Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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domenica 14 aprile 2013

IN THE BOX: I REDS CONTRO LA THATCHER: "INIZIAMO A BALLARE, MAGGIE E' MORTA!"

I SOSTENITORI DEL LIVERPOOL NON PIANGONO LA THATCHER, E' ANCORA TROPPO VIVO IL RICORDO DI HILLSBOROUGH


Sheffield, 15 aprile 1989, a Hillsborough va in scena il più grande dramma della storia del calcio. Si doveva giocare la semifinale di Fa Cup, la coppa nazionale che nella terra d’albione contava (e conta) quasi più del campionato. Si affrontavano il Nottingham Forest e il Liverpool i cui tifosi erano già tristemente passati alle cronache per la strage dell’Heysel di quattro anni prima. Ai numerosissimi tifosi dei Reds, giunti a sostenere i propri beniamini era stata assegnata la “Leppings Lane” capace di tenere 14.600 spettatori, mentre ai rivali di Nottingham avevano concesso la più capiente “Spion Kop End” (21 mila posti) pur essendo in netta minoranza rispetto ai rossi di Liverpool.


Ma il destino quando ci si mette è testardo e i lavori in corso sull’autostrada M62 rallentarono drammaticamente l’afflusso di auto causando così una congestione verso Sheffield per chi proveniva da Liverpool; per questo motivo a 30 minuti dal fischio d’inizio la Leppings Lane appariva ancora semivuota . La calca di tifosi reds arrivò all’improvviso e forzatamente tutta insieme, così davanti ai soli 6 cancelli d’entrata della curva quasi 5000 persone iniziavano ad aver fretta di entrare. La polizia completamente sorpresa e soprattutto impreparata a dover fronteggiare una simile situazione fece l’errore che col senno di poi si rivelò fatale: aprì il Gate C, un grande cancello d’acciaio che tramite un lungo tunnel portava nel cuore della curva. Quindi i tifosi Reds rimasti all’esterno, smaniosi di non perdersi neanche un secondo della partita, decisero di percorrere il tunnel per accedere al loro settore, non consci però che la curva, soprattutto nella parte centrale, iniziava a riempirsi all’inverosimile  con lo spazio a disposizione che andava via via terminando. In men che non si dica la situazione precipitò. I tifosi continuarono ad entrare senza che la polizia li avvisasse di ciò che stava succedendo mentre quelli già all’interno iniziarono a venir schiacciati l’un l’altro. Panico totale: i tifosi davanti provarono a salvarsi come poterono, ma sia a causa degli spuntoni delle grate sia per colpa di una polizia che non capiva la gravità dei fatti la strage non fu evitata. Il triste bilancio finale sarà di 96 morti e più di 200 feriti.

Nonostante le indagini e i rapporti dell’epoca evidenziarono come la colpa non fu dei tifosi del Liverpool, ma di un corpo di polizia incapace di fronteggiare il problema, la verità rimase sottoterra. Solo nello scorso settembre a seguito di nuove inchieste volute dai familiari dei tifosi deceduti, il governo inglese, per voce del primo ministro Cameron, ha ammesso come la totale colpa della strage ricada sulle forze dell’ordine. Ma la cosa più sconvolgente è come quest’evento sia stato strumentalizzato dal governo (e dai media) di allora per far ricadere tutte le colpe sui tifosi Reds e quindi orientare l’opinione pubblica britannica a favore della morsa repressiva portata avanti dall’ amministrazione Thatcher contro gli hooligans.

Proprio il nome dell’allora primo ministro Margaret Thatcher ci riporta all’attualità. Durante la prima gara giocata ieri dal Liverpool dopo la morte della “Iron Lady” avvenuta pochi giorni fa, i sostenitori di Gerrard & Co hanno esposto alcuni striscioni celebrativi per la morte di quella che viene considerata la “colpevole di tutto”.  “A stroke of good luck, in a bit Maggie” (Un colpo di buona fortuna, in un attimo” o “Let’s all do the conga, Maggie is no longer” (Iniziamo a ballare, Maggie è morta) sono stati quelli più carini.

Dopo più di vent’anni la ferita è ancora apertissima e neppure davanti alla morte della Lady di ferro i tifosi del Liverpool riescono a dimenticare per un momento la pagina più triste della loro gloriosa storia.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

domenica 7 aprile 2013

W LA LIGA: DA "SAN IKER" A "SAD IKER", IL CAPITANO CHE RISCHIA LA FINE DI RAUL!

IL RAPPORTO TRA CASILLAS E L'ALLENATORE E' AI MINIMI STORICI E NON SI ESCLUDE UN SUO CLAMOROSO TRASFERIMENTO PER IL PROSSIMO ANNO

Fino a qualche mese fa Iker Casillas a Madrid veniva considerato come un mostro sacro, simbolo del madridismo più acceso. Poi un giorno arrivò Josè Mourinho e le cose presero una piega che mai nessuno avrebbe immaginato.


In quattordici stagioni da intoccabile Casillas ha vinto tutto ciò che si poteva conquistare, sia a livello di club sia con la nazionale spagnola, e negli ultimi cinque anni la IFFHS (Istituto internazionale di storia e statistica del calcio) lo ha eletto il miglior portiere del mondo. Un palmarès  ricco di trofei che rende Casillas uno dei giocatori più vincenti della storia di questo sport. Tuttavia il curriculum non basta a guadagnarsi il posto da titolare, soprattutto se in panchina si siede Mourinho, e ad oggi lo storico capitano dei blancos può considerarsi a tutti gli effetti il numero 12 della squadra che vorrebbe tagliare quest’anno il traguardo della “decima” Champions League.

Tra Casillas e Mourinho non c’è stato mai un bel rapporto. In questi tre anni di gestione il portoghese non si è mai sbilanciato in elogi nei confronti del suo (ex?)capitano; il vecchio allenatore interista lo ha schierato costantemente titolare ma non l’ha mai apprezzato come fatto ad esempio in passato con Julio Cesar e Petr Cech, i due grandi portieri di Inter e Chelsea. Il rapporto personale tra i due ha preso una piega irreversibile dopo il dito nell’occhio di Mou a Vilanova nel ritorno della Supercoppa spagnola dell’agosto 2011. Un episodio talmente grave da rischiare di dividere in due tronconi lo spogliatoio della nazionale, tanto da costringere Casillas a ripianare i rapporti con i “nemici” catalani in vista dei futuri impegni internazionali. La cosa non piacque a Mourinho e da quel momento in poi il feeling venne a mancare del tutto.

Lo scorso dicembre fece scalpore in Spagna la scelta tecnica con cui Mou preferì Adan al capitano storico. Da quella partita alla Rosaleda sono passati quasi quattro mesi e un duro infortunio alla mano sinistra che lo ha tenuto fuori per quasi tutto il 2013. Per sostituirlo Mou pretese l’acquisto di Diego Lopez, riserva di Palop al Siviglia. Nel frattempo, complici anche le eccellenti prestazioni del neo arrivato, il Madrid si è ripreso in campionato, ha raggiunto la finale di Copa del Rey e per di più ha ipotecato il passaggio nei quarti di finale di Champions. Il tutto senza “San Iker”. I medici hanno dato l’ok al rientro del giocatore da due settimane, ma Mourinho continua ancora a non ritenerlo pronto per tornare tra i pali e, a dirla tutta, neanche per la panchina dopo la mancata convocazione per la gara contro il Galatasaray.

Ad oggi lo Special One non sembra avere alcuna intenzione di riaffidare le chiavi della porta a Casillas. Rassicurato delle prestazioni di Diego Lopez, e da una tifoseria che giorno dopo giorno pende sempre più dalle sue labbra,  Mou continua imperterrito a portare avanti le sue idee e le sue convinzioni. Ma con una semifinale di Champions da affrontare i blancos avranno bisogno dell’esperienza e del carisma del loro capitano e, in quel momento, per una volta nella sua carriera, Mourinho dovrà mettere da parte l’orgoglio e chiarire per il bene della squadra la situazione con il portiere madrileno. Altrimenti il rischio reale è che a fine stagione si ripeta un nuovo caso “Raul”, la vecchia bandiera merengue ammainata senza alcun rispetto dal condottiero portoghese.

Nicolò Smerilli
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