Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Barcellona. Mostra tutti i post
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lunedì 27 maggio 2013

NEYMAR: FENOMENO SUL CAMPO O FENOMENO MEDIATICO?

MESSI E COMPAGNI SI PREPARANO AD ACCOGLIERE IL TALENTO BRASILIANO; SAPRA' IMPORSI ANCHE IN EUROPA?

La telenevola è finita: Neymar ha scelto il Barcellona. Con l’acquisto del brasiliano il club catalano ha chiuso a fine maggio quello che potrebbe essere l’acquisto più oneroso e importante dell’intera sessione di calciomercato. Ma gli interrogativi in Spagna sono molti e in parecchi si chiedono se sarà capace di confermarsi quel giocatore che ha stupito tutto il Brasile, e non solo, a forza di “pedalade” e gol, tanto da far dire a Pelè: “Questo può diventare anche più forte di me” (Per dovere di cronaca bisogna dire che O’Rei, nel corso degli ultimi anni, ha assegnato la palma di suo erede ad almeno tre o quattro giocatori).

Innanzitutto dobbiamo specificare che si tratta di un giocatore con un talento immenso, dotato di una tecnica straordinaria e di una rapidità palla al piede degna di un vero e proprio fuoriclasse. Tuttavia in pochi sono convinti che il giovane fenomeno brasiliano sia pronto per imporsi anche in Europa.

Vanderlei Luxemburgo, allenatore del Gremio ed ex C.T. dei verdeoro ha definito Neymar “Filetto di farfalla”, accusandolo di fare il fenomeno solo quando di fronte ha le difese deboli con gli spazi larghi e scomparire quando il gioco si fa duro.
In Spagna non troverà le difese più arcigne d’Europa ma certamente non lo lasceranno divertirsi come fa nel Brasilerào, dove spesso e volentieri si ferma per alcuni secondi con la palla tra i piedi e sfida in uno contro uno l’avversario di turno.

Malgrado questo, se da qualche parte doveva iniziare la sua avventura europea, il campionato spagnolo sembra quello più adatto alle sue caratteristiche tecniche e fisiche, più della Premier League, della Bundes tedesca e della Serie A stessa.

Un'altra questione riguarda la squadra scelta. Al Barça si gioca per vincere e per vincere si deve giocare per Leo Messi, Neymar accetterà il ruolo di comprimario della pulce? Difficile per uno abituato a sentirsi al centro del mondo da quando ha 17 anni. Sarebbe stato più adatto al Real Madrid e ad un ambiente che sin dai tempi dei galacticos sopporta “prime donne”

Ciononostante a tutti è giusto dare una possibilità a tutti e nel caso in cui l’oramai ex giocatore del Santos riuscisse a capire le gerarchie ed il gioco catalano potremmo assistere ad una coppia potenzialmente devastante.

Ora Neymar dovrà superare la prova più difficile della sua giovane vita: stupire tutti gli scettici (tra cui il sottoscritto) ed imporsi nel Vecchio Continente per giustificare tutto il circo mediatico che da anni lo circonda e lo pubblicizza.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

venerdì 26 aprile 2013

HANDANOVIC: OK, IL PREZZO E' GIUSTO!

IL BLAUGRANA HANNO INDIVIDUATO NEL PORTIERONE SLOVENO IL SOSTITUTO DEL PARTENTE VALDES, L'INTER POTREBBE CEDERLO PER FAR CASSA E RIFONDARE LA SQUADRA

E' uno dei pochi giocatori nerazzurri a salvarsi dopo una stagione alquanto interlocutoria per il club di Via Durini. Il Barça sembra essersi mosso presentando un offerta di circa 28 milioni, una cifra a dir poco elevata visti i quasi 29 anni del giocatore ed il suo ruolo di estremo difensore.

Qualche giorno fa, voci di corridoio, segnalavano il forte interesse del Barcellona nei confronti del portiere sloveno dell'Inter, Samir Handanovic. Un’offerta così importante farebbe vacillare chiunque visti i tempi di magra, soprattutto per il nostro calcio. In casa Inter smentiscono, linea seguita anche dall'agente del giocatore, l'Avvocato Federico Pastorello, che ribadisce la volontà del suo assistito di rimanere a Milano.

L'interesse della società catalana sembra però essere concreto e quanto meno giustificato dall'ormai prossimo addio dell'attuale numero uno Victor Valdes, il cui contratto scade proprio questo giugno. L'intenzione del portiere di non rinnovare l'accordo con la società spagnola ha fatto in modo che gli operatori di mercato, per conto del Barça, cominciassero a sondare il terreno proprio per il dopo-Valdes. Tanti i nomi accostati al club catalano tra cui quello del tedesco Marc-André Ter Stegen, in forza al Borussia Monchengladbach, come anche quello di Fernando Muslera, ex Lazio e attualmente titolarissimo al Galatasaray, per poi finire con quello uscito qualche giorno fa, ovvero Samir Handanovic.

A sostegno di questa voce, incide il recente interesse mostrato dall'Inter verso l'attuale portiere del Cagliari, Michael Agazzi, che andrebbe a sostituire lo sloveno. In più, esiste la possibilità di puntare sul giovane Francesco Bardi, in forza al Novara ma di proprietà dei nerazzurri, che consentirebbe al Presidente Moratti di utilizzare l'intera somma percepita in caso di cessione dello sloveno per rinforzare la squadra.

Il valore del giocatore è indiscutibile e l'ha ampiamente dimostrato questa stagione, ma la sua Carta d'Identità ed appunto il ruolo che ricopre, non danno all'Inter ampio margine di manovra. Quindi OK, se la cessione dovesse realmente arrivare per quella cifra, il PREZZO di Handanovic ci sembrerebbe PIU' CHE GIUSTO.

Ugo Mega
@Superughish (on Twitter)

giovedì 28 marzo 2013

(VIDEO) W LA..LIGA: POL CALVET, L'ULTIMO GIOIELLO DELLA MINIERA 'MASIA'

CLASSE '94 CENTROCAMPISTA ALLA INIESTA CON UN INCONSUETO SENSO DEL GOL

Sior e siore tra poco, sui vostri "videoschermi" arriverà il nuovo (l'ennesimo) gioiellino di casa Barca. Si tratta dell'ennesima pietra preziosa trovata in una miniera, la Masia, da cui i diamanti escono già pronti per essere uniti ad una collana blaugrana che la formazione di Vilanova può indossare comodamente.

Il nuovo gioiellino si chiama Pol Calvet Planellas, spagnolo, anzi catalano, di Barcellona, nato nell'aprile del '94. E' un centrocampista centrale, abitualmente gioca mezz'ala, alla Iniesta per farvi capire, ma nella Juvenil A del Barca ha spesso ricoperto anche la posizione centrale, da metronomo. E' dotato di buona tecnica e di un inconsueto senso del gol per un mediano, ma le sue doti principali sono sicuramente la visione di gioco e il senso tattico, sviluppati anche grazie alla filosofia del tiki-taka blaugrana.

Calvet non è però il classico figlio del Barca, nato e cresciuto alla Masia. Fino al 2006 infatti il giovane centrocampista era la stella dell'Infantil B del Sant Andreu, una squadra della periferia e passò nel club Culè dopo aver impressionato i dirigenti catalani grazie ad una tripletta proprio contro i pari età del Barca, in una partitia vinta dal Sant Andreu per 4-3.
Arrivato alla Ciutat Esportiva  Joan Gamper, ha gradualmente conquistato posizioni, guadagnandosi il numero dieci e la fascia da capitano dopo la cinquina rifilata all'Infantil A del Real Madrid e alla tripletta all'Espanyol.
Anche grazie a questo rendimento, Pol è entrato a far parte delle Nazionale Spagnola Under17, 18 e 19. La scorsa domenica poi ha esordito anche col Barcelona B, in secunda division spagnola nella partita persa 0-1 contro il Huesca.

A Barcellona sono già pronti, tra poco arriveranno i gioielli della nuova collezione 2013-2014 e Pol Calvet Planellas è uno di questi.

Davide Bernardi @DavideBernardi6 on Twitter            

martedì 26 marzo 2013

VIVA LA LIGA: RAPHAEL VARANE, IL RAGAZZO CHE HA INCANTATO MOURINHO


IL GIOVANE DIFENSORE FRANCESE HA SCALATO LE GERARCHIE DIFENSIVE ED E’ DIVENTATO UN TITOLARISSIMO NEL REAL DEI PORTOGHESI

Al Real Madrid Raphael Varane ha convinto già tutti. Dopo due stagioni con la camiseta blanca, quello che in Francia è considerato l’erede di Laurent Blanc, è ormai un titolare inamovibile, e perno difensivo di una squadra che insegue il sogno della “decima” Coppa dei Campioni.

Sbarca nella sponda merengues di Madrid nel giugno 2011 dopo un anno da titolare nel Lens, la squadra che l’ha lanciato nel calcio che conta. Lo volevano tutti i paperoni del calcio europeo: Bayern Monaco, Psg, le due squadre di Manchester e naturalmente il Real Madrid. Ferguson, intenditore di giovani fenomeni come pochi altri (Cristiano Ronaldo e Rooney dicono niente?) offrì subito 10,5 milioni al Lens, tanti, tantissimi per un diciottenne che per di più fa il difensore centrale; Raphael però, convinto dal suo connazionale calcisticamente più illustre Zinedine Zidane e da Josè Mourinho decise di fare le valigie e trasferirsi subito in Spagna per indossare la maglia più prestigiosa del globo.

In Spagna il ragazzo si è subito imposto tanto da scomodare i paragoni con due grandi del passato madrileno: Manuel Sanchis e Fernando Hierro, quest’ultimo grande bandiera madrilena prima di Casillas e ultimo capitano ad alzare l’agognata coppa dalle grandi orecchie.

Potenzialmente Varane è ancora più forte dei due illustri colleghi e nel giro di un paio d’anni sarà
considerato come uno dei migliori due o tre nel ruolo. Possiede tutte le qualità necessarie per primeggiare: velocità, pulizia d’intervento, senso della posizione, e una lucidità difensiva che di solito non si trova in un ragazzo così giovane. Forse stiamo esagerando, ma se proprio si vuol fare un paragone con qualche campione, Alessandro Nesta dei primi tempi laziali sarebbe il giocatore giusto per rendere meglio l’idea.

Mourinho lo sta impiegando con costante regolarità e Varane sfrutta ogni occasione ripagandolo sempre con delle grandi prestazioni e anche con qualche gol, tra i quali quello del momentaneo 3 a 0 al Camp Nou in semifinale di Coppa del Re, il gol che sancì il definitivo tracollo blaugrana. Il giovane francese si è fatto amare sin dai primi momenti dal pubblico del Bernabeu; difatti, alla seconda partita da titolare con il Madrid, Varane segnò il gol che valse la vittoria nel derby contro il Rayo Vallecano, solo che lo fece colpendo la palla di tacco e al volo in un modo che avrebbe fatto invidia anche a Ibrahimovic.

Nel frattempo è arrivata anche la prima partita con i “Bleu” di Deschamps. L’ex allenatore della Juve l’ha schierato tra gli undici iniziali tenendolo in campo per tutti i novanta minuti nella gara vinta contro la Georgia. L’inizio di una carriera in nazionale che in Francia sperano possa essere prolifica di trofei proprio come quella di Laurent Blanc, uno che qualche trofeo con la maglia dei galletti l’ha vinto.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli

mercoledì 20 marzo 2013

W LA..LIGA: IL VALENCIA COME I RANGERS?

TRAVOLTI DALLA CRISI E DAI DEBITI I PIPISTRELLI DI VALENCIA FINISCONO NELLE MANI DI UNA BANCA SPAGNOLA

Un tempo la Liga spagnola non era affare solo di Real Madrid e Barcellona, un tempo poteva fare la voce grossa anche il Valencia. Nei primi anni duemila i bianconeri più famosi di Spagna sembravano essere tornati ai fasti degli anni ’70: in pochi anni aggiunsero in bacheca due campionati, qualche  Copa del Rey e una Uefa con in panchina quel Rafa Benitez che in Italia non si è saputo imporre con l’Inter del post-triplete. I più attenti ricorderanno pure che i pipistrelli –questo il soprannome della squadra- sono arrivati per ben due volte vicino alla conquista della coppa dalle grandi orecchie nel 2000 e nel 2001, trofeo solo sfiorato e lasciato prima ai “galacticos” madrileni poi ai guantoni di Oliver Kahn e del suo Bayern Monaco.

Ma oggi il Valencia rischia grosso e i fasti raggiunti nei primi anni duemila sembrano inarrivabili. Tutto iniziò nel 2008 con lo scoppiare della crisi economica che fece venire a galla le falle di un sistema fiscale troppo permissivo (Galliani dixit). Furono subito fermati i lavori per il moderno impianto valenciano,  quel “Nuovo Mestalla” capace di contenere ben 75 mila spettatori, ma ormai il danno era stato fatto e la società si è improvvisamente ritrovata piena di debiti dovuti a prestiti elargiti con una certa generosità. Per tentare di risanare le casse valenciane il presidente Manuel Llorente, oltre a fermare i lavori per il nuovo stadio e vendere tutta la gioielleria composta da Villa, Mata e David Silva, decise di richiedere un altro prestito che, nella sua sciagurata visione economica, avrebbe dovuto coprire i problemi economici della società.

Prestito che arrivò solo grazie all’iniezione di denaro fatta dalla regione Valenciana garantendo alla società un bassissimo, e alquanto strano, tasso d’interesse.  Ma una sentenza di qualche tempo fa di un tribunale spagnolo ha dichiarato irregolare la fidejussione della regione a Bankia (l’istituto bancario che aveva provvisoriamente immesso il denaro necessario a salvare il club) come garanzia degli 81 milioni che sarebbero dovuti servire per acquistare il 70% del pacchetto azionario del Valencia.

Proprio per colpa di questa sentenza, Bankia si trova in una situazione ai limiti del paradossale avendo accumulato con se stessa circa 300 milioni di debiti dovuti agli 81 del prestito che la regione non restituisce in seguito alla sentenza del tribunale e agli altri 219 maturati dagli interessi del debito progresso. Oggi la società appartiene alla Fondazione Valenciana che tuttavia è incapace di coprire le enormi perdite accumulate e quindi, se per il prossimo 27 agosto (data di scadenza del prestito) non avranno trovato un modo per coprire il buco il club passerà definitivamente nelle mani di Bankia.

Quindi le soluzioni più probabili sembrano due: o arriva il solito sceicco di turno ripianando “in contanti” tutti i debiti, o il Valencia rischia di ripetere il triste percorso che l’anno scorso hanno compiuto i Rangers di Glasgow, sprofondati per bancarotta nelle serie più infime del calcio scozzese.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

lunedì 18 marzo 2013

W LA..LIGA: (HIGHLIGHTS) IL PUNTO SULLA 28ESIMA GIORNATA!

VINCONO LE PRIME CINQUE IN CLASSIFICA, BARCELLONA SALDAMENTE IN TESTA A +13 SUL REAL

Nel turno della 28esima giornata di Liga, vincono le prime cinque della classifica.

Barcellona 3-1 Rayo Vallecano: Ci si aspettava la prestazione dei catalani dopo la Remuntada col Milan. E risposta c'è stata.
Fabregas è tornato alle origini sostituendo Xavi al centro, davanti Sanchez è tornato titolare insieme a Villa e Mesi. Mattatore della serata è stato (ovviamente) il fuoriclasse argentino, che con la doppietta e l'assist a Villa, è arrivato a 42 gol e 10 passaggi vincenti in stagione. Se andasse in rete anche nella prossima partita, avrà segnato per un intero girone.
Torna al gol anche El Guaje, che dopo la quarta consecutiva da titolare (non succedeva dal dicembre 2011) sembra aver ritrovato il sorriso.
I catalani dunque consolidano il prima a 74 punti, a +13 sul Real Madrid.

Real Madrid 5-2 Maiorca: la squadra di Mourinho in cinque minuti ne fa tre e rimette in piedi una partita che rischiava di scivolare via. Dopo un primo tempo conclusosi sotto 2-1 con i fischi del Bernabeu in sottofondo, lo SpecialOne toglie Arbeloa e Morata e inserisce Ozil e Benzema.
Soprattutto grazie al tedesco, che confeziona due assist per Higuain e Cr7, al 12' della ripresa il Real sta vincendo 4-2. Il sigillo sulla partita lo mette Benzema al 92'. Di Modric e ancora Higuain le altre reti madridiste.

Osasuna 0-2 Atletico Madrid: La squadra di Simeone torna ai tre punti dopo la debaclè interna dello scorso week-end con la Real Sociedad. I Colchoneros, grazie alla doppietta di Costa a cavallo dei due tempi, consolidano il terzo posto a quota 60, ad una sola lunghezza dagli odiati cugini blancos.
Per la squadra di Pamplona, brutta sconfitta che mantiene la zona retrocessione a soli 4 punti.

Real Sociedad 4-1 Valladolid: I baschi, rivelazione del campionato, raggiungono il quarto posto solitario in classifica, complice anche la sconfitta del Malaga. La squadra di Montanier gioca un calcio divertente e frizzante: La doppietta di Griezmann e le reti di Agirretxe e Xabi Prieto regalano il successo agli Tzuri-Urdin.
Sconfitta invece non troppo importante per il Valladolid, che con 35 punti può dirmsi ormai salvo.

Malaga 0-2 Espanyol: l'albi-celeste cperde in casa con la squadra meno blasonata di Barcellona. La squadra di Pellegrini cade sotto i colpi di Colotto e Sergio Garcia e scende in sesta posizione a 44 punti, poco male considerando che l'Uefa ha già escluso il club della Rosaleda dalla prossima Champions League.

Valencia 3-0 Betis: La squadra di Pellegrino, dopo la sconfitta con l'Athletic di Bielsa, torna alla vittoria battendo il Betis, sorpassato in classifica e quindi nella corsa all'ultimo posto Champions. Valenciani a quota 47 e biancoverdi di Siviglia a 43. Rigore di Soldado, l'autogol di Paulao e Jonas i marcatori della partita.

Granada 1-1 Levante: protagonista della partita è il nostro Robert Acquafresca, che segna la sua prima rete con la maglia della squadra Valenciana e pareggia la rete di Siqueira. Il Levante sale a 35, metre il club della famiglia Pozzo, con questo punto sale a 28 con l'Osasuna.

Siviglia 4-0 Zaragoza: Non c'è partita. La doppietta di Coke, Reyes e Negredo firmano la vittoria dei padroni di casa. i Biancorossi salgono a 38, mentre la squadra che fu di Milito non fa passi avanti in classifica e rimane a 26, a soli due punti dal Maiorca terzultimo.

Getafe 1-0 Ath.Bilbao:  Si ferma la striscia di due vittorie cnsecutive degli uomini di Bielsa, che cadono a Madrid in casa del Getafe. Protagonista di giornata è Borja, che già dopo 7 minuti firma il gol che decide la partita.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter





mercoledì 13 marzo 2013

IL MILAN E LA STRANA TENDENZA AD ESSERE RIMONTATA


DA BORDEAUX A BARCELLONA, PASSANDO DA ISTABUL. TUTTE LE RIMONTE SUBITE DAI ROSSONERI
La premessa è d'obbligo. Il Milan è la squadra italiana con più Champions League nella sua bacheca, quella che ha saputo maggiormente imporre il suo gioco in Europa negli ultimi anni.                                               Bisogna sottolineare che per perdere certe partite occorre anche arrivare a giocarle, quindi i rossoneri hanno avuto il merito di essere approdati quasi sempre alle fasi finali delle coppe Europee negli ultimi venticinque anni.
Quella con il Barcellona è un tracollo che però presenta degli alibi: Allegri non ha a disposizione una rosa che gli permette di essere competitiva con le sei-sette squadre più forti d'Europa, la squadra è giovane e con poca esperienza e l'avversario è troppo forte per chiunque, o quasi.

Ma prendere quattro gol partendo dal vantaggio di 2-0 fa veramente male, la partita ha ricordato la scorsa finale degli Europei tra Spagna e Italia, in cui le furie rosse hanno demolito gli azzurri facendogli vedere il pallone solo al fischio di inizio e a quello finale.                                                                                             Se gli alibi hanno parzialmente giustificato la sconfitta di ieri sera non posso sicuramente giustificare le altre “Caporetto” che il Milan ha dovuto subire da squadre notevolmente inferiori.

Riavvolgendo il nastro possiamo partire ricordando la partita che svelò al mondo l'immenso talento di Zinedine Zidane, Bordeaux Milan 3-0 del 1996. Proprio come quest'anno il Milan partiva da un 2-0 casalingo con una squadra di semisconosciuti francesi. Dugarry, giocatore ad intermittenza, si accese e rifilò una doppietta che condannò Baresi e compagni all'eliminazione dalla Coppa Uefa.

Sei anni più tardi la Coppa Uefa riservò un'altra figuraccia al Milan, un 4-0 pesantissimo nell'andata della semifinale in terra tedesca. Il Borussia Dortmund di Rosicky fu il carnefice di serata, con Marcio Amoroso, poi approdato con scarsi risultati proprio nella società di Berlusconi, mattatore di serata. La punta brasiliana mise a segno un'inaspettata tripletta che insieme al gol di Heinrich chiuse di fatto il discorso qualificazione già nei primi 90 minuti.

Nel 2004 anche l'amata Champions League contribuì a far naufragare un Milan di Ancelottiana memoria, reduce dal trionfo dell'anno precedente contro i rivali Juventini. L'avversario anche in questo caso fu una squadra spagnola, quel bellissimo Deportivo La Coruna di cui ormai già da qualche anno non è rimasto più nulla, complici i problemi economici e le scelte dirigenziali scellerate. A San Siro Kakà prese in mano la squadra e fissò il risultato su un “inribaltabile” 4-1. “Inribaltabile” appunto, perchè nella sfida di ritorno i galiziani impiegarono cinque minuti ad aprire le danze con il “Rifle” Pandiani, lo stesso tempo impiegato da Messi. Valeron e Luque completarono la rimonta già nel primo tempo. La seconda frazione vide una sorta di tiqui taca che portò al poker dell'idolo di casa Frau.

Ma non è finita, anzi. Il 2005, dopo gli anni delle due retrocessioni in B, fu l'anno rossonero più amaro. Il Milan è la squadra più forte d'Europa, annovera tra le sue fila calciatori del calibro di Inzaghi, Pirlo, Nesta, Seedorf, Sheva e Kakà. L'avversario di quella finale fu il Liverpool, altra squadra più incline alle vittorie in Europa rispetto a quelle nel suo paese. Il primo tempo la squadra di Ancelotti demolisce i Reds, sembra il copione di un film: Maldini segna subito quello che sembra il ringraziamento del calcio alla sua carriera, poi Crespo firma una doppietta che fa gridare al successo i tifosi rossoneri. Ma in 6 minuti successe l'imponderabile, 360 secondi che cambiarono la storia della Champions League: mai nessuno era riuscito a rimontare tre gol in una finale. Dudek ai rigori fece il resto. Quella partita fu eletta dai giornalisti Uefa la finale più bella di sempre, non tutti saranno d'accordo.

Fortunatamente l'Arsenal nel 2012 non riuscì a ribaltare il 4-0 dell'andata, ma ci andò vicino terminando il match con 3 gol di scarto. Un'altra partita che può essere rievocata è la sconfitta per 4-2 dell'anno scorso con i cugini nerazzurri in campionato, con il Milan che dovette desistere dall'inseguimento alla Juventus e quindi consegnargli di fatto il tricolore.
Fare peggio di queste partite è “quasi” impossibile. 

Giammarco Bellotti
@Giambellotti on Twitter

MESSI A TACERE: IL MILAN CEDE DI SCHIANTO A UN BARÇA PERFETTO

I ROSSONERI CADONO 4-0 AL CAMP NOU E SALUTANO LA CHAMPIONS: BLAUGRANA INCONTENIBILI PER LA SQUADRA DI ALLEGRI

Sognare è bello. Farlo, non costa nulla. Spesso e volentieri, però, gli incubi capitano e rischiano di lasciare il segno. Per una notte o (si spera il contrario) per più tempo.

Ha sognato, il Milan. Una qualificazione storica, un’autentica impresa: eliminare il Barcellona, probabilmente la squadra più forte al mondo. Ha sognato per 90 minuti a San Siro, venendo poi bruscamente risvegliato da un incubo chiamato Barça. Impossibile ieri, per gli uomini di Allegri, contenere la straripante voglia di remuntada dei catalani, partiti subito a mille e in grado di annullare il vantaggio conquistato all’andata dal Milan già al termine della prima frazione di gioco.

Senza scampo. I rossoneri non sono mai riusciti concretamente a ripartire e a far male a un Barça inarrestabile, sempre pronto a recuperare palla e stabilmente accampato nella metà campo milanista. Si era parlato di un Messi inesistente all’andata, mai in gol su azione contro le italiane: buon motivo per smentire tutti in 40’. La Pulga ieri è stato semplicemente incontenibile, perfetto come la serata del Barcellona.

Serata che sarebbe potuta cambiare se Niang, involatosi davanti a Valdés dopo un clamoroso errore di Mascherano, avesse colto il momentaneo 1-1 al posto di centrare il palo. Lasciando poi spazio al più classico Gol sbagliato, gol subito firmato Messi. Con i se e con i ma, tuttavia, non si va da nessuna parte: contano i fatti. Il Barça, dopo essere stato inesistente all’andata, si è ampiamente rifatto nella gara di ritorno, conquistando con merito la qualificazione.

Il Milan avrebbe indubbiamente potuto fare qualcosa in più. Come giustamente sottolineato da Massimo Ambrosini a fine partita, l’approccio al match non è stato certamente dei migliori. Risulta inevitabile, in ogni caso, ammettere i maggiori meriti della squadra blaugrana rispetto ai demeriti di un Milan che contro il vero Barcellona ha potuto davvero poco: complice prestazioni poco esaltanti come quelle di Boateng e Montolivo ed errori pesanti di Ambrosini e Constant, per i rossoneri è stato impossibile arginare lo tsunami Barça.

La delusione, ovviamente, resta: il Picasso Allegriano dipinto dai rossoneri nella gara di San Siro aveva lasciato grandi speranze, svalutatesi di fronte a un’opera assoluta di calcio moderno targato Barça. Giusto, tuttavia, ricordare l’enorme progresso compiuto dagli uomini di Allegri da inizio stagione ad oggi: da una partenza traumatica, con una preoccupante permanenza nelle zone basse della classifica, ad una ripresa pazzesca, grazie ad una rimonta che ha portato i rossoneri a due sole lunghezze dal secondo posto. In mezzo, quell’esaltante successo proprio contro il Barça, destinato a rimanere solo un bel ricordo. Di un gruppo che è cresciuto, maturato e che ora deve pensare al presente: il secondo posto è a un passo. La sfida al Palermo anche. Per risvegliarsi da un incubo chiamato Barcellona.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

mercoledì 6 marzo 2013

MODRIC: GLI OTTO GIORNI CHE TI CAMBIANO UNA STAGIONE

IL CROATO IN POCHI GIORNI SI E' CARICATO SULLE SPALLE IL REAL MADRID

"Il manuale degli 8 giorni perfetti". Nel libro che Josè Mourinho potrebbe tranquillamente scrivere dopo la doppia vittoria col Barca e il passaggio del turno con il Man Utd ieri sera, gli usuali ringraziamenti racchiusi nelle prime pagine sarebbero (quasi) tutti dedicati a Luka Modric.

Il gioiellino arrivato in estate dal Tottenham per 42 milioni di euro, dopo un inizio piuttosto deludente, si è caricato sulle spalle il Real sia nel clasico di campionato che ieri sera all'Old Trafford, risultando un fattore assolutamente determinante per i successi dei blancos.
L'aspetto sul qual maggiormente mi soffermerei è l'atteggiamento avuto da Modric nelle due partite: diligenza tattica, qualità ovviamente, ma soprattutto tanta tanta personalità.

Nella gara al Bernabeu contro il Barcellona del 26 febbraio, il croato è stato esemplare per duttilità e sacrificio: trequartista con funzioni di collante tra centrocampoe  attacco nella fase di possesso palla, mediano in marcatura a uomo su Messi quando la palla la tenevano i catalani. Il risultato è stato che l'argentino, stretto nella morsa di Ramos e di Modric appunto, ha avuto solamente due palloni giocabili nel corso dell'intera partita.
Nella gara di ieri invece, il ragazzo di Zara, entrato al 10' della ripresa al posto di Arbeloa, ha sùbito preso in mano il centrocampo madridista. Ha dato un cambio di marcia al Real (al di là dell'espulsione), ha fatto respirare Xabi Alonso, apparso più impreciso del solito nella costruzione del gioco e soprattutto ha pareggiato con un tiro imparabile che nemmeno schiacciando quadrato+R2 (chi sa cos'è un joypad capirà) un giocatore normale riuscirebbe a fare.

E dire che la stagione del croato fino a qualche giorno fa poteva dirsi tutto tranne che positiva. Solo 14 presenze nella Liga da titolare, con appena 1 gol e 2 assist all'attivo. Poi la svolta sabato. Mourinho ci si è affidato forse più per far riposare i suoi titolarissimi che non per effettiva fiducia, fatto sta che ha riscoperto un giocatore determinante.

"Nel licenziare questo manuale, desidero ringraziare in particolar modo Luka Modric, che ha trascinato la mia squadra in questi 8 giorni perfetti". Grossomodo il ringraziamento di Mourinho suonerebbe così..

DavideBernardi
DavideBernardi6 on Twitter

domenica 3 marzo 2013

EDITORIALE: IL MILAN EFFETTUA IL sorPAZZO, LAZIO AFFONDATA 3-0 E TERZO POSTO RAGGIUNTO


PAZZINI E BOATENG STENDONO I BIANCOCELESTI E FANNO VOLARE I ROSSONERI IN PIENA ZONA CHAMPIONS

Due vittorie, un pareggio. Il tour de force di casa Milan, disputato nell’arena di San Siro e targato Barcellona, Inter e Lazio si conclude con un terzo posto momentaneamente raggiunto e con un cauto ottimismo in vista della gara di ritorno al Camp Nou. Non male per una squadra che aveva iniziato la stagione a dir poco in salita, stagnando per più di una giornata persino nelle torbide acque della zona retrocessione.

Il Milan, invece, ha tirato fuori il carattere proprio nel momento in cui veniva richiesto il maggior sforzo possibile. Partita perfetta con il Barça, ottimo gioco espresso nel derby contro l’Inter(nel quale sono mancati solo i 3 punti) e, per finire, il netto successo di ieri contro la Lazio. In una partita cambiata sì dalla decisione di Rizzoli di cacciare Candreva (per intervento falloso su chiara occasione da gol) dopo 16’, ma interpretata da subito con il piglio giusto dalla squadra di Allegri, abile a pressare dall’inizio gli avversari e a costruire due clamorose palle gol già nei primi 8’ di gioco. I rossoneri sono stati abili a sfruttare la superiorità numerica sin da subito, assaltando l’area biancoceleste e trovando un confortante doppio vantaggio al termine della prima frazione di gioco.

Casualità ha voluto che, dopo lo scoppio del caso Cassano-Stramaccioni, sia stato proprio Giampaolo Pazzini, l’ epurato di casa Inter e l’oggetto del tanto discusso scambio per il passaggio del barese in nerazzurro, il protagonista assoluto del match. Manca Balotelli? Nessun problema: il Pazzo risponde presente, con una doppietta che lo porta a ben 12 gol segnati in campionato e che non fa rimpiangere l’assenza di SuperMario.

Le note liete arrivano ancora una volta da Mattia De Sciglio: fascia sinistra o destra? Il problema non si pone. Il giovane terzino rossonero stupisce sempre più per il grande senso della posizione e per la perfezione con cui svolge il doppio ruolo di chiusura e proposizione offensiva. Tra i migliori anche ieri.

Comincia a carburare in modo convincente anche Kevin-Prince Boateng, in gol e ancora molto coinvolto nella manovra offensiva della squadra: la sua rete e il 3-0 Pazzini nella ripresa hanno sostanzialmente chiuso i giochi in un match che non ha mai avuto storia.

Capitolo Massimiliano Allegri: Acciuga ha probabilmente mandato in campo la miglior formazione possibile, scegliendo ancora Boateng e non Niang nel tridente offensivo ed affiancando il rientrante Flamini ad Ambrosini e Montolivo in mediana. Yepes, in difesa, ha sostituito senza troppi patemi Philippe Mexès. Per il tecnico ex Cagliari si tratta della prima vittoria contro la Lazio da quando siede sulla panchina del Milan.

Il volo del Milan verso il terzo posto ha superato l’aeroporto di Fiumicino. Ed è destinato ad atterrare presto: venerdì prossimo i rossoneri saranno a Genova per affrontare un Grifone rigenerato dalla cura Ballardini. Il sorPazzo è arrivato, grazie ai 9 punti recuperati alla Lazio nelle ultime 15 partite. Ma per l’Europa che conta serve suonare la decima: quella sinfonia che Beethoven iniziò a comporre senza riuscire mai a finire, stroncato dalla morte. Chiamata, più semplicemente, decimo risultato utile consecutivo. 


Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

mercoledì 20 febbraio 2013

MILAN-BARCA: ECCO COME ALLEGRI POTREBBE VINCERE LA PARTITA


COMPATTEZZA, CINISMO E GENEROSITA'. ECCO LA RICETTA PER ALLEGRI

Messi a uomo, Boateng a centrocampo, no nel tridente, Niang titolare, no è stanco, meglio metterlo a partita in corso. Su come il Milan dovrebbe interpretare la partita di questa sera se ne sono dette tante. Ora è arrivato il nostro turno.

La differenza nelle individualità è palese; se i catalani hanno le qualità per poter far partire l’azione da dietro in modo fluido e agevole, il Milan al contrario se pressato alto, va facilmente in difficoltà.                                                                                                                                                              Ecco perché la partita deve essere vinta da Allegri, ancora prima di giocarla. Ci spieghiamo subito: la massima da seguire è molto semplice e vecchia come il calcio, “la miglior difesa è l’attacco”. Schierando un aggressivo  4-3-3 infatti, i rossoneri potrebbero ricavarne benefici in entrambe le fasi.                     Assolutamente fondamentale però sarebbe la prestazione del tridente offensivo, che dovrebbe davvero fare la partita della vita. El Shaarawy a sinistra, Niang a destra (o Bojan, se il francese non è al meglio) e Pazzini al centro dell’attacco. L’ex Samp avrebbe forse il compito più ingrato, portare cioè un pressing continuo e asfissiante ai due centrali difensivi catalani, in modo da disturbare fin dal principio la manovra avversaria. A quel punto i due esterni alti dovrebbero accorciare sui due terzini blaugrana così come tutto il centrocampo rossonero su quello di Xavi. Nel momento in cui la palla arriverà sulla linea del centrocampo, il Faraone e l’altra cresta matta dovranno immediatamente abbassarsi sulla linea del centrocampo.                                                                                                                                             In fase di non possesso gli uomini di Allegri dovranno formare un blocco compatto in 30 metri tra tutti i reparti, in modo da creare filtro in ogni parte del campo. Quindi minima distanza tra i reparti e uno “scivolamento” sulle fasce ai limiti della perfezione quando il Barca cercherà di allargare il gioco con la solita circolazione orizzontale.                                                                                                                                Sulla spinosa questione lanciata dal “presidentissimo” cui piace molto fare l’allenatore, ma che inspiegabilmente si perde la cessione di Pirlo invece, mettere una marcatura a  uomo su Messi è una follia. Innanzitutto lasciare l’uno contro uno alla Pulga significherebbe giocare alla roulette russa con otto colpi e non uno nel tamburo. E inoltre il calcio moderno non è più quello in cui Gentile marcava Maradona; i blaugrana hanno un’organizzazione tale che per rompere il lucchetto della marcatura a uomo impiegherebbero lo spazio di tiki. La cosa giusta da fare è sicuramente quella di impostare un sistema di raddoppi in base alla posizione in campo del fenomeno argentino, come fece Mourinho nel 2010 nella gara d’andata delle semifinali vinta 3-1 dall’Inter.

Una volta recuperata palla i due esterni, dovranno lanciarsi come proiettili ad attaccare la profondità. Mi rendo conto di quanto sto chiedendo al Milan, ma come l’ha definita Montolivo questa è una “partita spaziale” che non capita tutti giorni e allora perché sprecare un’occasione del genere?

Tornando sul tecnico dopo questa breve e romantica paretesi, osservando i gol presi quest’anno dalla squadra di Vilanova, si nota come i punti deboli degli spagnoli siano essenzialmente due: le fasce, Dani Alves e Jordi Alba salgono sempre insieme, lasciando praticamente solo Puyol e Piquè dietro. L’atteggiamento dei due esterni  rossoneri potrebbe avere quindi un duplice effetto: da spina nel fianco in caso di ripartenza e da cani da guardia in fase di non possesso, tenendo bassi i due terzini azulgrana. E i calci piazzati. Messi e co, sulle palle ferme marcano a zona, anche se guardando le reti incassate verrebbe da dire che non marcano. Esemplare a tal proposito la partita di Glasgow persa dal Barca 2-1 col Celtic. Vantaggio biancoverde su calcio d’angolo e raddoppio arrivato in ripartenza sulla fascia destra.

Per quanto riguarda gli uomini, al centro Montolivo è assolutamente necessario, per dare ordine alla manovra e alla gestione del pressing. Purtroppo a causa delle defezioni, le scelte degli altri due uomini sono abbastanza obbligate: Ambrosini, che mette in campo anche qualcosa in più del cuore e nel ballottaggio tra Boateng e Muntari, scelgo il primo. Le motivazioni sono semplici, il Boa garantisce un raccordo tra centrocampo e attacco, può aiutare meglio dell’altro ganese Montolivo in fase di costruzione. Inoltre la prestazione di Muntari col Parma e il precedente dell’anno scorso di Boateng a San Siro contro i Blaugrana mi convincono definitivamente.

Ah dimenticavo una componente indispensabile: San Siro deve letteralmente far volare ad un metro da terra i propri “eroi”, questa sera San Siro deve accompagnare il Milan fino al 95’. Niente fischi, niente buu, solo il Milan. E basta; perchè sia veramente una partita spaziale!


Davide Bernardi
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sabato 16 febbraio 2013

EDITORIALE MILAN: BALO “CON” PALETTA SOTTERRA IL PARMA, DUCALI PIEGATI 2-1

UN’AUTORETE DEL DIFENSORE ARGENTINO E IL QUARTO GOL IN TRE PARTITE DI SUPERMARIO PERMETTONO AI ROSSONERI DI AGGANCIARE MOMENTANEAMENTE IL TERZO POSTO IN CLASSIFICA

Paletta e.. No, niente secchiello. E’ tempo di Carnevale in quel di Milano, altrochè estate. A forza di viaggiare e volare (verso il tanto agognato terzo posto), il rischio di sentirsi in vacanza può essere dietro l’angolo. E il Milan del primo tempo di ieri ha largamente confermato la tesi appena esposta.

Squadra lenta, prevedibile, stordita dai mille appoggi sbagliati e dai colpi subiti da un Parma che non si è certo risparmiato dal punto di vista dell’intensità, rendendosi pericoloso in un paio di circostanze con Amauri e Paletta. Nel nulla cosmico offensivo del primo tempo rossonero, tuttavia, è proprio l’ex Boca Juniors, nel giorno del suo compleanno, ad offrire un pasticcino irrifiutabile per la squadra rossonera, infilando la propria porta (la stessa nella quale segnarono  due autoreti Abbruscato e Jonathas in Milan-Pescara, sorta di calamita per autogol) con una sfortunata deviazione su cross basso di Boateng.

Il dolce offerto dal difensore argentino sembra svegliare e rivitalizzare, finalmente, un Milan dalla totale carenza di zuccheri nei primi 45 minuti di gioco. Nella ripresa, dagli spogliatoi, esce una squadra più convinta che prova finalmente a dare più velocità alla manovra e alle ripartenze, sfiorando il raddoppio con Boateng al termine di una splendida azione di prima. La squadra di Allegri controlla la partita e la chiude, a 12’ dal termine, con la pennellata di Balotelli su calcio di punizione, assegnato per fallo di Paletta (che, in un eccesso di generosità, dopo il dolce offre anche lo champagne) ai danni del numero 45 rossonero. Quarto gol in tre partite per SuperMario: si sono visti inizi peggiori, onestamente. Inutile il gol di Sansone, giunto a pochi secondi dalla fine, valido per fissare il punteggio finale sul 2-1.

Il match di ieri ha evidenziato, per l’ennesima volta, quanto per questa squadra siano diventati importanti giocatori come Constant e, soprattutto, Montolivo: il primo, reinventato terzino, garantisce buona copertura difensiva e grande corsa sulla fascia mentre il secondo è semplicemente il factotum del centrocampo milanista. Recuperi, interdizione, cambi di gioco, mai un pallone buttato: il parametro zero (giusto ricordarlo) del mercato estivo rossonero è stato semplicemente il migliore in campo.


Ancora bene De Sciglio e Niang, sempre utilissimi in ambo le fasi. Male, invece, Zapata e Muntari: il colombiano ha ostentato troppa insicurezza mentre il ghanese ha giocato con estrema sufficienza, perdendo troppi palloni. Boateng, più positivo rispetto ad altre occasioni, si è fatto notare per un paio di spunti interessanti; Balotelli, costantemente malmenato da Coda e Paletta, ha lottato e offerto un’altra buonissima prestazione.

Atterrato e in sosta per qualche giorno a Milano, il volo del Milan riprenderà dopo una settimana di fuoco: in sette giorni San Siro ospiterà la sfida al Barcellona e il derby della Madonnina. La stagione dei rossoneri è giunta ad un momento chiave: contro i catalani sarà una Mission Impossible, contro i nerazzurri un appuntamento ancor più fondamentale per continuare il volo verso l’Europa. In tempo di Carnevale, travestirsi da Superman non sarebbe una brutta idea: dite che El Shaarawy, dopo il ruolo di comandante e di Freddie Mercury, saprà riuscire anche in questo?

Simone Nobilini
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