Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 1 aprile 2013

IN THE BOX: "DI CANIO E' FASCISTA, MI DIMETTO!"


LA NOMINA DEL NUOVO ALLENATORE NON PIACE NE' AI TIFOSI NE' A MILIBAND CHE ARRIVA ADDIRITTURA A LASCIARE LA PROPRIA CARICA DI VICE-PRESIDENTE

Gennaio 2005, a Roma si gioca uno dei derby più sentiti del mondo, vince 3 a 1 la Lazio e Paolo Di Canio, bandiera della squadra biancoceleste, va sotto la curva Nord e rivolge ai propri tifosi (notoriamente di estrema destra) il saluto romano. Apriti cielo! In Italia impazzano le polemiche con la Federcalcio che addirittura mette sotto inchiesta l’episodio, le foto dell’attaccante romano finiscono su tutti i maggiori quotidiani europei e l’intero vecchio continente si scandalizza di fronte al gesto.

Sono passati più di otto anni da quell’episodio, e nel frattempo Di Canio ha appeso gli scarpini al chiodo decidendo di sedersi in panchina per guidare le sue squadre con lo stesso ardore calcistico con cui giocava. Dopo aver allenato per un paio di stagioni lo Swindon Town, l’ex attaccante della Lazio viene chiamato per salvare il Sunderland cercando di risollevare una squadra che non ottiene una vittoria da otto partite.

Ma a poco più di 24 ore dalla nomina già ci sono i primi scontenti. Infatti hanno fatto rumore in Inghilterra le dimissioni di David Miliband, membro del board esecutivo della società e noto esponente del partito laburista inglese, quello che in Italia chiameremmo “di sinistra”.


"Auguro al Sunderland tutto il successo possibile. Tuttavia, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore, è giusto che io faccia un passo indietro". Sono queste le parole con cui l’ex ministro degli esteri britannico si è congedato dal suo incarico. A dir la verità Miliband ha già trovato una nuova occupazione presidenziale alla Ong International, società che in passato è stata guidata pure da Bill Clinton, e in molti vedono le sue dimissioni come una decisione puramente di convenienza. 


Tuttavia neanche ai tifosi del Sunderland è piaciuta la scelta. I tifosi dei “black cats” (questo il soprannome dei biancorossi) si sono subito mobilitati esprimendo il proprio dissenso in rete e nei social network creando una pagina Facebook chiamata “Sunderland against Fascists” e, come se non bastasse, sostituendo l’immagine di Wikipedia del nuovo tecnico con quella di Adolf Hitler. La maggior parte della tifoseria biancorossa è difatti composta dalla working class inglese che notoriamente ha idee politiche diametralmente opposte a quelle del nuovo allenatore.

Di Canio ha prontamente risposto alle accuse definendo il tutto “stupido e ridicolo”. Ora al campo l’ardua sentenza. Se nelle otto giornate di Premier l’ex capitano laziale riuscirà a salvare i “gatti neri” dalla retrocessione in seconda divisione siamo sicuri che i tifosi del Sunderland chiuderanno le pagine Facebook contro il loro allenatore e, magari, anche Miliband sarà contento dell’operato di un “fascista”.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on twitter


lunedì 25 febbraio 2013

A UN MILAN “NARCISO” MANCA IL KILLER INSTINCT, SCHELOTTO LO PUNISCE: IL DERBY FINISCE 1-1


LA SQUADRA DI ALLEGRI DOMINA NEL PRIMO TEMPO, SPRECA E VIENE RAGGIUNTA NELLA RIPRESA: DOPO 9 ANNI, TORNA LA PARITA’ NELLA STRACITTADINA

24 Ottobre 2004. Data dell’ultimo pareggio in un derby della Madunina. La X in schedina mancava da 9 lunghi anni e, ieri sera, è tornata a farsi vedere. In un derby nel quale il Milan può certamente rammaricarsi per la ghiotta occasione buttata al vento, dopo un primo tempo giocato bene e a ritmi alti in cui Handanovic, dopo aver subito il vantaggio rossonero di El Shaarawy, è stato costretto agli straordinari.

Non chiudere partite così può essere controproducente, soprattutto contro una squadra ferita e desiderosa di riscatto come l’Inter dell’ultimo periodo. E il risultato finale lo conferma. Nell’unica vera disattenzione rossonera del match, i rossoneri subiscono infatti il pareggio di Schelotto, entrato 3 minuti prima al posto di Cambiasso.

Nel complesso, la prestazione della squadra di Allegri è stata buona. Dopo un primo tempo particolarmente positivo la stanchezza dell’impegno infrasettimanale di Champions contro il Barcellona si è fatta inevitabilmente sentire, colpendo i rossoneri nella seconda frazione di gioco, finita in leggera apnea. Ha impressionato nuovamente la prestazione di Mattia De Sciglio, incontrollabile nel primo tempo grazie anche alla non eccelsa copertura fornita dalla coppia Nagatomo-Guarín e perfetto anche in fase di rifinitura: i suoi cross dal fondo hanno sempre messo in difficoltà la retroguardia nerazzurra. Continuando così, per il terzino rossonero la candidatura a un ruolo da protagonista in nazionale ai prossimi mondiali risulterebbe una pura formalità.

La retroguardia Casciavit, come già anticipato, ha pagato a caro prezzo l’unico vero errore commesso, firmato Mexès, senza soffrire troppo il lavoro sporco ma poco produttivo della coppia Palacio-Cassano. In mediana, Montolivo ha disputato l'ennesima partita da gigante, coadiuvato dai martellatori Nocerino e Muntari, la cui prestazione è andata scadendo nel corso del match. Davanti si è rivisto un ottimo Boateng: il ghanese sta finalmente attraversando un buon periodo di forma, aspetto che non è quasi mai mancato al solito El Shaarawy, al primo gol in un derby e sempre pericoloso in ripartenza.

Capitolo Balotelli: al primo derby da ex, stecca, seppur fosse febbricitante. Si fa trovare nel posto giusto al momento giusto, ma Handanovic e la pessima relazione tra scarpe e terreno di gioco (scivola troppo spesso) non gli permettono di gonfiare la rete. Beccato dal pubblico nerazzurro, nella ripresa si innervosisce troppo e finisce per sparire dalla partita.

Riguardo ad Allegri la questione è differente: dopo il Picasso tattico contro il Barcellona, offre un’opera d’arte moderna abbastanza incomprensibile in occasione della stracittadina. Soprattutto dal punto di vista dei cambi, aspetto invece perfettamente considerato e centrato da Stramaccioni con l'ingresso decisivo di Schelotto: il primo, effettuato a 9’ dalla fine, vede l’ingresso di Niang per Boateng, uno dei migliori. Tempistica e scelte errate: Balotelli, troppo nervoso e mai in partita nella ripresa, poteva essere sostituito dallo stesso francese, con conseguente arretramento di Prince a centrocampo. La maggior freschezza del 18enne talento rossonero avrebbe potuto fare la differenza. 

In una settimana del genere, tuttavia, conquistare una vittoria e un pareggio contro Barça e Inter fa morale. Una maggior attenzione nella partita giocata ieri avrebbe consentito un en plein da 110 e lode e regalato un distacco in classifica dalle interessate alla zona Champions tutt’altro che negativo. Sabato prossimo a Milano arriva la Lazio, altra sfida fondamentale per il terzo posto: seguire le orme di Narciso può essere un grosso rischio. Meglio evitare lo specchiarsi troppo e piacersi ancora di più. Schelotto insegna…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

venerdì 22 febbraio 2013

BOATENG E RICKY ALVAREZ: SOGNO O SON DESTI?!

I DUE ADDORMENTATI SEMBRANO ESSERSI SVEGLIATI GIUSTO IN TEMPO PER IL DERBY

Kevin-Prince-Boateng e Ricky Alvarez. Sogno o son desti?! La tre giorni di coppe sembra aver svegliato i due giocatori, piombati in un letargo che durava da troppo tempo.

Il numero 10 del Milan, autore del vantaggio rossonero contro il Barcellona, ha finalmente offerto una prestazione convincente e ancora più importante, generosa.
Sarà stata l'aria di Champions, sarà stato il ricordo della gara dell'anno scorso, ma contro Messi&co. il Boa è sembrato tornare il giocatore di due stagioni fa.
L'uomo rivelazione dello scudetto 2010-2011 infatti, tra foto con la bella Melissa, tagli di capelli improbabili e la partenza di Ibrahimovic, si era perso, incapace di caricarsi il Milan sulle spalle nel momento più difficile della gestione Berlusconi.

Prima attaccante, poi centrocampista. Nel nuovo 4-3-3 di Allegri, il Boa non era ne l'uno ne l'altro. Troppo attaccante per stare in mediana, troppo centrocampista per stare davanti.
L'assenza poi di un attaccante in grado di attirare su di se le attenzioni delle difese avversarie, aveva ostacoltato le sue capacità d'inserimento e quindi di realizzazione. Vedere per credere la sola rete in campionato sulle 69 conclusioni tentate.
Poi mercoledì la svolta. Prince si mette a disposizione della squadra. Il suo ruolo è determinante nella vittoria contro i catalani: grinta e corsa a centrocampo per aiutare la difesa, qualità ed inserimenti per supportare l'attacco.
Contro l'Inter, Allegri, complice la buona prova di Niang contro gli azulgrana, potrebbe riproporre Boateng a centrocampo, dove serviranno la sua qualità e quantità (ritrovata) per ostacolare il dinamismo di Kovacic.

L'altro addormentato che sembra aver riaperto gli occhi è Ricky Alvarez, autore ieri sera nel ritorno dei sedicesimi d'Europa League con il Cluj, di una prova molto convincente. Due giocate decisive in occasione dei primi due gol nerazzurri firmati Guarin.
Arrivato a Milano con l'appellativo di "Maravilla", Alvarez è sempre apparso un eterno incompiuto, alternando buone prestazioni a mezze comparsate da ectoplasma.
La sua fragilità muscolare, aggiunta al periodo non brillantissimo della squadra di Stramaccioni, non hanno certmente aiutato la situazione.
Anche per lui, come per Boateng, l'Europa potrebbe aver agito da "bacio della bella principessa". Sicuramente Stramaccioni deve aver apprezzato la prestazione del giovane argentino, sostituito forse precauzionalmente a inizio ripresa in vista del derby.

Certo direte voi, una partita è un po' poco per valutare se i due letargici giocatori si sono svegliati o meno.
Non preoccupatevi, dopodomani c'è il derby a dirci per chi la favola si chiuderà con un lieto fine.

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

giovedì 21 febbraio 2013

SOTTOMessi: UN MILAN PERFETTO CANCELLA IL BARCELLONA


PARTITA IMPECCABILE DELLA SQUADRA DI ALLEGRI: IL DUO GHANESE BOATENG-MUNTARI STENDE I BLAUGRANA. GRANDI I MERITI DEL TECNICO ROSSONERO.

Attendere o aggredire gli avversari? Muntari o non Muntari? Boateng avanzato o interno di centrocampo con Niang o Bojan nel tridente offensivo? Marcare a uomo Messi o creargli una gabbia?

Si è tanto parlato di pretattica riguardo a questo Milan-Barcellona. Forse troppo. Anche l’eterna Mina lo confermerebbe: Parole, parole, parole

Parole in cui non si è perso, passando direttamente ai fatti, Massimiliano Allegri. Dopo tante critiche (corrette, per la verità) rivolte all’allenatore livornese per scelte quantomeno azzardate o discutibili da qualche tempo a questa parte, Acciuga sembra abbia deciso di prendersi una grande rivincita. Sembra, avete capito bene: perché il discorso qualificazione resta ancora aperto e montarsi esageratamente la testa ora equivarrebbe a un suicidio. I conti si faranno il 12 Marzo, in occasione del ritorno al Camp Nou. Tuttavia, risulta doveroso ammettere quanto il 2-0 conquistato ieri sera a San Siro porti la firma del tecnico rossonero in primis.

Parole, parole, parole: tra le tante, quelle pronunciate da Silvio Berlusconi invitavano Allegri ad applicare una marcatura a uomo su Lionel Messi portata, a turno, da Muntari e Flamini. Try again, Mr.President: 0/2 “cestistico” dalla lunetta, alla Dwight Howard, oseremmo dire. Pur non essendo esperti di pallacanestro, credo capirete ugualmente il senso della metafora: 0-2 = 1-Niente Flamini, infortunato; 2- Niente marcatura a uomo su Messi.

Perché Max Allegri l’ha vista in modo diverso. E i liberi dimostra di saperli tirare. Messi marcato a uomo? Guai: quanto potrebbe essere rischioso concedergli un 1 vs 1? Troppo: meglio imbrigliarlo con una schermatura sulle abituali linee di passaggio che La Pulga ama percorrere. Sfida raccolta e vinta: Lionel va in difficoltà, non trova la giusta posizione, il Barça mantiene il possesso palla ma non crea pericoli. Statistica: 3 i gol realizzati da Leo alle italiane(o meglio, al Milan), tutti su calcio di rigore: soffrirà il catenaccio nostrano?
E non è finita qui. Contro lo scetticismo di tanti, anche a causa delle assenze last minute targate Flamini e Nocerino, Acciuga schiera ugualmente Muntari, reduce da due gare tutt’altro che esaltanti dopo il rientro dal lungo infortunio subìto. Il primo tempo non sembra dargli ragione, i 90 minuti complessivi si: il rendimento di Sulley cresce e tocca l’apice quando, a 10’ dal termine, finalizza al volo di sinistro una grande azione iniziata da Niang e proseguita da El Shaarawy, autore di un assist pregevole per il ghanese.

Altro merito da assegnare al tecnico rossonero riguarda gli eterni discussi cambi: spesso tardivi e rivedibili, dei due effettuati ieri uno è risultato impeccabile, soprattutto a livello di tempistica. Ci riferiamo, chiaramente, al fondamentale ingresso di Niang per il solito, combattivo Pazzini: la freschezza e la velocità del francese hanno messo in difficoltà la retroguardia blaugrana, incapace di opporsi al talento di Meulan-en-Yvelines anche in occasione del raddoppio rossonero.

Reparti compatti, Boateng finalmente incisivo, Montolivo ancora una volta sopra le righe, Ambrosini solito leone di quelle notti europee che tanto conosce, difesa talvolta insicura ma nel complesso stabile e senza grosse défaillances: ricetta vincente che porta il Barcellona a rendersi pericoloso in una sola occasione, con un tiro di Iniesta di poco a lato a 15’ dal termine.

Le lamentele (pretestuose) del vice tecnico blaugrana Jordi Roura riguardo alle condizioni del terreno di gioco di San Siro non fanno in realtà passare in secondo piano i meriti della squadra rossonera, capace di ipnotizzare per 90 minuti un Barcellona complessivamente deludente.

Comunque passeremo noi”, le ultime dichiarazioni del vice di Tito Vilanova in conferenza stampa. Dichiarazione di sfida che ricorda quell’ “Ens hi deixarem la pell” (Dal catalano, Lasceremo/Venderemo cara la pelle) promosso in occasione della semifinale di Champions giocata 3 anni fa dal Barça contro l’Inter.

In quella circostanza, non servì: a passare furono i nerazzurri, poi vincenti in finale sul Bayern. Per sapere se avrà l’effetto contrario o meno in questo caso, occorrerà attendere la gara di ritorno. Voltare momentaneamente pagina è obbligatorio: domenica sera sarà tempo di derby, partita storica e fondamentale per mantenersi in terza posizione, in piena zona Champions.
Match nel quale la missione di Acciuga Allegri è chiara: rendersi un boccone troppo salato da mandare giù. Anche per i cugini nerazzurri.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

sabato 16 febbraio 2013

EDITORIALE MILAN: BALO “CON” PALETTA SOTTERRA IL PARMA, DUCALI PIEGATI 2-1

UN’AUTORETE DEL DIFENSORE ARGENTINO E IL QUARTO GOL IN TRE PARTITE DI SUPERMARIO PERMETTONO AI ROSSONERI DI AGGANCIARE MOMENTANEAMENTE IL TERZO POSTO IN CLASSIFICA

Paletta e.. No, niente secchiello. E’ tempo di Carnevale in quel di Milano, altrochè estate. A forza di viaggiare e volare (verso il tanto agognato terzo posto), il rischio di sentirsi in vacanza può essere dietro l’angolo. E il Milan del primo tempo di ieri ha largamente confermato la tesi appena esposta.

Squadra lenta, prevedibile, stordita dai mille appoggi sbagliati e dai colpi subiti da un Parma che non si è certo risparmiato dal punto di vista dell’intensità, rendendosi pericoloso in un paio di circostanze con Amauri e Paletta. Nel nulla cosmico offensivo del primo tempo rossonero, tuttavia, è proprio l’ex Boca Juniors, nel giorno del suo compleanno, ad offrire un pasticcino irrifiutabile per la squadra rossonera, infilando la propria porta (la stessa nella quale segnarono  due autoreti Abbruscato e Jonathas in Milan-Pescara, sorta di calamita per autogol) con una sfortunata deviazione su cross basso di Boateng.

Il dolce offerto dal difensore argentino sembra svegliare e rivitalizzare, finalmente, un Milan dalla totale carenza di zuccheri nei primi 45 minuti di gioco. Nella ripresa, dagli spogliatoi, esce una squadra più convinta che prova finalmente a dare più velocità alla manovra e alle ripartenze, sfiorando il raddoppio con Boateng al termine di una splendida azione di prima. La squadra di Allegri controlla la partita e la chiude, a 12’ dal termine, con la pennellata di Balotelli su calcio di punizione, assegnato per fallo di Paletta (che, in un eccesso di generosità, dopo il dolce offre anche lo champagne) ai danni del numero 45 rossonero. Quarto gol in tre partite per SuperMario: si sono visti inizi peggiori, onestamente. Inutile il gol di Sansone, giunto a pochi secondi dalla fine, valido per fissare il punteggio finale sul 2-1.

Il match di ieri ha evidenziato, per l’ennesima volta, quanto per questa squadra siano diventati importanti giocatori come Constant e, soprattutto, Montolivo: il primo, reinventato terzino, garantisce buona copertura difensiva e grande corsa sulla fascia mentre il secondo è semplicemente il factotum del centrocampo milanista. Recuperi, interdizione, cambi di gioco, mai un pallone buttato: il parametro zero (giusto ricordarlo) del mercato estivo rossonero è stato semplicemente il migliore in campo.


Ancora bene De Sciglio e Niang, sempre utilissimi in ambo le fasi. Male, invece, Zapata e Muntari: il colombiano ha ostentato troppa insicurezza mentre il ghanese ha giocato con estrema sufficienza, perdendo troppi palloni. Boateng, più positivo rispetto ad altre occasioni, si è fatto notare per un paio di spunti interessanti; Balotelli, costantemente malmenato da Coda e Paletta, ha lottato e offerto un’altra buonissima prestazione.

Atterrato e in sosta per qualche giorno a Milano, il volo del Milan riprenderà dopo una settimana di fuoco: in sette giorni San Siro ospiterà la sfida al Barcellona e il derby della Madonnina. La stagione dei rossoneri è giunta ad un momento chiave: contro i catalani sarà una Mission Impossible, contro i nerazzurri un appuntamento ancor più fondamentale per continuare il volo verso l’Europa. In tempo di Carnevale, travestirsi da Superman non sarebbe una brutta idea: dite che El Shaarawy, dopo il ruolo di comandante e di Freddie Mercury, saprà riuscire anche in questo?

Simone Nobilini
@SimoNobilini on Twitter



lunedì 4 febbraio 2013

IL GENOA (RI)TROVA BALLARDINI: QUESTA VOLTA IL RINNOVO SCATTERA' AUTOMATICO?!

NEL 2011, NONOSTANTE UNA CLAUSOLA SUL CONTRATTO, PREZIOSI GLI PREFERI' MALESANI. QUEST'ANNO COME FINIRA'?!

"Come ho fatto a rivitalizzare questa squadra? Non ci sono segreti, a volte uno riesce ad entrare in sintonia con i giocatori. Magari sono simpatico: questo pubblico a volte è commovente, riesce a trascinarti in avanti, dobbiamo esaltarlo con la nostra voglia di vincere". In una dichiarazione, tutto Davide Ballardini.
Il nuovo eroe della Genova genoana, in un paio di settimane ha trasformato un gruppo di persone vestite di rossoblu, in una Squadra (la S non è un errore di battitura!).

Solo qualche settimana fa infatti il Grifone era malato, le condizioni erano critiche, le ali stentavano ad aprirsi, il volo un lontanissimo ricordo. Poi Enrico Preziosi, nel suo compulsivo cercare specialisti in grado di rimettere in piedi una situazione che assomigliava troppo a quella dell'anno scorso, ha (ri)trovato quello giusto.
Applicazione tattica, generosità, sacrificio e voglia di lottare per qualcosa. Ecco la cura-Ballardini, che in sole due partite ha portato ai rossoblu 4 punti contro Juve e Lazio.
Il nuovo Grifone, grazie al solito mercato sfrenato di Preziosi, quest'anno condotto stranamente con un pizzico di lucidità, può contare su un mix di giocatori esperti e giovani speranzosi, che sembrano giocare insieme da una vita. L'esperienza di Manfredini, Portanova e Cassani sembra aver dato finalmente la giusta stabilità difensiva, mentre le geometrie di Matuzalem hanno portato una fluidità nella circolazione del pallone, assolutamente inesistente nel gioco di Del Neri.

Ultimo allenatore di stampo Sacchiano, il tecnico ravennate ha subito trasformato l'atteggiamento in campo del Genoa: squadra corta, quadrata, molto aggressiva e tenace.
 Cappellino di lana e occhiali, sempre pacato, capace, a detta degli stessi giocatori, di stringere con loro rapporti intimi e sinceri. Uno che alle parole davanti alle telecamere, preferisce i fatti in campo. Quello che la "Nord" definirebbe un "Uomo vero" insomma.

Solo così si può spiegare l'umiltà col quale si è rimesso al lavoro in un contesto, che già una volta aveva sfruttato le sue competenze e poi gli aveva dato il ben servito.
Nel Novembre 2010 infatti, era subentrato a Gasperini, dopo l'ennesima sconfitta dei rossoblu. Il contratto era di 8 mesi, Preziosi lo vedeva come un semplice traghettatore. Ballardini invece fece inserire nell'accordo la clausola del rinnovo automatico in caso di salvezza. L'ex allenatore di Cagliari e Lazio raggiunse una salvezza tranquilla e cosa altrettanto importante a Genova, vince tutti e due i derby. Ma Preziosi già a marzo iniziò a parlare con Malesani, che ingaggiò poi a luglio.
 La ragione della mancata conferma la conosce solo "Crazy Enrico"; nel capoluogo ligure si dice che la causa sia stata proprio la pretesa da parte del tecnico di quella clausola.
Ormai lo sappiamo tutti, con l'eccentrico presidente rossoblu non si può mai dare nulla per scontato, ma l'impressione è che questa volta, nel caso di salvezza, il rinnovo scatterà automatico per davvero.

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 18 aprile 2012

DI CANIO PREPARA LA FESTA COL SUO SWINDON

A TRE TURNI DAL TERMINE, BASTERA' UN PUNTO AL SUO SWINDON PER LA PROMOZIONE ARITMETICA IN LEAGUE ONE

Paolo Di Canio non si smentisce mai.  Croce e delizia. Giocatore che ha  sempre diviso i tifosi delle proprie squadre e non solo: dai falli da rosso diretto in Premier League e il saluto fascita dopo il gol nel derby romano, al premio "Fair Play" e ai gol spettacolari. Colui che forse più di tutti, ha saputo essere, per citare la nostra rubrica, THE GOOD, THE BAD AND THE UGLY di tutte le squadre in cui ha militato, ci ha stupito ancora. A tre giornate dalla fine del campionato di quarta divisione inglese infatti, il suo Swindon Town si trova in testa alla classifica con 5 punti di vantaggio sullo Shrewsbury. E pazienza se in questo turno di campionato i tappi sono rimasti sulle bottiglie di Champagne a causa della sconfitta con l'Aldershot; basterà infatti un pareggio nel prossimo turno con il Gillingham per conquistare l'artimetica promozione.

Di Canio diventerebbe così il secondo tecnico italiano ad ottenere una promozione nel calcio inglese, dopo Di Matteo ( promosso col WBA tre anni fa). Nella sua esperienza nel mondo britannico, il tecnico romano ha saputo far sue, doti che certamente non l'hanno reso famoso, vedi adattabilità, flessibilità e diplomazia. Di Canio ha preso in mano una squadra retrocessa, privata dei suoi giocatori migliori e dopo un inizio difficile, con quattro sconfitte consecutive, ha saputo apportare alcuni accorgimenti tattici che hanno permesso allo Swindon di scalare la classifica. Ottimi risultati sono arrivati anche in Coppa di Lega, dove solo il Chesterfield in finale, ha saputo fermare gli uomini di Di Canio. Tra le sue vittime, anche il ben più blasonato Wigan, che nello scorso turno di Premier ha battuto l'Arsenal all'Emirates.
Ma si sa che che dietro ad un tecnico vincente c'è sempre un grande staff; in questo caso tutto italiano. Dal vice Fabrizio Piccareta, al preparatore atletico, Claudio Donatelli, fino al preparatore dei portieri Domenico Doardo.

Ma che Di Canio sarebbe se fosse tutto rose e fiori? Hanno fatto il giro d'Europa le immagini della lite con il suo attaccante Leon Clarke. Vari giornali hanno diffuso poi la notizia, addirittura di una rissa tra il tecnico romano e il suo giocatore, sedata solamente dal suo secondo.                                                                   Intanto i tifosi del West Ham, sognano già un ritorno del loro beniamino, questa volta da allenatore, per riportare nuovamente gli Hummers, nell'Inghilterra che conta. Nel frattempo Di Canio è già pronto a fare festa.

Davide Bernardi

martedì 17 aprile 2012

THE GOOD, THE BAD AND THE UGLY: 34ESIMA GIORNATA


 CI PENSA IL DERBY..

Doppia prova di forza per entrambe le squadre di Manchester, che a distanza di 24 ore l’una dall’altra frantumano le resistenze dei rispettivi avversari.
Non cambia nulla fondamentalmente in vetta, e questo contribuisce a caricare di attesa il derby tra le due squadre (in programma tra due turni) che potrà decidere le sorti della Premier League di quest’anno e probabilmente anche degli anni futuri, visto che un’affermazione del City potrebbe dare avvio a un nuovo ciclo, o comunque rinfrescare un po’ l’aria anglosassone che da 12 anni assegna titoli soltanto a United, Arsenal e Chelsea.
Sorprendente la lotta per la salvezza, dove vince il Wigan che aveva lo scontro più difficile (contro l’Arsenal), mentre perdono sia QPR che Blackburn che avevano avversari di metà classifica.
L’intera giornata è stata condizionata dalla FA Cup, che ha coinvolto quattro squadre e ha quindi forzato il rinvio di quattro gare all’1 e 2 maggio.

Il turno è stato aperto dalla sonora vittoria del Manchester City sul campo del Norwich. Citizens che partono malino e per poco non vanno sotto: Pilkington in contropiede calcia fuori di pochissimo e Lescott salva sulla linea un colpo di testa di Holt. Il City però si riprende: Silva recupera un pallone sulla tre quarti, dialoga con Aguero e poi allarga per Tevez che da fuori area spara in rete. Poco dopo arriva il raddoppio: Aguero serve Tevez sulla sinistra, che di tacco glie la restituisce per il tiro in porta che vale lo 0-2. In avvio di ripresa il Norwich accorcia le distanze con il destro di Surman che insacca una corta respinta della difesa. Ma è un fuoco di paglia, perché gli uomini di Mancini si scatenano. Ruddy salva su Yaya Tourè, ma l’Apache è in agguato per realizzare il tap-in di testa che vale l’1-3. E i Canaries crollano: Aguero in contropiede fa tutto da solo e col destro a giro firma il quarto gol. Un mollissimo retropassaggio di Bennett permette a Tevez di presentarsi davanti a Ruddy, scartarlo e poi depositare il quinto gol nel sacco. Johnson da fuori area colpisce la traversa, Aguero il palo e poi al 93’ arriva il sesto gol: Aguero crossa da destra per Clicy, palla rimessa in mezzo per Johnson e piatto destro in rete. Goodnight Norwich.
 La risposta dello United contro l’Aston Villa è altrettanto vigorosa, anche se il vantaggio arriva su una situazione dubbia: Ashley Young in area cerca il contatto con le gambe di Clark e ottiene il rigore. Dal dischetto Rooney non sbaglia ed è 1-0. Lo United poi affonda gli avversari: cross di Young dalla sinistra su cui non intervengono tre (!!) difensori dei Villans e Welbeck sul secondo palo insacca il raddoppio. Nella ripresa Rooney triangola con Valencia alle soglie dell’area grande, poi con la punta destra indirizza sul palo più lontano e segna. Nei minuti di recupero arriva il poker: Carrick taglia la difesa dell’Aston Villa con un filtrante verso sinistra dove c’è Nani che col mancino manda alle spalle di Given per il definitivo 4-0.
 Dopo aver sconfitto il Manchester United, il Wigan fa la seconda vittima illustre consecutiva e sconfigge l’Arsenal. In una gara condizionata dalle assenze per entrambe le squadre, partono forti i Latics e vanno subito in vantaggio: ripartenza sulla sinistra per Gomez che serve al centro uno smarcato Di Santo, che vince un rimpallo con Szczesny e poi segna a porta vuota. Tempo un minuto ed è di nuovo gol: Moses sfonda a sinistra sulla rivedibile difesa di Sagna e mette in mezzo per Gomez che segna lo 0-2. I Gunners però riescono ad accorciare: cross di Rosicky dalla destra, testa di Vermaelen e palla in rete. La gara sale di ritmi: Van Persie chiama Al Habsi a un difficile salvataggio, Djourou sciupa una buona occasione calciando fuori, mentre il Wigan in contropiede manca per due volte il colpo del ko, ma regge fino al 90’ e porta a casa il sesto punto in due partite.
 La gara tra acronimi della Premier, ovvero WBA e QPR, è vinta dal West Bromwich Albion, con un gol pazzesco di Dorrans da trenta metri a metà del primo tempo. Dopo il gol crescono i Rangers, che con Diakitè e Zamora sfiorano il pareggio. Di nuovo Zamora da distanza ravvicinata chiama Foster a un difficile intervento. Mackie sfiora il gol con un destro a incrociare da fuori area. Si rivede il West Brom nella ripresa: Odemwingie dalla destra serve Jones in area che prende il palo. L’ultima occasione è di nuovo per il QPR, ma il destro di Barton da fuori area sfiora la traversa e va sul fondo.
 Uno splendido Swansea batte un pessimo Blackburn 3-0 e si consolida su una tranquilla linea di galleggiamento in classifica. Al termine di un buon primo tempo arrivano due gol ravvicinati per i Cigni. Lo splendido mancino a giro di Sigurdsson dal vertice destro vale l’1-0. Sinclair dalla sinistra serve al centro Graham, che prolunga a destra per Dyer che di esterno destro fa 2-0. Nella ripresa Sinclair con un numero incredibile salta tre avversari sulla sinistra e poi mette in mezzo dove la tocca Sigurdsson che prende il palo, poi la palla carambola su Scott Dann e finisce in gol. Sotto di tre reti i Rovers cercano di non restare a secco e David Dann, l’ultimo a mollare, sfiora il gol di testa e poi colpisce il palo da fuori area. Ma il risultato non cambia e il Blackburn resta penultimo.

The Good: Carlos Tevez. La carica rabbiosa con cui il Manchester City sta lottando per il titolo passa anche dalla professionalità di Tevez, che dopo ¾ di stagione fuori rosa sta fornendo un contributo notevole alla causa di una squadra che prima l’ha estromesso dai giochi e che quest’estate molto probabilmente lo cederà. Hat-trick per l’Apache.
 The Bad: Johan Djourou. Il centrale dell’Arsenal deve sostituire lo squalificato Koscielny e sono dolori: rientra in difesa camminando in occasione del primo gol ed è corresponsabile della dormita collettiva sul secondo. Errori inammissibili a questi livelli.
 The Ugly: Ashley Young. Il gesto antisportivo della settimana è quello dell’esterno sinistro del Manchester United. Una splendida stagione macchiata da questa simulazione sullo 0-0. L’arbitro viene tratto in inganno e assegna il rigore. Probabilmente i Red Devils avrebbero vinto comunque, ma i dubbi che la partita potesse andare diversamente senza il rigore dell’1-0 restano.

RISULTATI

Norwich – Manchester City
1-6
52’ Surman – 18’, 73’ e 80’ Tevez, 27’ e 75’ Aguero, 93’ Johnson
Sunderland – Wolverhampton
0-0

Swansea – Blackburn
3-0
38’ Sigurdsson, 43’ Dyer, 63’ aut. Dann
West Brom – QPR
1-0
22’ Dorrans
Manchester Utd – Aston Villa
4-0
7’ rig. e 73’ Rooney, 44’ Welbeck, 92’ Nani
Arsenal – Wigan
1-2
21’ Vermaelen – 7’ Di Santo, 8’ Gomez

CLASSIFICA

Manchester Utd
82
Norwich
42
Manchester City
77
Stoke City (1 p. rec.)
42
Arsenal
64
Swansea
42
Tottenham (1 p. rec.)
59
West Brom. Albion
42
Newcastle (1 p. rec.)
59
Aston Villa (1 p. rec.)
35
Chelsea (1 p. rec.)
57
Wigan
34
Everton (1 p. rec.)
47
Queen’s Park R.
31
Liverpool (1 p. rec.)
46
Bolton (2 p. rec.)
29
Fulham (1 p. rec.)
43
Blackburn
28
Sunderland
43
Wolverhampton
23

Valerio Brutti