Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 11 marzo 2013

"BUNDES E CRAUTI": IL PUNTO SUL CAMPIONATO TEDESCO

TITOLO GIA' IPOTECATO DA PARTE DEL BAYERN, CHE VOLA A +20 SUL DORTMUND SECONDO. GLI UOMINI DI KLOPP CADONO 2-1 NEL DERBY DELLA RUHR

Discovery Football da questa settimana vi terrà aggiornati costantemente su risultati, classifiche, news e talenti della Bundesliga. Un campionato in continua ascesa che grazie al “progetto tedesco” e agli stadi pieni sta scalando posizioni anche nel ranking Uefa.

La 25esima giornata di Bundesliga vede il Bayern vincere in rimonta contro il Fortuna Dusseldorf e vola a più venti sul Borussia Dortmund, prima inseguitrice, che cade in casa dello Shalike 04 sotto i colpi di Draxler e Huntelaar. Il fanalino di coda Greuther furth perde in casa lo scontro diretto per la salvezza contro l’Hoffeneim.

La 25esima giornata si è aperta con l’anticipo serale del venerdì che ha visto trionfare il Numberg in casa dell' Augsburg, terzultima in classifica a -7 dal Dusserdorf.
Il consueto sabato di campionato vede altre due squadre vittoriose fuori casa: l’Hoffenheim e il Wolfburg. Mentre le squadre che occupano una posizione di classifica “tranquilla” si sono accontentate di un pareggio; il Borussia  Moenchengladback fa 1 a 1 con il Werder Brema, mentre il Hannover 96 e Frankfurt non vanno oltre lo 0a0.
Il Bayern Monaco schiacciasassi va sotto per due volte contro il Fortuna, ma riesce a rimediare nel primo tempo con il solito Muller, poi nella seconda frazione pareggia con Ribery e nel finale Boateng firma il gol del sorpasso che fa esplodere un Allianz Arena mai sazia. I bavaresi chiudono di fatto il campionato, ora che si trovano a +20 sul Borussia Dortmund, fermato dallo Shalke 04 e apparso provato dalle fatiche di Champions League; le reti sono state messe a segno da Draxler (di cui vi abbiamo già ampiamente parlato http://discoveryfootball.blogspot.it/2013/02/luder-21-che-vorrei.html?spref=fb) e Huntelaar vecchia conoscenza del calcio italiano.

Con a disposizione 27 punti il campionato tedesco si avvia ad una soluzione ovvia, gli uomini di Heynckes sono troppo forti per chiunque: oltre ad un attacco micidiale che porta al gol quasi tutti i giocatori presenti in rosa, sembra la difesa l’arma principale dei bavaresi: solamente 10 gol subito fino ad ora, un record. Uno dei tanti che la squadra di Monaco di Baviera è riuscita a fare suo, tra gli altr: le prime otto giornate di campionato tutte vittoriose e il distacco abissale a questo punto del campionato, mai nessuna squadra tedesca era riuscita a fare meglio. Robben&Co. sono ancora in corsa sui tre fronti, avendo conquistato la finale della coppa di Germania e avendo ipotecato il passaggio ai quarti di Champions vincendo 3 a 1 a Londra contro l’Arsenal.
In caso di triplete sarebbe curioso vedere come Guardiola riuscirà a gestire una squadra che arriva da un’annata così entusiasmante, ma forse il giovane allenatore catalano ci ha già pensato, avendo già fatto pervenire ai dirigenti tedeschi una “lista della spesa” e una lista di calciatori da epurare perché non adatti al suo gioco.
Uno dei “tagliati” eccellenti sarebbe il bomber di origini spagnole Mario Gomez che a causa di molteplici infortuni quest’anno non sta rendendo come le passate stagioni.
La seconda sconfitta in 4 giorni dello Stoccarda contro l’Amburgo chiude la 25esima giornata e la fa precipitare al 14esimo posto, il distacco di 8 punti sulla terzultima non può lasciare tranquilli i bianco rossi che la prossima giornata se la vedranno contro un Frankfurt in odore di Champions.




Giammarco Bellotti
@Giambellotti on Twitter

sabato 19 gennaio 2013

TIKI-TAKA: VALDES SORPRENDE IL BARCELLONA, NON RINNOVA!

IL PORTIERE DEGLI ULTIMI TRIONFI BLAUGRANA HA DECISO DI LASCIARE LA CASA MADRE COSTRINGENDO LA DIRIGENZA A CERCARE UN SOSTITUTO PER GIUGNO

Anche nelle migliori famiglie ci sono problemi. E’ il caso del Barcellona che si trova improvvisamente a gestire, nel bel mezzo di una stagione perfetta, la grana Valdes. Il portiere catalano, oramai una vera e propria bandiera azulgrana, ha infatti deciso di non rinnovare il contratto in scadenza nel giugno del 2014.

Una vero fulmine a ciel sereno per la squadra di Vilanova, che ha causato non poco imbarazzo a tutto l’ambiente catalano. Nessuno infatti si aspettava né sperava una decisione del genere. La dirigenza ha provato in tutti i modi per convincere Valdes a vestire rossoblu fino al 2018 ma l’agente Gines Carvajal e il padre Josè Manuel sono stati irremovibili: il giocatore vuole andarsene. Ma la cosa che più ha infastidito Rossel e soci è l’annuncio fatto a mezzo stampa, poco dopo l’incontro tra le due parti, da parte di Carvajal, in cui l’agente del numero uno annunciava al mondo la volontà di non proseguire l’esperienza in Catalunya. Il rinnovo pareva una mera formalità e nessuno si sarebbe mai aspettato problemi ma il comunicato stampa è una vera e propria sentenza che non lascia spazio ai ripensamenti.

Nonostante Valdes rimanga fino a giugno l’estremo difensore della squadra, il Barcellona si sta già guardando intorno per rimpiazzarlo e in queste ore si sono subito fatti alcuni nomi. Il più caldo sembra  quello dello spagnolo David De Gea attualmente alla corte di Alex Ferguson. Anche se sarà difficile strappare il giovane portiere al Manchester United, l’ex Atletico Madrid sarebbe il più adatto per il gioco dei catalani: agile nelle uscite malgrado sia alto 1,92m e abile con i piedi, caratteristica imprescindibile per un estremo difensore culè. Altri nomi sono quelli di Vincent Guaita del Valencia e Andrès Fernandez del Osasuna ma il sogno dei tifosi e della dirigenza è Manuel Neuer del Bayern Monaco. Tuttavia il portiere tedesco è destinato a rimanere tale. Oltre alla difficoltà di convincere la dirigenza bavarese a vendere uno dei tre migliori al mondo nel ruolo nessuno si sognerebbe mai di fare uno sgarbo a Pep Guardiola, il futuro allenatore di Neuer.

Nicolò Smerilli
@NiSmerilli on Twitter

venerdì 14 dicembre 2012

TIKI-TAKA: VADE RETRO, JOSE'!


L'EX TECNICO NERAZZURRO E' STATO UNO DEI MOTIVI PRINCIPALI DELL'ABBANDONO DI GUARDIOLA 

Che i due non si amino particolarmente è cosa risaputa. Sin da quando Mourinho allenava l'Inter il rapporto tra lui e l'allenatore catalano è stato sempre abbastanza controverso, con il portoghese che non ha mai evitato di stuzzicare in ogni occasione possibile il tecnico più vincente della storia dei culè. Quando poi lo Special One è sbarcato a Madrid il loro è diventato un vero e proprio odio sportivo che ben rappresenta l'accesissima rivalità tra la squadra della capitale e quella catalana. Agli occhi del mondo era Pep quello che sembrava soffrire di meno la presenza dell'altro, lui che a ogni attacco del portoghese preferiva rispondere sul campo piuttosto che attaccarlo palesemente in conferenza stampa.

A quasi otto mesi dall'abdicazione di Guardiola dalla panchina blaugrana sembra quindi molto strano che uno dei motivi principali per cui Pep abbia lasciato il trono catalano a Villanova sia proprio Josè Mourinho. A rivelarlo è il giornalista spagnolo Guillem Balaguè, autore della biografia sul l'ex giocatore di Brescia e Roma. Secondo Balaguè: -Quando gli si domanda di Mourinho Guardiola cambia espressione, ha un diverso linguaggio del corpo e si nota come non si senta a suo agio parlandone; ma sopratutto per lui los clasicos non erano più belli da vivere e da giocare come prima-. Poi aggiunge -Pep mi rivelò che Mourinho lo aveva a tal punto destabilizzato emotivamente da non fargli più godere il mestiere di allenatore-.

Putroppo per Guardiola questo scenario potrebbe ripetersi nel paese della Regina Elisabetta. Stando alle ultime notizie Pep potrebbe presto sedersi in una delle due panchine di Manchester, preferibilmente quella dei Red Devils per raccogliere la pesante eredità di Sir Alex Ferguson, anche se certamente non disdegnerebbe neanche quella milionaria dei Citizens di Mansour. In Inghilterra è anche possibile il ritorno dello Special One alla corte di Abramovich, presidente che dopo averlo cacciato nel 2008 pagherebbe oro per rivederlo nella guida dei Blues. Con la Liga ormai ben salda nelle mani di Iniesta e soci l'unico modo per rimanere sulla panchina dei blancos sarebbe quello di conquistare la tanto agognata decima Champions League. Forse, per una volta, pur di non ritrovarselo di nuovo tra i piedi anche in Premier, il buon Pep tiferà persino il Madrid.

Nicolò Smerilli
@NiSmerlli

venerdì 27 aprile 2012

GUARDIOLA DICE ADDIO: FINISCE L'ERA DELLA PERFEZIONE



DOPO QUATTRO STAGIONI AI MASSIMI LIVELLI JOSEPH GUARDIOLA LASCIA LA PANCHINA CATALANA

“Proveremo sempre grande gratitudine per il miglior allenatore della storia del Barcellona”. Con queste parole il presidente catalano Sandro Rossel annuncia al mondo che dal prossimo anno Joseph Guardiola non sarà più il tecnico dei blaugrana. Il suo addio coincide con la fine della squadra più forte e vincente di tutti i tempi; un “equipo”, che in soli quattro anni, ha rivoluzionato l'idea stessa di far calcio. Ma Pep Guardiola prima di diventare allenatore di questa squadra, ne è stato giocatore e capitano e forse bisogna partire proprio da qui per spiegare il motivo dei suoi tanti successi.
Da calciatore ha fatto parte del “Dream Team” che sconfisse la Sampdoria in finale a Wembley, da allenatore ha invece creato un qualcosa di ancora più perfetto, riproponendo parecchie delle idee apprese in quel periodo da Johann Cruyiff. Un possesso palla estremo, intercambiabilità dei ruoli e l' assenza di un centravanti stabile in area di rigore sono stati i punti cardine dei trionfi catalani. Tredici trofei in sole quattro stagioni sono qualcosa di inimmaginabile, vuol dire vincerne almeno tre all'anno, ed è per questo che difficilmente sarà ripetibile una striscia di vittorie simili.
I suoi detrattori dicono che chiunque è in grado di far vincere una squadra in cui militano il giocatore più forte di tutti i tempi e nove campioni del mondo, ma è esattamente il contrario. Innanzitutto le vittorie della  “roja” sono figlie di questo Barcellona e della crescita di Xavi ed Iniesta, ma il merito di Pep è stato proprio quello di non far mai placare la fame di vittoria di gente che ha vinto tutto più volte, proponendo sempre e comunque un gioco altamente spettacolare. Siamo sicuri che uno così mancherà anche a Josè Mourinho, perchè battere il SUO Barcellona significava entrare nella storia del calcio.

Nicolò Smerilli

mercoledì 4 aprile 2012

NON NASCONDIAMOCI DIETRO A UN DITO

In Italia la cultura del “dare la colpa agli altri” è fortissima. Quando si sbaglia o si fallisce qualcosa non ce n'è mai uno che si assuma la colpa e visto che succede in politica figuriamoci se non possa accadere anche nel futile mondo del pallone. Ieri sera i vertici della società rossonera, nelle consuete interviste post-partita, se la sono presa con il direttore di gara dichiarando di essere stati estremamente penalizzati dall' arbitraggio. Ovviamente sull' episodio del secondo calcio di rigore non vanno neanche sprecate parole: inesistente. Quello che vorrei sottolineare è invece la “faccia tosta” con cui Galliani&Co hanno insistito sull' argomento, tralasciando il fatto che nei 180' i rossoneri sono stati nettamente inferiori ai catalani. E' vero che se si fosse andati all' intervallo in parità la partita sarebbe stata diversa ma non ha comunque senso nascondersi dietro un dito. Le statistiche non mentono: nove tiri in porta a uno e il 60% di possesso palla per i blaugrana sono numeri che chiedono silenzio. Il Milan, come tutte (a parte il Madrid, forse) le altre squadre europee, è inferiore al Barcellona e quindi lamentarsi di un rigore, quando la partita sarebbe potuta finire con uno scarto tennistico, è inopportuno. Addirittura si sta iniziando a pensare che i blaugrana  in questi anni abbiano vinto tutto grazie agli aiuti ricevuti; penso che se cominciassimo a discutere anche della veridicità delle vittorie di questa squadra, nessun altro successo di nessun altro team potrebbe mai essere più autentico. Piuttosto che parlare dell'arbitraggio ci si sarebbe dovuto chiedere com'è possibile mandare in campo nella partita decisiva della stagione un ragazzo come Pato, il quale non gioca regolarmente da tempo, e in tribuna un gioiellino “in rush” come El Sharawaay . Lecito è anche domandarsi il perchè Allegri abbia deciso di puntare fin dall' inizio su uno come Seedorf. Per carità di fronte a lui c'è solo da togliersi il cappello visti i trofei vinti, ma ieri è apparso surclassato dalla velocità dei colleghi avversari. Un giocatore dalle sue caratteristiche non va schierato se si punta solo alla distruzione del gioco altrui.  Parlando poi del “papero” brasiliano viene anche da ridere. Non si sa come i migliori esperti al mondo abbiano dato il lascia passare per il suo ritorno in campo e lui in soli dieci minuti si sia di nuovo infortunato ( quattordicesimo stop in due anni). Speriamo che non commettano lo stesso errore con Cassano altrimenti ci sarebbe davvero da piangere.

Nicolò Smerilli

martedì 3 aprile 2012

MILAN: AL CAMP NOU CALA IL SIPARIO!

AL CAMP NOU CALA IL SIPARIO SULLA STAGIONE EUROPEA DEI ROSSONERI: E' 3-1 PER I BLAUGRANA

In scena va il ritorno di Champion League. Il teatro è il Camp Nou, strapieno per l'occasione: 90'000 persone. I tifosi blaugrana accendono lo spettacolo già pochi minuti prima del fischio d'inizio, con una coreografia splendida che recita "siempre junits" (sempre uniti). Il palcoscenico, a differenza di quello di San Siro, è perfetto, anche grazie ad un acquazzone riversatosi su Barcellona nel pomeriggio.
Il regista catalano Pep Guardiola schiera il consueto "falso 4-3-3": la difesa infatti, in fase di possesso palla, diventa a 3, con D. Alves che sale sulla linea dei centrocampisti, mentre Fabregas viene schierato finto centravanti a favorire gli inserimenti di Messi e Cuenca, sorpendentemente scelto dall'inizio.
Allegri invece sceglie gli stessi attori dell'incontro dell'andata, eccezion fatta per Abate al posto di Bonera, con Antonini dirottato sulla sinistra.
 Il copione della gara sembra già scritto al 9' minuto, quando il Barcellona passa  in vantaggio grazie al suo attore principale. Messi atterrato in area da Antonini, si guadagna e trasforma il rigore dell'1-0. Sull'episodio pesa molto un errore di Mexes, che ha la sciagurata idea di regalare palla al Pallone d'Oro.
 Il Milan prova ad alzare la testa e rispondere al ritmo altissimo dei Blaugrana, ma sono ancora una volta i padroni di casa ad andare vicino al gol. I catalani si divertono al limite dell'area rossonera: una combinazione al volo tra Messi e Fabregas, mette la "Pulga" davanti ad Abbiati; da posizione defilata però, l'argentino non inquadra lo specchio.
Al 32' arriva il primo colpo di scena, il Milan trova il pareggio con Nocerino. L'uomo rivelazione della stagione rossonera, capitalizza al meglio un contropiede in cui Ibra lo mette in porta. L'ex Palermo è freddo quanto basta e gela Valdes con un diagonale sul secondo palo. Le speranze rossenere però durano solo 8'. Al 40' infatti Kuipers fischia un rigore piuttosto dubbio per una trattenuta di Nesta su Busquets. Messi cambia angolo e spiazza Abbiati: i blaugrana sono di nuovo in vantaggio.
 La partita degli uomini di Allegri sostanzialmente finisce qui. Complice il pressing alto dei padroni di casa, i rossoneri fanno davvero fatica non solo a costruire gioco, ma addirittura a tenere palla.
Dopo 8 minuti della ripresa, arriva il gol che chiude la partita e i giochi qualificazione. La firma è quella di Iniesta, che sfrutta un tiro di Messi rimpallato da Nesta, per presentarsi davanti ad Abbiati e bruciarlo per il 3-1.
Da questo punto in poi il Barcellona non si limita ad amministrare il risultato con il solito tichi taca, ma va più volte vicino alla goleada con Thiago Alcantara ed Adriano. Allegri prova ad inserire Aquilani, col risultato di ottenere un maggior ordine in mezzo e Pato. Il brasiliano, dopo appena 14' in campo, è costretto ad uscire per nuovi problemi muscolari: incredibile la sfortuna di questo ragazzo.
Cala il sipario dunque su uno dei quarti di finale di questa Champions League. Finisce qui la stagione europea del Milan, che esce contro la squadra più forte del Mondo, contro il quale forse nemmeno il miglior Real Madrid può fare qualcosa (negli scontri secchi ovviamente!).
Discutibili però sono state alcune delle decisioni di Allegri: comprensibile la scelta di rinunciare ad un faro a centrocampo al Camp Nou, presentando una squadra più rocciosa e solida, poco sensata invece quella di rinunciarci a San Siro, dove sarebbe potuto uscire un risultato ben più positivo dello 0-0, se solo i rossoneri non avessero rinunciato a giocare il pallone.
Capitolo a parte merita invece la questione Pato. Quello del giovane attaccante rossonero, più che una maledizione sta diventando un vero e proprio mistero. Inspiegabile come il giocatore carioca si faccia male ogni volta che tocca il terreno di gioco, anche dopo lunghi periodi convalescenza. Il viaggio in America non ha portato alcun risultato. A questo punto a Galliani non resta che rivolgersi a Sherlock Holemes.

Davide Bernardi