Idee fresche. Idee nuove.

Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S

lunedì 29 ottobre 2012

EDITORIALE -ROMA: COSI' NON SEI BELLA

I GIALLOROSSI SCIVOLANO IN CASA CONTRO L'UDINESE DOPO ESSERE STATI IN VANTAGGIO PER DUE A ZERO

Siamo sicuri che anche stanotte Zdenek Zeman abbia riempito il suo posacenere rimanendo sveglio a riflettere su come, e sopratutto perchè, sia maturata la sconfitta di ieri sera, la terza in questo campionato. Raccapriccianti sono le analogie con la partita contro il Bologna del 16 settmbre: doppio vantaggio dilapidato in due gare in cui si stava dando spettacolo e tutto faceva presagire una goleada romanista. Ma anche stasera, come contro i felsinei, all'improvvisto si è spenta la luce e Domizzi e Di Natale hanno distrutto in pochi minuti ciò che Lamela, ispirato da Totti ed Osvaldo, aveva costruito.

E' una squadra in crisi d'identità, a volte troppo spettacolare a volte ingenua come poche. Nelle otto partite disputate finora (contro il Cagliari hanno vinto a tavolino) è sempre stata, almeno per una mezz'ora, completamente in balia degli avversari. L'esempio perfetto è la gara giocata contro la Juventus: tre gol subiti in meno di venti minuti con il passivo che sarebbe potuto aumentare se solo Matri e Vucinic fossero stati più precisi. Ma se allo Stadium si affrontava la squadra più forte del campionato di certo non si può dire lo stesso di Udinese e Genoa. Contro quest' ultima il risultato è stato favorevole ma anche a Marassi la banda Zeman ha  gentilmente regalato buona parte del primo tempo agli avversari.

In media due reti subite a partita: sono infatti 16 i gol incassati da Stekelemburg in appena otto turni di campionato, insieme al Chievo quella giallorossa è la peggiore difesa del campionato. Osvaldo e soci hanno realizzato fino ad ora 17 gol  ma per ambire ai primi posti con una retroguardia del genere devi avere contemporaneamente lì davanti Messi, Ronaldo e Falcao.

Per il momento Zeman non sembra essere in discussione, gode ancora della stima di Totti e sopratutto, a differenza di Luis Enrique, ha un "nome" che gli permette si sbagliare qualche partita così. Nessuno mette in dubbio che guardando la Roma ci si diverta ma se poi non si vince il bel gioco è fine a se stesso e per quanto i tifosi giallorossi apprezzino il boemo, siamo sicuri che non tarderanno a criticarlo anche loro in caso di altri risultati negativi. Ad agosto si parlava di scudetto, oggi un posto in Europa sembra un risultato più che ottimo per una squadra ancora in cerca di una precisa identità e spaccata in due tronconi opposti e non complementari.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli

domenica 28 ottobre 2012

VIDEO: CATANIA-JUVE, GOL & HIGHLIGHTS TRA LE POLEMICHE

GOL & HIGHLIGHTS DI CATANIA-JUVE 28/10/12

Ancora una volta i bianconeri portano a casa i tre punti. Oggi più che mai però la vittoria degli uomini di Conte è stata viziata dalle polemiche.
Un gol clamorosamente annullato a Bergessio nel primo tempo e quello di Vidal, nato da una posizione di fuorigioco di Bendner.
Il presidente del Catania Pulvirenti non si è risparmiato a fine gara, dichiarando "annullato dalla panchina della Juve" la rete di Bergessio.



Davide Bernardi
@DavideBernardi6




EDITORIALE JUVE: 50 TIRI IN DUE PARTITE E DUE SOLI GOL! HOUST ABBIAMO UN PROBLEMA..

COME NELLA SCORSA STAGIONE L'ATTACCO BIANCONERO NON RIESCE A TROVARE IL GOL CON CONTINUITA'

Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Che sia il Napoli, il Siena o il Catania, la Juve, pur non brillando, continua a non perdere. Che sia il Napoli, il Siena o il Catania, gli attaccanti bianconeri continuano a non decollare.                               

Con il gol di Arturo Vidal oggi a Catania, le reti degli uomini di Conte in queste prime nove giornate sono 20. Addirittura dodici i giocatori diversi andati a segno.                          
Analizzando le statistiche però, si nota chiaramente come l’attacco bianconeri stenti in zona gol, proprio come nella passata stagione. Di questi venti gol, solo otto sono state segnate dagli avanti juventini, ben dieci invece dal centrocampo. L’ultima marcatura di un centravanti di Conte risale alla sesta giornata, quando i bianconeri umiliarono la Roma di Zeman anche grazie alle reti di Matri e Giovinco.                            Guardando i migliori marcatori stagionali juventini, si scopre che Pirlo, Vidal e Giovinco hanno le stesse reti: 3, uno in più di Vucinic e Quagliarella e due in più di Matri, andato a segno solo una volta, come Marchisio, Asamoah , Giaccherini e Pogba.

Va bene la Juve continua ad inanellare risultati positivi e chi se ne importa chi segna. I problemi però verranno a galla quando i bianconeri avranno quell’inevitabile calo fisico, che anche nella passata stagione per poco non costrinse i bianconeri a salutare il sogno scudetto, a causa di sei pareggi consecutivi.                             
Col Nordjaelland i tiri di Pirlo e compagni sono stati 30, oggi a Catania 20, ma in entrambe le partite, solo una è stata l’occasione capitalizzata al meglio.                                 
E’ anche per questo che Marotta e Paratici stanno lavorando sotto traccia per portare a Torino già a gennaio una punta capace di sfruttare al meglio l’intensa mole di gioco prodotta dalla squadra di Conte.                  
Non si riuscirà sempre a fare 20 tiri per vincere 1-0.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6                                                                                                                        

sabato 27 ottobre 2012

VIDEO : IL “GOL OLIMPICO”, COLPO DA FUORICLASSE, COLPO ALLA RECOBA

MESSO A SEGNO LO SCORSO WEEK-END DAL CHINO RECOBA, E' UNA RARITA', MA CON UNA STORIA PARTICOLARE


Gianni Brera, il più grande giornalista sportivo italiano di tutti i tempi, che per decenni si dedicò a scrivere stupendamente di calcio, lo definiva il più bel gioco del mondo . Per il suo fascino straordinario, la sua spettacolarità, per il suo essere tanto semplice e tanto difficile allo stesso tempo, per la sua storia, i suoi protagonisti, le sue leggende, il tifo che lo circonda, le gioie ma anche i dispiaceri che è capace di dare.  E’ uno sport magico, reso talvolta ancora più ammirevole da certi particolari, talvolta rari e occasionali, come possono essere alcuni dribbling, o colpi di genio, dei suoi maggiori interpreti.
Ed ecco che, a proposito di magie, risulta subito facile ricollegarsi ad un fatto accaduto nello scorso weekend in Sud America, precisamente in Uruguay, nella sfida tra due club di Montevideo, il Liverpool ed il National del grande ex interista Alvaro Recoba: protagonista proprio “El Chino”, capace di realizzare un colpo da fuoriclasse vero, segnando direttamente da calcio d’angolo, in quello che, forse non tutti sanno, è definito in gergo calcistico il “gol olimpico”, termine di origine spagnola (America Latina). Andiamo a scoprire perché.

Anno 1924, anno delle Olimpiadi di Parigi, ricordate come la prima manifestazione nella quale fosse possibile segnare liberamente da calcio d'angolo, grazie alla modifica apportata al regolamento, qualche mese prima, dall’International Board. 
L’Olimpiade vide trionfare l’Uruguay, senza, però, che nessuno si dimostrasse capace di mettere a segno quel tipo di gol.  Si sarebbe dovuto aspettare ancora un paio di mesi, infatti, per osservare tale magia su un campo di calcio; il 2 ottobre Cesàreo Onzari, ala argentina dell’Huracan, riuscì a realizzarla , con la maglia della sua nazionale, proprio nella sfida con gli uruguagi da poco medagliati. E’ questa la coincidenza da cui nasce la definizione “gol olimpico”.   In realtà, per essere precisi, il primo a realizzare questo genere di marcatura, fu, due mesi prima, Billy Aston, in una partita di seconda divisione scozzese.
Da qui inizia la storia di questo gesto, che in tutto il panorama calcistico continua a rimanere un’occorrenza piuttosto rara e particolare, spesso compiuta per un colpo di fortuna (come, ad esempio, il forte vento, o una deviazione fortuita, un errore del portiere) piuttosto che intenzionalmente.
E proprio per questa sua particolarità, sono vari e diversi gli aneddoti che lo circondano. Si passa da notizie puramente statistiche a pillole decisamente più curiose. Non si può non ricordare  il detentore del record mondiale di gol diretti dalla bandierina, che, con otto reti all’attivo, è Dejan Petkovic, ex giocatore serbo, con militanze in Spagna, Italia (a Venezia nel’99-2000), ma soprattutto Sud America.  Oppure, altro dato interessante riguarda il primo e finora unico gol olimpico realizzato in una competizione mondiale: autore fu il colombiano Marcos Coll, ai mondiali di Cile 1962, contro l’Unione Sovietica.
Analizzando invece i fatti più bizzarri, a destare particolare attrazione sono due storie. La prima vede come protagonista Charlie Tully, centrocampista del Celtic degli anni ’50 : tiro dalla bandierina, Tully segna, ma l’arbitro annulla e fa ribattere. Tully ricalcia e segna di nuovo. Manco fosse un calcio di rigore. La seconda invece ci porta dritti in Germania, anni ’70-’80, dove acquistava fama di gran tiratore un attaccante dell’Eintracht di Francoforte, Bernd Nickel, capace di  battere uno strano record: quello di aver segnato da tutti e quattro gli angoli del suo stadio, il Waldstadion.
Casi curiosi dunque, che vengono per questo ricordati a fianco di altri personaggi storici, autori di uno o più gol olimpici, quali, tra gli altri, George Best, Ronaldinho, David Beckham, Fabrizio Miccoli, Roberto Carlos (con un gol fantastico, tra l’altro, d’esterno sinistro) e, naturalmente, Alvaro Recoba. Il cui gesto, però, si distingue dagli altri per un importante particolare, che lo rende un gol olimpico per eccellenza:  l’ex interista, infatti, calciando di sinistro a rientrare, supera con la sua parabola tutti i giocatori, compreso il portiere, ed insacca sul secondo palo dopo aver colpito il legno al suo interno. Il fattore rilevante e sensazionale del colpo del Chino consiste nel non aver fatto toccare la palla a nessuno prima che finisse in rete. Non un gol frutto di buona sorte ed erroracci altrui quindi, ma dovuto principalmente alla sua grandiosa qualità tecnica, e al suo mancino favoloso, paragonabile ai migliori della storia.  Guardare per credere…

Dario Di Noi
@Dardinorio


  


L'EUROPA SPACCA IL NAPOLI

TIFOSI IMBESTIALITI RIFIUTANO LA MAGLIA DI CAVANI AL TERMINE DELLA GARA CON IL DNIPRO

Le figuaracce in Europa League spaccano il Napoli.
Enormi critiche sono piovute su società, allenatore e giocatori dopo la sconfitta in Ucraina con il Dnipro.
La squadra vista sia ad Eindhoven che a Dnipropetrovsk è davvero imbarazzante, inguardabile, senza idee e in balia degli avversari (e che avversari!).
DA una parte dunque i tifosi imbestialiti, che per seguire la propria squadra fanno sacrifici e che al termine della partita di Giovedì hanno addirittura rifiutato la maglia dei giocatori; dall'altra invece Aurelio De Laurentis, che da Los Angeles ha preferito mantenere il silenzio non rilasciando dichiarazioni sul cammino europeo della sua squadra. Insomma chi tace acconsente.
La linea politica della società è ben delineata fin da inizio stagione: priorità al campionato e per la "coppetta di poco conto" largo alle riserve.

Napoli dunque è spaccata. In molti hanno addirittura pensato ad una faida interna tra il presidente e Walter Mazzarri.
Le dichiarazioni del tecnio nel post partita di giovedì sono piuttosto eloquenti circa il suo pensiero: "Abbiamo visto le difficoltà che riservano certe partite. Abbiamo visto cosa succede con Cavani e Pandev. Io so cosa vuol dire giocare in serie A, in serie B e in Cile." Insomma una bella bocciatura per Insigne e Vargas, ritenuti non ancora pronti per impegni di questo genere.
Per quanto riguarda il cileno è ormai sempre più probabile un'esperienza in prestito già a gennaio.

A questo punto al Napoli mancano ancora tre partite, che dovrà vincere se vorrà passare il girone. La società dovrà scegliere: dentro o fuori.

Davide Bernardi
@DiscoveryFoot

venerdì 26 ottobre 2012

DELUSIONE EUROPEA, MANCINI MARTELLATO


STAMPA E GIOCATORI HANNO ASPRAMENTE CRITICATO IL TECNICO ITALIANO

L'Europa resta un tabù per il Mancio. A meno di clamorose rimonte il suo City verra di nuovo eliminato ai gironi di Champions. Certo,  c'è da dire che in questi due anni non è mai stato fortunato nei sorteggi trovando sempre dei gruppi di ferro (l'anno scorso Bayern, Napoli e Villareal e in questa stagione Real Madrid, Borussia Dortmund e Ajax) ma questa non può essere una scusa per una squadra costruita per arrivare alla vittoria. Se poi aggiungiamo tutti i milioni spesi per acquistare gente come Balotelli, Nasri e Aguero le scusanti stanno a zero.

Dopo la partita persa di Amsterdam la stampa lo ha massacrato: da chi lo accusava di aver fatto troppo shopping a poche ore della partita a chi riteneva inopportuno l'utilizzo di una difesa a tre in un match così delicato. Ma si sa, finchè sono i giornalisti ad accusarti è tutto normale, meno lo è se a criticarti sono i tuoi stessi giocatori. Infatti subito dopo la fine della gara il difensore dei Citizens Company ha attaccato le scelte del tecnico dicendo “La difesa a tre non funziona. L'abbiamo provata poco e in generale preferiamo giocare a quattro”. Mancini dal canto suo ha replicato affermando che non è una questione di schemi di gioco ma di mentalità: “Alcuni giocatori non hanno lo spirito per giocare in Champions”.

Prime crepe in casa City e se, come probabilmente accadrà usciranno dalla coppa, l'unico appiglio alla panchina per l'ex allenatore dell' Inter potrebbe essere la Premier. Oggi i Citizens sono terzi a quattro punti dalla capolista Chelsea e quindi una rimonta non sarebbe impossibile, tuttavia anche lì non è ammesso il fallimento: o vince o se ne va. L'ombra di Guardiola si fa sempre più scura sulla panchina del Mancio.

Nicolò Smerilli
(@NiSmerilli)

TORNA "EL SUPERCLASICO", L'ESSENZA DEL CALCIO ARGENTINO

DOPO UN ANNO DI ASSENZA CAUSA RETROCESSIONE DEL RIVER, TORNA LA PARTITA PIU' AFFASCINANTE DEL MONDO

E' l'essenza del calcio argentino, è uno dei derby più sentiti e raccontati della storia del calcio. E' River Plate-Boca Junior. Semplicemente El Superclàsico.
Domani, dopo la pausa di un anno causa clamorosa retrocessione del River in secunda division, si giocherà la novantanovesima edizione dela partita che divide più della metà della popolazione di Buenos Aires e dell'intera Argentina. Il match sul quale si potrebbe scrivere un'intera enciclopedia. Noi proviamo a raccontarvela a modo nostro.

Il primo superclàsico ufficiale venne giocato nel 1913. Le tensioni, come poi avverrà per tutte le altre edizioni, al termine della partita si spostarono per le strade de La Boca, il quartiere di entrambe le squadre; dopo gli scontri con la polizia, il bollettino parlerà di decine di feriti ed un paio di morti.
Con il passare degli anni, le differenze e i dissidi, peraltro già marcati tra i due club, aumentarono: il River vende Di Stefano e Sivori e con i soldi ricavati costruisce parte dell'attuale stadio, El Monumental e si sposta a Nunez, quartiere dabbene della città.
Per questo motivo quelli del River vengono chiamati anche come Los Millonarios (i milionari) o come Las Gajinas ( le galline), in senso spregiativo dai tifosi del Boca, a loro volta soprrannominati los Xeneizes (genovesi) per l'origine dei fondatori del club.
Nel corso della sua storia, il superclàsico ha visto indossare la camiceta roji-blanca e/o quella azul-amarilla da alcuni dei migliori giocatori di sempre. Oltre ai già citati Di Stefano e  Sivori, anche El dies de cuero blanco Diego Maradona, Batistuta, Riquelme e molti altri.

Il punto più tragico della sua storia, il derby d'argentina l'ha vissuto il 23 giugno 1968, con la Tragedia della Puerta n.12. Al termine della partita, conclusasi 0-0, nella tribuna popular alta del Monumental scoppiano tafferugli tra le forze dell'ordine e l'hinchada ospite del Boca. La gente più in basso, per evitare gli scontri, si riversa al cancello n.12. Si crea una calca. I tifosi arrivati prima al cancello cercano di retrocedere, quelli indietro cercano di avanzare: alla fine saranno 71 morti e 150 feriti.
Tre anni di indagini non sono bastati per mettere luce su quella che rappresenta la più grande tragedia del calcio argentino.

Questi precedenti, insieme al ritorno in Primera del River, che porterà al Monumental 66 mila spettatori, di cui 4.500 xeneizes, ha fatto sì che per la partita vengano impiegati 1100 poliziotti. Uno ogni tre tifosi gialloblu.
Per darvi un'idea, è stato calcolato che l'intero incasso non basterà a coprire le spese per l'apparato di sicurezza coinvolto.
Passando invece al campo, le due storiche rivali si presentano alla sfida con situazioni diverse, ma ugualmente delicate. Il Boca Junior ci arriva con 5 punti di distanza dal Racing capolista, reduce da quattro partite senza vittoria e con lo spogliatoio spaccato. L'allenatore Julio Cesar Falcioni, contratto in scadenza a giugno e più in bilico che mai, è stato costretto a chiamare in prima squadra dei giovani dalla primavera, come i classe '94 Fernandèz e Leandro Paredes.
Tre lunghezze più sotto, con 15 punti, c'è invece il River di Matias Almeyda, che dopo la sconfitta di misura con il Quilmes è stato messo nuovamente in discussione, dopo il pessimo avvio di stagione. Con le ultime minacce, l'ex Lazio, Parma ed Inter è stato addirittura costretto a cambiare numero telefonico; ulteriore motivo di ansia per l'allenatore dei Millonarios è la possibile assenza del capitano David Trezeguet, in Francia per l'udienza di divorzio.
Al Fischio d'inizio però, assenze, numeri e classifiche non conteranno. Al fischio d'inizio sarà solo River-Boca, semplicemente El Superclàsico.

Davide Bernardi
@DiscoveryFoot

giovedì 25 ottobre 2012

EDITORIALE - HORROR MILAN: SPROFONDO ROSSONERO IN ANDALUSIA


ENNESIMA SCONFITTA PER IL MILAN. CON LO ZENIT SARA' CRUCIALE

“What goes around comes around”, canta Justin Timberlake. Probabilmente è questa la colonna sonora più adatta a fare da sfondo all’annata dell’AC Milan 2012/13, con particolare dedica al sig.Adriano Galliani (con la compartecipazione di Ariedo Braida), al presidente Silvio Berlusconi e a mister Massimiliano Allegri.
Tradotto e detto in parole povere, “chi la fa, l’aspetti”: alzi la mano chi, dopo il totale smantellamento della vecchia guardia rossonera (unici sopravvissuti da Atene 2007 Ambrosini e Bonera) e le illustri cessioni di Thiago Silva, Van Bommel, Ibrahimovic (nient’altro che la spina dorsale del Milan) e Cassano, era convinto di vedere un Milan competitivo (o “UltraCompetitivo”, come spesso sottolinea l’AD rossonero) in questa stagione.
Che dire.. sognare è bello e non costa nulla, ma è decisamente necessario guardare in faccia la realtà. Con un ridimensionamento simile pensare di poter vincere o disputare una grande annata era ed è una folle utopia. 

L’avvio di stagione della squadra di Allegri è stato a dir poco imbarazzante, frutto di una campagna acquisti al risparmio, basata sull’arrivo di giocatori scaricati da altri club (Pazzini-De Jong) e sulla solita corsa Gallianiana all’accaparramento di parametri zero senza un minimo di criterio (Traorè), con l’ingaggio di Constant a mettere l’ombrellino nel long drink. Un Milan completamente privo di motivazioni e di una propria identità che “casualmente”, dopo la partenza dei big, l’allenatore livornese non è più riuscito a conferire alla squadra.
Ma arriviamo al match di ieri. La sconfitta contro il Malaga non ha fatto altro che ribadire un semplice concetto: senza una squadra organizzata, ben messa in campo e soprattutto con i giusti interpreti per il modulo utilizzato, non si va da nessuna parte. Diciamoci la verità: i ragazzi di Pellegrini non hanno disputato la partita del secolo, giocando un calcio semplice, ordinato, tutt’altro che spettacolare, ma a conti fatti assolutamente efficace rispetto al gioco prevedibile di un Milan sempre poco incisivo in zona gol. Difesa solida da zero reti subiti in tre gare di Champions, con Iturra a spezzare e costruire gioco in modo eccellente davanti alla difesa e con il grande talento di Isco e la velocità di Joaquìn, match winner, in avanti.
Allegri ha tentato la carta della difesa a 3 anche per dare più spinta sugli esterni:De Sciglio è stato nuovamente una delle poche note liete, proponendosi bene anche in avanti. Su Constant  invece meglio sorvolare (tralasciando il fallo da rigore, inesistente peraltro, perde Joaquìn in occasione del gol partita): per quel ruolo il giocatore adatto sarebbe senza dubbio Emanuelson, ma il tecnico rossonero non vuole proprio riportarlo alla posizione che occupava (con ottimi risultati) all’Ajax.
Il resto è poco e nulla: Montolivo ed El Shaarawy si impegnano parecchio senza però grandi risultati, Pazzini là davanti è isolato, gode di rari cross decenti e anche con qualche palla giocabile, conclude malamente.
Allegri ha meno colpe rispetto alla società, ma credo che il tempo a sua disposizione sia ormai giunto alla fine. Troppi esperimenti, troppi cambi di modulo e di interpreti, soprattutto in difesa, senza mai giungere ad un assetto definitivo. In questo momento il Milan ha bisogno di una scossa: la situazione comincia ad essere critica, soprattutto in campionato e a Gennaio urgono interventi sul mercato.

Chiudendo, ribadiamo lo stesso concetto: la verità fa male, vero Berlusconi e Galliani? “What goes around comes around”. Persino Justin Timberlake ci aveva visto lungo, da tempo, sulla presunta “UltraCompetitività” del Milan di quest’anno. 
Senza Ibra e Thiago Silva e con sostituti non all’altezza non si va da nessuna parte. Ci auguriamo non diventi una stagione da horror. Altrimenti, via ai contatti per portare a Milanello Dario Argento: perfetto condottiero per un Milan da “Sprofondo RossoNero”…….

Simone Nobilini 
@SimoNobilini

martedì 23 ottobre 2012

NORDSJAELLAND-JUVE: SCOPRIAMO GLI AVVERSARI DEI BIANCONERI

I BIANCONERI AFFRONTANO I CAMPIONI DANESI, ANDIAMO A SCOPRIRLI

Prima che la manona di Frank Rijkaard dal sorteggio di Montecarlo lo catapultasse nel girone E di Champions, insieme a Juventus, Chelsea e Shakhtar, probabilmente la maggior parte di voi nemmeno avrà saputo dell'esistenza del Football Club Nordsjaelland. A pochi minuti dal match con i bianconeri, ci sono addirittura ancora dei dubbi sulla pronuncia corretta del nome dei danesi.

Scopriamo i prossimi avversari della Juventus.
Il Nordsjaelland è la squadra di Farum, piccola cittadina danese che non ragiunge i venti mila abitanti. E' situata nella regione della NorthZealand, dove Shakespeare ambientò l'Amleto insomma.
Il club venne fondato nel 1991 e inizialmente ebbe il nome di Farum Boldklub; solo nel 2003 cambiò e assunse l'attuale Nordsjaelland.
Nel 2002 la prima promozione nella Superligaen; I primi trofei del club danese sono storia recente. Vince le edizioni 2009/10 e 2010/11 della coppa nazionale e la scorsa stagione conquista il suo primo storico campionato.

Giocano le partite casalinghe di campionato nella loro sede di Farum, mentre per le gare di Champions sono costretti ad emigrare al Parken Stadium di Copenaghen, che questa serà vedrà occupare tutti i suoi 38 mila posti disponibili.
L'allenatore Kasper Hjulmand, che schiera i danesi con un 4-2-3-1 molto propositivo, organizzato ed elastico; la copertura del campo è buona e la prerogativa è il possesso palla. Vero difetto di questa squadra, oltre i limiti tecnici, è l'inesperienza, che già nella gara col Chelsea gli ha fatto subire tre gol negli ultimi 11 minuti di partita. L'uomo di maggior profilo è il danese Nicolai Stockholm, centrocampista centrale, capitano e in campo anche a San Siro nella partita della sua nazionale contro L'Italia.

Piccolo particolare: questa sera tra i danesi, ci sarà anche Andreas Laudrup, figlio del famoso Michael, ex giocatore proprio della Juventus e attuale tecnico dello Swansea.
Che sia un predestinato?

Davide Bernardi

I TIFOSI PIU' VIOLENTI DEL MONDO STANNO PER TORNARE IN ITALIA


POLIZIA IN ALLERTA PER L'INVASIONE DEI "GROBARI"

Sono passati più di due anni da quel 12 ottobre del 2010. Quella sera gli ultras serbi, capeggiati dal ormai noto Ivan Bogdanov, tennero in scacco Marassi per più di un'ora costringendo poi alla sospensione della partita Tra Italia e Serbia, per le qualificazioni ad Euro 2012. Giovedì in occasione del match di Europa League tra Inter e Partizan Belgrado potrebbe accadere di nuovo a causa dell' esodo dei 3000 tifosi pronti a sostenere i bianconeri. Chi conosce il mondo del tifo organizzato sa sicuramente che stiamo parlando della tifoseria pìù violenta del mondo. Famosi sono i derby con l'altra squadra di Belgrado, la Stella Rossa, in cui ogni volta se ne danno di santa ragione nonostante i tentativi dei poliziotti di tenerli a bada.

La stranezza dei tifosi bianconeri è quella di avere due curve, con due diversi gruppi organizzati, tra le quali c'è un profondo odio, tale da farci scappare anche il morto negli ultimi scontri. Proprio per questo stanno lavorando insieme la polizia italiana e serba per evitare il disastro. C'è infatti il serio rischio che arrivino a Milano altri 300 tifosi ultrà, ai quali è stata negata la vendita del tagliando della partita, proprio per evitare che si incontrino e si scontrino con i “colleghi” dell'altra curva, magari proprio in Piazza Duomo. Se dovesse accadere non sarebbe nemmeno la prima volta che due gruppi della stessa squadra arrivino a picchiarsi. Difatti è dello scorso 3 ottobre la notizia della rissa tra tifosi di due fazioni rivali del Paris Saint-Germain arrivati alle mani ad Oporto durante la trasferta di Champions League contro la squadra portoghese.

Altro motivo di preoccupazione per i poliziotti italiani lo causa la recente amicizia stretta dai 40+ (i nemici dei 300 che dovrebbero arrivare) con la Curva Sud del Milan. Le autorità ritengono possibile che gli Ultras rossoneri diano un aiuto logistico ai serbi per dare qualche problema ai loro cugini interisti; sarebbe la fine di una “pace milanese” che dura da più di trent'anni. Speriamo che giovedì sera al termine della gara si parli solo di calcio giocato.

Nicolò Smerilli
(@NiSmerilli)

lunedì 22 ottobre 2012

L'EMERGENTE: RAHEEM STERLING, CHE STAR AD ANFIELD!

UNA NUOVA STELLA FA IMPAZZIRE LA PREMIER:CLASSE '94, GIA' CONVOCATO IN NAZIONALE E A SEGNO NELLO SCORSO WEEK-END


Si discute sempre molto, al giorno d’oggi, dell’importanza dei giovani all’interno di una società moderna, e del ruolo che essi dovrebbero occupare in ogni paese, soprattutto in ottica futura.  Argomento, questo esaminato frequentemente anche in ambito calcistico.
Il problema spesso, è che tali discussioni finiscono poi per trattare temi quali le grandi difficoltà e le poche possibilità di emergere concesse realmente ad adolescenti e ventenni. Esistono le eccezioni però, e quando c’è un ragazzino che si presenta in modo eclatante su scala internazionale, allora, di sicuro, vale la pena di parlarne.

Nome: Raheem Shaquille Sterling.  Data di nascita: 8 dicembre 1994.  Nazionalità: inglese, pur essendo nato a Kingston, in Jamaica, ed essersi poi trasferito a Londra in compagnia della madre all’età di cinque anni.   E’ un centrocampista offensivo, che fa valere le sue doti maggiori come ala, piede preferito il destro, sulle spalle porta il numero 31.  Alto 1.70 m, pesa 66 kg.  Manca praticamente solo il codice fiscale, ma quello proprio non ce l’hanno voluto dare.
Una stella, per tanti un nuovo fenomeno, che sta facendo sempre più parlare di sé grazie ad un inizio di stagione davvero magico.  Dopo le varie trafile nelle giovanili inglesi di West Ham ma soprattutto Queens Park Rangers. Nel febbraio 2010 Sterling passa al Liverpool, allenato dalla conoscenza interista Rafa Benitez, per 600,000 sterline più bonus legati alle presenze.  Qui inizia a farsi conoscere realizzando svariati gol tra i baby, che presto lo porteranno ad esordire in prima squadra, a soli quindici anni, in un amichevole estiva, avversario il Borussia Monchengladbach.   

Per la vera ‘prima volta’ in una competizione ufficiale però il giovanotto anglo-giamaicano dovrà attendere ancora parecchio tempo, precisamente il marzo 2012, quando nel match contro il Wigan, entrando dalla panchina, diventa il secondo giocatore più giovane ad aver mai debuttato in prima squadra con i Reds , a diciassette anni e centosette giorni.
Al momento si contano dieci presenze totali in Premier per lui, di cui sette stagionali e perciò destinate certamente ad aumentare già dai prossimi turni di campionato.  Gare, queste, nelle quali il ragazzino nemmeno diciottenne, oltre ad essersi prontamente dimostrato all’altezza del palcoscenico che gli veniva offerto, è già riuscito ad evidenziare al meglio le sue enormi capacità, soprattutto a livello tecnico: abile nel dribbling e negli assist, che denotano quindi una buona intelligenza tattica, è dotato di un’importante accelerazione e di grandissima velocità. 
Inoltre, giusto per capire di che pasta sia fatto, pur con poche presenze all’attivo, ha già ottenuto quest’anno il premio di “Man of the match” il 15 settembre contro il Sunderland.   E così, a coronamento di tutto ciò, non poteva non arrivare il primo gol da professionista, realizzato nello scorso weekend contro il neopromosso Reading: inserimento centrale, assist di Suarez, un gran destro ad incrociare dal limite che si insacca all’angolino e vittoria regalata alla sua squadra, 1-0.  Un ottimo gol, che lo porta, tra le altre cose, vicinissimo ad un altro record: diventa, infatti, con questa marcatura, il secondo giocatore più giovane ad aver segnato in premier con la maglia del Liverpool, dietro solamente ad un ragazzo che ad Anfield ha fatto davvero storia, il “Golden boy” e Pallone d’Oro 2001 Michael Owen.

 Qualcuno lo chiamerebbe predestinato.  E forse ne avrebbe ancora più motivi e ragioni se consideriamo ciò che è accaduto all’asso dei Reds ad inizio settembre: in seguito all’infortunio occorso a Theo Walcott, attaccante dell’Arsenal, il CT inglese Roy Hodgson, per sostituirlo, prende la clamorosa decisione di convocarlo per la prima volta in nazionale, offrendogli, in questo modo, addirittura una possibilità di esordire in un match (contro l’Ucraina) valido per le qualificazioni ai mondiali del 2014, malgrado poi decidere di non utilizzarlo. Esordio rimandato quindi, ma rimane una convocazione nella nazionale maggiore decisamente favolosa per un diciassettenne, che pur fino a quel momento aveva fatto già parte di under-16, under-17, under-19 e under-21.

Un fenomeno, una stella, un campione, un predestinato. Si sprecano gli aggettivi per questo ragazzo. Forse anche troppo, essendo più che rischiosi giudizi simili per un talento così precoce, ancora all’inizio della sua carriera.  Si vedrà insomma, noi speriamo ci faccia divertire.
E poi chissà, siamo nella città dei Beatles in fondo. Sono abituati a veder crescere numeri uno laggiù…

Dario Di Noi
@DarDinoRio