Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Napoli. Mostra tutti i post
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venerdì 24 maggio 2013

NAPOLI: CON BENITEZ, MERCATO IN STILE BRITISH!

COL TECNICO PROVENIENTE DALLA PREMIER LEAGUE, SI FANNO GIA' I PRIMI NOMI: VERMAELEN, LUCAS LEIVA,TORRES E DZEKO

Con Benitez ad un passo dall'annuncio è molto probabile che le strategie di mercato del Napoli cambieranno. Vuoi perchè il tecnico spagnolo guarderà sicuramente di più alla Premier league, vuoi perchè Rafa porterà con sè oltre ad un nuovo staff, una nuova metodologia di lavoro e quindi un nuovo modulo tattico.

Dal 3-4-1-2 di Mazzarri si passerà al 4-2-3-1 col quale Benitez ha di recente conquistato l'Europa League col Chelsea. Rispetto alla formazione che ha permesso al Napoli di tornare in Champions, Maggio verrà arretrato sulla linea dei difensori, come accade quando l'esterno veneto indossa l'azzurro un po' più acceso della Nazionale. Dall'altra parte in fascia, molto più spazio avrà Armero, complice la probabile partenza del colombiano Zuniga, che ha già rifiiutato il rinnovo propostogli da De Laurentiis e conteso da Juventus e Inter.

I problemi maggiori però nascono al centro: il buco creato dalle partenze di Campagnaro e Rolando, dovrà necessariamente essere coperto con  l'acquisto di almeno un paio di giocatori. Da mesi si fa il nome di Benatia, centrale dell'Udinese seguito dai partenopei già nella scorsa sessione estiva e il cui passaggio in azzurro potrebbe essere facilitato dagli ottimi rapporti che corrono tra De Laurentiis e la famiglia Pozzo.
Per il secondo posto da coprire, il nome di Astori gira ormai da mesi; nuovo invece è quello di Thomas Vermaelen, ed è qui che entra in gioco Benitez. Il difensore dell'Arsenal e nazionale belga è un classe '85 ed ha un valore che si aggira intorno ai 10 milioni di Euro.

Altro possibile acquisto di stampo British (più o meno!) potrebbe essere il centrocampista brasiliano del Liverpool Lucas Leiva, classe '87 e con passaporto italiano che Benitez ha allenato nel suo periodo in Reds.
Sempre per la mediana, rimane caldo il nome di Radja Nainggolan, che però Cellino valuta non meno di 15 milioni di euro e per il quale il Napoli dovrà battere la concorrenza di Juve, Milan, ma soprattutto Inter.

Sempre guardando il mondo Premier, negli ultimi giorni si sono fatti i nomi di Edin Dzeko e Fernando torres, come possibili sostituti dell'ormai probabile partente Cavani.
Ovviamente molto dipenderà dalla destinazione del Matador: per Dzeko Bigon ha già sondato il terreno in un viaggio a Manchester di qualche giorno fa. Per Torres invece garantirebbe lo stesso Benitez, con il quale il Nino ha vissuto le migliori stagioni.
 Nelle ultime ore si è poi parlato anche di Mario Gomez, ma per ora, fermiaci all'inglese..

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

domenica 12 maggio 2013

UN LALLALÀ, QUESTO È IL VALZER DEL..MAZZARRINO..

DALLA SCELTA DEL TECNICO TOSCANO DIPENDE IL FUTURO DI PIÙ ALLENATORI

"Il vento suonava un bel valzerino, così il..MAZZARRIno si mise a ballar.."
Basterà una prima nota perché il ballo che vede in pista sei allenatori e sei società, stravolga il volto della nostra serie A.

Com'è intuibile molto dipenderà dal primo passo di Valzer (ops!) Mazzarri; il tecnico toscano sembra aver capito che, complice l'ormai probabile partenza di Cavani, il suo ciclo a Napoli è finito. Meglio cingere ai fianchi una nuova compagna, la Roma, per tre anni (2,2 mln a stagione) che la vecchia per due (3,5 l'anno, la proposta di De Laurentiis).

In conseguenza della scelta di Mazzarri, piroetteranno gli altri tecnici. Per "portare" la ballerina partonepea i candidati sono vari, primo fra tutti Vincenzo Montella, napoletano di nascita e ballerino che ha saputo far volteggiare benissimo le proprie precedenti compagne, che fossero vestite di rosso azzurro o di viola.
Il nome dell'Aeroplanino é stato accostato anche all'Inter, non più così sicura di volersi affidare ancora alle mani di Stramaccioni.

Altro nome papabile per la dama di De Laurentis a questo punto diventa quello di Max Allegri, dato
molto vicino alla Roma fino a qualche settimana fa, potrebbe invece lasciare la pista da ballo di Milanello per quella di Castel Volturno, considerando anche le continue critiche arrivategli dal coreografo di Arcore.
Dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Allegri però ("Non parlo del futuro perché sono sposato con il Milan") si capisce come nemmeno l'Acciughino sappia su quale panchina andrà a sedersi.
Non dimentichiamoci infine di Francesco Guidolin, che sebbene abbia detto di voler rimanere a Udine, ha anche aggiunto che comunque si sentirebbe all'altezza di guidare una piazza importante come quella Napoletana.

Come vedete la pista è pronta, ci sono anche i ballerini, non resta che fare le coppie..un lalla un lalla un lallalà..

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

domenica 21 aprile 2013

HAT TRICK PAULINHO: SI PORTA A CASA PALLONE E FORSE UN PEZZO DI SAMP!

L'ATTACCANTE AMARANTO CON LA TRIPLETTA AL GROSSETO SALE A 19 GOL E 16 ASSIST: CIFRE NOTEVOLISSIME!

Fino a pochi mesi fa, l'unico Paulinho conosciuto in Italia era Josè Paulo Bezerra, per capirci quello inseguito da Inter e Milan (ma non solo!) che gioca nel Corinthians.
Da qualche partita a questa parte, il Paulinho sulla bocca di tutti è Paulo Sergio Betanin, per capirci quello inseguito da Samp e Napoli (ma non solo!) che gioca nel Livorno.

Il Bomber che sta facendo impazzire l'Armando Picchi è nato il 10 gennaio 1986, pesa 67 kg e misura 176 cm. Complice il fisico non proprio da "pivot" è un attaccante duttile, che può ricoprire tutti i ruoli del reparto offensivo.
Dopo aver cominciato nella Juventude, nel 2004 viene preso dal Livorno, anche grazie al doppio passaporto(brasiliano e italiano) del ragazzo. Appena diciottenne, le prime stagioni nel Bel Paese non sono facili: esordisce in A con Donadoni nel 2004-05, facendo segnare alla fine 4 presenze.
Di anno in anno il suo impiego cresce, ma quello era il Livorno di Palladino-Lucarelli, quello che si giocava la Uefa. Anche per questo Paulinho viene mandato un anno in B al Grosseto: 31 presenze e 2 soli gol. Nel 2008 torna a Livorno, nel frattempo retrocesso in B, per riscattarsi; se possibile fa peggio di prima, con 14 presenze e 0 gol.

Nel 2009 a retrocedere è proprio lo stesso Paulinho, che viene mandato in Lega Pro a Sorrento, che lo prende con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà.
Qui arriva la svolta: al primo anno segna 15 gol in 33 partite. Al secondo 24 in 29 presenze.
Dopo numeri del genere inevitabile il ritorno  Livorno. Nella stagione 2010-2011 ne mette a segno 15. Quest'anno la definitiva esplosione: Tranfermark.it oltre ai noti 19, riporta l'incredibile cifra di 16 assist!
Numeri che inevitabilmente gli sono valsi l'interessamento di varie società di serie A, anche se la più interessata sembra la Sampdoria, decisa a rimpiazzare Icardi complice la spinosa situazione Zaza (intenzionato a non rinnovare con i blucerchiati).

Di queste 19 reti le ultimi tre le ha segnate ieri nella trasferta di Grosseto. Allo Zecchini l'attaccante amaranto ha messo in mostra tutto il suo repertorio: scappato sul filo del fuorigioco ha battuto con un pallonetto Lanni in uscita in occasione del primo gol. Rigore trasformato che vale la doppietta e poi perla a girare per l'Hat Trick che gli permette di portarsi a casa pallone e forse..anche un pezzo di Samp!

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 17 aprile 2013

MILAN: "ALLEGRI, DESTINATION..UNKNOWN!"

LA ROMA RIMANE SEMPRE ALLA FINESTRA, IL NAPOLI SEMBRA ESSERSI FATTO AVANTI, MENTRE IL MILAN..

Dopo un traumatico inizio di stagione, con appena 8 punti raccolti dopo le prime 7 giornate, il Milan di Allegri è riuscito a riprendersi, trovando nel 4-3-3 quell’assetto giusto che ha permesso alla società rossonera di risalire fino al 3° posto.  

Ad oggi però, sono tanti i rumors riguardanti il tecnico livornese. La Roma sembra abbia davvero proposto un contratto dalla durata di 3 anni, mentre arriva dal post Milan-Napoli la notizia di un incontro da “Giannino” tra il Presidente dei Partenopei e lo stesso allenatore. Cosa si siano detti, al momento rimane un grosso interrogativo, visto anche il futuro incerto di Walter Mazzarri.

Intanto, nello spogliatoio milanista, qualche segnale di scricchiolamento della panchina di Allegri sembra esserci stato: nei giorni che hanno preceduto il big-match di domenica, ci sono state delle dichiarazioni di un Boateng poco contento del suo continuo cambio di ruolo; infine la panchina di El Shaarawy, nonostante la squalifica di Balotelli, ha alzato un autentico polverone intorno alla società di Via Turati.
Il tecnico ha definito l’esclusione del giovane attaccante savonese, come una scelta puramente tecnica, in quanto ha dichiarato di averlo visto “mentalmente scarico” durante la settimana. 
Il giorno dopo sono arrivate le parole proprio di El Shaarawy sulla questione: il ragazzo dice di aver condiviso la scelta del Mister e che si metterà a lavorare per tornare ai livelli d’inizio stagione, specificando che andare in panchina dopo una stagione da titolare all’età di 20 anni, non deve e non può essere un problema.

Voci di giornata, invece, raccontano di un interesse in casa Milan per Prandelli, ma solo dopo i Mondiali brasiliani della prossima estate, ovvero 2014, proprio l’anno in cui scadrà il contratto tra Allegri ed il Milan.
Chissà se il tecnico di Livorno sarà disposto ad aspettare fino alla scadenza del contratto o se abbia già pronta la valigia “Destination…Unknown”, almeno fino ad oggi.

Ugo Mega
@Superughish

lunedì 15 aprile 2013

FLAMINI ILLUMINA SAN SIRO, PANDEV LO SPEGNE: MILAN-NAPOLI FINISCE 1-1, AZZURRI SEMPRE A +4

LA SFIDA PER IL SECONDO POSTO SI RISOLVE IN 3 MINUTI: AL FRANCESE, POI ESPULSO, RISPONDE SUBITO IL MACEDONE. ROSSONERI SPENTI E POCO PRODUTTIVI.

Film già visto. Non è la prima volta che un big match tanto atteso e tanto sentito, fondamentale in questo caso per la conquista del secondo posto e per l’accesso diretto alla prossima Champions League, risulti nel complesso deludente. Vedetela un po’ come il secondo capitolo di una saga che, dopo il positivo debutto, non rispecchia le aspettative del pubblico. Il 2-2 dell’andata in questo senso, pirotecnico e dall’andamento inatteso, è stato certamente più divertente e appassionante dello scialbo 1-1 andato in scena ieri a San Siro tra Milan e Napoli. Flop.
Flop di un Diavolo che, apparso poco creativo e lento nel ribaltare l’azione per far male alla difesa partenopea, ha consentito al Napoli di guadagnare un pareggio preziosissimo in ottica secondo posto e mantenere il vantaggio di 4 lunghezze acquisito sui rossoneri.

Se il copione prevedeva con ogni probabilità la presenza di un attore protagonista come Stephan El Shaarawy, ecco la mossa da regista eclettico (firmata ovviamente Massimiliano Allegri) che non ti aspetti: fuori il Faraone, dentro Robinho, pronto a fare compagnia in fase offensiva a Pazzini e Boateng. Scelta quantomeno discutibile, giustificata dal tecnico rossonero con la volontà di far riposare il suo numero 92 dopo averlo visto stanco e non all’altezza in occasione degli ultimi match disputati. L’importanza dell’appuntamento e l’assenza di un top player come Balotelli, tuttavia, avrebbero ritenuto consigliabile l’utilizzo dal primo minuto di uno dei protagonisti principali della stagione rossonera, entrato poi sul terreno di gioco a soli 15’ dal termine.

Non casualmente, infatti, il Milan è risultato poco produttivo in zona offensiva. Robinho è stato ancora una volta impalpabile, Boateng costretto ad uscire dopo poco più di mezz’ora per fare spazio ad un Niang addormentato, pasticcione e quasi svogliato; Pazzini protagonista del solito, importante lavoro sporco non premiato però dai pochi fischi arbitrali ricevuti a favore e, soprattutto, dai pochi palloni recapitatigli dai compagni. Proprio in questo senso pare da rivedere un’altra decisione di Allegri: schierare Abate e non De Sciglio, in un ottimo stato di forma e notoriamente più abile nel fornire dalla fascia cross invitanti per la rapacità d’area di rigore del numero 11 rossonero.

Nella prima frazione di gioco, segnata dal botta-risposta Flamini-Pandev e dalle buone chance da rete per Boateng e Cavani, il Milan si è fatto sorprendere difensivamente in più di una situazione, soffrendo i fraseggi stretti dei partenopei al limite dell’area di rigore e lasciando troppi spazi  invitanti agli uomini di Mazzarri. La ripresa ha detto ancor meno: poche palle gol per ambo le squadre ed espulsione diretta di Flamini, per un intervento duro su Zuniga, come episodio principale.

Difficile valutare positivamente la prestazione della squadra rossonera, ai limiti della sufficienza e con Flamini, espulsione a parte, probabilmente migliore in campo. Il Napoli, dal canto suo, si è dimostrato solido difensivamente ed ha giocato un match attento, facendo leva sulla posizione insidiosa tra le linee di Hamsik e rispondendo immediatamente al vantaggio rossonero. Risultato finale, nel complesso, giusto.

Per la squadra di Allegri, ora, la missione secondo posto si complica. I punti da recuperare al Napoli sono 4, esattamente gli stessi che dividono i rossoneri dalla Fiorentina 4° classificata. Puntare in alto è bene, guardarsi dietro altrettanto. Un terzo posto da difendere, un secondo da attaccare: per farlo, settimana prossima, ci sarà la Juventus. Certamente non la più semplice delle partite, sicuramente un’occasione per poter trovare un risultato importante che dia morale all’ambiente. Dopo due pareggi che sanno di occasione persa, serve reagire. E magari riproporre, con lo stesso risultato, il film dell’andata: perché i grandi classici, in fondo, non deludono mai..

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 25 marzo 2013

L'EMERGENTE: BRUNO FERNANDES ('94) FA SOGNARE NOVARA!

PORTOGHESE, CENTROCAMPISTA CENTRALE, HA ATTIRATO  MEZZA SERIE A

Piccole promesse crescono. Dopo l'anno incredibile in cui dalla serie B sono venuti fuori gioielli come Inseigne, Verratti ed Immobile, anche in questa stagione le premesse sono molto più che buone.

L'ultimo gioiellino che sta conquistando le attenzioni di tutta la serie cadetta e di metà della A, è il centrocampista centrale portoghese del Novara Bruno Fernandes.
Nato a Maia, vicino ad Oporto, l'8 settembre 1994, il ragazzo è stato portato in Italia la scorsa estate dall'allora talent scout novarese Rico Ribalta (oggi capo osservatore della Juve) insieme a Mauro Borghetti, responsabile del settore giovanile del Novara. I due hanno approfittato della retrocessione in serie B portoghese, causa scandalo "Fischietto d'oro", del Boavista, club in cui Fernandes giocava da esterno offensivo.

Nell'avventura novarese c'è anche un po' di fortuna oltre l'immenso talento: Fernandes in primavera gioca solo sei partite (3 gol), poi l'esonero di Tesser in prima squadra e l'arrivo di Giacomo Gattuso, promosso dalla Primavera, gli hanno aperto le porte della serie B.
L'esordio negli ultimi sette minuti della gara persa 1-0 col Cittadella, poi la prima da titolare col Cesena e da lì la definitiva promozione nell'undici di partenza, impreziosita anche da due gol contro Ternana e Spezia e un assist.
Trasformato in centrocampista centrale, Fernandes supplisce al fisico certamente non possente (1,73) anzi è piuttosto magrolino, con un ottima tecnica e una visione di gioco eccellente per la giovane età.


Su di lui, come già detto, hanno messo gli occhi molte squadre di Serie A: oltre a Sampdoria e Palermo (i cui osservatori erano ieri al Silvio Piola) anche Inter, Napoli e Juventus.
Protagonista della "rimontona" che ha portato nelle ultime 9 giornate il Novara dalla zona retrocessione alla soglia dei playoffs, il giovane portoghese sarà con ogni probabilità uno delle giovani promesse anche l'anno prossimo. In serie A però.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

domenica 10 marzo 2013

L'EDITORIALE DI PADOVAN: L'INTER CROLLA, LA CORSA AL TERZO POSTO È APERTISSIMA

CADONO INTER E LAZIO, IL TERZO POSTO E' ANCORA RAGGIUNGIBILE PER TUTTI

Non so se sia più grave la crisi di Stramaccioni, quella di Mazzarri o la mia.
Dopo l’illusione di Catania, di saper domare almeno i secondi tempi, l’Inter ha perso prima a Londra e poi in casa con il Bologna: due sconfitte in tre giorni equivalgono ad un tracollo, visto che l’Europa League è compromessa e il terzo posto si allontana.
Continuando così l’Inter può arrivare sesta. Colpa dell’allenatore? Anche, ma prima di lui la responsabilità è dei dirigenti che non dirigono e soprattutto forniscono giocatori molto costosi, ma poco utili. Quando Moratti sostituirà lo sprezzante Branca, sarà sempre troppo tardi.

Il Napoli perde a Verona contro il Chievo e patisce l’allungo della Juve a tempo scaduto: da -7, che era già un ritardo pesante, a -9, che poi sarebbero -10. Quasi un disastro.
Cavani non segna neanche su rigore, ma il problema è che la squadra si è piantata, va più lenta di quando giocava le gare infrasettimanali di Europa League, sono scomparse le idee di gioco, non c’è un modo per determinarsi lo spazio davanti.

La mia crisi è strettamente correlata a quella dei napoletani: avevo previsto che avrebbero battuto la Sampdoria e l’Udinese raccogliendo sei punti, invece ne hanno fatti due. Allora ho dato per scontato che con il Chievo ne avrebbero colti tre, avvicinando addirittura la Juve che, sempre secondo me, non avrebbe battuto il Catania. Non per altro, ma perché dopo la Champions le capita sempre di avere difficoltà.
Va da se che guardando i risultati ne ho azzeccate poche e limitandosi alle prestazioni, ancora meno. Adesso sì il campionato lo può perdere solo la Juventus se si spolmona in Champions e perde qualche scontro diretto. Ma un Napoli così non arriva nemmeno secondo.

Con la Juve che pareggiava, ho pensato per mezzo pomeriggio che potesse rientrare il Milan: nove punti (ora sono undici) erano tanti, ma non troppi per chi avesse Galliani come plenipotenziario e contemporaneamente vice-presidente di Lega. Allegri ha fatto i miracoli, ma Galliani ha moltiplicato i favori.

La Lazio, battuta a domicilio dalla Fiorentina, ha perso il suo effetto sorpresa. E’ la solita storia: da Reja a Petkovic sembra sempre che i biancocelesti debbano spaccare il mondo e poi, al massimo, finiscono in Europa League. Quella, però, la giocano seriamente al contrario delle altre italiane.
Forse di fronte ad una Fiorentina così brillante la Lazio avrebbe perso ugualmente, di sicuro però si fa fatica a sostenere due impegni ravvicinati (e lo stesso discorso vale per l’Inter).
Il terzo posto è lì, buono per tutti i gusti, neanche la Roma può dirsi esclusa. Peseranno gli scontri diretti e le energie residue.

Giancarlo Padovan
@Gia_pad

venerdì 8 marzo 2013

NAPOLI: LA GENERAL MOTORS PUO' REGALARE CAVANI ALLO UTD

LA PARTNERSHIP TRA IL COLOSSO AMERICANO E I RED DEVILS POTREBBE STRAVOLGERE GLI SCENARI DEL MERCATO EUROPEO

La recente notizia della rottura tra Rooney e Ferguson e quindi della possibile, per non dire probabile, partenza del talento inglese a fine stagione, ha fatto infiammare un mercato ancora ben lontano dai giorni caldi della sessione estiva.
In poche ore è partito un’ampia congettura di ipotesi sulle possibili prossime destinazioni dei migliori bomber europei.       

Tralasciando l’indiscrezione dei soliti problemi dello stomaco di Ibrahimovic, forse poco incline alla cucina tutta escargot e omelette (sì, sarà sicuramente per quello!) della Ligue 1, e in attesa che, (se fosse vero) lo svedese trovi l’ennesima squadra del suo cuore e dei suoi sogni, le suddette voci di trasferimento hanno coinvolto anche giocatori e squadre della nostra serie A. Vogliamo soffermarci in particolare  sul futuro di Edinson Cavani, la cui partenza da Napoli è al centro del gossip di mercato da ormai un anno.

De Laurentiis, più che blindarlo, con la clausola di 63 milioni di euro, vista la possibilità economica dei vari sceicchi, ha messo sulla testa del Matador una sorta d’assicurazione, fissando implicatemente il prezzo del proprio campione.        
       
Il presidente della squadra partenopea fece lo stesso con Lavezzi e la strategia gli diede ragione: 31 milioni chiese e 31 milioni gli diedero, guarda caso proprio un petro-milionario.                                      
Tra le possibili destinazioni di Cavani, si parlò prima del Real, che lo vorrebbe per sostituire l’eventuale partenza di Higuain, poi negli ultimi mesi le pretendenti più accreditate sono diventate il City e il Chelsea. Nel primo caso le osservazioni da fare sono due e di non poco conto: in primo luogo sarà necessario attendere il futuro di Mancini, innamorato del Matador da tempi non sospetti e per niente sicuro di essere confermato, nonostante l’Etihad lo glorifichi ogni domenica per aver riportato nella Manchester biancazzurra la Premier che mancava da 44 anni. Sulla testa del Mancio però pesano le due eliminazioni consecutive già nei gironi di Champions, nonostante la squadra fosse stata progettata per arrivare in fondo. E in secondo luogo la partenza di Edin Dzeko nel caso dell’effettivo acquisto di Cavani. Inter e Milan rimangono con gli occhi aperti, ma sembra che il bosniaco preferisca tornare in Germania, magari a sostituire al Borussia l’uscente Lewandowski (destinazione Bayern).

Per quanto riguarda invece la destinazione Chelsea, Cavani avrebbe sicuramente meno concorrenza, visto il rendimento piuttosto deludente di Torres e il nome di Demba Ba, sicuramente non di primissima fascia.

E fin qui, niente di nuovo direte voi. In realtà i media nostrani hanno poco considerato un possibile terzo in comodo che potrebbe recitare un ruolo in portante in quest’asta: il Manchester United di Sir Alex Ferguson.                   
                                                                
I fattori che ci fanno pensare in questa direzione sono vari  e secondo noi piuttosto fondati: dopo l’esclusione col Real, i tabloid britannici sono impazziti, gridando alla fine del tempo di Rooney all’Old Trafford, considerando anche i precedenti di Beckham nel 2003 e Van Nistelrooy nel 2006. Il baronetto ci ha già abituato negli anni a cessioni importanti, sempre rimpiazzate con giocatori di livello. Così avverrebbe dunque anche per il caso Wazza, dalla quale cessione Ferguson spera di ricavare dai 25 ai 35 milioni di euro. Questi soldi, ma non solo, verrebbero reinvestiti proprio su Cavani, che rispetto a Rooney, il Daily Telegraph ha definito “Younger, in better form and with brighter future”. Mica male come inizio.

A farci credere che alla fine a spuntarla potrebbe essere proprio Ferguson si aggiungono i 559 milioni di motivi che la General Motors verserà a partire dal 2014-15 per i successivi sette anni nelle casse del Manchester United. Più i 37 per la stagione in corso e altrettanti per la prossima, un accordo monstre che farà crescere il fatturato del club di Malcolm Glazer del 120%.                               
                     
Si capisce immediatamente come la clausola di Cavani a 63 milioni, con l’aggiunta dei soldi della cessione di Rooney, più quelli (in parte) risparmiati dalle 300 mila sterline a settimana del suo ingaggio, è facilmente raggiungibile ed ammortizzabile.  Giusto per non farsi mancare proprio niente, vi ricordiamo il nuovo possibile accordo che i Red Devils potrebbero firmare con Nike, già in possesso del totale merchandising targato United, grazie all’accordo firmato nel 2001, che prevede 303 milioni di euro più il 50% del ricavato dalle vendite degli store.

Negli ultimi giorni, come possibile obiettivo di Ferguson si è fatto anche il nome di Luis Suarez. L’attaccante uruguayo, complici rapporti storicamente poco cordiali tra le due società e il precedente di razzismo con Evra, secondo noi, difficilmente potrà andare allo Utd, seppur va detto che quando si parla di sterline, in Inghilterra non siano poi così schizzinosi.

Ferguson sta lavorando sotto traccia. Sulla clausola rescissoria di Cavani De Laurentiis ha scritto 63 milioni, non che a darglieli debba essere necessariamente uno sceicco!

Davide Bernardi                  
@DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 2 aprile 2012

JUVE, SI' NU' BABA'


LA JUVE SCHIANTA IL NAPOLI 3 A 0 E TORNA A -2

Questa Juve non vuole proprio mollare. Nella giornata che forse poteva defitivamente far tramontare le ambizioni scudetto dei biancoeri, la squadra di Conte riesce ad accorciare a due sole lunghezze i punti che la separano dal Milan. Il Napoli invece è arrivato allo Stadium consapevole che in caso di vittoria avrebbe dato una forte zampata per quanto riguarda la corsa al terzo posto.
Mazzarri schiera i titolarissimi, Conte insiste nel preferire Borriello a Matri, sceglie il rientrante Lichsteiner al posto di Caceres e tiene in panca Pepe puntando sul 3-5-2. Come sempre accaduto quest'anno in casa la partita la fa la Juve, il Napoli si stagna sulla propria metà campo provando a ripartire con i soliti noti. Vucinic sembra di essere in una di quelle serate in cui non azzecca neanche un passaggio ed all' inizio l' intesa con Borriello è nulla; la Juve prova quindi ad affidarsi ai tre di centrocampo, tornati a correre come ad inizio stagione. Proprio Vidal ha l'occasione più limpida della prima parte di gara: solita pennellata di Pirlo, il cileno taglia sul primo palo e in avvitamento, “alla Conte”, manda il pallone poco fuori. Nel frattempo il Napoli perde per infortunio Maggio, sostituito con Dessena, e si rende pericoloso con Hamsik che penetra in area: bravo Buffon a far perdere tempo e palla al giocatore slovacco. La ripresa riparte senza cambi. Pochi minuti e il Napoli rischia l'autogol con una deviazione di Campagnaro su una punizione di Pirlo, ma il vantaggio juventino è solo rimandato. E' Bonucci a firmare il gol del vantaggio con una fortunosa deviazione su un tiro di Vucinic al nono minuto del secondo tempo. La Juve memore delle rimonte subite alza la guardia e il Napoli ci prova, ma occasioni limpide gli azzurri non ne hanno. Al 30', nel miglior momento di attacco napoletano, arriva lo strepitoso raddoppio di Vidal. Il cileno ubriaca Campagnaro con un doppio passo e insacca il pallone dietro a De Sanctis. Due a zero, gol stupendo e partita da 8 in pagella per il centrocampista di Conte. Nel finale c'è tempo per la rivincita di Fabio Quagliarella. E' proprio l'attaccante di Castellammare di Stabia, imbeccato dal delizioso assist di Del Piero (per lui 8 buonissimi minuti nel finale), a fissare il tabellino sul definitivo 3 a 0. Finisce con il peggiore degli sfottò per i napoletani: la curva bianconera che intona 'O Surdato 'Nnamorato.

Otto giornate da giocare e due punti da recuperare, il sogno scudetto non è poi così impossibile. La stanchezza di Febbraio sembra passata, Conte sta recuperando tutti gli uomini già decisivi nella prima parte del campionato. Marchisio finalmente è tornato a dettar legge lì in mezzo, Vidal comincia vagamente a somigliare a Davids e anche Bonucci sembra più sicuro. Certo sulla carta il Milan ha un calendario nettamente favorevole, ma pur avendo una rosa qualitativamente superiore alla Juventus, nelle ultime partite può succedere di tutto. Martedi sera a Barcellona si segnerà probabilmente la stagione di entrambe le squadre. A mio parere in caso di un eliminazione europea, i rossoneri ne risentiranno anche in campionato dato che le energie mentali spese saranno tantissime; in quel caso la Juve dovrebbe approfittarne senza passi falsi. Se invece  dovessero uscire vincenti dal Camp Nou credo si possa ripetere lo stesso caso dell' Inter del Triplete. A quella squadra tutti i critici del pallone dicevano che non avrebbe potuto mantenere la stessa costanza di impegno in tutte le competizioni. Beh, come finì la stagione lo ricorderete tutti. Proprio per questo se il Milan dovesse arrivare in semifinale avrebbe una carica talmente forte da riuscire a conquistare uno storico “Double”.

Nicolò Smerilli

giovedì 22 marzo 2012

MA QUANTO VALE QUESTA COPPA?


Dopo anni di predominante presenza giallorossa e nerazzurra nella finale di Coppa Italia, l’edizione 2011-2012 vedrà in finale Juventus e Napoli.  I partenopei sono alla prima finale dell’era De Laurentis, i bianconeri giungono alla loro 14esima. E’ pensiero ormai comune in Italia, non solo fra le squadre, ma soprattutto tra i tifosi, che la Coppa Italia sia una sorta di “Coppa del nonno”, un contentino per le squadre che magari non possono ambire allo scudetto. Infatti, quando una squadra viene eliminata dalla Coppa Italia, chiamata per ragioni di sponsor “Tim Cup”, il tifoso è tenuto a dire “Ah bè, era solo la Coppa Italia, mica il campionato!”.Fin dalla sua nascita, nel 1922, la Coppa non fu apprezzata dai più e fu quasi ritenuta come uno scomodo peso. La situazione è ulteriormente peggiorata alla fine degli anni ’90 quando, eliminata la Coppa delle Coppe e allargato l’accesso alla Champion’s League, la Coppa perse quel poco di interesse che le era rimasto. Nel corso degli anni 2000, furono tentati svariati tentativi per cercar di innovare e accattivare la competizione, ma nessuno portò buoni risultati. Tutt’oggi la Tim Cup è vista più che altro come un’occasione di far riposare i giocatori titolari e dare un’occasione ai panchinari più assidui. E’ spesso presa sotto gamba, e a volte il fatto di venire eliminati è quasi un sollievo.
Infatti tra Champion’s League, turni infrasettimanali e le nazionali, pare proprio che tempo e spazio per la Coppa Italia non ce ne sia. Ed è un peccato.Dal punto di vista patriottico è una coppa molto importante: la finale si svolge nella Capitale alla presenza del Presidente della Repubblica che premia la squadra vincente. Ma neanche questo sembra appetire le squadre e tifoserie italiane.
In altri paese europei questo non avviene. Anzi, in Inghilterra ( chiamata FA Cup) è una competizione molto sentita dalle squadre e dai tifosi. La Coppa d’Inghilterra è stata istituita nel 1872 ed è la più antica manifestazione regolarmente disputata. Sarà un azzardo, ma per molti inglesi vincere la FA Cup è più importante che vincere il campionato. Addirittura negli anni ’80 le immagini della finale della Coppa d’Inghilterra venivano trasmesse in mondovisione. Soprattutto, gli allenatori non risparmiano neanche un titolare e mettono in campo la migliore formazione. Come spettacolo, come atmosfera , considerando che si gioca allo stadio di Wembley, è sicuramente la partita più bella dell’anno.Perché in Italia, la Tim Cup non può avere lo stesso valore?Quello che è certo, è che il primo esempio dovrebbero darlo le squadre.

Paola Moro

lunedì 19 marzo 2012

NESSUNO SI VUOL PRENDERE IL TERZO POSTO


CON IL 2 A 2 ENTRAMBE LE SQUADRE ACCORCIANO DI UN PUNTO NEI CONFRONTI DELLA LAZIO CHE RIMANE COMUNQUE TERZA

Allo stadio Friuli è andata in scena la partita tra le due deluse della settimana dopo le eliminazioni dalle coppe. Con la sconfitta della Lazio a Catania il vincitore poteva raggiungere il terzo posto valevole per la Champions League. Ma tra i due litiganti il terzo gode e le due squadre non vanno oltre un pareggio che le lascia a ridosso dei biancocelesti ad una lunghezza di distanza.
CRONACA- Mazzarri lancia titolari Pandev e Dzemaili a scapito di Lavezzi e Hamsik, ancora provati fisicamente e psicologicamente dalle fatiche londinesi. Guidolin invece, oltre ad Isla e Basta, rinuncia anche ad Armero a favore di Pereyra e schiera Fabbrini di fianco a capitan Di Natale. I 3-5-2 speculari fanno sì che la maggior parte del traffico sia a centrocampo sopratutto nella zona centrale, con le fasce inizialmente poco sfruttate. La prima vera occasione della partita parla uruaguayano, con Cavani incapace di finalizzare un contropiede ben impostato da Gargano. Il Napoli crea qualche altro pericolo ad Handanovic ma a passare in vantaggio è proprio la squadra bianconera con Pinzi. Il centrocampista è bravo ad inserirsi al momento giusto anticipando De Sanctis sul bel cross di Fabbrini. Proprio il giovane fantasista toscano è il protagonista del ultimo quarto d'ora del primo tempo. Prima si fa ammonire per proteste dopo essere stato tartassato da Campagnaro, poi al 32' prova il “gol alla Del Piero” ma colpisce troppo d'esterno e la palla va fuori di molto. Si va quindi alla pausa con l'Udinese potenzialmente terza.
Il gioco riprende e i friulani trovano subito la rete dopo appena 6 minuti. E con chi se non con Totò Di Natale? L'azione è simile a quella del vantaggio con le uniche differenze che stavolta a fare il traversone è Pasquale e Pinzi riesce solo a beccare il legno, sulla ribattuta del palo il capitano è lesto a ribattere in rete. Doppio vantaggio e partita virtualmente chiusa. Ma nel calcio nulla è ovvio e a riservare soprese ci pensa l'arbitro Rocchi ammonendo per la seconda volta , e ingiustamente, Fabbrini. A questo punto Mazzarri ci crede e inserisce sia Hamsik sia l'oggetto misterioso Edu Vargas a scapito di Gargano e Britos. Al 72' sembra che la gara si possa riaprire: Domizzi colpisce con le mani in area, Rocchi non ha dubbi e fischia il rigore. Cavani si presenta sul dischetto ma la conclusione che ne esce è di quelle veramente oscene: rigore basso e centrale che Handanovic respinge tranquillamente. A questo punto sembra davvero tutto finito, ma il Matador si conferma una delle migliori punte a livello europeo. Prima gran gol su punizione (colpa anche della barriera che si sposta) e poi, a sei minuti dal termine, riaddrizza la gara firmando l'incredibile pareggio. Il Napoli a questo punto diventa anche ingordo e Mazzarri urla ai suoi di cercare la rete del sorpasso, ma l'Udinese si difende strenuamente, e la somma totale non cambia.

Merito ad entrambe le squadre che giocano una partita a viso aperto dando vita ad un bello spettacolo. Il Napoli ha pagato lo scotto di Londra soprattutto nel primo tempo, ma nella seconda frazione, reagendo da grande squadra, ha dimostrato di star lentamente somatizzando la botta europea. L'Udinese ha prevalso fino a quando il numero di giocatori in campo era lo stesso. L'espulsione di Fabbrini ha fatto arretrare troppo il baricentro friulano e ha tolto molta della fantasia  bianconera in campo. Per la Champions il discorso è ancora apertissimo: con tre squadre in due punti dieci giornate ancora da disputare tutto è ancora possibile.

Nicolò Smerilli

giovedì 15 marzo 2012

IL CUORE NON BASTA, NAPOLI FUORI


INLER PAREGGIA IL GOL DI DROGBA E ILLUDE GLI AZZURRI TRAVOLTI PER 4-1

Finisce ai quarti di finale il sogno Champions per gli azzurri dopo una partita durata 120' lunghissimi minuti. Il Napoli non regge l'ondata Blues e così il Milan diventa l'unica squadra italiana ad accedere ai quarti di finale nella coppa dalle grandi orecchie.
CRONACA- L'ambiente è quello delle grandi occasioni: stadio pieno per una partita che può valere un'intera stagione in casa inglese, cinquemila partenopei riempiono invece il settore ospiti dello Stanford Bridge. Di Matteo, subentrato a Villas Boas dopo l'esonero, sceglie di affidare l' impresa ai senatori: tornano dal primo minuto i vari Essien, Lampard, Drogba e Terry; quelli che, guarda caso, hanno spinto per cacciare il tecnico portoghese. In casa napoletana tutto come ci si aspettava con i “titolarissimi” in campo e i tre tenori a far male davanti. Il Chelsea ha la prima conclusione della partita dopo meno di cinque minuti con Sturridge che prova a sorprendere da De Sanctis, ma è il Napoli a rendersi veramente pericoloso. Tre  buone occasioni tra il dodicesimo e il diciassettesimo prima con Cavani poi con Lavezzi e Zuniga, quest'ultimo alza troppo la mira dopo aver lasciato sul posto Ivanovic. Quando sembra aver preso il pallino del gioco arriva la doccia fredda. Ventotto minuti di gioco, grande cross di Ramires su cui arriva Drogba che in tuffo di testa anticipa Aronica e sigla l' 1 a 0. Il Napoli, sotto immeritatamente, prova a reagire e dopo tre minuti potrebbe far pari se Cavani finalizzasse meglio il contropiede partito dai piedi di Inler. La prima frazione di gara termina così con il vantaggio dei londinesi. Inizia la ripresa e il Chelsea trova subito il gol che garantirebbe la qualificazione. A battere De Sanctis questa volta ci pensa  capitan Terry  che approfittando delle disattenzioni difensive azzurre, colpisce  di testa da solo su un gran calcio d'angolo di Lampard. Il Napoli non ci sta, i tifosi giunti fino a Londra si fanno sentire sostendendo la squadra e al 54' minuto possono finalmente urlare di gioia. E' Inler, già giustiziere del Vilareal, a far sgolare i fan con un gran tiro dai sedici metri su cui Cech non può far niente. Come prevedibile il Chelsea torna a prendere il pallino del gioco e Di Matteo inserisce Torres nel tentativo di segnare il gol che varrebbe i tempi supplementari. Il Napoli arretra il baricentro, Zuniga rischia l'autogol e De Sanctis è miracoloso su Drogba; ma ad un quarto d'ora dal termine Dossena colpisce con le mani in area e l'arbitro concede il rigore, sul dischetto va Lampard che freddissimo non sbaglia. Annullato il vantaggio napoletano dell' andata, si va ai tempi supplementari. Gli azzurri sono stremati e il tragico epilogo sembra imminente. A spezzare del tutto i sogni di gloria dei partenopei ci pensa Ivanovic,servito eccellentemente da Drogba, al termine del primo extra time. Mazzarri prova il tutto per tutto inserendo Pandev per lo spento Hamsìk ma non c'è niente da fare, il gol che farebbe vibrare una città non arriva, il Chelsea diventa l'unico team inglese a passare il turno.

Alzi la mano se c'è qualcuno che voglia rimproverare qualcosa a questi ragazzi. Di più proprio non si poteva fare, questa sera la maturità europea dei tanti campioni londinesi ha prevaricato sulla “spensieratezza” azzurra. Sono certo che i tifosi che domani rientreranno sotto il Vesuvio racconteranno di essere usciti a testa alta dallo Stanford Bridge. Arrivare ai quarti di questa competizione avrebbe significato superare il mito di un certo Diego Armando Maradona, incapace anch'esso di superare lo scoglio degli ottavi. La squadra di Mazzarri dovrebbe ora concentrare le proprie energie al raggiungimento del terzo posto per far sì che questo sogno si possa rivivivere. Se De Laurentis decidesse di investire qualche altro milione rattoppando la difesa questa è una squadra che potrebbe andar ben oltre gli ottavi di finale. Guardando in casa Chelsea viene spontaneo da chiedersi come mai Villas Boas abbia voluto mettersi contro i senatori; gente come Drogba e Lampard pur essendo entrambi avanti con gli anni fanno ancora la differenza, sopratutto in queste partite. All' andata al San Paolo si è visto un Chelsea allo sfascio, con un allenatore voglioso di protagonismo che da mesi aveva perso il controllo dello spogliatoio. Merito dunque a Di Matteo che ha saputo ridare quella convinzione di forza che da tempo mancava a questa squadra. Ora il futuro si decide venerdì a Nyon.

Nicolò Smerilli