DALLA SCELTA DEL TECNICO TOSCANO DIPENDE IL FUTURO DI PIÙ ALLENATORI
"Il vento suonava un bel valzerino, così il..MAZZARRIno si mise a ballar.."
Basterà una prima nota perché il ballo che vede in pista sei allenatori e sei società, stravolga il volto della nostra serie A.
Com'è intuibile molto dipenderà dal primo passo di Valzer (ops!) Mazzarri; il tecnico toscano sembra aver capito che, complice l'ormai probabile partenza di Cavani, il suo ciclo a Napoli è finito. Meglio cingere ai fianchi una nuova compagna, la Roma, per tre anni (2,2 mln a stagione) che la vecchia per due (3,5 l'anno, la proposta di De Laurentiis).
In conseguenza della scelta di Mazzarri, piroetteranno gli altri tecnici. Per "portare" la ballerina partonepea i candidati sono vari, primo fra tutti Vincenzo Montella, napoletano di nascita e ballerino che ha saputo far volteggiare benissimo le proprie precedenti compagne, che fossero vestite di rosso azzurro o di viola.
Il nome dell'Aeroplanino é stato accostato anche all'Inter, non più così sicura di volersi affidare ancora alle mani di Stramaccioni.
Altro nome papabile per la dama di De Laurentis a questo punto diventa quello di Max Allegri, dato
molto vicino alla Roma fino a qualche settimana fa, potrebbe invece lasciare la pista da ballo di Milanello per quella di Castel Volturno, considerando anche le continue critiche arrivategli dal coreografo di Arcore.
Dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Allegri però ("Non parlo del futuro perché sono sposato con il Milan") si capisce come nemmeno l'Acciughino sappia su quale panchina andrà a sedersi.
Non dimentichiamoci infine di Francesco Guidolin, che sebbene abbia detto di voler rimanere a Udine, ha anche aggiunto che comunque si sentirebbe all'altezza di guidare una piazza importante come quella Napoletana.
Come vedete la pista è pronta, ci sono anche i ballerini, non resta che fare le coppie..un lalla un lalla un lallalà..
Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter
Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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domenica 12 maggio 2013
venerdì 15 marzo 2013
TUTTI LO VOGLIONO, TUTTI LO CHIEDONO, SCEICCO QUA, SCEICCO LA'!
PAROLE PAROLE PAROLE, DELL'ENNESIMO POSSIBILE MATRIMONIO TRA UNO SCEICCO E LA NOSTRA SERIE A NON RESTA CHE UN FIUME DI PAROLE
Tutti lo vogliono, tutti lo chiedono, tutti lo vogliono. Che cos'è? Vi do un piccolo aiutino, non è il factotum di Siviglia.
Va beh dai facciamola corta. E' lo..Sceicco!
Per Sceicco si intende quella persona, che abitualmente viaggia in Jallabia, tipica veste araba dotata di velo e che investe milioni e milioni di (petro)dollari per campagne acquisti tanto folli quanto ambiziose.
A portare questo strano figuro nella nostra serie A ci hanno provato in molti. Ultimissima la Roma statunitense di James Pallotta. La vicenda la conoscono tutti e ha i tratti del racconto tragi-comico: un paio di mesi fa, tale Adnan Adel Aref Al Qaddumi, (presunto) sceicco arabo si dice interessato ad entrare nelle quote azionarie della Roma. In febbraio viene firmato nero su bianco un accordo preliminare che prevede il versamento entro il 14 marzo di 50 milioni nelle casse giallorosse. Intanto i media e le Procure iniziano a studiare ed indagare su Al Qaddumi; si scopre che vive in Italia da molti anni e che è in attesa di un'enorme eredità. Si fa vedere più volte all'Olimpico con Michele Padovano, ex giocatore della Juve recentemente coinvolto in affari diciamo così poco chiari, inizia già a fare fanta-mercato, dichiarando il suo gradimento per il tecnico Walter Mazzarri.
Oggi è il 15 marzo e soldi a Roma non ne sono arrivati.
Stesso copione già recitato nel 2004, quando per l'acquisizione della società che allora apparteneva ancora alla famiglia Sensi, da parte di una cordata russa vicino alla Nafta Moskva mancava praticamente solo la firma. Anche allora, come oggi, alla fine non se ne fece nulla
Nello scorso giugno, si parlò insistentemente anche per il Milan di una possibile entrata in società di capitali stranieri. L'indiziato numero uno era Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. La vicenda, indovinate un po', si concluse con la dichiarazione di Silvio Berlusconi: "Le porte ad investitori stranieri sono sempre aperte".
Da nord a sud, la voglia di petrodollari ha attraversato tutta la nostra penisola. E anche per il Palermo del vulcanico Zamparini si parlò di un possibile sceicco rosanero. Il nome fatto fu quello di Ahmud Zubeidi, investitore arabo che avrebbe dovuto portare in Sicilia una somma vicina a 200 milioni di Euro nell'arco di 5 anni. Come si concluse la vicenda, vedendo anche l'attuale rosa del Palermo, non occorre nemmeno specificarlo.
Leggermente diverso è il caso della Juventus, che può contare una collaborazione con partner libici. Se nel 2002 la quotazione degli investitori stranieri raggiungeva il 7,5% della società bianconera, dopo la guerra civile e il mancato versamento dei 9 milioni previsti, la quota di partecipazione si è ridotta all'1,5%.
I motivi che fanno girare all'argo dei confini italici i famosi dollari neri, sono svariati: dall'assenza di una legge sugli stadi di proprietà alle tasse eccessive.
Lo Juventus Stadium pieno praticamente ogni domenica dimostra che con strutture adeguate e progetti tecnici ben strutturati, la gente allo stadio ci andrebbe eccome.
Davanti ad uno scenario che presenta situazioni a dir poco contraddittorie come quella di IsArenas a Cagliari, è tuttavia assolutamente normale che tutti lo cerchino e tutti lo vogliano, ma che nessuno ce l'abbia. Lo sceicco, non il Barbiere di Rossini sia chiaro.
Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter
Tutti lo vogliono, tutti lo chiedono, tutti lo vogliono. Che cos'è? Vi do un piccolo aiutino, non è il factotum di Siviglia.
Va beh dai facciamola corta. E' lo..Sceicco!
Per Sceicco si intende quella persona, che abitualmente viaggia in Jallabia, tipica veste araba dotata di velo e che investe milioni e milioni di (petro)dollari per campagne acquisti tanto folli quanto ambiziose.
A portare questo strano figuro nella nostra serie A ci hanno provato in molti. Ultimissima la Roma statunitense di James Pallotta. La vicenda la conoscono tutti e ha i tratti del racconto tragi-comico: un paio di mesi fa, tale Adnan Adel Aref Al Qaddumi, (presunto) sceicco arabo si dice interessato ad entrare nelle quote azionarie della Roma. In febbraio viene firmato nero su bianco un accordo preliminare che prevede il versamento entro il 14 marzo di 50 milioni nelle casse giallorosse. Intanto i media e le Procure iniziano a studiare ed indagare su Al Qaddumi; si scopre che vive in Italia da molti anni e che è in attesa di un'enorme eredità. Si fa vedere più volte all'Olimpico con Michele Padovano, ex giocatore della Juve recentemente coinvolto in affari diciamo così poco chiari, inizia già a fare fanta-mercato, dichiarando il suo gradimento per il tecnico Walter Mazzarri.
Oggi è il 15 marzo e soldi a Roma non ne sono arrivati.
Stesso copione già recitato nel 2004, quando per l'acquisizione della società che allora apparteneva ancora alla famiglia Sensi, da parte di una cordata russa vicino alla Nafta Moskva mancava praticamente solo la firma. Anche allora, come oggi, alla fine non se ne fece nulla
Nello scorso giugno, si parlò insistentemente anche per il Milan di una possibile entrata in società di capitali stranieri. L'indiziato numero uno era Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. La vicenda, indovinate un po', si concluse con la dichiarazione di Silvio Berlusconi: "Le porte ad investitori stranieri sono sempre aperte".
Da nord a sud, la voglia di petrodollari ha attraversato tutta la nostra penisola. E anche per il Palermo del vulcanico Zamparini si parlò di un possibile sceicco rosanero. Il nome fatto fu quello di Ahmud Zubeidi, investitore arabo che avrebbe dovuto portare in Sicilia una somma vicina a 200 milioni di Euro nell'arco di 5 anni. Come si concluse la vicenda, vedendo anche l'attuale rosa del Palermo, non occorre nemmeno specificarlo.Leggermente diverso è il caso della Juventus, che può contare una collaborazione con partner libici. Se nel 2002 la quotazione degli investitori stranieri raggiungeva il 7,5% della società bianconera, dopo la guerra civile e il mancato versamento dei 9 milioni previsti, la quota di partecipazione si è ridotta all'1,5%.
I motivi che fanno girare all'argo dei confini italici i famosi dollari neri, sono svariati: dall'assenza di una legge sugli stadi di proprietà alle tasse eccessive.
Lo Juventus Stadium pieno praticamente ogni domenica dimostra che con strutture adeguate e progetti tecnici ben strutturati, la gente allo stadio ci andrebbe eccome.
Davanti ad uno scenario che presenta situazioni a dir poco contraddittorie come quella di IsArenas a Cagliari, è tuttavia assolutamente normale che tutti lo cerchino e tutti lo vogliano, ma che nessuno ce l'abbia. Lo sceicco, non il Barbiere di Rossini sia chiaro.
Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter
giovedì 21 febbraio 2013
SOTTOMessi: UN MILAN PERFETTO CANCELLA IL BARCELLONA
PARTITA
IMPECCABILE DELLA SQUADRA DI ALLEGRI: IL DUO GHANESE BOATENG-MUNTARI STENDE I
BLAUGRANA. GRANDI I MERITI DEL TECNICO ROSSONERO.
Attendere o
aggredire gli avversari? Muntari o non Muntari? Boateng avanzato o interno di
centrocampo con Niang o Bojan nel tridente offensivo? Marcare a uomo Messi o
creargli una gabbia?
Si è tanto
parlato di pretattica riguardo a questo Milan-Barcellona.
Forse troppo. Anche l’eterna Mina lo confermerebbe: Parole, parole, parole…
Parole, parole, parole: tra le tante, quelle pronunciate da Silvio Berlusconi invitavano Allegri ad
applicare una marcatura a uomo su Lionel Messi portata, a turno, da Muntari e Flamini. Try again,
Mr.President: 0/2 “cestistico” dalla lunetta, alla Dwight Howard, oseremmo dire. Pur non essendo esperti di
pallacanestro, credo capirete ugualmente il senso della metafora: 0-2 =
1-Niente Flamini, infortunato; 2- Niente marcatura a uomo su Messi.
Perché Max
Allegri l’ha vista in modo diverso. E i liberi dimostra di saperli tirare.
Messi marcato a uomo? Guai: quanto potrebbe essere rischioso concedergli un 1
vs 1? Troppo: meglio imbrigliarlo con
una schermatura sulle abituali linee di passaggio che La Pulga ama percorrere. Sfida raccolta e vinta: Lionel va in
difficoltà, non trova la giusta posizione, il Barça mantiene il possesso palla
ma non crea pericoli. Statistica: 3 i gol realizzati da Leo alle italiane(o
meglio, al Milan), tutti su calcio di rigore: soffrirà il catenaccio nostrano?
E non è
finita qui. Contro lo scetticismo di tanti, anche a causa delle assenze last
minute targate Flamini e Nocerino, Acciuga schiera ugualmente Muntari,
reduce da due gare tutt’altro che esaltanti dopo il rientro dal lungo
infortunio subìto. Il primo tempo non sembra dargli ragione, i 90 minuti
complessivi si: il rendimento di Sulley cresce e tocca l’apice quando, a 10’
dal termine, finalizza al volo di sinistro una grande azione iniziata da Niang
e proseguita da El Shaarawy, autore di un assist pregevole per il ghanese.
Altro merito
da assegnare al tecnico rossonero riguarda gli eterni discussi cambi: spesso tardivi
e rivedibili, dei due effettuati ieri uno è risultato impeccabile, soprattutto
a livello di tempistica. Ci riferiamo, chiaramente, al fondamentale ingresso di Niang per il solito, combattivo Pazzini:
la freschezza e la velocità del francese hanno messo in difficoltà la
retroguardia blaugrana, incapace di opporsi al talento di Meulan-en-Yvelines
anche in occasione del raddoppio rossonero.
Reparti
compatti, Boateng finalmente
incisivo, Montolivo ancora una volta
sopra le righe, Ambrosini solito
leone di quelle notti europee che tanto conosce, difesa talvolta insicura ma
nel complesso stabile e senza grosse défaillances:
ricetta vincente che porta il Barcellona a rendersi pericoloso in una sola
occasione, con un tiro di Iniesta di
poco a lato a 15’ dal termine.
Le lamentele (pretestuose)
del vice tecnico blaugrana Jordi Roura
riguardo alle condizioni del terreno di gioco di San Siro non fanno in realtà
passare in secondo piano i meriti della squadra rossonera, capace di
ipnotizzare per 90 minuti un Barcellona complessivamente deludente.
“Comunque passeremo noi”, le ultime
dichiarazioni del vice di Tito Vilanova in conferenza stampa. Dichiarazione di
sfida che ricorda quell’ “Ens hi deixarem
la pell” (Dal catalano, Lasceremo/Venderemo
cara la pelle) promosso in occasione della semifinale di Champions giocata
3 anni fa dal Barça contro l’Inter.
In quella
circostanza, non servì: a passare furono i nerazzurri, poi vincenti in finale
sul Bayern. Per sapere se avrà l’effetto contrario o meno in questo caso,
occorrerà attendere la gara di ritorno. Voltare momentaneamente pagina è
obbligatorio: domenica sera sarà tempo di derby, partita storica e fondamentale
per mantenersi in terza posizione, in piena zona Champions.
Match nel
quale la missione di Acciuga Allegri
è chiara: rendersi un boccone troppo salato da mandare giù. Anche per i cugini
nerazzurri.
Simone
Nobilini
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mercoledì 20 febbraio 2013
L'EDITORIALE DI PADOVAN: BARCELLONA SENZA ALLENATORE, NEL MILAN C'è ALLEGRI (E NON BERLUSCONI!)
L'ALLENATORE LIVORNESE VINCE LA PARTITA. IL BARCELLONA COSTRETTO A UN COLLEGAMENTO DA NEW YORK
Nonostante l'eclatante vittoria sul Barcellona, è presto per tutto. Per dire se il Milan si qualificherà, eliminando una delle favorite per la Champions League. Per dire se i catalani ce la possono ancora fare. O se invece non sia solo l'inizio di una crisi.
Si può dire invece, senza mancare di rispetto a nessuno, che nel calcio, soprattutto di altissimo livello, l'allenatore è irrinunciabile.
Nessuno, neppure la squadra più forte del mondo, può ritenersi dispensata da una guida tecnica.
Fino a ieri sera, la differenza tra Guardiola e Tito Vilanova non si era avvertita. Anzi, nella Liga, i blaugrana hanno un vantaggio incolmabile sia per l'Atletico di Simeone, che per il Real di Mourinho.
Ma tornare in Europa con Roura e con l'allenatore vero in collegamento telefonico da New York è stato veramente troppo.
Certo, il Barcellona non ha perso per colpa dell'allenatore in seconda. Più semplicemente perchè mancava l'allenatore vero.
Se, come sembra, Vilanova non rientrerà nemmeno per la gara di ritorno, il Milan ha grandi possibilità di passare il turno e di immaginare un percorso che nessuno avrebbe saputo pronosticare.

A proposito di pronostici. Il mio era (e resta!) questo: "il Milan avrebbe fatto due ottime partite, ma alla fine sarebbe stato eliminato". Ovviamente sono felice di aver sbagliato il vaticinio.
Per ottime partite intendevo un pareggio 0-0 o 1-1 o anche una fortuita vittoria di misura.
Invece il 2-0 non solo smentisce me e la maggior parte degli italiani pessimisti al cospetto del Barcellona, ma conferma che nel Milan un allenatore esiste e non si chiama Silvio Berlusconi.
Giancarlo Padovan
Gia_pad on Twitter
Nonostante l'eclatante vittoria sul Barcellona, è presto per tutto. Per dire se il Milan si qualificherà, eliminando una delle favorite per la Champions League. Per dire se i catalani ce la possono ancora fare. O se invece non sia solo l'inizio di una crisi.
Si può dire invece, senza mancare di rispetto a nessuno, che nel calcio, soprattutto di altissimo livello, l'allenatore è irrinunciabile.
Nessuno, neppure la squadra più forte del mondo, può ritenersi dispensata da una guida tecnica.
Fino a ieri sera, la differenza tra Guardiola e Tito Vilanova non si era avvertita. Anzi, nella Liga, i blaugrana hanno un vantaggio incolmabile sia per l'Atletico di Simeone, che per il Real di Mourinho.
Ma tornare in Europa con Roura e con l'allenatore vero in collegamento telefonico da New York è stato veramente troppo.
Certo, il Barcellona non ha perso per colpa dell'allenatore in seconda. Più semplicemente perchè mancava l'allenatore vero.
Se, come sembra, Vilanova non rientrerà nemmeno per la gara di ritorno, il Milan ha grandi possibilità di passare il turno e di immaginare un percorso che nessuno avrebbe saputo pronosticare.

A proposito di pronostici. Il mio era (e resta!) questo: "il Milan avrebbe fatto due ottime partite, ma alla fine sarebbe stato eliminato". Ovviamente sono felice di aver sbagliato il vaticinio.
Per ottime partite intendevo un pareggio 0-0 o 1-1 o anche una fortuita vittoria di misura.
Invece il 2-0 non solo smentisce me e la maggior parte degli italiani pessimisti al cospetto del Barcellona, ma conferma che nel Milan un allenatore esiste e non si chiama Silvio Berlusconi.
Giancarlo Padovan
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MILAN-BARCA: ECCO COME ALLEGRI POTREBBE VINCERE LA PARTITA
COMPATTEZZA, CINISMO E GENEROSITA'. ECCO LA RICETTA PER ALLEGRI
Messi a uomo, Boateng a centrocampo, no nel tridente, Niang titolare, no è stanco, meglio metterlo a partita in corso. Su come il Milan dovrebbe interpretare la partita di questa sera se ne sono dette tante. Ora è arrivato il nostro turno.
La differenza nelle individualità è palese; se i catalani hanno le qualità per poter far partire l’azione da dietro in modo fluido e agevole, il Milan al contrario se pressato alto, va facilmente in difficoltà. Ecco perché la partita deve essere vinta da Allegri, ancora prima di giocarla. Ci spieghiamo subito: la massima da seguire è molto semplice e vecchia come il calcio, “la miglior difesa è l’attacco”. Schierando un aggressivo 4-3-3 infatti, i rossoneri potrebbero ricavarne benefici in entrambe le fasi. Assolutamente fondamentale però sarebbe la prestazione del tridente offensivo, che dovrebbe davvero fare la partita della vita. El Shaarawy a sinistra, Niang a destra (o Bojan, se il francese non è al meglio) e Pazzini al centro dell’attacco. L’ex Samp avrebbe forse il compito più ingrato, portare cioè un pressing continuo e asfissiante ai due centrali difensivi catalani, in modo da disturbare fin dal principio la manovra avversaria. A quel punto i due esterni alti dovrebbero accorciare sui due terzini blaugrana così come tutto il centrocampo rossonero su quello di Xavi. Nel momento in cui la palla arriverà sulla linea del centrocampo, il Faraone e l’altra cresta matta dovranno immediatamente abbassarsi sulla linea del centrocampo. In fase di non possesso gli uomini di Allegri dovranno formare un blocco compatto in 30 metri tra tutti i reparti, in modo da creare filtro in ogni parte del campo. Quindi minima distanza tra i reparti e uno “scivolamento” sulle fasce ai limiti della perfezione quando il Barca cercherà di allargare il gioco con la solita circolazione orizzontale. Sulla spinosa questione lanciata dal “presidentissimo” cui piace molto fare l’allenatore, ma che inspiegabilmente si perde la cessione di Pirlo invece, mettere una marcatura a uomo su Messi è una follia. Innanzitutto lasciare l’uno contro uno alla Pulga significherebbe giocare alla roulette russa con otto colpi e non uno nel tamburo. E inoltre il calcio moderno non è più quello in cui Gentile marcava Maradona; i blaugrana hanno un’organizzazione tale che per rompere il lucchetto della marcatura a uomo impiegherebbero lo spazio di tiki. La cosa giusta da fare è sicuramente quella di impostare un sistema di raddoppi in base alla posizione in campo del fenomeno argentino, come fece Mourinho nel 2010 nella gara d’andata delle semifinali vinta 3-1 dall’Inter.
Una volta recuperata palla i due esterni, dovranno lanciarsi come proiettili ad attaccare la profondità. Mi rendo conto di quanto sto chiedendo al Milan, ma come l’ha definita Montolivo questa è una “partita spaziale” che non capita tutti giorni e allora perché sprecare un’occasione del genere?
Tornando sul tecnico dopo questa breve e romantica paretesi, osservando i gol presi quest’anno dalla squadra di Vilanova, si nota come i punti deboli degli spagnoli siano essenzialmente due: le fasce, Dani Alves e Jordi Alba salgono sempre insieme, lasciando praticamente solo Puyol e Piquè dietro. L’atteggiamento dei due esterni rossoneri potrebbe avere quindi un duplice effetto: da spina nel fianco in caso di ripartenza e da cani da guardia in fase di non possesso, tenendo bassi i due terzini azulgrana. E i calci piazzati. Messi e co, sulle palle ferme marcano a zona, anche se guardando le reti incassate verrebbe da dire che non marcano. Esemplare a tal proposito la partita di Glasgow persa dal Barca 2-1 col Celtic. Vantaggio biancoverde su calcio d’angolo e raddoppio arrivato in ripartenza sulla fascia destra.

Per quanto riguarda gli uomini, al centro Montolivo è assolutamente necessario, per dare ordine alla manovra e alla gestione del pressing. Purtroppo a causa delle defezioni, le scelte degli altri due uomini sono abbastanza obbligate: Ambrosini, che mette in campo anche qualcosa in più del cuore e nel ballottaggio tra Boateng e Muntari, scelgo il primo. Le motivazioni sono semplici, il Boa garantisce un raccordo tra centrocampo e attacco, può aiutare meglio dell’altro ganese Montolivo in fase di costruzione. Inoltre la prestazione di Muntari col Parma e il precedente dell’anno scorso di Boateng a San Siro contro i Blaugrana mi convincono definitivamente.
Ah dimenticavo una componente indispensabile: San Siro deve letteralmente far volare ad un metro da terra i propri “eroi”, questa sera San Siro deve accompagnare il Milan fino al 95’. Niente fischi, niente buu, solo il Milan. E basta; perchè sia veramente una partita spaziale!
Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter
lunedì 24 dicembre 2012
EDITORIALE: LA SLITTA DEL MILAN SI FERMA A ROMA, LAMELA E COMPAGNI AFFONDANO I ROSSONERI
LA SQUADRA DI
ALLEGRI CROLLA NELLA PRIMA MEZZ’ORA DI GIOCO SENZA RIUSCIRE PIU’ A RIALZARSI,
CONCLUDENDO UN TRAVAGLIATO 2012 CON UN
PESANTE K.O.
One, Two,
Three, Four. Uno, Dos, Tres, Cuatro. Ballava al ritmo di “Pitbull” Lamela la Roma vista ieri sera
all’Olimpico. Giusto però sottolineare un aspetto fondamentale: come nel caso
degli ultimi successi del cantautore di Miami, la formazione giallorossa si è
avvalsa di un featuring, ovvero di
una collaborazione. E il nome è di quelli importanti, un pezzo da 90: stiamo
ovviamente parlando del Milan.
La squadra di
Allegri ha preso in mano da subito il pallino del gioco ed è andata in pressing
sull’avversario con continuità: contro la Roma di Zeman, però, non è
necessariamente la migliore delle idee, data l’enorme pericolosità dei
giallorossi nei ribaltamenti di fronte.
Arriviamo
così al punto chiave, citando una massima che ci giunge dal lontano mondo NBA-NFL:
“L’attacco vende i biglietti, la difesa
vince le partite”. Istintivamente potremmo collegare questa frase
all’allenatore boemo, da sempre fautore di un calcio prettamente offensivo.
Razionalmente, invece, il riferimento è ben altro: la Roma di ieri è stata in
grado di difendersi bene, rischiando qualcosa solo nella seconda frazione di
gioco a partita ormai chiusa (eccezion fatta per l’occasione fallita nel primo
tempo da El Shaarawy, ipnotizzato da
Goicoechea), ripartendo ancor meglio
e insidiando con puntualità la retroguardia rossonera.
Chi in realtà
non si è difeso a dovere, senza pungere troppo in attacco, è stato il Milan, e un dato su tutti fa riflettere: il
gol di Burdisso è il quattordicesimo
centro subito da palla inattiva. Impensabile credere all’indifferenza di Allegri nei confronti di un problema
tanto evidente quanto dannoso. Mario
Yepes ha sfoderato probabilmente la peggior prestazione da quando veste la
casacca rossonera, opponendosi troppo fragilmente a Osvaldo in occasione del
raddoppio giallorosso: condimento di una frittata che, complice l’intera
retroguardia rossonera, è stata completata, cucinata e impiattata al 30’ del
primo tempo dal tris di Erik Lamela, abile a sfruttare la doppia indecisione di
Constant e De Sciglio.
Le reti nella
ripresa di Pazzini su rigore e di Bojan, anticipate dal poker del “Coco” ex River Plate, servono solo a
rendere meno amara una punizione molto severa per i rossoneri, che dopo il
filotto di successi contro Juve, Catania, Torino e Pescara si schiantano contro
il muro giallorosso senza riuscire a mettere la quinta. Boateng ha
sicuramente disputato partite peggiori, ma è la soluzione falso nueve adottata da Allegri a non convincere ancora: Pazzini contro il Pescara non aveva
brillato, ma funge pur sempre da punto di riferimento in avanti e in area di
rigore. Ergo: giocare con un attaccante di ruolo conviene, Barcellona escluso…
Con la
sconfitta di Roma si chiude così un burrascoso 2012 per il Milan, riassumibile
in una sola frase, forte ma inequivocabile: dalle
stelle alle stalle. Dalla vetta della classifica con Ibrahimovic, Thiago
Silva, Nesta, Van Bommel, Gattuso, Seedorf
ecc. al crollo in campionato a favore della Juventus. Dalle false
promesse di Berlusconi sulla permanenza del duo Ibra-Thiago alla cessione di entrambi al PSG, con conseguente
smantellamento della vecchia guardia che ha visto la sola permanenza di Bonera
e Ambrosini dalla vittoriosa finale di Atene 2007. Dalla vana speranza dei
tifosi di vedere i propri campioni partenti sostituiti da giocatori all’altezza,
all’acquisto di giocatori fuori rosa addirittura strapagati(Pazzini e 7mln per
Cassano ne è l’esempio principale). Da squadra favorita per il campionato ai
falsi ultracompetitivi dell’Europa
come obiettivo massimo(quante volte nei nostri editoriali abbiamo parlato di Nessuna illusione, nessuna esaltazione relativamente alla stagione rossonera...), passando per mille partite gettate al vento. Senza
contare gli ultimi episodi da telenovela Berlusconiana (la vicenda Guardiola su
tutte), con il presidente milanista palesemente sfiduciato nei confronti di un
Allegri al quale è già stato virtualmente dato il benservito a fine stagione.
Con l’infortunio
di De Jong e la saudade do Brasil di Pato
e Robinho, il cui apporto in campo è
diventato direttamente proporzionale alla voglia di restare a Milano,
potrebbero aprirsi nuovi scenari nel mercato di Gennaio per il Milan: nomi
tanti, trattative effettive poche. El
Shaarawy è stato finora un fantastico leader, ma non può reggere quasi da
solo il peso di un intero attacco: più in generale, urge un rinforzo per
reparto. Berlusconi pare intenzionato a mettere mano al portafogli: il Natale è
ormai alle porte, qualche dono sarebbe più che gradito. Per chi dovrebbe
davvero avere Il Milan nel cuore, nel
profondo dell’anima, questo ed altro.
Simone
Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter - Si
ringrazia @CaiazzoMartina per la
collaborazione)
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lunedì 12 novembre 2012
EDITORIALE MILAN:NESSUNA ILLUSIONE, NESSUNA ESALTAZIONE..DOVE ERAVAMO RIMASTI?
IL PESANTE K.O. INTERNO CON LA FIORENTINA RIAPRE
LE CREPE IN CASA ROSSONERA
Ci avevamo visto lungo. Da Sabato scorso. Il 5-1 con il Chievo doveva essere considerato un nuovo punto di partenza, ma il percorso di crescita del Milan è iniziato e terminato proprio durante quella partita. La prestazione con il Malaga non è stata del tutto negativa: tuttavia i tre punti dovevano e potevano essere centrati contro una squadra che sta vivendo un pessimo momento (1 punto nelle ultime 3 partite, 2 sconfitte consecutive in casa contro avversari non irresistibili come Rayo Vallecano e Real Sociedad) e che a San Siro ha mostrato tutt’altro che un bel calcio.
In mezzo alle due reti
viola, il fatto che poteva cambiare le sorti del match. Roncaglia travolge in
area Pato, calcio di rigore e
brasiliano sul dischetto. Il risultato lo conoscete tutti: rincorsa svogliata,
palla alta sopra la traversa. Sarà l’unico episodio della partita per il quale
il numero 9 rossonero verrà ricordato.
Ci avevamo visto lungo. Da Sabato scorso. Il 5-1 con il Chievo doveva essere considerato un nuovo punto di partenza, ma il percorso di crescita del Milan è iniziato e terminato proprio durante quella partita. La prestazione con il Malaga non è stata del tutto negativa: tuttavia i tre punti dovevano e potevano essere centrati contro una squadra che sta vivendo un pessimo momento (1 punto nelle ultime 3 partite, 2 sconfitte consecutive in casa contro avversari non irresistibili come Rayo Vallecano e Real Sociedad) e che a San Siro ha mostrato tutt’altro che un bel calcio.
L’onda milanista si è inesorabilmente
infranta ieri contro lo scoglio Fiorentina.
Uno scoglio duro, durissimo, un’ottima squadra che ha confermato le buone
impressioni date nei match precedenti, costruita con pochi soldi e con
investimenti mirati e centrati alla perfezione da Daniele Pradè e Vincenzo Montella,
ai quali rinnoviamo i nostri complimenti.
Il copione della finora
pessima stagione rossonera è sempre lo stesso: al primo errore, si paga dazio.
E se l’errore rappresenta il subire gol da fallo laterale, ancora peggio.
Succede al 10’
con l’ex Aquilani, si ripete al 38’ con Borja Valero che, come una palla da bowling, spazza via il birillo Mexès e firma lo 0-2.
In mezzo alle due reti
viola, il fatto che poteva cambiare le sorti del match. Roncaglia travolge in
area Pato, calcio di rigore e
brasiliano sul dischetto. Il risultato lo conoscete tutti: rincorsa svogliata,
palla alta sopra la traversa. Sarà l’unico episodio della partita per il quale
il numero 9 rossonero verrà ricordato.
Inutile oggi parlare di Up
& Down in casa rossonera: è andato tutto storto. Delle colpe di Berlusconi e Galliani sulla rosa
allestita abbiamo già ampiamente discusso, ma ciò che è necessario ribadire è
l’ormai totale incapacità di Massimiliano Allegri
di dare un’identità, un gioco alla squadra, di scegliere gli interpreti adatti
per la formazione.
Inserire nell’11 titolare Kevin-Prince Boateng, mai autore di una
buona prestazione dall’inizio della stagione, lasciando in panchina un Bojan in stato di grazia dopo tre
brillanti prestazioni fornite, è una scelta che lascia francamente basiti. La
presenza in attacco di Pato si è rivelata sostanzialmente l’ennesima assenza:
mai coinvolto nel gioco, mai prezioso per la squadra (esattamente come in
occasione del match contro il Malaga, dove il brasiliano ha parzialmente
salvato la sua prestazione segnando la rete del pareggio) mentre l’ingresso di Robinho per Ambrosini ha totalmente
destabilizzato il modulo, rivelandosi controproducente e, complice lo
sfortunato infortunio di Bonera, portando pochi minuti dopo all’1-3 di El Hamdaoui. Il momentaneo 1-2 di Pazzini è storia. Storia dell’ennesima
partita che il Milan ha giocato male, regalando il primo tempo agli avversari
(Palermo e Lazio insegnano) e compromettendo in modo decisivo il risultato.
Allegri è stato confermato per
l’ennesima volta sulla panchina rossonera. Per Galliani “la fiducia è
confermata, ma non a tempo”. Qualcosa forse si muove. E non è nemmeno quotato
il fatto che la maggiorparte dei tifosi milanisti, alla possibile conferma a
breve termine dell’allenatore livornese, ci rispondano ironicamente: “Nessuna
illusione, nessuna esaltazione….”.
Simone Nobilini
(@SimoNobilini)
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martedì 8 maggio 2012
I DOLORI DEL GIOVANE ZLATAN
LO SVEDESE NON SEMBRA DEL TUTTO CONVINTO A RIMANERE UN ALTRO ANNO A MILANO
E' primavera e come spesso accade quando non si vince niente a Zlatan Ibrahimovic viene il “Mal di Pancia”. Anche quest'anno è stato puntuale come un orologio svizzero. Già il giorno dopo il tricolore Juventino lo svedese ha iniziato a mugugnare: “Ho un contratto di altri due anni ma si tratta di vedere cosa vuole il Milan. Ho fatto grandissime cose e mi dispiace chiudere a mani vuote”. Queste le parole che hanno gelato tutti i sostenitori rossoneri. Parole che ricordano vagamente quelle pronunciate dallo Zlatan interista dopo l'eliminazione di Champions League con il Manchester United; tutti poi sapranno com'è andata a finire. Molto dipenderà da due fattori: la permanenza di Allegri in panchina e la campagna acquisti di Galliani&Braida. Pur essendo la sua miglior stagione italiana, Ibra non sembra contento del tecnico livornese. I più rammenteranno il post-Emirates con il Milan ad un passo da una clamorosa eliminazione; quella sera si è rotto del tutto il feeling tra i due, e ricucirlo (sopratutto in tempi di magra come questi) non sembra facile. Per quanto riguarda l'altro aspetto bisognerà vedere se la dirigenza rossonera deciderà di tornare ai fasti che le competono oppure di provare ad “azzeccare” altri Nocerino. Come si sa non tutte le ciambelle escono col buco, e riuscire ad accaparrarsi altri giocatori low-cost. capaci di garantire un rendimento così altro, sarà un'ardua impresa. Se Ibra dovesse decidere di lasciare nuovamente la Madunina sembrano solo due le squadre in grado di acquistarlo ed entrambe sono allenate da due sue vecchie conoscenze: il Real Madrid di Mourinho e il Man. City di Mancini. Se dovesse scegliere in base all' ingaggio non ci sarebbe concorrenza, lo sceicco gli offrirebbe tanti soldi da farlo diventare il più pagato del mondo. Se invece decidesse di buttarsi a capofitto su quell'agognata coppa dalle grandi orecchie il Madrid sarebbe la soluzione più probabile anche perchè vincendo la “Decima” si toglierebbe anche lo sfizio del Pallone D'Oro. Magari saranno contenti i tifosi milanisti: di solito l'anno che Ibra se ne va la squadra abbandonata vince la Champions...Nicolò Smerilli
lunedì 23 aprile 2012
POSSIBILI SCENARI DI UNA STAGIONE FALLIMENTARE
Che non fosse più il Milan cinico e, a tratti, bello da vedere ammirato a cavallo tra 2011 e 2012 l' avevamo capito da circa un mese: i primi scricchiolii iniziarono con il pareggio di Catania, per poi diventare veri e propri campanelli d' allarme nella penultima uscita a Verona contro il Chievo. Che la corsa Scudetto non riguardasse più due squadre l' abbiamo invece capito solo ieri pomeriggio, al termine della gara contro il Bologna: un pareggio che ha il sapore della sconfitta, un punto di scarsissima importanza, perché tutti sapevano che la Juventus avrebbe fatto un sol boccone di questa Roma ancora acerba. La domanda è: merita di vincere il tricolore chi, nel momento cruciale della stagione, cade in balìa di squadre non certo irresistibili come Fiorentina, Bologna o lo stesso Chievo (nonostante la vittoria)? Diremmo: no, assolutamente. Eppure la situazione andrebbe analizzata in maniera più completa, prima di arrivare a conclusioni così affrettate.Innanzitutto, la vera colpa della squadra di Allegri (o se vogliamo, di Allegri stesso, che di rimando non l' ha fatto capire ai suoi ragazzi) sta nel non aver saputo sfruttare a sufficienza l' unico momento di vero impaccio che la Juventus ha mostrato nel suo percorso: parliamo del periodo immediatamente successivo alla sosta natalizia, quando i bianconeri sembravano aver perso la brillantezza che li aveva contraddistinti fino a Dicembre. In quella situazione, Conte fu "bravo" a spostare l' attenzione su altri aspetti, come in occasione della trasferta di Parma, quando si lamentò platealmente di alcuni errori arbitrali che a suo giudizio stavano inceppando il giocattolo, denunciando addirittura una sorta di ostilità dell' intero sistema contro la sua squadra e interpretandola come un retaggio di Calciopoli. In Via Turati, però, scelsero di non far cadere inascoltate queste provocazioni e di rispondere colpo su colpo, perdendo forse di vista gli aspetti prettamente calcistici di una stagione che stava entrando nel momento clou (c' era ancora la Coppa Italia e un ottavo di Champions contro l' Arsenal). Probabilmente, se in quei frangenti i rossoneri avessero dato una decisa spallata ai rivali, a questo punto staremmo parlando di un' altra situazione. E' anche vero però che non tutte le cause di questo mancato allungo siano da ricercare a Milanello: pur in una situazione di una partita ogni tre giorni e di un' infermeria costantemente affollata, un energico spintone alla Juve i ragazzi di Allegri lo stavano ugualmente dando nello scontro diretto di San Siro, ma vennero fermati da un guardalinee in non brillantissima forma (per usare un eufemismo): il tecnico toscano sbaglia a ricordarlo in quasi ogni conferenza stampa, ma il suo collega pugliese forse ne sminuisce eccessivamente la rilevanza, considerando il contesto (analizzato sopra) in cui avvenne il tutto.
Gli equilibri del campionato si ristabilirono inevitabilmente da lì a poco, e grazie a questo abbiamo assistito ad un entusiasmante testa a testa, al quale però il Milan - e siamo alla "storia recente" di questa stagione - è arrivato in evidente debito d' ossigeno. A mio avviso due sono le cause che hanno portato ad un calo così brusco di prestazioni e risultati: gli infortunati che aumentano senza soluzione di continuità (dal n°1 Amelia al n°99 Cassano non c' è stato un giocatore che non abbia dovuto saltare almeno una partita per infortunio) e l' impegno su tre fronti (in particolare la doppia sfida col Barcellona ha prosciugato un' infinità di energie mentali e fisiche, alle quali si somma la delusione per una qualificazione che a 55 minuti dalla fine era in mani rossonere). Al contrario, la Juve ha ricaricato completamente le batterie, e se già sembrava una montagna quell' unico punto che separava le due squadre, ora per colmare le tre lunghezze di distacco forse non basterebbe nemmeno un miracolo.
Gli scenari possibili a questo punto sono due: assegnato lo Scudetto, il Milan può onorare fino in fondo il proprio campionato, magari togliendosi l' ultima, irrisoria, soddisfazione di vincere il derby, confidando anche, perché no, nella risolutezza di qualche guardalinee che, nel dubbio, convalidi un gol (al quarto tentativo). Oppure può sciogliersi come neve al sole, pensando già alla programmazione della prossima stagione. Se dovesse verificarsi la seconda ipotesi, non ci stupiremmo più di tanto, dato che già lo stesso Allegri nella conferenza stampa pre-Bologna aveva sottolineato quanto sarebbe stato devastante perdere ulteriori punti. Inoltre, fonti vicine all' ambiente rossonero riportano i mormorii di uno spogliatoio non più entusiasta della guida tecnica: che il Presidentissimo non ne fosse soddisfatto non era una novità, ma che serpeggiasse del malumore anche tra i giocatori, questo sì che suona veramente nuovo. Anche in questo caso serve equilibrio di giudizio: è vero che i tanti infortunati sono dovuti probabilmente anche alla preparazione estiva sbagliata, ma lo è altrettanto che poi il tecnico livornese ha dimostrato di essere all' altezza della situazione, inventando puntualmente ogni domenica una formazione diversa a seconda dei giocatori disponibili. Senza dimenticare che è difficile reggere tre competizioni (e magari vincerne qualcuna) con una manciata di parametri zero in sede di mercato e in rosa calciatori ormai prossimi al pensionamento (sportivo).
Nicolò Scotucci
mercoledì 4 aprile 2012
NON NASCONDIAMOCI DIETRO A UN DITO
In Italia la cultura del “dare la colpa agli altri” è fortissima. Quando si sbaglia o si fallisce qualcosa non ce n'è mai uno che si assuma la colpa e visto che succede in politica figuriamoci se non possa accadere anche nel futile mondo del pallone. Ieri sera i vertici della società rossonera, nelle consuete interviste post-partita, se la sono presa con il direttore di gara dichiarando di essere stati estremamente penalizzati dall' arbitraggio. Ovviamente sull' episodio del secondo calcio di rigore non vanno neanche sprecate parole: inesistente. Quello che vorrei sottolineare è invece la “faccia tosta” con cui Galliani&Co hanno insistito sull' argomento, tralasciando il fatto che nei 180' i rossoneri sono stati nettamente inferiori ai catalani. E' vero che se si fosse andati all' intervallo in parità la partita sarebbe stata diversa ma non ha comunque senso nascondersi dietro un dito. Le statistiche non mentono: nove tiri in porta a uno e il 60% di possesso palla per i blaugrana sono numeri che chiedono silenzio. Il Milan, come tutte (a parte il Madrid, forse) le altre squadre europee, è inferiore al Barcellona e quindi lamentarsi di un rigore, quando la partita sarebbe potuta finire con uno scarto tennistico, è inopportuno. Addirittura si sta iniziando a pensare che i blaugrana in questi anni abbiano vinto tutto grazie agli aiuti ricevuti; penso che se cominciassimo a discutere anche della veridicità delle vittorie di questa squadra, nessun altro successo di nessun altro team potrebbe mai essere più autentico. Piuttosto che parlare dell'arbitraggio ci si sarebbe dovuto chiedere com'è possibile mandare in campo nella partita decisiva della stagione un ragazzo come Pato, il quale non gioca regolarmente da tempo, e in tribuna un gioiellino “in rush” come El Sharawaay . Lecito è anche domandarsi il perchè Allegri abbia deciso di puntare fin dall' inizio su uno come Seedorf. Per carità di fronte a lui c'è solo da togliersi il cappello visti i trofei vinti, ma ieri è apparso surclassato dalla velocità dei colleghi avversari. Un giocatore dalle sue caratteristiche non va schierato se si punta solo alla distruzione del gioco altrui. Parlando poi del “papero” brasiliano viene anche da ridere. Non si sa come i migliori esperti al mondo abbiano dato il lascia passare per il suo ritorno in campo e lui in soli dieci minuti si sia di nuovo infortunato ( quattordicesimo stop in due anni). Speriamo che non commettano lo stesso errore con Cassano altrimenti ci sarebbe davvero da piangere.Nicolò Smerilli
domenica 11 marzo 2012
2-0 AL LECCE, "FUGHINA MILAN"
Non era facile ritrovare la giusta concentrazione dopo la figuraccia di martedì a Londra, ma l' occasione era di quelle da non lasciarsi scappare: a San Siro arrivava un Lecce decimato dalle assenze, mentre la Juventus era di scena a Marassi contro il Genoa con alle spalle una serie di cinque pareggi nelle ultime sei partite e numerose defezioni in difesa. Alla fine vittoria è stata: un 2-0 non entusiasmante ma sicuramente autoritario, che unito al pareggio a reti bianche del Ferraris regala ai rossoneri il primo vantaggio importante in classifica, 4 punti.
Brevi pillole di cronaca. Classico 4-3-1-2 per Allegri, con Antonini che si riprende la fascia sinistra e Muntari che rientra a centrocampo, permettendo ad Emanuelson di spostarsi a ridosso delle punte Robinho e Ibrahimovic. Dall' altra parte arriva un Lecce non meno in emergenza: alla pesantissima assenza di Cuadrado, si aggiungono quelle per squalifica di Di Michele, Tomovic e Delvecchio, senza dimenticare il turno di stop forzato per Serse Cosmi. Parte forte la formazione rossonera, che schiaccia immediatamente i Salentini nella propria metà campo fino a trovare il vantaggio già al settimo minuto: lancio dalle retrovie per Ibra che in girata alleggerisce per l' accorrente Nocerino, botta secca deviata da Miglionico e gol, addirittura il nono in campionato. La rete non fiacca l' entusiasmo del Milan che, anzi, continua ad attaccare a testa bassa per tutto il primo tempo, sfiorando ripetutamente il raddoppio con Robinho, Ibrahimovic ed Emanuelson. Al 24esimo invece l' unico acuto di un Lecce apparso fin troppo impaurito: lancio lungo di Oddo a cercare Muriel, il colombiano sguscia via al disattento Bonera ma alza troppo il piattone e la palla si perde sopra la traversa. Nella ripresa però la musica cambia: Cosmi dà più sostanza al centrocampo inserendo Obodo e, sfruttando anche la stanchezza della squadra di Allegri, riesce a rendersi pericoloso un paio di volte dalle parti di Abbiati con Bojinov. Tuttavia si tratta del preludio al secondo gol del Milan, davvero bello: Robinho scodella al centro per Emanuelson, che di testa appoggia ad Ibra appostato al limite dell' area, lo svedese non ci pensa due volte e insacca al volo di collo destro alle spalle dell' incolpevole Benassi. Da qui in poi la partita non offrirà più niente, con il Milan che controlla con un possesso palla talvolta stucchevole e un Lecce quasi mai pericoloso.
L' impressione è che la disfatta di Londra, coincisa comunque col passaggio del turno, sia stata una battuta d' arresto estemporanea, dovuta magari a un approccio "leggero" dopo il 4-0 dell' andata, piuttosto che il frutto di un calo fisico-mentale della squadra rossonera. Anche perché la prestazione offerta oggi è sembrata assolutamente in linea con quella delle ultime uscite, chiaramente con un po' di brillantezza in meno a causa dell' impegno europeo. Nota doverosa infine per il "caso" Ibrahimovic. Si era infatti parlato di un energico colloquio tra lo svedese e Massimiliano Allegri negli spogliatoi dell' Emirates, con l' attaccante di Malmoe che rimproverava al proprio tecnico la scelta del tridente e di portare due portieri in panchina. La risposta è arrivata sul campo, con un Ibrahimovic che è sembrato il solito fuoriclasse spensierato e che ha impreziosito il proprio campionato con un assist e un gol davvero deliziosi, salvo poi "rimproverare" alla sua maniera, nel dopopartita, un giornalista che evidentemente lo stava osservando con troppa intensità durante la tradizionale intervista. Del resto Ibra è questo: prendere o lasciare.
Nicolò Scotucci
Brevi pillole di cronaca. Classico 4-3-1-2 per Allegri, con Antonini che si riprende la fascia sinistra e Muntari che rientra a centrocampo, permettendo ad Emanuelson di spostarsi a ridosso delle punte Robinho e Ibrahimovic. Dall' altra parte arriva un Lecce non meno in emergenza: alla pesantissima assenza di Cuadrado, si aggiungono quelle per squalifica di Di Michele, Tomovic e Delvecchio, senza dimenticare il turno di stop forzato per Serse Cosmi. Parte forte la formazione rossonera, che schiaccia immediatamente i Salentini nella propria metà campo fino a trovare il vantaggio già al settimo minuto: lancio dalle retrovie per Ibra che in girata alleggerisce per l' accorrente Nocerino, botta secca deviata da Miglionico e gol, addirittura il nono in campionato. La rete non fiacca l' entusiasmo del Milan che, anzi, continua ad attaccare a testa bassa per tutto il primo tempo, sfiorando ripetutamente il raddoppio con Robinho, Ibrahimovic ed Emanuelson. Al 24esimo invece l' unico acuto di un Lecce apparso fin troppo impaurito: lancio lungo di Oddo a cercare Muriel, il colombiano sguscia via al disattento Bonera ma alza troppo il piattone e la palla si perde sopra la traversa. Nella ripresa però la musica cambia: Cosmi dà più sostanza al centrocampo inserendo Obodo e, sfruttando anche la stanchezza della squadra di Allegri, riesce a rendersi pericoloso un paio di volte dalle parti di Abbiati con Bojinov. Tuttavia si tratta del preludio al secondo gol del Milan, davvero bello: Robinho scodella al centro per Emanuelson, che di testa appoggia ad Ibra appostato al limite dell' area, lo svedese non ci pensa due volte e insacca al volo di collo destro alle spalle dell' incolpevole Benassi. Da qui in poi la partita non offrirà più niente, con il Milan che controlla con un possesso palla talvolta stucchevole e un Lecce quasi mai pericoloso.
Nicolò Scotucci
giovedì 8 marzo 2012
MILAN DALLA PAURA ALLA SPERANZA IN 24 ORE
QUARTI DI FINALE E VETTA SOLITARIA, CRESCONO LE POSSIBILITA' DI UN "DOBLE"
Ci eravamo lasciati alle 22.45 di martedì con i tifosi rossoneri che tiravano un sospiro di sollievo per una qualificazione che sembrava in cassaforte e che invece stava oltrepassando la Manica. Ci ritroviamo oggi con la consapevolezza degli stessi che il percorso della squadra rossonera può continuare sia in Champion's League sia in Campionato, e che, su quest' ultimo fronte, la strada può essere leggermente in discesa, dopo l' ennesimo pareggio della Juventus al Dall' Ara di Bologna. Ma andiamo con ordine.
Quanto successo martedì sera all' Emirates non può certo passare inosservato, anche se, inevitabilmente, la pessima prestazione offerta dalla squadra di Allegri passa in secondo piano di fronte all' approdo ai quarti di finale della massima competizione europea. Di solito si dice che dagli errori si può solo imparare e, quindi, crescere, ma a Milanello non sembrano aver afferrato il significato di questo proverbio, se è vero (come è vero) che in terra londinese si stava per consumare il terzo clamoroso scivolone della storia recente rossonera. Inutile, forse anche sbagliato, ricordare l' ormai leggendaria finale di Istanbul, quando la squadra allora allenata da Carlo Ancellotti fu capace di sciupare in appena 6 minuti il vantaggio di 3 gol accumulato nel primo tempo, per poi perdere la partita ai rigori. Inutile, dicevamo, ricordarla, perché ormai è stagliata nelle menti di tutti gli sportivi, ma probabilmente anche fuori luogo, perché per l' appunto si trattava di una finale, quindi di una gara unica, e perché in quel caso c' erano stati solamente quindici minuti per preparare il "secondo round".Ben più grave, invece, fu la disfatta del 2004 a La Coruna, proprio perché il quel caso ci furono ben due settimane per preparare la sfida di ritorno contro il Deportivo e per poter gestire al meglio il vantaggio derivante dal 4-1 inflitto a San Siro alla formazione galiziana. Tuttavia, la squadra scesa in campo al Riazor in quella famigerata partita era una squadra molle, ferma di gambe e ancor prima di testa, a causa del più classico degli errori che si possa commettere in queste occasioni: pensare di essere già al turno successivo. Finì con un umiliante 4-0, e lo Scudetto vinto a fine anno riuscì solo in parte a lavare via l' onta di quella disfatta.
Stavolta sembrava diverso. Il Milan arrivava alla gara di ritorno in gran forma (con una prova di forza mostruosa nell' ultima giornata di campionato a Palermo) e l' Arsenal visto all' andata era solo un lontano parente di quella che aveva eliminato i rossoneri nel 2008, tanto che nei giorni immediatamente precedenti la sfida di Londra giornalisti e tifosi si erano quasi divertiti a rievocare il fantasma spagnolo, ritenendo impossibile che gli uomini di Allegri potessero distrarsi proprio sul più bello. E invece niente di tutto questo. Con una terribile tripletta i Gunners all' intervallo erano già sul 3-0, con la consapevolezza che se l' inguardabile Milan del primo tempo fosse tornato in campo con lo stesso piglio, il quarto e il quinto gol necessari alla qualificazione sarebbero arrivati sicuramente. E invece gli inglesi nella seconda frazione si sono sgonfiati, complici le energie spese per avviare la rimonta e un predisposizione mentale dei rossoneri leggermente più determinata. Senza dimenticare il prodigioso intervento di Abbiati sul "cucchiaino" di Van Persie, che ha evitato il 4-0 e in qualche modo ha fatto il paio con i clamorosi errori sotto porta di El Sharaawy e Nocerino. Al fischio finale profondo sospiro di sollievo, quindi, ma un atteggiamento mentale e, prima ancora, tattico (tridente davanti e centrocampo in costante sofferenza) assolutamente da giustificare da parte di mister Allegri. Anche lo stesso Adriano Galliani, nella consueta intervista post-gara europea, ha sottolineato l' urgenza di un colloquio chiarificatore con il tecnico, così come ha tentato di vedere la situazione dall' unico, ma grande, lato positivo: "La sofferenza passa, la qualificazione resta" ha giustamente osservato l' amministratore delegato, e del resto ha ragione lui. Innegabile però che il cronico abbassamento di concentrazione in certe situazioni appare preoccupante.
A far tornare il sole su Milanello, o quantomeno a scacciare le nubi, ci ha poi pensato il recupero del Dall' Ara di mercoledì tra Bologna e Juventus. Ora che ogni asterisco è stato cancellato dalla classifica, la stessa recita: Milan 54, Juventus 52. Vantaggio non certo decisivo, ma in ogni caso incoraggiante per affrontare la volata finale, considerando anche che il calendario sembra favorire i milanesi ai quali, delle big, resta da affrontare solamente Inter e Roma (in casa), al contrario dei bianconeri che invece dovranno vedersela anche con Lazio e Napoli. Non bisogna neanche dimenticare che per la prima volta nella stagione anche Conte deve vedersela con assenze importanti, tanto che nella trasferta di Domenica a Genova sarà costretto a schierare un' inedita coppia di centrali difensiva formata da Caceres e Vidal. Una sola cosa appare certa a questo punto: il prossimo mese sarà decisivo e verosimilmente una delle due squadre dovrà fare strada all' altra. L' unico rammarico è che lo scontro diretto ci sia già stato: fosse arrivato più avanti, magari con il pieno recupero degli infortunati, avrebbe sicuramente dato vita ad una sfida meravigliosa. I tifosi potranno comunque rivedere le due rivali una di fronte all'altra il 20 marzo per la semifinale di ritorno della Coppa Italia. Questa volta però il teatro non sara il Meazza ma lo Juventus Stadium.Nicolò Scotucci
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