Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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domenica 21 aprile 2013

HAT TRICK PAULINHO: SI PORTA A CASA PALLONE E FORSE UN PEZZO DI SAMP!

L'ATTACCANTE AMARANTO CON LA TRIPLETTA AL GROSSETO SALE A 19 GOL E 16 ASSIST: CIFRE NOTEVOLISSIME!

Fino a pochi mesi fa, l'unico Paulinho conosciuto in Italia era Josè Paulo Bezerra, per capirci quello inseguito da Inter e Milan (ma non solo!) che gioca nel Corinthians.
Da qualche partita a questa parte, il Paulinho sulla bocca di tutti è Paulo Sergio Betanin, per capirci quello inseguito da Samp e Napoli (ma non solo!) che gioca nel Livorno.

Il Bomber che sta facendo impazzire l'Armando Picchi è nato il 10 gennaio 1986, pesa 67 kg e misura 176 cm. Complice il fisico non proprio da "pivot" è un attaccante duttile, che può ricoprire tutti i ruoli del reparto offensivo.
Dopo aver cominciato nella Juventude, nel 2004 viene preso dal Livorno, anche grazie al doppio passaporto(brasiliano e italiano) del ragazzo. Appena diciottenne, le prime stagioni nel Bel Paese non sono facili: esordisce in A con Donadoni nel 2004-05, facendo segnare alla fine 4 presenze.
Di anno in anno il suo impiego cresce, ma quello era il Livorno di Palladino-Lucarelli, quello che si giocava la Uefa. Anche per questo Paulinho viene mandato un anno in B al Grosseto: 31 presenze e 2 soli gol. Nel 2008 torna a Livorno, nel frattempo retrocesso in B, per riscattarsi; se possibile fa peggio di prima, con 14 presenze e 0 gol.

Nel 2009 a retrocedere è proprio lo stesso Paulinho, che viene mandato in Lega Pro a Sorrento, che lo prende con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà.
Qui arriva la svolta: al primo anno segna 15 gol in 33 partite. Al secondo 24 in 29 presenze.
Dopo numeri del genere inevitabile il ritorno  Livorno. Nella stagione 2010-2011 ne mette a segno 15. Quest'anno la definitiva esplosione: Tranfermark.it oltre ai noti 19, riporta l'incredibile cifra di 16 assist!
Numeri che inevitabilmente gli sono valsi l'interessamento di varie società di serie A, anche se la più interessata sembra la Sampdoria, decisa a rimpiazzare Icardi complice la spinosa situazione Zaza (intenzionato a non rinnovare con i blucerchiati).

Di queste 19 reti le ultimi tre le ha segnate ieri nella trasferta di Grosseto. Allo Zecchini l'attaccante amaranto ha messo in mostra tutto il suo repertorio: scappato sul filo del fuorigioco ha battuto con un pallonetto Lanni in uscita in occasione del primo gol. Rigore trasformato che vale la doppietta e poi perla a girare per l'Hat Trick che gli permette di portarsi a casa pallone e forse..anche un pezzo di Samp!

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

giovedì 7 marzo 2013

SHINE BRIGHT LIKE… DIAMANTI: DOPO DI VAIO, IL BOLOGNA HA IL SUO NUOVO CAPITANO LEADER

MANCINO FATATO, GRINTA DA VENDERE: DOPO UNA CARRIERA SULL'OTTOVOLANTE, ALINO HA TROVATO CASA E CONQUISTATO TUTTI. BIG COMPRESE…

Shine bright like a diamond. Trovereste un pezzo migliore per descrivere la carriera di Alessandro Diamanti? Non credo: l’analogia tra il cognome del giocatore e il titolo della celebre canzone di Rihanna, oltretutto, la rende ancor più perfetta.

La storia travagliata di Alino, in effetti, ricorda un po’ quella di un diamante grezzo: al principio, apparentemente, un ciottolo qualsiasi, che nessuno degnerebbe di uno sguardo. E che per svelare tutto il suo valore, necessita dell’abilità di un tagliatore capace di renderlo perfetto.

Il ciottolo Diamanti viene raccolto 14 anni fa a Prato, sua città natale, nella quale comincia a muovere i primi passi a livello professionistico. L’opera di lavorazione inizia con le stagioni spese in prestito tra Florentia Viola e Fucecchio per poi continuare con il ritorno a casa, dove Alessandro inizia a giocare con più continuità. Nel 2004 Diamanti passa, in comproprietà per due stagioni, nelle mani dell’Albinoleffe, senza lasciare segni tangibili del suo valore: torna nuovamente a Prato, città che finirà per essere il suo trampolino di lancio addirittura verso la serie A. In una stagione da 36 presenze e 14 reti viene notato da Fabio Galante e suggerito, proprio dal difensore ex Inter, al Livorno.

La Toscana, terra d’origine per quanto concerne la lavorazione dei diamanti, non può che essere il luogo adatto per cominciare definitivamente a splendere: dopo Prato, Alino ha un’occasione ancor più ghiotta da non perdere e, nonostante la retrocessione in B, diventa il leader dei labronici, riportando Tavano e compagni in A la stagione successiva.

Qualcuno però, da Londra, se ne innamora: Gianfranco Zola. Impossibile rifiutare. L’allora allenatore del West Ham riesce a strappare Diamanti al Livorno: 7 gol in Premier in una stagione, ma la nostalgia dell’Italia è troppa. L’estate successiva viene riportato in Serie A dal Brescia neopromosso: con le rondinelle incanta, guadagna la prima convocazione in nazionale e segna gol stupendi, come l’esterno sinistro vincente nell’1-1 casalingo contro la Juve. Come già accaduto nella prima stagione a Livorno, tuttavia, un Diamanti non è sufficiente per far splendere un’intera squadra: il club del presidente Corioni retrocede e a fine stagione il numero 23 viene acquistato in comproprietà dal Bologna.

Sotto le due Torri, Diamanti trova la sua consacrazione e il suo splendore definitivo: con Ramírez e Di Vaio forma un tridente devastante, conducendo i felsinei ad una salvezza senza affanni a quota 51 punti e rientrando stabilmente nel giro della nazionale italiana, prendendo parte alla spedizione azzurra di Euro 2012. A fine stagione, tuttavia, il magico trio si scompone: Di Vaio tenta l’avventura in Canada, mentre Ramírez viene ceduto al Southampton. Diamanti, invece, riscattato a titolo definitivo e affiancato a Gilardino. Grazie alla cessione di Portanova, diventa capitano del Bologna: la fascia, tuttavia, non sembra pesargli affatto. 

Perché Alino è fatto così. Leader nato, genio (soprattutto) e sregolatezza: diamante ormai sgrezzato grazie alla bella intuizione di Galante e all’ottimo lavoro di Pioli, ma soprattutto liberatosi autonomamente di quella materia superflua che nascondeva un talento (o diamante, se preferite) cristallino. Mancino magico (probabilmente il migliore in Italia) e tecnica invidiabile condita da una voglia di lottare e svariare per il campo che non manca mai: l’interesse di club come Inter, Juve e Zenit è ormai cosa nota. Ma ad uno come lui, concentrato sul presente e abituato a stare con i piedi per terra, le voci di mercato non interessano: “Non penso al futuro. Penso a correre per il Bologna”.

E a sostituire al meglio l’eredità lasciata dal suo grande amico Di Vaio. Prima, chissà, di essere messo all’asta: le pretendenti ci sono, il valore è indiscusso. A meno che lo stesso Alino non decida di dichiararsi romanticamente, alla Curva Bulgarelli. Con un classico: “Un Diamanti è per sempre”.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

domenica 15 aprile 2012

IL RISPETTO PER LA SCOMPARSA DI UN GIOCATORE VALE SOLO I SOLDI SPESI PER ANDARE ALLO STADIO?

TIFOSI DIVISI DOPO LA DECISIONE DELLA FICG DI SOSPENDERE TUTTE LE GARE DI QUESTO WEEK-END

Quaranta euro per un biglietto. Una sessantina tra benzina ed autostrada.
Cari lettori: "un centinaio di euro, valgono il rispetto per un ragazzo di 25 anni, morto in un campo di calcio?"
La domanda non avrebbe nemmeno bisogno di risposta. Tuttavia, fuori da San Siro, teatro di quello che sarebbe dovuto essere il primo anticipo del 33esimo turno di serie A (Milan-Genoa), molti tifosi hanno contestato la decisione della FIGC di sospendere tutti gli incontri di questo week end.
Alcune persone hanno avuto il coraggio di dire : "lo sport va avanti, non è che lo riportiamo in vita così, la partita non doveva essere sospesa"! e ancora: "Non devono farlo sapere dieci minuti prima dell'inizio"! A questo punto a sorgermi spontanea è un'altra domanda: "signore e signori, ci troviamo ancora sul pianeta terra? siamo nel 2012 o siamo tornati indietro di un secolo?".
Con dichiarazioni ed idee di questo genere infatti, si dimostra un'enorme mancanza di rispetto, non solo verso il povero Morosini, ma anche verso tutti i compagni e amici che lo conoscevano. Tra i moltissimi personaggi  che non hanno mancato di esprimere il proprio cordoglio per la perdita di un collega, ma soprattutto di un amico, ricordiamo solamente i vari Muntari, Mauri e Isla che giocarono con lui nell'Udinese.

In che modo, un qualsiasi giocatore o tifoso, in caso di mancata sospensione di tutte le partite, avrebbe potuto esultare e gioire, dopo un gol o una vittoria? Forse, nonostante la miriade di informazione forniteci in tempo reale da i vari media, a queste persone non è del tutto chiaro quello che è successo: un ragazzo di 25 anni, già colpito da varie tragedie familiari, ha perso la vita su un campo di pallone per un attacco cardiaco!
 Per nostra scelta, abbiamo deciso di non addentrarci nelle polemiche riguardanti il tardivo soccorso dell'ambulanza, bloccata all'entrata da una macchina della polizia municipale, in quanto le reti tv hanno speso e spenderanno fiumi di parole sull'argomento.
Permetteteci però di fare una sola osservazione, : "è mai possibile che in uno stadio come quello di Pescara, dotato di un'ampia pista d'atletica, dopo appena un mese dal caso Muambà, sia necessario aspettare sei minuti e mezzo un ambulanza, proveniente dall'esterno dell'impianto?" Ricordiamoci che in Inghilterra la presenza di un defibrillatore a bordo campo è obbligatoria (contributo essenziale a questa norma, la diede Josè Mourinho, dopo l'incidente occorso a Cech nel 2006 ). Deve sempre perdere la vita qualcuno, prima di capire certe cose?

Davide Bernardi