Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Galliani. Mostra tutti i post
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domenica 10 marzo 2013

L'EDITORIALE DI PADOVAN: L'INTER CROLLA, LA CORSA AL TERZO POSTO È APERTISSIMA

CADONO INTER E LAZIO, IL TERZO POSTO E' ANCORA RAGGIUNGIBILE PER TUTTI

Non so se sia più grave la crisi di Stramaccioni, quella di Mazzarri o la mia.
Dopo l’illusione di Catania, di saper domare almeno i secondi tempi, l’Inter ha perso prima a Londra e poi in casa con il Bologna: due sconfitte in tre giorni equivalgono ad un tracollo, visto che l’Europa League è compromessa e il terzo posto si allontana.
Continuando così l’Inter può arrivare sesta. Colpa dell’allenatore? Anche, ma prima di lui la responsabilità è dei dirigenti che non dirigono e soprattutto forniscono giocatori molto costosi, ma poco utili. Quando Moratti sostituirà lo sprezzante Branca, sarà sempre troppo tardi.

Il Napoli perde a Verona contro il Chievo e patisce l’allungo della Juve a tempo scaduto: da -7, che era già un ritardo pesante, a -9, che poi sarebbero -10. Quasi un disastro.
Cavani non segna neanche su rigore, ma il problema è che la squadra si è piantata, va più lenta di quando giocava le gare infrasettimanali di Europa League, sono scomparse le idee di gioco, non c’è un modo per determinarsi lo spazio davanti.

La mia crisi è strettamente correlata a quella dei napoletani: avevo previsto che avrebbero battuto la Sampdoria e l’Udinese raccogliendo sei punti, invece ne hanno fatti due. Allora ho dato per scontato che con il Chievo ne avrebbero colti tre, avvicinando addirittura la Juve che, sempre secondo me, non avrebbe battuto il Catania. Non per altro, ma perché dopo la Champions le capita sempre di avere difficoltà.
Va da se che guardando i risultati ne ho azzeccate poche e limitandosi alle prestazioni, ancora meno. Adesso sì il campionato lo può perdere solo la Juventus se si spolmona in Champions e perde qualche scontro diretto. Ma un Napoli così non arriva nemmeno secondo.

Con la Juve che pareggiava, ho pensato per mezzo pomeriggio che potesse rientrare il Milan: nove punti (ora sono undici) erano tanti, ma non troppi per chi avesse Galliani come plenipotenziario e contemporaneamente vice-presidente di Lega. Allegri ha fatto i miracoli, ma Galliani ha moltiplicato i favori.

La Lazio, battuta a domicilio dalla Fiorentina, ha perso il suo effetto sorpresa. E’ la solita storia: da Reja a Petkovic sembra sempre che i biancocelesti debbano spaccare il mondo e poi, al massimo, finiscono in Europa League. Quella, però, la giocano seriamente al contrario delle altre italiane.
Forse di fronte ad una Fiorentina così brillante la Lazio avrebbe perso ugualmente, di sicuro però si fa fatica a sostenere due impegni ravvicinati (e lo stesso discorso vale per l’Inter).
Il terzo posto è lì, buono per tutti i gusti, neanche la Roma può dirsi esclusa. Peseranno gli scontri diretti e le energie residue.

Giancarlo Padovan
@Gia_pad

mercoledì 6 marzo 2013

MILAN, BRYAN CRISTANTE: IL FUTURO DEL CENTROCAMPO ROSSONERO

DF VE L'HA PRESENTATO GIA' L'ANNO SCORSO. L'ITALO-CANADESE HA APPENA RINNOVATO PER 5 ANNI

Ve ne parlammo già l'anno scorso durante le finali scudetto primavera, quando con il Milan arrivò fino alla semifinale. Era il più piccolo di quella squadra, eppure fu uno di quelli che ci colpì maggiormente, insieme al compagno di squadra Comi, ora alla Reggina e ovviamente Samuele Longo, allora all'Inter. Nato a San Vito al Tagliamento il 3 marzo 1995, Bryan Cristante.
Cristante, di origini canadesi, è un centrocampista alto 1,86 m. pesa 76 kg. Può ricoprire tutti i ruoli di un centrocampo a 3, ma il suo preferito è quello di play-maker. Dotato di una buona visione di gioco e di un'ottima tecnica individuale, è un giocatore predisposto più alla verticalizzazione che non al gioco in orizzontale.
E' il nuovo gioiellino del Milan primavera, con il quale è appena arrivato in finale al torneo di Viareggio (poi persa con l'Anderlecht) di cui è stato nominato il migliore giocatore.
Come regalo per il suo diciottesimo compleanno, Adriano Galliani gli ha fatto firmare il suo primo contratto da pro (quinquennale).
Il ragazzo l'anno prossimo verrà aggregato in prima squadra, anche per continuare il progetto giovani inaugurato quest'anno da Galliani. L'idea è quella di creare un nucleo fisso con Montolivo ed eventualmente un nuovo acquisto.

Rivisitando la sua storia, si capisce come il giovane centrocampista sia un predestinato.
E' stato il primo giocatore dilettante ad essere convocato in una Nazionale italiana: nel 2008 quando ancora giocava nel Liventina Gorghense, fece uno stage a Coverciano e venne preso. Di lì a poco il passaggio nelle giovanili del Milan. Al primo anno in rossonero vince il titolo tra i giovanissimi, contribuendo con 8 gol. L'anno successivo, il 2011, vince anche quello degli Allievi Nazionali. A 16 anni e mezzo viene promosso in primavera.
Il 6 dicembre 2011 si toglie anche lo sfizio di esordire in Champions League, in trasferta con il Viktoria Plzen, diventando così il più giovane rossonero di sempre a riuscirci. Tra l'altro record soffiato ad un certo Paolo Maldini.
E poi, come se non bastasse, ha dichiarato: "Per me la più bella è la Satta, ma meglio che Boateng non lo sappia". Questo ce la sa lunga, in campo e fuori!

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

lunedì 21 gennaio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN “PAZZO” PER IL ROSSOBLU, BOLOGNA BATTUTO 2-1

I ROSSONERI SUPERANO DIAMANTI E COMPAGNI GRAZIE A UNA DOPPIETTA DI PAZZINI, VERA E PROPRIA BESTIA NERA IN QUESTA STAGIONE DELLA SQUADRA DI PIOLI

5 gol in 2 partite. Destino o no, è questo il bottino stagionale raccolto da Giampaolo Pazzini nei match giocati contro il Bologna, vittima preferita del serial killer con la maglia numero 11 rossonera.

La giornata, a dire il vero, non sembrava essere delle più favorevoli per l’ex attaccante di Atalanta, Fiorentina, Samp e Inter: troppi appoggi sbagliati e spesso in ritardo sui palloni recapitatigli dai compagni. Il secondo tempo però ha raccontato un’altra storia: dopo una colossale occasione sprecata, due gol (il secondo un capolavoro) che hanno deciso il match e doppia cifra centrata in classifica cannonieri. Chissà che Pazzini non si sia ricordato di quella sua prima partita da titolare in maglia rossonera, giocata proprio a Bologna l’1 settembre scorso e vinta dal Milan grazie ad una tripletta realizzata dal bomber di Pescia.

Discorso “Pazzo” a parte, il Milan visto ieri a San Siro è parso in crescita rispetto alle due ultime prestazioni offerte contro Siena e Sampdoria. La squadra di Allegri ha preso in mano il match da subito, non concedendo nulla e creando buone chance con Pazzini e con il solito El Shaarawy, a secco da 4 partite ma sempre autore di ottime prestazioni (match di Marassi a parte). Un Milan capace, finalmente, di incidere sugli esterni: Constant, migliore in campo, è stato sorprendentemente strepitoso mentre Abate, dopo un primo tempo insufficiente che ha richiamato alla mente di molti tifosi la mancata (e onerosa) cessione allo Zenit, ha disputato una buona ripresa, proponendosi con continuità sul fondo. Ha stupito ancora Mbaye Niang, che con El Shaarawy forma il pacchetto “Italo” andata-ritorno a destra e sinistra senza sosta, aggiungendo pericolosità in situazioni di uno contro uno: citofonare Cherubin e Garics per testimoniare le difficoltà in fase di chiusura per i due laterali bolognesi.


Il centrocampo ha convinto parzialmente: bene Montolivo, non altrettanto il redivivo Flamini e Boateng, troppo altalenanti nell’arco dei 90’. Il francese ha sbagliato troppi appoggi, mentre Prince si è visto pochissimo, cross per il 2-0 di Pazzini (o meglio, per il 2-0 inventato dal Pazzo) a parte. In fase difensiva Zapata ha giocato una partita senza grosse sbavature, confermando la ottima prestazione di Genova e approfittando della non giornata di grazia per Gilardino e soprattutto Diamanti, mentre un discorso a parte va fatto per Mexès: l’ex Roma alterna momenti di grande sicurezza a spezzoni di match da Shining, come i 10’ finali del match di ieri conditi da autorete e disimpegni da brividi.

Tra mille difficoltà, passo dopo passo, il Milan sta provando a risalire la china. Il momento no di Roma e Fiorentina ha permesso alla squadra di Allegri di scavalcare la Roma e portarsi a -2 dalla Viola. Il terzo posto, ora come ora, resta un miraggio: 9 punti di ritardo da Lazio e Napoli sono tanti. Per provare ad avvicinarsi sempre più all’Europa che conta, domenica prossima i rossoneri affronteranno un’Atalanta ferita, senza vittorie dall’8 dicembre (2-1 al Parma): con i giusti rinforzi e la giusta mentalità, niente è impossibile. Kakà è un obiettivo ormai dichiarato, Balotelli piace e tenta Galliani, ma l’impressione è che questa squadra necessiti di maggiori rinforzi in difesa e a centrocampo: nella notte in cui un vecchio pallino della dirigenza rossonera come Yanga-Mbiwa si accasa al Newcastle, i tifosi rossoneri si augurano che Galliani sogni poco e concretizzi tanto. Comprare e vincere: la ricetta per non diventare pazzi. Come lo è diventato il Bologna, in questa stagione, quando ha incrociato il numero 11 rossonero…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 14 gennaio 2013

EDITORIALE : LA LANTERNA ACCECA SAMP E MILAN, A MARASSI FINISCE 0-0

LA SQUADRA DI DELIO ROSSI, DOPO AVER ESPUGNATO LO JUVENTUS STADIUM, FERMA ANCHE I ROSSONERI, POCO BRILLANTI E INCISIVI. E IL MERCATO NON DECOLLA..


Continuità, questa sconosciuta. Dopo il sofferto successo casalingo contro il Siena, il Milan spreca contro la Sampdoria la chance di conquistare la seconda vittoria consecutiva in campionato.
Tre punti sarebbero stati fondamentali per rimanere attaccati al treno che porta alla stazione Europa. Eppure, nonostante l’ennesimo passo falso della Roma e la sconfitta della Fiorentina ad Udine, la banda di Allegri non riesce ad espugnare Marassi, fallendo un’importante opportunità per scavalcare gli uomini di Zeman e insidiare il 5° posto occupato dalla squadra di Montella.

La prova offerta a Genova dal Milan conferma, se ce ne fosse ancora il bisogno, di come questa squadra sia a corto di qualità e necessiti, conseguentemente, di nuovi acquisti per migliorare la rosa. Galliani tuttavia al momento continua a interpretare il ruolo delle ormai note tre scimmiette sagge giapponesi, “Non vedo, non sento, non parlo (di acquisti)”. Rivedere la propria posizione, per l’AD rossonero, sarebbe consigliabile.

A preoccupare infatti non è tanto il risultato (un pareggio a Genova, contro una Samp in forma e reduce dall’inatteso successo di Torino contro la Juve, può starci), quanto la prestazione: una sola vera palla gol creata in 90 minuti, nella ripresa sull’asse Niang-Bojan-Boateng, è davvero troppo poco. Abbiati, costretto agli straordinari nei primi 20 minuti di gioco da tre conclusioni insidiose di De Silvestri, Poli ed Eder su calcio piazzato, risponde presente e salva il risultato. Il Milan reagisce, controlla il match per i restanti 25 minuti della prima frazione di gioco, ma le conclusioni di Bojan e Montolivo non creano particolari preoccupazioni al quasi inoperoso Romero.

Il reparto difensivo disputa un buon match, follie di Mexès a parte: clamoroso l’errore del francese che spiana la strada ad Icardi, incapace però di trovare la porta da buona posizione sull’uscita di Abbiati. Zapata ha contenuto bene il gioiellino blucerchiato numero 98, mentre De Sciglio è stato per distacco il migliore in campo. Il centrocampo rossonero, orfano di Ambrosini per un problema muscolare dalla mezz’ora del primo tempo, ha offerto una discreta prestazione, Boateng a parte: il ghanese continua a latitare, sbagliando troppi appoggi e giocando con troppa sufficienza.
Per quanto concerne il reparto offensivo, invece, potremmo azzardare un “No El Shaarawy? No party”. Casualità o no, la peggior prestazione stagionale del Faraone, mai in partita, è coincisa con una penuria assoluta di palle gol per il Milan. Bojan è partito bene, giocando un’ottima prima mezz’ora, salvo poi spegnersi definitivamente. Positivo invece Niang, che pur con qualche imprecisione di troppo ha dimostrato voglia e buone qualità, rientrando spessissimo “alla El Shaarawy” anche in fase difensiva. Schierarlo al centro dell’attacco e non largo a destra, ruolo più congenito a Bojan, potrebbe essere in futuro la soluzione migliore.

Dire che l’attacco baby abbia fatto flop pare esagerato: era infatti la prima volta che El 
Shaarawy, Bojan e Niang giocavano insieme dal primo minuto, e una giornata no all’uomo che finora ha trascinato da leader il Milan si può concedere. Tutt’altro che un’esagerazione, invece, è la richiesta alla società da parte dei tifosi di intervenire sul mercato: come già detto, Mexès non offre continuità di prestazione, Acerbi non ha convinto e Yepes, ormai 37enne, non può giocare ogni match. Davanti, con la partenza di Pato, c’è bisogno di un’altra punta e il centrocampo necessita di maggior qualità: il solo Montolivo non può ovviamente bastare.

Concludere i nostri editoriali con questa frase rischia di diventare ormai un’abitudine, seppur i dati di fatto la giustifichino a pieno: Dottor Galliani, è proprio sicuro che il Milan sia “A posto così”?

Simone Nobilini
@SimoNobilini

lunedì 7 gennaio 2013

EDITORIALE: IL MILAN TROVA UN BOJAN GIUSTIZIERE: SIENA SCONFITTO 2-1

L’INGRESSO DEL CATALANO NELLA RIPRESA ACCENDE I ROSSONERI, CHE INIZIANO IL 2013 CON UNA SOFFERTA E IMPORTANTE VITTORIA SULLA TRUPPA DI IACHINI


Anno nuovo, vita vecchia. Il Milan inaugura l’anno nuovo con un successo tanto sofferto quanto importante contro un Siena ostico, compatto e in grado di tenere testa ai rossoneri per tutto l’arco del match.
A dispetto dell’ultima posizione in classifica e dei soli 11 punti conquistati finora (senza dimenticare i 6 punti di penalizzazione inflitti a inizio stagione), affrontare i bianconeri, soprattutto per le cosiddette grandi, non è mai stato semplice (Fiorentina a parte): Juve, Roma e Napoli hanno avuto la meglio sulla Robur a fatica, mentre l’Inter fu addirittura costretta a un pesante K.O. casalingo (0-2) il 23 Settembre scorso.

La prima frazione di gioco registra un tasso di emozioni pressoché nullo: l’unico ad aver smaltito al 100% l’abbuffata natalizia, con cenone di Capodanno annesso, sembra essere Stephan El Shaarawy. I due guizzi del numero 92 rossonero, vicinissimo al gol in entrambe le occasioni, sono infatti gli unici sussulti da segnalare in un primo tempo abbastanza soporifero: il Siena bada a difendersi con ordine e ripartire; il Milan fa la partita, mantiene il possesso palla (pur sbagliando mille appoggi) ma non trova spazi per far male alla retroguardia senese.

Nella ripresa la musica cambia. Il Milan insiste, attacca con continuità, sfiora il gol con Pazzini ma rischia la beffa, nell’unica vera occasione concessa al Siena: un rimpallo fortunoso in area di rigore tra due difensori rossoneri libera al tiro Rosina: bravo Abbiati, al rientro da titolare, a mettere in calcio d’angolo. Dopo una costante pressione sull’avversario, però, il Milan trova il vantaggio con Bojan Krkic: l’ex giocatore di Barcellona e Roma, inserito al 55’ da Allegri al posto di uno spento Nocerino, velocizza la manovra offensiva e, servito da un bel cross di Boateng, sblocca la partita di testa al 67’.

Forte del vantaggio acquisito, il Milan controlla la partita e affonda  gli ospiti all’80’, grazie ad un calcio di rigore (generoso) conquistato e trasformato, per l’ottavo centro in campionato, da Giampaolo Pazzini.  Il Siena non molla fino alla fine, riaprendo la partita con un colpo di testa del redivivo Paolucci (male Acerbi nella circostanza) e tentando un disperato forcing finale senza tuttavia creare grandi pericoli.

Come ribadito in precedenza, non si trattava di un match semplice per il Milan, che comunque è riuscito a portare a casa i tre preziosissimi punti in palio, raggiungendo quota 30 in classifica e riportandosi a -2 dalla Roma. Tante le assenze in fase difensiva, con un solo centrale di ruolo a disposizione (Acerbi, autore di una prova non troppo convincente) e con De Sciglio costretto a scalare, con buoni risultati, al fianco del numero 13 rossonero. La svolta è arrivata grazie a Bojan e al suo terribile impatto a partita in corso: ha dato imprevedibilità e maggior rapidità in attacco, indubbiamente il migliore in campo in casa rossonera. Pazzini, pur non disputando un gran match, è stato abile a conquistare e trasformare un rigore che alla fine è risultato decisivo.

Considerazione finale e battuta a parte sul mercato: Galliani ha promesso “Arrivi soltanto in caso di partenze”. Pato è già stato ceduto, Robinho, nonostante le difficoltà incontrate nella trattativa con il Santos, è sempre sul piede di partenza: difficile togliere a un brasiliano la saudade di casa. Boateng (qui a destra con la maglia anti-razzismo indossata dai calciatori rossoneri durante il risclaldamento), dopo i fattacci di Busto Arsizio (motivazione obbiettivamente pretestuosa..), non è più sicuro sulla sua permanenza e ha lasciato intendere che a breve chiarirà sul suo futuro. Per Abate sembra esserci un’offerta importante (10mln) dallo Zenit, Antonini è cercato da Rubin Kazan, Galatasaray, Wolfsburg, Spartak Mosca e dal Monaco di Claudio Ranieri. Se rivoluzione dev’essere, che rivoluzione sia. Ma servono fatti, non parole: per ogni cessione, un acquisto. Altrimenti, i classici luoghi comuni “Siamo a posto così” e “Ultracompetitivi” si riveleranno, per l’ennesima volta, parole inutili e buttate al vento.

Simone Nobilini

(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 12 novembre 2012

EDITORIALE MILAN:NESSUNA ILLUSIONE, NESSUNA ESALTAZIONE..DOVE ERAVAMO RIMASTI?

IL PESANTE K.O. INTERNO CON LA FIORENTINA RIAPRE LE CREPE IN CASA ROSSONERA

Ci avevamo visto lungo. Da Sabato scorso. Il 5-1 con il Chievo doveva essere considerato un nuovo punto di partenza, ma il percorso di crescita del Milan è iniziato e terminato proprio durante quella partita. La prestazione con il Malaga non è stata del tutto negativa: tuttavia i tre punti dovevano e potevano essere centrati contro una squadra che sta vivendo un pessimo momento (1 punto nelle ultime 3 partite, 2 sconfitte consecutive in casa contro avversari non irresistibili come Rayo Vallecano e Real Sociedad) e che a San Siro ha mostrato tutt’altro che un bel calcio.
L’onda milanista si è inesorabilmente infranta ieri contro lo scoglio Fiorentina. Uno scoglio duro, durissimo, un’ottima squadra che ha confermato le buone impressioni date nei match precedenti, costruita con pochi soldi e con investimenti mirati e centrati alla perfezione da Daniele Pradè e Vincenzo Montella, ai quali rinnoviamo i nostri complimenti.
Il copione della finora pessima stagione rossonera è sempre lo stesso: al primo errore, si paga dazio. E se l’errore rappresenta il subire gol da fallo laterale, ancora peggio. Succede al 10’ con l’ex Aquilani, si ripete al 38’ con Borja Valero che, come una palla da bowling, spazza via il birillo Mexès e firma lo 0-2.
In mezzo alle due reti viola, il fatto che poteva cambiare le sorti del match. Roncaglia travolge in area Pato, calcio di rigore e brasiliano sul dischetto. Il risultato lo conoscete tutti: rincorsa svogliata, palla alta sopra la traversa. Sarà l’unico episodio della partita per il quale il numero 9 rossonero verrà ricordato.
Inutile oggi parlare di Up & Down in casa rossonera: è andato tutto storto. Delle colpe di Berlusconi e Galliani sulla rosa allestita abbiamo già ampiamente discusso, ma ciò che è necessario ribadire è l’ormai totale incapacità di Massimiliano Allegri di dare un’identità, un gioco alla squadra, di scegliere gli interpreti adatti per la formazione.
Inserire nell’11 titolare Kevin-Prince Boateng, mai autore di una buona prestazione dall’inizio della stagione, lasciando in panchina un Bojan in stato di grazia dopo tre brillanti prestazioni fornite, è una scelta che lascia francamente basiti. La presenza in attacco di Pato si è rivelata sostanzialmente l’ennesima assenza: mai coinvolto nel gioco, mai prezioso per la squadra (esattamente come in occasione del match contro il Malaga, dove il brasiliano ha parzialmente salvato la sua prestazione segnando la rete del pareggio) mentre l’ingresso di Robinho per Ambrosini ha totalmente destabilizzato il modulo, rivelandosi controproducente e, complice lo sfortunato infortunio di Bonera, portando pochi minuti dopo all’1-3 di El Hamdaoui. Il momentaneo 1-2 di Pazzini è storia. Storia dell’ennesima partita che il Milan ha giocato male, regalando il primo tempo agli avversari (Palermo e Lazio insegnano) e compromettendo in modo decisivo il risultato.
Allegri è stato confermato per l’ennesima volta sulla panchina rossonera. Per Galliani “la fiducia è confermata, ma non a tempo”. Qualcosa forse si muove. E non è nemmeno quotato il fatto che la maggiorparte dei tifosi milanisti, alla possibile conferma a breve termine dell’allenatore livornese, ci rispondano ironicamente: “Nessuna illusione, nessuna esaltazione….”.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)

martedì 8 maggio 2012

I DOLORI DEL GIOVANE ZLATAN


LO SVEDESE NON SEMBRA DEL TUTTO CONVINTO A RIMANERE UN ALTRO ANNO A MILANO

E' primavera e come spesso accade quando non si vince niente a Zlatan Ibrahimovic viene il “Mal di Pancia”. Anche quest'anno è stato puntuale come un orologio svizzero. Già il giorno dopo il tricolore Juventino lo svedese ha iniziato a mugugnare: “Ho un contratto di altri due anni ma si tratta di vedere cosa vuole il Milan. Ho fatto grandissime cose e mi dispiace chiudere a mani vuote”. Queste le parole che hanno gelato tutti i sostenitori rossoneri. Parole che ricordano vagamente quelle pronunciate dallo Zlatan interista dopo l'eliminazione di Champions League con il Manchester United; tutti poi sapranno com'è andata a finire. Molto dipenderà da due fattori: la permanenza di Allegri in panchina e la campagna acquisti di Galliani&Braida. Pur essendo la sua miglior stagione italiana, Ibra non sembra contento del tecnico livornese. I più rammenteranno il post-Emirates con il Milan ad un passo da una clamorosa eliminazione; quella sera si è rotto del tutto il feeling tra i due, e ricucirlo (sopratutto in tempi di magra come questi) non sembra facile. Per quanto riguarda l'altro aspetto bisognerà vedere se la dirigenza rossonera deciderà di tornare ai fasti che le competono oppure di provare ad “azzeccare” altri Nocerino. Come si sa non tutte le ciambelle escono col buco, e riuscire ad accaparrarsi altri giocatori low-cost. capaci di garantire un rendimento così altro, sarà un'ardua impresa. Se Ibra dovesse decidere di lasciare nuovamente la Madunina sembrano solo due le squadre in grado di acquistarlo ed entrambe sono allenate da due sue vecchie conoscenze: il Real Madrid di Mourinho e il Man. City di Mancini. Se dovesse scegliere in base all' ingaggio non ci sarebbe concorrenza, lo sceicco gli offrirebbe tanti soldi da farlo diventare il più pagato del mondo. Se invece decidesse di buttarsi a capofitto su quell'agognata coppa dalle grandi orecchie il Madrid sarebbe la soluzione più probabile anche perchè vincendo la “Decima” si toglierebbe anche lo sfizio del Pallone D'Oro. Magari saranno contenti i tifosi milanisti: di solito l'anno che Ibra se ne va la squadra abbandonata vince la Champions...

Nicolò Smerilli

mercoledì 4 aprile 2012

NON NASCONDIAMOCI DIETRO A UN DITO

In Italia la cultura del “dare la colpa agli altri” è fortissima. Quando si sbaglia o si fallisce qualcosa non ce n'è mai uno che si assuma la colpa e visto che succede in politica figuriamoci se non possa accadere anche nel futile mondo del pallone. Ieri sera i vertici della società rossonera, nelle consuete interviste post-partita, se la sono presa con il direttore di gara dichiarando di essere stati estremamente penalizzati dall' arbitraggio. Ovviamente sull' episodio del secondo calcio di rigore non vanno neanche sprecate parole: inesistente. Quello che vorrei sottolineare è invece la “faccia tosta” con cui Galliani&Co hanno insistito sull' argomento, tralasciando il fatto che nei 180' i rossoneri sono stati nettamente inferiori ai catalani. E' vero che se si fosse andati all' intervallo in parità la partita sarebbe stata diversa ma non ha comunque senso nascondersi dietro un dito. Le statistiche non mentono: nove tiri in porta a uno e il 60% di possesso palla per i blaugrana sono numeri che chiedono silenzio. Il Milan, come tutte (a parte il Madrid, forse) le altre squadre europee, è inferiore al Barcellona e quindi lamentarsi di un rigore, quando la partita sarebbe potuta finire con uno scarto tennistico, è inopportuno. Addirittura si sta iniziando a pensare che i blaugrana  in questi anni abbiano vinto tutto grazie agli aiuti ricevuti; penso che se cominciassimo a discutere anche della veridicità delle vittorie di questa squadra, nessun altro successo di nessun altro team potrebbe mai essere più autentico. Piuttosto che parlare dell'arbitraggio ci si sarebbe dovuto chiedere com'è possibile mandare in campo nella partita decisiva della stagione un ragazzo come Pato, il quale non gioca regolarmente da tempo, e in tribuna un gioiellino “in rush” come El Sharawaay . Lecito è anche domandarsi il perchè Allegri abbia deciso di puntare fin dall' inizio su uno come Seedorf. Per carità di fronte a lui c'è solo da togliersi il cappello visti i trofei vinti, ma ieri è apparso surclassato dalla velocità dei colleghi avversari. Un giocatore dalle sue caratteristiche non va schierato se si punta solo alla distruzione del gioco altrui.  Parlando poi del “papero” brasiliano viene anche da ridere. Non si sa come i migliori esperti al mondo abbiano dato il lascia passare per il suo ritorno in campo e lui in soli dieci minuti si sia di nuovo infortunato ( quattordicesimo stop in due anni). Speriamo che non commettano lo stesso errore con Cassano altrimenti ci sarebbe davvero da piangere.

Nicolò Smerilli

giovedì 8 marzo 2012

MILAN DALLA PAURA ALLA SPERANZA IN 24 ORE


QUARTI DI FINALE E VETTA SOLITARIA, CRESCONO LE POSSIBILITA' DI UN "DOBLE"

Ci eravamo lasciati alle 22.45 di martedì con i tifosi rossoneri che tiravano un sospiro di sollievo per una qualificazione che sembrava in cassaforte e che invece stava oltrepassando la Manica. Ci ritroviamo oggi con la consapevolezza degli stessi che il percorso della squadra rossonera può continuare sia in Champion's League sia in Campionato, e che, su quest' ultimo fronte, la strada può essere leggermente in discesa, dopo l' ennesimo pareggio della Juventus al Dall' Ara di Bologna. Ma andiamo con ordine.

Quanto successo martedì sera all' Emirates non può certo passare inosservato, anche se, inevitabilmente, la pessima prestazione offerta dalla squadra di Allegri passa in secondo piano di fronte all' approdo ai quarti di finale della massima competizione europea. Di solito si dice che dagli errori si può solo imparare e, quindi, crescere, ma a Milanello non sembrano aver afferrato il significato di questo proverbio, se è vero (come è vero) che in terra londinese si stava per consumare il terzo clamoroso scivolone della storia recente rossonera. Inutile, forse anche sbagliato, ricordare l' ormai leggendaria finale di Istanbul, quando la squadra allora allenata da Carlo Ancellotti fu capace di sciupare in appena 6 minuti il vantaggio di 3 gol accumulato nel primo tempo, per poi perdere la partita ai rigori. Inutile, dicevamo, ricordarla, perché ormai è stagliata nelle menti di tutti gli sportivi, ma probabilmente anche fuori luogo, perché per l' appunto si trattava di una finale, quindi di una gara unica, e perché in quel caso c' erano stati solamente quindici minuti per preparare il "secondo round".
Ben più grave, invece, fu la disfatta del 2004 a La Coruna, proprio perché il quel caso ci furono ben due settimane per preparare la sfida di ritorno contro il Deportivo e per poter gestire al meglio il vantaggio derivante dal 4-1 inflitto a San Siro alla formazione galiziana. Tuttavia, la squadra scesa in campo al Riazor in quella famigerata partita era una squadra molle, ferma di gambe e ancor prima di testa, a causa del più classico degli errori che si possa commettere in queste occasioni: pensare di essere già al turno successivo. Finì con un umiliante 4-0, e lo Scudetto vinto a fine anno riuscì solo in parte a lavare via l' onta di quella disfatta.
Stavolta sembrava diverso. Il Milan arrivava alla gara di ritorno in gran forma (con una prova di forza mostruosa nell' ultima giornata di campionato a Palermo) e l' Arsenal visto all' andata era solo un lontano parente di quella che aveva eliminato i rossoneri nel 2008, tanto che nei giorni immediatamente precedenti la sfida di Londra giornalisti e tifosi si erano quasi divertiti a rievocare il fantasma spagnolo, ritenendo impossibile che gli uomini di Allegri potessero distrarsi proprio sul più bello. E invece niente di tutto questo. Con una terribile tripletta i Gunners all' intervallo erano già sul 3-0, con la consapevolezza che se l' inguardabile Milan del primo tempo fosse tornato in campo con lo stesso piglio, il quarto e il quinto gol necessari alla qualificazione sarebbero arrivati sicuramente. E invece gli inglesi nella seconda frazione si sono sgonfiati, complici le energie spese per avviare la rimonta e un predisposizione mentale dei rossoneri leggermente più determinata. Senza dimenticare il prodigioso intervento di Abbiati sul "cucchiaino" di Van Persie, che ha evitato il 4-0 e in qualche modo ha fatto il paio con i clamorosi errori sotto porta di El Sharaawy e Nocerino. Al fischio finale profondo sospiro di sollievo, quindi, ma un atteggiamento mentale e, prima ancora, tattico (tridente davanti e centrocampo in costante sofferenza) assolutamente da giustificare da parte di mister Allegri. Anche lo stesso Adriano Galliani, nella consueta intervista post-gara europea, ha sottolineato l' urgenza di un colloquio chiarificatore con il tecnico, così come ha tentato di vedere la situazione dall' unico, ma grande, lato positivo: "La sofferenza passa, la qualificazione resta" ha giustamente osservato l' amministratore delegato, e del resto ha ragione lui. Innegabile però che il cronico abbassamento di concentrazione in certe situazioni appare preoccupante.

A far tornare il sole su Milanello, o quantomeno a scacciare le nubi, ci ha poi pensato il recupero del Dall' Ara di mercoledì tra Bologna e Juventus. Ora che ogni asterisco è stato cancellato dalla classifica, la stessa recita: Milan 54, Juventus 52. Vantaggio non certo decisivo, ma in ogni caso incoraggiante per affrontare la volata finale, considerando anche che il calendario sembra favorire i milanesi ai quali, delle big, resta da affrontare solamente Inter e Roma (in casa), al contrario dei bianconeri che invece dovranno vedersela anche con Lazio e Napoli. Non bisogna neanche dimenticare che per la prima volta nella stagione anche Conte deve vedersela con assenze importanti, tanto che nella trasferta di Domenica a Genova sarà costretto a schierare un' inedita coppia di centrali difensiva formata da Caceres e Vidal. Una sola cosa appare certa a questo punto: il prossimo mese sarà decisivo e verosimilmente una delle due squadre dovrà fare strada all' altra. L' unico rammarico è che lo scontro diretto ci sia già stato: fosse arrivato più avanti, magari con il pieno recupero degli infortunati, avrebbe sicuramente dato vita ad una sfida meravigliosa. I tifosi potranno comunque rivedere le due rivali una di fronte all'altra il 20 marzo per la semifinale di ritorno della Coppa Italia. Questa volta però il teatro non sara il Meazza ma lo Juventus Stadium.

Nicolò Scotucci