Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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mercoledì 24 aprile 2013

TATTICA CHE PARTITA!: BORUSSIA-REAL A SPECCHIO, L'INTENSITÀ FARÀ LA DIFFERENZA!

PER ENTRAMBE LE SQUADRE, LA VELOCITÀ DI FRASEGGIO E IL LIVELLO DI AGGRESSIVITÀ SARANNO DETERMINANTI

Per la rubrica "Tattica che partita!", dopo Bayern-Barca, andiamo ad analizzare i possibili scenari tattici dell'altra semifinale d'andata di Champions: Borussia Dortmund-Real Madrid.

QUI BORUSSIA
Per quanto riguarda i padroni di casa, inevitabile iniziare dalla questione Goetze. I grandi interrogativi della vigilia riguardano sicuramente come la squadra reagirà alla cessione di uno dei maggiori talenti della rosa e come si comporterà il pubblico.
Klopp ha messo le mani avanti, dicendo di volere al Westfalen solo tifosi pronto a sostenere i suoi giocatori. Staremo a vedere..
Per quanto riguarda la formazione invece, il mago biondo (o presunto tale) schiererà quella titolare, con un'unica possibile eccezione: ne Bender ne Kehl sono al meglio, possibile quindi che dal primo minuto parta l'ex della gara Nuri Sahin.

QUI MADRID
Nel caso del Real invece, dubbi non ce ne sono, Mourinho infatti durante la conferenza stampa ha tranquillamente comunicato la formazione che scenderà in campo: Ramos torna a destra e al centro in difesa giocano Varane e Pepe. In avanti invece, preferito Higuain a Benzema.

Arriviamo dunque alla partita. Le due squadre giocheranno a specchio: 4-2-3-1 per entrambe.
Moduli uguali ma non faccamoci ingannare, i modi d'interpretazione sono assai diversi. Mentre gli uomini di Klopp fanno partire l'azione quasi sempre direttamente dalla linea difensiva, sfruttando le abilità d'impostazione di Matt Hummels, nella manovra madridista invece il vero faro è Xabi Alonso che, seppur col sostegno di Khedira, gestisce tempi e spazi.
Differente anche la maniera di attaccare: se i terribili ragazzi tedeschi fanno della duttilità e dell'interscambiabilità le loro armi vincenti, gli uomini di Mourinho preferiscono affidarsi alle individualità, vista la grande abbondanza di cui dispongono. Gran Parte delle sortite offensive infatti dipendono dalle intenzioni di C.Ronaldo da una parte e di Di Maria dall'altra.

Le statistiche raccontano che probabilmente il Borussia Dortmund (media del 47%) lascerà il possesso palla ai blancos (media del 52%) per sfruttare la velocità dei suoi fantasisti nelle ripartenze.
Per il  Borussia la velocità del giro palla sarà determinante, così come l'intensità e la costanza nel pressing. Da questo punto di vista, Bayern-Barca docet. Sotto il profilo delle individualità inoltre, il Real appare superiore e proprio per questo ai gialloneri servirà una grande prova corale.
Le Merengues tuttavia non hanno dimostrato, in entrambe le fasi di gioco, la stessa compattezza del Bayern, anzi. Nelle sfide col Galatasaray infatti, spesse volte la squadra dello Special One ha mostrato una preoccupante distanza tra i reparti e un conseguente sfilacciamento della squadra, che alla Turk Telecom Arena per poco non costa la qualificazione.

Per quanto riguarda gli uomini chiave, questa volta ci sbilanciamo dicendone due in particolare: tra i padroni di casa Marco Reus, (anche se un po' banale) per la sua capacità d'inserimento alle spalle di Lewandowski e per la sua tendenza ad accentrarsi palla al piede dalla fascia. Movimenti del genere potrebbero prendere d'infilata la retroguardia spagnola.
L'altro nome, anche se non parte titolare, è quello di Luka Modric. Il trequartista croato non ha forse il passo di Ozil, ma in compenso dispone di una visione di gioco capace di bucare difese arroccate in area e soprattutto è già stato determinante partendo dalla panchina, chiedete a Ferguson e vi saprà dire qualcosa.

In attesa del fischio d'inizio, vale lo stesso appello fatto per l'altra semifinale: godetevi lo spettacolo!

DavideBernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

domenica 7 aprile 2013

W LA LIGA: DA "SAN IKER" A "SAD IKER", IL CAPITANO CHE RISCHIA LA FINE DI RAUL!

IL RAPPORTO TRA CASILLAS E L'ALLENATORE E' AI MINIMI STORICI E NON SI ESCLUDE UN SUO CLAMOROSO TRASFERIMENTO PER IL PROSSIMO ANNO

Fino a qualche mese fa Iker Casillas a Madrid veniva considerato come un mostro sacro, simbolo del madridismo più acceso. Poi un giorno arrivò Josè Mourinho e le cose presero una piega che mai nessuno avrebbe immaginato.


In quattordici stagioni da intoccabile Casillas ha vinto tutto ciò che si poteva conquistare, sia a livello di club sia con la nazionale spagnola, e negli ultimi cinque anni la IFFHS (Istituto internazionale di storia e statistica del calcio) lo ha eletto il miglior portiere del mondo. Un palmarès  ricco di trofei che rende Casillas uno dei giocatori più vincenti della storia di questo sport. Tuttavia il curriculum non basta a guadagnarsi il posto da titolare, soprattutto se in panchina si siede Mourinho, e ad oggi lo storico capitano dei blancos può considerarsi a tutti gli effetti il numero 12 della squadra che vorrebbe tagliare quest’anno il traguardo della “decima” Champions League.

Tra Casillas e Mourinho non c’è stato mai un bel rapporto. In questi tre anni di gestione il portoghese non si è mai sbilanciato in elogi nei confronti del suo (ex?)capitano; il vecchio allenatore interista lo ha schierato costantemente titolare ma non l’ha mai apprezzato come fatto ad esempio in passato con Julio Cesar e Petr Cech, i due grandi portieri di Inter e Chelsea. Il rapporto personale tra i due ha preso una piega irreversibile dopo il dito nell’occhio di Mou a Vilanova nel ritorno della Supercoppa spagnola dell’agosto 2011. Un episodio talmente grave da rischiare di dividere in due tronconi lo spogliatoio della nazionale, tanto da costringere Casillas a ripianare i rapporti con i “nemici” catalani in vista dei futuri impegni internazionali. La cosa non piacque a Mourinho e da quel momento in poi il feeling venne a mancare del tutto.

Lo scorso dicembre fece scalpore in Spagna la scelta tecnica con cui Mou preferì Adan al capitano storico. Da quella partita alla Rosaleda sono passati quasi quattro mesi e un duro infortunio alla mano sinistra che lo ha tenuto fuori per quasi tutto il 2013. Per sostituirlo Mou pretese l’acquisto di Diego Lopez, riserva di Palop al Siviglia. Nel frattempo, complici anche le eccellenti prestazioni del neo arrivato, il Madrid si è ripreso in campionato, ha raggiunto la finale di Copa del Rey e per di più ha ipotecato il passaggio nei quarti di finale di Champions. Il tutto senza “San Iker”. I medici hanno dato l’ok al rientro del giocatore da due settimane, ma Mourinho continua ancora a non ritenerlo pronto per tornare tra i pali e, a dirla tutta, neanche per la panchina dopo la mancata convocazione per la gara contro il Galatasaray.

Ad oggi lo Special One non sembra avere alcuna intenzione di riaffidare le chiavi della porta a Casillas. Rassicurato delle prestazioni di Diego Lopez, e da una tifoseria che giorno dopo giorno pende sempre più dalle sue labbra,  Mou continua imperterrito a portare avanti le sue idee e le sue convinzioni. Ma con una semifinale di Champions da affrontare i blancos avranno bisogno dell’esperienza e del carisma del loro capitano e, in quel momento, per una volta nella sua carriera, Mourinho dovrà mettere da parte l’orgoglio e chiarire per il bene della squadra la situazione con il portiere madrileno. Altrimenti il rischio reale è che a fine stagione si ripeta un nuovo caso “Raul”, la vecchia bandiera merengue ammainata senza alcun rispetto dal condottiero portoghese.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

martedì 26 marzo 2013

VIVA LA LIGA: RAPHAEL VARANE, IL RAGAZZO CHE HA INCANTATO MOURINHO


IL GIOVANE DIFENSORE FRANCESE HA SCALATO LE GERARCHIE DIFENSIVE ED E’ DIVENTATO UN TITOLARISSIMO NEL REAL DEI PORTOGHESI

Al Real Madrid Raphael Varane ha convinto già tutti. Dopo due stagioni con la camiseta blanca, quello che in Francia è considerato l’erede di Laurent Blanc, è ormai un titolare inamovibile, e perno difensivo di una squadra che insegue il sogno della “decima” Coppa dei Campioni.

Sbarca nella sponda merengues di Madrid nel giugno 2011 dopo un anno da titolare nel Lens, la squadra che l’ha lanciato nel calcio che conta. Lo volevano tutti i paperoni del calcio europeo: Bayern Monaco, Psg, le due squadre di Manchester e naturalmente il Real Madrid. Ferguson, intenditore di giovani fenomeni come pochi altri (Cristiano Ronaldo e Rooney dicono niente?) offrì subito 10,5 milioni al Lens, tanti, tantissimi per un diciottenne che per di più fa il difensore centrale; Raphael però, convinto dal suo connazionale calcisticamente più illustre Zinedine Zidane e da Josè Mourinho decise di fare le valigie e trasferirsi subito in Spagna per indossare la maglia più prestigiosa del globo.

In Spagna il ragazzo si è subito imposto tanto da scomodare i paragoni con due grandi del passato madrileno: Manuel Sanchis e Fernando Hierro, quest’ultimo grande bandiera madrilena prima di Casillas e ultimo capitano ad alzare l’agognata coppa dalle grandi orecchie.

Potenzialmente Varane è ancora più forte dei due illustri colleghi e nel giro di un paio d’anni sarà
considerato come uno dei migliori due o tre nel ruolo. Possiede tutte le qualità necessarie per primeggiare: velocità, pulizia d’intervento, senso della posizione, e una lucidità difensiva che di solito non si trova in un ragazzo così giovane. Forse stiamo esagerando, ma se proprio si vuol fare un paragone con qualche campione, Alessandro Nesta dei primi tempi laziali sarebbe il giocatore giusto per rendere meglio l’idea.

Mourinho lo sta impiegando con costante regolarità e Varane sfrutta ogni occasione ripagandolo sempre con delle grandi prestazioni e anche con qualche gol, tra i quali quello del momentaneo 3 a 0 al Camp Nou in semifinale di Coppa del Re, il gol che sancì il definitivo tracollo blaugrana. Il giovane francese si è fatto amare sin dai primi momenti dal pubblico del Bernabeu; difatti, alla seconda partita da titolare con il Madrid, Varane segnò il gol che valse la vittoria nel derby contro il Rayo Vallecano, solo che lo fece colpendo la palla di tacco e al volo in un modo che avrebbe fatto invidia anche a Ibrahimovic.

Nel frattempo è arrivata anche la prima partita con i “Bleu” di Deschamps. L’ex allenatore della Juve l’ha schierato tra gli undici iniziali tenendolo in campo per tutti i novanta minuti nella gara vinta contro la Georgia. L’inizio di una carriera in nazionale che in Francia sperano possa essere prolifica di trofei proprio come quella di Laurent Blanc, uno che qualche trofeo con la maglia dei galletti l’ha vinto.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli

mercoledì 6 marzo 2013

MODRIC: GLI OTTO GIORNI CHE TI CAMBIANO UNA STAGIONE

IL CROATO IN POCHI GIORNI SI E' CARICATO SULLE SPALLE IL REAL MADRID

"Il manuale degli 8 giorni perfetti". Nel libro che Josè Mourinho potrebbe tranquillamente scrivere dopo la doppia vittoria col Barca e il passaggio del turno con il Man Utd ieri sera, gli usuali ringraziamenti racchiusi nelle prime pagine sarebbero (quasi) tutti dedicati a Luka Modric.

Il gioiellino arrivato in estate dal Tottenham per 42 milioni di euro, dopo un inizio piuttosto deludente, si è caricato sulle spalle il Real sia nel clasico di campionato che ieri sera all'Old Trafford, risultando un fattore assolutamente determinante per i successi dei blancos.
L'aspetto sul qual maggiormente mi soffermerei è l'atteggiamento avuto da Modric nelle due partite: diligenza tattica, qualità ovviamente, ma soprattutto tanta tanta personalità.

Nella gara al Bernabeu contro il Barcellona del 26 febbraio, il croato è stato esemplare per duttilità e sacrificio: trequartista con funzioni di collante tra centrocampoe  attacco nella fase di possesso palla, mediano in marcatura a uomo su Messi quando la palla la tenevano i catalani. Il risultato è stato che l'argentino, stretto nella morsa di Ramos e di Modric appunto, ha avuto solamente due palloni giocabili nel corso dell'intera partita.
Nella gara di ieri invece, il ragazzo di Zara, entrato al 10' della ripresa al posto di Arbeloa, ha sùbito preso in mano il centrocampo madridista. Ha dato un cambio di marcia al Real (al di là dell'espulsione), ha fatto respirare Xabi Alonso, apparso più impreciso del solito nella costruzione del gioco e soprattutto ha pareggiato con un tiro imparabile che nemmeno schiacciando quadrato+R2 (chi sa cos'è un joypad capirà) un giocatore normale riuscirebbe a fare.

E dire che la stagione del croato fino a qualche giorno fa poteva dirsi tutto tranne che positiva. Solo 14 presenze nella Liga da titolare, con appena 1 gol e 2 assist all'attivo. Poi la svolta sabato. Mourinho ci si è affidato forse più per far riposare i suoi titolarissimi che non per effettiva fiducia, fatto sta che ha riscoperto un giocatore determinante.

"Nel licenziare questo manuale, desidero ringraziare in particolar modo Luka Modric, che ha trascinato la mia squadra in questi 8 giorni perfetti". Grossomodo il ringraziamento di Mourinho suonerebbe così..

DavideBernardi
DavideBernardi6 on Twitter

martedì 5 marzo 2013

MANCHESTER - REAL: "QUI SI VA OLTRE IL CALCIO, SI ENTRA NELL'OLIMPO.."

DAL TACCO DI REDONDO ALLA TRIPLETTA DI RONALDO (R9). CR7 CONTRO IL SUO PASSATO E MOURINHO CONTRO IL SUO POSSIBILE FUTURO

E' la partita del tacco di Redondo (99-2000), è la partita del pazzo 4-3 (2002-03) con tripletta di Ronaldo, quello "ciccione" per dirla alla Ferguson, e dei gol di Beckham, Van Nistelrooy e della definitiva consacrazione di Iker Casillas nel mondo dei numeri 1. La vincente di questa sfida, in ben tre occasioni ha poi vinto la Champions: è semplicemente Manchester United-Real Madrid.

Il confronto tra i Red Devils e i Blancos è e sarà un match storico: Ronaldo contro il suo passato, Mourinho contro il suo possibile futuro.
Dietro a questa partita ci sarebbero mille storie da raccontare, ma secondo la regola della semplicità, le parole che più ci fanno capire l'essenza di partite come queste le ho sentite da un caro amico appassionato di calcio:"Io salto allenamento per guardarla, qui si va oltre il calcio, si entra nell'Olimpo..". Sembra un'esagerazione. Credetemi, per chiunque ha questo sport nelle vene, non lo è. Gli appassionati si fermano per vedere "spettacoli" come quello di questa sera. Lo ammetto ci sono cascato anch'io: "Calcetto?" "Stasera? Non posso, c'è Manchester-Real!".

Mettiamo da parte queste romanticherie "da Bar Sport" e veniamo al palcoscenico. Il secondo atto dell'opera arriva nel momento migliore per entrambe le compagnie. Quella spagnola viene da due clasici vinti e difficilmente si potrebbe immaginare dose d'adrenalina più efficace. I Red Devils invece hanno già archiviato la Premier, con 15 punti di vantaggio sui cugini del City.
Anche per questo, prevedere l'andamento della gara è quasi impossibile. Potrebbe proporsi una partita simile a quella dell'andata, con il Real deciso, questa sera costretto, a segnare e invece la squadra di Ferguson cui potrebbe bastare anche uno 0-0. Immaginare un Manchester tutto arroccato dietro viene però difficile. Staremo a vedere.
Per quanto riguarda i moduli, i due allenatori con ogni probabilità schiereranno sistemi speculari: 4-2-3-1. Diversa però sarà la loro interpretazione. Nettamente superiori sugli esterni, Mourinho potrebbe vincere la partita proprio nei confronti individuali. Il figliol prodigo CR7 a sinistra e Di Maria sulla destra potrebbero davvero spaccare la partita. Evra e soprattutto Rafael non rappresentano muri insuperabili, come del resto tutta la difesa inglese, certamente non il punto forte della squadra di Ferguson, che nel solo campionato ha già subito 31 reti.
Tra le fila dei Red Devils invece, le vie centrali saranno probabilmente quelle più cercate, con l'asse Rooney-Van Persie che in due hanno segnato 43 reti e fornito ai compagni 27 assist.

Non prendendo in considerazione gli attacchi, stellari da entrambe le parti, personalmente vedo il Real leggermente favorito. Un 1-1 è un risultato che non assicura niente a nessuno e quindi i calcoli, almeno inizialmente, influiranno poco, decisiva invece sarà la fase difensiva. Per ammissione dello stesso Sir Alex: "Chi la farà meglio vincerà". Data la maggior qualità spagnola negli altri reparti, secondo noi, contrariamente a molti altri pronostici, a passare sarà la squadra di Mourinho.
Poi ovviamente questo sport ci smentirà sicuramente. Ah no scusate, qui "si va oltre il calcio, si entra nell'Olimpo..".

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter
(Qui vi riproponiamo il 4-3 del 2002-03)

domenica 3 marzo 2013

W LA..LIGA: IL 'MOU'MENTO DELICATO DEL BARCELLONA

LO SPECIAL ONE IN CINQUE GIORNI RIBALTA IL MONDO FUTBOLISTICO SPAGNOLO

Come le due facce della commedia e della tragedia. Una ride, l'altra piange.
Nella settimana che doveva decidere (condannare) il destino di Mourinho, il portoghese "denuda" il Barcellona due volte a distanza di cinque giorni.
In così poco tempo dunque il mondo calcistico spagnolo si è rovesciato: i blancos che danno ai blaugrana una, anzi due lezioni di calcio e i catalani che si appigliano alle scelte arbitrali.
Jordi Roura, il sostituto di Vilanova, al termine del clasico di ieri ha dichiarato: "Nelle ultime settimane abbiamo giocato tante partite complicate, intense e con poca possibilità di riposare". Questo è pur vero caro Jordi, ma va anche detto che il Barcellona, di queste partite complicate, non ne ha portata a casa nemmeno una, compromettendo almeno metà di una stagione che fino a quindici giorni fa la vedeva in lizza (e fortemente favorita) per rivincere tutto. Fuori dalla Copa del Rey e con un 2-0 da ribaltare col Milan in Champions.

Prima i rossoneri e poi uno che Milano l'ha conosciuta bene, hanno messo in mostra tutti i possibili limiti di un sistema di gioco in cui i fattori sul quale si basa devono essere rispettati sempre.
Nei due clasici confronti che hanno permesso a Mourinho di riprendersi buona parte della Madrid dalla camiseta blanca, si sono confrontati due sistemi di giochi opposti: verticalizzazione, velocità e fisicità da una parte, geometria, semplicità e ordine dall'altra.
"Dobbiamo essere molto superiori a loro perchè l'arbitro non sia decisivo". Errore Gerard (Piquè). Avete bisogno di essere molto superiori a loro per non soffrire la loro fisicità. Purtroppo ieri, come in Copa del Rey, la condizione dei catalani è apparsa ai minimi storici dal 2008.
In entrambe le gare al contrario, il Real ha mostrato una superiorità fisica a tratti imbarazzante, vedi il 2-0 di Ronaldo al Camp Nou, quando Di Maria ha deriso Puyol in velocità e nell'uno contro uno.

Per funzionare, il tiki-taka ha bisogno che l'applicazione tattica degli interpreti raggiunga una precisione vicina alla perfezione, così come la salute fisica dei giocatori. Se invece il momento delicato si somma all'assenza del professore (Xavi) di questa filosofia di gioco, è chiaro che le difficoltà saranno parecchie.
Per alcuni attori in particolare poi sembra la classica stagione no. Anche ieri le responsabilità di Mascherano sul vantaggio di Benzema sono palesi. La sensazione che il Real potesse far male dalla sua parte è durata per tutti i 90 minuti.
Il problema della necessità di un altro centrale da affiancare al marito di Shakira, già emersa nella scorsa stagione in occasione dell'eliminazione della Champions con il Chelsea, è stata sottolineata ancor di più dai già 30 gol subiti nella sola Liga quest'anno.

Se come aggiunge il sostituto tecnico blaugrana questa "E' una sconfitta che alla classifica non fa male", la terza "derrota" consecutiva dei catalani, arrivati a questo punto, può avere due risposte conseguentemente opposte: fungere da pungolo e provocare una reazione rabbiosa o soffiare via altre carte da un castello che sembra ogni giorno più fragile.

Inevitabile chiusura dedicata a Mourinho. Lo Special One, dopo l'impresa del 1-3 al Camp Nou, anche ieri ha vinto la partita ancor prima di giocarla: Pepe titolare a centrocampo, anche a causa dell'esplosione di Varane e Morata e Callejon in avanti con Cr7 in panchina. "Se vinco stravinco, se perdo vinco lo stesso perchè ho schierato le riserve." Geniale.
Il portoghese nello spazio di due partite, si è riguadagnato la fiducia di Madrid nel caso decidesse di rimanere nella capitale spagnola e si è costruito la giusta situazione per essere rimpianto, nel caso invece preferisse cambiare panchina. Un genio.

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

martedì 22 gennaio 2013

TIKI-TAKA: ANCHE I MARZIANI SANNO PERDERE, SIMEONE RICOMINCIA A SPERARE

INASPETTATA SCONFITTA DEL BARCELLONA A SAN SEBASTIAN, L'ATLETICO VINCE E TORNA A -8, REAL MADRID DEVASTANTE A VALENCIA


Sembravano invincibili come la celebre Armada, ma alla fine, come la famosa flotta spagnola del sedicesimo secolo, anche il Barcellona è stato finalmente sconfitto. Finalmente,  perché questa Liga rischiava davvero di venire chiusa aritmeticamente a marzo con i blaugrana affamati di punti come se fossero delle belve feroci. A fermare la cavalcata trionfale dei ragazzi di Tito (tornato a New York per continuare le sue cure) è la Real Sociedad. La squadra basca mette in mostra lo spirito orgoglioso tipico della regione non arrendendosi al doppio vantaggio catalano firmato da Messi, decima giornata consecutiva in gol per la pulce di Rosario, e Pedro Rodriguez. Complice anche l’espulsione di Piquè a inizio ripresa e l’ambiente caldissimo  dell’Anoeta, la squadra di Montanier pareggia i conti con la doppietta di Chory Castro trovando poi la rete della vittoria al 91’ con Agirrexte. 

Sconfitta blaugrana che rinvigorisce le due squadre di Madrid. Il Real annienta con un perentorio 0-5 il Valencia al Mestalla con le doppiette di CR7 e Di Maria e la rete iniziale di Higuain. Ma il vero protagonista della gara è il tedesco Mesut Ozil, protagonista con delle giocate sopraffine e autore di due delle cinque reti madridiste. I 15 punti di distanza dalla capolista non permettono di sognare alla squadra di Mourinho ma almeno per una gara il Madrid è parso lo schiacciasassi della scorsa stagione; siamo certi che anche Ferguson, futuro rivale dei blancos negli ottavi di Champions League stia sperando che sia solo una “prestazione passeggera”. Anche l’Atletico approfitta dello stop di Xavi e compagni, vincendo per 2 a 0 in casa contro uno spento Levante. Nella serata in cui per una volta Falcao non è protagonista a causa di un’uscita anticipata per infortunio(i primi esami non hanno riscontrato niente di grave) ci pensa Keko a regalare spettacolo con un grande destro a giro che chiude la partita. Si conferma un fortino inespugnabile il Vicente Calderon dove la squadra di Simeone ha vinto 11 volte su 11 subendo appena 6 gol. 

Non si può certamente parlare di Liga riaperta, ma se i colchoneros ci credevano la settimana scorsa quando erano ancora a undici lunghezze dalla vetta, perché non sperarci ora che i punti di distacco sono  otto, c'è lo scontro diretto da giocare in casa e il Barcellona deve ancora visitare il Bernabeu? Magari sperando anche in un aiutino del Milan a cavallo del doppio impegno di coppa. Infondo anche l’Invincibile Armada sembrava destinata a spadroneggiare nei mari, ma poi com'è andata a finire è storia.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

martedì 15 gennaio 2013

TIKI-TAKA: IL MADRID SI FERMA ANCORA, IL BARCELLONA E' DA RECORD



I CATALANI VINCONO ANCHE A MALAGA E CHIUDONO UN GIRONE QUASI PERFETTO, IL MADRID VIENE BLOCCATO DALL'OSASUNA FANALINO DI CODA E SCENDONO A MENO 18 DALLA VETTA

E’ un Barcellona inarrestabile quello di Tito Villanova (e di Jordi Roura). Chiuso il girone di andata con 18 vittorie ed un solo pareggio, maturato nel Clasico di inizio ottobre, per un totale incredibile di 55 punti, la ventiduesima Liga sembra ormai in bacheca. Sono undici le lunghezze che dividono i catalani dai colchoneros di Madrid e addirittura diciotto dagli acerrimi rivali blancos di Jose Mourinho e, considerando il ritmo che sta mantenendo la squadra di Messi, niente fa pensare ad una possibile rimonta di una delle due squadre della capitale.

Proprio l’argentino, fresco del quarto pallone d’oro consecutivo, mette la firma nel 3-1 di Malaga ma soprattutto segna per la nona partita consecutiva avvicinandosi così al record di Ronaldo (quello vero..) che nella stagione 96/97 arrivò a dieci giornate consecutive in gol. L’ultima volta che Messi non è apparso nel tabellino dei marcatori risale a più di due mesi fa, il 3 novembre scorso, nella vittoria contro il Celta firmata da Adriano, Villa e Jordi Alba.

Non tira invece una bella aria a Valdebebas dove Josè Mourinho perde ogni giorno di più consensi sia tra la stampa “amica” sia tra i tifosi. Il pareggio con l’Osasuna e l’espulsione di Kakà per doppia ammonizione dopo soli 22 minuti sono l’esempio perfetto di come il Madrid sia in crisi, ma soprattutto non assomigli al tritatutto dello scorso anno. Oltre ai dodici punti in più, nella stagione passata, dopo 19 giornate, le merengues erano riuscite a segnare per ben 67 volte rispetto alle “misere” 45 di questa temporada. Vedendo i numeri dei suoi attaccanti si capisce meglio: CR7 vantava infatti  23 marcature contro 16 attuali, mentre Higuain e Benzema si fermavano rispettivamente a 14 e 10 reti, per entrambi il doppio  rispetto ai gol realizzati fino ad ora.

Intanto dopo la sconfitta di Valencia il Siviglia decide di esonerare il tecnico Michel sostituendolo con Unay Emery, ex giocatore proprio degli andalusi, il quale ha firmato un contratto che lo legherà ai biancorossi fino al giugno 2014.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli


venerdì 14 dicembre 2012

TIKI-TAKA: VADE RETRO, JOSE'!


L'EX TECNICO NERAZZURRO E' STATO UNO DEI MOTIVI PRINCIPALI DELL'ABBANDONO DI GUARDIOLA 

Che i due non si amino particolarmente è cosa risaputa. Sin da quando Mourinho allenava l'Inter il rapporto tra lui e l'allenatore catalano è stato sempre abbastanza controverso, con il portoghese che non ha mai evitato di stuzzicare in ogni occasione possibile il tecnico più vincente della storia dei culè. Quando poi lo Special One è sbarcato a Madrid il loro è diventato un vero e proprio odio sportivo che ben rappresenta l'accesissima rivalità tra la squadra della capitale e quella catalana. Agli occhi del mondo era Pep quello che sembrava soffrire di meno la presenza dell'altro, lui che a ogni attacco del portoghese preferiva rispondere sul campo piuttosto che attaccarlo palesemente in conferenza stampa.

A quasi otto mesi dall'abdicazione di Guardiola dalla panchina blaugrana sembra quindi molto strano che uno dei motivi principali per cui Pep abbia lasciato il trono catalano a Villanova sia proprio Josè Mourinho. A rivelarlo è il giornalista spagnolo Guillem Balaguè, autore della biografia sul l'ex giocatore di Brescia e Roma. Secondo Balaguè: -Quando gli si domanda di Mourinho Guardiola cambia espressione, ha un diverso linguaggio del corpo e si nota come non si senta a suo agio parlandone; ma sopratutto per lui los clasicos non erano più belli da vivere e da giocare come prima-. Poi aggiunge -Pep mi rivelò che Mourinho lo aveva a tal punto destabilizzato emotivamente da non fargli più godere il mestiere di allenatore-.

Putroppo per Guardiola questo scenario potrebbe ripetersi nel paese della Regina Elisabetta. Stando alle ultime notizie Pep potrebbe presto sedersi in una delle due panchine di Manchester, preferibilmente quella dei Red Devils per raccogliere la pesante eredità di Sir Alex Ferguson, anche se certamente non disdegnerebbe neanche quella milionaria dei Citizens di Mansour. In Inghilterra è anche possibile il ritorno dello Special One alla corte di Abramovich, presidente che dopo averlo cacciato nel 2008 pagherebbe oro per rivederlo nella guida dei Blues. Con la Liga ormai ben salda nelle mani di Iniesta e soci l'unico modo per rimanere sulla panchina dei blancos sarebbe quello di conquistare la tanto agognata decima Champions League. Forse, per una volta, pur di non ritrovarselo di nuovo tra i piedi anche in Premier, il buon Pep tiferà persino il Madrid.

Nicolò Smerilli
@NiSmerlli

venerdì 27 aprile 2012

GUARDIOLA DICE ADDIO: FINISCE L'ERA DELLA PERFEZIONE



DOPO QUATTRO STAGIONI AI MASSIMI LIVELLI JOSEPH GUARDIOLA LASCIA LA PANCHINA CATALANA

“Proveremo sempre grande gratitudine per il miglior allenatore della storia del Barcellona”. Con queste parole il presidente catalano Sandro Rossel annuncia al mondo che dal prossimo anno Joseph Guardiola non sarà più il tecnico dei blaugrana. Il suo addio coincide con la fine della squadra più forte e vincente di tutti i tempi; un “equipo”, che in soli quattro anni, ha rivoluzionato l'idea stessa di far calcio. Ma Pep Guardiola prima di diventare allenatore di questa squadra, ne è stato giocatore e capitano e forse bisogna partire proprio da qui per spiegare il motivo dei suoi tanti successi.
Da calciatore ha fatto parte del “Dream Team” che sconfisse la Sampdoria in finale a Wembley, da allenatore ha invece creato un qualcosa di ancora più perfetto, riproponendo parecchie delle idee apprese in quel periodo da Johann Cruyiff. Un possesso palla estremo, intercambiabilità dei ruoli e l' assenza di un centravanti stabile in area di rigore sono stati i punti cardine dei trionfi catalani. Tredici trofei in sole quattro stagioni sono qualcosa di inimmaginabile, vuol dire vincerne almeno tre all'anno, ed è per questo che difficilmente sarà ripetibile una striscia di vittorie simili.
I suoi detrattori dicono che chiunque è in grado di far vincere una squadra in cui militano il giocatore più forte di tutti i tempi e nove campioni del mondo, ma è esattamente il contrario. Innanzitutto le vittorie della  “roja” sono figlie di questo Barcellona e della crescita di Xavi ed Iniesta, ma il merito di Pep è stato proprio quello di non far mai placare la fame di vittoria di gente che ha vinto tutto più volte, proponendo sempre e comunque un gioco altamente spettacolare. Siamo sicuri che uno così mancherà anche a Josè Mourinho, perchè battere il SUO Barcellona significava entrare nella storia del calcio.

Nicolò Smerilli

martedì 13 marzo 2012

L'EUROPA AL MICROSCOPIO

BAYERN A FORZA SETTE IN GERMANIA. REAL IN RIMONTA  TRA LE POLEMICHE A SIVIGLIA

Dopo aver analizzato nel dettaglio il week-end di Premier insieme al nostro Valerio Brutti, andiamo a vedere cos'è successo negli altri campionati europei.
Partiamo dalla Germania, dove nella 25esima giornata abbiamo assistito ad un Bayer forza 7, come le reti rifilate all'Hoffenheim all'Allianz Arena. Torna al gol il capocannoniere del campionato, Mario Gomez, che ha firmato una tripletta. Doppietta invece per l'olandese volante Arjen Robben, accusato in settimana di egoismo. Diciamo che vedendo la dinamica del quarto gol bavarese, in cui l'ex Chelsea ha preferito saltare il portiere piuttosto che passare la palla a Muller, qualche dubbio sul giocatore di Bedum, ci viene.
Mezzo passo falso invece del Borussia Dortmund ad Augsburg, dove gli uomini di Klopp non sono andati oltre lo 0-0. Per i gialloneri l'attacco è rimasto a secco dopo ben venti giornate, anche grazie alle grandi parate del portiere avversario Jentzsch. Ora i punti di vantaggio sul bayern sono 5.
Risultato a reti inviolate anche per il MGladbach, fermato in casa dal Friburgo. Nonostante lo stop, gli uomini di Favre mantengono il terzo posto in classifica, anche se tallonati ad un punto dallo Shalke 04. I biancoblu di Gelsenkirchen ne rifilano 3 all'Amburgo. Di Metzelder, Huntelaar e della rivelazione Pukki le reti che regalano i tre punti agli uomini di Stevens.
Spostandoci in Francia, il Psg di Carlo Ancellotti consolida il primato solitario della Ligue 1 superando in trasferta il Digione, anche grazie al ritorno di Gameiro. Vittoria di carattere quella dei parigini, rimasti in dieci a causa dell'espulsione di Sissoko. La squadra di Ancellotti ottiene i tre punti grazie alle reti di Tienè e Gameiro appunto, intervallate dal momentaneo pareggio di Kakuta.
Psg che nonostante la vittoria, non riesce a scrollarsi di dosso il Montpellier di Girard, che passa agilmente 3-0 sul Caen.
Abbiamo lasciato per ultima la Spagna, dove il 27esimo turno ci ha regalato le maggiori emozioni. Si comincia dal successo del Real in trasferta col Betis. Match pieno di polemiche per la direzione di gara. Ai  biancoverdi di Siviglia sono stati negati due rigori eclatanti per i falli di mano di Xabi Alonso prima e di Marcelo e Ramos al 90'.
 La gara per gli uomini di Mourinho non si era messa bene: passati in svantaggio per il gol di Molina, hanno saputo ribaltare la partita grazie ad Higuain e al solito CR7, che ha messo a segno il suo 32esimo gol in campionato. Ma il Betis non si è arrenso e sostenuto dal proprio pubblico, ha acciuffato il pareggio grazie a Montero.
I blancos, in versione roja per l'occasione, hanno ottenuto i tre punti portandosi provvisoriamente a + 13 sul Barca, grazie all'ennesimo gol di Ronaldo al 77'.
Il Barcellona riporta i punti di distacco dal Madrid a 10, in seguito alla vittoria per 2-0 a Santander grazie alla doppietta di Messi. La Pulga ha siglato la vittoria blaugrana prima su un rigore più che dubbio conquistato da Fabregas e poi, in estirata proprio su assist dell'ex gunners.
In questo 27esimo turno di Liga soffrono invece, le squadre che giovedì sono state impegnate in Europa League. Il Valencia, sopra di due gol, si fa rimontare 2-2 dal Mallorca. Dopo l'impresa all'Old Trafford cade invece, l'Athletic Bilbao di Bielsa. I baschi soffrono l'ambiente ostile del De Navarra di Pamplona e perdono 2-1 con l'Osasuna. Unica squadra a non risentire delle fatiche europee è l'Atletico Madrid. I Colchoneros, grazie all'uomo simbolo Falcao, ne rifilano due al Granada.
Nota a margine merita Philippe Coutinho. Il brasiliano ex Inter ha firmato la sua prima doppietta in terra spagnola con due reti da fenomeno, entrando da protagonista nel successo per 5-1 dell'Espanol sul Rayo Vallecano.

Davide Bernardi