Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta LIVERPOOL. Mostra tutti i post
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mercoledì 29 maggio 2013

HEYSEL: "GIOCAVAMO IN PIAZZA INSIEME AGLI INGLESI, IL CLIMA ERA SERENO, POI SONO ARRIVATI GLI HOOLIGANS

LA TESTIMONIANZA DI CHI ALL'HEYSEL ERA PRESENTE..


"Partimmo da Picca Pietra, Genova, avevo 22 anni. C'erano anche alcuni miei amici, io comprai il biglietto dopo di loro, quindi andai in Belgio con un pulman organizzato. Arrivammo a Bruxelles alla mattina, eravamo tutti in Gran Place, facevamo festa, giocavamo a pallone con gli inglesi. Il clima era sereno, era un festa, poi arrivarono gli Hooligans.."

Comincia così il ricordo di quello che per me è il tifoso juventino numero 1, mio padre, che il 29 maggio 1985 alle ore 18:30 si trovava nel settore Z dello Stade du Heysel.

Come è stato l'arrivo allo stadio?
Siamo arrivati nel pomeriggio. Ci ha accolto un cordone di polizia a cavallo, erano pochissimi per la quantità di persone presenti. Lo stadio conteneva circa 39 mila persone, eravamo 60 mila! La porta d'ingresso della curva, era proprio una porta (!), come quelle che ognuno di noi ha in casa. Il muro di cinta che separava dall'esterno era alto 3 metri. I seggiolini non esistevano, c'erano gradoni di terra e cemento, che si sbrigliolavano semplicemente toccandoli. A dividerci dagli Hooligans invece una rete di fil di ferro..

Una volta dentro..
"Abbiamo visto tifosi inglesi nudi. Vestiti solo della 'Union Jack'. In Belgio pur essendo maggio faceva freddo. Entrammo nella purtroppo famosa Curva Z. In quel settore c'erano famiglie, donne, bambini, non solo italiani, ma anche belgi. Il tifo organizzato juventino invece era dall'altra parte. 
Molti inglesi sono arrivati senza biglietto. Quelli del Liverpool hanno rotto sia la rete che i cancelli, in modo che potessero entrare anche quelli fuori dallo stadio. Quando il muro è crollato, noi siamo stati fortunati, siamo riusciti ad uscire da quell'inferno. Entrammo in campo per scappare, ma più che il terreno di gioco, ricordo la manganellata nel collo di un poliziotto belga. La poca polizia presente allo stadio pensò che volessimo fare un'invasione di campo e cercò di respingerci all'interno".
 
Vi rendeste subito conto di quello che stava accadendo?
"Si. Noi si. Il resto dello stadio invece no. Gli aiuti arrivarono addirittura un'ora e mezza dopo.
I giocatori però sapevano tutto, prima della partita uscirono i rappresentanti di Juve e Liverpool per vedere l'accaduto. E' anche vero che se avessero sospeso la partita, sarebbe successa una strage. All'interno dello stadio il rapporto Italiani-Inglesi era 50:1. Nessuno sapeva dei 39 morti, in Tribuna la gente pensava ci fosse solo qualche ferito.
A fine partita, siamo andati alla ricerca di un telefono per poter chiamare casa, i bar italiani che prima ci grifìdavano "Paesà! Paesà!" a fine partita ci hanno chiuso letteralmente la porta in faccia. Sono riuscito a chiamare mia madre dal Lussemburgo".

Ora lo stadio lo butteranno giù, per ricostruirlo in vista degli europei 2020. Butteranno giù anche il ricordo?
"Io non dimenticherò mai. Come spero che non lo faccia Platinì, presidente dell'Uefa, che quella partita l'ha decisa".

Dopo essere sopravvisuto a quella tragedia, dopo 18 anni, gli è nato il suo secondo figlio: il 29 maggio.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 29 aprile 2013

IN THE BOX: JORDAN HENDERSON, IL FUTURO DEL LIVERPOOL!

SENZA SUAREZ, L'EX SUNDERLAND DIVENTA PROTAGONISTA E TRASCINA I REDS AL 6-0 COL NEWCASTLE

La scorsa giornata ha visto la fragorosa affermazione del Liverpool in casa del Newcastle per 6-0. A rendere ancora più scintillante la prova dei Reds è l’assenza del centravanti di riferimento, quel Luis Suarez che è veramente l’incarnazione del detto “croce e delizia” per i tifosi di Anfield. Senza la punta uruguayana, a far sorridere i supporters Reds ci ha pensato Jordan Henderson, centrocampista del Liverpool classe ’90.

Cresciuto nelle giovanili del Sunderland, Henderson fa il suo debutto in prima squadra nel novembre 2008, in un'amara sconfitta per 5-0 contro il Chelsea. Pochi giorni dopo, Mister Roy Keane gli consegna la sua prima maglia da titolare per una gara di Carling Cup. A gennaio, di comune accordo con la dirigenza, scende di una categoria per giocare con continuità: nel Coventry gioca stabilmente e segna anche il suo primo gol da professionista. A metà aprile però si interrompe la sua stagione, a causa della frattura del quinto metatarso.
Esaurito il prestito, torna al Sunderland in estate, dove fa la preparazione in vista di un altro prestito, ma la sua maturità sorprende tutti e viene confermato con la prima squadra. Dotato di ottima tecnica ma anche di buona velocità, Henderson ricopre tutti i ruoli a centrocampo: regista, filtro davanti alla difesa e all’occorrenza anche l’esterno. Alla fine conterà 33 presenze in Premier League, di cui 28 da titolare, condite da 1 gol e 5 assist. Le convocazioni nelle nazionali giovanili ne certificano l’assoluto valore e il ragazzo diventa un prospetto a livello nazionale. 
Confermatissimo anche per la stagione 2010-11, Henderson sale ancora di livello. Partirà titolare in tutte e 38 le partite di Premier, anche per il suo comportamento in campo sempre corretto (solo 2 ammonizioni). Per un centrocampista centrale scusate se è poco. Henderson è il faro di quel sorprendente Sunderland: dimostra progressi sia tecnici che tattici migliorando in fase di realizzazione (3 gol) e in fase di copertura (13 “clean sheet” stagionali, ovvero tredici gare senza subire reti). Ormai è impossibile trattenerlo coi Black Cats.

Si scatena un’asta tra i migliori club di Premier League e alla fine l’offerta migliore è quella del Liverpool che con 16 milioni di sterline si porta a casa il promettente centrocampista.
Chiaramente ad Anfield trova davanti a sé un monarca del ruolo: Steven Gerrard. Inoltre la società ha anche acquistato un altro centrocampista centrale, Charlie Adam, più esperto di Henderson. Tuttavia Mister Kenny Daglish, nella sua controversa gestione della stagione, vede in Henderson un mix di incursione e regia di sicuro affidamento. La piazza esigente non spaventa il ragazzo, che mostra ciò di cui è capace: le aperture e i cambi di gioco, la generosità e i recuperi di palla, l’altruismo e la voglia di lottare su ogni pallone. E’ il salto di qualità definitivo. Una delle caratteristiche che lo rende diverso da tutti è la capacità di servire la profondità direttamente da una palla riconquistata e che ne fornisce l’esatta cifra tecnica: è un passaggio avanti agli altri. E’ uno dei pochi a non naufragare nella complicata stagione dei Reds, che li vede estromessi ben presto dalla lotta per il titolo e che conquistano un piazzamento europeo soltanto grazie all’affermazione nella Carling Cup. Gli infortuni della rosa complicano il lavoro di Daglish, ma risparmiano Henderson che riesce a giocare con continuità (37 presenze totali, 33 da titolare).

Il cambio di allenatore per la stagione 2012-13 non cambia di molto il rendimento altalenante del Liverpool, che però decide di puntare forte su Henderson e cede il “concorrente” Charlie Adam allo Stoke City. Il nuovo tecnico Brendan Rodgers impiega qualche mese a convincersi delle qualità di Henderson, ma da novembre inizia a dargli spazio, finchè il ragazzo non si prende da solo la scena a gennaio, nella partita contro l’Arsenal in cui segna e fa un assist per il 2-2 conclusivo. Da lì in poi arriva la continuità di impiego e di rendimento. Fino alla definitiva consacrazione di sabato: due gol e un assist contro il Newcastle, che un  per ex-Sunderland è un derby. Segna in contropiede (su assist di Sturridge) il gol del 2-0. Esemplificativo delle sue caratteristiche è il gol del 4-0: avanti di tre gol, si fa trenta metri di scatto per recuperare un pallone a metà campo, lo smista a Gerrard e attacca la profondità, riceve palla e la mette in mezzo a Sturridge che a porta vuota insacca. E poi è di nuovo Henderson a mettere l’ultima firma sulla partita, con il calcio di punizione dalla sinistra che non viene toccato da nessuno e finisce in rete per il 6-0. Il capitano Steven Gerrard non ha certo intenzione di lasciare il calcio a breve, ma anche per il futuro il centrocampo del Liverpool sembra in buone mani.

Valerio Brutti

domenica 14 aprile 2013

IN THE BOX: I REDS CONTRO LA THATCHER: "INIZIAMO A BALLARE, MAGGIE E' MORTA!"

I SOSTENITORI DEL LIVERPOOL NON PIANGONO LA THATCHER, E' ANCORA TROPPO VIVO IL RICORDO DI HILLSBOROUGH


Sheffield, 15 aprile 1989, a Hillsborough va in scena il più grande dramma della storia del calcio. Si doveva giocare la semifinale di Fa Cup, la coppa nazionale che nella terra d’albione contava (e conta) quasi più del campionato. Si affrontavano il Nottingham Forest e il Liverpool i cui tifosi erano già tristemente passati alle cronache per la strage dell’Heysel di quattro anni prima. Ai numerosissimi tifosi dei Reds, giunti a sostenere i propri beniamini era stata assegnata la “Leppings Lane” capace di tenere 14.600 spettatori, mentre ai rivali di Nottingham avevano concesso la più capiente “Spion Kop End” (21 mila posti) pur essendo in netta minoranza rispetto ai rossi di Liverpool.


Ma il destino quando ci si mette è testardo e i lavori in corso sull’autostrada M62 rallentarono drammaticamente l’afflusso di auto causando così una congestione verso Sheffield per chi proveniva da Liverpool; per questo motivo a 30 minuti dal fischio d’inizio la Leppings Lane appariva ancora semivuota . La calca di tifosi reds arrivò all’improvviso e forzatamente tutta insieme, così davanti ai soli 6 cancelli d’entrata della curva quasi 5000 persone iniziavano ad aver fretta di entrare. La polizia completamente sorpresa e soprattutto impreparata a dover fronteggiare una simile situazione fece l’errore che col senno di poi si rivelò fatale: aprì il Gate C, un grande cancello d’acciaio che tramite un lungo tunnel portava nel cuore della curva. Quindi i tifosi Reds rimasti all’esterno, smaniosi di non perdersi neanche un secondo della partita, decisero di percorrere il tunnel per accedere al loro settore, non consci però che la curva, soprattutto nella parte centrale, iniziava a riempirsi all’inverosimile  con lo spazio a disposizione che andava via via terminando. In men che non si dica la situazione precipitò. I tifosi continuarono ad entrare senza che la polizia li avvisasse di ciò che stava succedendo mentre quelli già all’interno iniziarono a venir schiacciati l’un l’altro. Panico totale: i tifosi davanti provarono a salvarsi come poterono, ma sia a causa degli spuntoni delle grate sia per colpa di una polizia che non capiva la gravità dei fatti la strage non fu evitata. Il triste bilancio finale sarà di 96 morti e più di 200 feriti.

Nonostante le indagini e i rapporti dell’epoca evidenziarono come la colpa non fu dei tifosi del Liverpool, ma di un corpo di polizia incapace di fronteggiare il problema, la verità rimase sottoterra. Solo nello scorso settembre a seguito di nuove inchieste volute dai familiari dei tifosi deceduti, il governo inglese, per voce del primo ministro Cameron, ha ammesso come la totale colpa della strage ricada sulle forze dell’ordine. Ma la cosa più sconvolgente è come quest’evento sia stato strumentalizzato dal governo (e dai media) di allora per far ricadere tutte le colpe sui tifosi Reds e quindi orientare l’opinione pubblica britannica a favore della morsa repressiva portata avanti dall’ amministrazione Thatcher contro gli hooligans.

Proprio il nome dell’allora primo ministro Margaret Thatcher ci riporta all’attualità. Durante la prima gara giocata ieri dal Liverpool dopo la morte della “Iron Lady” avvenuta pochi giorni fa, i sostenitori di Gerrard & Co hanno esposto alcuni striscioni celebrativi per la morte di quella che viene considerata la “colpevole di tutto”.  “A stroke of good luck, in a bit Maggie” (Un colpo di buona fortuna, in un attimo” o “Let’s all do the conga, Maggie is no longer” (Iniziamo a ballare, Maggie è morta) sono stati quelli più carini.

Dopo più di vent’anni la ferita è ancora apertissima e neppure davanti alla morte della Lady di ferro i tifosi del Liverpool riescono a dimenticare per un momento la pagina più triste della loro gloriosa storia.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

mercoledì 13 marzo 2013

IL MILAN E LA STRANA TENDENZA AD ESSERE RIMONTATA


DA BORDEAUX A BARCELLONA, PASSANDO DA ISTABUL. TUTTE LE RIMONTE SUBITE DAI ROSSONERI
La premessa è d'obbligo. Il Milan è la squadra italiana con più Champions League nella sua bacheca, quella che ha saputo maggiormente imporre il suo gioco in Europa negli ultimi anni.                                               Bisogna sottolineare che per perdere certe partite occorre anche arrivare a giocarle, quindi i rossoneri hanno avuto il merito di essere approdati quasi sempre alle fasi finali delle coppe Europee negli ultimi venticinque anni.
Quella con il Barcellona è un tracollo che però presenta degli alibi: Allegri non ha a disposizione una rosa che gli permette di essere competitiva con le sei-sette squadre più forti d'Europa, la squadra è giovane e con poca esperienza e l'avversario è troppo forte per chiunque, o quasi.

Ma prendere quattro gol partendo dal vantaggio di 2-0 fa veramente male, la partita ha ricordato la scorsa finale degli Europei tra Spagna e Italia, in cui le furie rosse hanno demolito gli azzurri facendogli vedere il pallone solo al fischio di inizio e a quello finale.                                                                                             Se gli alibi hanno parzialmente giustificato la sconfitta di ieri sera non posso sicuramente giustificare le altre “Caporetto” che il Milan ha dovuto subire da squadre notevolmente inferiori.

Riavvolgendo il nastro possiamo partire ricordando la partita che svelò al mondo l'immenso talento di Zinedine Zidane, Bordeaux Milan 3-0 del 1996. Proprio come quest'anno il Milan partiva da un 2-0 casalingo con una squadra di semisconosciuti francesi. Dugarry, giocatore ad intermittenza, si accese e rifilò una doppietta che condannò Baresi e compagni all'eliminazione dalla Coppa Uefa.

Sei anni più tardi la Coppa Uefa riservò un'altra figuraccia al Milan, un 4-0 pesantissimo nell'andata della semifinale in terra tedesca. Il Borussia Dortmund di Rosicky fu il carnefice di serata, con Marcio Amoroso, poi approdato con scarsi risultati proprio nella società di Berlusconi, mattatore di serata. La punta brasiliana mise a segno un'inaspettata tripletta che insieme al gol di Heinrich chiuse di fatto il discorso qualificazione già nei primi 90 minuti.

Nel 2004 anche l'amata Champions League contribuì a far naufragare un Milan di Ancelottiana memoria, reduce dal trionfo dell'anno precedente contro i rivali Juventini. L'avversario anche in questo caso fu una squadra spagnola, quel bellissimo Deportivo La Coruna di cui ormai già da qualche anno non è rimasto più nulla, complici i problemi economici e le scelte dirigenziali scellerate. A San Siro Kakà prese in mano la squadra e fissò il risultato su un “inribaltabile” 4-1. “Inribaltabile” appunto, perchè nella sfida di ritorno i galiziani impiegarono cinque minuti ad aprire le danze con il “Rifle” Pandiani, lo stesso tempo impiegato da Messi. Valeron e Luque completarono la rimonta già nel primo tempo. La seconda frazione vide una sorta di tiqui taca che portò al poker dell'idolo di casa Frau.

Ma non è finita, anzi. Il 2005, dopo gli anni delle due retrocessioni in B, fu l'anno rossonero più amaro. Il Milan è la squadra più forte d'Europa, annovera tra le sue fila calciatori del calibro di Inzaghi, Pirlo, Nesta, Seedorf, Sheva e Kakà. L'avversario di quella finale fu il Liverpool, altra squadra più incline alle vittorie in Europa rispetto a quelle nel suo paese. Il primo tempo la squadra di Ancelotti demolisce i Reds, sembra il copione di un film: Maldini segna subito quello che sembra il ringraziamento del calcio alla sua carriera, poi Crespo firma una doppietta che fa gridare al successo i tifosi rossoneri. Ma in 6 minuti successe l'imponderabile, 360 secondi che cambiarono la storia della Champions League: mai nessuno era riuscito a rimontare tre gol in una finale. Dudek ai rigori fece il resto. Quella partita fu eletta dai giornalisti Uefa la finale più bella di sempre, non tutti saranno d'accordo.

Fortunatamente l'Arsenal nel 2012 non riuscì a ribaltare il 4-0 dell'andata, ma ci andò vicino terminando il match con 3 gol di scarto. Un'altra partita che può essere rievocata è la sconfitta per 4-2 dell'anno scorso con i cugini nerazzurri in campionato, con il Milan che dovette desistere dall'inseguimento alla Juventus e quindi consegnargli di fatto il tricolore.
Fare peggio di queste partite è “quasi” impossibile. 

Giammarco Bellotti
@Giambellotti on Twitter

mercoledì 14 novembre 2012

VIDEO - SUAREZ MR.LONELY: ROTTURA CON IL LIVERPOOL?


L'ATTACCANTE URUGUAYANO DEI REDS SEMBRA ORMAI UN VERO E PROPRIO SEPARATO IN CASA: IL COMPORTAMENTO DEI COMPAGNI LO DIMOSTRA...


Sembra essere arrivata al capolinea l'avventura di Luis Suárez con la maglia del Liverpool. I rapporti i Reds e il calciatore, già incrinatisi a livello dirigenziale dopo i casi di razzismo(Evra su tutti) nei quali l'ex Ajax era stato coinvolto l'anno scorso, sono peggiorati anche a livello di spogliatoio.Pare infatti che i compagni non apprezzino particolarmente la tendenza dell'uruguayano ad accentuare i contatti con gli avversari, tema che ha scatenato parecchie polemiche nelle scorse settimane in Inghilterra. Che Suárez non sia più un elemento ben accetto all'interno del gruppo dei Reds lo si è potuto verificare molto bene nel match di ieri, giocato e pareggiato per 1-1 contro il Chelsea a Stamford Bridge: 'El Pistolero', dopo aver realizzato la rete del pareggio, ha esultato da solo davanti al settore riservato ai tifosi del Liverpool senza essere raggiunto nè festeggiato dai compagni.I tabloid inglesi sono ormai sicuri: Suárez lascerà i Reds, forse addirittura a nella sessione invernale di mercato.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)

martedì 17 aprile 2012

THE GOOD, THE BAD AND THE UGLY: 34ESIMA GIORNATA


 CI PENSA IL DERBY..

Doppia prova di forza per entrambe le squadre di Manchester, che a distanza di 24 ore l’una dall’altra frantumano le resistenze dei rispettivi avversari.
Non cambia nulla fondamentalmente in vetta, e questo contribuisce a caricare di attesa il derby tra le due squadre (in programma tra due turni) che potrà decidere le sorti della Premier League di quest’anno e probabilmente anche degli anni futuri, visto che un’affermazione del City potrebbe dare avvio a un nuovo ciclo, o comunque rinfrescare un po’ l’aria anglosassone che da 12 anni assegna titoli soltanto a United, Arsenal e Chelsea.
Sorprendente la lotta per la salvezza, dove vince il Wigan che aveva lo scontro più difficile (contro l’Arsenal), mentre perdono sia QPR che Blackburn che avevano avversari di metà classifica.
L’intera giornata è stata condizionata dalla FA Cup, che ha coinvolto quattro squadre e ha quindi forzato il rinvio di quattro gare all’1 e 2 maggio.

Il turno è stato aperto dalla sonora vittoria del Manchester City sul campo del Norwich. Citizens che partono malino e per poco non vanno sotto: Pilkington in contropiede calcia fuori di pochissimo e Lescott salva sulla linea un colpo di testa di Holt. Il City però si riprende: Silva recupera un pallone sulla tre quarti, dialoga con Aguero e poi allarga per Tevez che da fuori area spara in rete. Poco dopo arriva il raddoppio: Aguero serve Tevez sulla sinistra, che di tacco glie la restituisce per il tiro in porta che vale lo 0-2. In avvio di ripresa il Norwich accorcia le distanze con il destro di Surman che insacca una corta respinta della difesa. Ma è un fuoco di paglia, perché gli uomini di Mancini si scatenano. Ruddy salva su Yaya Tourè, ma l’Apache è in agguato per realizzare il tap-in di testa che vale l’1-3. E i Canaries crollano: Aguero in contropiede fa tutto da solo e col destro a giro firma il quarto gol. Un mollissimo retropassaggio di Bennett permette a Tevez di presentarsi davanti a Ruddy, scartarlo e poi depositare il quinto gol nel sacco. Johnson da fuori area colpisce la traversa, Aguero il palo e poi al 93’ arriva il sesto gol: Aguero crossa da destra per Clicy, palla rimessa in mezzo per Johnson e piatto destro in rete. Goodnight Norwich.
 La risposta dello United contro l’Aston Villa è altrettanto vigorosa, anche se il vantaggio arriva su una situazione dubbia: Ashley Young in area cerca il contatto con le gambe di Clark e ottiene il rigore. Dal dischetto Rooney non sbaglia ed è 1-0. Lo United poi affonda gli avversari: cross di Young dalla sinistra su cui non intervengono tre (!!) difensori dei Villans e Welbeck sul secondo palo insacca il raddoppio. Nella ripresa Rooney triangola con Valencia alle soglie dell’area grande, poi con la punta destra indirizza sul palo più lontano e segna. Nei minuti di recupero arriva il poker: Carrick taglia la difesa dell’Aston Villa con un filtrante verso sinistra dove c’è Nani che col mancino manda alle spalle di Given per il definitivo 4-0.
 Dopo aver sconfitto il Manchester United, il Wigan fa la seconda vittima illustre consecutiva e sconfigge l’Arsenal. In una gara condizionata dalle assenze per entrambe le squadre, partono forti i Latics e vanno subito in vantaggio: ripartenza sulla sinistra per Gomez che serve al centro uno smarcato Di Santo, che vince un rimpallo con Szczesny e poi segna a porta vuota. Tempo un minuto ed è di nuovo gol: Moses sfonda a sinistra sulla rivedibile difesa di Sagna e mette in mezzo per Gomez che segna lo 0-2. I Gunners però riescono ad accorciare: cross di Rosicky dalla destra, testa di Vermaelen e palla in rete. La gara sale di ritmi: Van Persie chiama Al Habsi a un difficile salvataggio, Djourou sciupa una buona occasione calciando fuori, mentre il Wigan in contropiede manca per due volte il colpo del ko, ma regge fino al 90’ e porta a casa il sesto punto in due partite.
 La gara tra acronimi della Premier, ovvero WBA e QPR, è vinta dal West Bromwich Albion, con un gol pazzesco di Dorrans da trenta metri a metà del primo tempo. Dopo il gol crescono i Rangers, che con Diakitè e Zamora sfiorano il pareggio. Di nuovo Zamora da distanza ravvicinata chiama Foster a un difficile intervento. Mackie sfiora il gol con un destro a incrociare da fuori area. Si rivede il West Brom nella ripresa: Odemwingie dalla destra serve Jones in area che prende il palo. L’ultima occasione è di nuovo per il QPR, ma il destro di Barton da fuori area sfiora la traversa e va sul fondo.
 Uno splendido Swansea batte un pessimo Blackburn 3-0 e si consolida su una tranquilla linea di galleggiamento in classifica. Al termine di un buon primo tempo arrivano due gol ravvicinati per i Cigni. Lo splendido mancino a giro di Sigurdsson dal vertice destro vale l’1-0. Sinclair dalla sinistra serve al centro Graham, che prolunga a destra per Dyer che di esterno destro fa 2-0. Nella ripresa Sinclair con un numero incredibile salta tre avversari sulla sinistra e poi mette in mezzo dove la tocca Sigurdsson che prende il palo, poi la palla carambola su Scott Dann e finisce in gol. Sotto di tre reti i Rovers cercano di non restare a secco e David Dann, l’ultimo a mollare, sfiora il gol di testa e poi colpisce il palo da fuori area. Ma il risultato non cambia e il Blackburn resta penultimo.

The Good: Carlos Tevez. La carica rabbiosa con cui il Manchester City sta lottando per il titolo passa anche dalla professionalità di Tevez, che dopo ¾ di stagione fuori rosa sta fornendo un contributo notevole alla causa di una squadra che prima l’ha estromesso dai giochi e che quest’estate molto probabilmente lo cederà. Hat-trick per l’Apache.
 The Bad: Johan Djourou. Il centrale dell’Arsenal deve sostituire lo squalificato Koscielny e sono dolori: rientra in difesa camminando in occasione del primo gol ed è corresponsabile della dormita collettiva sul secondo. Errori inammissibili a questi livelli.
 The Ugly: Ashley Young. Il gesto antisportivo della settimana è quello dell’esterno sinistro del Manchester United. Una splendida stagione macchiata da questa simulazione sullo 0-0. L’arbitro viene tratto in inganno e assegna il rigore. Probabilmente i Red Devils avrebbero vinto comunque, ma i dubbi che la partita potesse andare diversamente senza il rigore dell’1-0 restano.

RISULTATI

Norwich – Manchester City
1-6
52’ Surman – 18’, 73’ e 80’ Tevez, 27’ e 75’ Aguero, 93’ Johnson
Sunderland – Wolverhampton
0-0

Swansea – Blackburn
3-0
38’ Sigurdsson, 43’ Dyer, 63’ aut. Dann
West Brom – QPR
1-0
22’ Dorrans
Manchester Utd – Aston Villa
4-0
7’ rig. e 73’ Rooney, 44’ Welbeck, 92’ Nani
Arsenal – Wigan
1-2
21’ Vermaelen – 7’ Di Santo, 8’ Gomez

CLASSIFICA

Manchester Utd
82
Norwich
42
Manchester City
77
Stoke City (1 p. rec.)
42
Arsenal
64
Swansea
42
Tottenham (1 p. rec.)
59
West Brom. Albion
42
Newcastle (1 p. rec.)
59
Aston Villa (1 p. rec.)
35
Chelsea (1 p. rec.)
57
Wigan
34
Everton (1 p. rec.)
47
Queen’s Park R.
31
Liverpool (1 p. rec.)
46
Bolton (2 p. rec.)
29
Fulham (1 p. rec.)
43
Blackburn
28
Sunderland
43
Wolverhampton
23

Valerio Brutti

martedì 13 marzo 2012

THE GOOD THE BAD AND THE UGLY. IL PUNTO SULLA PREMIER


LA NOTTE DEL SORPASSO


Dopo cinque mesi di inseguimento, la Premier League cambia capolista. Quando nei giorni scorsi tutti i tifosi di entrambe le squadre di Manchester avranno scorto il calendario, pochissimi si saranno aspettati lo scambio di posizioni in questo turno.
La partita casalinga dello United contro il West Bromwich Albion era da “1 fisso”. I Red Devils erano provenienti da 6 vittorie nelle ultime 7 partite, mentre i Baggies con tre vittorie consecutive si erano tirati fuori dalla zona calda della classifica e potevano considerarsi un minimo appagati.
L’avvio di gara tuttavia vede gli ospiti più motivati degli uomini di Ferguson, e Andrews spaventa l’Old Trafford con una spaccata destro (fuori di poco) e con un calcio piazzato che De Gea devia in angolo. Lo United allora comprende che arrivato il momento di fare sul serio: Young prova più volte a scardinare la difesa, ma è Rooney a sbloccare la partita con una deviazione sul tiro-cross mancino di Hernandez. 
La squadra di Sir Alex cresce: il Chicharito colpisce il palo dal limite dell’area, mentre Welbeck incrocia troppo il mancino da posizione defilata. Poi però, complice l’inferiorità numerica degli ospiti per l’espulsione di Olsson, arriva il meritato 2-0: Young viene atterrato in area da Andrews, e Rooney trasforma il rigore che chiude la partita.
La trasferta gallese del City si rivela invece particolarmente indigesta agli uomini di Mancini, che perdono al Liberty Stadium contro lo Swansea. I padroni di casa sorprendono i Citizens fin dalle prime battute, quando Routledge perfora la difesa ospite e costringe Hart ad un’uscita scomposta che provoca il rigore. Il portiere inglese però si fa subito perdonare intuendo il destro a incrociare di Sinclair e tenendo inviolata la porta. Mancini inserisce Aguero prima ancora che finisca il primo tempo e la verve del City cambia subito. 
Tuttavia i ricami di Silva, del Kun e di Nasri si fermano sempre al limite dell’area di rigore, producendo soltanto 5 tiri nello specchio della porta nell’arco dei 90’.
 La ripresa vede uno Swansea più “italiano”, votato al chiudersi per ripartire in contropiede. Micah Richards ci prova dalla distanza ma trova Vorm pronto a deviare in angolo. Anche Yaya Tourè ci prova in mischia, ma ne guadagna solo un altro corner. E a sette minuti dalla fine arriva il colpo del ko: cross di Routledge dalla destra, il neo-entrato Moore si stacca dalla marcatura di Savic e realizza di testa il gol dell’1-0. Nei minuti di recupero Richards segna in fuorigioco e la terna arbitrale giustamente annulla il gol, costringendo la squadra di Manchester alla resa.

Si riscatta invece il Chelsea, che vince 1-0 col centesimo gol in Premier di Drogba. Dopo la vittoria in FA Cup, Di Matteo guida i Blues al successo anche in campionato, grazie a una rispolverata della vecchia guardia londinese, con Terry, Lampard e Drogba in campo assieme dal primo minuto. Come spesso accade durante i cambi di gestione, il primo aspetto su cui ci si concentra è la chiusura della difesa: zero tiri in porta concessi. Va detto che di fronte c’era lo Stoke City (penultimo attacco della Premier), non esattamente il Barcellona, ma è pur vero che nelle ultime giornate la gestione Vilas Boas aveva subito gol dal Wolverhampton, dal WBA e dall’Aston Villa. I londinesi partono con un 4-2-3-1, ma la mossa che sblocca l’incontro è l’espulsione di Fuller per un calcio volontario sui “gioielli” di Ivanovic. Lo Stoke a quel punto si barrica in difesa e le occasioni migliori arrivano su calcio piazzato: Terry incorna di testa ma colpisce la traversa. Prima dell’intervallo è ancora il montante a negare il gol al Chelsea: il destro di potenza di Ivanovic su corta respinta della difesa trova soltanto il legno sulla sua traiettoria. L’inserimento di Mata da’ i suoi frutti nella ripresa, quando lo spagnolo attira la difesa su di sé in dribbling e poi serve un passaggio filtrante per Drogba: dribbling secco sul portiere e palla in rete. Lo stesso Mata sfiora il raddoppio su calcio di punizione, ma il suo tiro incoccia contro il palo. E i tre punti permettono di raggiungere il 5° posto in classifica.
 Nelle altre partite si segnala in negativo il Liverpool, che incappa nella terza sconfitta consecutiva, ad opera del Sunderland. Il gol partita arriva in avvio di ripresa: Campbell colpisce il palo da fuori area, la palla carambola su Reina e resta in area, dove Bendtner è pronto per il tap-in vincente. Reds mai in partita e scarsamente pericolosi, che trovano soltanto in un tiro dalla distanza di Gerrard l’occasione più nitida per pareggiare.

Due gli scontri salvezza di giornata. Quello tra Wolves e Blackburn viene vinto dagli ospiti, con una doppietta di Hoilett a spianare la strada ai Rovers. Il primo gol nasce da una rimessa laterale in cui il centravanti canadese con una mezza rovesciata insacca l’1-0. Nella ripresa invece Yakubu si porta a spasso la difesa di casa sulla sinistra, poi serve sulla tre quarti dove Hoilett ha spazio per prendere la mira e realizzare il 2-0 che chiude i conti.
 L’altro duello per non retrocedere vede il Bolton battere in casa il QPR con una svista arbitrale decisiva. Gli ospiti prima colgono una traversa con Zamora, poi si vedono negare un gol di Hill ampiamente oltre la linea di porta. Il Bolton allora ne approfitta e col colpo di testa di Pratley su cross di Ream passa in vantaggio. Il QPR pareggia nella ripresa con Cissè che a tu per tu col portiere realizza il suo secondo gol in Premier. A 3’ dalla fine Klasinc infila il 2-1 su invito di Miyaichi per una vittoria che vale oro.
 Non approfitta di questi risultati il Wigan, che parte male e strappa un solo punto in casa del Norwich: apre le marcature il sinistro di Hoolahan che anticipa entrambi i centrali del Wigan sul primo palo e realizza il vantaggio. Il pareggio degli uomini di Roberto Martinez arriva ad opera di Moses, che si inserisce tra le maglie gialle sull’assist di Maloney, scarta Ruddy e fa 1-1.
 L’Everton batte il Tottenham al termine di una partita con poche emozioni. I padroni di casa passano in vantaggio grazie a un’incursione sulla sinistra di Osman, che serve al centro Jelavic per l’1-0. Gli Spurs non brillano e l’occasione migliore per pareggiare arriva in pieno recupero, con l’ex di turno Saha che col sinistro manda il pallone sul palo.
 L’Aston Villa batte il Fulham all’ultimo respiro: dopo un incontro in cui le due occasioni migliori si erano fermate sulle opposte traverse (quella di Gardner per i Villans e di Duff per gli ospiti), la partita viene risolta da un gol di Weinmann, che insacca una corta respinta di Schwarzer sul tentativo di Gardner.
 Per una londinese che crolla nei minuti di recupero, ce n’è una che vince: l’Arsenal strappa il successo in extremis contro il Newcastle, dopo essere passato in svantaggio, ma anche dopo una partita che l’ha visto assoluto protagonista. I Magpies passano a condurre con il gol di Ben Arfa, ma vengono subito raggiunti dal 26° sigillo stagionale di Van Persie. I Gunners attaccano per tutta la partita e paradossalmente segnano in contropiede il gol vittoria: da un rimessa laterale in zona d’attacco per il Newcastle nasce la ripartenza decisiva con cross di Walcott, spizzato di testa da Gervinho e poi concluso in porta da Vermaelen. Per gli uomini di Wenger è il quinto successo consecutivo, il terzo che arriva oltre il 90’ nelle ultime quattro partite.

The Good: David Hoilett. La sua doppietta nello scontro diretto coi Wolves permette al suo Blackburn di uscire dalla zona retrocessione. Una prestazione che può cambiare una stagione.
The Bad: Stefan Savic. Il giovane difensore del City sostituisce l’infortunato Lescott e lo fa rimpiangere con un errore decisivo sul gol di Moore. Si rifarà, ma per ora è una bocciatura.
The Ugly: Ricardo Fuller. Un fallo vistoso e totalmente inutile condanna il suo Stoke a restare in 10 per più di un’ora. La trasferta a Stamford Bridge era già difficile, per colpa sua è stata impossibile.

Valerio Brutti