episodio.
A questo punto della stagione la cosa più importante erano i tre punti e alla luce del risultato, la prestazione poco brillante della Juve passa ovviamente in secondo piano. Vanno comunque analizzati, anche in prospettiva prossima stagione, alcuni aspetti del nuovo modulo proposto da Conte, che almeno per ora ancora non funzionano.
L'assetto cui ci riferiamo è chiaramente il 3-5-1-1 che i bianconeri hanno utilizzato anche nella gara di lunedì scorso con la Lazio.

La prima cosa da sottolineare è il contesto: usare il modulo a una punta a Roma può essere una scelta assolutamente sensata, utilizzarlo invece in casa è forse un atteggiamento un po' troppo rinunciatario per la prima in classifica.
Il secondo aspetto è invece il paradosso visto questa sera e a tratti anche a Roma riguardo l'atteggiamento tattico del centrocampo in rapporto alla superiorità numerica.
Mi spiego subito: un modulo con sei centrocampisti (perchè Marchisio non è certamente un trequartista!) presuppone almeno teoricamente, una superiorità netta a centrocampo in entrambe le fasi. Col Milan e a tratti anche con la Lazio invece, Pirlo è stato spesso lasciato solo a gestire il pallone, gli altri compagni di mediana disposti dieci-quindici metri più avanti e buchi piuttosto eviedenti in mezzo al campo che fortunatamente ne biancocelesti ne rossoneri hanno saputo sfruttare.

Capitolo Marchisio: il Principino bianconero anche con i rossoneri è stato "sacrificato" trequartista dietro Vucinic. L'idea di Conte è quella di sfruttare le doti di inserimento del centrocampista torinese in fase offensiva, la sua generosità e il suo senso tattico in fase difensiva. Contro gli uomini di Allegri, Marchisio ha corso moltissimo, offrendo un contributo importantissimo in fase di pressing e spesso anche in ripiegamento, ma non è praticamente mai entrato nel vivo del gioco.
La mia idea rimane quella che le proprietà da incursore si evidenzino quando il numero 8 bianconero parte da dietro riuscendo a prendere in controtempo le difese avversarie e che impiegarlo "alla Perrotta", non sfruttando le sue doti di incontrista sia un peccato.

Capitolo Vucinic: il montenegrino è incappato in una delle sue classiche serate in cui sembra aver dimenticato la voglia a casa. Se l'intenzione di Conte è quella di sfruttare le sue capacità tecniche per esaltare la corsa di Marchisio, lo Zorro bianconero in partite come queste riesce praticamente solo a perder palla, senza essere capace di far salire la squadra e anzi, costringendola a rimanere schiacciata.
Un modulo del genere, soprattutto in fase di ripartenza, prevede Vucinic come unica possibile destinazione delle verticalizzazioni bianconere; purtroppo in giornate come questa, in cui la Juve non è al meglio fisicamente e l'avversario è messo bene in campo, l'avere una sola opzione diponibile diventa un evidente ostacolo allo sviluppo del gioco e conseguentemente alla pericolosità della squadra.

 Alla luce di queste considerazioni (ma non solo) e in ottica prossima stagione, posso dire che il modulo a sei centrocampisti non mi ha convinto del tutto. Tuttavia, con ancora cinque giornate da giocare e 11 punti di vantaggio sul Napoli, Conte ha la possibilità di collaudare meccanismi ancora poco fluidi.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

domenica 21 aprile 2013

UDINESE: PIOTR ZIELINSKI, UN NUMERO 10 FATTO IN CASA POZZO!"

E' STATA LA VERA RIVELAZIONE DELLA VITTORIA DEGLI UOMINI DI GUIDOLIN SULLA LAZIO: CLASSE '94 IL POLACCO HA NUMERI DA CAMPIONE


Dopo la prima da titolare col Parma, ieri sera alla seconda dal primo minuto, un ragazzino polacco ha sorpreso davvero tutti.
Si chiama Piotr Sebastian Zielinski ed è il nuovo, anzi l'ennesimo, gioiellino scoperto dalla famiglia Pozzo e dall'Udinese.

Trequartista classe '94 , è nato il 20 maggio a Zabkowice Slaskie ed è arrivato ad Udine due anni fa dal Zagliebe Lubin, dove a 16 anni giocava già in prima squadra.
Grandi meriti dell'arrivo del gioiellino polacco in Italia, vanno ad Andrea Carnevale, che di recente ha raccontato di aver visto per la prima volta Zielinski in un torneo in Spagna. Al ragazzo venne fatto fare un provino ad Udine, durante il quale venne fatto giocare con le giovanili bianconere e a cui venne chiesto di battere anche le punizioni. Ebbene iniziò a batterle indistintamente di destro e sinistro, tanto che a fine partitta gli stessi osservatori bianconeri non erano più certise il ragazzo fosse destro o mancino.

Aggregato alla primavera friulana, mette a segno 7 gol in 12 partite, abbastanza per convincere Francesco Guidolin a portarlo in prima squadra.
Lo stesso allenatore veneto, nel post partita con la Lazio ha dichiarato: "La prima volta che lo vidi era poco più che un ragazzino, gracile, ma i piedi erano spettacolari. Zielinski potrebbe diventare quel numero dieci che cerchiamo da anni. Un numero dieci fatto in casa".
Effettivamente Piotr, alto 177 cm, è il classico trequartista moderno, cui piace giocare tra le linee, dialogando nello stretto, ma con la piacevole tendenza ad inserirsi alle spalle dei difensori.
Nella stessa partita con gli uomini di Petkovic, è andato un paio di volte vicino al gol proprio andando a prendere in verticale i suggerimenti di Di Natale.
Per quanto riguarda invece la nazionale polacca, a soli 18 anni è già nell'orbita della selezione U21.

Dopo i vari Sanchez, Inler e Asamoah, ecco Piotr Sebastan Zielinski, il nuovo, anzi l'ennesimo, fatto in casa Pozzo.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

venerdì 5 aprile 2013

"TATTICA CHE PARTITA!": "MAMMA LI TURCHI!"

PRESSING FURIBONDO E FRASEGGIO NELLO STRETTO, LA LAZIO NE PRENDE DUE DAL FENERBACHE

È una serata calda ad Istanbul, non solo per il clima mite della città, ma anche e soprattutto per il calore trasmesso dai 50 000 del Şükrü Saracoğlu, tutto esaurito per l’occasione dopo le due partite a porte chiuse.
La Lazio si presenta in Turchia con la consapevolezza di dover affrontare una sfida dura, sotto molti punti di vista e inevitabilmente con la testa già al derby di lunedì sera all’Olimpico.
Dall’ altra parte il Fenerbache, consapevole del vantaggio di poter giocare di fronte al proprio pubblico, ha la possibilità di ben figurare in quell’ Europa dove i connazionali del Galatasaray sono appena stati travolti dalla compagnine Mourinhana.

Il 4-2-3-1 turco è un marchio di fabbrica di mister Kocaman, che schiera la propria squadra con un modulo fisso indipendentemente dalle scelte avversarie.
Petkovic, forte di una Lazio imbattuta quest’anno nella competizione, opta per un più coperto 4-4-1-1, con Ederson in appoggio al capocannoniere del torneo Libor Kozak .
Il ritmo è piuttosto alto sin dalle prime battute, dove il Fenerbache padrone di casa mette subito timore ad una Lazio apparentemente scossa dall’agonismo messo in campo dagli uomini giallo-blu.
La chiave del pressing dei turchi si trova nel centrocampo, dove il pallino del gioco laziale, il ragazzo brasiliano con la maglia numero otto, viene costantemente pressato a turno da Topal o Meireles, quest’ ultimo vero e proprio padrone della mediana.
I tre centrocampisti avanzati e la prima punta, tale Webò, fraseggiano molto bene e creano costanti pericoli sulla fascia destra biancoceleste.
È proprio da una di queste azioni che si creano i presupposti per l’unica vera occasione del primo tempo, un tiro deviato da Marchetti che finisce sul palo per poi essere definitivamente allontanato da Ciani.

Nella ripresa il doppio cartellino giallo di Onazi, con conseguente espulsione, cambia le carte in tavola e obbliga la Lazio a chiudersi nella propria metacampo, sotto il costante attacco da parte del Fenerbache.
La difesa biancoceleste tiene duro, respingendo più volte i turchi, ma non riuscendo quasi mai ad essere incisiva davanti, dove il cambio Kozak-Klose serve solo per le statistiche.
Proprio quando si pensa che gli uomini di Petkovic possano riuscire a strappare il tanto sperato pari, un fallo di mano di Radu piuttosto involontario al limite dell’aria costa il tiro dagli undici metri. Parte Sow, 1-0, l’urlo della KFY ( Curva Giallo-Blu ) sale alto nel cielo della vecchia Costantinopoli.
Come se bastasse, sul finire del tempo regolamentare, una punizione non bloccata da Marchetti trova pronto sulla respinta Kuyt che insacca per il raddoppio.
Dopo cinque lunghissimi minuti di recupero, la sfida si conclude con il 2-0 del Fenerbache sulla Lazio.
Considerando anche che la gara si disputerà a porte chiuse, al ritorno servirà una vera impresa per i biancocelesti, ma il discorso qualificazione non è ancora chiuso. E per ora ci basta questo.

Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

lunedì 1 aprile 2013

IN THE BOX: "DI CANIO E' FASCISTA, MI DIMETTO!"


LA NOMINA DEL NUOVO ALLENATORE NON PIACE NE' AI TIFOSI NE' A MILIBAND CHE ARRIVA ADDIRITTURA A LASCIARE LA PROPRIA CARICA DI VICE-PRESIDENTE

Gennaio 2005, a Roma si gioca uno dei derby più sentiti del mondo, vince 3 a 1 la Lazio e Paolo Di Canio, bandiera della squadra biancoceleste, va sotto la curva Nord e rivolge ai propri tifosi (notoriamente di estrema destra) il saluto romano. Apriti cielo! In Italia impazzano le polemiche con la Federcalcio che addirittura mette sotto inchiesta l’episodio, le foto dell’attaccante romano finiscono su tutti i maggiori quotidiani europei e l’intero vecchio continente si scandalizza di fronte al gesto.

Sono passati più di otto anni da quell’episodio, e nel frattempo Di Canio ha appeso gli scarpini al chiodo decidendo di sedersi in panchina per guidare le sue squadre con lo stesso ardore calcistico con cui giocava. Dopo aver allenato per un paio di stagioni lo Swindon Town, l’ex attaccante della Lazio viene chiamato per salvare il Sunderland cercando di risollevare una squadra che non ottiene una vittoria da otto partite.

Ma a poco più di 24 ore dalla nomina già ci sono i primi scontenti. Infatti hanno fatto rumore in Inghilterra le dimissioni di David Miliband, membro del board esecutivo della società e noto esponente del partito laburista inglese, quello che in Italia chiameremmo “di sinistra”.


"Auguro al Sunderland tutto il successo possibile. Tuttavia, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore, è giusto che io faccia un passo indietro". Sono queste le parole con cui l’ex ministro degli esteri britannico si è congedato dal suo incarico. A dir la verità Miliband ha già trovato una nuova occupazione presidenziale alla Ong International, società che in passato è stata guidata pure da Bill Clinton, e in molti vedono le sue dimissioni come una decisione puramente di convenienza. 


Tuttavia neanche ai tifosi del Sunderland è piaciuta la scelta. I tifosi dei “black cats” (questo il soprannome dei biancorossi) si sono subito mobilitati esprimendo il proprio dissenso in rete e nei social network creando una pagina Facebook chiamata “Sunderland against Fascists” e, come se non bastasse, sostituendo l’immagine di Wikipedia del nuovo tecnico con quella di Adolf Hitler. La maggior parte della tifoseria biancorossa è difatti composta dalla working class inglese che notoriamente ha idee politiche diametralmente opposte a quelle del nuovo allenatore.

Di Canio ha prontamente risposto alle accuse definendo il tutto “stupido e ridicolo”. Ora al campo l’ardua sentenza. Se nelle otto giornate di Premier l’ex capitano laziale riuscirà a salvare i “gatti neri” dalla retrocessione in seconda divisione siamo sicuri che i tifosi del Sunderland chiuderanno le pagine Facebook contro il loro allenatore e, magari, anche Miliband sarà contento dell’operato di un “fascista”.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on twitter


mercoledì 27 marzo 2013

VIDEO - GAIZKA MENDIETA, PROFESSIONE DJ! CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK!

NEL GIORNO DEL SUO 39ESIMO COMPLEANNO, VI RACCONTIAMO LA STORIA DI UNO DEI PIU’ GRANDI FLOP DEL CALCIO ITALIANO, CHE OGGI FA IL DJ!

Quentin Tarantino, Mariah Carey, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, Cesare Cremonini, Jessie J, Fergie, una mia pro-zia e Gaizka Mendieta. Tutti personaggi noti (o quasi), tutti personaggi accomunati da un unico elemento, un unico fattore: il loro compleanno, datato 27 marzo. Ebbene si, oggi è per tutti quanti un giorno di festa, il “loro” giorno di festa. Ma il nostro uomo è uno solo: Gaizka Mendieta.

Lo ricorderete, con quel caschetto biondo a metacampo, eroe indiscusso del Valencia di inizio millennio, con il quale riuscì a raggiungere addirittura due finali consecutive di UEFA Champions League tra il 2000 e il 2001, due finali, ahi lui, entrambe perse contro Real Madrid (0-3) e Bayern Monaco (solo ai calci di rigori). Una sfortuna incredibile, una “maledetta sfortuna” come canta Vasco, condivisa a pieno con il futuro tecnico interista Hector Cuper e riscattata, in parte, solo con la magra consolazione del premio come miglior giocatore della competizione. Un premio che, malgrado tutto, testimonia con forza il talento e la bravura del calciatore spagnolo.
In quegli anni si parlava tantissimo di lui e anche giustamente, viste le prodezze ed i risultati ottenuti a livello internazionale. E così l’Europa inizia a farci un bel pensierino: in primis la Lazio di Sergio Cragnotti, in anticipo su tutti gli altri, convinta di mettere a segno un colpaccio assoluto. Siamo all’estate del 2001, proprio poco dopo la finale persa a San Siro. I biancocelesti avevano appena lasciato partire Pavel Nedved, direzione Juve, e optarono così per la spesa folle: 90 miliardi di vecchie lire per il caschetto biondo. 90 miliardi, signori, ricompensati con ben 20 presenze e zero gol stagionali tra il 2001 e il 2002. Tradotto in parole povere, un disastro totale.

Disastro che ancora oggi ci porta a ricordarlo come uno dei più grandi flop del calcio italiano: ancora oggi Mendieta rappresenta infatti lo spagnolo più caro della Serie A.
Così, dopo la catastrofica parentesi italiana, durata solo un anno, tenta il ritorno in patria, laddove gli si presenta un’altra clamorosa opportunità, chiamata Barcellona. Ma anche in maglia blaugrana sono solo delusioni. Dal 2003 al 2007 si ritroverà così in Premier League, al Middlesbrough, ultima squadra della sua carriera. Nel dicembre 2007, infatti, a soli 33 anni, si ritira definitivamente dall’attività agonistica.
Bene, ad oggi sono ormai quasi sei anni che Mendieta ha deciso di appendere le scarpe al chiodo e di abbandonare la vita da calciatore. Ma in questi sei anni lontano dai campi da gioco, dove può essere finito questo ragazzo nativo di Bilbao?? A che cosa si starà dedicando? E dove, in quale campo, si starà costruendo il proprio futuro professionale? Non indovinereste mai..nella musica!!

Ebbene si, il migliore giocatore della Champions 2001, quest’oggi è ormai un 39enne che si diverte a mixare dischi e canzoni nei locali più in voga tra Londra e Valencia. Da sempre appassionato di musica, il basco ha infatti deciso di impegnarsi con forza in questa nuova attività, lavorando tra Spagna ed Inghilterra anche come commentatore di gare di Premier e Liga per Sky Sports. E così, la scorsa estate, Mendieta ha partecipato addirittura al Fib di Benicassim, uno dei festival estivi più famosi del mondo, esibendosi in consolle in compagnia del giornalista musicale e suo grande amico Juan Vitoria. Molto curioso, in questa occasione, il fatto che Mendieta si fosse presentato all’evento in incognito, nascondendo le sue originalità sotto lo pseudonimo di Gasteiz Gang. Al tempo, inoltre, l’ex laziale rilasciò alcune particolari dichiarazioni al quotidiano spagnolo “Publico”: «Suonerò rock e soul degli anni ‘60 e ‘70, Flamin’ Groovies, Motown, Iggy Pop, Aretha Fralin, New York Dolls. Musica sufficiente per far volare le 3 ore del nostro spettacolo. Mettere dischi è più facile che tirare un rigore». E ancora: «Io personalmente sono qui anche per vedere alcuni dei miei gruppi preferiti: Strokes, Arcade Fire, Marzipan Man, Bombay Bycicle Club, Nadadora».

Una nuova vita dunque, totalmente diversa da quella precedente vissuta sul rettangolo verde. Una nuova carriera appena cominciata, che chissà dove lo porterà. Attenderemo con il sorriso alcuni sviluppi sulla faccenda. E magari un giorno vedremo DJ Mendieta in tour. Saremmo probabilmente curiosi di vederlo in una tappa romana. Non si sa bene come potrebbero prenderla sulla sponda biancoceleste, ma…

Eccovi un assaggio della sua musica:



Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter                   

lunedì 18 marzo 2013

EDITORIALE ROMA: HABEMUS FRANCESCO 226ESIMO!

TOTTI SUPERA NORDHAL E LA ROMA RAGGIUNGE LA LAZIO. QUARTA VITTORIA NELLE ULTIME CINQUE PER ANDREAZZOLI

Mentre Roma (e non solo) si appresta a conoscere il nuovo Francesco (I) della città, che ha sorpreso tutti per la sua semplicità e che il buon Moratti definirebbe un "personaggio simppattticco", la parte giallorossa della capitale si gode il "vecchio" Francesco (Totti), che anche ieri ha illuminato i fedeli della "Maggiga" presenti all'Olimpico.
Grazie (anche) ai numeri del suo capitano, che supera Nordhal grazie al suo 226 esimo gol in serie A, Andreazzoli arriva alla quarta vittoria in cinque gare, con 13 punti raccolti su 15 disponibili e 10 gol fatti contro i 4 subiti. Lazio e Inter raggiunte a 47, anche se i nerazzurri contano una partita in meno, sono la ciliegina sulla torta di una serata praticamente perfetta.

La Roma vista ieri sera è la cosa più vicina al progetto che sarebbe dovuto decollare tra le mani di Zeman. Un primo tempo in cui la Roma ha davvero impressionato; giro palla fluido e ragionato, scandito da verticalizzazioni improvvise che il Parma non è mai riuscito a leggere, complice lo schieramento tattico dei giallorossi: un 3-4-2-1, in cui esclusi i difensori e la coppia De Rossi e Tachtsidis in mezzo, tutti hanno fatto tutto. Rotazioni continue dei vari Florenzi, Perrotta, Lamela, Marquinho e Totti. I due in mezzo al campo costruiscono e distruggono a turno. Davanti, a fare la prima punta, tutti e nessuno; "Francesco 226esimo", schierato ancora da Falso Nueve, si sposta spesso a sinistra per favorire l'inserimento dei maratoneti più giovani, che con una naturalezza mai vista in questa stagione corrono, scalano, si propongono.
Andreazzoli, con il ritorno di Marquinhos dietro sembra aver trovato finalmente le chiavi di un Luna Park, forse realmente mai aperto al pubblico.
I tre difensori (gli altri erano Burdisso e Castan), coperti dal muro a centrocampo assicurano una certa solidità, l'applicazione tattica della mediana e il talento di Totti fanno il resto.
Anche ieri sera "l'ottavo Re di roma" ha dato spettacolo: pali, traverse, colpi di tacco e giocate, come quella che nel primo tempo, grazie ad un tacco in giravolta manda sul fondo Marquinho. Davvero uno spettacolo per gli amanti del calcio.

Come la più classica delle squadre d'influenza Zemaniana però, anche la Roma dimostra qualche difettuccio in fase difensiva. Ad inizio ripresa, cala la tenuta fisica degli uomini di Andreazzoli, che dimostrano anche più di una lacuna nelle marcature sui cross. Che siano da calcio da fermo o meno, Paletta e compagni riescono sempre a staccare indisturbati, andando più volte vicino al pareggio.
A differenza del periodo di Zeman tuttavia, quando a primi tempi esaltanti, la "Maggiga" contrapponeva seconde frazioni da suicidio (vedi gare casalinghe con Bologna e Cagliari), Andreazzolandia cala sì fisicamente, soffre, ma non crolla. Come a Udine, soprattutto negli ultimi venti minuti i giallorossi abbassano il baricentro e non riescono ad addormentare la partita, ma comunque non buttano via risultati già acquisiti.

A otto partite dalla fine, il discorso allenatore per la prossima stagione è inevitabile. Totti nel post-partita ha dato più di un'indicazione alla dirigenza: "Se rimanesse Andreazzoli sarebbe l'unico a conoscerci quasi tutti al 100%".
E poi si sa, chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia, ma non sa quel che trova.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter       Ecco una delle tante giocate di Totti            
                                                                 

lunedì 11 marzo 2013

DALL'OLIMPICO ALL'OLIMPICO, LA RIVINCITA DI VIVIANO

NELLO STESSO STADIO E NELLA STESSA PORTA IN CUI AVEVA PERSO I GUANTI DA TITOLARI, VIVIANO SI PRENDE LA SUA RIVINCITA

Ci è capitato più volte di raccontarvi quanto strano ed imprevedibile sia il calcio. E ancora una volta, per introdurre il protagonista di questo pezzo, è necessario ribadire questo concetto.
Se per l'editoriale sulla Juve è stato opportuno partire dalla fine, in questo caso è meglio andare con ordine e rispettare l'andamento cronologico degli eventi.

Era il l'8 dicembre 2012, all'Olimpico andava in scena un Roma-Fiorentina importante per le ambizioni di entrambe le squadre. La partita finì 4-2 per i giallorossi e tra i protagonisti in negativo ci fu Emiliano Viviano, portiere dei viola palesemente colpevole su almeno due delle quattro reti dell'allora banda di Zeman.
In primo luogo sul vantaggio romanista firmato Castan; il difensore giallorosso su una punizione di Totti, davanti alla porta schiacciò di testa un pallone sul quale Viviano, forse ingannato proprio dal rimbalzo, non intervenne. E Successivamente sul terzo gol della  Roma. Totti prende palla sui venti metri e scaraventa una fucilata in porta. Il portiere viola è tutt'altro che irresistibile e la palla si insacca.

Quel giorno, il "figlio della Fiesole" perse il posto a favore del giovane Neto. Poi un periodo certamente non facile. La storia d'amore (in campo) con la maglia viola sembrava poter finire pochi mesi dopo il matrimonio. A gennaio infatti si parlò di una possibile, ad un certo punto quasi probabile, cessione proprio alla Roma.
Alla fine ci si mise anche la sorte e l'inesperienza di Neto. Il giovane portiere brasiliano collezionò un errore dietro l'altro. Viviano riacquistò punti giorno dopo giorno nelle gerarchie di Montella e nella gara casalinga con il Parma del 3 febbraio scorso viene riproposto titolare. La Fiesole lo (ri)accoglie con lo striscione "Uno di Noi" e lui risponde con due grandi interventi sulle conclusioni ravvicinate di Belfodil e Sansone.
Da quella partita, Viviano non ha più lasciato i pali della Viola, risultando spesso provvidenziale per le vittorie della truppa di Montella, come ieri sera.
Proprio a proposito del concetto col quale abbiamo aperto il pezzo, Viviano, nello stesso stadio e nella stessa porta che gli aveva tolto i guanti da titolari, ha consolidato una vittoria quanto mai importante per la Fiorentina, confermando ancora una volta tutto il talento che già Prandelli aveva visto in lui. Parata plastica su una punizione di Hernanes e nei minuti finali parata decisiva su Floccari.
Eh si, il calcio a volte è proprio imprevedibile.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

domenica 10 marzo 2013

L'EDITORIALE DI PADOVAN: L'INTER CROLLA, LA CORSA AL TERZO POSTO È APERTISSIMA

CADONO INTER E LAZIO, IL TERZO POSTO E' ANCORA RAGGIUNGIBILE PER TUTTI

Non so se sia più grave la crisi di Stramaccioni, quella di Mazzarri o la mia.
Dopo l’illusione di Catania, di saper domare almeno i secondi tempi, l’Inter ha perso prima a Londra e poi in casa con il Bologna: due sconfitte in tre giorni equivalgono ad un tracollo, visto che l’Europa League è compromessa e il terzo posto si allontana.
Continuando così l’Inter può arrivare sesta. Colpa dell’allenatore? Anche, ma prima di lui la responsabilità è dei dirigenti che non dirigono e soprattutto forniscono giocatori molto costosi, ma poco utili. Quando Moratti sostituirà lo sprezzante Branca, sarà sempre troppo tardi.

Il Napoli perde a Verona contro il Chievo e patisce l’allungo della Juve a tempo scaduto: da -7, che era già un ritardo pesante, a -9, che poi sarebbero -10. Quasi un disastro.
Cavani non segna neanche su rigore, ma il problema è che la squadra si è piantata, va più lenta di quando giocava le gare infrasettimanali di Europa League, sono scomparse le idee di gioco, non c’è un modo per determinarsi lo spazio davanti.

La mia crisi è strettamente correlata a quella dei napoletani: avevo previsto che avrebbero battuto la Sampdoria e l’Udinese raccogliendo sei punti, invece ne hanno fatti due. Allora ho dato per scontato che con il Chievo ne avrebbero colti tre, avvicinando addirittura la Juve che, sempre secondo me, non avrebbe battuto il Catania. Non per altro, ma perché dopo la Champions le capita sempre di avere difficoltà.
Va da se che guardando i risultati ne ho azzeccate poche e limitandosi alle prestazioni, ancora meno. Adesso sì il campionato lo può perdere solo la Juventus se si spolmona in Champions e perde qualche scontro diretto. Ma un Napoli così non arriva nemmeno secondo.

Con la Juve che pareggiava, ho pensato per mezzo pomeriggio che potesse rientrare il Milan: nove punti (ora sono undici) erano tanti, ma non troppi per chi avesse Galliani come plenipotenziario e contemporaneamente vice-presidente di Lega. Allegri ha fatto i miracoli, ma Galliani ha moltiplicato i favori.

La Lazio, battuta a domicilio dalla Fiorentina, ha perso il suo effetto sorpresa. E’ la solita storia: da Reja a Petkovic sembra sempre che i biancocelesti debbano spaccare il mondo e poi, al massimo, finiscono in Europa League. Quella, però, la giocano seriamente al contrario delle altre italiane.
Forse di fronte ad una Fiorentina così brillante la Lazio avrebbe perso ugualmente, di sicuro però si fa fatica a sostenere due impegni ravvicinati (e lo stesso discorso vale per l’Inter).
Il terzo posto è lì, buono per tutti i gusti, neanche la Roma può dirsi esclusa. Peseranno gli scontri diretti e le energie residue.

Giancarlo Padovan
@Gia_pad

domenica 3 marzo 2013

EDITORIALE: IL MILAN EFFETTUA IL sorPAZZO, LAZIO AFFONDATA 3-0 E TERZO POSTO RAGGIUNTO


PAZZINI E BOATENG STENDONO I BIANCOCELESTI E FANNO VOLARE I ROSSONERI IN PIENA ZONA CHAMPIONS

Due vittorie, un pareggio. Il tour de force di casa Milan, disputato nell’arena di San Siro e targato Barcellona, Inter e Lazio si conclude con un terzo posto momentaneamente raggiunto e con un cauto ottimismo in vista della gara di ritorno al Camp Nou. Non male per una squadra che aveva iniziato la stagione a dir poco in salita, stagnando per più di una giornata persino nelle torbide acque della zona retrocessione.

Il Milan, invece, ha tirato fuori il carattere proprio nel momento in cui veniva richiesto il maggior sforzo possibile. Partita perfetta con il Barça, ottimo gioco espresso nel derby contro l’Inter(nel quale sono mancati solo i 3 punti) e, per finire, il netto successo di ieri contro la Lazio. In una partita cambiata sì dalla decisione di Rizzoli di cacciare Candreva (per intervento falloso su chiara occasione da gol) dopo 16’, ma interpretata da subito con il piglio giusto dalla squadra di Allegri, abile a pressare dall’inizio gli avversari e a costruire due clamorose palle gol già nei primi 8’ di gioco. I rossoneri sono stati abili a sfruttare la superiorità numerica sin da subito, assaltando l’area biancoceleste e trovando un confortante doppio vantaggio al termine della prima frazione di gioco.

Casualità ha voluto che, dopo lo scoppio del caso Cassano-Stramaccioni, sia stato proprio Giampaolo Pazzini, l’ epurato di casa Inter e l’oggetto del tanto discusso scambio per il passaggio del barese in nerazzurro, il protagonista assoluto del match. Manca Balotelli? Nessun problema: il Pazzo risponde presente, con una doppietta che lo porta a ben 12 gol segnati in campionato e che non fa rimpiangere l’assenza di SuperMario.

Le note liete arrivano ancora una volta da Mattia De Sciglio: fascia sinistra o destra? Il problema non si pone. Il giovane terzino rossonero stupisce sempre più per il grande senso della posizione e per la perfezione con cui svolge il doppio ruolo di chiusura e proposizione offensiva. Tra i migliori anche ieri.

Comincia a carburare in modo convincente anche Kevin-Prince Boateng, in gol e ancora molto coinvolto nella manovra offensiva della squadra: la sua rete e il 3-0 Pazzini nella ripresa hanno sostanzialmente chiuso i giochi in un match che non ha mai avuto storia.

Capitolo Massimiliano Allegri: Acciuga ha probabilmente mandato in campo la miglior formazione possibile, scegliendo ancora Boateng e non Niang nel tridente offensivo ed affiancando il rientrante Flamini ad Ambrosini e Montolivo in mediana. Yepes, in difesa, ha sostituito senza troppi patemi Philippe Mexès. Per il tecnico ex Cagliari si tratta della prima vittoria contro la Lazio da quando siede sulla panchina del Milan.

Il volo del Milan verso il terzo posto ha superato l’aeroporto di Fiumicino. Ed è destinato ad atterrare presto: venerdì prossimo i rossoneri saranno a Genova per affrontare un Grifone rigenerato dalla cura Ballardini. Il sorPazzo è arrivato, grazie ai 9 punti recuperati alla Lazio nelle ultime 15 partite. Ma per l’Europa che conta serve suonare la decima: quella sinfonia che Beethoven iniziò a comporre senza riuscire mai a finire, stroncato dalla morte. Chiamata, più semplicemente, decimo risultato utile consecutivo. 


Simone Nobilini
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martedì 19 febbraio 2013

EMEGHARA, IL RAGAZZO 'INNOCENTE' CHE SEGNA CON DUE SCARPE DIVERSE!

QUATTRO GOL IN 300 MINUTI GIOCATI. DI EMEGHARA SORPRENDE PERO' LA SEMPLICITA'

In campo con una scarpa diversa dall'altra (per la felicità degli sponsor!) e il tuo capitano (Simone Vergassola) che a fine partita dichiara: "Non capisce ancora praticamente niente". Potresti pensare ad uno stramboide, a un matto! Poi però vedi le statistiche: 4 gol nei suoi primi 300 minuti in serie A e la tua opinione cambia radicalmente.
Nato a Lagos il 27 maggio 1989, Innocent Emeghara.
L'attaccante del Siena che ha sorpreso tutti in questo inizio 2013, ha origini nigeriane, ma è cresciuto a Zurigo, dove è emigrato a 12 anni per seguire la madre. Il giovane attaccante ha quindi passaporto Svizzero, nazionale che lo ha già convocato attraverso le scelte Ottmar Hitzfeld.

Quando a gennaio il Siena ha venduto Larrondo alla Fiorentina e soprattutto Emanuele R.Hood Calaiò a 2,5 milioni al Napoli e l'ha sostituito con questo ragazzo, io stesso ho strabuzzato gli occhi. "Possibile che una squadra come il Siena, in una situazione quasi disperata, smantelli l'attacco affidandosi a questo qui?!". Dopo appena 300 minuti giocati da Emeghara, quelle parole me le sono mangiate, rimangiate ed inghiottite!
Prima il gol all'Inter all'esordio da titolare, poi la rete al Bologna ed infine la doppietta di ieri sera alla Lazio.
Petkovic lo conosceva, avendolo incontrato quando lui allenava lo Joung Boys e il ragazzo di origini nigeriane giocava nel Grasshoppers e per questo sapeva di doverlo limitare. Ne Ciani ne Biava però ci sono riusciti, inceneriti, in occasione rispettivamente del primo e terzo gol del Siena, dall'esplosione fisica di Emeghara. Inserimento improvviso sul cross di Rosina per l'1-0, tacco a innescare Runin, assistman del 2-0 di Rosina e infine scatto a bruciare l'erba e i piedi di Biava nel 3-0 che chiude la partita.
Alla fine della partita, giocata con due scarpe diverse, il ragazzo ha spiegato: "mi faceva male un piede, ne ho messa una più grande, non c'era dello stesso colore". Questo giusto per farvi capire quanto il suo nome sia azzeccato!

Mezzaroma l'ha scoperto in Francia, dove vestiva il nero-arancione del Lorient. O meglio, l'ha scoperto attraverso un DVD arrivato a Siena, che subito ha colpito il tecnico Iachini. Prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a tre milioni. In Francia si staranno mangiando anche i gomiti, a Siena invece, considerando anche il non felicissimo momento economico, si staranno sfregando le mani per quello che sembra sarà un nuovo affarone dopo la cessione di Destro.

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter 

                                                      

mercoledì 21 marzo 2012

L' EMERGENTE: PIERRE MICHEL LASOGGA

INTRIGO A BERLINO


La Bundesliga negli ultimi anni ha assunto i connotati di un campionato sempre più imprevedibile, la corsa per il Meisterchale ha visto difatti un alternarsi  di diverse pretendenti. Imprevedibilità quella della Bundes dovuta anche alla facilità con la quale ogni anno vengono sfornati nuovi piccoli campioni. Il nuovo crack si chiama Pierre Michel Lasogga gioca nel Hertha Berlino e, con la maglia della capitale, la punta ha conquistato gli onori della cronaca  tedesca. Il calciatore classe 1991 dopo le esperienze  con il Wolfsburg e con le riserve delle “aspirine” di Leverkusen passa alla relativa selezione del Hertha Berlino. La vecchia signora tedesca nella stagione 2009-2010, orfana di Marko Pantelic e di Andrej Voronin, fautori di un quarto posto conquistato l’anno precedente, si rende  tristemente protagonista di una clamorosa retrocessione. Nel 2010 il club di Berlino promuove in prima squadra il giovane Lasogga che grazie ai suoi gol era già diventato un idolo nella squadra riserve. La punta di Gladbeck diventa un elemento fondamentale nel Hertha contribuendo alla risalita in Bundesliga  da parte della società con 13 gol in 25 presenze. Il 2011 diventa l’anno della consacrazione per Lasogga, l’esordio nella massima categoria tedesca coincide anche con la chiamata nella nazionale Under 21 tedesca e anche qui si afferma indiscussamente come uno dei maggiori talenti tedeschi.  Sebbene l’annata per l’Hertha di Berlino non sia tra le migliori della sua storia, le prestazioni di Pierre Michel non sono passate sottotono e  molte società hanno poggiato gli occhi sul calciatore: tra le società più attive nei lavori di corteggiamento si è imposta  la Lazio. Gli aquilotti di Lotito infatti sarebbero alla ricerca di una nuova punta da affiancare al bomber Miroslav Klose e la scelta sembra essere proprio caduta sul giovane connazionale, al quale Klose potrebbe fungere da buon maestro. Il cartellino del calciatore si aggira sui 5 milioni di euro ma c’è una clausola di risoluzione del contratto in caso di retrocessione del Hertha e a Tare, direttore sportivo della Lazio, non dispiacerebbe portare a casa un altro colpo a parametro zero: siamo sicuri che  saranno in molti a tifare contro il “povero” Hertha di Berlino in questo finale di stagione.

Lorenzo Granatelli

lunedì 19 marzo 2012

NESSUNO SI VUOL PRENDERE IL TERZO POSTO


CON IL 2 A 2 ENTRAMBE LE SQUADRE ACCORCIANO DI UN PUNTO NEI CONFRONTI DELLA LAZIO CHE RIMANE COMUNQUE TERZA

Allo stadio Friuli è andata in scena la partita tra le due deluse della settimana dopo le eliminazioni dalle coppe. Con la sconfitta della Lazio a Catania il vincitore poteva raggiungere il terzo posto valevole per la Champions League. Ma tra i due litiganti il terzo gode e le due squadre non vanno oltre un pareggio che le lascia a ridosso dei biancocelesti ad una lunghezza di distanza.
CRONACA- Mazzarri lancia titolari Pandev e Dzemaili a scapito di Lavezzi e Hamsik, ancora provati fisicamente e psicologicamente dalle fatiche londinesi. Guidolin invece, oltre ad Isla e Basta, rinuncia anche ad Armero a favore di Pereyra e schiera Fabbrini di fianco a capitan Di Natale. I 3-5-2 speculari fanno sì che la maggior parte del traffico sia a centrocampo sopratutto nella zona centrale, con le fasce inizialmente poco sfruttate. La prima vera occasione della partita parla uruaguayano, con Cavani incapace di finalizzare un contropiede ben impostato da Gargano. Il Napoli crea qualche altro pericolo ad Handanovic ma a passare in vantaggio è proprio la squadra bianconera con Pinzi. Il centrocampista è bravo ad inserirsi al momento giusto anticipando De Sanctis sul bel cross di Fabbrini. Proprio il giovane fantasista toscano è il protagonista del ultimo quarto d'ora del primo tempo. Prima si fa ammonire per proteste dopo essere stato tartassato da Campagnaro, poi al 32' prova il “gol alla Del Piero” ma colpisce troppo d'esterno e la palla va fuori di molto. Si va quindi alla pausa con l'Udinese potenzialmente terza.
Il gioco riprende e i friulani trovano subito la rete dopo appena 6 minuti. E con chi se non con Totò Di Natale? L'azione è simile a quella del vantaggio con le uniche differenze che stavolta a fare il traversone è Pasquale e Pinzi riesce solo a beccare il legno, sulla ribattuta del palo il capitano è lesto a ribattere in rete. Doppio vantaggio e partita virtualmente chiusa. Ma nel calcio nulla è ovvio e a riservare soprese ci pensa l'arbitro Rocchi ammonendo per la seconda volta , e ingiustamente, Fabbrini. A questo punto Mazzarri ci crede e inserisce sia Hamsik sia l'oggetto misterioso Edu Vargas a scapito di Gargano e Britos. Al 72' sembra che la gara si possa riaprire: Domizzi colpisce con le mani in area, Rocchi non ha dubbi e fischia il rigore. Cavani si presenta sul dischetto ma la conclusione che ne esce è di quelle veramente oscene: rigore basso e centrale che Handanovic respinge tranquillamente. A questo punto sembra davvero tutto finito, ma il Matador si conferma una delle migliori punte a livello europeo. Prima gran gol su punizione (colpa anche della barriera che si sposta) e poi, a sei minuti dal termine, riaddrizza la gara firmando l'incredibile pareggio. Il Napoli a questo punto diventa anche ingordo e Mazzarri urla ai suoi di cercare la rete del sorpasso, ma l'Udinese si difende strenuamente, e la somma totale non cambia.

Merito ad entrambe le squadre che giocano una partita a viso aperto dando vita ad un bello spettacolo. Il Napoli ha pagato lo scotto di Londra soprattutto nel primo tempo, ma nella seconda frazione, reagendo da grande squadra, ha dimostrato di star lentamente somatizzando la botta europea. L'Udinese ha prevalso fino a quando il numero di giocatori in campo era lo stesso. L'espulsione di Fabbrini ha fatto arretrare troppo il baricentro friulano e ha tolto molta della fantasia  bianconera in campo. Per la Champions il discorso è ancora apertissimo: con tre squadre in due punti dieci giornate ancora da disputare tutto è ancora possibile.

Nicolò Smerilli