Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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sabato 25 maggio 2013

EDITORIALE INTER - MI STRAMA, NON MI STRAMA, MI STRAMA..NON MI STRAMA!!

ORA E' UFFICIALE: STRAMACCIONI ESONERATO. COMINCIA L'ERA DI MAZZARRI.

Colpo di scena? No di certo. Nonostante le svariate conferme arrivate direttamente da Massimo Moratti, negli ultimi mesi ormai era chiaro a tutti come sarebbe finita questa stagione orribile.
Le conferme “scontate” arrivate dopo ogni sconfitta parevano sempre meno veritiere e più di cortesia, con il fine di non rendere ancora più invivibile l'atmosfera alla Pinettina. Stramaccioni oltre ad essere un tecnico di sicuro avvenire è anche un uomo intelligente, di sicuro avrà intuito che qualcosa stava cambiando e i suoi continui “Ringrazierò sempre Moratti per la possibilità che mi ha dato” e “Dovete chiedere al presidente” risuonavano come richieste di un'altra chance.

Giusto esonerare Andrea Stramaccioni? Si, ormai l'allenatore non era più seguito dalla squadra e nonostante tutte le sfortune che hanno colpito la società meneghina durante questa annata era improponibile una sua ricandidatura, l'importante è che non sia l'unico a pagare. Il luogo comune della poca esperienza imputatogli sin dal giorno della sua scelta ha infine influito in modo negativo sulla sua prima esperienza da allenatore professionista. Una cosa è allenare il Barcellona, una società con un programma decennale ben preciso e un'altra è allenare una società come l'Inter, con una dirigenza allo sbaraglio che nei momenti di difficoltà lascia completamente solo l'allenatore. É innegabile che l'Inter abbia rovinato tutto ciò che era riuscita a costruire per vincere il triplete, ma nel corso degli ultimi mesi sembra che ci possa essere una svolta societaria. Gli indizi che portano a ciò sono l'ingaggio di dirigenti con un ruolo ben preciso, come ad esempio il contestatissimo Fassone, che svolge un ruolo atto alla costruzione di un nuovo stadio di proprietà, oppure i continui colloqui (sempre smentiti) di possibili acquirenti con gruppi azionari esteri.
I tifosi hanno invocato più volte la testa di Marco Branca, con ogni probabilità non sarà licenziato come il tecnico romano, ma sarà limitato il suo potere. Un altro (giusto) luogo comune è l'assoluto bisogno di un uomo forte che faccia da collante fra squadra e società. Fra allenatore e presidente: l'uomo alla Galliani o alla Oriali per intenderci.

Poteva essere gestita meglio la situazione allenatore? No, per una volta l'Inter ha riconfermato davanti alla stampa un suo addetto prima che la stagione finisse. Probabilmente Moratti aveva già maturato questa decisione, ma al contrario degli ultimi esempi recenti di Benitez e Gasperini sono state dette bugie a fin di bene. I giocatori non si sono certo prodigati per difendere il loro allenatore, Zanetti dopo l'operazione rispose in modo freddino riguardo al suo tecnico, Guarin non ha risparmiato bordate sulla scelta di farlo giocare fuori ruolo, e infine Cambiasso con le ultime dichiarazioni: “Gli allenatori e i giocatori passano, l'Inter resta”.
La speranza ora è che al prossimo allenatore sia concessa la possibilità di sbagliare e anche perché no un po' di... fortuna. All'Inter arriva Mazzarri, un allenatore con un potere decisionale forte e con una personalità spiccata, quello che serve per rilanciare una squadra defraudata di ogni traguardo e ambizione. Per il bene dell'Inter in questo momento serve più di Stramaccioni.

Giammarco Bellotti
@Giambellotti on Twitter

martedì 23 aprile 2013

INTER - LA DURA VERITA'

NONOSTANTE IL RITORNO ALLA VITTORIA (1-0 SUL PARMA), LA REALTA’ DEL MOMENTO NON CAMBIA; RAGGIUNTO TUTTAVIA IL QUINTO POSTO (E CHISSA’ SE NE SARANNO COSI’ CONTENTI…)

A: «Ehi, scusatemi. Ma dove diavolo sono? »
B: «Chi?? »
A: «Cassano? Dov’è?? »
B: «Ehhh…fuori, stiramento»
A: «Ah…ma come? E Milito anche..fuori…Cambiasso? E gli altri?? Tutti via?!»
B (mezzo ironico e mezzo rassegnato): «Ehhh…è così, davvero così»

Un dialogo reale, amici, vissuto in prima persona, proprio domenica, intorno all’ora di pranzo, seduti in mezzo agli spalti di San Siro ad assistere all’incontro tra Inter e Parma. Un dialogo reale, che vede come protagonisti ‘A’ (un gruppo di ragazzi svedesi, interisti, per la prima volta in gita al Meazza per assistere dal vivo ad una gara interna dell’Inter) e ‘B’ (un tifoso nerazzurro abbonato, perennemente presente allo stadio una domenica sì ed una no). Un dialogo nato intorno al 25' della ripresa, quando i tre giovani stranieri, evidentemente afflitti e scoraggiati da uno spettacolo non proprio eccezionale, pensandoci bene si voltano verso un ragazzo vicino, ponendogli il quesito che avete appena letto. Cassano, Milito, Cambiasso? No, Schelotto, Rocchi e compagnia bella. Di certo non il massimo per un tifoso straniero per la prima volta a San Siro.

Perché è questa l’immagine che si dà agli occhi degli altri. Ed è un episodio particolare questo, che deve comunque far riflettere, che evidenzia e rispecchia l’attuale realtà interista.
Una realtà non semplice, ma ben percepibile in questo momento sia in campo che sugli spalti. In campo, innanzitutto, nell’ultimo turno di campionato, se non altro gli uomini di Stramaccioni sono tornati a fare punti e a vincere a San Siro dopo addirittura quattro sconfitte consecutive (inclusa la gara di Coppa Italia con la Roma) tra le mura amiche. Una vittoria che serve a ben poco, giusto al morale, ma che comunque riporta (inaspettatamente) l’Inter al quinto posto in classifica, davanti ad entrambe le romane. Una buona notizia, o forse no? Dipende dai punti di vista: con questo piazzamento infatti l’Inter rischierebbe di essere proprio dove in realtà non vorrebbe essere! 
Ci spieghiamo meglio: se il campionato finisse oggi, con la finale di Coppa Italia (decisiva per assegnare un posto in Europa) tra Lazio (7^) e Roma (6^) e la Fiorentina al quarto posto, l’attuale quinta piazza in classifica vorrebbe dire, per i nerazzurri, qualificazione all’Europa League a partire dal terzo turno preliminare e cioè lo stesso dell’anno scorso, disputato ad inizio agosto!

Tuttavia, soffermandoci per un attimo sull’aspetto tecnico, fa piacere se non altro denotare un certo impegno da parte di molti giocatori schierati in campo, nonostante la situazione sia chiaramente quella che è. C’è da dire, comunque, che la vittoria è arrivata contro una delle peggiori squadre del momento, quel Parma di Mr. Donadoni che, considerando solamente il girone di ritorno, ha fatto più punti solamente del Pescara. 
Tra i più positivi Jonathan e Ricky Alvarez, due giocatori che qualche bella rivincita se la stanno decisamente prendendo. Chissà, potrebbe essere ormai troppo tardi per loro, ma nell’ultimo periodo bisogna dire che entrambi stanno dimostrando grossi miglioramenti, dovuti probabilmente anche alla tranquillità e alla mancanza di pressione di questo finale di stagione; tra i peggiori invece Schelotto, fischiato dallo stadio intero, in seguito ad una delle prestazioni forse più brutte viste sul campo di San Siro (e ce ne sono state eh..).
Sugli spalti, invece - dicevamo - la non semplice realtà del momento appare ancora più visibile.
E’ cominciato infatti il periodo delle contestazioni, dirette tuttavia solamente alla società, almeno fino ad ora. La Curva Nord, sede del tifo interista più caldo ed appassionato, pur non facendo mai mancare il suo grande appoggio a squadra e calciatori, ha iniziato a chiedere qualche spiegazione ai piani alti del club: mercoledì sera contro la Roma è stato il turno del d.g Marco Fassone, domenica pomeriggio invece è toccato a Marco Branca, Responsabile dell’area tecnica nerazzurra ormai da una decina d’anni. E’ stato lui, infatti, il principale protagonista del messaggio espresso ad inizio gara dalla Nord, attraverso uno striscione, accolto da un lungo e caloroso applauso di tutto San Siro (cosa non molto frequente). Come detto tuttavia, le contestazioni non toccano né squadra né allenatore: la linea dei tifosi assomiglia perciò molto a quella del Presidente Moratti. Si può continuare con Stramaccioni, l’idea è quella ed è stata confermata a gran voce da più organi societari (compreso lo stesso Moratti).
Prepariamoci dunque, tutti pronti per uno StramaBis.
Pronti e concentrati sul progetto, come chiedono i tifosi. Al di là di Stramaccioni, qualcos’altro comunque cambierà, sembra evidente. Una scossa ci sarà, inevitabile, se si vuole tornare a pensare in grande o a giocare quantomeno da Inter. Un’icona mondiale come può essere l’Inter non può permettersi questa condizione, non sarebbe accettabile. Si può e si deve ripartire, con impegno, bravura e talento. Cosicchè, qualora tornassero giovani sostenitori stranieri a San Siro, non si debbano rattristare e deprimere nel vedere un desolante spettacolo, con interpreti non all’altezza dell’Inter. Perciò bisogna ripartire, per la gioia di tutti i tifosi. E per la felicità, anche, di A e B.  

Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter

mercoledì 13 marzo 2013

INTER – PAROLA D’ORDINE: CAMBIARE, PER I (VERI) TIFOSI!

ANCHE NEL DISASTRO DI DOMENICA, SOLO APPLAUSI E SOSTEGNO DALLA CURVA NORD. ORA E’ D’OBBLIGO UNA REAZIONE, SOPRATTUTTO PER I TIFOSI VERI!

«Si può perdere in tanti modi giocando a calcio, ma così no. Perchè così si comincia ad offendere il Tifoso, il Tifoso vero». Quello con la “T” maiuscola, quello che soffre, patisce e sempre (sempre!) sostiene la propria squadra, la propria maglia, nel bene e nel male, nelle grandi vittorie e nelle peggiori sconfitte.

Nell’era del ‘cinguettio’ dilagante, nella quale Twitter sembra farla seriamente da padrone in ambito giornalistico e notiziario, può capitare, in alcune occasioni, di incappare in qualche tweet particolarmente interessante, dal quale prendere anche spunto, perché no, per buttare giù un articolo. E ne è questo il caso esatto.
Citazione e fonte: Enrico Bertolino, celebre attore, comico e conduttore televisivo milanese, oltre che storico sostenitore nerazzurro dalla nascita. Un tifoso vip che racchiude in sé, molto bene, la filosofia del vero supporter, quello che vive la sua grande passione sempre con lo stesso sconfinato entusiasmo. D’altronde stiamo parlando dello stesso Bertolino che, solamente un mesetto fa, dopo la sconfitta di Siena, si espresse esattamente in questo modo (sempre via Twitter) sull’argomento Inter: «Ci vediamo allo stadio. Certo perché è adesso che i ragazzi hanno bisogno. Ero a Madrid ma ora é più importante... ». 

Ora è più importante. Ebbene si, ora è fondamentale. E’ quasi un obbligo per il vero Tifoso. L’altra sera, per tutta la partita, la curva Nord, sede del tifo nerazzurro più caldo ed appassionato, nonostante tutto, ha sostenuto giocatori e allenatore dall’inizio alla fine con cori ed applausi di incoraggiamento. Un appoggio continuo ed incondizionato, non condiviso tuttavia (bisogna dirlo) dall’intero stadio, orientato molto più ai fischi che non agli applausi. “Forza Ragazzi” il canto intonato più volte dall’intero secondo anello verde del Meazza, seppur di fronte ad uno spettacolo piuttosto indegno, indecoroso e inaccettabile (un’allitterazione che esce quasi spontanea).

La cosa più grave è il fatto che il Bologna stesso, in fondo, non abbia dovuto compiere poi questa grande impresa  per sbancare San Siro. Anche la compagine rossoblu ha offerto certamente prestazioni migliori in stagione: tuttavia ai felsinei, ben disposti in campo dall'ottimo Stefano Pioli, è bastato cimentarsi in una bella prova d’insieme, di corsa e solidità.
Un’Inter troppo brutta, troppo spenta e insapore. Ma la colpa qui, di chi sarebbe??!
Partiamo dalla questione allenatore: criticato e messo ormai da molti sulla graticola, per Andrea Stramaccioni il periodo non è chiaramente dei migliori. Si può dire con buona certezza che qualche errore ultimamente l’allenatore romano lo stia commettendo. Certo la tanta sfortuna non aiuta (vedi, più di tutti, i casi Milito e Samuel). Ma sarebbe comunque fin troppo facile risolverla così, poiché altri problemi, altri dilemmi, affliggono i nerazzurri.

Uno su tutti: le assenze totali di un gioco e di un’identità (fatto abbastanza grave considerando che siamo a metà marzo). Oltre a questo, i giocatori sembrano tante volte quasi demotivati, poco carichi e grintosi (escludendo le solite eccezioni) e nemmeno troppo concentrati. Strama peccherà in tante cose, anche per via di un’inevitabile inesperienza, ma non tutte le colpe possono essere addossate su di lui. Il ricordo positivo della prima parte di stagione, quando il giovane tecnico mostrava comunque di saperci fare e di preparare e interpretare bene le partite, non va dimenticato.
Più che sull’allenatore, in casa nerazzurra i tifosi puntano maggiormente il dito su altri organi societari, riflettendo su alcune strategie portate avanti dal club. Qui, nella sola ultima annata, gli errori commessi sono stati abbastanza macroscopici. Tanto che lo stesso Presidente Moratti (come mai prima d’ora!) è arrivato a mettere in dubbio la posizione del fedele scudiero Marco Branca, direttore dell’area tecnica nerazzurra ormai dal lontano 2003.
Soldi (e quanti soldi!) spesi male e campagne di rinforzo poco fruttuose e mal pianificate, oltre ad errori talvolta davvero epici e grossolani, come il tentativo di ingaggiare un ex giocatore ormai dedicatosi ad una nuova carriera da attore e da re dei calcetti in Costa Smeralda come John Carew. Il problema sta essenzialmente in un solo concetto: quando i soldi in tasca sono pochi, è necessario essere bravi e capaci, oltre che esperti, pronti e attenti, con talento da vendere, altrimenti costruire un bel marchingegno diventa una missione praticamente impossibile.
Il gioiello nerazzurro che solo tre anni fa dominava l’Europa e saliva sul tetto del mondo non esiste più, è andato perduto, rovinato negli anni da quelle stesse gestioni che, comunque, in cima all’Olimpo l’avevano condotto.
Ma non è questo ciò che importa ora. Ora bisogna dimenticare tutto, pensare solo a reagire e tentare per lo meno una svolta di cuore, per fare in modo che una figura ben poco degna come quella di domenica sera rimanga solo un ricordo. Il Tifoso vero, sincero e mai occasionale merita una reazione, merita rispetto, impegno e devozione da parte dei giocatori, chiamati ad onorare con forza la maglia che indossano. La parola d’ordine per tutti deve essere una sola: cambiare, per il Tifoso, il Tifoso vero!

Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter