Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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mercoledì 29 maggio 2013

HEYSEL: "GIOCAVAMO IN PIAZZA INSIEME AGLI INGLESI, IL CLIMA ERA SERENO, POI SONO ARRIVATI GLI HOOLIGANS

LA TESTIMONIANZA DI CHI ALL'HEYSEL ERA PRESENTE..


"Partimmo da Picca Pietra, Genova, avevo 22 anni. C'erano anche alcuni miei amici, io comprai il biglietto dopo di loro, quindi andai in Belgio con un pulman organizzato. Arrivammo a Bruxelles alla mattina, eravamo tutti in Gran Place, facevamo festa, giocavamo a pallone con gli inglesi. Il clima era sereno, era un festa, poi arrivarono gli Hooligans.."

Comincia così il ricordo di quello che per me è il tifoso juventino numero 1, mio padre, che il 29 maggio 1985 alle ore 18:30 si trovava nel settore Z dello Stade du Heysel.

Come è stato l'arrivo allo stadio?
Siamo arrivati nel pomeriggio. Ci ha accolto un cordone di polizia a cavallo, erano pochissimi per la quantità di persone presenti. Lo stadio conteneva circa 39 mila persone, eravamo 60 mila! La porta d'ingresso della curva, era proprio una porta (!), come quelle che ognuno di noi ha in casa. Il muro di cinta che separava dall'esterno era alto 3 metri. I seggiolini non esistevano, c'erano gradoni di terra e cemento, che si sbrigliolavano semplicemente toccandoli. A dividerci dagli Hooligans invece una rete di fil di ferro..

Una volta dentro..
"Abbiamo visto tifosi inglesi nudi. Vestiti solo della 'Union Jack'. In Belgio pur essendo maggio faceva freddo. Entrammo nella purtroppo famosa Curva Z. In quel settore c'erano famiglie, donne, bambini, non solo italiani, ma anche belgi. Il tifo organizzato juventino invece era dall'altra parte. 
Molti inglesi sono arrivati senza biglietto. Quelli del Liverpool hanno rotto sia la rete che i cancelli, in modo che potessero entrare anche quelli fuori dallo stadio. Quando il muro è crollato, noi siamo stati fortunati, siamo riusciti ad uscire da quell'inferno. Entrammo in campo per scappare, ma più che il terreno di gioco, ricordo la manganellata nel collo di un poliziotto belga. La poca polizia presente allo stadio pensò che volessimo fare un'invasione di campo e cercò di respingerci all'interno".
 
Vi rendeste subito conto di quello che stava accadendo?
"Si. Noi si. Il resto dello stadio invece no. Gli aiuti arrivarono addirittura un'ora e mezza dopo.
I giocatori però sapevano tutto, prima della partita uscirono i rappresentanti di Juve e Liverpool per vedere l'accaduto. E' anche vero che se avessero sospeso la partita, sarebbe successa una strage. All'interno dello stadio il rapporto Italiani-Inglesi era 50:1. Nessuno sapeva dei 39 morti, in Tribuna la gente pensava ci fosse solo qualche ferito.
A fine partita, siamo andati alla ricerca di un telefono per poter chiamare casa, i bar italiani che prima ci grifìdavano "Paesà! Paesà!" a fine partita ci hanno chiuso letteralmente la porta in faccia. Sono riuscito a chiamare mia madre dal Lussemburgo".

Ora lo stadio lo butteranno giù, per ricostruirlo in vista degli europei 2020. Butteranno giù anche il ricordo?
"Io non dimenticherò mai. Come spero che non lo faccia Platinì, presidente dell'Uefa, che quella partita l'ha decisa".

Dopo essere sopravvisuto a quella tragedia, dopo 18 anni, gli è nato il suo secondo figlio: il 29 maggio.

Davide Bernardi
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martedì 28 maggio 2013

COFFEE SHOT: MARCO VAN GINKEL, IN OLANDA E' SBOCCIATO UN NUOVO TULIPANO!

IL TALENTINO DEL VITESSE E' CERCATO DA MEZZA EUROPA: CON 8 MILIONI LO SI PORTA A CASA

Nella Eredivisie quest'anno è sbocciato un nuovo tulipano. Nato ad Amersfoort il 1° dicembre 1992, Marco Van Ginkel.

Centrocampista centrale completo, è un giocatore possente, grazie anche ai suoi 186 cm. È dotato di ottima tecnica, tanto che calcia indistintamente sia con il destro che con il mancino.
Dal punto di vista tattico, mostra una grande personalità pur essendo ancora molto giovane: bravo sia nella costruzione del gioco che nell'interdizione; ciò che colpisce maggiormente di questo ragazzo è però la tendenza e la capacità di rendersi pericoloso sotto porta.

Cresciuto nel Vitesse, dove gioca tuttora, esordisce in Eredivisie con la maglia giallonera nel dicembre 2010, all'età di 17 anni. Nell'agosto successivo, alla seconda giornata di campionato arriva anche il primo gol.
Per quanto riguarda invece la Nazionale Orange, entrato presto nel giro dell'U21, ha esordito con la selezione maggiore lo scorso 14 novembre, nell'amichevole giocata ad Amsterdam e pareggiata dall'Olanda 0-0 con la Germania.

In questa stagione il ragazzo di Amersfoort ha avuto una crescita esponenziale nel rendimento, soprattutto nella fase realizzativa: 8 gol e 10 assist in 33 presenze di Campionato, 3 gol in 4 partite nel preliminari di Europa League. Cifre che hanno trascinato il Vitesse al quarto posto (a solo 5 punti dal Psv secondo) e che hanno attirato l'attenzione di molti Top Club europei.
Consigliato al Milan da Van Basten (a proposito di Marco Van!), le società più interessate sembrano l'Inter, il Manchester United, l'Amburgo e soprattutto il Chelsea. Il Vitesse Valuta il ragazzo non meno di 7 milioni.

In Olanda è sbocciato un nuovo tulipano. Chi sarà il primo a coglierlo?!

Davide Bernardi
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lunedì 27 maggio 2013

GUIDOLIN E POZZO: UNA VISITA A WEMBLEY DA 100 MILIONI DI EURO!

IL WATFORD PROMOSSO IN PREMIER SAREBBE COME SCOPRIRE "EL DORADO"!

Se chiedeste ai Pozzo qual è la finale più importante che lo stadio di Wembley ha ospitato, vi risponderebbero sicuramente quella di oggi. Nello stadio londinese infatti, alle 16 va in scena la finale dei playoff di Championship tra il Watford, dei Pozzo appunto, e il Crystal Palace. In palio c'è la promozione in Premier League.

A dare davvero interesse a questa partita, oltre alla promozione ovviamente, è il premio che deriverebbe dall'eventuale vittoria. Non tutti infatti sanno che, i playoff della serie cadetta inglese rappresentano il torneo che offre il premio più alto in Europa, garantendo al vincitore la cifra monstre di 90 milioni di euro. Tanto per farvi un'idea, il Bayern Monaco campione d'europa, riceverà dall'UEFA (sponsor esclusi) circa 60 milion.
Ai 90 già citati vanno aggiunti poi i proventi dai botteghini, dal merchandising e soprattutto dai diritti tv.

In inghilterra infatti è stato da poco siglato un accordo con la BSkyB e con la British Telecom, che porterà le venti squadre di Premier a spartirsi, dalla prossima stagione, una torta da 1,8 miliardi di euro. Praticamente il doppio rispetto alla nostra serie A. Oltre Manica inoltre, grazie al sistema meritocratico First-to-Last, tali proventi vengono divisi equamente tra tutte le società, con una minima differenza tra "la prima" appunto e "l'ultima".
In preventivo va messo anche il fatto che, pur presupponendo un possibile ritorno in Championship già l'anno prossimo, la Federcalcio inglese garantirebbe al Watford un paracadute da 60 milioni, dilazionati in quattro anni. Per fare un ennesimo confronto con il nostro calcio, il Pescara, rimasto in A una sola stagione, ha ricevuto "la bellezza" di 4 milioni.
Se consideriamo poi che il fatturato dell'Udinese per la stagione appena trascorsa è arrivato non oltre i 65 milioni di euro e che dalle TV, i Pozzo ne hanno ricevuto 41, capiamo subito quanto sia importante la partita di oggi.

I 25 milioni versati dalla famiglia proprietaria anche di Granada e Udinese per acquistare il club di Elton John, se paragonati con i possibili introiti derivanti dal match di oggi, fanno capire a che punto sia arrivata l'abilità imprenditoriale della "Multinazionale Pozzo", che nell'arco di pochi anni ha dato vita, in Italia, ad un vero e proprio modello cui molte squadre (con poco successo!) cercano di ispirarsi e in Spaggna, ha riportato in Liga il Granada dopo due promozioni consecutive.

Con in ballo 100 milioni di euro, se vi chiedessero qual è la finale più importante che lo stadio di Wembley ha ospitato, immagino rispondreste anche voi come i Pozzo.

Davide Bernardi
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venerdì 24 maggio 2013

NAPOLI: CON BENITEZ, MERCATO IN STILE BRITISH!

COL TECNICO PROVENIENTE DALLA PREMIER LEAGUE, SI FANNO GIA' I PRIMI NOMI: VERMAELEN, LUCAS LEIVA,TORRES E DZEKO

Con Benitez ad un passo dall'annuncio è molto probabile che le strategie di mercato del Napoli cambieranno. Vuoi perchè il tecnico spagnolo guarderà sicuramente di più alla Premier league, vuoi perchè Rafa porterà con sè oltre ad un nuovo staff, una nuova metodologia di lavoro e quindi un nuovo modulo tattico.

Dal 3-4-1-2 di Mazzarri si passerà al 4-2-3-1 col quale Benitez ha di recente conquistato l'Europa League col Chelsea. Rispetto alla formazione che ha permesso al Napoli di tornare in Champions, Maggio verrà arretrato sulla linea dei difensori, come accade quando l'esterno veneto indossa l'azzurro un po' più acceso della Nazionale. Dall'altra parte in fascia, molto più spazio avrà Armero, complice la probabile partenza del colombiano Zuniga, che ha già rifiiutato il rinnovo propostogli da De Laurentiis e conteso da Juventus e Inter.

I problemi maggiori però nascono al centro: il buco creato dalle partenze di Campagnaro e Rolando, dovrà necessariamente essere coperto con  l'acquisto di almeno un paio di giocatori. Da mesi si fa il nome di Benatia, centrale dell'Udinese seguito dai partenopei già nella scorsa sessione estiva e il cui passaggio in azzurro potrebbe essere facilitato dagli ottimi rapporti che corrono tra De Laurentiis e la famiglia Pozzo.
Per il secondo posto da coprire, il nome di Astori gira ormai da mesi; nuovo invece è quello di Thomas Vermaelen, ed è qui che entra in gioco Benitez. Il difensore dell'Arsenal e nazionale belga è un classe '85 ed ha un valore che si aggira intorno ai 10 milioni di Euro.

Altro possibile acquisto di stampo British (più o meno!) potrebbe essere il centrocampista brasiliano del Liverpool Lucas Leiva, classe '87 e con passaporto italiano che Benitez ha allenato nel suo periodo in Reds.
Sempre per la mediana, rimane caldo il nome di Radja Nainggolan, che però Cellino valuta non meno di 15 milioni di euro e per il quale il Napoli dovrà battere la concorrenza di Juve, Milan, ma soprattutto Inter.

Sempre guardando il mondo Premier, negli ultimi giorni si sono fatti i nomi di Edin Dzeko e Fernando torres, come possibili sostituti dell'ormai probabile partente Cavani.
Ovviamente molto dipenderà dalla destinazione del Matador: per Dzeko Bigon ha già sondato il terreno in un viaggio a Manchester di qualche giorno fa. Per Torres invece garantirebbe lo stesso Benitez, con il quale il Nino ha vissuto le migliori stagioni.
 Nelle ultime ore si è poi parlato anche di Mario Gomez, ma per ora, fermiaci all'inglese..

Davide Bernardi
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domenica 19 maggio 2013

STADIO SASSUOLO, SQUINZI STRAPPA I PETALI: GIGLIO O NON GIGLIO?!

IL SASSUOLO NON SA ANCORA DOVE GIOCHERA' LA PROSSIMA STAGIONE. RIMANERE AL BRAGLIA O TRASFERIRSI A REGGIO EMILIA?

Ad appena ventiquattro ore dalla storica promozione in serie A, Giorgio Squinzi, proprietario del Sassuolo, ha già iniziato a strappare i petali della margherita, pardòn del "Giglio".
L'interrogativo intorno alla squadra neroverde non riguarda l'allenatore, confermatissimo Di Francesco, ne i gioiellini della squadra, che molto probabilmente rimarranno nel comune più piccolo della serie A; riguarda invece un problema sempre più italiano: lo stadio!

Il Sassuolo ha fin qui sempre giocato al "Alberto Braglia" di Modena, lo stadio di Sassuolo infatti, l'"Enzo Ricci", non è abilitato per la scarsa capienza (4 mila spettatori) e andrebbe ricostruito. Il sindaco sassolese Luca Caselli ha però già escluso la possibilità di investimento di denaro pubblico per finanziare il nuovo impianto: "Soldi per lo stadio non ce ne sono!".
Dall'altra parte però, i rapporti con i vicini modenesi non sono facilissimi, la questione è piuttosto delicata. Al di là delle solite ragioni di tifoseria, in ballo ci sono i possibili proventi economici derivanti dalle partite del Sassuolo. E' stato calcolato infatti che nell'arco di tutta la stagione, la squadra di Di Francesco porterebbe in Emilia circa 100 mila tifosi ospiti. Tutto turismo che cola!

Qualcuno sostiene che dietro lo spostamento a Reggio Emilia ci siano addirittura fini politici: è stato tirato fuori il nome del reggiano Romano Prodi e la giunta Pdl-Lega di Caselli.
Le ultime voci danno per fatto il passaggio al "Giglio", ora "Città del Tricolore". Inaugurato nel 1995, l'impianto reggiano è stato il primo stadio di proprietà in Italia. Tiene più di 20 mila spettatori e ha una struttura all'inglese, con le tribune poste molto vicine al campo.

Il vecchio "Giglio" in questo momento è sotto curatela fallimentare e alla prossima asta, Squinzi potrebbe assicurarselo per poco più di tre milioni, facendolo così diventare "Mapei Arena".
Chiaramente i tifosi della Reggiana sono tutt'altro che entusiasti di vedere il proprio stadio colorato di neroverde e anche per questo hanno esposto striscioni di protesta anti-Sassuolo.
Squinzi deve decidere, Giglio o non Giglio, questo è il problema..

Davide Bernardi
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domenica 5 maggio 2013

EDITORIALE JUVE - C'È UNA 'TERZA VIA' DA PERCORRERE!

UN GRANDE INVESTIMENTO IN AVANTI E POI ACQUISTI MIRATI DA BILANCIARE CON CESSIONI INTELLIGENTI

Per qualcuno sono 29 per altri 31. Alla fine il risultato di questa stagione non cambia ed è per i molti il più scontato da inizio anno: la Juve è campione d'Italia per la seconda volta consecutiva.
Dopo i festeggiamenti di questa sera, da domani si penserà già al futuro. Inevitabile partire da Conte. Le parole di qualche giorno fa, che per certi versi sono sembrate addirittura Mourinhane, hanno sicuramente fatto venire qualche brivido alla schiena di molti juventini, ma va comunque detto che non sono state dichiarazioni poi così inopportunee, anzi. Il tecnico bianconero ha semplicemente mostrato in modo nitido la situazione: la Juve deve decidere cosa fare del proprio futuro.
E' chiaro che l'Italia, dopo due titoli consecutivi non può più bastare, come è altrettanto chiaro che vincere lo scudetto anche l'anno prossimo non sarà tanto facile.

Nell'ultimo mese, parlando di mercato, il tecnico bianconero ha più volte preso come riferimento il Bayern Monaco, capace di spendere anche più di 40 milioni per un giocatore, pur di portarlo in Baviera. La Champions League comunque ha mostrato come col talento, la programmazione e l'intuizione si possa arrivare lontano, vedi i risultati del Borussia Dortmund: due campionati, una coppa e una Supercoppa di Germania e (per ora) una finale di Champions in tre anni.
Conte sostanzialemte vuole capire in anticipo che tipo di mercato Marotta e Paratici andranno a fare. Un cambio all'interno della rosa è necessario farlo, anche per mantenere alti gli stimoli dei giocatori che già ci sono; investimenti in stile Bayern tutttavia sarà improbabile e sarebbe, a mio avviso, contro producente. D'altro canto però, cedere i propri campioni come il Borussia ha sempre fatto nelle ultime due stagioni, lo sarebbe altrettanto. Proprio per questo è necessario percorrere una terza via.

Innanzitutto tenere i vari Vidal e Marchisio e poi acquistare in maniera mirata, ammortizzando con cessioni intelligenti (Quagliarella e/o Matri tanto per dirne due). Spendere invece praticamente tutte le risorse a disposizione per due Top Players sarebbe l'errore più grande che la dirigenza bianconera potrebbe commettere.
Partiamo dal reparto avanzato: Conte ha parlato di progetto. Benissimo, tanto per intenderci, un 32enne che guadagna 7 milioni e mezzo per quattro anni, non significa guardare al futuro. Per quanto riguarda invece gli altri nomi fatti dai vari esperti di mercato, molto dipenderà da quale ruolo svolgerà Llorente nelle gerarchie di Conte. L'ex Bilbao e Ibrahimovic ad esempio sarebbero difficilmente compatibili: entrambi accentrano molto il gioco della squadra, sebbene lo facciano in maniera diversa. Stesso discorso vale per Higuain, abituato anch'egli a giocare come terminale unico.
Discorso diverso invece quello che riguarda Suarez e Jovetic. Differenti per caratteristiche, tuttavia entrambi alzerebbero di molto l'imprevedibilità e l'efficacia dell'attacco juventino. Suarez offrirebbe probabilmente più reti e una maggiore profondità. il montenegrino invece, che paradossalmente costa di più, significherebbe avere più possibilità in fase di rifinitura.

Se dunque un acquisto pesante, di prestigio, si vuole fare, allora lo si faccia in attacco. Per il centrocampo e la difesa invece occorre portare a casa affari come Vidal o Lichtsteiner, pagati in tutto meno di 20 milioni di euro e ora vere colonne della squadra. Trovare nuovi Pogba sarebbe bello, ma quelle sono occasioni rare; rimandendo coi piedi per terra però voglio ricordare che Barzagli arrivò per 300 mila euro e Pirlo addirittura a costo zero.
Giusto per fare un esempio, un primo acquistone sarebbe recuperare l'Isla visto a Udine.
Spendere si può, farlo con intelligenza e lungimiranza è tutto un altro..Conte.

Davide Bernardi
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venerdì 3 maggio 2013

BENFICA, NICOLAS GAITAN: LUI Sì CHE MANTIENE LE PROMESSE!

IL TREQUARTISTA ARGENTINO ANCHE IERI SERA HA ILLUMINATO IL DA LUZ

Inserimento in area a prendere il cross basso del compagno, esterno sinistro di prima, da destra che bacia il secondo palo e finisce in porta. Per capire che giocatore sia il protagonista di oggi basta l'ultima delle sue numerose prodezze, realizzata nel ritorno della semifinale di Europa League contro il Fenerbache: nato a San Martin il 23 febbario 1988, Nicolàs Gaitàn.

Alto 1.73 m per 67 kg, è un giocatore duttile, può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo. Trequartista moderno, cerca sempre la profondità con verticalizzazioni geniali, bada più all'efficacia che a perdersi in dribbling inutili. Non di rado viene impiegato anche nella linea di centrocampo piuttosto che da esterno alto, anche grazie alla sua capacità di ribaltare rapidamente l'azione e per le sue doti da assist-man.

Scoperto da Carlos Ischia, cresce nel Boca Junior, col quale esordisce alla Bombonera il 1° giugno 2008 nel 3-1 all'Arsenàl de Sarandì. Pochi mesi dopo, per l'esattezza il 31 agosto, arrivano anche le prime reti: la doppietta segnata all'Huracan. Con la maglia Xeneize vince un campionato d'apertura e mette a segno 12 reti in 67 presenze (dal 2008 al 2010), i numeri non straordinari sono dovuti sì alla giovane età, ma soprattutto la presenza di un giocatorino nel suo stesso ruolo e che per il popolo bochense conta quanto (se non più) Maradona, tale Juan Romàn Riquelme.

Nel maggio del 2010 il Benfica acquista Gaitàn per 8 milioni e 400 mila euro. Al primo anno in Europa, il ragazzo non sembra risentire del passaggio ad un altro calcio: nella sola Super Liga, in 26 presenze le reti saranno 7 e gli assist 6 (di cui due all'esordio al Da Luz). La stagione seguente le presenze invece 25, le reti 3 e gli assist 8. Quest'anno infine, almeno per ora, le reti sono sempre 3 , ma gli assist hanno raggiunto quota 8.

Di recente si è parlato dell'interessamento del Manchester United. Il celebre portale online Transfermarkt.it quota la valutazione di Gaitàn intorno ai 17 milioni di euro. Il Benfica per cominciare una trattativa ne pretende almeno 8 in più (25).
Appena arrivato in Portogallo, l'argentino promise ai tifosi il 33esimo campionato della storia del club di Lisbona. Le Aguilas al momento sono prime con un punto di vantggio sul Porto, ma anche una partita in meno. Ah e c'è anche una finale di Europa League da giocare..Gaitàn lo sa bene: le promesse vanno mantenute!

Davide Bernardi
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domenica 28 aprile 2013

EDITORIALE JUVE: IL CENTROCAMPO A 5+1 MATA IL TORO!

I BIANCONERI NON REGALANO NIENTE A NESSUNO: ANCHE IL TORO E' MATATO

Non fatevi ingannare dal risultato. La partita non è andata via liscia come potrebbe far pensare il 2-0.
Di certo però ci sono i numeri: allo Scudetto manca un solo punto, dodicesima vittoria in trasferta su diciassette e più in generale settima vittoria consecutiva.

Partendo dalla partita giocata, la tesi di fondo rimane la solita, almeno in fase offensiva, il nuovo modulo ancora non convince del tutto. Dopo la partita col Milan avevamo detto che Conte, in queste ultime partite avrebbe avuto la possibilità di continuare a sperimentare e che, vista la sua cultura del lavoro, inevitabilmente avremmo visto dei miglioramenti.
Effettivamente qualcosa rispetto alle due precedenti partite (Lazio e Milan) è migliorato. Se infatti con biancocelesti e rossoneri proprio il centrocampo era apparso non compattissimo, oggi i meccanismi sono sembrati molto più oliati e soprattutto lo scivolamento laterale di Pogba e Vidal, oggi invertiti, sono apparsi più fluidi e meglio seguiti dal resto del reparto.
Altro aspetto positivo è stato il pressing immediato alla linea arretrata dei granata; Vucinic e Marchisio hanno aggredito subito alti, andando a dare noia addirittura a Gillet.

Per quanto riguarda invece i particolari che ancora non funzionano, le osservazioni da fare riguardano ancora Vucinic, che ha dimostrato di non avere proprio le caratteristiche della prima punta. Al di là dei soliti appoggi e stop errati infatti, il montenegrino ha denunciato a livello tattico dei movimenti che non hanno certamente aiutato l'efficacia della manovra della squadra.
Riguardando la partita, ma basta anche gli highlights, si nota immediatamente come una volta allargata palla sulla fascia, il numero 9 bianconero si stacchi sempre qualche metro dietro, al limite dell'area, per ricevere nuovamente palla. Chiaramente, senza una prima punta in area che vada a prendere il cross di Lichtsteiner piuttosto che Asamoah, il solo Marchisio nell'immediatezza della porta non può bastare.

Facendo poi un quadro più generale, viste le sostituzioni di oggi (ma non solo) l'impressione è che questo modulo tattico Conte lo voglia riproporre a lungo anche la prossima stagione e le sue parole a fine partita certamente non mi smentiscono. Anzi: "E' una soluzione che a me è piaciuta molto e che ci permette di far coesistere i giocatori migliori".
Effettivamente rinunciare oggi ad uno dei quattro centrocampisti è impossibile. Vidal ha segnato gli ultimi 4 gol della Juve, ha una duttilità tattica che gli permette di essere un punto di riferimento per la squadra in entrambe le fasi e in qualsiasi momento della partita.

Stesso discorso vale per Pogba, oggi il francese è stato ancora una volta uno dei migliori in campo: quantità e qualità, il tutto rilegato con un laccetto d'eleganza che ci sta sempre bene.
Proprio a sottolineare l'importanza del Polpo numero 6, a fine partita il tecnico leccese ha dichiarato: "Da quando è arrivato, Pogba ha avuto una crescita esponenziale, tenerlo fuori ora mi crea dei problemi." Ancora una volta ha avuto ragione lui.

Davide Bernardi
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mercoledì 24 aprile 2013

TATTICA CHE PARTITA!: BORUSSIA-REAL A SPECCHIO, L'INTENSITÀ FARÀ LA DIFFERENZA!

PER ENTRAMBE LE SQUADRE, LA VELOCITÀ DI FRASEGGIO E IL LIVELLO DI AGGRESSIVITÀ SARANNO DETERMINANTI

Per la rubrica "Tattica che partita!", dopo Bayern-Barca, andiamo ad analizzare i possibili scenari tattici dell'altra semifinale d'andata di Champions: Borussia Dortmund-Real Madrid.

QUI BORUSSIA
Per quanto riguarda i padroni di casa, inevitabile iniziare dalla questione Goetze. I grandi interrogativi della vigilia riguardano sicuramente come la squadra reagirà alla cessione di uno dei maggiori talenti della rosa e come si comporterà il pubblico.
Klopp ha messo le mani avanti, dicendo di volere al Westfalen solo tifosi pronto a sostenere i suoi giocatori. Staremo a vedere..
Per quanto riguarda la formazione invece, il mago biondo (o presunto tale) schiererà quella titolare, con un'unica possibile eccezione: ne Bender ne Kehl sono al meglio, possibile quindi che dal primo minuto parta l'ex della gara Nuri Sahin.

QUI MADRID
Nel caso del Real invece, dubbi non ce ne sono, Mourinho infatti durante la conferenza stampa ha tranquillamente comunicato la formazione che scenderà in campo: Ramos torna a destra e al centro in difesa giocano Varane e Pepe. In avanti invece, preferito Higuain a Benzema.

Arriviamo dunque alla partita. Le due squadre giocheranno a specchio: 4-2-3-1 per entrambe.
Moduli uguali ma non faccamoci ingannare, i modi d'interpretazione sono assai diversi. Mentre gli uomini di Klopp fanno partire l'azione quasi sempre direttamente dalla linea difensiva, sfruttando le abilità d'impostazione di Matt Hummels, nella manovra madridista invece il vero faro è Xabi Alonso che, seppur col sostegno di Khedira, gestisce tempi e spazi.
Differente anche la maniera di attaccare: se i terribili ragazzi tedeschi fanno della duttilità e dell'interscambiabilità le loro armi vincenti, gli uomini di Mourinho preferiscono affidarsi alle individualità, vista la grande abbondanza di cui dispongono. Gran Parte delle sortite offensive infatti dipendono dalle intenzioni di C.Ronaldo da una parte e di Di Maria dall'altra.

Le statistiche raccontano che probabilmente il Borussia Dortmund (media del 47%) lascerà il possesso palla ai blancos (media del 52%) per sfruttare la velocità dei suoi fantasisti nelle ripartenze.
Per il  Borussia la velocità del giro palla sarà determinante, così come l'intensità e la costanza nel pressing. Da questo punto di vista, Bayern-Barca docet. Sotto il profilo delle individualità inoltre, il Real appare superiore e proprio per questo ai gialloneri servirà una grande prova corale.
Le Merengues tuttavia non hanno dimostrato, in entrambe le fasi di gioco, la stessa compattezza del Bayern, anzi. Nelle sfide col Galatasaray infatti, spesse volte la squadra dello Special One ha mostrato una preoccupante distanza tra i reparti e un conseguente sfilacciamento della squadra, che alla Turk Telecom Arena per poco non costa la qualificazione.

Per quanto riguarda gli uomini chiave, questa volta ci sbilanciamo dicendone due in particolare: tra i padroni di casa Marco Reus, (anche se un po' banale) per la sua capacità d'inserimento alle spalle di Lewandowski e per la sua tendenza ad accentrarsi palla al piede dalla fascia. Movimenti del genere potrebbero prendere d'infilata la retroguardia spagnola.
L'altro nome, anche se non parte titolare, è quello di Luka Modric. Il trequartista croato non ha forse il passo di Ozil, ma in compenso dispone di una visione di gioco capace di bucare difese arroccate in area e soprattutto è già stato determinante partendo dalla panchina, chiedete a Ferguson e vi saprà dire qualcosa.

In attesa del fischio d'inizio, vale lo stesso appello fatto per l'altra semifinale: godetevi lo spettacolo!

DavideBernardi
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ARJEN 'CHOCOLAT' ROBBEN: ORA L'OLANDESE, NELLE PARTITE IMPORTANTI, NON SI SCIOGLIE PIU'!

L'ESTERNO OLANDESE, DOPO I FISCHI DELL'ANNO SCORSO SI PRENDE UNA BELLA RIVINCITA

E' il 22 maggio 2012. Bayern Monaco e Olanda disputano all'Allianz Arena un'amichevole per risolvere la "questione Robben". Il giocatore olandese infatti, come molti di voi ricorderanno, fu al centro di un caso legato alle sue condizioni fisiche. L'ex Chelsea si infortunò prima e durante il mondiale 2010 e fu costretto a saltare metà della stagione successiva con il club bavarese. I tedeschi accusarono la nazionale olandese di aver sottovalutato l'entità dell'infortunio.

La cornice della partita era un'Allianz Arena che veniva dalla cocentissima delusione della finale di Champions persa cinque giorni prima col Chelsea. Ebbene, durante la partita amichevole, Robben (che giocò con la maglia della nazionale) venne fischiato praticamente ad ogni tocco di palla, reo di aver sbagliato il rigore ai supplementari, fallendo così l'ennesima partita importante.
Occorre dire che quella non fu certamente la prima critica rivolta a Robben, che si sentì dire dal presidente onorario del club Franz Beckenbauer: "E' un giocatore egoista: basti notare che quando esulta non corre ad abbracciare i compagni, ma corre dalla famiglia. Ora i compagni si domandano se passargliela o meno". Certamente non parole al miele.
Tanto per rimanere sul dolce poi, non furono tanto più gentili a Madrid, dove apostrofarono l'ala destra con il nome di "Chocolat, quello che si scioglie nelle partite importanti".

A distanza di undici mesi, il buon Arjen si è preso una bella rivincita, col Barcellona ieri e ancora prima con la Juve!
Contro gli uomini di Vilanova è stato determinante, al pari di Muller. Ha tenuto in apprensione l'intera difesa blaugrana per tutta la partita. E' entrato nell'azione dell'1-0, crossando di destro (!!!) il pallone che Dante ha toccato per Muller. Ha firmato il 3-0 e più in genrale è stato protagonista di quasi tutte le azioni pericolose dei bavaresi.
Ma cosa davvero sorprendente, è stata la generosità col quale l'esterno di Heynckes si è messo a disposizione dei compagni, tenendo un comportamento tattico praticamente perfetto anche in fase difensiva: ripiegamenti, scalature e pressing a tutto campo.

E allora pazienza se sul gol è andato ancora una volta a salutare la famiglia. Da oggi, anzi da ieri, all'Allianz Arena si sente dire: Arjen Chocolat Robben, il più dolce dei cioccolatini!

Davide Bernardi
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lunedì 22 aprile 2013

EDITORIALE JUVE: CONTAVANO I 3 PUNTI, MA IL NUOVO MODULO ANCORA NON CONVINCE!

CONTAVA VINCERE, MA LA PRESTAZIONE E' STATA PIUTTOSTO DELUDENTE

Una gara molto simile a quella del girone d'andata, bloccata, in cui entrambe le squadre hanno tenuto bene il campo e poi decisa da un episodio.
A questo punto della stagione la cosa più importante erano i tre punti e alla luce del risultato, la prestazione poco brillante della Juve passa ovviamente in secondo piano. Vanno comunque analizzati, anche in prospettiva prossima stagione, alcuni aspetti del nuovo modulo proposto da Conte, che almeno per ora ancora non funzionano.
L'assetto cui ci riferiamo è chiaramente il 3-5-1-1 che i bianconeri hanno utilizzato anche nella gara di lunedì scorso con la Lazio.

La prima cosa da sottolineare è il contesto: usare il modulo a una punta a Roma può essere una scelta assolutamente sensata, utilizzarlo invece in casa è forse un atteggiamento un po' troppo rinunciatario per la prima in classifica.
Il secondo aspetto è invece il paradosso visto questa sera e a tratti anche a Roma riguardo l'atteggiamento tattico del centrocampo in rapporto alla superiorità numerica.
Mi spiego subito: un modulo con sei centrocampisti (perchè Marchisio non è certamente un trequartista!) presuppone almeno teoricamente, una superiorità netta a centrocampo in entrambe le fasi. Col Milan e a tratti anche con la Lazio invece, Pirlo è stato spesso lasciato solo a gestire il pallone, gli altri compagni di mediana disposti dieci-quindici metri più avanti e buchi piuttosto eviedenti in mezzo al campo che fortunatamente ne biancocelesti ne rossoneri hanno saputo sfruttare.

Capitolo Marchisio: il Principino bianconero anche con i rossoneri è stato "sacrificato" trequartista dietro Vucinic. L'idea di Conte è quella di sfruttare le doti di inserimento del centrocampista torinese in fase offensiva, la sua generosità e il suo senso tattico in fase difensiva. Contro gli uomini di Allegri, Marchisio ha corso moltissimo, offrendo un contributo importantissimo in fase di pressing e spesso anche in ripiegamento, ma non è praticamente mai entrato nel vivo del gioco.
La mia idea rimane quella che le proprietà da incursore si evidenzino quando il numero 8 bianconero parte da dietro riuscendo a prendere in controtempo le difese avversarie e che impiegarlo "alla Perrotta", non sfruttando le sue doti di incontrista sia un peccato.

Capitolo Vucinic: il montenegrino è incappato in una delle sue classiche serate in cui sembra aver dimenticato la voglia a casa. Se l'intenzione di Conte è quella di sfruttare le sue capacità tecniche per esaltare la corsa di Marchisio, lo Zorro bianconero in partite come queste riesce praticamente solo a perder palla, senza essere capace di far salire la squadra e anzi, costringendola a rimanere schiacciata.
Un modulo del genere, soprattutto in fase di ripartenza, prevede Vucinic come unica possibile destinazione delle verticalizzazioni bianconere; purtroppo in giornate come questa, in cui la Juve non è al meglio fisicamente e l'avversario è messo bene in campo, l'avere una sola opzione diponibile diventa un evidente ostacolo allo sviluppo del gioco e conseguentemente alla pericolosità della squadra.

 Alla luce di queste considerazioni (ma non solo) e in ottica prossima stagione, posso dire che il modulo a sei centrocampisti non mi ha convinto del tutto. Tuttavia, con ancora cinque giornate da giocare e 11 punti di vantaggio sul Napoli, Conte ha la possibilità di collaudare meccanismi ancora poco fluidi.

Davide Bernardi
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domenica 21 aprile 2013

UDINESE: PIOTR ZIELINSKI, UN NUMERO 10 FATTO IN CASA POZZO!"

E' STATA LA VERA RIVELAZIONE DELLA VITTORIA DEGLI UOMINI DI GUIDOLIN SULLA LAZIO: CLASSE '94 IL POLACCO HA NUMERI DA CAMPIONE


Dopo la prima da titolare col Parma, ieri sera alla seconda dal primo minuto, un ragazzino polacco ha sorpreso davvero tutti.
Si chiama Piotr Sebastian Zielinski ed è il nuovo, anzi l'ennesimo, gioiellino scoperto dalla famiglia Pozzo e dall'Udinese.

Trequartista classe '94 , è nato il 20 maggio a Zabkowice Slaskie ed è arrivato ad Udine due anni fa dal Zagliebe Lubin, dove a 16 anni giocava già in prima squadra.
Grandi meriti dell'arrivo del gioiellino polacco in Italia, vanno ad Andrea Carnevale, che di recente ha raccontato di aver visto per la prima volta Zielinski in un torneo in Spagna. Al ragazzo venne fatto fare un provino ad Udine, durante il quale venne fatto giocare con le giovanili bianconere e a cui venne chiesto di battere anche le punizioni. Ebbene iniziò a batterle indistintamente di destro e sinistro, tanto che a fine partitta gli stessi osservatori bianconeri non erano più certise il ragazzo fosse destro o mancino.

Aggregato alla primavera friulana, mette a segno 7 gol in 12 partite, abbastanza per convincere Francesco Guidolin a portarlo in prima squadra.
Lo stesso allenatore veneto, nel post partita con la Lazio ha dichiarato: "La prima volta che lo vidi era poco più che un ragazzino, gracile, ma i piedi erano spettacolari. Zielinski potrebbe diventare quel numero dieci che cerchiamo da anni. Un numero dieci fatto in casa".
Effettivamente Piotr, alto 177 cm, è il classico trequartista moderno, cui piace giocare tra le linee, dialogando nello stretto, ma con la piacevole tendenza ad inserirsi alle spalle dei difensori.
Nella stessa partita con gli uomini di Petkovic, è andato un paio di volte vicino al gol proprio andando a prendere in verticale i suggerimenti di Di Natale.
Per quanto riguarda invece la nazionale polacca, a soli 18 anni è già nell'orbita della selezione U21.

Dopo i vari Sanchez, Inler e Asamoah, ecco Piotr Sebastan Zielinski, il nuovo, anzi l'ennesimo, fatto in casa Pozzo.

Davide Bernardi
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HAT TRICK PAULINHO: SI PORTA A CASA PALLONE E FORSE UN PEZZO DI SAMP!

L'ATTACCANTE AMARANTO CON LA TRIPLETTA AL GROSSETO SALE A 19 GOL E 16 ASSIST: CIFRE NOTEVOLISSIME!

Fino a pochi mesi fa, l'unico Paulinho conosciuto in Italia era Josè Paulo Bezerra, per capirci quello inseguito da Inter e Milan (ma non solo!) che gioca nel Corinthians.
Da qualche partita a questa parte, il Paulinho sulla bocca di tutti è Paulo Sergio Betanin, per capirci quello inseguito da Samp e Napoli (ma non solo!) che gioca nel Livorno.

Il Bomber che sta facendo impazzire l'Armando Picchi è nato il 10 gennaio 1986, pesa 67 kg e misura 176 cm. Complice il fisico non proprio da "pivot" è un attaccante duttile, che può ricoprire tutti i ruoli del reparto offensivo.
Dopo aver cominciato nella Juventude, nel 2004 viene preso dal Livorno, anche grazie al doppio passaporto(brasiliano e italiano) del ragazzo. Appena diciottenne, le prime stagioni nel Bel Paese non sono facili: esordisce in A con Donadoni nel 2004-05, facendo segnare alla fine 4 presenze.
Di anno in anno il suo impiego cresce, ma quello era il Livorno di Palladino-Lucarelli, quello che si giocava la Uefa. Anche per questo Paulinho viene mandato un anno in B al Grosseto: 31 presenze e 2 soli gol. Nel 2008 torna a Livorno, nel frattempo retrocesso in B, per riscattarsi; se possibile fa peggio di prima, con 14 presenze e 0 gol.

Nel 2009 a retrocedere è proprio lo stesso Paulinho, che viene mandato in Lega Pro a Sorrento, che lo prende con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà.
Qui arriva la svolta: al primo anno segna 15 gol in 33 partite. Al secondo 24 in 29 presenze.
Dopo numeri del genere inevitabile il ritorno  Livorno. Nella stagione 2010-2011 ne mette a segno 15. Quest'anno la definitiva esplosione: Tranfermark.it oltre ai noti 19, riporta l'incredibile cifra di 16 assist!
Numeri che inevitabilmente gli sono valsi l'interessamento di varie società di serie A, anche se la più interessata sembra la Sampdoria, decisa a rimpiazzare Icardi complice la spinosa situazione Zaza (intenzionato a non rinnovare con i blucerchiati).

Di queste 19 reti le ultimi tre le ha segnate ieri nella trasferta di Grosseto. Allo Zecchini l'attaccante amaranto ha messo in mostra tutto il suo repertorio: scappato sul filo del fuorigioco ha battuto con un pallonetto Lanni in uscita in occasione del primo gol. Rigore trasformato che vale la doppietta e poi perla a girare per l'Hat Trick che gli permette di portarsi a casa pallone e forse..anche un pezzo di Samp!

Davide Bernardi
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mercoledì 17 aprile 2013

W LA..LIGA: IL VALENCIA SI SINTONIZZA SUL CANALES GIUSTO!

IL RAGAZZO PRODIGIO DI SANTANDER, DOPO MILLE SFORTUNE, E' TORNATO AL GOL. CON LUI IL VALENCIA PUO' PUNTARE ALLA CHAMPIONS

E' il 9 gennaio 2010, le immagini di Siviglia-Racing Santander fanno il giro del mondo. Perchè vi chiederete voi. Una normalissima partita di Liga, nemmeno troppo affascinante, se non fosse che le due reti dei cantabrici vengono firmate da un ragazzino  classe 1991. Tale Sergio Canales.
Il giovane spagnolo, trequartista tutto mancino cresciuto nel Racing, scappa sul filo del fuorigioco, arriva di fronte a Palop e lo beffa con un pallonetto. Pochi minuti dopo, azione simile, questa volta il giovane spagnolo però evita Palop, davanti alla porta vuota aspetta il ritorno del difensore, lo elude con l'esterno sinitro e deposita in porta. In stile Totti contro il Torino per farci capire.

Il nome di Canales piano piano fa il giro d'Europa; una stella, un predestinato. Nella stessa stagione mette a segno altri capolavori, come quello realizzato a Santander con il Villareal: spalle alla porta stoppa il pallone col petto, lo addomestica col collo del piede, si gira e fa partire un mancino terrificante all'incrocio.
Tutti si interessano al ragazzo, ma niente da fare, il giovane trequartista è già stato acquistato dal Real, che lo porta a Madrid nella stagione 2010-2011. Con la camiseta blanca lo spazio è poco e la concorrenza moltissima, tanto per fare due nomi, nel suo stesso ruolo giocano Kaka e Ozil.
A fine stagione le presenze saranno dieci, i gol nemmeno uno. Per evitare che un talento tanto importante vada sprecato, il Real decide di mandarlo in prestito a Valencia, un club perfetto per lui, considerando che al Mestalla si giocherà anche la Champions.

La stagione comincia bene, gioca le prime nove da titolare, ma quando sembra che il ragazzo di Santander stia tornando definitivamente protagonista, CRACK! il 23 ottobre, al San Mames di Bilbao, il legamento crociato del ginocchio destro si rompe, stop forzato di sei mesi e tutto da rifare, da capo ancora una volta.
Canales recupera dal brutto infortunio, torna in campo col Rayo Vallecano l'11 aprile successivo, ma dopo un mese, come una maledizione, nella semifinale d'Europa League con l'Atletico Madrid, dopo uno scontro con Gabi, lo stesso ginocchio si rompe di nuovo. "E' lo stesso, è lo stesso" grida il ragazzo mentre tra le lacrime esce in barella.

Altri sei mesi fermo, stagione finita e Liga 2012-13 che per lui comincia il 26 gennaio al minuto 84' di Depor-Valencia. Dopo aver giocato 4 volte da titolare ed essere entrato 5 volte dalla panchina, la scorsa giornata arriva la soddisfazione più grande. Nella sfida con l'Espanyol, al minuto 53' si inserisce alle spalle dei difensori catalani, stop di sinistro e tiro di destro che batte Alvarez sotto le gambe.

Dopo il 3-3 con l'Espanyol, i punti di ritardo dei "pipistrelli" dalla Real Sociedad quarta sono quattro. Occorrerà un gran finale di stagione per arrivare in cahmpions, il Canales su cui sintonizzarsi è sicuramente quello giusto!

Davide Bernardi
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lunedì 15 aprile 2013

EDITORIALE DERBY: GENOA, "A L'È ANÆTA' BEN CUSCÌ!" (È ANDATA BENE COSÌ!)

I NOVE CARTELLINI E LA CAVIGLIA DI KRSTICIC RACCONTANO MEGLIO DEI TIRI IN PORTA CHE TIPO DI DERBY SIA STATO

Al Grifone è andata bene così. Doveva essere un derby di rilancio. Dovevano essere tre punti dal valore doppio: vendicare la sconfitta dell'andata e al contempo rilanciare la rincorsa alla salvezza.
Doveva, perchè dopo la partita di ieri, di tutto quello che abbiamo appena detto, è rimasto il proposito.

Un primo tempo a tratti davvero imbarazzante, un secondo giocato con più cuore che razionalità, sospinto dal grido della Nord (e non solo). Del Genoa che aveva coquistato 8 punti nelle prime quattro partite dal ritorno di Ballardini, non sembra essere rimasto granchè.
Squadra solida, compatta, che basava il proprio gioco su un pressing aggressivo e sulle geometrie di Kucka e Matuzalem quella che aveva pareggiato allo Juventus Stadium e vinto in casa con l'Udinese. Sfilacciata e poco dinamica quella che nelle ultime sei partite ha totalizzato due punti.

Che il momento non sia facile lo dimostra la formazione che parte dal primo minuto: un 3-5-2 sì con due punte (Immobile e Borriello), ma comunque con Moretti e Pisano sulle fasce, che chiaramente non offrono la spinta che invece avrebbero garantito, ipoteticamente, Vargas piuttosto che Jankovic.
Chiaramente la partita era delicata, i derby hanno sempre un sapore particolare e la situazione in classifica di entrambe le squadre non ha certamente aiutato il bel gioco, ma la partita vista soprattutto nel primo tempo ha "lasciato molto a desiderare" (non vogliamo essere volgari!).

Per quanto riguarda il Grifone, il fattore più preoccupante è stata sicuramente la condizione e quindi prestazione del centrocampo. Sempre fuori posizione e con poca lucidità, la coppia Kucka-Matuzalem, soprattutto nel primo tempo, non è mai riuscita ad aiutare gli altri due reparti, anzi. Abbassandosi troppo hanno spaccato in due tronconi la squadra, lasciando completamente isolati Borriello e Immobile.
Per intenderci, la mediana della Sampdoria al contrario, si è mossa molto bene, accompagnando le ripartenze e raddoppiando le marcature in fase difensiva.
Tutte queste cose fanno capire perchè i blucerchiati a fine primo tempo sia in vantaggio e perchè il primo tiro in porta (e non è un tiro!) del Genoa arrivi a 11 minuti dalla fine.

Che derby sia stato, più che le tre conclusioni nello specchio in 90 minuti o il gioco poco piacevole, lo dicono gli otto cartellini gialli, lo dice la caviglia di Krsticic, lo dice l'espulsione di Costa al 78'. Quest'ultimi due episodi sono stati sicuramente le "sliding doors" della partita: nel primo caso, l'autore del fallo è lo stesso Matuzalem che 75 minuti dopo crosserà in porta il pallone dell'1-1. Nel secondo caso invece, facendosi cacciare, il difensore blucerchiato ha costretto la Samp a chiudersi nella propria trequarti senza uscire praticamente più, favorendo così il forcing di un Genoa spinto più dalla necessità di non perdere, che non dalla lucidità.

Per quanto riguarda la squadra di Delio Rossi, quello di ieri è un punto che significa un piccolo miglioramento dopo la sconfitta interna col Palermo e che la porta a sette lunghezze dal Siena quartultimo.
Per quanto riguarda invece gli uomini di Ballardini, come sempre in questi casi, il bicchiere rossoblu lo si può vedere mezzo vuoto, per il gioco (quale?!), per non aver fatto un vero tiro in porta, per la condizione fisica e soprattutto per i mancati tre punti. Oppure mezzo pieno, per la reazione e per un punto conquistato che a quindici minuti dal fischio finale sembrava piuttosto lontano. A sei turni dalla fine del campionato, cosa pesi di più, decidetelo voi.

Davide Bernardi
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venerdì 12 aprile 2013

IN THE BOX: RAFA BENITEZ, FOSSERO TUTTI COSI' GLI "INTERIM ONE"!

TERZO IN CAMPIONATO E IN SEMIFINALE IN FA CUP ED EUROPA LEAGUE: PIU' DI COSI'..

E intanto quatto quatto, certamente non zitto zitto, il buon Rafa le sue soddisfazioni se le sta togliendo.
Dopo aver centrato momentaneamente il terzo posto in Premier League, aver raggiunto la semifinale di FA Cup eliminando ai quarti il Manchester, Benitez ha eliminato anche il Rubin Kazan, arrivando in semifinale anche Europa League.

L'allenatore spagnolo sta dimostrando una personalità, per non dire attributi, da Leone. Arrivato a Londra in Novembre con la squadra già praticamente fuori dalla Champions, è stato contestato immediatamente dai propri tifosi, che al 16' di ogni partita dedicano un coro all'ex Di Matteo. I supporters dello Stamford Bridge non perdonano al tecnico iberico il suo passato al Liverpool.
The "Interim One", come è stato soprannominato, per tutta risposta, in conferenza stampa ha prima dichiarato chiaramente che la sua esperienza al Chelsea finirà a giugno e poi, giusto per calmare le acque, ha detto che un giorno tornerà ad allenare il Liverpool.
Nonostante questa situazione, Benitez è stato in grado se non di salvare una stagione che doveva portare la Premier e la difesa della Champions, quanto meno a renderla meno amara. E se  da qui a giugno dovesse riuscire ad alzare un trofeo, in pochi potranno ancora contestarlo.

Assolute protagoniste di questa inversione di rotta sono le indiviualità del Chelsea. Dal punto di vista del gioco infatti, i Blues non brillano ancora, ma il miglioramento di rendimento dei giocatori chiave ha fatto la differenza.
Dopo un periodo di appannamento infatti, Eden Hazard è tornato il giocatore che incantava ad inizio stagione. Punta e salta l'uomo praticamente sempre, crea la superiorità a prescindere dalla posizione che ricopre nel fronte d'attacco, spostando gli equilibri di partite bloccate.
Altro fattore di assoluto peso è stato l'acquisto di Demba Ba. L'attaccante senegalese arrivato dal New Castle, con il suo gol ai quarti di FA Cup al Manchester (e non solo) ha regalato alla squadra di Abramovich la semifinale e soprattutto ha permesso a Fernando Torres di tirare il fiato.
Ecco, il Nino. Lui sì che merita un capitolo a parte. Inizialmente neppure il tecnico che lo lanciò a Liverpool sembrava avere qualche effetto sull'apatia che avvolgeva il giocatore spagnolo. Da uno degli attaccanti migliori al mondo a "Pippero di prima categoria", come direbbe il buon Caressa, nello spazio di un cambio di maglia.
Poi all'improvviso, scende in campo con la protezione al viso per una frattura al setto nasale e ne fa tre (compreso quello di ieri) tra andata e ritorno al Rubin Kazan in Europa League. Che ci sia davvero Torres sotto la maschera?! Scherzi a parte, se Torres dovesse tornare a segnare anche solo la metà di quello che segnava in Reds, il piazzamento Champions sarebbe assicurato.

Terzo in Premier e in semifinale sia in FA Cup che in Europa League, fossero tutti così gli allenatori ad interim..

Davide Bernardi
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mercoledì 10 aprile 2013

DAL RISCHIO FALLIMENTO ALLA SEMIFINALE DI CHAMPIONS, IL TUTTO A PASSO DI 'TIKEN TAKEN'!

NEL 2005 LA SOCIETA' RISCHIO' IL FALLIMENTO, ORA HA 34 MILIONI D'ATTIVO. IL DORTMUND INCANTA ANCHE DIETRO LA SCRIVANIA

L'immagine forse più bella del miracolo sportivo di ieri sera del Borussia, quella che fotografa al meglio l'identità della squadra di Wesfalia, è certamente quella che ritrae i giocatori gialloneri a cavalcioni sulla ringhiera della Sudtribune ad abbracciare i 24 mila abbonati.

Abbiamo detto miracolo sportivo, ma precisiamo subito, anche perchè siamo convinti che dietro alla partita vinta sul campo, ce ne sia sempre una vinta sulle scrivanie. E quella vinta dai dirigenti del Borussia è tremendamente simile a quella che ieri sera ha fatto venire la tachicardia a mezza Europa.

Per iniziare il nostro viaggio, dobbiamo tornare indietro addirittura di dieci anni: è l'inizio della stagione 2003-2004. Il Borussia, reduce da una Bundes e una finale Uefa del 2002, perde i preliminari di Champions ai rigori col Bruges, lasciando sul campo almeno 30 milioni di euro tra possibili introiti e sponsor.
A questo si aggiungono operazioni almeno "discutibili", come l'acquisto dell'Hotel in cui abitualmente va in ritiro la squadra e l'ingaggio di giocatori strapagati che non rendono nemmeno il 10% dell'investimento.
Come se non bastasse, a tutto questo si somma la questione Westfalenstadion. L'impianto, creato nel '92, deve essere ristrutturato e finito per i mondiali 2006. La spesa è vicina ai 130 milioni di euro. Capirete bene che in quelle due stagioni si rischiò prima l'iscrizione alla Bundes, poi il fallimento.
La cosa da fare è chiara, serve una svolta, un cambiamento, innanzitutto nell'organigramma societario. Lasciano il presidente Niebaum e il manager Meier, quelli che avevano portato la Champions del '97 e l'Intercontinetale l'anno dopo.

A coprire la posizione di a.d arriva tale Hans Joachim Watzke, il vero deus ex machina del miracolo Dortmund, e come manager Michael Zorc, l'equivalente di Pavel Nedved per la Juve, prima bandiera in campo, poi dirigente.
La situazione è drammatica: 125 milioni di euro di debiti, più la ristrutturazione dello stadio da pagare e azioni in Borsa (il Borussia è quotato da 12 anni) scese al valore di 80 cent. di €.
La cosa da fare è una, tagliare, in modo razionale ovviamente. Via l'Hotel, via i giocatori strapagati, si punta sul settore giovanile. Il nome dello stadio venduto per 5 milioni l'anno fino al 2016 ad una compagnia d'assicurazione, non tutti infatti sanno che il vero nome dell'impianto sarebbe Signal Iduna Park.
A questo si sommano tre aumenti di capitale e richieste d'aiuto a "parenti e amici". Partecipa anche il Bayern, Hoeness compra delle azioni!
A tutto il resto pensa l'amore del pubblico: 80,500 posti tutti esauriti sempre e ogni sorta di gadget acquistati.

I gialloneri iniziano a rialzare la testa, ma il passo decisivo arriva nel 2008. Viene ingaggiato come allenatore Jurgen Klopp. I primi due anni portano un sesto, un quinto posto e una Ssupercoppa di Germania. Si decide di aspettare, d'altronde la gestione precedente di Thomas Doll aveva portato ad una triste tredicesima piazza.
Nel 2010 i primi veri frutti: accoppiata Bundes e Coppa di Germania, per la prima volta in 103 anni di storia.
A Novembre scorso l'annuncio del vero miracolo che prima abbiamo definito "da scrivania": Watzke annuncia il miglior bilancio da quando la società è stata fondata, 215 milioni di giro d'affari (+42%), 34 di attivo e debiti dello stadio a 47 milioni per il mutuo, da estinguere nel 2022.
La faccia della felicità indossa il piumino giallonero e ha un sorriso a 80.500 denti!

Davide Bernardi
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martedì 9 aprile 2013

"TATTICA CHE PARTITA!": ROMA-LAZIO, DUE 'GLADIATORI' CHE NON SI FINISCONO!

UN PAREGGIO CHE LASCIA TUTTO INVARIATO. ROMA E LAZIO SPRECANO MOLTO E SI SPARTISCONO LA POSTA

Un'arena piena zeppa di spettatori ed un clima infuocato, due mecenati e due gladiatori che si danno battaglia. Lo scontro è accesissimo, più volte entrambi i lottatori sono sul punto di cadere, l'epilogo è ormai vicino, ma proprio sul più bello arrivano i titoli di coda a lasciarti col pop corn che ti cade di bocca. Ecco cos'è stato per entrambi "i gladiatori", questo derby della capitale.

La Roma parte subito forte. Aggredisce alto e appena recupera palla verticalizza immediatamente. I frutti del giusto atteggiamento giallorosso sono due pallegol con Totti e Lamela nei primi due minuti.
Lo schema degli uomini di Andreazzoli è tanto semplice quanto efficace, De Rossi per Totti che viene incontro e Lamela che si butta dentro da prima punta andando a prendere il lancio del capitano giallorosso.   La Lazio sembra stordita e non riesce a far girare il pallone in modo fluido. Gli uomini di Petkovic mettono la testa fuori dal guscio intorno al 10' e quattro minuti dopo passano sorprendentemente in vantaggio: Hernanes scaraventa in porta un meteorite col sinistro dai ventcinque metri su cui il portiere olandese non può far nulla.
Qui cambia l'inerzia del primo tempo, la Roma accusa il colpo e inizia a sbagliare a ripetizione, la Lazio al contrario prende fiducia soprattutto in fase di palleggio; l'ordine degli uomini di Petkovic disinnesca Florenzi, costretto a dare una mano al centrocampo. Gli scambi di posizione con Pjanic vengono meno, i giallorossi perdono velocità e si bloccano.
Al di là del predominio territoriale biancoceleste, i falli sono molti e il gioco perde di fluidità.

Nella ripresa si pensa ad una Roma super aggressiva e invece il gladiatore giallorosso comandato da Andreazzoli rischia di capitolare al 3', quando Marquinhos colpisce ingenuamente la palla in area con un braccio. Petkovic dice pollice verso, ma Hernanes risparmia la Roma sparando alto il rigore. 
All'8' Andreazzoli fa il Ranieri per dare una scossa: fuori De Rossi, dentro Destro al rientro dopo l'infortunio al menisco.
Il regalo che raddrizza la partita però non arriva dall'ex Siena, ma da Hernanes, che dopo il rigore sbagliato, per la sadica legge del contrappasso, atterra Pjanic in area. Totti dal dischetto non è generoso quanto il brasilianmo e pareggia, raggiungendo Da Costa e Del Vecchio a quota 9 nella classifica dei marcatori nel derby.

Come prevedibile la gara si ribalta, la Roma va a cercare il raddoppio, la Lazio si schiaccia. Giusto per calmare le acque sulle polemiche arbitrali, al 30' Lamela viene messo giù in area da Radu, ma Mazzoleni pensa che due rigori in un derby siano già abbastanza e lascia correre.
La Roma continua a spingere, la Lazio non riesce più ad alzarsi. Al 34' Lamela va vicinissimo al 2-1, ma i capelli a punta del "Coco" mandano il pallone alto sopra la traversa a un metro dalla linea di porta.
Negli ultimi minuti le squadre appaiono stanche e l'imprecisione è molta; la Roma ci prova di più, ma gli unici veri pericoli arrivano dai calci piazzati di Totti.

Poteva rinvigorire le speranze della Roma o rilanciare le ambizioni della Lazio. Questo derby lascia tutto esattamente com'era: incerto.

Davide Bernardi
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lunedì 8 aprile 2013

W LA..LIGA: (VIDEO) MESSI SFIDA UN PORTIERE ROBOT E P..

IL PORTIERE PIU' STRANO CHE IL FENOMENO ARGENTINO ABBIA MAI AFFRONTATO. BATTE ANCHE LUI?!)

Messi non lascia scampo a nessuno. Nemmeno ai robot.
La stella argentina, sfidato in un particolare confronto dagli undici metri da un portiere robot, ha vinto anche questa sfida.
A dirla tutta l'avrebbe pareggiata: il numero 1 elettrico infatti ha neutralizzato i primi due rigori della Pulce, che comunque aveva calciato due bordate (126 e 132 km/h). Solamente al terxzo tentativo Messi è riuscito a segnare.

A questo punto la sfida, che in origine era di segnare almeno una volta, si fa più interessante. Un giornalista spagnolo stuzzica il fenomeno di Rosario dicendo che altri giocatori in passato sono riusciti a segnare almeno un rigore, ma nessuno ha battuto due volte il particolare portiere nipponico.
Il numero 10 del Barca ovviamente accetta di fare un quarto tentativo e ancora una volta segna: sassata a 133 km/h ed esultanza con tanto di "Golazo!" annesso.
Che siano di carne e ossa o meccanici, la morale è sempre quella, Lionel Messi è il più forte della terra.

Davide Bernardi
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sabato 6 aprile 2013

INTER-MILAN: UNA (BABY) POLTRONA PER DUE!

OGGI ALLE 14 AD INTERELLO VA IN SCENA IL BABY DERBY PIU' IMPORTANTE DELLA STAGIONE

Non sarà Palacio contro Balotelli o Cassano contro El Shaarawy, ma sarà comunque importante.
Ad Interello (ore 14) oggi va in scena il derby primavera forse più importante della stagione. Di fronte i nerazzurri di Bernazzani e i rossoneri di Dolcetti. In palio, oltre i tre punti, il secondo (e ultimo valido) posto per accedere alle Final Eight di Cesenatico.

Le due sponde del naviglio sono separate in classifica da due punti (Inter 51, Milan 49), il primo posto dell'Atalanta dei record (57 punti e 18 vittorie su 23) è ormai irraggiungibile e anche per questo il baby derby di oggi, a tre giornate dalla fine, potrebbe decidere una stagione.

Con Donkor squalificato e Colombi chiamato in prima squadra dopo l'infortunio di Palacio, l'undici di Bernazzani sembra scontato; a destare qualche dubbio è piuttosto la scelta del modulo: 4-2-3-1 o 4-3-3. In entrambi i casi i maggiori cambiamenti riguarderebbero Alborno e Mbaye, che si troverebbero ad invertire la propria posizione. Al momento l'opzione del 4-2-3-1 è la più accreditata.
Stesse considerazioni per Dolcetti, che da qualche settimana ha accantonato il 4-3-3 a favore di un 4-3-1-2 che garantisce maggior libertà sia alla coppia davanti Ganz-Petagna, che al faro della squadra, quel Bryan Cristante, Mvp dell'ultimo Viareggio, che con ogni probabilità l'anno prossimo vedremo al fianco di Montolivo.

Oltre ai già citati, occhi puntati anche su Niccolò Belloni, esterno destro tutto mancino che salta spesso e volentieri l'uomo nell'uno contro uno. Stramaccioni lo ha più volte portato ad allenarsi tra i grandi, regalandogli anche qualche panchina in serie A.
Altro osservato speciale, quasta volta però tra le fila rossonere, sarà Davide Pacifico, centrale difensivo anche lui classe '94 col vizio del gol.
Nel momento di rinnovamento che necessariamente dovrà coinvolgere il reparto arretrato di Allegri nella prossima stagione, non sorprendetevi di vedere questo ragazzo nativo di Varese tra i grandi rossoneri già dalla prossima stagione.

Non sarà Palacio contro Balotelli o Cassano contro El Shaarawy, ma sarà comnque importante.

Davide Bernardi
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