Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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giovedì 25 aprile 2013

BORUSSIA DORTMUND: SOLO 40 MILIONI PER COSTRUIRE UNA MACCHINA PERFETTA

CAPOLAVORO DEI GIALLONERI, CON UN PIEDE E MEZZO A WEMBLEY SPENDENDO UNA CIFRA SETTE VOLTE INFERIORE A QUELLA DEL REAL MADRID

Per fortuna nel calcio non vale sempre l’equazione che più spendi più vinci. Se fosse il contrario, oggi, il Chelsea ed il Manchester City si spartirebbero la Premier League, il Paris Saint-Germain vincerebbe il campionato con trenta punti di distanza dalla seconda, l’Anzhi trionferebbe in Russia e, forse, anche la Roma riuscirebbe ad arrivare tra le prime tre. Ma delle volte, non troppe a dir la verità, capita che anche una squadra costruita con poco riesca a demolire la corazzata economica (e tecnica) più forte del mondo.

E’ accaduto ieri sera al Westfalenstadion di Dortmund quando il Borussia ha spazzato via il più costoso Real Madrid nella semifinale della competizione regina d’Europa: la Champions League. Noi di Discovery Football ci siamo divertiti nel comparare il costo degli undici titolari tedeschi con alcuni dei merengue. Ne esce un analisi impietosa che evidenzia come, nonostante i direttori tecnici della Casablanca abbiano speso circa 7 volte la cifra servita al Borussia per i suoi, il risultato sul campo non abbia lasciato possibilità di replica.

Trecento milioni contro gli appena 40 serviti alla società della Ruhr per costruire un sogno. Andiamo a snocciolare un po’ di numeri. Tanto per dire, l’autore del poker, Robert Lewandowski, prelevato nel 2010 dal Lech Poznan, è costato solo 4,75 milioni, oggi il Bayern Monaco lo ha acquistato per più di 30. Leggendo i costi degli altri giocatori non si può far altro che stupirsi. Weidenfeller, Piszcek e Schmelzer sono arrivati da svincolati, per Subotic e Hummels sono bastati 8,7 milioni, con il primo pagato 300 mila euro più del compagno; la mediana formata da Bender e Gundogan si è formata spendendo solo 7 milioni, uno e mezzo del primo e 5,5 del secondo.
L’impronunciabile ma fortissimo Blaszczykowski, per tutti Kuba, è stato acquistato per soli tre milioni, anche se il vero capolavoro rimane uno, Mario Goetze. Il giovane talento di Memmingen ha fatto tutta la trafila con le giovanili giallo nere, non costando niente a parte lo stipendio, generando quindi una plusvalenza di 37 milioni dal suo futuro trasferimento in Baviera. L’unico errore imputabile al Dortmund è quello di non essersi subito resi conto di quanto fosse forte Marco Reus. Difatti, cresciuto anche lui nelle giovanili, fu lasciato partire nel 2006 a parametro zero e acquistato dal Rot Weiss Ahlen, squadra di quinta divisione tedesca. Nel 2009 ci ha pensato il Borussia M’bach ad accaparrarsi le giocate del piccolo mago fino a rivenderlo proprio all’altro Borussia nella scorsa estate per più di 17 milioni di euro.

Il totale della spesa ammonta precisamente a 40,6 milioni di euro, niente in confronto del Real Madrid.
Per citarne solo alcuni: Ramos (27mil), Pepe (30), Fabio Coentrao (30), Khedira (14), tanto per non arrivare ai 65 milioni spesi del panchinaro più costoso del mondo, Kakà. Quindi Pepe più Khedira uguale Borussia Dortmund.

Insomma nel calcio i soldi non fanno la felicità, certo aiutano, ma avere dei direttori tecnici capaci di acquistare a così poco prezzo dei giocatori del genere e un allenatore come Kloop, in grado di valorizzarli al massimo, rende la vittoria qualcosa di impareggiabile.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

domenica 7 aprile 2013

W LA LIGA: DA "SAN IKER" A "SAD IKER", IL CAPITANO CHE RISCHIA LA FINE DI RAUL!

IL RAPPORTO TRA CASILLAS E L'ALLENATORE E' AI MINIMI STORICI E NON SI ESCLUDE UN SUO CLAMOROSO TRASFERIMENTO PER IL PROSSIMO ANNO

Fino a qualche mese fa Iker Casillas a Madrid veniva considerato come un mostro sacro, simbolo del madridismo più acceso. Poi un giorno arrivò Josè Mourinho e le cose presero una piega che mai nessuno avrebbe immaginato.


In quattordici stagioni da intoccabile Casillas ha vinto tutto ciò che si poteva conquistare, sia a livello di club sia con la nazionale spagnola, e negli ultimi cinque anni la IFFHS (Istituto internazionale di storia e statistica del calcio) lo ha eletto il miglior portiere del mondo. Un palmarès  ricco di trofei che rende Casillas uno dei giocatori più vincenti della storia di questo sport. Tuttavia il curriculum non basta a guadagnarsi il posto da titolare, soprattutto se in panchina si siede Mourinho, e ad oggi lo storico capitano dei blancos può considerarsi a tutti gli effetti il numero 12 della squadra che vorrebbe tagliare quest’anno il traguardo della “decima” Champions League.

Tra Casillas e Mourinho non c’è stato mai un bel rapporto. In questi tre anni di gestione il portoghese non si è mai sbilanciato in elogi nei confronti del suo (ex?)capitano; il vecchio allenatore interista lo ha schierato costantemente titolare ma non l’ha mai apprezzato come fatto ad esempio in passato con Julio Cesar e Petr Cech, i due grandi portieri di Inter e Chelsea. Il rapporto personale tra i due ha preso una piega irreversibile dopo il dito nell’occhio di Mou a Vilanova nel ritorno della Supercoppa spagnola dell’agosto 2011. Un episodio talmente grave da rischiare di dividere in due tronconi lo spogliatoio della nazionale, tanto da costringere Casillas a ripianare i rapporti con i “nemici” catalani in vista dei futuri impegni internazionali. La cosa non piacque a Mourinho e da quel momento in poi il feeling venne a mancare del tutto.

Lo scorso dicembre fece scalpore in Spagna la scelta tecnica con cui Mou preferì Adan al capitano storico. Da quella partita alla Rosaleda sono passati quasi quattro mesi e un duro infortunio alla mano sinistra che lo ha tenuto fuori per quasi tutto il 2013. Per sostituirlo Mou pretese l’acquisto di Diego Lopez, riserva di Palop al Siviglia. Nel frattempo, complici anche le eccellenti prestazioni del neo arrivato, il Madrid si è ripreso in campionato, ha raggiunto la finale di Copa del Rey e per di più ha ipotecato il passaggio nei quarti di finale di Champions. Il tutto senza “San Iker”. I medici hanno dato l’ok al rientro del giocatore da due settimane, ma Mourinho continua ancora a non ritenerlo pronto per tornare tra i pali e, a dirla tutta, neanche per la panchina dopo la mancata convocazione per la gara contro il Galatasaray.

Ad oggi lo Special One non sembra avere alcuna intenzione di riaffidare le chiavi della porta a Casillas. Rassicurato delle prestazioni di Diego Lopez, e da una tifoseria che giorno dopo giorno pende sempre più dalle sue labbra,  Mou continua imperterrito a portare avanti le sue idee e le sue convinzioni. Ma con una semifinale di Champions da affrontare i blancos avranno bisogno dell’esperienza e del carisma del loro capitano e, in quel momento, per una volta nella sua carriera, Mourinho dovrà mettere da parte l’orgoglio e chiarire per il bene della squadra la situazione con il portiere madrileno. Altrimenti il rischio reale è che a fine stagione si ripeta un nuovo caso “Raul”, la vecchia bandiera merengue ammainata senza alcun rispetto dal condottiero portoghese.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

martedì 26 marzo 2013

VIVA LA LIGA: RAPHAEL VARANE, IL RAGAZZO CHE HA INCANTATO MOURINHO


IL GIOVANE DIFENSORE FRANCESE HA SCALATO LE GERARCHIE DIFENSIVE ED E’ DIVENTATO UN TITOLARISSIMO NEL REAL DEI PORTOGHESI

Al Real Madrid Raphael Varane ha convinto già tutti. Dopo due stagioni con la camiseta blanca, quello che in Francia è considerato l’erede di Laurent Blanc, è ormai un titolare inamovibile, e perno difensivo di una squadra che insegue il sogno della “decima” Coppa dei Campioni.

Sbarca nella sponda merengues di Madrid nel giugno 2011 dopo un anno da titolare nel Lens, la squadra che l’ha lanciato nel calcio che conta. Lo volevano tutti i paperoni del calcio europeo: Bayern Monaco, Psg, le due squadre di Manchester e naturalmente il Real Madrid. Ferguson, intenditore di giovani fenomeni come pochi altri (Cristiano Ronaldo e Rooney dicono niente?) offrì subito 10,5 milioni al Lens, tanti, tantissimi per un diciottenne che per di più fa il difensore centrale; Raphael però, convinto dal suo connazionale calcisticamente più illustre Zinedine Zidane e da Josè Mourinho decise di fare le valigie e trasferirsi subito in Spagna per indossare la maglia più prestigiosa del globo.

In Spagna il ragazzo si è subito imposto tanto da scomodare i paragoni con due grandi del passato madrileno: Manuel Sanchis e Fernando Hierro, quest’ultimo grande bandiera madrilena prima di Casillas e ultimo capitano ad alzare l’agognata coppa dalle grandi orecchie.

Potenzialmente Varane è ancora più forte dei due illustri colleghi e nel giro di un paio d’anni sarà
considerato come uno dei migliori due o tre nel ruolo. Possiede tutte le qualità necessarie per primeggiare: velocità, pulizia d’intervento, senso della posizione, e una lucidità difensiva che di solito non si trova in un ragazzo così giovane. Forse stiamo esagerando, ma se proprio si vuol fare un paragone con qualche campione, Alessandro Nesta dei primi tempi laziali sarebbe il giocatore giusto per rendere meglio l’idea.

Mourinho lo sta impiegando con costante regolarità e Varane sfrutta ogni occasione ripagandolo sempre con delle grandi prestazioni e anche con qualche gol, tra i quali quello del momentaneo 3 a 0 al Camp Nou in semifinale di Coppa del Re, il gol che sancì il definitivo tracollo blaugrana. Il giovane francese si è fatto amare sin dai primi momenti dal pubblico del Bernabeu; difatti, alla seconda partita da titolare con il Madrid, Varane segnò il gol che valse la vittoria nel derby contro il Rayo Vallecano, solo che lo fece colpendo la palla di tacco e al volo in un modo che avrebbe fatto invidia anche a Ibrahimovic.

Nel frattempo è arrivata anche la prima partita con i “Bleu” di Deschamps. L’ex allenatore della Juve l’ha schierato tra gli undici iniziali tenendolo in campo per tutti i novanta minuti nella gara vinta contro la Georgia. L’inizio di una carriera in nazionale che in Francia sperano possa essere prolifica di trofei proprio come quella di Laurent Blanc, uno che qualche trofeo con la maglia dei galletti l’ha vinto.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli

mercoledì 20 marzo 2013

W LA..LIGA: IL VALENCIA COME I RANGERS?

TRAVOLTI DALLA CRISI E DAI DEBITI I PIPISTRELLI DI VALENCIA FINISCONO NELLE MANI DI UNA BANCA SPAGNOLA

Un tempo la Liga spagnola non era affare solo di Real Madrid e Barcellona, un tempo poteva fare la voce grossa anche il Valencia. Nei primi anni duemila i bianconeri più famosi di Spagna sembravano essere tornati ai fasti degli anni ’70: in pochi anni aggiunsero in bacheca due campionati, qualche  Copa del Rey e una Uefa con in panchina quel Rafa Benitez che in Italia non si è saputo imporre con l’Inter del post-triplete. I più attenti ricorderanno pure che i pipistrelli –questo il soprannome della squadra- sono arrivati per ben due volte vicino alla conquista della coppa dalle grandi orecchie nel 2000 e nel 2001, trofeo solo sfiorato e lasciato prima ai “galacticos” madrileni poi ai guantoni di Oliver Kahn e del suo Bayern Monaco.

Ma oggi il Valencia rischia grosso e i fasti raggiunti nei primi anni duemila sembrano inarrivabili. Tutto iniziò nel 2008 con lo scoppiare della crisi economica che fece venire a galla le falle di un sistema fiscale troppo permissivo (Galliani dixit). Furono subito fermati i lavori per il moderno impianto valenciano,  quel “Nuovo Mestalla” capace di contenere ben 75 mila spettatori, ma ormai il danno era stato fatto e la società si è improvvisamente ritrovata piena di debiti dovuti a prestiti elargiti con una certa generosità. Per tentare di risanare le casse valenciane il presidente Manuel Llorente, oltre a fermare i lavori per il nuovo stadio e vendere tutta la gioielleria composta da Villa, Mata e David Silva, decise di richiedere un altro prestito che, nella sua sciagurata visione economica, avrebbe dovuto coprire i problemi economici della società.

Prestito che arrivò solo grazie all’iniezione di denaro fatta dalla regione Valenciana garantendo alla società un bassissimo, e alquanto strano, tasso d’interesse.  Ma una sentenza di qualche tempo fa di un tribunale spagnolo ha dichiarato irregolare la fidejussione della regione a Bankia (l’istituto bancario che aveva provvisoriamente immesso il denaro necessario a salvare il club) come garanzia degli 81 milioni che sarebbero dovuti servire per acquistare il 70% del pacchetto azionario del Valencia.

Proprio per colpa di questa sentenza, Bankia si trova in una situazione ai limiti del paradossale avendo accumulato con se stessa circa 300 milioni di debiti dovuti agli 81 del prestito che la regione non restituisce in seguito alla sentenza del tribunale e agli altri 219 maturati dagli interessi del debito progresso. Oggi la società appartiene alla Fondazione Valenciana che tuttavia è incapace di coprire le enormi perdite accumulate e quindi, se per il prossimo 27 agosto (data di scadenza del prestito) non avranno trovato un modo per coprire il buco il club passerà definitivamente nelle mani di Bankia.

Quindi le soluzioni più probabili sembrano due: o arriva il solito sceicco di turno ripianando “in contanti” tutti i debiti, o il Valencia rischia di ripetere il triste percorso che l’anno scorso hanno compiuto i Rangers di Glasgow, sprofondati per bancarotta nelle serie più infime del calcio scozzese.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

lunedì 18 marzo 2013

W LA..LIGA: (HIGHLIGHTS) IL PUNTO SULLA 28ESIMA GIORNATA!

VINCONO LE PRIME CINQUE IN CLASSIFICA, BARCELLONA SALDAMENTE IN TESTA A +13 SUL REAL

Nel turno della 28esima giornata di Liga, vincono le prime cinque della classifica.

Barcellona 3-1 Rayo Vallecano: Ci si aspettava la prestazione dei catalani dopo la Remuntada col Milan. E risposta c'è stata.
Fabregas è tornato alle origini sostituendo Xavi al centro, davanti Sanchez è tornato titolare insieme a Villa e Mesi. Mattatore della serata è stato (ovviamente) il fuoriclasse argentino, che con la doppietta e l'assist a Villa, è arrivato a 42 gol e 10 passaggi vincenti in stagione. Se andasse in rete anche nella prossima partita, avrà segnato per un intero girone.
Torna al gol anche El Guaje, che dopo la quarta consecutiva da titolare (non succedeva dal dicembre 2011) sembra aver ritrovato il sorriso.
I catalani dunque consolidano il prima a 74 punti, a +13 sul Real Madrid.

Real Madrid 5-2 Maiorca: la squadra di Mourinho in cinque minuti ne fa tre e rimette in piedi una partita che rischiava di scivolare via. Dopo un primo tempo conclusosi sotto 2-1 con i fischi del Bernabeu in sottofondo, lo SpecialOne toglie Arbeloa e Morata e inserisce Ozil e Benzema.
Soprattutto grazie al tedesco, che confeziona due assist per Higuain e Cr7, al 12' della ripresa il Real sta vincendo 4-2. Il sigillo sulla partita lo mette Benzema al 92'. Di Modric e ancora Higuain le altre reti madridiste.

Osasuna 0-2 Atletico Madrid: La squadra di Simeone torna ai tre punti dopo la debaclè interna dello scorso week-end con la Real Sociedad. I Colchoneros, grazie alla doppietta di Costa a cavallo dei due tempi, consolidano il terzo posto a quota 60, ad una sola lunghezza dagli odiati cugini blancos.
Per la squadra di Pamplona, brutta sconfitta che mantiene la zona retrocessione a soli 4 punti.

Real Sociedad 4-1 Valladolid: I baschi, rivelazione del campionato, raggiungono il quarto posto solitario in classifica, complice anche la sconfitta del Malaga. La squadra di Montanier gioca un calcio divertente e frizzante: La doppietta di Griezmann e le reti di Agirretxe e Xabi Prieto regalano il successo agli Tzuri-Urdin.
Sconfitta invece non troppo importante per il Valladolid, che con 35 punti può dirmsi ormai salvo.

Malaga 0-2 Espanyol: l'albi-celeste cperde in casa con la squadra meno blasonata di Barcellona. La squadra di Pellegrini cade sotto i colpi di Colotto e Sergio Garcia e scende in sesta posizione a 44 punti, poco male considerando che l'Uefa ha già escluso il club della Rosaleda dalla prossima Champions League.

Valencia 3-0 Betis: La squadra di Pellegrino, dopo la sconfitta con l'Athletic di Bielsa, torna alla vittoria battendo il Betis, sorpassato in classifica e quindi nella corsa all'ultimo posto Champions. Valenciani a quota 47 e biancoverdi di Siviglia a 43. Rigore di Soldado, l'autogol di Paulao e Jonas i marcatori della partita.

Granada 1-1 Levante: protagonista della partita è il nostro Robert Acquafresca, che segna la sua prima rete con la maglia della squadra Valenciana e pareggia la rete di Siqueira. Il Levante sale a 35, metre il club della famiglia Pozzo, con questo punto sale a 28 con l'Osasuna.

Siviglia 4-0 Zaragoza: Non c'è partita. La doppietta di Coke, Reyes e Negredo firmano la vittoria dei padroni di casa. i Biancorossi salgono a 38, mentre la squadra che fu di Milito non fa passi avanti in classifica e rimane a 26, a soli due punti dal Maiorca terzultimo.

Getafe 1-0 Ath.Bilbao:  Si ferma la striscia di due vittorie cnsecutive degli uomini di Bielsa, che cadono a Madrid in casa del Getafe. Protagonista di giornata è Borja, che già dopo 7 minuti firma il gol che decide la partita.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter





martedì 22 gennaio 2013

TIKI-TAKA: ANCHE I MARZIANI SANNO PERDERE, SIMEONE RICOMINCIA A SPERARE

INASPETTATA SCONFITTA DEL BARCELLONA A SAN SEBASTIAN, L'ATLETICO VINCE E TORNA A -8, REAL MADRID DEVASTANTE A VALENCIA


Sembravano invincibili come la celebre Armada, ma alla fine, come la famosa flotta spagnola del sedicesimo secolo, anche il Barcellona è stato finalmente sconfitto. Finalmente,  perché questa Liga rischiava davvero di venire chiusa aritmeticamente a marzo con i blaugrana affamati di punti come se fossero delle belve feroci. A fermare la cavalcata trionfale dei ragazzi di Tito (tornato a New York per continuare le sue cure) è la Real Sociedad. La squadra basca mette in mostra lo spirito orgoglioso tipico della regione non arrendendosi al doppio vantaggio catalano firmato da Messi, decima giornata consecutiva in gol per la pulce di Rosario, e Pedro Rodriguez. Complice anche l’espulsione di Piquè a inizio ripresa e l’ambiente caldissimo  dell’Anoeta, la squadra di Montanier pareggia i conti con la doppietta di Chory Castro trovando poi la rete della vittoria al 91’ con Agirrexte. 

Sconfitta blaugrana che rinvigorisce le due squadre di Madrid. Il Real annienta con un perentorio 0-5 il Valencia al Mestalla con le doppiette di CR7 e Di Maria e la rete iniziale di Higuain. Ma il vero protagonista della gara è il tedesco Mesut Ozil, protagonista con delle giocate sopraffine e autore di due delle cinque reti madridiste. I 15 punti di distanza dalla capolista non permettono di sognare alla squadra di Mourinho ma almeno per una gara il Madrid è parso lo schiacciasassi della scorsa stagione; siamo certi che anche Ferguson, futuro rivale dei blancos negli ottavi di Champions League stia sperando che sia solo una “prestazione passeggera”. Anche l’Atletico approfitta dello stop di Xavi e compagni, vincendo per 2 a 0 in casa contro uno spento Levante. Nella serata in cui per una volta Falcao non è protagonista a causa di un’uscita anticipata per infortunio(i primi esami non hanno riscontrato niente di grave) ci pensa Keko a regalare spettacolo con un grande destro a giro che chiude la partita. Si conferma un fortino inespugnabile il Vicente Calderon dove la squadra di Simeone ha vinto 11 volte su 11 subendo appena 6 gol. 

Non si può certamente parlare di Liga riaperta, ma se i colchoneros ci credevano la settimana scorsa quando erano ancora a undici lunghezze dalla vetta, perché non sperarci ora che i punti di distacco sono  otto, c'è lo scontro diretto da giocare in casa e il Barcellona deve ancora visitare il Bernabeu? Magari sperando anche in un aiutino del Milan a cavallo del doppio impegno di coppa. Infondo anche l’Invincibile Armada sembrava destinata a spadroneggiare nei mari, ma poi com'è andata a finire è storia.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

martedì 15 gennaio 2013

TIKI-TAKA: IL MADRID SI FERMA ANCORA, IL BARCELLONA E' DA RECORD



I CATALANI VINCONO ANCHE A MALAGA E CHIUDONO UN GIRONE QUASI PERFETTO, IL MADRID VIENE BLOCCATO DALL'OSASUNA FANALINO DI CODA E SCENDONO A MENO 18 DALLA VETTA

E’ un Barcellona inarrestabile quello di Tito Villanova (e di Jordi Roura). Chiuso il girone di andata con 18 vittorie ed un solo pareggio, maturato nel Clasico di inizio ottobre, per un totale incredibile di 55 punti, la ventiduesima Liga sembra ormai in bacheca. Sono undici le lunghezze che dividono i catalani dai colchoneros di Madrid e addirittura diciotto dagli acerrimi rivali blancos di Jose Mourinho e, considerando il ritmo che sta mantenendo la squadra di Messi, niente fa pensare ad una possibile rimonta di una delle due squadre della capitale.

Proprio l’argentino, fresco del quarto pallone d’oro consecutivo, mette la firma nel 3-1 di Malaga ma soprattutto segna per la nona partita consecutiva avvicinandosi così al record di Ronaldo (quello vero..) che nella stagione 96/97 arrivò a dieci giornate consecutive in gol. L’ultima volta che Messi non è apparso nel tabellino dei marcatori risale a più di due mesi fa, il 3 novembre scorso, nella vittoria contro il Celta firmata da Adriano, Villa e Jordi Alba.

Non tira invece una bella aria a Valdebebas dove Josè Mourinho perde ogni giorno di più consensi sia tra la stampa “amica” sia tra i tifosi. Il pareggio con l’Osasuna e l’espulsione di Kakà per doppia ammonizione dopo soli 22 minuti sono l’esempio perfetto di come il Madrid sia in crisi, ma soprattutto non assomigli al tritatutto dello scorso anno. Oltre ai dodici punti in più, nella stagione passata, dopo 19 giornate, le merengues erano riuscite a segnare per ben 67 volte rispetto alle “misere” 45 di questa temporada. Vedendo i numeri dei suoi attaccanti si capisce meglio: CR7 vantava infatti  23 marcature contro 16 attuali, mentre Higuain e Benzema si fermavano rispettivamente a 14 e 10 reti, per entrambi il doppio  rispetto ai gol realizzati fino ad ora.

Intanto dopo la sconfitta di Valencia il Siviglia decide di esonerare il tecnico Michel sostituendolo con Unay Emery, ex giocatore proprio degli andalusi, il quale ha firmato un contratto che lo legherà ai biancorossi fino al giugno 2014.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli


venerdì 14 dicembre 2012

TIKI-TAKA: VADE RETRO, JOSE'!


L'EX TECNICO NERAZZURRO E' STATO UNO DEI MOTIVI PRINCIPALI DELL'ABBANDONO DI GUARDIOLA 

Che i due non si amino particolarmente è cosa risaputa. Sin da quando Mourinho allenava l'Inter il rapporto tra lui e l'allenatore catalano è stato sempre abbastanza controverso, con il portoghese che non ha mai evitato di stuzzicare in ogni occasione possibile il tecnico più vincente della storia dei culè. Quando poi lo Special One è sbarcato a Madrid il loro è diventato un vero e proprio odio sportivo che ben rappresenta l'accesissima rivalità tra la squadra della capitale e quella catalana. Agli occhi del mondo era Pep quello che sembrava soffrire di meno la presenza dell'altro, lui che a ogni attacco del portoghese preferiva rispondere sul campo piuttosto che attaccarlo palesemente in conferenza stampa.

A quasi otto mesi dall'abdicazione di Guardiola dalla panchina blaugrana sembra quindi molto strano che uno dei motivi principali per cui Pep abbia lasciato il trono catalano a Villanova sia proprio Josè Mourinho. A rivelarlo è il giornalista spagnolo Guillem Balaguè, autore della biografia sul l'ex giocatore di Brescia e Roma. Secondo Balaguè: -Quando gli si domanda di Mourinho Guardiola cambia espressione, ha un diverso linguaggio del corpo e si nota come non si senta a suo agio parlandone; ma sopratutto per lui los clasicos non erano più belli da vivere e da giocare come prima-. Poi aggiunge -Pep mi rivelò che Mourinho lo aveva a tal punto destabilizzato emotivamente da non fargli più godere il mestiere di allenatore-.

Putroppo per Guardiola questo scenario potrebbe ripetersi nel paese della Regina Elisabetta. Stando alle ultime notizie Pep potrebbe presto sedersi in una delle due panchine di Manchester, preferibilmente quella dei Red Devils per raccogliere la pesante eredità di Sir Alex Ferguson, anche se certamente non disdegnerebbe neanche quella milionaria dei Citizens di Mansour. In Inghilterra è anche possibile il ritorno dello Special One alla corte di Abramovich, presidente che dopo averlo cacciato nel 2008 pagherebbe oro per rivederlo nella guida dei Blues. Con la Liga ormai ben salda nelle mani di Iniesta e soci l'unico modo per rimanere sulla panchina dei blancos sarebbe quello di conquistare la tanto agognata decima Champions League. Forse, per una volta, pur di non ritrovarselo di nuovo tra i piedi anche in Premier, il buon Pep tiferà persino il Madrid.

Nicolò Smerilli
@NiSmerlli

martedì 11 dicembre 2012

TIKI-TAKA: E QUANTI ALTRI NE PUOI BATTERE LEO!

LA PULCE ARGENTINA PUO' AMBIRE AD UN ALTRA MANCIATA DI RECORD

Lionel Messi non ha limiti. Come ogni grande vincente dello sport il delantero argentino non si accontenta mai e dopo aver superato Gerd Muller nella classiffica dei gol realizzati in un anno solare, il ragazzo uscito da "la Masia" può spazzare via moltri altri record.


Miglior goleador in Champions League
Con la doppietta dello scorso 20 novembre allo Spartak Mosca Leo ha raggiunto la ragguardevole cifra di 56 gol nella massima competizione europea per club in sole 74 presenze. In poche parole ogni 4 partite va a segno 3 volte; mostruoso se si pensa che ha solo 25 anni e minimo un altro lustro da giocare a questi livelli. Proprio per questo sembra quasi una certezza che nel giro di qualche stagione diventi il miglior goleador della coppa dalle grandi orecchie: Raul e le sue 71 marcature non sono così lontano. Più facile superare gli altri due inquilini del podio durante questa stagione: Van Nistelrooy e Shevchenko sono rispettivamente appaiati a quota 60 e 59.

Miglior marcatore del Barcellona
Potrà sembrare strano ma Messi non è il giocatore che più volte ha festeggiato un gol con indosso una camiseta blaugrana. Considerando partite ufficiali e amichevoli il re dei bomber catalani è un certo Paulino Alcantara, bomber degli anni '20, famoso per la potenza dei suoi tiri tale da rompere le reti delle porte. Alcantara ha chiuso la carriera con 356 gol in 357 presenze. Per il momento Messi è a quota 304 e dopo aver superato Cesar (il miglior realizzatore catalano nella Liga) ora viaggia spedito verso il record totale. Poco tempo e supererà anche questo

Massimo goleador della Liga
Messi in questo momento è il nono marcatore di sempre nella Primera Division con 191 gol. Davanti a lui ci sono uomini che hanno scritto pagine leggendarie del futbol iberico. Al primo posto troviamo Telmo Zarra con 252 reti, a ruota gente come Hugo Sanchez, Raul ed Alfredo Di Stefano, non proprio gli ultimi arrivati. Messi deve quindi gonfiare la rete altre 62 volte e potrà vantare anche questo record; considerando che nella scorsa stagione ha chiuso a quota 50 il buon Zarra può star convinto che non rimarrà ancora lì sopra a tutti ancora per molto

Miglior realizzatore in nazionale
Ogni campione, se così vuol essere definito, deve dimostrare quel che vale anche con la propria nazionale. Con la maglia albiceleste il buon Leo è attualmente al quarto posto con 31 gol alle spalle del "padrino" Diego Armando Maradona che di reti ne conta invece 34 con la maglia biancazzurra. Più in alto di tutti c'è il re leone Gabriel Omar Batistuta a quota 56 ma siamo sicuri che Leo infrangerà anche questo muro. Magari proprio in Brasile tra due estati, dove ci si giocherà una coppa abbastanza importante che a Leo manca nel proprio palmares. Sarebbe sicuramente il suo record preferito.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli

(Tiki-Taka è la nuova rubrica di Discovery Football riguardante il calcio spagnolo. Il primo articolo ci sembrava doveroso dedicarlo a chi più di tutti lo sta rendendo in questi anni così tanto affascinante)