Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 27 maggio 2013

LAZIO, CANDREVA: L'AQUILA E' ROMA E LUI L'EREDE!

IL RAGAZZO CRESCIUTO CON LA ROMA NEL CUORE, TRASCINA LA LAZIO ALLA VITTORIA DEL DERBY PIU' IMPORTANTE DI SEMPRE

Era l’ultimo giorno di Febbraio del 1987 quando Antonio nasceva, ultimo anno di Eriksson sulla panchina della Roma. La squadra della sua città, tifata sin da bambino, e che un giorno avrebbe battuto per fare grande la Lazio, eterna rivale.

Corsa, dinamismo, capacità di interpretare praticamente tutti i ruoli del centrocampo, compreso quello anarchico del trequartista: queste le caratteristiche principali del ragazzo romano, affacciatosi al calcio professionistico in serie b con la maglia della Ternana. Da quel momento, tanto girovagare, prestiti, stagioni fortunate, stagioni deludenti. Livorno la svolta: tanti goal, molti bellissimi; arriva come un fulmine a ciel sereno la chiamata della Juventus. Un milione di euro al Club del presidente Spinelli, esordio con la maglia bianconera proprio contro la Roma, vincente a Torino in quel gelido 23 gennaio del 2010. Il cartellino è sempre in mano all’Udinese, la Juventus non lo riscatta, rincomincia la girandola dei prestiti: prima Parma, poi Cesena. Sembra profilarsi sempre più una carriera altalenante, buon livello ma nulla di che.

Nel 2012 l’interessamento della Lazio; altro prestito, ma questa volta con riscatto. Non è stato facile, amore difficile da far decollare: i tifosi conoscono il suo passato e l’amore per l’altra società di Roma, volano i fischi al suo esordio all’Olimpico.
La fiducia la conquista pian piano, sempre più leader nella formazione biancoceleste guidata da Petkovic.
Tanti goal, rigorista insieme ad Hernanes, talento italiano del calcio moderno.
Ieri pomeriggio la finale più importante nella storia del Derby Capitolino: un trofeo in palio, serviva fare la differenza, era necessario trasformare una volta per tutti i fischi in applausi. Miglior giocatore del match, assist per il goal di Lulic, delirio in Curva Nord. Il primo a condurre i festeggiamenti? Proprio Antonio; ora i tifosi lo amano, lui ha sempre negato di tifare Roma. Dopo quello che si è visto ieri in campo, ma soprattutto dopo, come dubitare delle parole del numero 87 ?

Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

lunedì 13 maggio 2013

MILAN E ROMA NON SI FANNO MALE: A SAN SIRO FINISCE 0-0, LA CORSA CHAMPIONS SI DECIDERA’ ALL’ULTIMA GIORNATA

IN UN MATCH SEGNATO DALL’EQUILIBRIO E DAL NERVOSISMO LA SQUADRA DI ALLEGRI SPRECA IL PRIMO MATCH POINT: A SIENA SERVIRA’ VINCERE PER CONCLUDERE IN TERZA POSIZIONE

Fino alla fine. Fino all’ultima giornata di campionato. Si deciderà in contemporanea tra Siena e Pescara, già retrocesse entrambe, il futuro di Milan e Fiorentina: sarà Champions o Europa League? Chi vivrà, vedrà.

I Men in Gold per l’occasione avevano un importante match point sulla racchetta: a San Siro arrivava una Roma reduce sì dall’inatteso K.O. interno contro il Chievo ma pur sempre avversario temibile e di spessore. I giallorossi avevano la chance di essere l’unica squadra in grado di vincere entrambi i match in stagione contro il Milan, dopo il 4-2 dell’andata:la partita del Meazza, tuttavia, si è rivelata nel complesso equilibrata e priva di grandi emozioni. Sorvolando sulla solita idiozia razzista nei confronti di Balotelli che ha provocato la sospensione del match e che difficilmente vedremo terminare a meno di reali e forti prese di posizioni, lo 0-0 è sembrato un risultato più che corretto.

Due espulsioni di Muntari e Totti (corrette) a parte, il match ha visto i giallorossi tentare più conclusioni verso la porta di Abbiati, che ha sempre risposto presente nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa. Sul Milan, poco da dire: condizionati dall’uomo in meno dal 41’ del primo tempo, i rossoneri hanno ovviamente faticato a costruire gioco senza peraltro subire troppo da una Roma poco incisiva davanti.

Davanti a molteplici espressioni di malumore da parte di tanti tifosi rossoneri dopo il pareggio di ieri sera ci sarebbero un paio di considerazioni da fare.

Il primo punto è chiaro: come già ribadito, giocare in 10 vs 11 non è mai ovviamente semplice, a maggior ragione contro una squadra che può vantare un trio come quello formato da Totti, Osvaldo e Lamela davanti. Ciò che risulta indiscutibilmente vero è che il Milan non abbia mostrato il giusto approccio sin dal primo minuto, situazione già vissuta più volte in questa stagione. Chiudere il discorso terzo posto con una giornata d’anticipo sarebbe stato importante: ai rossoneri toccherà espugnare Siena per ottenere la qualificazione ai preliminari di Champions.

Punto numero due: le lamentele sulla squadra si susseguono e non si sono mai placate, a maggior ragione dopo la prestazione offerta dai ragazzi di Allegri ieri. Ma guardando in faccia la realtà, la rosa del Milan è sempre stata la stessa da inizio stagione, con l’unica, fondamentale addizione che porta il nome di Mario Balotelli nel mercato di Gennaio. Che l’unico uomo in grado di dare tecnica e qualità alla linea mediana milanista fosse Riccardo Montolivo si sapeva da tempo: normale che, in sua assenza, il centrocampo fatichi ad impostare e ad accompagnare le azioni offensive, data la staticità di Ambrosini (non proprio più un giovincello…) e Muntari. Non una novità. La speranza dei tifosi rossoneri è che Adriano Galliani, a campionato quasi terminato, abbia capito come completare questa squadra, soprattutto a centrocampo e in difesa.

Difesa che ieri, soprattutto centralmente, ha disputato una buona partita, con Zapata e Mexès sempre autori di ottime chiusure. Prestazioni convincenti a metà, invece, sugli esterni: De Sciglio è apparso in calo mentre Constant, dopo un primo tempo confusionario, ha disputato una buonissima ripresa. A centrocampo il migliore è stato il solito Flamini mentre davanti Balotelli ed El Shaarawy hanno lottato ma non inciso.

Sarà Siena, dunque, il crocevia della stagione rossonera. Tre punti per un terzo posto: la ricorrenza di quel numero 3, tanto caro a qualcuno come Dante che proprio in terra toscana nacque e acquisì fama e traguardi importanti. Come quelli che vorrebbe ottenere il Milan: in questo caso il Sommo Poeta perdonerà l'inferno rossonero, ma la sua Firenze dovrà essere tenuta lontana...

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

mercoledì 17 aprile 2013

MILAN: "ALLEGRI, DESTINATION..UNKNOWN!"

LA ROMA RIMANE SEMPRE ALLA FINESTRA, IL NAPOLI SEMBRA ESSERSI FATTO AVANTI, MENTRE IL MILAN..

Dopo un traumatico inizio di stagione, con appena 8 punti raccolti dopo le prime 7 giornate, il Milan di Allegri è riuscito a riprendersi, trovando nel 4-3-3 quell’assetto giusto che ha permesso alla società rossonera di risalire fino al 3° posto.  

Ad oggi però, sono tanti i rumors riguardanti il tecnico livornese. La Roma sembra abbia davvero proposto un contratto dalla durata di 3 anni, mentre arriva dal post Milan-Napoli la notizia di un incontro da “Giannino” tra il Presidente dei Partenopei e lo stesso allenatore. Cosa si siano detti, al momento rimane un grosso interrogativo, visto anche il futuro incerto di Walter Mazzarri.

Intanto, nello spogliatoio milanista, qualche segnale di scricchiolamento della panchina di Allegri sembra esserci stato: nei giorni che hanno preceduto il big-match di domenica, ci sono state delle dichiarazioni di un Boateng poco contento del suo continuo cambio di ruolo; infine la panchina di El Shaarawy, nonostante la squalifica di Balotelli, ha alzato un autentico polverone intorno alla società di Via Turati.
Il tecnico ha definito l’esclusione del giovane attaccante savonese, come una scelta puramente tecnica, in quanto ha dichiarato di averlo visto “mentalmente scarico” durante la settimana. 
Il giorno dopo sono arrivate le parole proprio di El Shaarawy sulla questione: il ragazzo dice di aver condiviso la scelta del Mister e che si metterà a lavorare per tornare ai livelli d’inizio stagione, specificando che andare in panchina dopo una stagione da titolare all’età di 20 anni, non deve e non può essere un problema.

Voci di giornata, invece, raccontano di un interesse in casa Milan per Prandelli, ma solo dopo i Mondiali brasiliani della prossima estate, ovvero 2014, proprio l’anno in cui scadrà il contratto tra Allegri ed il Milan.
Chissà se il tecnico di Livorno sarà disposto ad aspettare fino alla scadenza del contratto o se abbia già pronta la valigia “Destination…Unknown”, almeno fino ad oggi.

Ugo Mega
@Superughish

lunedì 1 aprile 2013

IN THE BOX: "DI CANIO E' FASCISTA, MI DIMETTO!"


LA NOMINA DEL NUOVO ALLENATORE NON PIACE NE' AI TIFOSI NE' A MILIBAND CHE ARRIVA ADDIRITTURA A LASCIARE LA PROPRIA CARICA DI VICE-PRESIDENTE

Gennaio 2005, a Roma si gioca uno dei derby più sentiti del mondo, vince 3 a 1 la Lazio e Paolo Di Canio, bandiera della squadra biancoceleste, va sotto la curva Nord e rivolge ai propri tifosi (notoriamente di estrema destra) il saluto romano. Apriti cielo! In Italia impazzano le polemiche con la Federcalcio che addirittura mette sotto inchiesta l’episodio, le foto dell’attaccante romano finiscono su tutti i maggiori quotidiani europei e l’intero vecchio continente si scandalizza di fronte al gesto.

Sono passati più di otto anni da quell’episodio, e nel frattempo Di Canio ha appeso gli scarpini al chiodo decidendo di sedersi in panchina per guidare le sue squadre con lo stesso ardore calcistico con cui giocava. Dopo aver allenato per un paio di stagioni lo Swindon Town, l’ex attaccante della Lazio viene chiamato per salvare il Sunderland cercando di risollevare una squadra che non ottiene una vittoria da otto partite.

Ma a poco più di 24 ore dalla nomina già ci sono i primi scontenti. Infatti hanno fatto rumore in Inghilterra le dimissioni di David Miliband, membro del board esecutivo della società e noto esponente del partito laburista inglese, quello che in Italia chiameremmo “di sinistra”.


"Auguro al Sunderland tutto il successo possibile. Tuttavia, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore, è giusto che io faccia un passo indietro". Sono queste le parole con cui l’ex ministro degli esteri britannico si è congedato dal suo incarico. A dir la verità Miliband ha già trovato una nuova occupazione presidenziale alla Ong International, società che in passato è stata guidata pure da Bill Clinton, e in molti vedono le sue dimissioni come una decisione puramente di convenienza. 


Tuttavia neanche ai tifosi del Sunderland è piaciuta la scelta. I tifosi dei “black cats” (questo il soprannome dei biancorossi) si sono subito mobilitati esprimendo il proprio dissenso in rete e nei social network creando una pagina Facebook chiamata “Sunderland against Fascists” e, come se non bastasse, sostituendo l’immagine di Wikipedia del nuovo tecnico con quella di Adolf Hitler. La maggior parte della tifoseria biancorossa è difatti composta dalla working class inglese che notoriamente ha idee politiche diametralmente opposte a quelle del nuovo allenatore.

Di Canio ha prontamente risposto alle accuse definendo il tutto “stupido e ridicolo”. Ora al campo l’ardua sentenza. Se nelle otto giornate di Premier l’ex capitano laziale riuscirà a salvare i “gatti neri” dalla retrocessione in seconda divisione siamo sicuri che i tifosi del Sunderland chiuderanno le pagine Facebook contro il loro allenatore e, magari, anche Miliband sarà contento dell’operato di un “fascista”.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on twitter


venerdì 15 marzo 2013

TUTTI LO VOGLIONO, TUTTI LO CHIEDONO, SCEICCO QUA, SCEICCO LA'!

PAROLE PAROLE PAROLE, DELL'ENNESIMO POSSIBILE MATRIMONIO TRA UNO SCEICCO E LA NOSTRA SERIE A NON RESTA CHE UN FIUME DI PAROLE

Tutti lo vogliono, tutti lo chiedono, tutti lo vogliono. Che cos'è? Vi do un piccolo aiutino, non è il factotum di Siviglia.
Va beh dai facciamola corta. E' lo..Sceicco!
Per Sceicco si intende quella persona, che abitualmente viaggia in Jallabia, tipica veste araba dotata di velo e che investe milioni e milioni di (petro)dollari per campagne acquisti tanto folli quanto ambiziose.

A portare questo strano figuro nella nostra serie A ci hanno provato in molti. Ultimissima la Roma statunitense di James Pallotta. La vicenda la conoscono tutti e ha i tratti del racconto tragi-comico: un paio di mesi fa, tale Adnan Adel Aref Al Qaddumi, (presunto) sceicco arabo si dice interessato ad entrare nelle quote azionarie della Roma. In febbraio viene firmato nero su bianco un accordo preliminare che prevede il versamento entro il 14 marzo di 50 milioni nelle casse giallorosse. Intanto i media e le Procure iniziano a studiare ed indagare su Al Qaddumi; si scopre che vive in Italia da molti anni e che è in attesa di un'enorme eredità. Si fa vedere più volte all'Olimpico con Michele Padovano, ex giocatore della Juve recentemente coinvolto in affari diciamo così poco chiari, inizia già a fare fanta-mercato, dichiarando il suo gradimento per il tecnico Walter Mazzarri.
Oggi è il 15 marzo e soldi a Roma non ne sono arrivati.
Stesso copione già recitato nel 2004, quando per l'acquisizione della società che allora apparteneva ancora alla famiglia Sensi, da parte di una cordata russa vicino alla Nafta Moskva mancava praticamente solo la firma. Anche allora, come oggi, alla fine non se ne fece nulla

Nello scorso giugno, si parlò insistentemente anche per il Milan di una possibile entrata in società di capitali stranieri. L'indiziato numero uno era Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. La vicenda, indovinate un po', si concluse con la dichiarazione di Silvio Berlusconi: "Le porte ad investitori stranieri sono sempre aperte".
Da nord a sud, la voglia di petrodollari ha attraversato tutta la nostra penisola. E anche per il Palermo del vulcanico Zamparini si parlò di un possibile sceicco rosanero. Il nome fatto fu quello di Ahmud Zubeidi, investitore arabo che avrebbe dovuto portare in Sicilia una somma vicina a 200 milioni di Euro nell'arco di 5 anni. Come si concluse la vicenda, vedendo anche l'attuale rosa del Palermo, non occorre nemmeno specificarlo.

Leggermente diverso è il caso della Juventus, che può contare una collaborazione con partner libici. Se nel 2002 la quotazione degli investitori stranieri raggiungeva il 7,5% della società bianconera, dopo la guerra civile e il mancato versamento dei 9 milioni previsti, la quota di partecipazione si è ridotta all'1,5%.

I motivi che fanno girare all'argo dei confini italici i famosi dollari neri, sono svariati: dall'assenza di una legge sugli stadi di proprietà alle tasse eccessive.
Lo Juventus Stadium pieno praticamente ogni domenica dimostra che con strutture adeguate e progetti tecnici ben strutturati, la gente allo stadio ci andrebbe eccome.
Davanti ad uno scenario che presenta situazioni a dir poco contraddittorie come quella di IsArenas a Cagliari, è tuttavia assolutamente normale che tutti lo cerchino e tutti lo vogliano, ma che nessuno ce l'abbia. Lo sceicco, non il Barbiere di Rossini sia chiaro.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 11 marzo 2013

DALL'OLIMPICO ALL'OLIMPICO, LA RIVINCITA DI VIVIANO

NELLO STESSO STADIO E NELLA STESSA PORTA IN CUI AVEVA PERSO I GUANTI DA TITOLARI, VIVIANO SI PRENDE LA SUA RIVINCITA

Ci è capitato più volte di raccontarvi quanto strano ed imprevedibile sia il calcio. E ancora una volta, per introdurre il protagonista di questo pezzo, è necessario ribadire questo concetto.
Se per l'editoriale sulla Juve è stato opportuno partire dalla fine, in questo caso è meglio andare con ordine e rispettare l'andamento cronologico degli eventi.

Era il l'8 dicembre 2012, all'Olimpico andava in scena un Roma-Fiorentina importante per le ambizioni di entrambe le squadre. La partita finì 4-2 per i giallorossi e tra i protagonisti in negativo ci fu Emiliano Viviano, portiere dei viola palesemente colpevole su almeno due delle quattro reti dell'allora banda di Zeman.
In primo luogo sul vantaggio romanista firmato Castan; il difensore giallorosso su una punizione di Totti, davanti alla porta schiacciò di testa un pallone sul quale Viviano, forse ingannato proprio dal rimbalzo, non intervenne. E Successivamente sul terzo gol della  Roma. Totti prende palla sui venti metri e scaraventa una fucilata in porta. Il portiere viola è tutt'altro che irresistibile e la palla si insacca.

Quel giorno, il "figlio della Fiesole" perse il posto a favore del giovane Neto. Poi un periodo certamente non facile. La storia d'amore (in campo) con la maglia viola sembrava poter finire pochi mesi dopo il matrimonio. A gennaio infatti si parlò di una possibile, ad un certo punto quasi probabile, cessione proprio alla Roma.
Alla fine ci si mise anche la sorte e l'inesperienza di Neto. Il giovane portiere brasiliano collezionò un errore dietro l'altro. Viviano riacquistò punti giorno dopo giorno nelle gerarchie di Montella e nella gara casalinga con il Parma del 3 febbraio scorso viene riproposto titolare. La Fiesole lo (ri)accoglie con lo striscione "Uno di Noi" e lui risponde con due grandi interventi sulle conclusioni ravvicinate di Belfodil e Sansone.
Da quella partita, Viviano non ha più lasciato i pali della Viola, risultando spesso provvidenziale per le vittorie della truppa di Montella, come ieri sera.
Proprio a proposito del concetto col quale abbiamo aperto il pezzo, Viviano, nello stesso stadio e nella stessa porta che gli aveva tolto i guanti da titolari, ha consolidato una vittoria quanto mai importante per la Fiorentina, confermando ancora una volta tutto il talento che già Prandelli aveva visto in lui. Parata plastica su una punizione di Hernanes e nei minuti finali parata decisiva su Floccari.
Eh si, il calcio a volte è proprio imprevedibile.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 17 dicembre 2012

EDITORIALE: IL MILAN METTE LA QUARTA: POKER A UN PESCARA “CHRISTMAS EDITION"


I ROSSONERI COLGONO IL QUARTO SUCCESSO CONSECUTIVO SUPERANDO LA SQUADRA DI BERGODI: PESANO SUL RISULTATO LE DUE INCREDIBILI AUTORETI REGALATE DA ABBRUSCATO E JONATHAS

Lo avevamo detto giusto una settimana fa, dopo il successo di Torino: in casa Milan serve continuità. Il  4-1 di ieri, ottenuto a San Siro contro il Pescara, non fa altro che aumentare la consapevolezza all’interno dell’ambiente rossonero di risalire ulteriormente la china. Guai ad esagerare, però: i  tre punti conquistati contro la banda di mister Bergodi sono certamente meritati, ma il risultato finale inganna.

Nel giorno del suo 113° compleanno infatti il Milan ha faticato, e non poco, a scrollarsi di dosso i neopromossi abruzzesi. La rete di Nocerino dopo soli 35 secondi (seconda consecutiva e stagionale) a coronamento di una splendida triangolazione con Montolivo ed El Shaarawy ha spianato la strada agli uomini di Allegri, forti di un vantaggio immediato che ha permesso ad Ambrosini e compagni di gestire con maggior tranquillità il match. Poche le occasioni nella prima frazione di gioco da ambo le parti: Togni tenta vanamente di sorprendere Amelia dai 30 metri, Pazzini interviene su un tiro-cross di Robinho, spedendo però alto.

Nella ripresa invece il match è tutt’altro che soporifero. Al 50’ Abbruscato, intervenendo di testa su un cross di Robinho, decide di incartare e spedire il pacco regalo per i 113 anni del Milan verso la porta di Perin, che non può nulla: clamorosa autorete e raddoppio rossonero. La partita sembra chiusa, ma il Pescara non demorde e sei minuti più tardi Terlizzi riapre il match. La proporzione adatta a raccontare la rete pescarese è fin troppo semplice: Terlizzi: difensore prolifico e buon colpitore di testa = Difesa rossonera su palle inattive: (13°) gol subito. Come già ampiamente ribadito, Allegri dovrebbe lavorare maggiormente in allenamento su un problema che si è ripresentato troppo spesso finora.

Il Pescara prende fiducia, il Milan accusa il colpo: tanto che dopo pochi minuti un Amelia in versione stalattite rischia di farsi sorprendere dal destro dalla lunga distanza di Balzano, che termina sul palo esterno. Allegri opta per l’ingresso di Boateng al posto di un Robinho troppo poco incisivo mentre il Pescara prova a rendersi pericoloso, senza successo, con gli ingressi di Quintero e Jonathas.

El Shaarawy crea ma Pazzini, nonostante il solito buon lavoro per la squadra, non riesce a concretizzare. A chiudere il match al 79’, tuttavia, ci pensa chi non si è scordato dell’incombente festività: il neo entrato Jonathas si trasforma in Babbo Natale e regala al Milan il secondo autogol di testa di giornata, deviando alle spalle dell’incolpevole Perin il calcio d’angolo di El Shaarawy: 3-1. Uno sfortunato Pescara si scioglie definitivamente due minuti  dopo, quando Pazzini termina la sua cavalcata verso la porta abruzzese regalando ad El Shaarawy la gioia del 14° gol stagionale: 4-1 finale e quota 27 punti in classifica raggiunta.

Il Milan visto ieri a San Siro è stato tutt’altro che eccezionale, ma abile a trovare quel mix di bravura e fortuna che ha permesso alla formazione di Massimiliano Allegri di conquistare i 3 punti in palio. E’ tornato Montolivo e si è visto: bravo ad arginare alcune azioni avversarie e a far ripartire i suoi, smistando palloni ovunque. Bene la difesa, gol subito a parte, priva di Mexès influenzato : Yepes ha giocato una partita eccezionale, Zapata si è dimostrato affidabile, mentre Constant e De Sciglio continuano la loro crescita(notevoli un paio di discese sulla sinistra del franco-guineano).  Nocerino e Ambrosini hanno lottato, ma a differenza del numero 8 rossonero il capitano del Milan si è mostrato spesso nervoso, commettendo qualche fallo di troppo e guadagnando il suo 5° cartellino giallo stagionale. Su El Shaarawy invece difficile aggiungere altro: anche ieri il migliore per impegno, corsa e pericolosità, timbra il cartellino per la 14° volta in 17 partite di campionato. Se la matematica non è un’ opinione … Ennesimo chapeau per il Faraone.

Chapeau extra, infine, anche allo stoico piccione (nella foto a destra tra i piedi di Yepes) che ha assistito al primo tempo live dal terreno di gioco di San Siro, rischiando un paio di volte la propria incolumità tra palloni calciati e pestoni involontari(o forse no..).

Sabato prossimo il Milan sarà di scena all’Olimpico di Roma: il match contro la formazione di Zeman, reduce dalla sconfitta di Verona, sarà certamente un ottimo test per verificare la crescita di una squadra che solo un mese fa sembrava essere sull’orlo del baratro. Un successo significherebbe sorpasso sui giallorossi e sesto posto: dopo il compleanno festeggiato con una vittoria contro il Pescara, regalarsi 3 punti per Natale sarebbe tutt’altro che una cattiva idea. Perché El Shaarawy è pronto a vestire anche i panni di uno dei tre Re Magi, se necessario…

Simone Nobilini

(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 29 ottobre 2012

EDITORIALE -ROMA: COSI' NON SEI BELLA

I GIALLOROSSI SCIVOLANO IN CASA CONTRO L'UDINESE DOPO ESSERE STATI IN VANTAGGIO PER DUE A ZERO

Siamo sicuri che anche stanotte Zdenek Zeman abbia riempito il suo posacenere rimanendo sveglio a riflettere su come, e sopratutto perchè, sia maturata la sconfitta di ieri sera, la terza in questo campionato. Raccapriccianti sono le analogie con la partita contro il Bologna del 16 settmbre: doppio vantaggio dilapidato in due gare in cui si stava dando spettacolo e tutto faceva presagire una goleada romanista. Ma anche stasera, come contro i felsinei, all'improvvisto si è spenta la luce e Domizzi e Di Natale hanno distrutto in pochi minuti ciò che Lamela, ispirato da Totti ed Osvaldo, aveva costruito.

E' una squadra in crisi d'identità, a volte troppo spettacolare a volte ingenua come poche. Nelle otto partite disputate finora (contro il Cagliari hanno vinto a tavolino) è sempre stata, almeno per una mezz'ora, completamente in balia degli avversari. L'esempio perfetto è la gara giocata contro la Juventus: tre gol subiti in meno di venti minuti con il passivo che sarebbe potuto aumentare se solo Matri e Vucinic fossero stati più precisi. Ma se allo Stadium si affrontava la squadra più forte del campionato di certo non si può dire lo stesso di Udinese e Genoa. Contro quest' ultima il risultato è stato favorevole ma anche a Marassi la banda Zeman ha  gentilmente regalato buona parte del primo tempo agli avversari.

In media due reti subite a partita: sono infatti 16 i gol incassati da Stekelemburg in appena otto turni di campionato, insieme al Chievo quella giallorossa è la peggiore difesa del campionato. Osvaldo e soci hanno realizzato fino ad ora 17 gol  ma per ambire ai primi posti con una retroguardia del genere devi avere contemporaneamente lì davanti Messi, Ronaldo e Falcao.

Per il momento Zeman non sembra essere in discussione, gode ancora della stima di Totti e sopratutto, a differenza di Luis Enrique, ha un "nome" che gli permette si sbagliare qualche partita così. Nessuno mette in dubbio che guardando la Roma ci si diverta ma se poi non si vince il bel gioco è fine a se stesso e per quanto i tifosi giallorossi apprezzino il boemo, siamo sicuri che non tarderanno a criticarlo anche loro in caso di altri risultati negativi. Ad agosto si parlava di scudetto, oggi un posto in Europa sembra un risultato più che ottimo per una squadra ancora in cerca di una precisa identità e spaccata in due tronconi opposti e non complementari.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli

mercoledì 6 giugno 2012

RITORNO AL FUTURO: QUANTO VARRA' LA ROMA DI ZEMAN?!

DOPO 13 ANNI IL BOEMO TORNA A ROMA, SAPRA' RIPETERE LA CAVALCATA DI PESCARA?

Quanto varrà la Roma di Zdenek Zeman?
E' la domanda che in questi giorni si stanno ponendo un pò tutti, tifosi romanisti e non.

"Bohemian Rapsody", come lo chiamano a Roma, torna nella capitale dopo 13 anni e per la prima volta nella sua vita di allenatore firma un contratto biennale.
A questo punto però l'interrogativo numero uno è quello di capire se e come Zeman riuscirà a migliorare il quarto posto ottenuto con i giallorossi nel '99.
Tra i tifosi della Lupa l'ottimismo è alle stelle, ma è necessario analizzare razionalemente i fattori che subentrano con il tecnico di Praga.

Sono fuor di dubbio infatti i meriti di Zeman a Pescara, dove grazie ad un mix perfetto tra giovani e veterani il boemo ha conquistato la serie B con addirittura 90 gol fatti; a Roma però bisognerà capire che giocatori Baldini e Sabatini gli metteranno a disposizione e soprattutto quanto questi calciatori sposeranno il progetto e le idee del tecnico ex Foggia ed Avellino.
L'interpretazione del credo tattico difensivo zemaniano da parte di Romagnoli & Co, ha dato l'impressione che qualcosa nei concetti di Zeman fosse cambiato, anche se il nuovo allenatore della Roma, ha presto smentito in conferenza stampa.

Per quanto riguarda la rosa, le indicazioni interessanti sono varie. Partendo dal fatto che, a detta dello stesso Zeman, De Rossi non farà il centrale difensivo nè il regista e che la Roma non sembra intenzionata a riscattare Gago, con ogni probabilità "Boemian Rapsody" chiederà un regista.
Ottimi spunti si sono visti da Federico Viviani, classe '92, capitano della primavera giallorossa, che già la scorsa stagione Luis Enrique fece esordire. Dalla semifinale persa con la Lazio, sono arrivate ottime indicazioni anche dal trequartista Ciciretti, giocatore molto tecnico ma difficile da adattare al gioco zemaniano e Nicolàs Lopez, attaccante esterno rapidissimo nel dribbling che ai quarti con il Varese spaccò la partita entrando dalla panchina.
Davide Bertolacci invece, dopo due buone stagioni a Lecce, è tornato  nella capitale per restarci.

A proposito del reparto offensivo poi, determinante per il gioco di Zeman sarà la conferma di giocatori come Bojan, Lamela e Borini, rapidi, tecnici e molto duttili.
Infine, altro punto focale sarà la questione difesa. Assolutamente sottotono la stagione di Heinze e da 3 in pagella quella di Kjaer, con  un Juan falcidiato dagli infortuni, sarà importante prendere almeno un paio di difensori; tra gli obbiettivi spuntano i nomi di Otamendi e Garay.

Se la Roma la prossima stagione dovesse comunque continuare a incassare molti gol, non ci sarebbe niente di sorprendente, si tratterebbe solo del buon vecchio Zeman.

Davide Bernardi

mercoledì 30 maggio 2012

ZEMAN-ROMA QUINDICI ANNI DOPO


LA SOCIETA' CAPITOLINA HA SCELTO IL BOEMO PER LA PROSSIMA STAGIONE

Che Zdenek Zeman sia un personaggio fuori dagli schemi non l' abbiamo certo scoperto quest' anno, con risultati sportivi entusiasmanti e dichiarazioni mai banali , come le ultime sugli scudetti della Juventus. Uno che, giusto per non andare troppo in là col tempo, in piena festa per la promozione del suo Pescara nella piazza della città, gela le migliaia di persone presenti annunciando di essere vicino all' accordo con la Roma.
Zeman nella Capitale diciotto anni dopo l' ultima volta, dunque, e proprio a Roma bisogna fare un giro per comprendere fino in fondo la grandezza e al tempo stesso l' unicità dell' allenatore boemo. Parliamo forse dell' unico personaggio che nel giro dei sei mesi passò dalla panchina biancoceleste a quella giallorossa, senza ottenere grandi risultati su nessuna delle due, ma che ancora oggi è ricordato con nostalgia dai tifosi di entrambe le squadre, senza alcun tipo di rancore per essere transitato in così poco tempo da una sponda all' altra del Tevere. Qualcosa di clamoroso, se si pensa a come è vissuto il calcio nella città capitolina.
Sono passati quindici anni da quando Zeman fu chiamato dalla famiglia Sensi per sostituire Il barone Niels Liedholm, e rispetto ad allora poco o nulla è cambiato nella filosofia del tecnico. Già nel 1997 le sue squadre erano autentiche macchine da gol, ma nel contempo avevano difese troppo ballerine per poter ambire a grandi traguardi. Il bel gioco e il divertimento dei tifosi prima di tutto, e pazienza se ancora oggi la critica batte ancora sullo stesso chiodo, ovvero gli scarsi risultati. Dopo un lungo pellegrinaggio in squadre di secondo piano rieccolo finalmente rientrare nel calcio che conta dalla porta principale, dopo aver vinto in maniera stupefacente un campionato di B e aver fatto conoscere all' Italia pallonara i suoi ragazzi terribili. Lo voleva mezza Serie A, se l' è accaparrato la Roma per il dopo Luis Enrique. Segnale forte quello lanciato dal DS Baldini, il quale, nonostante una stagione deludente in cui la Roma sarebbe dovuta diventare un piccolo Barcellona grazie alle idee rivoluzionarie del tecnico asturiano, ha scelto di affidare la panchina a un allenatore ancor più spregiudicato e amante dei giovani, sintomo che er proggetto proseguirà. Funzionerà stavolta? L' esigente piazza giallorossa avrà la pazienza di aspettare i risultati? Secondo noi sì, perchè a differenza di qualche suo predecessore avrà sicuramente dalla sua un certo Francesco Totti, che con lui maturò e indossò per la prima volta maglia numero 10 e fascia di capitano.
Bentornato Boemo!

Nicolò Scotucci

giovedì 29 marzo 2012

L'EMERGENTE: ALESSANDRO CRESCENZI

IL BARONE DI ROMA.

Il nome Crescenzi nella provincia di Roma non è un nome qualunque. La dinastia che porta questo cognome è stata una delle famiglie più influenti nella capitale, innumerevoli esponenti della discendenza hanno infatti ricoperto nel corso dei secoli incarichi di diverso spessore nell’attività politica capitolina. Se fino a pochi anni fa il nome Crescenzi veniva associato esclusivamente all’omonima dinastia, oggi quando si parla deirescenzi si pensa anche al giovane calciatore. Alessandro nasce il 25 settembre del 1991 a Marino, una città dei castelli romani, proprio nell’As Marino .società del suo paese nativo ,il ragazzo incomincia a dare i primi calci al pallone. Il talento del giovane viene notato in fretta da diverse squadre, dalla Lodigiani prima e dalla Roma poi. Terzino dalle indiscusse qualità tecniche e fisiche, nella primavera della As Roma si afferma nel suo ruolo come uno dei migliori nel panorama italiano. Nelle selezioni giovanili italiane veste tutte le maglie dall’under 18 all’under 21 dove oggi Ciro Ferrara lo reputa un elemento inamovibile. L’esordio tra i professionisti arriva il 15 marzo 2009 con la maglia della lupa in un Sampdoria-Roma terminato 2 a 2. Il 2009-2010 la Roma decide con la formula del prestito di mandare il ragazzo a Grosseto, tuttavia  il calciatore resterà deluso dallo scarso utilizzo che la società toscana fa di lui. L’anno sportivo 2010-2011 sorride al calciatore romano il quale, invece di tornare alla base, viene nuovamente prestato a un’ altra società: il Crotone. L’esperienza negli squaletti è a dir poco eccezionale, infatti, Crescenzi nonostante la giovane età risulta essere il calciatore più impiegato dalla società crotonese. L’anno dopo il giovane terzino si trasferisce per l’ennesima volta in una squadra della serie cadetta, questa volta la storia del ragazzo di Marino si intreccia con quella del Bari, fresco di retrocessione dalla serie A. La stagione non inizia nel migliore dei modi, infatti, Crescenzi è protagonista di un triste episodio: durante una cena di quadra nel belmezzo di un litigio tra Salvatore Masiello e Zednek Zlamal, assumendo le difese del portiere ceco viene ferito da un piatto lanciato dal giocatore napoletano. Superato il dispiacevole infortunio con quarantasette punti di sutura, basta aspettare un mese per l’esordio con i galletti, titolare fino ad oggi le sue prove sono state sempre promosse con la piena sufficienza.   In estate il terzino lascerà sicuramente la società pugliese, il ritorno in patria sotto la guida di Luis Enrique è l’ipotesi più scontata, infatti, Crescenzi sarebbe in grado di garantire prestazioni migliori di quelle offerte da Rosi o dal fuori-ruolo Taddei; un’ altra ipotesi, sebbene remota , è  quella di un suo trasferimento all’Inter di Stramaccioni, il tecnico romano lo aveva già allenato ai tempi degli allievi nazionali e mai dire mai in questi tempi di rifondazione.

Lorenzo Granatelli

venerdì 23 marzo 2012

IL PRONOSTICO:29°GIORNATA DI SERIE A


SERIE A - VENTINOVESIMA GIORNATA

MILAN - ROMA (Sabato ore 18): SEGNA GOL SQUADRA IN TRASFERTA @1.52 (SNAI)

Partita che sicuramente nasconde delle insidie per il Milan capolista. I rossoneri infatti arrivano dai 120 minuti di gioco di martedì allo Juventus Stadium, al termine dei quali è arrivata anche l' eliminazione dalla Coppa Italia. Mercoledì poi va in scena l' attesissimo quarto di finale di Champions League contro il Barcellona e, malgrado ci sia un primo posto da difendere in Campionato, è inevitabile che le menti dei giocatori siano già proiettate alla sfida con i blaugrana. Poiché non sappiamo quanto possano incidere sul risultato della gara questi fattori, ci limitiamo a pronosticare almeno un gol della Roma, che comunque arriva al match di San Siro in piena forma, avendo conquistato 6 punti nelle due partite successive al derby perso.

PALERMO - UDINESE (Sabato ore 20.45): GOL @1.65

Sfida tra due squadre dal rendimento piuttosto altalenante nelle ultime settimane. Il Palermo ha totalizzato appena un punto nelle ultime quattro gare e i tre punti mancano da un mese. I Friulani invece hanno vinto solamente due volte nelle ultime otto uscite e devono ancora digerire la beffa di domenica scorso, quando, in vantaggio di due gol sul Napoli, alla fine si sono visti bloccati sul 2-2. Ci aspettiamo una gara molto intensa e almeno un gol per parte, confidando nella voglia di riscatto degli uomini di Guidolin e nei numeri casalinghi dei rosanero, addirittura miglior attacco e terza peggior difesa.

ATALANTA - BOLOGNA (Domenica ore 12.30): 1 @2.25

Match dell' ora di pranzo tra due squadre in un buon momento di forma. L' Atalanta, nonostante i numerosi e pesanti infortuni (ultimo quello di Marilungo), arriva dal preziosissimo pareggio di San Siro contro l' Inter e davanti al proprio pubblico non perde dal 21 Gennaio. Il Bologna di Pioli, invece, sta vivendo una striscia positiva in trasferta ancora più lunga e addirittura non conosce sconfitta lontano dal Dall' Ara dal 18 Dicembre. Noi decidiamo di dar fiducia agli uomini di Colantuono, che al Meazza ci hanno destato davvero un' ottima impressione, nonostante fossero rimaneggiati.

CESENA - PARMA (Domenica ore 15): 2 @1.95

Il Cesena sembra aver ormai abbandonato ogni speranza di salvezza e i numeri sono lì a testimoniarlo: l' ultima vittoria dei romagnoli risale al 15 Gennaio, dopodichè appena due punti nelle successive nove e addirittura sei sconfitte nelle ultime sei uscite. In più, domenica "scende" al Manuzzi un Parma risucchiato nella lotta per non retrocedere dopo la sconfitta di sabato conto il Milan: ora i punti che separano i ragazzi di Donadoni dal terz' ultimo posto sono appena 5 e questo derby regionale contro una squadra ormai in disarmo rappresenta un' occasione ghiottissima.

CHIEVO - SIENA: X2 @1.43 / 2 @4

Da questa equilibratissima sfida del Bentegodi abbiamo la sensazione che possa uscire una sorpresa. E' vero che gli undici di Sannino sono reduci dal probante impegno di Coppa Italia al San Paolo, ma lo è altrettanto che stiamo entrando nell' ultimo terzo di campionato e, davanti a posizioni di classifica pericolanti, le squadre tendono a gettare il cuore oltre l' ostacolo. E' il caso del Siena che, pur avendo vinto tre delle ultime cinque partite, si è voluto complicare la vita perdendo in casa con il Novara e ora il Lecce terz' ultimo è lontano solo sei punti. Il Chievo, dal canto suo, si trova in una tranquillissima posizione di classifica (35 punti): la salvezza è ormai una formalità e la squadra di Di Carlo potrebbe concedere qualcosa sul piano delle motivazioni.

GENOA - FIORENTINA: 1 @2.30

Potremmo definire la gara di Marassi come il derby delle deluse di questa Serie A: entrambe infatti stanno incontrando numerosissime difficoltà e contrariamente alle attese sono state risucchiate nella lotta per evitare la B. Il Grifone viene da tre punti nelle ultime sei sfide, frutto di altrettanti pareggi, mentre ben più critica è la situazione della Viola, contestata pesantemente dai propri tifosi dopo lo 0-5 contro la Juve e a secco di vittorie lonntano dal Franchi dall' 8 Gennaio. Diamo fiducia ai rossoblù, che in casa hanno un ruolino di tutto rispetto, perchè non crediamo che i ragazzi di Delio Rossi possano aver smalitito  la batosta di sabato e tutto ciò che ne è derivato, compresa la settimana di ritiro "forzato".

LAZIO - CAGLIARI: 1 @1.85

La Lazio non può tirarsi indietro dalla corsa per il terzo posto proprio sul bello: Udinese e Napoli inseguono con un punto di ritardo e altre sconfitte come quelle col Bologna o col Catania risulterebbero decisive. Il Cagliari, dopo una striscia preoccupante di un punto in quattro partite, sembra aver svoltato domenica scorsa con il 3-0 al Cesena, anche se, i Romagnoli di questo periodo, rappresentano una verifica poco attendibile. Tra i biancocelesti mancherà bomber Miro Klose, ma la quota invitante e le differenti esigenze di classifica delle due squadre ci fanno propendere per l' 1.

NAPOLI - CATANIA: 1 @1.60

Sfida tra due squadre che stanno vivendo un momento a dir poco magico: il Napoli è reduce dalla conquista della semifinale di Coppa Italia e in Campionato non perde dalla trasferta di Genova del 29 Gennaio (dopo Marassi, 3 pareggi e 6 vittorie); il Catania sta stupendo l' Italia intera con il suo gioco spumeggiante e addirittura si trova a sei punti dall' Europa League, avendo perso soltanto una gara nelle ultime nove (per di più allo Juventus Stadium). Tuttavìa il rendimento esterno dei ragazzi di Montella è un pò troppo incostante e, dopo due vittorie consecutive, domenica potrebbero accusare un calo di motivazioni davanti ad un Napoli bisognoso dei tre punti.

NOVARA - LECCE: X @3.30

Autentica sfida-salvezza quella del Piola: Novara e Lecce si trovano rispettivamente in penultima e terzultima posizione, separate da appena tre punti, e la partita di domenica ci dirà se le due squadre potranno continuare a sperare ancora nella salvezza. I Piemontesi, dopo il ritorno in panchina di Attilio Tesser, hanno vinto due partite su due, ma la strada è ancora lunga: se domenica non dovessero vincere probabilmente saluterebbero la Serie A. Discorso analogo per i salentini: l' arrivo di Serse Cosmi sembrava aver dato lo slancio verso la salvezza, ma il magro bottino conquistato nelle ultime tre partite (appena un punto) ha reso critica la classifica. Solo con una vittoria i giallorossi tamponerebbero l' eventuale fuga delle squadre che li precedono, ma per l' occasione dovranno fronteggiare le assenze di Carrozzieri, Oddo e Obodo. Nonostante la spartizione della posta in palio probabilmente condannerebbe entrambe le squadra alla retrocessione, noi crediamo sia il risultato più probabile in una partita in cui sia da una parte che dall' altra si cercherà la vittoria a tutti i costi.

JUVENTUS - INTER (Domenica ore 20.45): SEGNA GOL SQUADRA OSPITE @1.55

Pronostico assolutamente identico per i due big-match di giornata. Dopo il Gol Ospite di Milan-Roma, proponiamo una scommessa analoga anche per questo "superclassico" del calcio italiano. La Juventus vola sulle ali dell' entusiasmo dopo la conquista della finale di Coppa Italia, ma sicuramente i 120 minuti di martedì peseranno molto sulle gambe dei bianconeri. L' Inter non riesce invece a uscire dalla crisi nella quale è piombata da un paio di mesi: soltanto una vittoria nelle ultime nove gare di campionato e ora anche l' Europa League sembra lontana. A differenza del Milan, inoltre, nessuna delle due squadre dovrà risparmiarsi per impegni europei della prossima settimana, tuttavìa prendiamo ugualmente con le pinze questa sfida, ritenendo che gli uomini di Ranieri vogliano almeno provare a dare una gioia ai propri tifosi nella gara con gli odiati rivali juventini.

Nicolò Scotucci

giovedì 22 marzo 2012

MA QUANTO VALE QUESTA COPPA?


Dopo anni di predominante presenza giallorossa e nerazzurra nella finale di Coppa Italia, l’edizione 2011-2012 vedrà in finale Juventus e Napoli.  I partenopei sono alla prima finale dell’era De Laurentis, i bianconeri giungono alla loro 14esima. E’ pensiero ormai comune in Italia, non solo fra le squadre, ma soprattutto tra i tifosi, che la Coppa Italia sia una sorta di “Coppa del nonno”, un contentino per le squadre che magari non possono ambire allo scudetto. Infatti, quando una squadra viene eliminata dalla Coppa Italia, chiamata per ragioni di sponsor “Tim Cup”, il tifoso è tenuto a dire “Ah bè, era solo la Coppa Italia, mica il campionato!”.Fin dalla sua nascita, nel 1922, la Coppa non fu apprezzata dai più e fu quasi ritenuta come uno scomodo peso. La situazione è ulteriormente peggiorata alla fine degli anni ’90 quando, eliminata la Coppa delle Coppe e allargato l’accesso alla Champion’s League, la Coppa perse quel poco di interesse che le era rimasto. Nel corso degli anni 2000, furono tentati svariati tentativi per cercar di innovare e accattivare la competizione, ma nessuno portò buoni risultati. Tutt’oggi la Tim Cup è vista più che altro come un’occasione di far riposare i giocatori titolari e dare un’occasione ai panchinari più assidui. E’ spesso presa sotto gamba, e a volte il fatto di venire eliminati è quasi un sollievo.
Infatti tra Champion’s League, turni infrasettimanali e le nazionali, pare proprio che tempo e spazio per la Coppa Italia non ce ne sia. Ed è un peccato.Dal punto di vista patriottico è una coppa molto importante: la finale si svolge nella Capitale alla presenza del Presidente della Repubblica che premia la squadra vincente. Ma neanche questo sembra appetire le squadre e tifoserie italiane.
In altri paese europei questo non avviene. Anzi, in Inghilterra ( chiamata FA Cup) è una competizione molto sentita dalle squadre e dai tifosi. La Coppa d’Inghilterra è stata istituita nel 1872 ed è la più antica manifestazione regolarmente disputata. Sarà un azzardo, ma per molti inglesi vincere la FA Cup è più importante che vincere il campionato. Addirittura negli anni ’80 le immagini della finale della Coppa d’Inghilterra venivano trasmesse in mondovisione. Soprattutto, gli allenatori non risparmiano neanche un titolare e mettono in campo la migliore formazione. Come spettacolo, come atmosfera , considerando che si gioca allo stadio di Wembley, è sicuramente la partita più bella dell’anno.Perché in Italia, la Tim Cup non può avere lo stesso valore?Quello che è certo, è che il primo esempio dovrebbero darlo le squadre.

Paola Moro

lunedì 27 febbraio 2012

I DUBBI DI MORATTI E L' INTEGRALISMO DI LUIS ENRIQUE


LA ROMA VIENE UMILIATA A BERGAMO, L'INTER NON GUARISCE DA UNA CRISI INFINITA

In una venticinquesima giornata di Serie A che verrà ricordata soprattutto per il polverone alzatosi prima, durante e dopo Milan-Juventus, proviamo ad esaminare le situazioni più interessanti che hanno fatto da contorno alla sfida-scudetto di San Siro.

VIA RANIERI? - Ore caldissime quelle che si stanno vivendo in casa Inter. Ieri sera al San Paolo è arrivata la quinta sconfitta consecutiva (la quarta in campionato), nonché la dodicesima sconfitta della gestione Ranieri su trenta incontri disputati. Ed ora la posizione del tecnico testaccino non sembra più salda come nelle precedenti settimane. Moratti infatti si è preso qualche ora di tempo per riflettere sul da farsi, dopo che nelle interviste immediatamente successive alla partita di Napoli aveva fatto trasparire un' inedita sfiducia nei confronti della squadra e del tecnico, rei di non aver offerto la reazione che tutti i tifosi, lui per primo, si sarebbero aspettati. Il presidente neroazzurro soprattutto vuole verificare le reali motivazioni di Ranieri e dei giocatori, capire se ancora credono in una rincorsa a un posto Champions che ad oggi sembra un miraggio, dopodiché trarrà le proprie conclusioni. Ma come sempre accade in queste situazioni, in caso di responso negativo a pagare sarà l' allenatore. L' altra sensazione che filtra dall' ambiente interista è che, in caso di cambio di guida tecnica, non verrà fatto un ulteriore investimento, dato che si tratterebbe del terzo tecnico sotto contratto della stagione. Ecco quindi che prendono corpo due soluzioni interne: Giuseppe Baresi, attuale allenatore in seconda, o Andrea Stramaccioni, tecnico della Primavera. Molto meno percorribile, per i motivi sopra elencati, la pista che porta a Walter Zenga, altro nome fatto nelle ultime ore che sicuramente troverebbe il favore dei tifosi. In ogni caso, si tratterebbe di un traghettatore, in attesa del grande colpo di giugno: Capello ora è libero e Moratti non fa certo mistero della stima che nutre nei suoi confronti, nonostante i trascorsi juventini nel periodo calciopoliano; e poi c'è Guardiola, per il quale in via Durini sarebbero disposti addirittura a mettere sul piatto ben 20 milioni di euro, come riportato dal quotidiano spagnolo Marca la scorsa settimana. L' unica cosa certa, in mezzo a tanto caos, è che Moratti prenderà una decisione sicuramente prima della delicata sfida di Domenica col Catania e che, se anche decidesse di rinnovare la fiducia a Ranieri, si tratterebbe comunque di una fiducia a tempo.

LUIS, PORQUE'? - Manca poco meno di un' ora all' inizio della sfida tra Atalanta e Roma, e da Bergamo arriva l' ufficialità delle formazioni. Tutto come di consueto, se non fosse per un' assenza che salta subito all' occhio: non Totti, che si sapeva fosse squalificato, ma Daniele De Rossi. Né tra i titolari, né tra i sette che si accomodano in panchina. Addirittura in tribuna accanto a Baldini. Perché? Dallo spogliatoio giallorosso trapela una dichiarazione di Luis Enrique: esclusione per scelta tecnica! La notizia suona subito strana, possibile che la Roma possa decidere di privarsi di uno dei centrocampisti più forti del mondo per scelta tecnica? No, impossibile. E così si scatena il tam-tam giornalistico alla ricerca della verità, memori anche dell' episodio Lamela-Osvaldo che costò un turno di riposo forzato a quest' ultimo per motivi disciplinari. Poi, a ridosso del fischio d' inizio, si scopre finalmente il motivo dell' esclusione: stavolta, per fortuna, nessuno scontro fisico o insulti tra compagni, ma un...banale ritardo alla riunione tecnica della mattina, che qualcuno addirittura dice ammonti a soli cinque minuti. Come spiegheranno nel post-partita gli stessi Baldini e Luis Enrique, con l' avvento del tecnico spagnolo in casa giallorossa vigono poche regole, che però, in quanto tali, vanno rispettate alla lettera. E poco importa che uno si chiami De Rossi e che, insieme a Totti, sia un' istituzione a Roma. Tra l' altro lo stesso giocatore, dopo una reazione piuttosto dura alla comunicazione che non avrebbe preso parte alla sfida, in seguito si sarebbe convinto della bontà della scelta del tecnico e avrebbe ammesso le proprie colpe, stando almeno a quello che emerge dalle parole della dirigenza. Sarà vero? O è solo un tentativo di mascherare i primi scricchiolii all' interno dello spogliatoio? Per lo meno la vicenda De Rossi è servita a far passare in secondo piano il tonfo della squadra sul campo: un sonoro 4-1 che ridimensiona le ambizioni della Lupa e che sottolinea una volta di più quanto sia importante Capitan Futuro per la sua squadra: sarà stato un caso che l' Atalanta si è resa pericolosa sempre e solo bucando centralmente la fragile retroguardia romanista, laddove di solito staziona De Rossi? Forse, o forse no. Sta di fatto che Luis Enrique, talvolta, farebbe meglio a svestire i panni di "maestra d' asilo", facendo attenzione a quali sono le reali esigenze della squadra e non a chi fa il "cattivo". Altrimenti si rischia di fare come quell' uomo che per far dispetto alla moglie ecc ecc.., come ha brillantemente sintetizzato Fabio Caressa di SKY durante il programma Diretta Gol.

Nicolò Scotucci