Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Milan. Mostra tutti i post
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martedì 28 maggio 2013

COFFEE SHOT: MARCO VAN GINKEL, IN OLANDA E' SBOCCIATO UN NUOVO TULIPANO!

IL TALENTINO DEL VITESSE E' CERCATO DA MEZZA EUROPA: CON 8 MILIONI LO SI PORTA A CASA

Nella Eredivisie quest'anno è sbocciato un nuovo tulipano. Nato ad Amersfoort il 1° dicembre 1992, Marco Van Ginkel.

Centrocampista centrale completo, è un giocatore possente, grazie anche ai suoi 186 cm. È dotato di ottima tecnica, tanto che calcia indistintamente sia con il destro che con il mancino.
Dal punto di vista tattico, mostra una grande personalità pur essendo ancora molto giovane: bravo sia nella costruzione del gioco che nell'interdizione; ciò che colpisce maggiormente di questo ragazzo è però la tendenza e la capacità di rendersi pericoloso sotto porta.

Cresciuto nel Vitesse, dove gioca tuttora, esordisce in Eredivisie con la maglia giallonera nel dicembre 2010, all'età di 17 anni. Nell'agosto successivo, alla seconda giornata di campionato arriva anche il primo gol.
Per quanto riguarda invece la Nazionale Orange, entrato presto nel giro dell'U21, ha esordito con la selezione maggiore lo scorso 14 novembre, nell'amichevole giocata ad Amsterdam e pareggiata dall'Olanda 0-0 con la Germania.

In questa stagione il ragazzo di Amersfoort ha avuto una crescita esponenziale nel rendimento, soprattutto nella fase realizzativa: 8 gol e 10 assist in 33 presenze di Campionato, 3 gol in 4 partite nel preliminari di Europa League. Cifre che hanno trascinato il Vitesse al quarto posto (a solo 5 punti dal Psv secondo) e che hanno attirato l'attenzione di molti Top Club europei.
Consigliato al Milan da Van Basten (a proposito di Marco Van!), le società più interessate sembrano l'Inter, il Manchester United, l'Amburgo e soprattutto il Chelsea. Il Vitesse Valuta il ragazzo non meno di 7 milioni.

In Olanda è sbocciato un nuovo tulipano. Chi sarà il primo a coglierlo?!

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 20 maggio 2013

DA TERZI A TERZO: IL MILAN CONQUISTA LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS AL FOTOFINISH

SOTTO DI UN GOL PER UN’ORA A SIENA, I ROSSONERI RISORGONO IN 3 MINUTI GRAZIE A BALOTELLI E MEXÈS, TERMINANDO AL 3° POSTO E OTTENENDO IL PASS PER I PRELIMINARI DELLA MASSIMA COMPETIZIONE EUROPEA

Sembrava uno scherzo del destino. Un gol di Terzi che avrebbe relegato i rossoneri quarti e la Fiorentina sul gradino più basso del podio. Per un’ora abbondante il Milan ha visto gli spettri di un possibile fallimento proprio al momento di varcare la linea del traguardo, dopo un’incredibile rimonta iniziata e completata nel girone di ritorno.

Onore al Siena, già retrocesso e capace di disputare una partita vera, ma il Milan visto ieri al Franchi è stato quasi capace di convincere se stesso di non meritare quel terzo posto tanto rincorso e desiderato. Dopo un buon inizio di partita infatti i rossoneri si sono di colpo adagiati: l’ennesima distrazione su calcio piazzato è costata il vantaggio toscano e, crème de la crème, gol numero 15 subito da palla inattiva dai ragazzi di Allegri. A volte ritornano, oseremmo dire.

Ritorna anche quel Milan pasticcione, confusionario, che si rende pericoloso complessivamente in poche circostanze con Balotelli, Robinho ed El Shaarawy ben neutralizzati da Pegolo. Ritornano le ingenuità, come l’eccesso di foga di Ambrosini che lascia i rossoneri in dieci uomini. Ritorna, però, anche la freddezza di Mario Balotelli, che si procura e trasforma il rigore del momentaneo pareggio. E, su tutti, ritorna anche al gol Philippe Mexès: rete tanto meno bella rispetto alla pazzesca rovesciata indovinata contro l’Anderlecht quanto fondamentale e capace di valere una stagione.

Inutile girarci attorno: la prestazione offerta ieri dagli uomini di Allegri è stata a dir poco insufficiente. Complici le discutibili scelte dell’allenatore livornese, che ha preferito Niang e Robinho (negativi) ad El Shaarawy e Pazzini dal primo minuto, la pericolosità rossonera in area senese è stata più bassa di ciò che ci si aspettasse. Il peso dell’attacco è terminato tutto sulle spalle di Mario Balotelli, bravissimo come sempre a lottare e difendere palloni preziosi e una volta di più decisivo. Da sottolineare anche le prestazioni di Mexès e Zapata: il colombiano è cresciuto partita dopo partita e ha dimostrato di poter meritare il riscatto del cartellino dal Villarreal.

Abbiamo parlato di principesse da conquistare e di voli verso l’Europa che conta: a prescindere da qualsiasi metafora utilizzata, il Milan ha centrato il suo obiettivo. Rischiando, soffrendo, in una partita che è stata quasi lo specchio della stagione rossonera: crollo iniziale : vantaggio senese = rimonta nel girone di ritorno : reti di Balotelli e Mexès che capovolgono il risultato. Proporzione tanto chiara quanto adatta ad un campionato del quale, complessivamente, i tifosi rossoneri possono ritenersi soddisfatti.

A bocce ferme, ora, si parlerà di futuro. A tenere banco saranno il mercato e la questione Allegri: la permanenza del tecnico toscano sulla panchina rossonera è tutt’altro che una certezza. Certezza rappresentata invece da un terzo posto intascato e da un preliminare di Champions dal quale ripartire ad Agosto: con un Milan possibilmente rinforzato e volto ad affrontare una nuova stagione. Preferibilmente, non da montagne russe…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

P.S. : Un ringraziamento speciale al piccolo pubblico che ha sempre letto o dato un’occhiata veloce ai miei editoriali. Gesto tanto piccolo quanto importante e gratificante per me e per il gruppo di ragazzi che lavora a questo progetto. Continuate a seguirci, stay tuned! Abrazo ;) 

lunedì 13 maggio 2013

MILAN E ROMA NON SI FANNO MALE: A SAN SIRO FINISCE 0-0, LA CORSA CHAMPIONS SI DECIDERA’ ALL’ULTIMA GIORNATA

IN UN MATCH SEGNATO DALL’EQUILIBRIO E DAL NERVOSISMO LA SQUADRA DI ALLEGRI SPRECA IL PRIMO MATCH POINT: A SIENA SERVIRA’ VINCERE PER CONCLUDERE IN TERZA POSIZIONE

Fino alla fine. Fino all’ultima giornata di campionato. Si deciderà in contemporanea tra Siena e Pescara, già retrocesse entrambe, il futuro di Milan e Fiorentina: sarà Champions o Europa League? Chi vivrà, vedrà.

I Men in Gold per l’occasione avevano un importante match point sulla racchetta: a San Siro arrivava una Roma reduce sì dall’inatteso K.O. interno contro il Chievo ma pur sempre avversario temibile e di spessore. I giallorossi avevano la chance di essere l’unica squadra in grado di vincere entrambi i match in stagione contro il Milan, dopo il 4-2 dell’andata:la partita del Meazza, tuttavia, si è rivelata nel complesso equilibrata e priva di grandi emozioni. Sorvolando sulla solita idiozia razzista nei confronti di Balotelli che ha provocato la sospensione del match e che difficilmente vedremo terminare a meno di reali e forti prese di posizioni, lo 0-0 è sembrato un risultato più che corretto.

Due espulsioni di Muntari e Totti (corrette) a parte, il match ha visto i giallorossi tentare più conclusioni verso la porta di Abbiati, che ha sempre risposto presente nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa. Sul Milan, poco da dire: condizionati dall’uomo in meno dal 41’ del primo tempo, i rossoneri hanno ovviamente faticato a costruire gioco senza peraltro subire troppo da una Roma poco incisiva davanti.

Davanti a molteplici espressioni di malumore da parte di tanti tifosi rossoneri dopo il pareggio di ieri sera ci sarebbero un paio di considerazioni da fare.

Il primo punto è chiaro: come già ribadito, giocare in 10 vs 11 non è mai ovviamente semplice, a maggior ragione contro una squadra che può vantare un trio come quello formato da Totti, Osvaldo e Lamela davanti. Ciò che risulta indiscutibilmente vero è che il Milan non abbia mostrato il giusto approccio sin dal primo minuto, situazione già vissuta più volte in questa stagione. Chiudere il discorso terzo posto con una giornata d’anticipo sarebbe stato importante: ai rossoneri toccherà espugnare Siena per ottenere la qualificazione ai preliminari di Champions.

Punto numero due: le lamentele sulla squadra si susseguono e non si sono mai placate, a maggior ragione dopo la prestazione offerta dai ragazzi di Allegri ieri. Ma guardando in faccia la realtà, la rosa del Milan è sempre stata la stessa da inizio stagione, con l’unica, fondamentale addizione che porta il nome di Mario Balotelli nel mercato di Gennaio. Che l’unico uomo in grado di dare tecnica e qualità alla linea mediana milanista fosse Riccardo Montolivo si sapeva da tempo: normale che, in sua assenza, il centrocampo fatichi ad impostare e ad accompagnare le azioni offensive, data la staticità di Ambrosini (non proprio più un giovincello…) e Muntari. Non una novità. La speranza dei tifosi rossoneri è che Adriano Galliani, a campionato quasi terminato, abbia capito come completare questa squadra, soprattutto a centrocampo e in difesa.

Difesa che ieri, soprattutto centralmente, ha disputato una buona partita, con Zapata e Mexès sempre autori di ottime chiusure. Prestazioni convincenti a metà, invece, sugli esterni: De Sciglio è apparso in calo mentre Constant, dopo un primo tempo confusionario, ha disputato una buonissima ripresa. A centrocampo il migliore è stato il solito Flamini mentre davanti Balotelli ed El Shaarawy hanno lottato ma non inciso.

Sarà Siena, dunque, il crocevia della stagione rossonera. Tre punti per un terzo posto: la ricorrenza di quel numero 3, tanto caro a qualcuno come Dante che proprio in terra toscana nacque e acquisì fama e traguardi importanti. Come quelli che vorrebbe ottenere il Milan: in questo caso il Sommo Poeta perdonerà l'inferno rossonero, ma la sua Firenze dovrà essere tenuta lontana...

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

venerdì 10 maggio 2013

RIVER PLATE, A. BALANTA: NOVE ANNI DOPO FALCAO, UN ALTRO COLOMBIANO FA SOGNARE IL MONUMENTAL!

UN MIX ESPLOSIVO DI ABILITA' TECNICO-TATTICHE E DOTI FISICHE, L'ARGENTINA SI INNAMORA DI BALANTA

Nove anni dopo, un altro colombiano fa sognare il Monumental. Se nel 2001 a far impazzire l'hinchada River Platense ci pensava un giovanissimo, ma promettentissimo Radamel Falcao Garcia. Oggil la Banda più famosa d'Argentina si gode una delle maggiori rivelazioni di questo "Torneo Final". Nato a Bogotà il 28 febbario 1993: Eder Alvarez Balanta.

Si tratta di un difensore centrale, calcia di mancino ed è un giocatore massiccio, fisicamente impressionante, non tanto per la mole (1,81 cm x 78 kg.) quanto per le doti atletiche: velocissimo nei recuperi e roccioso in marcatura.
Cresciuto nell'Academica Compensor, dove iniziò terzino, nel 2011 dopo un provino per il River, viene immediatamente tesserato dai Millonarios.
Con le giovanili del club di Buenos Aires, nel 2012 è uno dei protagonisti della vittoria della Copa Libertadores Under 20.
Matias Almeyda, ex centrocampista di Lazio e Inter e allora allenatore del River, si accorge subito di lui. Il colombiano viene promosso in prima squadra, dove si confronta con campioni del calibro di David Trezeguet, Fernando Cavenaghi e Alejandro Dominguez.

Dopo qualche mese arriva anche l'esordio in Primera Division, nella gara dello scorso aprile vinta dalla Banda per 2-0 sul Racing de Avellaneda. Viene immediatamente riproposto titolare da Ramon Diaz nelle gare seguenti, con ottimi risultati visti anche i due gol segnati dal ragazzo di Bogotà a Godoy Cruz e Quilmes.
Al di là delle doti fisiche, questo giocatore stupisce per le qualità tecniche e tattiche. Molto bene in impostazione così come nell'anticipo e nel colpo di testa. A soli vent'anni dimostra una personalità da giocatore esperto, grazie al quale è in grado di guidare con autorevolezza l'intero reparto arretrato.

Su di lui si stanno posando gli occhi di mezza Europa. Il Milan sembra essersi mosso per tempo: dopo Yepes, Zapata e Vergara, un altro colombiano potrebbe vestire il rossonero. Con una piccola differenza, questo dopo 9 anni, fa sognare il Monumental.

Davide Bernardi
@DavideBernardi

mercoledì 8 maggio 2013

IL MILAN PASSEGGIA SUI RESTI DEL PESCARA: LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS E’ A UN PASSO

TUTTO FACILE PER I ROSSONERI ALL’ADRIATICO, TRASCINATI DALLA DOPPIETTA DI BALOTELLI E DAI CENTRI DI MUNTARI E FLAMINI

Poteva sembrare un match dall’esito scontato. E lo è stato a tutti gli effetti. Nonostante talvolta certe partite, apparentemente senza storia, possano recare insidie, il Milan è passato come un rullo compressore sui resti di un Pescara che ormai porta solo il nome dello splendido giocattolo marchiato Zeman visto nella passata stagione in Serie Bwin.

Una volta ceduti gli artefici della promozione in A (il trio Insigne-Immobile-Verratti) sullo stadio Adriatico è calato il buio più totale. 20 punti nel girone d’andata, solamente 2 in quello di ritorno, a dimostrazione di una campagna acquisti rivelatasi fallimentare sin da subito e inadeguata per sostenere una più che impegnativa stagione nella massima serie italiana.

Sul match, obiettivamente, ben poco da dire: 0- 4, 2 gol per tempo e dominio totale sin dall’inizio per squadra di Allegri, partita con il piglio giusto e brava a non sottovalutare l’impegno da affrontare. Bene Muntari davanti a una difesa, mai realmente impegnata, e Robinho, autore di due assist. Buona anche la prova di Flamini, ancora a segno (4° centro stagionale per il francese). Impeccabile, invece, Mario Balotelli, ottimo anche in fase di ripiego e autore di una doppietta che gli consente di arrivare a 11 gol siglati in 11 partite. A dir poco decisivo.

Poche, obiettivamente e ovviamente, le negatività da segnalare in casa rossonera. Solita imprecisione nel rifinire l’azione a parte, firmata Ignazio Abate, non ha convinto ancora Mbaye Niang, in netto calo rispetto alle ottime prestazioni fornite sino a qualche mese fa. Il francese è apparso macchinoso e spesso confusionario: il match di oggi gli offriva la possibilità di esprimersi senza grosse pressioni sulle spalle, ma il numero 19 rossonero ha decisamente deluso le aspettative. Il tempo per crescere, tuttavia, è abbondante.

Considerazione a parte: sarebbe stato interessante vedere impiegati nel match dell’Adriatico Cristante e Salamon, giovani dalle più che belle speranze, che avrebbero potuto respirare aria di Serie A anche solo per uno spezzone di gara. Idea non condivisa, purtroppo, da Massimiliano Allegri, che ha preferito invece dare minuti all’oggetto misterioso della stagione rossonera, Bakaye Traorè.

Relativa difficoltà dell’impegno a parte, i 3 punti guadagnati dal Milan permettono ai rossoneri di andare ad un passo dalla qualificazione matematica in Champions League. Il matrimonio tra la squadra di Allegri ed il terzo posto assume sempre più concretezza: restano da stabilire data e luogo. A San Siro o al Franchi di Siena. Per poter finalmente dire, al termine di una travagliata ed avventurosa stagione: E vissero tutti felici e contenti…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)  

lunedì 6 maggio 2013

AL MILAN BASTA UNA STOCCATA DI BALOTELLI PER MATARE IL TORO: IL TERZO POSTO ORA E’ PIU’ VICINO

I ROSSONERI FATICANO ENORMEMENTE CONTRO L’UNDICI DI VENTURA MA CONQUISTANO 3 PUNTI FONDAMENTALI PER LA CORSA CHAMPIONS

Sarà un caso? Forse si, forse no. Chissà. Ma quando a Milano incombono a braccetto maltempo e squadre immischiate nella zona salvezza, desiderose di punti, il Milan di Allegri tende puntualmente ad offrire prestazioni sottotono. Metereopatico.

Era già successo in occasione delle gare interne con Pescara, Siena e Palermo. E il copione si è ripetuto ieri, contro il Torino di Giampiero Ventura: giornata tutt’altro che primaverile, poco gioco e pessima partita ma, ancora una volta, 3 punti conquistati.

Periodi diversi, risultati uguali. In fondo, contava vincere per portarsi a +4 sulla Fiorentina a 3 giornate dalla fine. E la zampata di Balotelli, in questo senso, è stata indubbiamente decisiva.

Rimane sempre un però. Quel però che fa ripensare al modo in cui è giunto il successo sul Toro: sofferto, mai davvero troppo cercato, poco meritato. Per chi si aspettava un Milan voglioso di offendere da subito per ottenere i 3 punti certamente una delusione: granata ben coperti grazie al 5-4-1, Milan privo di idee, fantasia e ad un passo dal capitombolare in tre occasioni, con Barreto e Di Cesare fermati da Abbiati e dall’imprecisione.

Molli. E non stiamo parlando delle famose capsule contro il mal di testa tanto pubblicizzate nell’ultimo periodo in TV. Più semplicemente, l’aggettivo perfetto per definire la consistenza dei giocatori rossoneri (Nocerino e Boateng su tutti) per gran parte del match di ieri. Troppi i contrasti persi, la poca voglia di lottare (nota probabilmente al solo Flamini) e la capacità di pungere un 11 avversario abilissimo nel difendersi per poi ripartire in contropiede con la velocità di Cerci e Barreto.

Fantasia e qualità, queste sconosciute. Quanto può aver pesato e peserà l’assenza di Riccardo Montolivo in questo senso? Tanto. Troppo. D’altronde sostituire un Caravaggio con una tradizionale, legnosa statua africana come Sulley Muntari (nonostante una delle poche occasioni create dai rossoneri parta proprio dai suoi piedi) non poteva che dare effetti prevedibili in senso negativo. Qualità che non è riuscito a dare, ancora una volta, Stephan El Shaarawy: non al meglio per un problema alla caviglia in settimana ma, in ogni caso, ancora lontano parente del giocatore che abbiamo visto sbocciare nel freddo e complicato inverno rossonero. Tornerà.

Così come è tornata la voglia a Massimiliano Allegri di optare per una sostituzione nei primi minuti della ripresa, con l’ingresso di Pazzini per El Shaarawy. Ad Acciuga si può rimproverare poco, eccezion fatta per il solito, mancato utilizzo di De Sciglio al posto di un Abate mai capace di saltare l’uomo con continuità e di servire palloni invitanti in area di rigore.

In un pomeriggio caratterizzato da una corrida poco accesa e movimentata, dunque, il Milan deve ringraziare due toreador su tutti: Abbiati, decisivo su Barreto in un paio di circostanze, e Balotelli, match winner. Con il 9° gol in 10° partite giocate SuperMario, sottotono rispetto alle ultime prestazioni offerte, ha comunque regalato ai rossoneri il classico colpo del campione: non spettacolare, ma terribilmente importante e decisivo.

Vinta la corrida con il Toro, l’obiettivo terzo posto si avvicina sempre più: la trasferta di mercoledì a Pescara sa tanto di ghiotta opportunità per aumentare o mantenere invariato il distacco dalla Fiorentina quarta classificata. Starà al Milan e a SuperMario superare un altro livello per strappare una promessa di matrimonio alla tanto bramata qualificazione Champions.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 29 aprile 2013

IL MILAN HA UNA VOGLIA DI CHAMPIONS DA “PAZZO”: CATANIA PIEGATO 4-2

I ROSSONERI VANNO IN SVANTAGGIO DUE VOLTE PER POI RECUPERARE E VINCERE UN MATCH FONDAMENTALE IN CHIAVE TERZO POSTO. DECISIVO L’INGRESSO DI PAZZINI, AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Andava a 100 all’ora per trovar la bimba sua. E parliamo sempre di qualificazione Champions, ovviamente. Si è presentato così dal primo minuto il Milan visto ieri sera a San Siro contro il Catania: partenza a razzo, costante presenza nella metacampo rossazzurra e quantità enorme di palle gol create, sprecate o neutralizzate dalla Muraglia Catanese (per l’occasione, degna del paragone con quella cinese) e da un Frison (al debutto a San Siro) che per un’ora abbondante ha deciso di volere tutti i riflettori puntati su di lui.

Andava sì a 100 all’ora, il Milan. Ma ha anche rischiato di schiantarsi in due occasioni, trasformate in gol da Legrottaglie e Bergessio e, sostanzialmente, le uniche due chance create da un Catania tanto cinico quanto efficace nel difendersi il più possibile dagli attacchi rossoneri.

Incredulità, sconforto, preoccupazione. La palla, fino al liberatorio gol del pareggio di Flamini, sembrava non volesse davvero saperne di entrare. La più classica delle partite da Dura legge del gol: “Fai un gran bel gioco però, se non hai difesa, gli altri segnano”. Sembrava troppo utopistico poter dimenticare tutti i gol subiti dai rossoneri su palla inattiva, in effetti: e Legrottaglie, memore della rete siglata all’andata, decide di rispolverare il revival in occasione della gara di ritorno, facendo salire il numero delle reti subite da calcio piazzato a quota 14.

Statistiche e dati negativi a parte, ci ha pensato Giampaolo Pazzini a risolvere una situazione tutt’altro che semplice. Entrato al posto di uno spento e sempre più irriconoscibile Nocerino, in 3 minuti ha ribaltato una partita che rischiava di allontanare sempre più i rossoneri dal 3° posto momentaneamente occupato dalla Fiorentina. Unione perfetta tra senso del gol e professionismo: il Pazzo è stato capace di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, come spesso è accaduto quest’anno, arrivando a quota 15 gol in campionato. Non male per uno che era abituato a scaldare la panchina sull’altra sponda del Naviglio nella passata stagione…

Difficile giudicare negativamente la prestazione della squadra di Allegri. Il rischio di perdere punti, causato dall’impreciso piazzamento difensivo in occasione delle due reti, è stato più che concreto; ma è altrettanto giusto sottolineare come i rossoneri siano stati sfortunati in più di un’occasione, tra batti e ribatti e traverse colpite, prima di girare la partita a loro favore con merito.


Qualche considerazione sparsa: due parole su Nocerino, Abate ed El Shaarawy valgono la pena di essere spese. Sul primo, come già detto, pesa l’incredibile involuzione rispetto all’annata precedente nella quale, influenza fondamentale di Ibrahimovic a parte, l’ex giocatore del Palermo aveva mostrato ben altra consistenza in campo. La minor grinta, l’impoverimento a livello tecnico e lo scarso utilizzo nell’arco della stagione sembrano poter allontanare il numero 8 dalla maglia rossonera in estate, viste soprattutto le ultime convincenti prestazioni di Mathieu Flamini (tra i migliori ieri) che potrebbero portare il francese al rinnovo in rossonero.


Capitolo Abate: tanto fumo e poco arrosto? Probabilmente sì. Fa spesso tutto bene, grandi percussioni e accelerazioni, ma al momento della rifinitura pecca sempre di precisione. E sbaglia valutazione sul posizionamento, come in occasione dell’errore commesso contro la Juve , al momento del gol del nuovo vantaggio catanese di Bergessio. Tanti tifosi milanisti rimpiangono i 12 mln offerti dallo Zenit e rifiutati dal Milan a Gennaio: davanti a una serie di prestazioni poco positive il rammarico sembra essere più che comprensibile.

E su Stephan El Shaarawy? Vorrei ripetermi per l’ennesima volta, a costo di diventare noioso. Che dire: da salvatore della patria sembra essere diventato un comprimario qualsiasi. Guai a pensarla così, tuttavia: il rendimento del Faraone sottoporta è calato terribilmente (appena 2 le reti siglate nel girone di ritorno) e anche contro il Catania il numero 92 si è dimostrato poco lucido davanti a Frison. Ma l’incredibile lavoro di sacrificio sulla fascia sinistra, con quei rientri tempestivi e sempre puntuali tanto amati e applauditi dal pubblico di San Siro, non va dimenticato. Così come i 16 gol stagionali realizzati, con i quali ha tenuto in piedi il Milan nel girone di andata. La squadra rossonera ha assolutamente bisogno di ritrovarlo anche in fase offensiva: attendendo la sua ripresa Allegri può comunque contare su un Balotelli in ottima forma e sempre pronto a timbrare il cartellino.

Superato un ostacolo più ostico del previsto chiamato Catania, il prossimo avversario si chiama Torino. I granata, reduci da 3 sconfitte consecutive e dalla sconfitta nel derby della Mole, rischiano ora di essere risucchiati nella lotta per non retrocedere. E arriveranno a San Siro con un obiettivo comune a quello rossonero: fare punti per consolidare le proprie posizioni in classifica.

Il primo livello con SuperMario è stato completato. Via al secondo e alla corrida, dunque: domenica prossima sapremo chi, tra il Milan matador e il Toro, l’avrà vinta.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 22 aprile 2013

ABATE E AMELIA SBAGLIANO, VIDAL NO: JUVE-MILAN EDIZIONE 2012-13 VIENE DECISA ANCORA DA UN RIGORE

UN MATCH TUTT’ALTRO CHE ENTUSIASMANTE VIENE RISOLTO, COME ALL’ANDATA, DA UN EPISODIO: I ROSSONERI ORA DEVONO DIFENDERE LA TERZA PIAZZA ATTACCATA DALLA FIORENTINA

57’ Vidal(R). Personalmente, non mi era mai capitato di esordire in un pezzo citando un dato proveniente dal tabellino del match appena visto. Ma come molti di voi potranno capire,la partita di ieri tra Juventus-Milan è il più classico degli esempi del “C’è sempre una prima volta”. Per il sottoscritto, ovviamente.

Basterebbe, infatti, limitarsi a un fatto. Tragicomico, per ogni tifoso rossonero. Protagonisti Abate e Amelia, la nuova coppia che scoppia: il terzino si fa scavalcare da un pallone scodellato da Pirlo e sorpassare ingenuamente da Asamoah. Amelia esce inspiegabilmente e frana sul ghanese: rigore netto, Vidal ringrazia. 1-0 con rigore come all’andata, seppur a parti invertite, e scudetto bianconero a -4.

 Tutto il resto è noia. Proprio così. Franco Califano ci ha lasciato in eredità una frase tanto chiara quanto perfetta per descrivere il big match dello Juventus Stadium. Partita equilibrata e tanto chiusa da far pensare a un pareggio che sarebbe stato, con ogni probabilità, il risultato più giusto: Milan che copre bene il campo, Juve mai pericolosa e poco lucida. Numero di palle gol nel match: una. Punizione di Pirlo deviata dalla barriera e messa in angolo da Abbiati, che nell’occasione si infortuna al polpaccio.

Se sul match, come detto, c’è ben poco da raccontare, aprire il capitolo sulle ormai consuete scelte discutibili di Massimiliano Allegri pare doveroso. Un paio di punti di domanda su tutti: perché Abate e non De Sciglio? Perché schierare Robinho dal primo minuto?

Acciuga, sicuramente, avrà le sue motivazioni. Ciò non toglie, tuttavia, che i tifosi rossoneri qualche dubbio a riguardo lo covino eccome. De Sciglio ha disputato un campionato fenomenale, mostrando una maturità eccezionale e grande capacità anche in fase offensiva, aspetto che spesso è mancato sulle fasce alla squadra rossonera. Lasciarlo in panchina, a prescindere dall’errore decisivo di Abate in compartecipazione con Amelia, sa tanto di sbaglio. Esattamente quanto schierare un Robinho ormai incapace di fare la differenza, e non per la prima volta in questa sua disastrosa stagione.

Il match di ieri ha palesato, se ce ne fosse ancora il bisogno, di quanto il Milan soffra la mancanza di qualità a centrocampo. E se le immagini valgono più di mille parole, facile ricollegarsi a due situazioni favorevoli ai rossoneri non sfruttate: entrambe con protagonista Massimo Ambrosini, entrambe conclusesi con tiri dal limite dell’area di rigore schiacciati e persisi lentamente sul fondo. Il solo Montolivo in mezzo non può bastare: se Galliani ha promesso un acquisto in difesa, dovrà fare altrettanto pensando alla linea mediana.

La sconfitta di Torino ha posto così fine alla striscia di 15 risultati utili consecutivi inanellati dalla squadra rossonera, mai realmente abile nel creare pericoli alla porta difesa da Buffon e colpevole nello sbagliare puntualmente l’ultimo e decisivo passaggio di ogni trama creata. Soprattutto, fa suonare un campanello d’allarme in casa Milan: gli uomini di Allegri non vincono da 3 turni e la Fiorentina, con il rocambolesco 4-3 sul Torino, si è portata a una sola lunghezza di distanza. A secondo posto oramai perduto, il prepotente ritorno in corsa della Viola per la qualificazione alla prossima Champions League è da tenere d’occhio. E da respingere.

Il prossimo ostacolo si chiama Catania: a San Siro, per affrontare gli etnei, tornerà anche Mario Balotelli, reduce dai 2 turni di squalifica scontati. Portare a casa i 3 punti ora diventa quanto mai fondamentale, per non rovinare uno splendido volo che ha portato i rossoneri dai bassifondi della classifica alla concreta possibilità di ottenere un posto nell’Europa che conta. Con SuperMario di nuovo a disposizione, restano 5 livelli da completare: l’obiettivo è quello di arrivare a liberare e conquistare la tanto agognata principessa dal nome particolare ma terribilmente affascinante. Chiamata Qualificazione Champions.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

EDITORIALE JUVE: CONTAVANO I 3 PUNTI, MA IL NUOVO MODULO ANCORA NON CONVINCE!

CONTAVA VINCERE, MA LA PRESTAZIONE E' STATA PIUTTOSTO DELUDENTE

Una gara molto simile a quella del girone d'andata, bloccata, in cui entrambe le squadre hanno tenuto bene il campo e poi decisa da un episodio.
A questo punto della stagione la cosa più importante erano i tre punti e alla luce del risultato, la prestazione poco brillante della Juve passa ovviamente in secondo piano. Vanno comunque analizzati, anche in prospettiva prossima stagione, alcuni aspetti del nuovo modulo proposto da Conte, che almeno per ora ancora non funzionano.
L'assetto cui ci riferiamo è chiaramente il 3-5-1-1 che i bianconeri hanno utilizzato anche nella gara di lunedì scorso con la Lazio.

La prima cosa da sottolineare è il contesto: usare il modulo a una punta a Roma può essere una scelta assolutamente sensata, utilizzarlo invece in casa è forse un atteggiamento un po' troppo rinunciatario per la prima in classifica.
Il secondo aspetto è invece il paradosso visto questa sera e a tratti anche a Roma riguardo l'atteggiamento tattico del centrocampo in rapporto alla superiorità numerica.
Mi spiego subito: un modulo con sei centrocampisti (perchè Marchisio non è certamente un trequartista!) presuppone almeno teoricamente, una superiorità netta a centrocampo in entrambe le fasi. Col Milan e a tratti anche con la Lazio invece, Pirlo è stato spesso lasciato solo a gestire il pallone, gli altri compagni di mediana disposti dieci-quindici metri più avanti e buchi piuttosto eviedenti in mezzo al campo che fortunatamente ne biancocelesti ne rossoneri hanno saputo sfruttare.

Capitolo Marchisio: il Principino bianconero anche con i rossoneri è stato "sacrificato" trequartista dietro Vucinic. L'idea di Conte è quella di sfruttare le doti di inserimento del centrocampista torinese in fase offensiva, la sua generosità e il suo senso tattico in fase difensiva. Contro gli uomini di Allegri, Marchisio ha corso moltissimo, offrendo un contributo importantissimo in fase di pressing e spesso anche in ripiegamento, ma non è praticamente mai entrato nel vivo del gioco.
La mia idea rimane quella che le proprietà da incursore si evidenzino quando il numero 8 bianconero parte da dietro riuscendo a prendere in controtempo le difese avversarie e che impiegarlo "alla Perrotta", non sfruttando le sue doti di incontrista sia un peccato.

Capitolo Vucinic: il montenegrino è incappato in una delle sue classiche serate in cui sembra aver dimenticato la voglia a casa. Se l'intenzione di Conte è quella di sfruttare le sue capacità tecniche per esaltare la corsa di Marchisio, lo Zorro bianconero in partite come queste riesce praticamente solo a perder palla, senza essere capace di far salire la squadra e anzi, costringendola a rimanere schiacciata.
Un modulo del genere, soprattutto in fase di ripartenza, prevede Vucinic come unica possibile destinazione delle verticalizzazioni bianconere; purtroppo in giornate come questa, in cui la Juve non è al meglio fisicamente e l'avversario è messo bene in campo, l'avere una sola opzione diponibile diventa un evidente ostacolo allo sviluppo del gioco e conseguentemente alla pericolosità della squadra.

 Alla luce di queste considerazioni (ma non solo) e in ottica prossima stagione, posso dire che il modulo a sei centrocampisti non mi ha convinto del tutto. Tuttavia, con ancora cinque giornate da giocare e 11 punti di vantaggio sul Napoli, Conte ha la possibilità di collaudare meccanismi ancora poco fluidi.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 17 aprile 2013

MILAN: "ALLEGRI, DESTINATION..UNKNOWN!"

LA ROMA RIMANE SEMPRE ALLA FINESTRA, IL NAPOLI SEMBRA ESSERSI FATTO AVANTI, MENTRE IL MILAN..

Dopo un traumatico inizio di stagione, con appena 8 punti raccolti dopo le prime 7 giornate, il Milan di Allegri è riuscito a riprendersi, trovando nel 4-3-3 quell’assetto giusto che ha permesso alla società rossonera di risalire fino al 3° posto.  

Ad oggi però, sono tanti i rumors riguardanti il tecnico livornese. La Roma sembra abbia davvero proposto un contratto dalla durata di 3 anni, mentre arriva dal post Milan-Napoli la notizia di un incontro da “Giannino” tra il Presidente dei Partenopei e lo stesso allenatore. Cosa si siano detti, al momento rimane un grosso interrogativo, visto anche il futuro incerto di Walter Mazzarri.

Intanto, nello spogliatoio milanista, qualche segnale di scricchiolamento della panchina di Allegri sembra esserci stato: nei giorni che hanno preceduto il big-match di domenica, ci sono state delle dichiarazioni di un Boateng poco contento del suo continuo cambio di ruolo; infine la panchina di El Shaarawy, nonostante la squalifica di Balotelli, ha alzato un autentico polverone intorno alla società di Via Turati.
Il tecnico ha definito l’esclusione del giovane attaccante savonese, come una scelta puramente tecnica, in quanto ha dichiarato di averlo visto “mentalmente scarico” durante la settimana. 
Il giorno dopo sono arrivate le parole proprio di El Shaarawy sulla questione: il ragazzo dice di aver condiviso la scelta del Mister e che si metterà a lavorare per tornare ai livelli d’inizio stagione, specificando che andare in panchina dopo una stagione da titolare all’età di 20 anni, non deve e non può essere un problema.

Voci di giornata, invece, raccontano di un interesse in casa Milan per Prandelli, ma solo dopo i Mondiali brasiliani della prossima estate, ovvero 2014, proprio l’anno in cui scadrà il contratto tra Allegri ed il Milan.
Chissà se il tecnico di Livorno sarà disposto ad aspettare fino alla scadenza del contratto o se abbia già pronta la valigia “Destination…Unknown”, almeno fino ad oggi.

Ugo Mega
@Superughish

lunedì 15 aprile 2013

FLAMINI ILLUMINA SAN SIRO, PANDEV LO SPEGNE: MILAN-NAPOLI FINISCE 1-1, AZZURRI SEMPRE A +4

LA SFIDA PER IL SECONDO POSTO SI RISOLVE IN 3 MINUTI: AL FRANCESE, POI ESPULSO, RISPONDE SUBITO IL MACEDONE. ROSSONERI SPENTI E POCO PRODUTTIVI.

Film già visto. Non è la prima volta che un big match tanto atteso e tanto sentito, fondamentale in questo caso per la conquista del secondo posto e per l’accesso diretto alla prossima Champions League, risulti nel complesso deludente. Vedetela un po’ come il secondo capitolo di una saga che, dopo il positivo debutto, non rispecchia le aspettative del pubblico. Il 2-2 dell’andata in questo senso, pirotecnico e dall’andamento inatteso, è stato certamente più divertente e appassionante dello scialbo 1-1 andato in scena ieri a San Siro tra Milan e Napoli. Flop.
Flop di un Diavolo che, apparso poco creativo e lento nel ribaltare l’azione per far male alla difesa partenopea, ha consentito al Napoli di guadagnare un pareggio preziosissimo in ottica secondo posto e mantenere il vantaggio di 4 lunghezze acquisito sui rossoneri.

Se il copione prevedeva con ogni probabilità la presenza di un attore protagonista come Stephan El Shaarawy, ecco la mossa da regista eclettico (firmata ovviamente Massimiliano Allegri) che non ti aspetti: fuori il Faraone, dentro Robinho, pronto a fare compagnia in fase offensiva a Pazzini e Boateng. Scelta quantomeno discutibile, giustificata dal tecnico rossonero con la volontà di far riposare il suo numero 92 dopo averlo visto stanco e non all’altezza in occasione degli ultimi match disputati. L’importanza dell’appuntamento e l’assenza di un top player come Balotelli, tuttavia, avrebbero ritenuto consigliabile l’utilizzo dal primo minuto di uno dei protagonisti principali della stagione rossonera, entrato poi sul terreno di gioco a soli 15’ dal termine.

Non casualmente, infatti, il Milan è risultato poco produttivo in zona offensiva. Robinho è stato ancora una volta impalpabile, Boateng costretto ad uscire dopo poco più di mezz’ora per fare spazio ad un Niang addormentato, pasticcione e quasi svogliato; Pazzini protagonista del solito, importante lavoro sporco non premiato però dai pochi fischi arbitrali ricevuti a favore e, soprattutto, dai pochi palloni recapitatigli dai compagni. Proprio in questo senso pare da rivedere un’altra decisione di Allegri: schierare Abate e non De Sciglio, in un ottimo stato di forma e notoriamente più abile nel fornire dalla fascia cross invitanti per la rapacità d’area di rigore del numero 11 rossonero.

Nella prima frazione di gioco, segnata dal botta-risposta Flamini-Pandev e dalle buone chance da rete per Boateng e Cavani, il Milan si è fatto sorprendere difensivamente in più di una situazione, soffrendo i fraseggi stretti dei partenopei al limite dell’area di rigore e lasciando troppi spazi  invitanti agli uomini di Mazzarri. La ripresa ha detto ancor meno: poche palle gol per ambo le squadre ed espulsione diretta di Flamini, per un intervento duro su Zuniga, come episodio principale.

Difficile valutare positivamente la prestazione della squadra rossonera, ai limiti della sufficienza e con Flamini, espulsione a parte, probabilmente migliore in campo. Il Napoli, dal canto suo, si è dimostrato solido difensivamente ed ha giocato un match attento, facendo leva sulla posizione insidiosa tra le linee di Hamsik e rispondendo immediatamente al vantaggio rossonero. Risultato finale, nel complesso, giusto.

Per la squadra di Allegri, ora, la missione secondo posto si complica. I punti da recuperare al Napoli sono 4, esattamente gli stessi che dividono i rossoneri dalla Fiorentina 4° classificata. Puntare in alto è bene, guardarsi dietro altrettanto. Un terzo posto da difendere, un secondo da attaccare: per farlo, settimana prossima, ci sarà la Juventus. Certamente non la più semplice delle partite, sicuramente un’occasione per poter trovare un risultato importante che dia morale all’ambiente. Dopo due pareggi che sanno di occasione persa, serve reagire. E magari riproporre, con lo stesso risultato, il film dell’andata: perché i grandi classici, in fondo, non deludono mai..

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

domenica 7 aprile 2013

TAGLIAVENTO REGALA AL "FRANCHI" UN MEZZOGIORNO DI FUOCO, FIORENTINA-MILAN FINISCE 2-2 TRA LE POLEMICHE


IL DIRETTORE DI GARA E’ IL VERO PROTAGONISTA DELL’ANTICIPO CLOU TRA ESPULSIONI CONTESTATE E RIGORI ASSEGNATI (E NON) DUBBI

Premessa d’obbligo: non vorremmo mai ritrovarci a dover parlare di partite condizionate da decisioni arbitrali errate. Purtroppo, però, spesso risulta impossibile negare o non soppesare di fronte all’evidenza: Fiorentina-Milan, anticipo odierno di mezzogiorno, né è il perfetto esempio.

Avremmo preferito parlare di un Montolivo capace di zittire i fischi del suo ex pubblico con un gol fortemente voluto, frutto della pressione vincente del numero 18 su un confuso Pizarro. Di un match combattuto, con una Fiorentina mai fuori dal match, nonostante l’uomo in meno e il raddoppio di Flamini che sembrava aver indirizzato la partita a favore dei rossoneri. Di calcio giocato, più semplicemente.

Come detto, però, il Mezzogiorno di fuoco regalato da Tagliavento ha lasciato intorno all’arbitro di Terni nient’altro che terra bruciata. Partendo dall’esagerato rosso sventolato in faccia a Tomovic al 39’ per una gomitata su El Shaarawy lanciato a rete, proseguendo con l’inesistente fallo da rigore fischiato a Nocerino sulla serpentina di Ljajić e chiudendo con un netto tocco di mano di Roncaglia in area di rigore non sanzionato (abbastanza incredibilmente, data l’ottima posizione del direttore di gara per poter valutare, come dimostra l’immagine a fianco). 
Senza dimenticare la possibile spinta di Pasqual su Abate, sempre in area di rigore, con il laterale viola reo di allargare troppo il braccio per impedire al terzino rossonero di crossare; e rimanendo con qualche dubbio sull’intervento di De Sciglio su Cuadrado in occasione del rigore del pari. 
Analisi moviolistica condivisibile o meno, siamo stati costretti a parlare malvolentieri dell’ennesimo disastro arbitrale stagionale: un rinnovamento della classe dei direttori di gara italiani, in questo senso, sarebbe tutt’altro che una cattiva idea.

La follia di Tagliavento, tuttavia, non giustifica certamente l'errore di un Milan dall'atteggiamento troppo remissivo che, ottenuto lo 0-2, avrebbe dovuto contenere meglio le avanzate viola e chiudere la partita. I rossoneri hanno infatti perso una grande occasione per staccare maggiormente proprio la squadra di Montella e minacciare sempre più il secondo posto occupato dal Napoli, a una settimana dallo scontro diretto di San Siro.

La squadra di Allegri è stata tanto solida nel primo tempo quanto fragile nella ripresa, mai in grado di sfruttare appieno la superiorità numerica e addormentandosi proprio nel momento in cui il match andava congelato e chiuso. Le note positive riguardano il 14° risultato utile consecutivo ottenuto e l’ormai consueta grande prestazione di Montolivo: ex di turno, ha disputato una partita da leader in un clima ostile, condita dal secondo gol consecutivo in campionato, 4° stagionale. Migliore in campo.

Domenica prossima arriverà a Milano il Napoli. La posta in palio è di quelle alte: il secondo posto in classifica. Per un Balotelli squalificato in meno, un Pazzini al ritorno da titolare in più: con 1, 2 o 4 punti di ritardo, la sostanza non cambia: vincere sarà l’obiettivo principale. Esattamente quanto vedere una partita bella, divertente e senza errori e polemiche arbitrali.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

giovedì 4 aprile 2013

WEST 12 ANNI PIU' VECCHIO?! "TARIBO E' UNA BONTA' CHE SI GUSTA AD OGNI ETA'!"

L'EX PRESIDENTE DEL PARTIZAN BELGRADO HA DICHIARATO CHE L'EX INTR E MILAN AVREBBE MENTITO ALLE VISITE MEDICHE, DICHIRANDOSI 12 ANNI PIU' GIOVANE

Taribo West viene ricordato come un un giocatore ruvido e molto fisico, ma soprattutto come un personaggio eclettico e mai banale, di cui ci sarebbero molti aneddoti da raccontare.
Per esempio Javier Zanetti di recente ha dichiarato: “Quando Taribo giocava nell'Inter mi invitò a cena a casa sua, prima di mangiare però mi fece pregare per ore su un tappeto”. Oppure un'altra perla del calciatore nigeriano fu andare da Lippi brandendo la Bibbia e dicendogli: ”Dio mi ha detto che devo giocare”, sagace la risposta del tecnico toscano: ”Ah sì? A me non ha detto proprio niente”.

Era un po' di tempo che non rimbalzavano notizie singolari sull'ex giocatore dell'Inter, ma ci ha pensato l'ex presidente del Partizan Belgrado Zarko Zacevic a farlo tornare in auge affermando: "Quando lo acquistammo diceva di avere 28 anni. Ma più avanti abbiamo scoperto che in realtà ne aveva 40. Però giocava bene, quindi non mi pento di averlo avuto in squadra”.
La notizia ha dell'incredibile, perché il calciatore sarebbe del 1962 e non del 1974, quindi arrivò in nerazzurro per sei miliardi di lire dall'Auxerre non come astro nascente del calcio africano, ma come trentacinquenne sul viale del tramonto. Dopo due stagioni cambiò sponda del Naviglio approdando in rossenero alla veneranda età di trentasette anni. Affidandoci alle dichiarazioni di Zacevic scopriamo quindi che West smise di giocare a calcio addirittura a 45 anni, età che parrebbe troppo elevata per un giocatore che ha fatto della sua fisicità e dinamicità le sue caratteristiche principali.
Il dubbio rimane per effetto dei molti casi di errori anagrafici in Africa, dove i controlli a volte non si possono definire proprio scrupolosi o per aggirare vecchie leggi che dicevano che i ragazzi africani under 16 non potevano trasferirsi in un altro continente.

Qualche anno fa un altro caso di erronea età colpì un ex giocatore nerazzurro, Eriberto (oggi Luciano), che all'epoca dei fatti militava nel Chievo Verona, che venne scoperto due anni più vecchio di quanto dichiarava e per giunta con un nome diverso. Lui si discolpò dicendo di avere problemi con certe persone e di esser stato obbligato a cambiare identità. Dopo il ritorno al suo vero nome non fu più lo stesso giocatore che aveva entusiasmato i tifosi e approdò all'Inter dove non convinse e fu rispedito al mittente.

Oggi Taribo West, nonostante le probabili infondate accuse sul suo cannibalismo che giravano sul web, è un predicatore pentacostale, fondatore di un associazione che aiuta i bambini nigeriani e vive in una roulotte. La sua ultima apparizione in Italia fu circa due anni fa a Milano, quando si aggirava nel capoluogo lombardo con una macchina senza né documenti né revisione e alla vista dei carabiniere gli disse: “Fate ciò che dovete fare”, loro increduli per tutta risposta gli rifilarono una multa di oltre mille euro.
É finito anche il suo matrimonio con Atinuke che lo denunciò per violenze fisiche e verbali, e a detta sua, per matrimonio non consumato.

Quello che ormai si può definire un “sedicente trentanovenne” è apparso subito un personaggio stravagante, saranno state le sue treccine colorate o le sue bizzarre uscite a farlo apparire così, sta di fatto che tutti gli appassionati di calcio aspettano la sua prossima bravata che siamo certi arriverà presto, perché trentanovenne o cinquantunenne “Taribo è una bontà che si gusta ad ogni età”. Era così no?!



Giammarco Bellotti
@Giambellotti on Twitter

martedì 2 aprile 2013

VIDEO – VIKTOR FISCHER ALLA RISCOSSA, IL GIOIELLINO DI CASA AJAX BRILLA SEMPRE PIU’

8 GOL STAGIONALI IN EREDIVISIE PER IL TALENTO DANESE DEI LANCIERI, GIA’ CAPACE DI INCANTARE MOLTE BIG EUROPEE

Toh, chi si rivede. Dubbi a riguardo, francamente, non ne avevamo: noi di DF ve l’abbiamo già presentato qualche mese fa, dopo una strepitosa prestazione sfornata contro il PSV condita da gol e assist. Ebbene sì, signore e signori: Viktor Fischer, da quel momento, ha incantato la Eredivisie. E non solo.

Il talentino 18enne dell’Ajax ha conquistato sempre più la fiducia di Frank de Boer, tecnico dei Lancieri: dal momento del suo ingresso in prima squadra (avvenuto nove mesi fa), 16 partite giocate da titolare su 23, 8 reti e 4 assist. Non male.

180 cm di altezza, Fischer nasce come ala sinistra, pur essendo in grado di ricoprire bene il ruolo di trequartista e di punta centrale all’occorrenza. Classe 1994, ha già esordito nella nazionale danese del CT Morten Olsen e conquistato l’attenzione delle grandi: Milan, Inter e Fiorentina tra le tante sembrano intenzionate a inserirsi nella lotta per accaparrarsi un ragazzo dal sicuro avvenire.

Il prezzo del cartellino si aggira intorno ai 2,5 mln di euro ed è destinato, probabilmente, ad aumentare. Ma per un gioiello che gioca e segna così e con questa facilità (chiedete per informazione alla difesa del NEC, al quale ha rifilato una doppietta domenica scorsa), dite che aprire il portafogli sarebbe una cattiva idea? Guardate il video sottostante: non avrete alcun dubbio!

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)



domenica 31 marzo 2013

MONTOLIVO RENDE IL MILAN FELICE COME UNA PASQUA: VERONA ESPUGNATA, +6 SULLA FIORENTINA

LA SQUADRA DI ALLEGRI BATTE IL CHIEVO E CONSOLIDA IL TERZO POSTO, RESTANDO A -2 DAL NAPOLI SECONDO

0-1. Esattamente come poco più un anno fa, quando a siglare il gol vittoria fu Muntari. M di Muntari, M di Montolivo, match winner odierno.

Analogie di un Chievo-Milan che, per due anni consecutivi, ha visto i rossoneri espugnare il Bentegodi con lo stesso punteggio, seppur le situazioni e gli obiettivi fossero differenti. Sarà tuttavia una Pasqua serena in casa Milan: l’anno scorso, in questo periodo, i rossoneri erano crollati in casa contro la Fiorentina e avevano spianato la strada verso lo scudetto alla Juve; quest’anno, invece, la squadra di Allegri festeggia una vittoria fondamentale per allungare sulle pretendenti alla qualificazione in Champions.

Perdono Roma, Inter, Fiorentina, ma non il Milan. 13° risultato utile consecutivo, ottenuto al termine di una partita poco entusiasmante disputata su un terreno di gioco in pessime condizioni e contro un Chievo combattivo: i veronesi, mai troppo pericolosi (sinistro di Luciano parato da Abbiati e spunti di Thereau senza successo a parte), sono comunque riusciti a rimanere sempre in partita, grazie soprattutto all’incapacità della squadra di Allegri di chiudere il match con Ambrosini e Robinho.

Possesso di palla reiterato, poco Robinho e tanto El Shaarawy (soprattutto nella ripresa), Ambrosini e Montolivo impeccabili, Balotelli bombardiere: una delle 7 punizioni calciate dal numero 45 verso la porta di Puggioni, infatti, ha portato al gol vittoria firmato dal Caravaggio rossonero, abile a sfruttare la corta respinta dell’estremo difensore clivense.

Rete decisiva, rete importante: a fini di classifica, a fini affettivi. Prima ancora del tifosissimo rossonero Enzo Jannacci, infatti, in settimana ci aveva lasciato prematuramente qualcuno per cui il Milan era molto più di una semplice passione: Claudio Lippi. Ci teneva il Milan a commemorarlo nella miglior maniera possibile, vincendo. E ci è riuscito: promessa mantenuta e sorriso strappato a chi, lassù, potrebbe (chissà) davvero dare una piccola mano ai rossoneri a volare verso l’obiettivo stagionale prefissato. Parola di Max Allegri.


Ad Acciuga, tuttavia, va probabilmente rimproverata la gestione dei cambi: l’unica sostituzione effettuata è arrivata all’84’ (Niang per Robinho) ed è risultata troppo tardiva. Giocare su un terreno di gioco pesante come quello del Bentegodi è stato tutt’altro che semplice e usufruire dei 3 cambi a disposizione per far rifiatare qualche elemento sarebbe stata (con ogni probabilità) la soluzione migliore.

Firenze sarà la prossima tappa: una vittoria consentirebbe al Milan di vendicare l’1-3 dell’andata e di allontanare, quasi definitivamente, la minaccia viola. E puntare quel Napoli che, la settimana successiva, arriverà a San Siro per cercare di difendere la seconda piazza. I tifosi aspettano: l’uovo di Pasqua c’è. Ma la sorpresa è ancora tutta da scoprire…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

domenica 17 marzo 2013

BALOTELLI ILLUMINA UN MILAN METEREOPATICO, I ROSSONERI PIEGANO IL PALERMO 2-0

I ROSSONERI, POCO BRILLANTI, VENGONO TRASCINATI DALLA DOPPIETTA DI SUPERMARIO E RESTANO A -2 DAL SECONDO POSTO

Freddo, pioggia, vento. La più classica delle giornate uggiose, per dirla alla Battisti. Non esattamente una domenica da sogno quella vissuta dal popolo milanese a livello metereologico. Lo stesso discorso, tuttavia, potrebbe valere per il Milan: brutto e noioso come la giornata odierna, tutt’altro che primaverile e splendente, ma per sua fortuna vittorioso.

Contavano i 3 punti dopo l’incubo vissuto martedì in Champions al Camp Nou. E i 3 punti sono arrivati, grazie a uno dei pochi raggi di sole che hanno illuminato San Siro: Mario Balotelli. Doppiamente omaggiato da Aronica, autore del fallo da rigore valido per l’1-0 e dell’involontario tentativo di autorete che ha spianato la strada al raddoppio del numero 45 rossonero, SuperMario è stato sicuramente il migliore in campo: spettacolare e presente in zona gol quando conta, permette a un Milan tanto brutto quanto cinico di portare a casa una vittoria fondamentale.

Servivano risposte, come detto, dopo Barcellona. E per la verità, a livello di gioco non sono certamente arrivate. La squadra di Allegri è stata lenta, anche nelle ripartenze, poco produttiva e scesa in campo con troppa sufficienza e supponenza di fronte ad un Palermo generoso, resosi pericoloso tuttavia in due sole circostanze con Dybala e Ilicic. L’ingenuità di Aronica dopo 7’ si è così rivelata fondamentale per spianare la strada ai rossoneri, poco abili a scaldare i guanti ad un Sorrentino tutto sommato inoperoso.

Nonostante il palcoscenico odierno sia stato occupato da Balotelli (7 gol in 6 partite finora), non passa inosservata la prestazione di Mattia De Sciglio: il terzino rossonero continua nel suo fantastico momento, risultando impeccabile sia in chiusura che in proposizione offensiva. Bene anche Montolivo, abile soprattutto a fare filtro davanti alla coppia centrale difensiva Zapata-Bonera, che non ha pienamente convinto: in particolare l’ex Parma, al rientro dopo l’infortunio, è sembrato non ancora al 100%. Il colombiano, invece, si è reso principalmente protagonista per aver rischiato un’ espulsione che avrebbe potuto cambiare il match.

Capitolo El Shaarawy: sostituito al 58’ per fare spazio a Niang, il Faraone è sembrato lontano parente di quel giocatore che solo qualche settimana fa sfornava prestazioni esaltanti. Stephan, tuttavia, l’occasione per timbrare il cartellino l’ha avuta anche oggi: e ai tifosi più impazienti è giusto ricordare ciò che questo ragazzo è stato in grado di fare nei momenti più difficili (e anche non) della stagione rossonera. Portare pazienza è quantomeno obbligatorio.

Vittoria si, bel gioco no. Fondamentale però risvegliarsi e tornare a sorridere dopo un pesante K.O. che avrebbe potuto lasciare strascichi pesanti nell’ambiente rossonero. I risultati utili consecutivi sono ora 11, il secondo posto resta a sole due lunghezze di distanza. Per provare ad agganciarlo da subito, come promesso nel post partita da Balotelli, nel prossimo turno ci sarà il Chievo al Bentegodi. Per continuare il volo verso l’Europa. E per fare 12: ma non al Totocalcio…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

venerdì 15 marzo 2013

TUTTI LO VOGLIONO, TUTTI LO CHIEDONO, SCEICCO QUA, SCEICCO LA'!

PAROLE PAROLE PAROLE, DELL'ENNESIMO POSSIBILE MATRIMONIO TRA UNO SCEICCO E LA NOSTRA SERIE A NON RESTA CHE UN FIUME DI PAROLE

Tutti lo vogliono, tutti lo chiedono, tutti lo vogliono. Che cos'è? Vi do un piccolo aiutino, non è il factotum di Siviglia.
Va beh dai facciamola corta. E' lo..Sceicco!
Per Sceicco si intende quella persona, che abitualmente viaggia in Jallabia, tipica veste araba dotata di velo e che investe milioni e milioni di (petro)dollari per campagne acquisti tanto folli quanto ambiziose.

A portare questo strano figuro nella nostra serie A ci hanno provato in molti. Ultimissima la Roma statunitense di James Pallotta. La vicenda la conoscono tutti e ha i tratti del racconto tragi-comico: un paio di mesi fa, tale Adnan Adel Aref Al Qaddumi, (presunto) sceicco arabo si dice interessato ad entrare nelle quote azionarie della Roma. In febbraio viene firmato nero su bianco un accordo preliminare che prevede il versamento entro il 14 marzo di 50 milioni nelle casse giallorosse. Intanto i media e le Procure iniziano a studiare ed indagare su Al Qaddumi; si scopre che vive in Italia da molti anni e che è in attesa di un'enorme eredità. Si fa vedere più volte all'Olimpico con Michele Padovano, ex giocatore della Juve recentemente coinvolto in affari diciamo così poco chiari, inizia già a fare fanta-mercato, dichiarando il suo gradimento per il tecnico Walter Mazzarri.
Oggi è il 15 marzo e soldi a Roma non ne sono arrivati.
Stesso copione già recitato nel 2004, quando per l'acquisizione della società che allora apparteneva ancora alla famiglia Sensi, da parte di una cordata russa vicino alla Nafta Moskva mancava praticamente solo la firma. Anche allora, come oggi, alla fine non se ne fece nulla

Nello scorso giugno, si parlò insistentemente anche per il Milan di una possibile entrata in società di capitali stranieri. L'indiziato numero uno era Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. La vicenda, indovinate un po', si concluse con la dichiarazione di Silvio Berlusconi: "Le porte ad investitori stranieri sono sempre aperte".
Da nord a sud, la voglia di petrodollari ha attraversato tutta la nostra penisola. E anche per il Palermo del vulcanico Zamparini si parlò di un possibile sceicco rosanero. Il nome fatto fu quello di Ahmud Zubeidi, investitore arabo che avrebbe dovuto portare in Sicilia una somma vicina a 200 milioni di Euro nell'arco di 5 anni. Come si concluse la vicenda, vedendo anche l'attuale rosa del Palermo, non occorre nemmeno specificarlo.

Leggermente diverso è il caso della Juventus, che può contare una collaborazione con partner libici. Se nel 2002 la quotazione degli investitori stranieri raggiungeva il 7,5% della società bianconera, dopo la guerra civile e il mancato versamento dei 9 milioni previsti, la quota di partecipazione si è ridotta all'1,5%.

I motivi che fanno girare all'argo dei confini italici i famosi dollari neri, sono svariati: dall'assenza di una legge sugli stadi di proprietà alle tasse eccessive.
Lo Juventus Stadium pieno praticamente ogni domenica dimostra che con strutture adeguate e progetti tecnici ben strutturati, la gente allo stadio ci andrebbe eccome.
Davanti ad uno scenario che presenta situazioni a dir poco contraddittorie come quella di IsArenas a Cagliari, è tuttavia assolutamente normale che tutti lo cerchino e tutti lo vogliano, ma che nessuno ce l'abbia. Lo sceicco, non il Barbiere di Rossini sia chiaro.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 13 marzo 2013

IL MILAN E LA STRANA TENDENZA AD ESSERE RIMONTATA


DA BORDEAUX A BARCELLONA, PASSANDO DA ISTABUL. TUTTE LE RIMONTE SUBITE DAI ROSSONERI
La premessa è d'obbligo. Il Milan è la squadra italiana con più Champions League nella sua bacheca, quella che ha saputo maggiormente imporre il suo gioco in Europa negli ultimi anni.                                               Bisogna sottolineare che per perdere certe partite occorre anche arrivare a giocarle, quindi i rossoneri hanno avuto il merito di essere approdati quasi sempre alle fasi finali delle coppe Europee negli ultimi venticinque anni.
Quella con il Barcellona è un tracollo che però presenta degli alibi: Allegri non ha a disposizione una rosa che gli permette di essere competitiva con le sei-sette squadre più forti d'Europa, la squadra è giovane e con poca esperienza e l'avversario è troppo forte per chiunque, o quasi.

Ma prendere quattro gol partendo dal vantaggio di 2-0 fa veramente male, la partita ha ricordato la scorsa finale degli Europei tra Spagna e Italia, in cui le furie rosse hanno demolito gli azzurri facendogli vedere il pallone solo al fischio di inizio e a quello finale.                                                                                             Se gli alibi hanno parzialmente giustificato la sconfitta di ieri sera non posso sicuramente giustificare le altre “Caporetto” che il Milan ha dovuto subire da squadre notevolmente inferiori.

Riavvolgendo il nastro possiamo partire ricordando la partita che svelò al mondo l'immenso talento di Zinedine Zidane, Bordeaux Milan 3-0 del 1996. Proprio come quest'anno il Milan partiva da un 2-0 casalingo con una squadra di semisconosciuti francesi. Dugarry, giocatore ad intermittenza, si accese e rifilò una doppietta che condannò Baresi e compagni all'eliminazione dalla Coppa Uefa.

Sei anni più tardi la Coppa Uefa riservò un'altra figuraccia al Milan, un 4-0 pesantissimo nell'andata della semifinale in terra tedesca. Il Borussia Dortmund di Rosicky fu il carnefice di serata, con Marcio Amoroso, poi approdato con scarsi risultati proprio nella società di Berlusconi, mattatore di serata. La punta brasiliana mise a segno un'inaspettata tripletta che insieme al gol di Heinrich chiuse di fatto il discorso qualificazione già nei primi 90 minuti.

Nel 2004 anche l'amata Champions League contribuì a far naufragare un Milan di Ancelottiana memoria, reduce dal trionfo dell'anno precedente contro i rivali Juventini. L'avversario anche in questo caso fu una squadra spagnola, quel bellissimo Deportivo La Coruna di cui ormai già da qualche anno non è rimasto più nulla, complici i problemi economici e le scelte dirigenziali scellerate. A San Siro Kakà prese in mano la squadra e fissò il risultato su un “inribaltabile” 4-1. “Inribaltabile” appunto, perchè nella sfida di ritorno i galiziani impiegarono cinque minuti ad aprire le danze con il “Rifle” Pandiani, lo stesso tempo impiegato da Messi. Valeron e Luque completarono la rimonta già nel primo tempo. La seconda frazione vide una sorta di tiqui taca che portò al poker dell'idolo di casa Frau.

Ma non è finita, anzi. Il 2005, dopo gli anni delle due retrocessioni in B, fu l'anno rossonero più amaro. Il Milan è la squadra più forte d'Europa, annovera tra le sue fila calciatori del calibro di Inzaghi, Pirlo, Nesta, Seedorf, Sheva e Kakà. L'avversario di quella finale fu il Liverpool, altra squadra più incline alle vittorie in Europa rispetto a quelle nel suo paese. Il primo tempo la squadra di Ancelotti demolisce i Reds, sembra il copione di un film: Maldini segna subito quello che sembra il ringraziamento del calcio alla sua carriera, poi Crespo firma una doppietta che fa gridare al successo i tifosi rossoneri. Ma in 6 minuti successe l'imponderabile, 360 secondi che cambiarono la storia della Champions League: mai nessuno era riuscito a rimontare tre gol in una finale. Dudek ai rigori fece il resto. Quella partita fu eletta dai giornalisti Uefa la finale più bella di sempre, non tutti saranno d'accordo.

Fortunatamente l'Arsenal nel 2012 non riuscì a ribaltare il 4-0 dell'andata, ma ci andò vicino terminando il match con 3 gol di scarto. Un'altra partita che può essere rievocata è la sconfitta per 4-2 dell'anno scorso con i cugini nerazzurri in campionato, con il Milan che dovette desistere dall'inseguimento alla Juventus e quindi consegnargli di fatto il tricolore.
Fare peggio di queste partite è “quasi” impossibile. 

Giammarco Bellotti
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