Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Juve. Mostra tutti i post
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lunedì 22 aprile 2013

EDITORIALE JUVE: CONTAVANO I 3 PUNTI, MA IL NUOVO MODULO ANCORA NON CONVINCE!

CONTAVA VINCERE, MA LA PRESTAZIONE E' STATA PIUTTOSTO DELUDENTE

Una gara molto simile a quella del girone d'andata, bloccata, in cui entrambe le squadre hanno tenuto bene il campo e poi decisa da un episodio.
A questo punto della stagione la cosa più importante erano i tre punti e alla luce del risultato, la prestazione poco brillante della Juve passa ovviamente in secondo piano. Vanno comunque analizzati, anche in prospettiva prossima stagione, alcuni aspetti del nuovo modulo proposto da Conte, che almeno per ora ancora non funzionano.
L'assetto cui ci riferiamo è chiaramente il 3-5-1-1 che i bianconeri hanno utilizzato anche nella gara di lunedì scorso con la Lazio.

La prima cosa da sottolineare è il contesto: usare il modulo a una punta a Roma può essere una scelta assolutamente sensata, utilizzarlo invece in casa è forse un atteggiamento un po' troppo rinunciatario per la prima in classifica.
Il secondo aspetto è invece il paradosso visto questa sera e a tratti anche a Roma riguardo l'atteggiamento tattico del centrocampo in rapporto alla superiorità numerica.
Mi spiego subito: un modulo con sei centrocampisti (perchè Marchisio non è certamente un trequartista!) presuppone almeno teoricamente, una superiorità netta a centrocampo in entrambe le fasi. Col Milan e a tratti anche con la Lazio invece, Pirlo è stato spesso lasciato solo a gestire il pallone, gli altri compagni di mediana disposti dieci-quindici metri più avanti e buchi piuttosto eviedenti in mezzo al campo che fortunatamente ne biancocelesti ne rossoneri hanno saputo sfruttare.

Capitolo Marchisio: il Principino bianconero anche con i rossoneri è stato "sacrificato" trequartista dietro Vucinic. L'idea di Conte è quella di sfruttare le doti di inserimento del centrocampista torinese in fase offensiva, la sua generosità e il suo senso tattico in fase difensiva. Contro gli uomini di Allegri, Marchisio ha corso moltissimo, offrendo un contributo importantissimo in fase di pressing e spesso anche in ripiegamento, ma non è praticamente mai entrato nel vivo del gioco.
La mia idea rimane quella che le proprietà da incursore si evidenzino quando il numero 8 bianconero parte da dietro riuscendo a prendere in controtempo le difese avversarie e che impiegarlo "alla Perrotta", non sfruttando le sue doti di incontrista sia un peccato.

Capitolo Vucinic: il montenegrino è incappato in una delle sue classiche serate in cui sembra aver dimenticato la voglia a casa. Se l'intenzione di Conte è quella di sfruttare le sue capacità tecniche per esaltare la corsa di Marchisio, lo Zorro bianconero in partite come queste riesce praticamente solo a perder palla, senza essere capace di far salire la squadra e anzi, costringendola a rimanere schiacciata.
Un modulo del genere, soprattutto in fase di ripartenza, prevede Vucinic come unica possibile destinazione delle verticalizzazioni bianconere; purtroppo in giornate come questa, in cui la Juve non è al meglio fisicamente e l'avversario è messo bene in campo, l'avere una sola opzione diponibile diventa un evidente ostacolo allo sviluppo del gioco e conseguentemente alla pericolosità della squadra.

 Alla luce di queste considerazioni (ma non solo) e in ottica prossima stagione, posso dire che il modulo a sei centrocampisti non mi ha convinto del tutto. Tuttavia, con ancora cinque giornate da giocare e 11 punti di vantaggio sul Napoli, Conte ha la possibilità di collaudare meccanismi ancora poco fluidi.

Davide Bernardi
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sabato 20 aprile 2013

HÖRØUR MAGNUSSON: IL FUTURO DELLA DIFESA BIANCONERA E' GIA' A VINOVO!

FISICO IMPONENTE E PIEDI BUONI, L'ISLANDESE CLASSE '93 STUDIA DA BARZAGLI.

Da un anno e mezzo a questa parte, Conte ha dimostrato come la difesa a tre della Juve, sia il prodotto dell'unione complementare di diverse caratteristiche tecnico tattiche. La visione di gioco e la capacità di impostazione di Bonucci, quella di rottura di Chiellini, e Barzagli, dimostratosi ad ottimi livelli in entrambe le fasi.
L'ex Wolfsburg ha sorpreso tutti per il rendimento sempre ai massimi livelli negli ultimi due anni, ma va comunque detto che il difensore bianconero è un classe '81; le primavere sono ormai 32 ed inevitabilmente la Juve dovrà iniziare almeno a 'pensare' al futuro.
In un periodo tanto difficile per il calcio itaiano, le soluzioni da intraprendere sono solo due: scovare e 'coltivare' autentici crack, come direbbero in Spagna, vedi i casi Vidal (pagato 10,5 e al momento vendibile a non meno di 30 milioni) e Pogba (preso a parametro zero ed ora giudicato uno dei tre migliori '93 al mondo).

Da una di queste due vie percorribili potrebbe arrivare un pezzo importante del futuro della difesa bianconera. Per la precisione un "pezzo" nato l'11 febbraio 1993, alto 190 cm ed arrivato dalla lontanissima Reykjavik.
Stiamo parlando di Hörøur Magnusson, difensore centrale della Juve primavera.
Come già detto è un calciatore islandese classe '93. E' cresciuto nel Fram Reykjavik, dove ha giocato per dodici anni dal 1998 al 2010 e con cui è sceso in campo 6 volte nella massima serie islandese.
Nel 2011 il passaggio in bianconero. Il giovane islandese sorprende subito anche Conte che il 29 dicembre lo convoca per il ritiro invernale della prima squadra a Dubai.

Nonostante il fisico imponente, Magnusson è piuttosto veloce e ciò che sorprende piacevolmente è la sua capacità di impostazione.
In tutto il campionato Primavera e in particolar modo nelle due gare di Finale della Tim Cup, il giovane "bianco", come lo chiamano i compagni per il colore dei capelli biondissimi, ha guidato la difesa di mister Baroni con grande disinvoltura e autorità. Bravo soprattutto a tenere alta la squadra gestendo bene il possesso quando era necessario alzare il baricentro.

Con Barzagli, Chiellini, Bonucci, Marrone, Caceres, Peluso e la situazione ancora incerta di Sorensen, lo spazio in prima squadra per Magnusson la prossima stagione sarebbe davvero poco. Verrà quindi molto probabilmente girato in prestito ad una squadra di A o di B, in modo che la sua crescita prosegua al meglio.
Ma noi ne siamo convinti, presto lo vedremo in bianconero, tra i grandi però!

Davide Bernardi
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martedì 2 aprile 2013

BAYERN-JUVE: PRESSING E BARICENTRO ALTO, LE CHIAVI DI CONTE

QUESTA SERA I BIANCONERI CAPIRANNO DOVE SONO ARRIVATI E DOVE POSSONO ARRIVARE

E' una di quelle partite che Montolivo ha definito "da sogno", "che ogni persona vorrebbe giocare". Il problema, una volta che ci si arriva, è "come" giocarle.

Per quanto rigurda Antonio Conte, il dubbio maggiore ruota attorno alle condizioni di Mirko Vucinic. L'attaccante montenegrino dopo un attacco febbrile si è allenato solo ieri.
All'impiego del numero 9 bianconero è legata anche la scelta del modulo: 3-5-1-1 con Pogba titolare e Marchisio trequartista oppure classico 3-5-2 (al momento più probabile) con davanti la coppia che ha steso l'Inter Quagliarella-Matri.

Andiamo a vedere i possibili scenari tattici che potrebbero profilarsi con i diversi due schieramenti.
Con la prima opzione, quella cioè che vedrebbe Marchisio "da Perrotta", i bianconeri potrebbero sicuramente sfruttare una superiorità numerica, muscolare e qualitativa a centrocampo. Vucinic avrebbe il compito di far salire la squadra e facilitare gli inserimenti degli incursori di Conte.
Una mediana composta dai fantastici 4 aiuterebbe anche la manovra, considerando che con ogni probabilità Heynckess metterà in fase difensiva Kroos a uomo su Pirlo.
Altro vantaggio del 3-5-1-1 sarebbero i raddoppi sulle fasce che a turno Vidal e Pogba potrebbero fare con maggiore libertà, complice anche l'aiuto che Marchisio darebbe al centrocampo. I tedechi sono la squadra che in questa Champions ha crossato di più (74) e quindi la presenza di un centrocampista come Pogba aggiungerebbe anche centrimetri (in entrambe le aree) oltre che corsa.

Come controindicazione invece c'è il fatto che la Juve, rinunciando ad una punta, perderebbe sicuramente qualcosa davanti. I numeri raccontano che il Bayern ha incassato la quasi totalità dei gol da dentro l'area e Quagliarella e Matri garantirebbero un repertorio completo da sfruttare (vedi i due gol di San Siro). Che venga schierato Van Buyten o Boateng al fianco di Dante infatti, i bavaresi in difesa qualcosa concedono, soprattutto sulle palle inattive, vedi i gol subiti con l'Arsenal e con l'Amburgo.

A prescindere dalla variante tattica che alla fine Conte preferirà, una cosa sembra comunque certa: la Juve dovrà cercare di sfondare centralmente. Schweinsteiger e Luis Gustavo vengono spesso lasciati soli e se attaccati in velocità possono andare in difficoltà.
A giugno Prandelli eliminò la Germania attaccandola alta; anche questa, come la semifinale di giugno, è una partita "da sogno" e Conte non vede l'ora di scegliere "come" giocarla.

Davide Bernardi
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sabato 30 marzo 2013

EDITORIALE JUVE: "QUELLI CHE..OH YES!"

VITTORIA DI CARATTERE DEI BIANCONERI A SAN SIRO. LA TESTA E' GIA' A MONACO

Quelli che vincono a San Siro, oh yes!
Quelli che vanno momentaneamente a +12, oh yes!
Quelli che ora si preparano per l'Allianz Arena, oh yes!
Oggi la Juve di Conte è tutti questi "Quelli che..".

Più volte alla vigilia il tecnico bianconero aveva predicato prudenza, assicurando che i suoi avrebbero pensato esclusivamente alla partita con l'Inter. Da vendicare c'era il "sacco" di Torino dell'andata. Ancora una volta l'allenatore leccese ha avuto ragione.
Il gol immediato di Quagliarella sembrava riproporre il copione dello Juventus Stadium, questa volta però la Juve ha dimostrato di aver imparato la lezione e invece di attaccare a testa bassa e finire presto la spinta, ha gestito meglio il possesso e anche quando a farsi vedere in avanti è stata l'Inter, i bianconeri sono stati bravi a ripartire velocemente.
Soprattutto nel primo tempo, Pirlo ha goduto di una libertà insperata, complice anche la poca disciplina tattica di Alvarez. Soprattutto in fase offensiva, la superiorità tecnica e numerica in mezzo della Juve ha fatto la differenza.
Nel secondo tempo si è vista tutta la maturità della capolista, che pur soffrendo la maggiore pressione dell'Inter, non ha mai subito imbarcate. Il pareggio è nato infatti da un errore individuale di Pirlo (udite udite) trasformato magistralmente dai piedi di Cassano e Palacio.


Indicazioni in vista della gara di Monaco ne sono arrivate: è ormai assodato che la Juve soffra gli uomini tra le linee. Kovacic ha spesso spaccato la mediana juventina e da una sua penetrazione centrale è nato l'1-1.
Bonucci è stato meno preciso del solito, ma in generale la linea difensiva ha funzionato bene, soprattutto nel primo tempo, quando il baricentro è rimasto più alto, così come il reparto offensivo: al di là dei gol, i movimenti dei due attaccanti sono stati molto buoni. Velo di Matri sul gol di Quagliarella, assist del napoletano sul raddoppio dell'attaccante di Sant'Angelo.
A poco più di un anno di distanza da quello che pareggiò il vantaggio del Milan, Matri segna un altro gol a San Siro che potrebbe rivelarsi fondamentale nella corsa scudetto.
Le reti dei due attaccanti bianconeri dicono più di tante statistiche come il problema dei gol segnati dal reparto avanzato, che la Juve si portava dietro dalla scorsa stagione, oggi pesi molto di meno.
Con il probabile recupero di Vucinic in vista di martedì, per Conte scegliere il partner da affiancare al montenegrino sarà tutt'altro che facile.
Giovinco sarà in dubbio dopo la carezza di Cambiasso, ma disponibili ci saranno tutti "quelli che..oh yes!"

Davide Bernardi @DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 25 marzo 2013

L'EMERGENTE: BRUNO FERNANDES ('94) FA SOGNARE NOVARA!

PORTOGHESE, CENTROCAMPISTA CENTRALE, HA ATTIRATO  MEZZA SERIE A

Piccole promesse crescono. Dopo l'anno incredibile in cui dalla serie B sono venuti fuori gioielli come Inseigne, Verratti ed Immobile, anche in questa stagione le premesse sono molto più che buone.

L'ultimo gioiellino che sta conquistando le attenzioni di tutta la serie cadetta e di metà della A, è il centrocampista centrale portoghese del Novara Bruno Fernandes.
Nato a Maia, vicino ad Oporto, l'8 settembre 1994, il ragazzo è stato portato in Italia la scorsa estate dall'allora talent scout novarese Rico Ribalta (oggi capo osservatore della Juve) insieme a Mauro Borghetti, responsabile del settore giovanile del Novara. I due hanno approfittato della retrocessione in serie B portoghese, causa scandalo "Fischietto d'oro", del Boavista, club in cui Fernandes giocava da esterno offensivo.

Nell'avventura novarese c'è anche un po' di fortuna oltre l'immenso talento: Fernandes in primavera gioca solo sei partite (3 gol), poi l'esonero di Tesser in prima squadra e l'arrivo di Giacomo Gattuso, promosso dalla Primavera, gli hanno aperto le porte della serie B.
L'esordio negli ultimi sette minuti della gara persa 1-0 col Cittadella, poi la prima da titolare col Cesena e da lì la definitiva promozione nell'undici di partenza, impreziosita anche da due gol contro Ternana e Spezia e un assist.
Trasformato in centrocampista centrale, Fernandes supplisce al fisico certamente non possente (1,73) anzi è piuttosto magrolino, con un ottima tecnica e una visione di gioco eccellente per la giovane età.


Su di lui, come già detto, hanno messo gli occhi molte squadre di Serie A: oltre a Sampdoria e Palermo (i cui osservatori erano ieri al Silvio Piola) anche Inter, Napoli e Juventus.
Protagonista della "rimontona" che ha portato nelle ultime 9 giornate il Novara dalla zona retrocessione alla soglia dei playoffs, il giovane portoghese sarà con ogni probabilità uno delle giovani promesse anche l'anno prossimo. In serie A però.

Davide Bernardi
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giovedì 14 marzo 2013

(VIDEO) ECCO MATTHEUS, IL FIGLIO DI BEBETO NUOVO ACQUISTO DELLA JUVE!

IL GIOVANE BRASILIANO ARRIVERA' PER 2 MILIONI DI EURO ED E' IN POSSESSO DEL DOPPIO PASSAPORTO

Chi l'avrebbe mai detto che il bimbo accolto da Bebeto con il famoso gesto della culla, dopo un gol nei quarti di finale di Usa 94 contro l'Olanda, appena 18 anni dopo avrebbe vestito la maglia della Juventus?      Probabilmente, anzi sicuramente nessuno, considerando anche la carriera del padre, sempre lontano dai club del nostro paese.
Sono bastate invece mezza stagione nella prima squadra del Flamengo e un Sudamericano Sub20 per convincere Marotta a portare a Torino Mattheus Oliveira. I bianconeri, si dice (le cifre ufficiali non sono state ancora rese note) abbiano investito 2 milioni per il giovane brasiliano, che era in scadenza a giugno e che però è in possesso anche del passaporto portoghese.

Andiamo a scoprire il talento di questo giovane ragazzo: nato appunto nel '94 è un centrocampista offensivo, che può rivestire anche il ruolo di trequartista. Fisicamente è piuttosto diverso dal padre: 1,86m per 73 kg.
L'altezza  gli permette di essere abile nel gioco aereo, nonostante non sia il cosiddetto "Bomber di razza".
E' dotato di un ottima tecnica e calcia di sinistro (e che sinistro!). Cambi di gioco e verticalizzazioni fanno sicuramente parte del suo repertorio, così come i calci piazzati.
Nelle giovanili del club Rubro-Negro, con la maglia numero 10, batteva tutto lui. e tra l'altro molto bene. Angoli, rigori e soprattutto punizioni. Dotato infatti di un gran tiro, prova la conclusione da tutte le posizioni e spesso centra il bersaglio.

E' un giovane molto elegante, sia nella tecnica di calcio, che vagamente ricorda quella di Rivaldo, uno che a Torino ha saputo farsi abbastanza apprezzare, che palla al piede.
Non è velocissimo e soprattutto, complice anche l'altezza e la giovane età, è ancora un pochino fragile.

Retroscena della trattativa: il passaggio di Mattheus in bianconero sembrava già cosa fatta a gennaio, poi tutto saltò complice forse l'opinione di Bebeto, non felicissimo di vedere il figlio dall'altra parte del mondo.

Dopo il colpo Cevallos, l'exploit di Pogba, convocato in nazionale A dal c.t francese Deschamps e l'acquisto del figlio di Bebeto, le osservazioni relative alla Juve sono due: innanzitutto la più immediata, investire sui giovani di talento, alla fine paga e in secondo luogo, dopo l'acquisto di tre centrocampisti, crescono le quotazioni di un possibile sacrificio di Vidal a fine stagione per poter arrivare al tanto decantato (fino alla nausea aggiungerei) top player in attacco. Vedremo.

Davide Bernardi
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lunedì 11 marzo 2013

EDITORIALE JUVE: A DISTANZA DI 11 MESI, GIACCHERINI COME BORRIELLO

PROPRIO COME A CESENA, UN GREGARIO E' "LO SPOT DI QUESTA JUVE"

Come non partire dalla fine, come non partire da quello che Conte definisce lo "spot della Juve". Il fischio finale è arrivato da poco, i giocatori si salutano al centro del campo. L'allenatore bianconero va da Giaccherini, scappellotto nella nuca e abbraccio fraterno che scatta immediato.
Nel giorno in cui le sue stelle hanno deluso un po', la Juve si appoggia ai gamboni di Pogba e alla spalle (nemmeno troppo larghe) di Giaccherini; i cosiddetti "uomini di Conte", quelli che  non sempre possono contare su un ampio minutaggio e a cui quindi non resta che farsi trovare pronti quando il tecnico leccese decide di affidarsi a loro.

 Eppure, guardando e rigurdando i novanta minuti e i cinque seguenti la partita, la sensazione di aver già assistito a scene assai simili rimane, eccome.
Poi il lampo! 25 aprile 2012, Cesena - Juve. I Bianconeri, in rosa per l'occasione non riescono a sbloccare la partita. Come ieri il dato del possesso palla è altissimo, più del 62 %, ma gli uomini di Conte non riescono proprio a passare. Poi a pochi minuti dalla fine, su un pallone sporco si avventa l'uomo forse più contestato della rosa della Juve, Marco Borriello. L'attaccante napoletano, sempre sostenuto da Conte e un po' meno dalla tifoseria, segna e fa 60 metri di corsa per abbracciare l'uomo che più l'ha voluto a Torino.
Juve ancora a +3 dal Milan e gol che anche oggi viene ricordato come quello che insieme alla punizione di Del Piero con la Lazio ha regalato lo scudetto alla Juve.

Le analogie con la gara di ieri se ci pensate sono molte. La gara bloccata, l'imprecisione dei bianconeri nelle rare occasioni da gol concesse dal Catania e la rete nei minuti finali dell'antagonista dei top players.
Tutte le difficoltà trovate dalla capolista non si possono ovviamente attribuire all'impegno settimanale di Champions. In parte forse, ma i meriti della formazione di Maran sono palesi. Squadra corta e molto molto compatta. Distanze tra i reparti ridotte al minimo e meccanismi ormai oliati per una società che pur cambiando tre allenatori in tre anni, ha saputo mantenersi su standard molto alti, proponendo sempre un ottimo calcio, diverso nelle tre stagioni, ma comunque di ottima qualità.
A Stramaccioni, che magari non ha visto la suddetta partita, consigliamo di prendere spunto dall'atteggiamento tattico dei siciliani.

Complice l'ordine dell'undici di Maran, la Juve ha forse sofferto la mancanza di Vidal. L'assenza del cileno squalificato ha infatti frenato gli inserimenti di Marchisio, mentre Pogba, per distacco il migliore in campo, non ha nelle sue caratteristiche principali l'infilata alle spalle dei difensori avversari e anche per questo, soprattutto nel primo tempo, la Juve ha sbattuto più volte contro la Maginot rossazzurra.
In una partita molto bloccata, la Juve non ha saputo vincere i duelli individuali sulle fasce, dove Asamoah, anche per ammissione dello stesso Conte, è apparso ancora appesantito dagli impegni di Coppa d'Africa e Lichtsteiner ha avuto una delle sue giornate in cui fa un po' quello che vuole, tanto che Padoin è stato mandato a scaldarsi dopo appena 25 minuti.
Giusto per non smentirsi, dopo la buona prestazione di Napoli, Giovinco ci ha forse regalato la sua peggior partita da quando (ri)veste il bianconero. Molti appoggi sbagliati e una frustrazione che lo ha portato spesso a commettere vari falli inutili.

Con dieci punti di vantaggio a dieci giornate dalla fine, la faccia sorridente di Giaccherini, "spot di questa Juve", potrebbe diventare anche lo spot del campionato.

Davide Bernardi
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giovedì 7 marzo 2013

SHINE BRIGHT LIKE… DIAMANTI: DOPO DI VAIO, IL BOLOGNA HA IL SUO NUOVO CAPITANO LEADER

MANCINO FATATO, GRINTA DA VENDERE: DOPO UNA CARRIERA SULL'OTTOVOLANTE, ALINO HA TROVATO CASA E CONQUISTATO TUTTI. BIG COMPRESE…

Shine bright like a diamond. Trovereste un pezzo migliore per descrivere la carriera di Alessandro Diamanti? Non credo: l’analogia tra il cognome del giocatore e il titolo della celebre canzone di Rihanna, oltretutto, la rende ancor più perfetta.

La storia travagliata di Alino, in effetti, ricorda un po’ quella di un diamante grezzo: al principio, apparentemente, un ciottolo qualsiasi, che nessuno degnerebbe di uno sguardo. E che per svelare tutto il suo valore, necessita dell’abilità di un tagliatore capace di renderlo perfetto.

Il ciottolo Diamanti viene raccolto 14 anni fa a Prato, sua città natale, nella quale comincia a muovere i primi passi a livello professionistico. L’opera di lavorazione inizia con le stagioni spese in prestito tra Florentia Viola e Fucecchio per poi continuare con il ritorno a casa, dove Alessandro inizia a giocare con più continuità. Nel 2004 Diamanti passa, in comproprietà per due stagioni, nelle mani dell’Albinoleffe, senza lasciare segni tangibili del suo valore: torna nuovamente a Prato, città che finirà per essere il suo trampolino di lancio addirittura verso la serie A. In una stagione da 36 presenze e 14 reti viene notato da Fabio Galante e suggerito, proprio dal difensore ex Inter, al Livorno.

La Toscana, terra d’origine per quanto concerne la lavorazione dei diamanti, non può che essere il luogo adatto per cominciare definitivamente a splendere: dopo Prato, Alino ha un’occasione ancor più ghiotta da non perdere e, nonostante la retrocessione in B, diventa il leader dei labronici, riportando Tavano e compagni in A la stagione successiva.

Qualcuno però, da Londra, se ne innamora: Gianfranco Zola. Impossibile rifiutare. L’allora allenatore del West Ham riesce a strappare Diamanti al Livorno: 7 gol in Premier in una stagione, ma la nostalgia dell’Italia è troppa. L’estate successiva viene riportato in Serie A dal Brescia neopromosso: con le rondinelle incanta, guadagna la prima convocazione in nazionale e segna gol stupendi, come l’esterno sinistro vincente nell’1-1 casalingo contro la Juve. Come già accaduto nella prima stagione a Livorno, tuttavia, un Diamanti non è sufficiente per far splendere un’intera squadra: il club del presidente Corioni retrocede e a fine stagione il numero 23 viene acquistato in comproprietà dal Bologna.

Sotto le due Torri, Diamanti trova la sua consacrazione e il suo splendore definitivo: con Ramírez e Di Vaio forma un tridente devastante, conducendo i felsinei ad una salvezza senza affanni a quota 51 punti e rientrando stabilmente nel giro della nazionale italiana, prendendo parte alla spedizione azzurra di Euro 2012. A fine stagione, tuttavia, il magico trio si scompone: Di Vaio tenta l’avventura in Canada, mentre Ramírez viene ceduto al Southampton. Diamanti, invece, riscattato a titolo definitivo e affiancato a Gilardino. Grazie alla cessione di Portanova, diventa capitano del Bologna: la fascia, tuttavia, non sembra pesargli affatto. 

Perché Alino è fatto così. Leader nato, genio (soprattutto) e sregolatezza: diamante ormai sgrezzato grazie alla bella intuizione di Galante e all’ottimo lavoro di Pioli, ma soprattutto liberatosi autonomamente di quella materia superflua che nascondeva un talento (o diamante, se preferite) cristallino. Mancino magico (probabilmente il migliore in Italia) e tecnica invidiabile condita da una voglia di lottare e svariare per il campo che non manca mai: l’interesse di club come Inter, Juve e Zenit è ormai cosa nota. Ma ad uno come lui, concentrato sul presente e abituato a stare con i piedi per terra, le voci di mercato non interessano: “Non penso al futuro. Penso a correre per il Bologna”.

E a sostituire al meglio l’eredità lasciata dal suo grande amico Di Vaio. Prima, chissà, di essere messo all’asta: le pretendenti ci sono, il valore è indiscusso. A meno che lo stesso Alino non decida di dichiararsi romanticamente, alla Curva Bulgarelli. Con un classico: Un Diamanti è per sempre”.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

JUVE AI QUARTI SENZA PROBLEMI, MA ALLO 'STADIUM' LO SPETTACOLO E' IL PUBBLICO!

BELLE IMMAGINI DI SPORTIVITA' TRA TIFOSI BIANCONERI E SCOZZESI PER UNO STADIUM QUASI ESAURITO

Alla fine, della partita di questa sera, si ricorderà soprattutto lo spettacolo sugli spalti dello Juventus Stadium, dove tifosi bianconeri e scozzesi ha cantato (anche insieme) per tutti i 90 minuti.
In un clima bagnato dalla pioggia, ma riscaldato dalla sportività sulle tribune, la partita è andata via liscia, senza nessun inconveniente, complice anche il risultato determinante dell'andata.

Per quanto riguarda il campo, la partita si è svolta come preventivabile. Il Celtic ci ha provato per i primi venti minuti, spinti più dall'orgoglio che non dall'effettiva convinzione di potercela fare.
La Juve invece ha contenuto senza correre troppi rischi e ha poi colpito appena ha potuto.
Bene la coppia Matri-Quagliarella, entrambi a segno. In particolare il napoletano ha raggiunto Giovinco a quota undici in testa alla classifica dei bomber stagionali bianconeri.
I due attaccanti sono piaciuti soprattutto per i movimenti e per il lavoro di sponda che hanno fatto per i compagni.

Da una parte all'altra del campo, Buffon è stato determinante su una conclusione dal limite di Commons deviata da Hooper. Anche grazie a quel colpo di reni, il portierone bianconero, in rosa per l'occasione, ha potuto mantenere la propria imbatibilità europea, arrivata a 493 minuti.
La squadra di Conte approda ai quarti con la miglior difesa, alla luce dei soli 4 gol subiti.
Bene anche Marrone, sempre preciso e puntuale nell'aiutare la manovra quando su Pirlo scalavano Commons e Hooper.
Piuttosto impreciso invece Bonucci, che ha forse sofferto lo spostamento a destra per fare spazio proprio a Marrone. L'ex difensore del Bari è andato spesso in difficoltà negli uno contro uno con Samaras.

Per quanto riguarda il centrocampo, benissimo Pirlo (come al solito), che al 20' del secondo tempo ha disegnato un "quadro da esporre nei musei" che ha innescato Vidal per il raddoppio di Quagliarella.
Il cileno è apparso in crescita soprattutto dal punto di vista fisico, aspetto determinante nel suo rendimento. Il "Guerrero", diffidato, è stato bravo a non rischiare mai il giallo che gli avrebbe fatto saltare l'andata dei quarti.
Prestazione positiva anche per Peluso. Non finirò mai di dirlo, ma sulla fascia l'ex atalantino garantisce cose che Asamoah, in questo momento, non può garantire. Corsa (tanta), spinta, ma anche copertura. Con l'andare delle partite, il terzino romano sta guadagnando sempre più spazio e sempre più punti nelle gerarchie di Conte.
Isla invece è apparso ancora un oggetto misterioso. Se non conoscessimo il suo passato all'Udinese, ci chiederemmo il perchè del suo acquisto. Purtroppo giocando così poco non si può pretendere molto, ma anche questa sera gli appoggi sbagliati sono stati svariati, quelli giusti forse due.

Alla luce dei due settimi posti di soli due anni fa, i quarti di finale di Champions sono già un ottimo risultato, ma conoscendo Conte, secondo voi si accontenterà? "Se Abbiamo fame? Abbiamo appena iniziato a mangiare!" (A.Conte nel post-partita). Come non detto!

Davide Bernardi
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martedì 19 febbraio 2013

CHAPEAU: CLEMENT GRENIER, LA JUVE VUOLE L'EREDE DI GOURCUFF

IL SOSIA DI GOURCUFF FA SEDERE L'ORIGINALE

Nello scorso appuntamento di Chapeau, il nostro Giammarco Bellotti ci ha presentato un giovane di grande prospettiva di casa Lione, Yassine Benzia.
Oggi tocca ad un altro gioiellino del presidente Aulas: nato il 7 gennaio 1991 ad Annonay, Clèment Grenier.
Centrocampista offensivo dai piedi raffinati, somiglia molto al suo attuale 'competitor' Yoann Gourcuff, al quale ha gentilmente preso il posto da titolare.

Arrivato al Lione all'età di dieci anni, Grenier ha svolto tutta la trafila delle giovani li dei Les Gones. E' entrato fin dall'U16 nelle fila della nazionale francese. Con l'U17 segna bel 8 gol in 16 presenze, diventandone una delle stelle più brillanti.
Dopo l'interesse del sempre attento Arsene Wenger, del Chelsea, del Real Madrid e dell'Inter, il presidente del Lione si decide a blindarlo, facendogli firmare il contratto da professionista a soli 17 anni.

Bisogna dire però che l'ascesa del giovane talento francese non è stata tutta rose e fiori. Dopo l'esordio tra i grandi, arrivato il 29 settembre 2009 in Lione Tolosa 2-1, arriva anche l'esordio da titolare nella gara di coppa di Francia col Psg nell'ottobre dell'anno dopo. A questo punto iniziano i guai: un infortunio lo tiene ai margini fino a marzo. Ad aprile entra in campo nei minuti finali di Nizza-Lione, gara in cui gli ospiti, in vantaggio 0-2, vengono rimontati nei minuti finali. L'approccio alla gara di Clèment non è dei migliori e per questo viene prima aspramente criticato e poi aspramente falciato da Cris in allenamento. Uno scotto che lo farà crescere.
A fine campionato farà parte della rosa U20 francese che disputerà il Mondiale in Perù. Partito tra le riserve diventerà presto un protagonista della competizione.
Al rientro a Lione, Grenier è un altro giocatore. La cessione di Pjanic e i continui problemi fisici di Gourcuff gli permettono di ritagliarsi uno spazio sempre maggiore, fino alla maglia da titolare fisso.
Dopo l'interesse nelle passate stagioni di molte big, di recente si è parlato anche della Juve, che avrebbe chiesto il giocatore ad Aulas. Il contratto di Grenier è in scadenza 2014 e il giovane francese non sembra intenzionato a rinnovare, costringendo la società transalpina ad una cessione (comunque al ribasso) per non perderlo a costo zero la prossima stagione. Marotta rimane vigile sulla situazione.

Specialista dei calci piazzati, Grenier ha una grande visione di gioco e uno sviluppato senso tattico. I difetti maggiori sono forse la sua velocità non irresistibile e la scarsa cattiveria sotto porta.
Grenier-Benzia-Lacazette, non c'è che dire, il Lione ha il futuro assicurato, forse!

Davide Bernardi
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mercoledì 13 febbraio 2013

JUVE: PIU' CHE GRANDE PRESTAZIONE, PRESTAZIONE DA GRANDE

FINALMENTE CINICA E SPIETATA. VIOLATO L'INFERNO DEL CELTIC PARK

Sicuramente non la Juve più brillante della stagione. Certamente la più cinica.
Se nell'analizzare l'ultima prestazione interista il nostro Di Noi aveva usato la parola chiave ritorno, quella dei bianconeri dopo l'avventura al Celtic Park è sicuramente "cinismo".
Gli uomini di Conte infatti hanno capitalizzato al massimo, trasformando di fatto tutte le occasioni che hanno costruito.

Metà della stampa italiana ha esaltato una prestazione bianconera, che per noi francamente non c'è stata. Il punteggio finale è eccessivo nei confronti di un Celtic, che solo a causa della propria imprecisione non è riuscito a trovare (almeno) un gol. Detto ciò, indiscussi i meriti della Juve, che finalmente ha dimostrato la maturità della Grande squadra, quella che colpisce ogni volta che può, ma che sa anche soffrire se necessario.

L'atmosfera a Glasgow è stata incredibile. La tana degli scozzesi sembrava (questa si!) un inferno. Le squadre sono scese in campo, l'inno della Champions suonava, ma nessuno se ne accorgeva, il boato del Celtic Park è stato davvero incontenibile.

Gli uomini di Conte sono stati bravi a cambiare pelle rispetto alla sfida di campionato con la Fiorentina. Difficile contrastare il clima e il dinamismo degli uomini di Neil Lennon, anche piuttosto provocatori, meglio lascairli sfogare e poi ripartire. Il problema è che gli scozzesi a sfogarsi non ci hanno pensato nemeno per un attimo e la Juve ha sofferto il pressing altissimo, trovando molte difficoltà in fase di costruzione.
Nonostante ciò i bianconeri hanno mostrato un'organizzazione tattica ai limiti della perfezione, che già a Donetsk gli permise di non incassare imbarcate eccessive.
Per quanto riguarda il Celtic invece, la squadra di Lennon ha sorpreso per l'organizzazione a centrocampo, il dinamismo infatti lo conoscevamo già! Gli unici due difetti di squadra mostrati ieri sera però sono stati  macroscopici.
Innanzitutto le sbandate difensive sulle verticalizzazioni bianconere. Di fatto i tre gol sono arrivatiquando la Juve è riuscita ad andare bene in profondità. E infine il paradosso nel gioco: buona circolazione e movimento fino alla trequarti, poi cross a non finire per cercare Samaras. Piccolo particolare, il greco ieri in campo non è sceso e il torello Hooper, stretto tra Barzagli, Bonucci e Caceres non ne ha incornata una.

Si temeva i bianconeri potessero soffrire qualcosa a sinistra, complici le assenze di Chiellini ed Asamoah. Prontamente smentiti: Caceres e Peluso tra i migliori in campo.
L'uruguayo ha vinto quasi tutti i confronti aerei, puntale e preciso negli appoggi e senza remore quando la palla era da allontanare il più possibile. Ancora meglio Peluso. L'ex atalantino, al debutto in Champions, ha fatto per distacco la migliore prestazione da quando veste bianconero. Più libero da marcature rispetto a  quando viene schierato centrale, ha saputo mettere in mostra le proprie qualità atletiche lungo la fascia. Benissimo Matri, al terzo gol in nove giorni, condito anche dall'assist davvero perfetto per Marchisio in occasione del raddoppio. Troppe volte criticato, l'ex Cagliari per trovare continuità di rendimento ha bisogno di giocare. Dopo tre partite consecutive da titolare, i risultati si vedono.
Meno brillante del solito invece Bonucci, non precisissimo negli appoggi, tanto da guadagnarsi, dopo un lancio poco preciso, un "fallo ancora e ti ammazzo" da Conte.

I bianconeri escono dunque dal Celtic Park con qualche consapevolezza in più, dei propri limiti e soprattutto dei propri mezzi: mai un inferno fu tanto celestiale.

Davide Bernardi
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sabato 9 febbraio 2013

MASTERCHEF JUVE: "LA FIORENTINA? BEN COTTA GRAZIE!"

I BIANCONERI SCHIANTANO 2-0 I VIOLA E ASPETTANO IL RISULTATO DI LAZIO-NAPOLI

Una Juve in formato extra-strong inizia come meglio non poteva il mini ciclo che la porterà, in sette giorni ad affrontare ancora Celtic e Roma in trasferta.
I bianconeri, all'Inf..pardòn allo Juventus Stadium, schiantano la Fiorentina di Montella, grazie alle reti di Vucinic e Matri nel primo tempo.

Come anticipato qualche settimana fa, la Juve ha riniziato a correre più degli altri. Già nella partita di domenica scorsa a Verona, gli uomini di Alessio avevano mostrato una condizione fisica in netta crescita, cambiando ritmo a piacimento durante la gara.

Per quanto riguarda i viola invece, gli uomini di Montella sono apparsi la brutta copia di quella che all'andata aveva messo in seria difficoltà i campioni d'Italia. Jovetic ancora sotto tono come col Parma, circolazione lenta e troppe volte rischiosa in fase di impostazione, molli e troppo attendisti quando c'era da inseguire gli avversari.

Forse anche stimolata dall'avversario, i bianconeri a tratti sono parsi quelli dell'anno scorso. Un dinamismo incredibile, raddoppi anche al 90' e una lucidità nel fraseggio tipica della scorsa stagione.
Diciamocelo, a spingere la Juve sono state forse più le polemiche nate nella giornata di ieri a seguito del video apparso sul sito bianconero, che non la partita in se, storicamente più sentita dai viola. Per gli uomini di Conte-Alessio, l'importanza della partita era legata alla classifica, ma non solo. Prendersi tre punti a pochi minuti dall'inizio di Lazio-Napoli era fondamentale, così come presentarsi al Celtic Park con una prestazione convincente alle spalle.
Tra i bianconeri, non al meglio tra infortuni e fatiche accumulate dagli impegni nazionali, è funzionato praticamente tutto. Barzagli, Pirlo e Vidal hanno offerto una prestazione ai limiti della perfezione. Barzagli non ha buttato via un pallone, recuperandone a decine, così come Vidal, che armato di forchetta e coltello e si è gustato il centrocampo della Fiorentina, inventando tra l'altro l'azione che la calza di Matri ha capitalizzato al meglio.
Se il cileno la Fiorentino se la è mangiata, Pirlo l'ha proprio cucinata! Cottura a puntino, con recuperi, lanci illuminanti, geometrie e movimenti da Carlo Cracco del pallone. Una ricetta da Masterchef insomma.
"La Fiorentina? Ben cotta grazie!".

Davide Bernardi
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lunedì 3 dicembre 2012

EDITORIALE JUVE: IL DERBY E' BIANCONERO ORA A DONETSK NON SI PUO' FALLIRE

LA JUVENTUS NON NE SBAGLIA DUE DI FILA. DOPO LA SCONFITTA DI DOMENICA SCORSA CONTRO IL MILAN I RAGAZZI DI CONTE VINCONO IL DERBY DELLA MOLE E RAFFORZANO IL PROPRIO PRIMATO IN CLASSIFICA


Dei quattro derby giocati in questa Serie A, quello di Torino è sicuramente il più impari; troppa la distanza tra le due società, sia dal punto di vista tecnico che economico. Eppure sabato fino a quell'intervento assassino di Glik, i granata non stavano affatto demeritando e, anzi, erano gli unici ad aver avuto una chiara occasione da gol con Meggiorini. Dopo il 36', minuto dell'entrataccia del polacco ai danni di Giaccherini, il copione è cambiato del tutto e da lì in poi è stato un monologo bianconero, in cui il Toro non poteva che essere la vittima sacrificale. Con il cuore e con l'aiuto di Pirlo i granata hanno però resistito dignitosamente per 57 lunghi minuti, fino a quando proprio un torinese doc come Marchisio ha buttato il pallone alle spalle di Gillet, siglando la prima delle tre reti della vittoria. Da lì in poi non c'è stata letteralmente partita, con la squadra di Ventura incapace per molto tempo di superare la metà campo.

Buona la prestazione di squadra; capiamoci, niente a che vedere con quella offerta contro il Chelsea, ma alcuni segnali sono stati incoraggianti. Il Torino di ieri, seppur in dieci, è parso a tratti molto simile alla Lazio di due settimane fa: arroccato e attento in difesa e pronto a sfruttare un eventuale sbavatura bianconera. Ma mentre contro i biancocelesti, complice la sfortuna e un super Marchetti, la Juve aveva impattato sullo zero a zero, ieri i ragazzi di Conte sono riusciti a portarsi a casa il bottino pieno, segno che risultati come quello contro la Lazio sono più figli del caso che di sterilità offensiva bianconera.

A proposito di attaccanti, sabato abbiamo assistito ad una buona prova di Giovinco che oltre il gol, ha retto a tratti da solo l'intero reparto avanzato. A questo punto si spera che la "formica atomica" si sia sbloccata psicologicamente e inizi a mostrare tutti i numeri con cui aveva deliziato il pubblico di Parma. In un sistema di gioco come quello bianconero, spesso troppo ripetitivo e prevedibile, potrebbe essere l'unico musicista in grado di suonare uno spartito diverso.
L'altro che sarebbe in grado di cambiar la musica della gara è Mirko Vucinic, ma qui va fatto un discorso a parte. Nonostante i due assist, la prestazione del montenegrino, conoscendo le sue vere capacità, è stata insufficiente . A lunghi tratti appare svogliato, come se stesse giocando la partitella del giovedì con gli allievi, e a fine gara, nonostante il match sia bello che chiuso, riesce a prendersi un'ammonizione inutile protestando per una rimessa laterale non assegnata ai bianconeri. Insomma: se fosse un giocatore normale una prestazione come quella contro il Toro sarebbe ineccepibile, ma dato che tutti conoscono le doti che possiede quando non scende in campo in pantofole, è irritante vederlo giocare con così tanta sufficienza.

Invece un vero e proprio caso sta diventando a questo punto Matri, a cui è stato addirittura preferito Bendtner. A meno che Conte non abbia deciso di preservarlo per la delicatissima sfida di coppa contro lo Shakhtar (alquanto improbabile), l'attaccante lodigiano è diventato l'ultimo nelle gerarchie offensive bianconere. Noi non li vediamo in allenamento durante la settimana, ma, per quanto visto fin qui, sempre meglio un Matri al 70% che un Bendtner al top della condizione, soprattutto per il fatto che l'ex cagliaritano è perfettamente integrato nei movimenti di squadra, mentre lo spilungone biondo sembra ancora un corpo estraneo.

Passato il pericolo derby, mercoledì la Juventus si gioca una buona fetta di stagione a Donetsk. Superare il turno significherebbe avere la consapevolezza di far parte delle sedici migliori squadre d'Europa e sopratutto l'entrata di soldi freschi da spendere per completare una rosa che necessita di qualche ritocchino in difesa (manca una vera alternativa ai tre centrali). Senza voler far retorica non si può andare in Ucraina e giocare solo per il pareggio, anzi bisognerà provare a vincere per finire il girone in testa, il che sarebbe un iniezione di autostima grandissima. Oltretutto in Europa il detto "meglio due feriti che un morto" non è che vada molto di moda.

Nicolò Smerilli
(@NiSmerilli)

lunedì 5 novembre 2012

JUVE: TRE SCHIAFFI CHE DEVONO SERVIRE

IL TONFO CON L'INTER DEVE FAR RISVEGLIARE LA FAME E L'AGGRESSIVITA' CHE L'ANNO SCORSO HANNO CONTRADDISTINTO I BIANCONERI

Dopo 49 risultati utili consecutivi, la Juve ha perso la sua imbattitbilità in campionato. E lo ha fatto nel modo più crudele: in casa, prendendone tre dalla rivale per eccellenza, che in un solo colpo (anzi tre!) si è portata ad una sola lunghezza proprio dai bianconeri, facendogli perdere un pò di quella montagna di sicureza accumulata da una anno a questa parte.
Sabato sera i bianconeri sono stati sorpresi e messi in difficoltà dal modulo "spensierato" e dall'aggressività dell squadra di quello che se non "Special Two", a Milano sta diventando il "figlio adottivo" dell'indimenticato Josè.
 Mai come contro i nerazzurri la Juve è apparsa imprecisa e frettolosa, a tratti nervosa a causa dell'atteggiamento dell'Inter. Ancora una volta si sono viste le solite difficoltà in zona offensiva degli avanti bianconeri, questa volta frustrate dall'opposta efficacia degli avversari.
Come sempre giornalisti e giornali hanno sprecato fiumi di parole e d'inchiostro a sottolineare la mancanza dell'ormai "nauseante" Top Player: Bendtner è un buon giocatore che può tornare utile, ma non è quello che può sostituire Vucinic nè quello che può risolverti partite così complesse.

Diciamoci la verità e guardiamo in faccia la realtà: il problema principale della Juve non è l'attaccante. Va bene, le lacune ci sono, ma anche l'anno scorso in avanti i bianconeri non avevano una stella eppure hanno vinto e convinto ugualmente.
Il vero vuoto i bianconeri ce l'hanno in panchina. Sabato Stramaccioni ha preparato e vinto la partita presentando una squadra prima "insolente" e poi capace a sfruttare, con l'inserimento di Guarin, la perdita di lucidità dei bianconeri.
La Juve invece a bordo campo aveva Alessio, bravo e diligente, ma pur sempre un burattino. Non aveva Antonio Conte, l'uomo che ha creato questa squadra, in grado di spronarla negli spogliatoi e addirittura di guidarla nelle singole azioni.

I bianconeri hanno bisogno di ritrovare la fame del suo condottiero, quella dell'anno scorso insomma. Raramente quest'anno l'hanno messa in mostra: il primo tempo con la Roma e i primi 15' minuti proprio con l'Inter.
Nelle altre occasioni gli uomini di Conte sono stati quasi sempre padroni della partita, soffrendo però qualcosa di troppo (vedi Siena e Bologna).
Ad attendere la Juve, ora c'è un filotto niente male: dopo il Pescara in trasferta, toccherà a Lazio in casa, Milan fuori e derby col Toro, inframezzati dalle gare di Champions con Nordsjaelland e Chelsea.
A Vinovo faranno bene a capire che i tre schiaffi di sabato DOVRANNO solo fare bene; dovranno servire a riaccendere la fame della passata stagione, dovranno riportare concentrazione ed attenzione al massimo.
Mercoledì in ballo c'è una stagione, la Juve dovrà tornare a ballare. Per tutti i 90 minuti però.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6

giovedì 7 giugno 2012

FINAL EIGHT PRIMAVERA: ECCO L'ITALIA DEL FUTURO!

DALLE FINALI DEL CAMPIONATO PRIMAVERA SONO EMERSI GIOCATORI CHE FANNO BEN SPERARE PER IL FUTURO DEL NOSTRO CALCIO

Che il calcio italiano sia in crisi non è certamente una scoperta.
Stadi fatiscenti, campionati truccati e l'assenza di grossi capitali hanno fatto perdere il fascino alla nostra serie A. I top Player snobbano il nostro campionato, i pochi che ci sono emigrano all'estero e i risultati delle nostre squadre in Europa non fanno sicuramente sorridere.
Qual'è dunque la soluzione?
A detta dei molti la via migliore da intraprendere sarebbe quella del modello tedesco: puntare tutto sui settori giovanili e scoprire giovani talenti ai quali dare finalmente spazio. In Germania ha permesso di scovare baby fenomeni come Marco Reus, Mario Gotze e Thomas Muller.

A ben vedere anche l'Italia ha i suoi gioielli. Probabilmente mai come quest'anno infatti, abbiamo avuto la possibilità di vedere 'giocatorini' davvero interessanti. Alcuni di essi sono già entrati nel giro della nazionale maggiore, come Mattia Destro, Marco Verratti o Stefan El Shaarawi, mentre altri hanno fatto la fortuna delle proprie squadre, come Lorenzo Insigne e Ciro Immobile.

Le Final Eight per lo scudetto primavera non sono ancora finite, ma ragazzi di talento e prospettiva se ne sono visti eccome.
 Noi di DiscoveryFootball abbiamo provato a stilare una top 11 di un'ipotetica nazionale:

Mirko Pigliacelli: classe '93, portiere della Roma, è arrivato tra i giallorossi nel 2009, dopo due anni dai cugini laziali. E' un estremo difensore molto bravo nelle uscite e con i piedi. Di lui rimase molto colpito Luis Enrique, che l'anno scorso decise di aggregarlo alla prima squadra.

Per la difesa abbiamo scelto: Mattia De Sciglio, classe '92, terzino del Milan che quest'anno Allegri ha fatto esordire prima in Champions con il Viktoria Plzen e poi in campionato nella gara di Verona, vinta con il Chievo 1-0.
Marco Baldan, classe '93 centrale difensivo compagno di De Sciglio, molto abile in marcatura e dotato di buona tecnica ed infine Luca Andrea Crescenzi, classe '93 difensore della Lazio molto richiesto da varie squadre di A e di B.

Per il nostro ipotetico centrocampo i 5 sono:
Federico Viviani: quel che si dice un centrocampista completo. Piedi sopraffini e grinta da vendere, nella semifinale con la Lazio, il centrocampista della Roma ha fatto vedere tutto il suo potenziale, realizzando su punizione il momentaneo 1-1. Viviani ha già avuto modo di esordire in campionato nel pareggio interno dei giallorossi con la Juventus.
Andrea Romanò: capitano della primavera dell'Inter, gioca sulla trequarti, ma presenta qualità più da incursore che non da fantasista. Dotato di grande corsa, ha messo a segno il momentaneo 2-1 nella semifinale col Milan e ha realizzato l'assist del 3-3 di Samuele Longo.
Amato Pietro Ciciretti: Centrocampista della Roma di grande duttilità. Gioca da numero 10, ma spesso si abbassa al fianco di Viviani per far partire la manovra giallorossa. Giocatore di grande tecnica, ricorda molto Miralem Pjanic nelle movenze.
Leonardo Spinazzola: esterno offensivo juventino classe '93, è il classico avversario che non vorresti mai incontrare: dinamico, rapidissimo e letale nell'uno contro uno.
Bryan Cristante: regista italo-canadese del Milan classe '95, si è comportato molto bene nelle fasi finali del campionato nonostante l'età. Dotato di grande visione di gioco, può contare anche su un fisico imponente che vanta 186 cm di altezza.

Quella d'attacco è davvero una coppia di killer d'aria di rigore.
Il primo nome è quello di Samuele Longo, attaccante dell'inter classe '92. Arrivato nel 2009 dal Treviso ha tutto per diventare un grandissimo attaccante; dinamismo, forza fisica e fiuto per il gol sono le sue migliori qualità. Longo ha la media di un gol ogni due partite e ieri nel derby col Milan ha regalato la finale ai suoi grazie ad una fantastica tripletta.
L'altro ariete è Gianmario Comi, centravanti del Milan, arrivato l'anno scorso dal Torino nello scambio che ha portato Verdi in granata, ha una media gol spaventosa; ben 27 marcature in 25 partite. Dotato di una stazza imponente, ieri sera ha presumibilmente giocato l'ultima partita con la primavera rossonera, segnando per altro una doppietta.

A tutti questi nomi vanno aggiunti i talenti che attualmente stanno già militando in serieA e B. Finalmente, dopo anni in cui la macchina sembrava essersi inceppata, il calcio italiano sembra aver sfornato una nuova generazione di baby-talenti.
A questo punto spetterà solo alle società il compito di farli diventare grandi.

Davide Bernardi



mercoledì 23 maggio 2012

L'EUROPA CAMBIA PADRONI..CONTRO OGNI PRONOSTICO!

INATTESE RIVELAZIONI E CONFERME IMPREVISTE SI PRENDONO I TRONI D'EUROPA

Chiunque di voi, ad inizio stagione, avesse scommesso anche solo pochi euro su Juve, Montpellier, Dortmund, Man City e Real Madrid, campioni nei propri paesi, a questo punto si starebbe togliendo qualche sfizio in più.
Grazie a rivelazioni inattese e conferme impreviste, l'Europa ha cambiato padroni.

Partiamo ovviamente da casa nostra, dove la Juve, anche grazie alle novità portate da Conte è tornata regina d'Italia a distanza di 6 anni. Inanellanddo 42 risultati utili consecutivi, i bianconeri sono riusciti a togliere la corona dalla testa milanista.

Grazie ad un pullman scoperto(che va tanto di moda in questi giorni!) ci trasferiamo in Inghilterra.
La Premier è tornata in quella che dovrebbe essere la Manchester operaia, quella più povera, quella colorata d'azzurro.
Il percorso della squadra di Mancini è stato a dir poco incredibile, anzi "crazy" per usare le parole del Mancio. Miglior attacco, miglior difesa ed entrambi i derby vinti, di cui uno 6-1.
Molti tifosi dei Citizens, trovatisi anche lontani 8 punti dagli odiati cugini, hanno rischiato il collasso l'ultima giornata con il QPR, quando a 4 minuti dal termine il titolo era lontano due gol.

Passiamo poi da uno sceicco vincente ad uno sconfitto. In Francia a trionfare sono i soldi della"monnezza" e non i petrodollari di Al-Khelaifi. Per la prima volta nella sua storia il Montpellier diventa campione di Francia e riscrive la cartina del calcio d'oltralpe.
Per la vittoria, l'eccentrico proprietario della terza azienda per i servizi ambientali di Francia, Louis Nicollin si è tinto i capelli di blu ed arancione. Tanto per farvi capire di che personaggio si sta parlando, ecco le dichiarazioni che ha rilasciato su Ancellotti:"Preferisco Courbis ad Ancelotti! Se non è costoso, va bene, ma 500 000 € al mese ?! Sto sognando, non ha niente di particolare. Ha vinto titoli, ma aveva i giocatori per farlo. I grandi allenatori sono quelli che guadagnano dei titoli coi giocatori mezzo-buoni. Con Courbis, si è salito in Ligue 1 coi mezzo-mongoloide."

Dalla Francia, superiamo i Pirenei ed arriviamo in Spagna, dove Mourinho, per conquistare il titolo nel quarto paese diverso, ha dovuto portare il suo Real a 100 punti in classifica, con addirittura 121 gol fatti e soli 32 subiti. Grazie ad un rullino di marcia impressionante anche in trasferta, i blancos sono riusciti a spezzare il dominio del Barcellona.

" Last but not least", il Borussia Dortmund. I ragazzi terribili di Klopp, complice una inizio stagione in retromarcia ed un partenza in quarta del Bayern, a Gennaio si sono trovati distanti anche 11 punti di distanza. Grazie ad una rimonta incredibile, con la ciliegina dello scontro diretto in casa, grazie ad un gol di Lewandowsky.


Le realtà di Montpellier e Dortmund hanno dimostrato come non sempre i soldi facciano la felicità, soprattutto nel calcio.


Davide Bernardi

lunedì 7 maggio 2012

LE PAGELLE DEL 28-BIS

I VOTI DI TUTTI I CAMPIONI D'ITALIA: DA BUFFON A CONTE


BUFFON: E' il numero uno, in tutti i sensi. Contro il Lecce fa un errore incredibile che riapre un campionato chiuso, si scusa con lo stadio e per lui ci sono solo applausi. Dopo parecchie partite è tornato a casa senza neanche fare la doccia e pulire i guanti, ma quando è stato chiamato all' opera ha sempre risposto da campione del mondo. VOTO: 7

LICHSTEINER: Molti dicevano che gli 11 milioni spesi per lo svizzero fossero troppi, ma l'ex laziale si è subito imposto con la sua grande personalità all' interno dello spogliatoio bianconero. Sembra che giochi nella Juventus da anni, meravigliosa l' intesa con Pirlo e fondamentale il gol di Bergamo contro l'Atalanta. In queste ultime partite è un po' calato ma d'altronde non è facile reggere il ritmo chiesto da Conte, per di più per uno che gioca sulla fascia.VOTO: 7,5

BARZAGLI: I tifosi Juventini mi passino il paragone: “Abbiamo comprato un pezzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras”. Non ci sono parole migliori di quelle dell'Avvocato per descrivere questo giocatore. Arrivato nel gennaio 2011 per l' irrisoria somma di 300 mila euro, in un anno ha avuto una crescita esponenziale. Poche ammonizioni, nessuna espulsione e una pulizia di intervento paragonabile forse a quella di Gaetano Scirea. VOTO: 8

BONUCCI: Considerato uno dei principali colpevoli del fallimento della stagione passata quest'anno è stato un po' Dott. Jekyll & Mr. Hyde. Stagione distastrosa fino alla partitaccia con la Milano rossonera; è bravo a non demoralizzarsi e a crescere partita dopo partita. Conte gli affida il centro della difesa a 3 e Leonardo, quando non si perde in finezze, si dimostra sempre all'altezza dando spesso l'avvio alla manovra con i suoi ottimi piedi. Prima parte da 4, seconda da 8. VOTO: 6+

CHIELLINI: E' rude ma tremendamente efficace. Dove lo metti sta: fa il centrale, il terzino e nell occorrenza anche il quinto di centrocampo. Non molla mai di un centimetro ed è uno di quelli che se ce l'hai in squadra lo ami, ma se te lo trovi contro lo odi. Ma non perchè sia antipatico o scorretto ma per il fatto che “da solo ne marca tre” (Cit. Walter Mazzarri). VOTO: 8

CACERES: “El Pelado” ricomincia la sua seconda vita bianconera in gennaio e questa volta è una stagione dolcissima. Alla prima partita tira due cazzotti al Milan in Coppa Italia spalancando le porte della finale, sigla il vantaggio contro l'Inter e proprio ieri sera propizia l'autogol di Canini. Nonostante sia arrivato tardi capisce immediatamente ciò che Conte gli chiede. Probabilmente una delle tre migliori riserve difensive del mondo. VOTO: 7

DE CEGLIE: Mai apprezzato del tutto dalla tifoseria, in questa stagione il buon Paolino è stato capace di ritagliarsi il suo spazio a sinistra. Che sia terzino della difesa a quattro o esterno del centrocampo cambia poco, quando parte mostra doti atletiche impressionanti. Un cavallo. VOTO:6,5

VIDAL: Alzi la mano chi si aspettava di vedere sotto la Mole un giocatore così. In fase difensiva sembra il miglior Davids mentre i sette gol realizzati stanno a dimostrare che anche lì davanti ci sa fare. L'unica pecca è la gran quantita di gialli ricevuti, ma se dovesse continuare a giocare in questo modo penso che non ci farà caso nessuno. VOTO: 8

PIRLO: Ieri sera Galliani è stato avvistato mentre preparava il nodo per la corda. Folle l'idea di cedere il miglior regista del mondo per tenere Van Bommel e rinnovare ad Ambrosini. Andrea smentisce tutti quelli che lo consideravano finito con una stagione ai limiti della perfezione, migliore di quelle trascorse in rossonero. Gioca tutte le partite senza mai fermarsi un minuto, tocca un minimo di 300 palloni a partita sfornando assist su assist. Ogni calcio d'angolo battuto allo “Stadium” si trasforma in un'ovazione senza pari. Giocatore unico nel suo genere. VOTO: 9

MARCHISIO: Il Principino è diventato grande. In estate si era parlato addirittura di un suo possibile trasferimento ma Conte non lo molla e, anzi, lo rilancia spostandolo al centro della mediana dopo che con Del Neri era stato dirottato a sinistra. Lì diventa una colonna portante della squadra con i suoi gol che in autunno fanno decollare la squadra. La doppietta contro il Milan ha fatto riaccendere l'orgoglio sopito di molti tifosi. Capitan Futuro. VOTO 8,5

PEPE: Nonostante anche l'anno scorso sia stato uno dei migliori veniva continuamente criticato dai tifosi. Ma in questa stagione il numero sette smentisce tutti imponendosi come la migliore ala italiana. Il 3-5-2 lo costringeva a fare il pendolino su tutta la fascia risultando meno pericoloso in fase offensiva, nel 4-3-3 è stato invece devastante. Nelle ultime partitela caviglia malconcia  lo ha costretto più volte a sedere in panchina; resta comunque uno dei grandi protagonisti della vittoria. VOTO: 7,5

GIACCHERINI: Dovrebbe conoscere Mario Balotelli e fargli imparare un po' di educazione. Arrivato da Cesena in punta di piedi per fare la riserva delle riserve ha scalato prontamente le gerarchie di Conte. Utilizzato sia come mezz'ala che come esterno si fa trovare sempre pronto anche quando parte da titolare. Riserva di lusso. VOTO: 7

ESTIGARRIBIA: La grande incognita di questa stagione. A volte te lo trovi titolare e a volte in tribuna. La corsa c'è ma i piedi non sono eccezionali, ciònonostante quando è sceso in campo ci ha messo sempre il cuore. VOTO: 6,5

QUAGLIARELLA: Inizio difficile per uno che aveva ancora in testa l' infortunio di Verona. Si sblocca in primavera grazie anche al momento no di Matri dando un contributo importantissimo con le sue reti. Simbolica quella con il Napoli , fondamentale quella del  Barbera che fissa il risultato sul due a zero e garantisce il primato dopo i passi falsi del Milan. VOTO: 7,5

MATRI: Miglior marcatore con dieci reti in campionato, il lodigiano è il prototipo dell'attacante moderno. Nonostante sia dotato di un fisico da gladiatore corre a più non posso per tutti i 90 minuti. Anche se i gol sono stati pochi il suo apporto alla manovra va apprezzato. Quando finisce sorprendentemente in panchina contro il Milan in campionato non fiata e anzi appena entrato realizza una delle reti più importanti del campionato. VOTO: 7,5

BORRIELLO: Arrivato a Gennaio dopo sei mesi di panchina romana, inizialmente non convince nessuno sembrando un lontano parente di Amauri. Il 25 aprile oltre a festeggiare la liberazione d'Italia i 14 milioni di bianconeri hanno festeggiato il suo gol da tre punti contro il Cesena. Probabilmente non verrà riscattato ma un pezzo di tricolore se lo merita di sicuro. VOTO: 6,5

VUCINIC: E' l'estro di questa squadra. Ricorda per l'atteggiamento Camoranesi: entrambi, se in giornata di grazia erano capaci di vincere le partite da soli, se invece avevano la luna storta diventavano persino irritanti da guardare. Come un vero fuoriclasse si è esaltato nelle grandi sfide(Vedi Milan e Inter) e quando il profumo di scudetto si faceva via via più intenso. La firma contro il Cagliari scaccia tutti i dubbi di chi lo criticava dando ragione a Conte: l'unico a non aver mai dubitato di lui, VOTO 8

DEL PIERO: L'ultima stagione  non poteva finire in modo migliore. Non è un protagonista assoluto ma è l'esempio di come aspettando e lavorando si raccolga sempre ciò che si è seminato. Il gol e la linguaccia con Lazio per molti tifosi vale quanto il tricolore. E' il capitano e da tale si comporta per tutta la stagione scansando le polemiche mediatiche con Andrea Agnelli. Come recita uno striscione in Curva Sud: “Nessuno sarà mai come lui”. Simbolo. VOTO: 7 per la stagione, 10+  per la carriera.

STORARI, PADOIN: Il primo è il miglior numero 12 del mondo e in Coppa Italia lo sta dimostrando. Il secondo è arrivato per fare il rincalzo di Vidal e Marchisio e lo ha fatto egregiamente. Ha festeggiato il gol numero cinque di Firenze come se fosse una finale di Coppa dei Campioni. Entrambi importanti: VOTO 6.

KRASIC, ELIA: Le due grandi delusioni di questa stagione. Il serbo doveva essere il vero top player invece si è rivelato un flop clamoroso. Non entra mai nelle grazie di Conte pur avendo avuto parecchi minuti a disposizione. La sua involuzione rispetto al Krasic dell'anno scorso sarà studiata a Mistero. L'olandese si dimostra invece poco “volante”. Twitta troppo e gioca poco. A Novara bacia la maglia per ingraziarsi il popolo juventino ma, a meno di grosse trasformazioni, sarà usato come conguaglio tecnico per arrivare ad un vero fuoriclasse. Il serbo VOTO: 3, l 'olandese VOTO: 4

ANTONIO CONTE: E' il vero artefice di questo miracolo. Prende una squadra a pezzi e la trasforma in un' "Armata Invincibile" da scudetto utilizzando e recuperando molti dei colpevoli dei settimi posti. Difende la squadra con le unghie e con i denti, solo che non essendo portoghese viene spesso attaccato dalla stampa. Vittorie con annesso bel gioco era da tanto che a Torino non si vedevano, con lui potrebbe iniziare un ciclo di vittorie importante. VOTO: 9,5 ( Per il mezzo punto ripassare dopo la finale di Coppa Italia)

Nicolò Smerilli

mercoledì 25 aprile 2012

NEL GIORNO DELLA MEMORIA, RICORDIAMO ANDREA FORTUNATO

IL 25 APRILE DI 17 ANNI FA MORIVA ANDREA FORTUNATO, GIOVANE PROMESSA DEL CALCIO ITALIANO

Nel giorno della memoria, ci sembra doveroso ricordare il giovane Andrea Fortunato, scomparso il 25 aprile di 17 anni fa.

Fortunato iniziò la sua avventura nel calcio professionistico come difensore nella stagione 1989/90 con la maglia del Como, allora in serie B. La stagione per la squadra lombarda non fu delle migliori e si chiuse con la retrocessione in serie C, dove Andrea divenne titolare con 27 presenze nella stagione 90/91.

Appena un anno dopo, il grande salto in serie A. Fortunato viene ingaggiato dal Genoa, che dopo il prestito al Pisa, lo fa esordire nel campionato più prestigioso nel 1992.
In Liguria il giovane terzino esprime tutte le sue qualità, diventando uno dei protagonisti della salvezza del Grifone, anche grazie al gol segnato all'ultima giornata nel 2-2 col Milan.
Il rendimento espresso a Genova, fa approdare Andrea alla Juventus nella stagione  '93/'94. Alla corte della "Vecchia Signora" divenne subito titolare, con 27 pressenze ed un gol.

Il 22 settembre '93 arriva anche l'esordio in nazionale. Sacchi lo manda in campo a Tallin, in occasione di Estonia-Italia.
Non fu però convocato per il mondiale '94, anche a causa di un calo fisico inspiegabile che lo aveva colpito a metà stagione e che gli aveva fatto guadagnare anche le critiche di alcuni tifosi bianconeri.

A maggio del 1994 gli viene diagnosticata una forma di leucemia linfoide acuta. Immediate le scuse degli ultrà.
Dopo varie cure di riabilitazione, Fortunato sembra aver sconfitto la malattia, tanto da venir convocato per la partita Sampdoria-Juventus del 25 febbraio '95.

Un improvviso calo delle difese immunitarie dovuto ad una polmonite, fa precipitare le condizioni del giovane calciatore, che muore il 25 aprile 1995 a nemmeno 24 anni.

Al termine della stagione la Juventus inserì ugualmente Andrea Fortunato nella rosa e gli dedicò la vittoria dello scudetto numero 23.

Davide Bernardi

lunedì 23 aprile 2012

POSSIBILI SCENARI DI UNA STAGIONE FALLIMENTARE


Che non fosse più il Milan cinico e, a tratti, bello da vedere ammirato a cavallo tra 2011 e 2012 l' avevamo capito da circa un mese: i primi scricchiolii iniziarono con il pareggio di Catania, per poi diventare veri e propri campanelli d' allarme nella penultima uscita a Verona contro il Chievo. Che la corsa Scudetto non riguardasse più due squadre l' abbiamo invece capito solo ieri pomeriggio, al termine della gara contro il Bologna: un pareggio che ha il sapore della sconfitta, un punto di scarsissima importanza, perché tutti sapevano che la Juventus avrebbe fatto un sol boccone di questa Roma ancora acerba. La domanda è: merita di vincere il tricolore chi, nel momento cruciale della stagione, cade in balìa di squadre non certo irresistibili come Fiorentina, Bologna o lo stesso Chievo (nonostante la vittoria)? Diremmo: no, assolutamente. Eppure la situazione andrebbe analizzata in maniera più completa, prima di arrivare a conclusioni così affrettate.
Innanzitutto, la vera colpa della squadra di Allegri (o se vogliamo, di Allegri stesso, che di rimando non l' ha fatto capire ai suoi ragazzi) sta nel non aver saputo sfruttare a sufficienza l' unico momento di vero impaccio che la Juventus ha mostrato nel suo percorso: parliamo del periodo immediatamente successivo alla sosta natalizia, quando i bianconeri sembravano aver perso la brillantezza che li aveva contraddistinti fino a Dicembre. In quella situazione, Conte fu "bravo" a spostare l' attenzione su altri aspetti, come in occasione della trasferta di Parma, quando si lamentò platealmente di alcuni errori arbitrali che a suo giudizio stavano inceppando il giocattolo, denunciando addirittura una sorta di ostilità dell' intero sistema contro la sua squadra e interpretandola come un retaggio di Calciopoli. In Via Turati, però, scelsero di non far cadere inascoltate queste provocazioni e di rispondere colpo su colpo, perdendo forse di vista gli aspetti prettamente calcistici di una stagione che stava entrando nel momento clou (c' era ancora la Coppa Italia e un ottavo di Champions contro l' Arsenal). Probabilmente, se in quei frangenti i rossoneri avessero dato una decisa spallata ai rivali, a questo punto staremmo parlando di un' altra situazione. E' anche vero però che non tutte le cause di questo mancato allungo siano da ricercare a Milanello: pur in una situazione di una partita ogni tre giorni e di un' infermeria costantemente affollata, un energico spintone alla Juve i ragazzi di Allegri lo stavano ugualmente dando nello scontro diretto di San Siro, ma vennero fermati da un guardalinee in non brillantissima forma (per usare un eufemismo): il tecnico toscano sbaglia a ricordarlo in quasi ogni conferenza stampa, ma il suo collega pugliese forse ne sminuisce eccessivamente la rilevanza, considerando il contesto (analizzato sopra) in cui avvenne il tutto.
Gli equilibri del campionato si ristabilirono inevitabilmente da lì a poco, e grazie a questo abbiamo assistito ad un entusiasmante testa a testa, al quale però il Milan - e siamo alla "storia recente" di questa stagione - è arrivato in evidente debito d' ossigeno. A mio avviso due sono le cause che hanno portato ad un calo così brusco di prestazioni e risultati: gli infortunati che aumentano senza soluzione di continuità (dal n°1 Amelia al n°99 Cassano non c' è stato un giocatore che non abbia dovuto saltare almeno una partita per infortunio) e l' impegno su tre fronti (in particolare la doppia sfida col Barcellona ha prosciugato un' infinità di energie mentali e fisiche, alle quali si somma la delusione per una qualificazione che a 55 minuti dalla fine era in mani rossonere). Al contrario, la Juve ha ricaricato completamente le batterie, e se già sembrava una montagna quell' unico punto che separava le due squadre, ora per colmare le tre lunghezze di distacco forse non basterebbe nemmeno un miracolo.
Gli scenari possibili a questo punto sono due: assegnato lo Scudetto, il Milan può onorare fino in fondo il proprio campionato, magari togliendosi l' ultima, irrisoria, soddisfazione di vincere il derby, confidando anche, perché no, nella risolutezza di qualche guardalinee che, nel dubbio, convalidi un gol (al quarto tentativo). Oppure può sciogliersi come neve al sole, pensando già alla programmazione della prossima stagione. Se dovesse verificarsi la seconda ipotesi, non ci stupiremmo più di tanto, dato che già lo stesso Allegri nella conferenza stampa pre-Bologna aveva sottolineato quanto sarebbe stato devastante perdere ulteriori punti. Inoltre, fonti vicine all' ambiente rossonero riportano i mormorii di uno spogliatoio non più entusiasta della guida tecnica: che il Presidentissimo non ne fosse soddisfatto non era una novità, ma che serpeggiasse del malumore anche tra i giocatori, questo sì che suona veramente nuovo. Anche in questo caso serve equilibrio di giudizio: è vero che i tanti infortunati sono dovuti probabilmente anche alla preparazione estiva sbagliata, ma lo è altrettanto che poi il tecnico livornese ha dimostrato di essere all' altezza della situazione, inventando puntualmente ogni domenica una formazione diversa a seconda dei giocatori disponibili. Senza dimenticare che è difficile reggere tre competizioni (e magari vincerne qualcuna) con una manciata di parametri zero in sede di mercato e in rosa calciatori ormai prossimi al pensionamento (sportivo).

Nicolò Scotucci

domenica 22 aprile 2012

LA DIFFERENZA STA NEL MEZZO


Ad inizio stagione tutti gli addetti ai lavori ritenevano questa Juve in grado di lottare al massimo per un posto in Champions League ma oggi, a cinque giornate dalla fine, è a più tre sul Milan e con mezzo scudetto cucito sul petto. Andando a scorrere la classifica marcatori si nota come il top scorer juventino sia Matri a dieci reti, mentre i rossonori possono vantare un killer d'area come Zlatan Ibrahimovic. Qual'è allora lo scarto che vale i tre punti di distanza? La differenza porta i nomi di quelli che giocano in mezzo al campo: Claudio Marchisio, Andrea Pirlo ed Arturo Vidal. Qualità, quantità e sopratutto 17 reti complessive, che permettono al popolo bianconero di sognare qualcosa che ad agosto non era neanche immaginabile. Non è un caso se il peggior momento della Juventus, tra febbraio e marrzo sia coinciso con il periodo meno brillante dei tre. Ce ne sono poche di linee mediane nel mondo capaci di poter proporre contemporaneamente tanta classe e tanta corsa, di certo nessuna di queste gioca in Italia. Il Milan numericamente è superiore ma sfido chiunque a dire che nella rosa rossonera ci sia un centrocampista attualmente migliore a uno di quei tre. A livello assoluto Boateng e Seedorf se la lottano, ma i continui acciacchi per uno e l'età che avanza per l'altro li rendono a mio punto di vista inferiori. Chissà cosa starà pensando Allegri dopo aver visto un Pirlo così, lui che scegliendo il centrocampo “muscolare” ha rinforzato enormemente la squadra che gli sta rubando sotto il naso uno scudetto che potevano perdere solo loro.

Nicolò Smerilli