Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 27 maggio 2013

NEYMAR: FENOMENO SUL CAMPO O FENOMENO MEDIATICO?

MESSI E COMPAGNI SI PREPARANO AD ACCOGLIERE IL TALENTO BRASILIANO; SAPRA' IMPORSI ANCHE IN EUROPA?

La telenevola è finita: Neymar ha scelto il Barcellona. Con l’acquisto del brasiliano il club catalano ha chiuso a fine maggio quello che potrebbe essere l’acquisto più oneroso e importante dell’intera sessione di calciomercato. Ma gli interrogativi in Spagna sono molti e in parecchi si chiedono se sarà capace di confermarsi quel giocatore che ha stupito tutto il Brasile, e non solo, a forza di “pedalade” e gol, tanto da far dire a Pelè: “Questo può diventare anche più forte di me” (Per dovere di cronaca bisogna dire che O’Rei, nel corso degli ultimi anni, ha assegnato la palma di suo erede ad almeno tre o quattro giocatori).

Innanzitutto dobbiamo specificare che si tratta di un giocatore con un talento immenso, dotato di una tecnica straordinaria e di una rapidità palla al piede degna di un vero e proprio fuoriclasse. Tuttavia in pochi sono convinti che il giovane fenomeno brasiliano sia pronto per imporsi anche in Europa.

Vanderlei Luxemburgo, allenatore del Gremio ed ex C.T. dei verdeoro ha definito Neymar “Filetto di farfalla”, accusandolo di fare il fenomeno solo quando di fronte ha le difese deboli con gli spazi larghi e scomparire quando il gioco si fa duro.
In Spagna non troverà le difese più arcigne d’Europa ma certamente non lo lasceranno divertirsi come fa nel Brasilerào, dove spesso e volentieri si ferma per alcuni secondi con la palla tra i piedi e sfida in uno contro uno l’avversario di turno.

Malgrado questo, se da qualche parte doveva iniziare la sua avventura europea, il campionato spagnolo sembra quello più adatto alle sue caratteristiche tecniche e fisiche, più della Premier League, della Bundes tedesca e della Serie A stessa.

Un'altra questione riguarda la squadra scelta. Al Barça si gioca per vincere e per vincere si deve giocare per Leo Messi, Neymar accetterà il ruolo di comprimario della pulce? Difficile per uno abituato a sentirsi al centro del mondo da quando ha 17 anni. Sarebbe stato più adatto al Real Madrid e ad un ambiente che sin dai tempi dei galacticos sopporta “prime donne”

Ciononostante a tutti è giusto dare una possibilità a tutti e nel caso in cui l’oramai ex giocatore del Santos riuscisse a capire le gerarchie ed il gioco catalano potremmo assistere ad una coppia potenzialmente devastante.

Ora Neymar dovrà superare la prova più difficile della sua giovane vita: stupire tutti gli scettici (tra cui il sottoscritto) ed imporsi nel Vecchio Continente per giustificare tutto il circo mediatico che da anni lo circonda e lo pubblicizza.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

martedì 23 aprile 2013

TATTICA CHE PARTITA!: BAYERN-BARCA, DUE 4-3-3 MOOOLTO DIVERSI!

DUE MODULI SIMILI SULLA CARTA, DIAMETRALMENTE OPPOSTI AL MOMENTO DELL'APPLICAZIONE: ANALIZZIAMOLI

Che una squadra come il Barcellona, dopo sei semifinali consecutive, parta da sfavorita, la dice lunga su quale sia il valore del Bayern Monaco e in generale il livello delle due squadre in campo.
 Anche per questo, come già fatto per altre importanti partite in questa stagione, proviamo ad analizzare gli eventuali scenari tattici e le possibili chiavi di volta.

Le due squadre con ogni probabilità giocheranno a specchio, un 4-3-3 interpretato però in maniera molto diversa.
Iniziamo dai padroni di casa. Il Bayern, come ha detto lo stesso Schweinsteiger in conferenza stampa, a centrocampo gioca con due giocatori sulla carta offensivi (lo stesso Schweini e Muller) e uno difensivo (Javi Martinez); per i catalani invece vale il discorso opposto: almeno sulla carta due difensivi (Xavi e Busquets) e uno offensivo (Iniesta).
Altra differenza tra le due formazioni riguarda i due esterni alti. Quelli di Heynckess tendono a stare larghissimi per poi puntare i terzini avversari o pescare gli inserimenti dei centrocampisti o della punta, una volta ricevuta palla. Le ali catalane invece (Sanchez, ma soprattutto Pedro) preferiscono buttarsi dentro per sfruttare le verticalizzazioni di Iniesta e Xavi.
Differenze anche per quanto riguarda il reparto difensivo: gli uomini di Roura tengono la linea sempre piuttosto alta, rischiando molto in caso di contropiede, vedi vantaggio del Psg al Camp Nou, quando Ibra e Pastore riuscirono ad andare in porta con un semplice uno-due a centrocampo. I tedeschi invece tengono anch'essi il baricentro alto, ma in caso di ripartenza avversaria, rinculano velocemente verso la propria porta per aspettare il rientro dei due centrocampisti. 

Per quanto riguarda l'atteggiamento da tenere in campo, i bavaresi dovranno impostare la medesima partita giocata contro la Juve. Al di là della differenza di valore tra bianconeri e blaugrana, il comportamento del Bayern dovrà essere molto simile: baricentro alto, pressing immediato sui difensori catalani, in modo da ostruire dal principio il possesso palla degli uomini di Roura e squadra raccolta in 30 metri di campo, in modo da ostacolare il famoso tiqui taka ed evitare di cadere nelle imbucate di Iniesta e Co.
Per quanto riguarda gli uomini invece, fattore che potrebbe pesare sull'andamento della partita sarà l'assenza di Mandzukic e di conseguenza la prestazione di Mario Gomez. Il torero dal punto di vista realizzativo offre garanzie sicure, l'unico dubbio riguarda piuttosto il lavoro sporco che il suo compagno croato ha garantito alla squadra durante tutta la stagione e che non sappiamo se l'ex Stoccarda riuscirà a riproporre.
Importantissimo sarà anche il lavoro di Muller, che potrebbe davvero risultare determinante, infilandosi tra le linee al momento di offendere, ostacolando le geometrie di Busquets al momento di difendere.

Nel Barcellona invece, inutile specificare che il 50% della prestazione dipenderà da Messi. La Pulce con il Psg in dieci minuti riuscì a cambiare il rendimento di due squadre: la propria e quella avversaria. Con l'Inter di Mourinho e con il Milan quest'anno, la scelta della gabbia tattica ha ridotto di molto l'incisività dell'argentino. Heynckess nell'andata con la Juve adottò la medesima soluzione per marcare Pirlo, nel ritorno al contrario, sul 21 bianconero vi pose Muller a uomo. Sicuramente lo spazio a disposizione inciderà sulla prestazione di un Messi non al 100%.
Sull'atteggiamento da tenere in campo, i catalani dovranno anch'essi rimanre sempre compatti e scalare in modo perfetto per evitare gli uno contro uno di Ribery e compagni. La circolazione del pallone, per riuscire a mettere in crisi i meccanismi quasi perfetti dei freschi campioni di Germania. poi dovrà somigliare più a quello a duecento all'ora visto al Camp Nou col Milan che a quello al rallentatore dell'ultima gara di campionato col Levante.

Ovviamente queste sono semplici supposizioni su scenari tattici che questa sera si potrebbero presentare. In attesa che il campo ci dica se se tali supposizioni siano giuste o meno, godiamoci lo spettacolo!

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

BAYERN-BARCA: DANTE E BARTRA, QUELLI CHE NON TI ASPETTI

DI MESSI, INIESTA, ROBBEN E RIBERY SI SA GIA' TUTTO. DISCOVERY FOOTBALL VI PRESENTA DANTE E MARC BARTRA, DUE DIFENSORI CHE POTREBBERO FERMARE I FUORICLASSE IN CAMPO

QUI MONACO
Il Bayern Monaco si presenta alla sfida contro il Barcellona in un momento stellare, infatti la Bundesliga è già stata archiviata da qualche settimane e la finale di coppa di Germania già prenotata. L'attacco bavarese coniuga alla perfezione potenza e agilità, velocità e tecnica, giocate eccezionali e pragmatismo degno di una squadra tra le più forti al mondo, ma il vero punto di forza è la difesa.


Affermare ciò sembra un'eresia, ma se si vanno a guardare le statische si scoprirà che il Munchen ha subito solamente 14 gol in tutto il campionato, ancor più sorprendene è notare che le reti subite in trasferta sono solo 3. Sarebbe riduttivo attribuire il merito ad un solo giocatore o solo alla difesa, ma non si piò dire non dire che c'è un giocatore che spicca su tutti: Dante.

Il difensore brasiliano classe '83 è stato acquistato la scorsa estate dal Borussia Monchengladbach dove ha disputo tre stagioni di altissimo livello. Il suo acquisto è passato in secondo piano perchè non era considerato un giocatore che poteva fare la differenza, ma solo un buon ripiego. Dante però ha stupito tutti ed ha pian piano preso in mano le redini del reparto difensivo tedesco, sopperendo in molti casi alle carenze individuali di Badstuber e Van Buyten, che partivano nettamente favoriti a inizio anno per ricoprire un posto da titolare al fianco di Boateng.

L'ex Borussia ha già superato le venti presenze stagionali, segnando anche un gol in campionato e annullando sul piano fisico attaccanti del calibro di Huntelaar e Lewandoski e sul piano atletico giocatori come Reus e Farfan. Con ogni probabilità stasera sarà lui a marcare il giocatore più forte del mondo, e anche se Messi è acciaccato creerà  certamente problemi sia sul piano tecnico che psicologico.

Molti tra i difensori più blasonati sono stati letteralmente ridicolizzati dalla pulce argentina che sarebbe in grado di far perdere autostima a chiunque con le sue caratteristiche che lo rendono imprendibile. Dante dovrà far valere i suoi 188 cm per il gioco fisico e la sua intelligenza tattica per leggere prima le mosse del suo avversario. Sarebbe troppo facile dire che Muller o Robben sono i giocatori che possono decidere l'incontro, noi di Discovery Football invece azzardiamo Dante come "man of the match", velocità e tecnica brasiliana unita alla concretezza tipicamente europea.

QUI BARCELLONA
Ottobre 1999, allo stadio Zorilla di Valladolid la squadra di casa sfida il Barcellona di Rivaldo e Luis Figo. L’allenatore di allora, Luis Van Gaal, decide di affidare la fascia destra ad un giovane capelluto che da un paio d’anni si stava imponendo con la squadra B: Carles Puyol. Quel  ragazzo diventerà presto un perno difensivo della squadra catalana e della nazionale spagnola, aiutandola a vincere qualsiasi trofeo.

Questa sera, proprio a causa della contemporanee assenza di Puyol e Mascherano e di un Abidal ancora non al massimo, Tito Vilanova potrebbe schierare al fianco di Piquè Marc Bartra, quello che da molti è considerato l’erede del capitano blaugrana.
Assemblato anche lui nella fabbrica de “La Masia”, Bartra entra nelle giovanili blaugrana nel 2002 ad appena 11 anni. Fa tutta la trafila, passa per la squadra B (allenata dall’ex allenatore della Roma Luis Enrique), fino ad esordire il 14 febbraio 2010 nella “macchina perfetta” di Guardiola. Da quel giorno è rimasto sempre nella rosa della prima squadra, aspettando il momento giusto per far notare le sue qualità.

Qualità che in Catalunya dicono siano veramente importanti. Dotato di un fisico imponente che gli permette però di conciliare velocità e potenza, è il prototipo del difensore moderno. Ma la sua caratteristica più importante è la sua capacità tecnica, perfetta per cominciare l’azione nel tiki-taka blaugrana. Oltre al carattere forte e determinato la cosa che più lo avvicina a Puyol è la sua grande duttilità tattica. Bartra infatti, proprio come il suo capitano, può occupare al meglio ogni ruolo della difesa seppur preferendo il settore centrale.

Stasera il ragazzo di Saint Jaume si troverà di fronte alcuni dei migliori giocatori del mondo come Robben, Ribery e Mario Gomez. Ma se veramente assomiglia a Puyol siamo certi che non avrà paura di nessuno.
Giammarco Bellotti (@GiamBellotti on Twitter)
Nicolò Smerilli (@NiSmerilli on Twitter)

lunedì 8 aprile 2013

W LA..LIGA: (VIDEO) MESSI SFIDA UN PORTIERE ROBOT E P..

IL PORTIERE PIU' STRANO CHE IL FENOMENO ARGENTINO ABBIA MAI AFFRONTATO. BATTE ANCHE LUI?!)

Messi non lascia scampo a nessuno. Nemmeno ai robot.
La stella argentina, sfidato in un particolare confronto dagli undici metri da un portiere robot, ha vinto anche questa sfida.
A dirla tutta l'avrebbe pareggiata: il numero 1 elettrico infatti ha neutralizzato i primi due rigori della Pulce, che comunque aveva calciato due bordate (126 e 132 km/h). Solamente al terxzo tentativo Messi è riuscito a segnare.

A questo punto la sfida, che in origine era di segnare almeno una volta, si fa più interessante. Un giornalista spagnolo stuzzica il fenomeno di Rosario dicendo che altri giocatori in passato sono riusciti a segnare almeno un rigore, ma nessuno ha battuto due volte il particolare portiere nipponico.
Il numero 10 del Barca ovviamente accetta di fare un quarto tentativo e ancora una volta segna: sassata a 133 km/h ed esultanza con tanto di "Golazo!" annesso.
Che siano di carne e ossa o meccanici, la morale è sempre quella, Lionel Messi è il più forte della terra.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter


mercoledì 3 aprile 2013

"TATTICA CHE PARTITA!": ICI C'EST PARIS

PARIS SAINT GERMAIN E BARCELLONA: IL NUOVO CHE AVANZA:, PETRODOLLARI ALLA MANO CONTRO I PIU' GRANDI, FORSE DI SEMPRE

Gli ingredienti per una grande partita ci sono tutti, ma al di là dello spettacolo che torna al Parco dei Principi dopo tanti anni, sono tanti gli aspetti tecnico-tattici da analizzare.
4-4-2 accademico per Mister Ancelotti, necessario per affrontare il 4-3-3 del Barca, squadra che ritrova proprio in questa notte il suo di allenatore, quel Tito Villanova che la battaglia più importante l’ha già vinta.

Unico precedente del match risale al lontano 1995, difficile trovare analogie e fare confronti: erano altre 2 squadre, soprattutto questo Barcellona, capace di cose incredibili oggi, impensabili allora.
La prima parte del gioco è piuttosto prevedibile, possesso palla prolungato del Barca, spesso a metà tra centrocampo e attacco, difficilmente oltre la linea territoriale nella quale, attento, il PSG copre ogni possibile incursione della squadra spagnola. Il ritmo lo dettano Xavi e Iniesta, unici ad azzardare una qualche giocata che possa liberare Messi, Sanchez o Villa.
Interessante la posizione di Dani Alves, segnato sulla lavagna come terzino, si ritrova praticamente sempre sulla linea dei centrocampisti se non addirittura su quella dei tre là davanti.
Il ritmo non altissimo aiuta decisamente il Barcellona, ma nonostante questo è il PSG a creare le occasioni migliori, attraverso una giocata spesso ripetuta ed efficace contro la difesa catalana: Ibrahimovic fa da torre spalle alla porta, appoggiando palla a Pastore o Lucas che inventano per Lavezzi, bravo a farsi sempre trovare tra le linee della difesa spagnola.

In fase di non-possesso il pressing Blaugrana è efficace soprattutto perché svolto sempre da una coppia di giocatori, mai singolo come avviene spesso per il PSG.
La controffensiva in fase d’attacco del Barcellona si articola in un possesso prolungato sulla fascia sinistra, al limite dell’aerea di rigore, poco efficace; funziona invece il cambio di gioco su un Dani Alves, alto sulla fascia destra, sempre pronto alla fase d’attacco, giocata tipica delle squadre di Ricardo La Volpe, tecnico argentino dal quale Guardiola prese appunti nei tanti viaggi attorno al mondo durante la fase di transizione tra calciatore e allenatore.
Il vantaggio arriva proprio dai piedi del “biondo” della squadra di Villanova, che inventa un passaggio per Messi d’esterno destro contro la difesa uscente del PSG.
Merita una citazione nel primo tempo Lucas, vero giocatore in più del PSG, personalità forte e tanta corsa, soprattutto nelle ripartenze palla al piede.
Il secondo tempo si apre senza uno dei protagonisti del match, Messi, fuori per un problema muscolare alla coscia sinistra: a sostituirlo è Fabregas e tatticamente il  Barca cambia, si passa al Falso Nueve. Gli spagnoli si abbassano e da un calcio piazzato subiscono il meritato pareggio dei francesi.
Quando l'1-1 sembra il risultato finale il barca passa in vantaggio grazie al rigore procurato da Sanchez e trasformato da Xavi.

Qualche dato: il possesso palla della partita è chiaramente a vantaggio dei catalani, 68 % contro il 32 % del PSG, 658 i passaggi del Barca, dei quali 81% a buon fine, 304 dei quali solo il 56% a quelli buoni del PSG.
Ma come spesso accade il calcio è molto più di numeri e statistiche, il cuore e la voglia non possono essere misurati con dei dati o delle percentuali; nel recupero il PSG trova il pari, Matuidi calcia in porta sull’ennesima torre di Ibra, beffando un Valdes non impeccabile; goal fortunoso, ma frutto della voglia di non mollare mai, necessaria per tenere aperta una piccola speranza chiamata qualificazione.

Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

sabato 23 marzo 2013

L'ARGENTINA SI CANDIDA PER UN NUOVO "MARACANAZO"

A POCO PIU' DI UN ANNO DAI MONDIALI BRASILIANI LA SQUADRA DI SABELLA SI PREPARA PER FARE LO SGARBO PEGGIORE AGLI ODIATI RIVALI: VINCERE IN CASA LORO


“Solo tre persone sono riuscite a zzittire il Maracanà: Frank Sinatra, il Papa e io”. Parole di Alcides Edgardo Ghiggia, l’uruguayo che nel 1950 fece scendere un silenzio tombale sullo stadio di Rio De Janeiro segnando il gol che valse un mondiale agli ospiti e tante lacrime ai padroni di casa. Più di sessant’anni dopo ci proverà l’Argentina a far vivere ai verde-oro un altro “Maracanazo” (questo è il nome con cui l’inaspettata vittoria dell’ Uruguay è passata agli annali) vincendo il terzo mondiale della loro storia in casa dei rivali brasiliani e proprio nel “nuovo” Maracanà, sede della finale e ristrutturato per l’occasione. 

L’albiceleste si presenterà in Brasile come una delle squadre favorite al titolo, questa volta più di altre, vuoi per una tradizione favorevole quando il Mondiale si gioca nelle Americhe, vuoi perché possono contare nel giocatore più forte del mondo e in una delle rose potenzialmente più talentuose. Proprio da Messi, il Commissario Tecnico Alejandro Sabella, subentrato a Bautista dopo la disastrosa Coppa America del 2011, sta provando a costruire una nazionale che da sempre può vantare in rosa grandi nomi, ma troppo spesso si riduce a una lista di campioni incapace di trovare la quadratura del cerchio e diventare una Squadra con la esse maiuscola.

Sabella nelle dieci gare di qualificazione giocate fin qui ha fatto scendere in campo 34 giocatori: 2 portieri, 9 difensori, 16 centrocampisti e 7 attaccanti. Il modulo usato è stato quasi sempre lo stesso, 4-4-2 con squadra praticamente spaccata in due tronconi: 6 uomini (4 difensori più i due mediani) a difendere e “portare l’acqua” e gli altri 4 ad occuparsi della fase offensiva. E’ appunto l’attacco il reparto d’elite argentino con Aguero, Di Maria e Messi che girano intorno a Higuain, unico uomo stabile in area di rigore. Per il resto Sabella concede autonomia assoluta ai propri fuoriclasse, liberi e a volte obbligati, ad andare a prendere il pallone sulla mediana per cominciare l’azione. Linea di centrocampo occupata solitamente da Mascherano e Gago ideali collanti tra un attacco tanto forte e una difesa composta da Zabaleta sulla destra, Rojo dall’altra parte e Garay affiancato da Federico Fernandez come ultimo baluardo prima del doriano Romero, praticamente certo del posto tra i pali.

La qualità offensiva è veramente impressionante, soprattutto se si pensa che Sabella può permettersi di far partire dalla panchina Lavezzi e Palacio e tenere a casa Pastore (convocato solo due volte nelle gare ufficiali con in panchina Sabella). I problemi sono dalla linea mediana in giù. Josè Sosa, meteora in Serie A con la maglia napoletana, e Clemente Rodriguez, non garantiscono un degno ricambio a Di Maria e Mascherano, e difatti l’alto numero di centrocampisti convocati e utilizzati come subentranti da Sabella, stanno a dimostrare che il commissario tecnico non ha ancora le idee chiare su chi portare in Brasile apparte di due titolari. Dietro invece il problema non è di scelta ma di qualità. I soli nove difensori impiegati nelle uscite di qualificazione manifestano chiarezza (o forse mancanza di alternative) nella testa di Sabella ma nessuno di questi ha la caratura internazionale né un’ esperienza  tale da riuscire a guidare una difesa in una competizione del genere. Per spiegarci meglio: servirebbe un Samuel o uno Zanetti di qualche anno fa ma per il momento il panorama calcistico argentino non offre niente degno di nota.

Se nell’anno che manca all’appuntamento mondiale il C.T. sarà bravo a perfezionare i meccanismi difensivi così da superare con la tattica e l’affiatamento i limiti individuali, l’Argentina sarebbe insieme a Spagna e Germania la favorita della competizione. Magari sperando in un altro “Maracanazo” con Messi o Aguero nei panni di Ghiggia.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

giovedì 21 marzo 2013

W LA..LIGA: (VIDEO) AL BARCA IL TIKI-TAKA E' UNA FILOSOFIA..ANCHE PER LA SQUADRA FEMMINILE! (INCREDIBILE!)

UN'AZIONE DEGNA DI MESSI, XAVI E INIESTA QUELLA DELLE RAGAZZE BLAUGRANA

Se non ci fossero quelle code di cavallo, potremmo tranquillamente confonderli con i mostri che martedì scorso hanno incantato al Camp Nou contro il Milan di Allegri.
Maschi o femmine comunque non fa differenza, lo stile di vita Fc Barcellona non fa distinzioni d'età, ne tanto meno di sesso. Ecco allora che se i futuri Xavi e Iniesta all'interno della Macia vengono educati a pane e Tiki-Taka, anche la squadra femminile blaugrana fa la medesima cosa.

In questo video, l'azione delle giovani catalane è del tutto simile a quelle che ogni domenica vediamo fare alla squadra di Tito Vilanova. Passaggi di prima, colpi di tacco, inserimenti e doppi passi. D'altronde i catalani, quando entri al camp Nou ci tengono a fartelo capire fin da subito: El FC Barcelona es "Mes que un club".

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter             

lunedì 18 marzo 2013

W LA..LIGA: (HIGHLIGHTS) IL PUNTO SULLA 28ESIMA GIORNATA!

VINCONO LE PRIME CINQUE IN CLASSIFICA, BARCELLONA SALDAMENTE IN TESTA A +13 SUL REAL

Nel turno della 28esima giornata di Liga, vincono le prime cinque della classifica.

Barcellona 3-1 Rayo Vallecano: Ci si aspettava la prestazione dei catalani dopo la Remuntada col Milan. E risposta c'è stata.
Fabregas è tornato alle origini sostituendo Xavi al centro, davanti Sanchez è tornato titolare insieme a Villa e Mesi. Mattatore della serata è stato (ovviamente) il fuoriclasse argentino, che con la doppietta e l'assist a Villa, è arrivato a 42 gol e 10 passaggi vincenti in stagione. Se andasse in rete anche nella prossima partita, avrà segnato per un intero girone.
Torna al gol anche El Guaje, che dopo la quarta consecutiva da titolare (non succedeva dal dicembre 2011) sembra aver ritrovato il sorriso.
I catalani dunque consolidano il prima a 74 punti, a +13 sul Real Madrid.

Real Madrid 5-2 Maiorca: la squadra di Mourinho in cinque minuti ne fa tre e rimette in piedi una partita che rischiava di scivolare via. Dopo un primo tempo conclusosi sotto 2-1 con i fischi del Bernabeu in sottofondo, lo SpecialOne toglie Arbeloa e Morata e inserisce Ozil e Benzema.
Soprattutto grazie al tedesco, che confeziona due assist per Higuain e Cr7, al 12' della ripresa il Real sta vincendo 4-2. Il sigillo sulla partita lo mette Benzema al 92'. Di Modric e ancora Higuain le altre reti madridiste.

Osasuna 0-2 Atletico Madrid: La squadra di Simeone torna ai tre punti dopo la debaclè interna dello scorso week-end con la Real Sociedad. I Colchoneros, grazie alla doppietta di Costa a cavallo dei due tempi, consolidano il terzo posto a quota 60, ad una sola lunghezza dagli odiati cugini blancos.
Per la squadra di Pamplona, brutta sconfitta che mantiene la zona retrocessione a soli 4 punti.

Real Sociedad 4-1 Valladolid: I baschi, rivelazione del campionato, raggiungono il quarto posto solitario in classifica, complice anche la sconfitta del Malaga. La squadra di Montanier gioca un calcio divertente e frizzante: La doppietta di Griezmann e le reti di Agirretxe e Xabi Prieto regalano il successo agli Tzuri-Urdin.
Sconfitta invece non troppo importante per il Valladolid, che con 35 punti può dirmsi ormai salvo.

Malaga 0-2 Espanyol: l'albi-celeste cperde in casa con la squadra meno blasonata di Barcellona. La squadra di Pellegrini cade sotto i colpi di Colotto e Sergio Garcia e scende in sesta posizione a 44 punti, poco male considerando che l'Uefa ha già escluso il club della Rosaleda dalla prossima Champions League.

Valencia 3-0 Betis: La squadra di Pellegrino, dopo la sconfitta con l'Athletic di Bielsa, torna alla vittoria battendo il Betis, sorpassato in classifica e quindi nella corsa all'ultimo posto Champions. Valenciani a quota 47 e biancoverdi di Siviglia a 43. Rigore di Soldado, l'autogol di Paulao e Jonas i marcatori della partita.

Granada 1-1 Levante: protagonista della partita è il nostro Robert Acquafresca, che segna la sua prima rete con la maglia della squadra Valenciana e pareggia la rete di Siqueira. Il Levante sale a 35, metre il club della famiglia Pozzo, con questo punto sale a 28 con l'Osasuna.

Siviglia 4-0 Zaragoza: Non c'è partita. La doppietta di Coke, Reyes e Negredo firmano la vittoria dei padroni di casa. i Biancorossi salgono a 38, mentre la squadra che fu di Milito non fa passi avanti in classifica e rimane a 26, a soli due punti dal Maiorca terzultimo.

Getafe 1-0 Ath.Bilbao:  Si ferma la striscia di due vittorie cnsecutive degli uomini di Bielsa, che cadono a Madrid in casa del Getafe. Protagonista di giornata è Borja, che già dopo 7 minuti firma il gol che decide la partita.

Davide Bernardi
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mercoledì 13 marzo 2013

MESSI A TACERE: IL MILAN CEDE DI SCHIANTO A UN BARÇA PERFETTO

I ROSSONERI CADONO 4-0 AL CAMP NOU E SALUTANO LA CHAMPIONS: BLAUGRANA INCONTENIBILI PER LA SQUADRA DI ALLEGRI

Sognare è bello. Farlo, non costa nulla. Spesso e volentieri, però, gli incubi capitano e rischiano di lasciare il segno. Per una notte o (si spera il contrario) per più tempo.

Ha sognato, il Milan. Una qualificazione storica, un’autentica impresa: eliminare il Barcellona, probabilmente la squadra più forte al mondo. Ha sognato per 90 minuti a San Siro, venendo poi bruscamente risvegliato da un incubo chiamato Barça. Impossibile ieri, per gli uomini di Allegri, contenere la straripante voglia di remuntada dei catalani, partiti subito a mille e in grado di annullare il vantaggio conquistato all’andata dal Milan già al termine della prima frazione di gioco.

Senza scampo. I rossoneri non sono mai riusciti concretamente a ripartire e a far male a un Barça inarrestabile, sempre pronto a recuperare palla e stabilmente accampato nella metà campo milanista. Si era parlato di un Messi inesistente all’andata, mai in gol su azione contro le italiane: buon motivo per smentire tutti in 40’. La Pulga ieri è stato semplicemente incontenibile, perfetto come la serata del Barcellona.

Serata che sarebbe potuta cambiare se Niang, involatosi davanti a Valdés dopo un clamoroso errore di Mascherano, avesse colto il momentaneo 1-1 al posto di centrare il palo. Lasciando poi spazio al più classico Gol sbagliato, gol subito firmato Messi. Con i se e con i ma, tuttavia, non si va da nessuna parte: contano i fatti. Il Barça, dopo essere stato inesistente all’andata, si è ampiamente rifatto nella gara di ritorno, conquistando con merito la qualificazione.

Il Milan avrebbe indubbiamente potuto fare qualcosa in più. Come giustamente sottolineato da Massimo Ambrosini a fine partita, l’approccio al match non è stato certamente dei migliori. Risulta inevitabile, in ogni caso, ammettere i maggiori meriti della squadra blaugrana rispetto ai demeriti di un Milan che contro il vero Barcellona ha potuto davvero poco: complice prestazioni poco esaltanti come quelle di Boateng e Montolivo ed errori pesanti di Ambrosini e Constant, per i rossoneri è stato impossibile arginare lo tsunami Barça.

La delusione, ovviamente, resta: il Picasso Allegriano dipinto dai rossoneri nella gara di San Siro aveva lasciato grandi speranze, svalutatesi di fronte a un’opera assoluta di calcio moderno targato Barça. Giusto, tuttavia, ricordare l’enorme progresso compiuto dagli uomini di Allegri da inizio stagione ad oggi: da una partenza traumatica, con una preoccupante permanenza nelle zone basse della classifica, ad una ripresa pazzesca, grazie ad una rimonta che ha portato i rossoneri a due sole lunghezze dal secondo posto. In mezzo, quell’esaltante successo proprio contro il Barça, destinato a rimanere solo un bel ricordo. Di un gruppo che è cresciuto, maturato e che ora deve pensare al presente: il secondo posto è a un passo. La sfida al Palermo anche. Per risvegliarsi da un incubo chiamato Barcellona.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

domenica 3 marzo 2013

W LA..LIGA: IL 'MOU'MENTO DELICATO DEL BARCELLONA

LO SPECIAL ONE IN CINQUE GIORNI RIBALTA IL MONDO FUTBOLISTICO SPAGNOLO

Come le due facce della commedia e della tragedia. Una ride, l'altra piange.
Nella settimana che doveva decidere (condannare) il destino di Mourinho, il portoghese "denuda" il Barcellona due volte a distanza di cinque giorni.
In così poco tempo dunque il mondo calcistico spagnolo si è rovesciato: i blancos che danno ai blaugrana una, anzi due lezioni di calcio e i catalani che si appigliano alle scelte arbitrali.
Jordi Roura, il sostituto di Vilanova, al termine del clasico di ieri ha dichiarato: "Nelle ultime settimane abbiamo giocato tante partite complicate, intense e con poca possibilità di riposare". Questo è pur vero caro Jordi, ma va anche detto che il Barcellona, di queste partite complicate, non ne ha portata a casa nemmeno una, compromettendo almeno metà di una stagione che fino a quindici giorni fa la vedeva in lizza (e fortemente favorita) per rivincere tutto. Fuori dalla Copa del Rey e con un 2-0 da ribaltare col Milan in Champions.

Prima i rossoneri e poi uno che Milano l'ha conosciuta bene, hanno messo in mostra tutti i possibili limiti di un sistema di gioco in cui i fattori sul quale si basa devono essere rispettati sempre.
Nei due clasici confronti che hanno permesso a Mourinho di riprendersi buona parte della Madrid dalla camiseta blanca, si sono confrontati due sistemi di giochi opposti: verticalizzazione, velocità e fisicità da una parte, geometria, semplicità e ordine dall'altra.
"Dobbiamo essere molto superiori a loro perchè l'arbitro non sia decisivo". Errore Gerard (Piquè). Avete bisogno di essere molto superiori a loro per non soffrire la loro fisicità. Purtroppo ieri, come in Copa del Rey, la condizione dei catalani è apparsa ai minimi storici dal 2008.
In entrambe le gare al contrario, il Real ha mostrato una superiorità fisica a tratti imbarazzante, vedi il 2-0 di Ronaldo al Camp Nou, quando Di Maria ha deriso Puyol in velocità e nell'uno contro uno.

Per funzionare, il tiki-taka ha bisogno che l'applicazione tattica degli interpreti raggiunga una precisione vicina alla perfezione, così come la salute fisica dei giocatori. Se invece il momento delicato si somma all'assenza del professore (Xavi) di questa filosofia di gioco, è chiaro che le difficoltà saranno parecchie.
Per alcuni attori in particolare poi sembra la classica stagione no. Anche ieri le responsabilità di Mascherano sul vantaggio di Benzema sono palesi. La sensazione che il Real potesse far male dalla sua parte è durata per tutti i 90 minuti.
Il problema della necessità di un altro centrale da affiancare al marito di Shakira, già emersa nella scorsa stagione in occasione dell'eliminazione della Champions con il Chelsea, è stata sottolineata ancor di più dai già 30 gol subiti nella sola Liga quest'anno.

Se come aggiunge il sostituto tecnico blaugrana questa "E' una sconfitta che alla classifica non fa male", la terza "derrota" consecutiva dei catalani, arrivati a questo punto, può avere due risposte conseguentemente opposte: fungere da pungolo e provocare una reazione rabbiosa o soffiare via altre carte da un castello che sembra ogni giorno più fragile.

Inevitabile chiusura dedicata a Mourinho. Lo Special One, dopo l'impresa del 1-3 al Camp Nou, anche ieri ha vinto la partita ancor prima di giocarla: Pepe titolare a centrocampo, anche a causa dell'esplosione di Varane e Morata e Callejon in avanti con Cr7 in panchina. "Se vinco stravinco, se perdo vinco lo stesso perchè ho schierato le riserve." Geniale.
Il portoghese nello spazio di due partite, si è riguadagnato la fiducia di Madrid nel caso decidesse di rimanere nella capitale spagnola e si è costruito la giusta situazione per essere rimpianto, nel caso invece preferisse cambiare panchina. Un genio.

Davide Bernardi
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mercoledì 20 febbraio 2013

MILAN-BARCA: ECCO COME ALLEGRI POTREBBE VINCERE LA PARTITA


COMPATTEZZA, CINISMO E GENEROSITA'. ECCO LA RICETTA PER ALLEGRI

Messi a uomo, Boateng a centrocampo, no nel tridente, Niang titolare, no è stanco, meglio metterlo a partita in corso. Su come il Milan dovrebbe interpretare la partita di questa sera se ne sono dette tante. Ora è arrivato il nostro turno.

La differenza nelle individualità è palese; se i catalani hanno le qualità per poter far partire l’azione da dietro in modo fluido e agevole, il Milan al contrario se pressato alto, va facilmente in difficoltà.                                                                                                                                                              Ecco perché la partita deve essere vinta da Allegri, ancora prima di giocarla. Ci spieghiamo subito: la massima da seguire è molto semplice e vecchia come il calcio, “la miglior difesa è l’attacco”. Schierando un aggressivo  4-3-3 infatti, i rossoneri potrebbero ricavarne benefici in entrambe le fasi.                     Assolutamente fondamentale però sarebbe la prestazione del tridente offensivo, che dovrebbe davvero fare la partita della vita. El Shaarawy a sinistra, Niang a destra (o Bojan, se il francese non è al meglio) e Pazzini al centro dell’attacco. L’ex Samp avrebbe forse il compito più ingrato, portare cioè un pressing continuo e asfissiante ai due centrali difensivi catalani, in modo da disturbare fin dal principio la manovra avversaria. A quel punto i due esterni alti dovrebbero accorciare sui due terzini blaugrana così come tutto il centrocampo rossonero su quello di Xavi. Nel momento in cui la palla arriverà sulla linea del centrocampo, il Faraone e l’altra cresta matta dovranno immediatamente abbassarsi sulla linea del centrocampo.                                                                                                                                             In fase di non possesso gli uomini di Allegri dovranno formare un blocco compatto in 30 metri tra tutti i reparti, in modo da creare filtro in ogni parte del campo. Quindi minima distanza tra i reparti e uno “scivolamento” sulle fasce ai limiti della perfezione quando il Barca cercherà di allargare il gioco con la solita circolazione orizzontale.                                                                                                                                Sulla spinosa questione lanciata dal “presidentissimo” cui piace molto fare l’allenatore, ma che inspiegabilmente si perde la cessione di Pirlo invece, mettere una marcatura a  uomo su Messi è una follia. Innanzitutto lasciare l’uno contro uno alla Pulga significherebbe giocare alla roulette russa con otto colpi e non uno nel tamburo. E inoltre il calcio moderno non è più quello in cui Gentile marcava Maradona; i blaugrana hanno un’organizzazione tale che per rompere il lucchetto della marcatura a uomo impiegherebbero lo spazio di tiki. La cosa giusta da fare è sicuramente quella di impostare un sistema di raddoppi in base alla posizione in campo del fenomeno argentino, come fece Mourinho nel 2010 nella gara d’andata delle semifinali vinta 3-1 dall’Inter.

Una volta recuperata palla i due esterni, dovranno lanciarsi come proiettili ad attaccare la profondità. Mi rendo conto di quanto sto chiedendo al Milan, ma come l’ha definita Montolivo questa è una “partita spaziale” che non capita tutti giorni e allora perché sprecare un’occasione del genere?

Tornando sul tecnico dopo questa breve e romantica paretesi, osservando i gol presi quest’anno dalla squadra di Vilanova, si nota come i punti deboli degli spagnoli siano essenzialmente due: le fasce, Dani Alves e Jordi Alba salgono sempre insieme, lasciando praticamente solo Puyol e Piquè dietro. L’atteggiamento dei due esterni  rossoneri potrebbe avere quindi un duplice effetto: da spina nel fianco in caso di ripartenza e da cani da guardia in fase di non possesso, tenendo bassi i due terzini azulgrana. E i calci piazzati. Messi e co, sulle palle ferme marcano a zona, anche se guardando le reti incassate verrebbe da dire che non marcano. Esemplare a tal proposito la partita di Glasgow persa dal Barca 2-1 col Celtic. Vantaggio biancoverde su calcio d’angolo e raddoppio arrivato in ripartenza sulla fascia destra.

Per quanto riguarda gli uomini, al centro Montolivo è assolutamente necessario, per dare ordine alla manovra e alla gestione del pressing. Purtroppo a causa delle defezioni, le scelte degli altri due uomini sono abbastanza obbligate: Ambrosini, che mette in campo anche qualcosa in più del cuore e nel ballottaggio tra Boateng e Muntari, scelgo il primo. Le motivazioni sono semplici, il Boa garantisce un raccordo tra centrocampo e attacco, può aiutare meglio dell’altro ganese Montolivo in fase di costruzione. Inoltre la prestazione di Muntari col Parma e il precedente dell’anno scorso di Boateng a San Siro contro i Blaugrana mi convincono definitivamente.

Ah dimenticavo una componente indispensabile: San Siro deve letteralmente far volare ad un metro da terra i propri “eroi”, questa sera San Siro deve accompagnare il Milan fino al 95’. Niente fischi, niente buu, solo il Milan. E basta; perchè sia veramente una partita spaziale!


Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

martedì 22 gennaio 2013

TIKI-TAKA: ANCHE I MARZIANI SANNO PERDERE, SIMEONE RICOMINCIA A SPERARE

INASPETTATA SCONFITTA DEL BARCELLONA A SAN SEBASTIAN, L'ATLETICO VINCE E TORNA A -8, REAL MADRID DEVASTANTE A VALENCIA


Sembravano invincibili come la celebre Armada, ma alla fine, come la famosa flotta spagnola del sedicesimo secolo, anche il Barcellona è stato finalmente sconfitto. Finalmente,  perché questa Liga rischiava davvero di venire chiusa aritmeticamente a marzo con i blaugrana affamati di punti come se fossero delle belve feroci. A fermare la cavalcata trionfale dei ragazzi di Tito (tornato a New York per continuare le sue cure) è la Real Sociedad. La squadra basca mette in mostra lo spirito orgoglioso tipico della regione non arrendendosi al doppio vantaggio catalano firmato da Messi, decima giornata consecutiva in gol per la pulce di Rosario, e Pedro Rodriguez. Complice anche l’espulsione di Piquè a inizio ripresa e l’ambiente caldissimo  dell’Anoeta, la squadra di Montanier pareggia i conti con la doppietta di Chory Castro trovando poi la rete della vittoria al 91’ con Agirrexte. 

Sconfitta blaugrana che rinvigorisce le due squadre di Madrid. Il Real annienta con un perentorio 0-5 il Valencia al Mestalla con le doppiette di CR7 e Di Maria e la rete iniziale di Higuain. Ma il vero protagonista della gara è il tedesco Mesut Ozil, protagonista con delle giocate sopraffine e autore di due delle cinque reti madridiste. I 15 punti di distanza dalla capolista non permettono di sognare alla squadra di Mourinho ma almeno per una gara il Madrid è parso lo schiacciasassi della scorsa stagione; siamo certi che anche Ferguson, futuro rivale dei blancos negli ottavi di Champions League stia sperando che sia solo una “prestazione passeggera”. Anche l’Atletico approfitta dello stop di Xavi e compagni, vincendo per 2 a 0 in casa contro uno spento Levante. Nella serata in cui per una volta Falcao non è protagonista a causa di un’uscita anticipata per infortunio(i primi esami non hanno riscontrato niente di grave) ci pensa Keko a regalare spettacolo con un grande destro a giro che chiude la partita. Si conferma un fortino inespugnabile il Vicente Calderon dove la squadra di Simeone ha vinto 11 volte su 11 subendo appena 6 gol. 

Non si può certamente parlare di Liga riaperta, ma se i colchoneros ci credevano la settimana scorsa quando erano ancora a undici lunghezze dalla vetta, perché non sperarci ora che i punti di distacco sono  otto, c'è lo scontro diretto da giocare in casa e il Barcellona deve ancora visitare il Bernabeu? Magari sperando anche in un aiutino del Milan a cavallo del doppio impegno di coppa. Infondo anche l’Invincibile Armada sembrava destinata a spadroneggiare nei mari, ma poi com'è andata a finire è storia.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

martedì 15 gennaio 2013

TIKI-TAKA: IL MADRID SI FERMA ANCORA, IL BARCELLONA E' DA RECORD



I CATALANI VINCONO ANCHE A MALAGA E CHIUDONO UN GIRONE QUASI PERFETTO, IL MADRID VIENE BLOCCATO DALL'OSASUNA FANALINO DI CODA E SCENDONO A MENO 18 DALLA VETTA

E’ un Barcellona inarrestabile quello di Tito Villanova (e di Jordi Roura). Chiuso il girone di andata con 18 vittorie ed un solo pareggio, maturato nel Clasico di inizio ottobre, per un totale incredibile di 55 punti, la ventiduesima Liga sembra ormai in bacheca. Sono undici le lunghezze che dividono i catalani dai colchoneros di Madrid e addirittura diciotto dagli acerrimi rivali blancos di Jose Mourinho e, considerando il ritmo che sta mantenendo la squadra di Messi, niente fa pensare ad una possibile rimonta di una delle due squadre della capitale.

Proprio l’argentino, fresco del quarto pallone d’oro consecutivo, mette la firma nel 3-1 di Malaga ma soprattutto segna per la nona partita consecutiva avvicinandosi così al record di Ronaldo (quello vero..) che nella stagione 96/97 arrivò a dieci giornate consecutive in gol. L’ultima volta che Messi non è apparso nel tabellino dei marcatori risale a più di due mesi fa, il 3 novembre scorso, nella vittoria contro il Celta firmata da Adriano, Villa e Jordi Alba.

Non tira invece una bella aria a Valdebebas dove Josè Mourinho perde ogni giorno di più consensi sia tra la stampa “amica” sia tra i tifosi. Il pareggio con l’Osasuna e l’espulsione di Kakà per doppia ammonizione dopo soli 22 minuti sono l’esempio perfetto di come il Madrid sia in crisi, ma soprattutto non assomigli al tritatutto dello scorso anno. Oltre ai dodici punti in più, nella stagione passata, dopo 19 giornate, le merengues erano riuscite a segnare per ben 67 volte rispetto alle “misere” 45 di questa temporada. Vedendo i numeri dei suoi attaccanti si capisce meglio: CR7 vantava infatti  23 marcature contro 16 attuali, mentre Higuain e Benzema si fermavano rispettivamente a 14 e 10 reti, per entrambi il doppio  rispetto ai gol realizzati fino ad ora.

Intanto dopo la sconfitta di Valencia il Siviglia decide di esonerare il tecnico Michel sostituendolo con Unay Emery, ex giocatore proprio degli andalusi, il quale ha firmato un contratto che lo legherà ai biancorossi fino al giugno 2014.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli


giovedì 14 giugno 2012

IL "FALSO NUEVE", LA STORIA DEL PICCOLO GRANDE CENTRAVANTI


GUARDIOLA E DEL BOSQUE GLI SI SONO AFFIDATI. E' IL MODULO COL FALSO ATTACCANTE, ANDIAMO A SCOPRIRE LA SUA STORIA

Il Barcellona di Guardiola l’ha adottato come chiave tattica per vincere tutto. Un po’ a sorpresa, complice anche l’assenza di Villa, Del Bosque l’ha scelto come vestito per la Spagna nella gara inaugurale con l’Italia ad Euro2012. Si tratta del modulo col falso nueve; uno schieramento tattico privo di attaccante centrale, sostituito da un centrocampista di classe rivestito del compito di aprire gli spazi. Una sorta di 4-6-0. L’atteggiamento tattico in questione necessita e prevede un eccezionale dinamismo dei centrocampisti, un’immensa  personalità ed intelligenza tattica del falso attaccante, che deve fungere da “esca per i difensori avversari”. Deve essere in grado di fare gioco, saltare l’uomo, aprire gli spazi ed inserirsi.                                                                                      Nel caso tu abbia uno come Messi, puoi considerare i tuoi problemi risolti, altrimenti, basta che anche un solo circuito del meccanismo si inceppi per mandare in tilt tutto il sistema. Vedi per credere il primo tempo della Spagna contro i nostri azzurri.

Tanto di moda in questo ultimo anno, Guardiola e Del Bosque sembrano aver preso alla lettera la massima di Angel cappa: “Il futuro del calcio sta nel passato”.                                                                                       
Il Falso Nueve infatti ha una storia ed una tradizione ben più lunga di quanto si pensi.
Pioniere di questa scelta tattica che ha rivoluzionato e sta rivoluzionando il calcio fu Marton Bukovi, allenatore del MTK Budapest tra gli anni ’40 e ’50. 
Nel 1948 Bukovi perse il suo centravanti titolare Norbert Höfling, trasferitosi alla Lazio. Il tecnico ungherese iniziò a chiedersi come sostituire l’attaccante ed iniziò ad esaminare le qualità della sua mezza punta Peter Palotas, un giocatore non fornito di un gran fisico, ma dotato di buoni tempi di inserimento, un elevato tasso tecnico e di una discreta visione di gioco. 
Bukovi decise così di elaborare un inedito 3-1-2-4 tutto basato su dinamismo ed inserimenti. A Palotas, l'allenatore diede la maglia numero 9. Ecco come nacque el falso nueve.

Palotas presto si affermò come attaccante dell’emergente Ungheria di Puskas, Czibor, Kocsis, Zakarias e Grosics. Il c.t Ungaro dell’epoca,  Gustav Sebes, decise di far allenare i propri giocatori, quasi tutti provenienti dall’Honved, alcuni giorni con il club ed altri con la nazionale. In breve tempo i suoi uomini imparano a memoria i meccanismi del nuovo modulo ideato da Bukovi. Stava nascendo un'opera d'arte.

Il 20 settembre 1952, nella partita di Coppa Internazionale tra Svizzera ed Ungheria, avvenne un cambiamento che rivoluzionò ulteriormente il calcio dell’epoca ed indirettamente anche quello di oggi. 
Alla fine dei primi 45 minuti, i padroni di casa erano in vantaggio 2-0. Sebes allora decise di riportare Palotas alla sua posizione originaria e di collocare al suo posto Nandor Hidegkuti, esterno duttile, dotato di grande visione di gioco, capacità di inserimento e abilità nel fraseggio. Gli uomini di Sebes riuscirono  a rimontare gli Svizzeri, vincendo poi la partita per 4-2. Nacque così l’embrione di quello che gli Olandesi elaboreranno come “Calcio Totale”. 

Grazie alla nuova collocazione tattica, Hidegkuti svolse un ruolo fondamentale nel cammino che portò la Squadra d’oro, come venne ribattezzata quella nazionale ungherese, alla finale dei mondiali di Berna del 1954, poi persa con la Germania Ovest.

Questa sera la Spagna scenderà in campo contro l’Irlanda in una delle partite decisive per il passaggio del turno. Dopo i 45’ non brillantissimi della Roja con il Falso Nueve (Fabregas) nella gara con l’Italia, i bookmakers danno Fernando Torres come titolare.

A distanza di 60 anni la saggezza di Gustav Sebes è tornata di moda, forse Angel Cappa aveva ragione; “Il futuro del calcio sta nel passato!”.

Davide Bernardi

venerdì 27 aprile 2012

GUARDIOLA DICE ADDIO: FINISCE L'ERA DELLA PERFEZIONE



DOPO QUATTRO STAGIONI AI MASSIMI LIVELLI JOSEPH GUARDIOLA LASCIA LA PANCHINA CATALANA

“Proveremo sempre grande gratitudine per il miglior allenatore della storia del Barcellona”. Con queste parole il presidente catalano Sandro Rossel annuncia al mondo che dal prossimo anno Joseph Guardiola non sarà più il tecnico dei blaugrana. Il suo addio coincide con la fine della squadra più forte e vincente di tutti i tempi; un “equipo”, che in soli quattro anni, ha rivoluzionato l'idea stessa di far calcio. Ma Pep Guardiola prima di diventare allenatore di questa squadra, ne è stato giocatore e capitano e forse bisogna partire proprio da qui per spiegare il motivo dei suoi tanti successi.
Da calciatore ha fatto parte del “Dream Team” che sconfisse la Sampdoria in finale a Wembley, da allenatore ha invece creato un qualcosa di ancora più perfetto, riproponendo parecchie delle idee apprese in quel periodo da Johann Cruyiff. Un possesso palla estremo, intercambiabilità dei ruoli e l' assenza di un centravanti stabile in area di rigore sono stati i punti cardine dei trionfi catalani. Tredici trofei in sole quattro stagioni sono qualcosa di inimmaginabile, vuol dire vincerne almeno tre all'anno, ed è per questo che difficilmente sarà ripetibile una striscia di vittorie simili.
I suoi detrattori dicono che chiunque è in grado di far vincere una squadra in cui militano il giocatore più forte di tutti i tempi e nove campioni del mondo, ma è esattamente il contrario. Innanzitutto le vittorie della  “roja” sono figlie di questo Barcellona e della crescita di Xavi ed Iniesta, ma il merito di Pep è stato proprio quello di non far mai placare la fame di vittoria di gente che ha vinto tutto più volte, proponendo sempre e comunque un gioco altamente spettacolare. Siamo sicuri che uno così mancherà anche a Josè Mourinho, perchè battere il SUO Barcellona significava entrare nella storia del calcio.

Nicolò Smerilli

martedì 10 aprile 2012

ELOGIO ALLA FOLLIA? NO, GRAZIE!


Domenica abbiamo assistito all'ennesimo colpo di testa di un presunto fuoriclasse. Presunto perchè Mario Balotelli non può essere messo al pari di quelli che veramente possono vantare un tale appellativo. Nessuno mette in dubbio le sue qualità tecniche certamente fuori dalla media, ma rigurardo le “capacità” mentali il ragazzo lascia veramente a desiderare. Fin dai suoi esordi con la maglia nerazzurra Balotelli ha fatto sempre notizia: sin da quando ha zittito prima i tifosi della Roma, poi Cristiano Ronaldo ed infine il suo stesso pubblico nella magica serata della semifinale di Champions. L'andazzo è continuato, se non peggiorato, nei suoi due anni al Manchester City: quattro espulsioni, freccette tirate ai primavera e fuochi d'artificio sparati senza alcun motivo in casa. In Italia si continua a pensare che possa diventare un grande giocatore, uno da far invidia a Messi e Cristiano Ronaldo. Beh quando leggo queste cose mi viene parecchio da ridere. Balotelli non è mai stato decisivo per nessuna squadra. L'Inter del Triplete era un'armata anche senza di lui, e anzi, forse fu proprio Balotelli a creare gli unici problemi di una stagione perfetta. Nel City in due anni ha destabilizzato ambiente e spogliatoio con i suoi continui guai segnando solo una manciata di gol. Insomma, tanto per rimanere in Italia, gente del calibro di Totti e Del Piero alla sua età erano già nettamente più forti ed educati; Balotelli ha avuto solo la “fortuna” di esplodere in un periodo in cui i vivai italiani erano avari di talenti, così da attirarsi le attenzioni e le speranze di tutti.
Non so neanche se sia giusto portarlo agli Europei , dato che di “etico” nel suo comportamento non c'è proprio nulla e Prandelli ha più volte rimarcato l'importanza dell' atteggiamento da tenere dentro e fuori dal campo. Dopo l'espulsione il C.T. ha voluto difendere il ragazzo affermando che quello di domenica era un rosso assolutamente “normale”, ma forse Prandelli non ha visto l'entrata iniziale su Song neanche punita con un giallo. Forse l'ex tecnico della Fiorentina ha preferito chiudere un occhio per non danneggiare un reparto offensivo abbastanza guastato dagli infortuni di Cassano , Rossi e dalla scarsa forma delle punte italiane, ma agli Europei non possiamo rischiare ogni partita di rimanere in dieci dopo venti minuti. Caro Mario che dire, di solito i treni passano una volta sola nella vita, tu hai avuto la fortuna di averne due ma non sei stato pronto a prenderne neanche uno.

Nicolò Smerilli

mercoledì 4 aprile 2012

NON NASCONDIAMOCI DIETRO A UN DITO

In Italia la cultura del “dare la colpa agli altri” è fortissima. Quando si sbaglia o si fallisce qualcosa non ce n'è mai uno che si assuma la colpa e visto che succede in politica figuriamoci se non possa accadere anche nel futile mondo del pallone. Ieri sera i vertici della società rossonera, nelle consuete interviste post-partita, se la sono presa con il direttore di gara dichiarando di essere stati estremamente penalizzati dall' arbitraggio. Ovviamente sull' episodio del secondo calcio di rigore non vanno neanche sprecate parole: inesistente. Quello che vorrei sottolineare è invece la “faccia tosta” con cui Galliani&Co hanno insistito sull' argomento, tralasciando il fatto che nei 180' i rossoneri sono stati nettamente inferiori ai catalani. E' vero che se si fosse andati all' intervallo in parità la partita sarebbe stata diversa ma non ha comunque senso nascondersi dietro un dito. Le statistiche non mentono: nove tiri in porta a uno e il 60% di possesso palla per i blaugrana sono numeri che chiedono silenzio. Il Milan, come tutte (a parte il Madrid, forse) le altre squadre europee, è inferiore al Barcellona e quindi lamentarsi di un rigore, quando la partita sarebbe potuta finire con uno scarto tennistico, è inopportuno. Addirittura si sta iniziando a pensare che i blaugrana  in questi anni abbiano vinto tutto grazie agli aiuti ricevuti; penso che se cominciassimo a discutere anche della veridicità delle vittorie di questa squadra, nessun altro successo di nessun altro team potrebbe mai essere più autentico. Piuttosto che parlare dell'arbitraggio ci si sarebbe dovuto chiedere com'è possibile mandare in campo nella partita decisiva della stagione un ragazzo come Pato, il quale non gioca regolarmente da tempo, e in tribuna un gioiellino “in rush” come El Sharawaay . Lecito è anche domandarsi il perchè Allegri abbia deciso di puntare fin dall' inizio su uno come Seedorf. Per carità di fronte a lui c'è solo da togliersi il cappello visti i trofei vinti, ma ieri è apparso surclassato dalla velocità dei colleghi avversari. Un giocatore dalle sue caratteristiche non va schierato se si punta solo alla distruzione del gioco altrui.  Parlando poi del “papero” brasiliano viene anche da ridere. Non si sa come i migliori esperti al mondo abbiano dato il lascia passare per il suo ritorno in campo e lui in soli dieci minuti si sia di nuovo infortunato ( quattordicesimo stop in due anni). Speriamo che non commettano lo stesso errore con Cassano altrimenti ci sarebbe davvero da piangere.

Nicolò Smerilli

martedì 3 aprile 2012

MILAN: AL CAMP NOU CALA IL SIPARIO!

AL CAMP NOU CALA IL SIPARIO SULLA STAGIONE EUROPEA DEI ROSSONERI: E' 3-1 PER I BLAUGRANA

In scena va il ritorno di Champion League. Il teatro è il Camp Nou, strapieno per l'occasione: 90'000 persone. I tifosi blaugrana accendono lo spettacolo già pochi minuti prima del fischio d'inizio, con una coreografia splendida che recita "siempre junits" (sempre uniti). Il palcoscenico, a differenza di quello di San Siro, è perfetto, anche grazie ad un acquazzone riversatosi su Barcellona nel pomeriggio.
Il regista catalano Pep Guardiola schiera il consueto "falso 4-3-3": la difesa infatti, in fase di possesso palla, diventa a 3, con D. Alves che sale sulla linea dei centrocampisti, mentre Fabregas viene schierato finto centravanti a favorire gli inserimenti di Messi e Cuenca, sorpendentemente scelto dall'inizio.
Allegri invece sceglie gli stessi attori dell'incontro dell'andata, eccezion fatta per Abate al posto di Bonera, con Antonini dirottato sulla sinistra.
 Il copione della gara sembra già scritto al 9' minuto, quando il Barcellona passa  in vantaggio grazie al suo attore principale. Messi atterrato in area da Antonini, si guadagna e trasforma il rigore dell'1-0. Sull'episodio pesa molto un errore di Mexes, che ha la sciagurata idea di regalare palla al Pallone d'Oro.
 Il Milan prova ad alzare la testa e rispondere al ritmo altissimo dei Blaugrana, ma sono ancora una volta i padroni di casa ad andare vicino al gol. I catalani si divertono al limite dell'area rossonera: una combinazione al volo tra Messi e Fabregas, mette la "Pulga" davanti ad Abbiati; da posizione defilata però, l'argentino non inquadra lo specchio.
Al 32' arriva il primo colpo di scena, il Milan trova il pareggio con Nocerino. L'uomo rivelazione della stagione rossonera, capitalizza al meglio un contropiede in cui Ibra lo mette in porta. L'ex Palermo è freddo quanto basta e gela Valdes con un diagonale sul secondo palo. Le speranze rossenere però durano solo 8'. Al 40' infatti Kuipers fischia un rigore piuttosto dubbio per una trattenuta di Nesta su Busquets. Messi cambia angolo e spiazza Abbiati: i blaugrana sono di nuovo in vantaggio.
 La partita degli uomini di Allegri sostanzialmente finisce qui. Complice il pressing alto dei padroni di casa, i rossoneri fanno davvero fatica non solo a costruire gioco, ma addirittura a tenere palla.
Dopo 8 minuti della ripresa, arriva il gol che chiude la partita e i giochi qualificazione. La firma è quella di Iniesta, che sfrutta un tiro di Messi rimpallato da Nesta, per presentarsi davanti ad Abbiati e bruciarlo per il 3-1.
Da questo punto in poi il Barcellona non si limita ad amministrare il risultato con il solito tichi taca, ma va più volte vicino alla goleada con Thiago Alcantara ed Adriano. Allegri prova ad inserire Aquilani, col risultato di ottenere un maggior ordine in mezzo e Pato. Il brasiliano, dopo appena 14' in campo, è costretto ad uscire per nuovi problemi muscolari: incredibile la sfortuna di questo ragazzo.
Cala il sipario dunque su uno dei quarti di finale di questa Champions League. Finisce qui la stagione europea del Milan, che esce contro la squadra più forte del Mondo, contro il quale forse nemmeno il miglior Real Madrid può fare qualcosa (negli scontri secchi ovviamente!).
Discutibili però sono state alcune delle decisioni di Allegri: comprensibile la scelta di rinunciare ad un faro a centrocampo al Camp Nou, presentando una squadra più rocciosa e solida, poco sensata invece quella di rinunciarci a San Siro, dove sarebbe potuto uscire un risultato ben più positivo dello 0-0, se solo i rossoneri non avessero rinunciato a giocare il pallone.
Capitolo a parte merita invece la questione Pato. Quello del giovane attaccante rossonero, più che una maledizione sta diventando un vero e proprio mistero. Inspiegabile come il giocatore carioca si faccia male ogni volta che tocca il terreno di gioco, anche dopo lunghi periodi convalescenza. Il viaggio in America non ha portato alcun risultato. A questo punto a Galliani non resta che rivolgersi a Sherlock Holemes.

Davide Bernardi