Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
Visualizzazione post con etichetta Ibra. Mostra tutti i post
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domenica 5 maggio 2013

EDITORIALE JUVE - C'È UNA 'TERZA VIA' DA PERCORRERE!

UN GRANDE INVESTIMENTO IN AVANTI E POI ACQUISTI MIRATI DA BILANCIARE CON CESSIONI INTELLIGENTI

Per qualcuno sono 29 per altri 31. Alla fine il risultato di questa stagione non cambia ed è per i molti il più scontato da inizio anno: la Juve è campione d'Italia per la seconda volta consecutiva.
Dopo i festeggiamenti di questa sera, da domani si penserà già al futuro. Inevitabile partire da Conte. Le parole di qualche giorno fa, che per certi versi sono sembrate addirittura Mourinhane, hanno sicuramente fatto venire qualche brivido alla schiena di molti juventini, ma va comunque detto che non sono state dichiarazioni poi così inopportunee, anzi. Il tecnico bianconero ha semplicemente mostrato in modo nitido la situazione: la Juve deve decidere cosa fare del proprio futuro.
E' chiaro che l'Italia, dopo due titoli consecutivi non può più bastare, come è altrettanto chiaro che vincere lo scudetto anche l'anno prossimo non sarà tanto facile.

Nell'ultimo mese, parlando di mercato, il tecnico bianconero ha più volte preso come riferimento il Bayern Monaco, capace di spendere anche più di 40 milioni per un giocatore, pur di portarlo in Baviera. La Champions League comunque ha mostrato come col talento, la programmazione e l'intuizione si possa arrivare lontano, vedi i risultati del Borussia Dortmund: due campionati, una coppa e una Supercoppa di Germania e (per ora) una finale di Champions in tre anni.
Conte sostanzialemte vuole capire in anticipo che tipo di mercato Marotta e Paratici andranno a fare. Un cambio all'interno della rosa è necessario farlo, anche per mantenere alti gli stimoli dei giocatori che già ci sono; investimenti in stile Bayern tutttavia sarà improbabile e sarebbe, a mio avviso, contro producente. D'altro canto però, cedere i propri campioni come il Borussia ha sempre fatto nelle ultime due stagioni, lo sarebbe altrettanto. Proprio per questo è necessario percorrere una terza via.

Innanzitutto tenere i vari Vidal e Marchisio e poi acquistare in maniera mirata, ammortizzando con cessioni intelligenti (Quagliarella e/o Matri tanto per dirne due). Spendere invece praticamente tutte le risorse a disposizione per due Top Players sarebbe l'errore più grande che la dirigenza bianconera potrebbe commettere.
Partiamo dal reparto avanzato: Conte ha parlato di progetto. Benissimo, tanto per intenderci, un 32enne che guadagna 7 milioni e mezzo per quattro anni, non significa guardare al futuro. Per quanto riguarda invece gli altri nomi fatti dai vari esperti di mercato, molto dipenderà da quale ruolo svolgerà Llorente nelle gerarchie di Conte. L'ex Bilbao e Ibrahimovic ad esempio sarebbero difficilmente compatibili: entrambi accentrano molto il gioco della squadra, sebbene lo facciano in maniera diversa. Stesso discorso vale per Higuain, abituato anch'egli a giocare come terminale unico.
Discorso diverso invece quello che riguarda Suarez e Jovetic. Differenti per caratteristiche, tuttavia entrambi alzerebbero di molto l'imprevedibilità e l'efficacia dell'attacco juventino. Suarez offrirebbe probabilmente più reti e una maggiore profondità. il montenegrino invece, che paradossalmente costa di più, significherebbe avere più possibilità in fase di rifinitura.

Se dunque un acquisto pesante, di prestigio, si vuole fare, allora lo si faccia in attacco. Per il centrocampo e la difesa invece occorre portare a casa affari come Vidal o Lichtsteiner, pagati in tutto meno di 20 milioni di euro e ora vere colonne della squadra. Trovare nuovi Pogba sarebbe bello, ma quelle sono occasioni rare; rimandendo coi piedi per terra però voglio ricordare che Barzagli arrivò per 300 mila euro e Pirlo addirittura a costo zero.
Giusto per fare un esempio, un primo acquistone sarebbe recuperare l'Isla visto a Udine.
Spendere si può, farlo con intelligenza e lungimiranza è tutto un altro..Conte.

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

giovedì 4 aprile 2013

HOLLANDE CI RIPROVA CON LA TASSA DEL 75%, IN LIGUE 1 TUTTO IL RESTO E' (PARA)NOIA

HOLLANDE TORNA ALLA CARICA CON LA MAXI-IMPOSTA, TUTTA LA LIGUE1 E' SUL PIEDE DI GUERRA

Il presidente francese Francois Hollande ci riprova. Cosa c'entra il Prèsident normal con DiscoveryFootball? No, state tranquilli, non sta mettendo a punto un 4-4-2 da schierare all'Eliseo, anche se vista la situazione gli farebbe comodo.

La questione cui facciamo riferimento e che sta tenendo banco in Francia, è la famosa tassazione del 75% sui redditi superiori al milione di euro.
Dopo aver visto bocciare la propria proposta dal Consiglio Costituzionale, che l'ha definita incostituzionale in quanto normalmente ad essere calcolato è il reddito dell'intero nucleo familiare eche ha fissato al 66, 66% il limite massimo di tassazione pro capite, Hollande è tornato alla carica per attuare il punto del suo programma che a maggio 2012 gli fece vincere le elezioni.

Dapprima, per evitare la Corte Costituzionale, si era pensato di abbassare l'asticella del contributo fiscale al 66% (due terzi del reddito), poi, negli ultimi giorni, si è parlato di tasse a carico delle aziende e non più dei singoli: in sostanza punire i super-stipendi e non più i super-redditi.
E' chiaro che se la proposta di legge dovesse essere approvata, nella Ligue1 i giocatori "la passerebbero liscia" dal momento che il loro compenso viene calcolato al netto e non al lordo, ma le società francesi al contrario, si troverebbero a pagare un'enormità di milioni in più di sole tasse.
Facciamo qualche esempio pratico: il Psg per il solo stipendio di Ibrahimovic andrebbe a versare al fisco francese 168 milioni in tre anni. A questa cifra spaventosa vanno aggiunti tutti quelli derivanti dagli stipendi dei vari Thiago Silva, Lavezzi, Pastore, Lucas, Verratti e compagnia "calciante".

In Francia i club, potete immaginarlo, sono sul piede di guerra: la nuova legge colpirebbe più di cento giocatori, comportando alle società in media 82 mln di euro l'anno in più da versare all'erario.
Per la Ligue1, un campionato in netta ascesa anche grazie ai dollari investiti dagli sceicchi, significherebbe una perdita enorme; non tanto per la volontà di andarsene dei giocatori, quanto per l'impossibilità delle società transalpine di pagare gli stipendi. Una situazione del genere sarebbe assolutamente insostenibile ad esempio, per un club già in difficoltà economiche come il Lione.

Pronte a dar battaglia non sono solo le società calcistiche, ma anche la presidentessa della Confindustria Francese, Laurence Parisot, dal momento che l'imposta, con la modifica apportata, non colpirebbe più i "paperoni", ma le imprese e quindi l'economia d'Oltralpe.
Il magnate del lusso Bernard Arnault ha già passato il confine Belga per evitare la super tassa, Gerard Depardieu, con lo stesso scopo ha ottenuto la cittadinanza russa, Ibra è forse pronto a tornare in Italia?
(Ciao Califfo)

Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter

mercoledì 3 aprile 2013

"TATTICA CHE PARTITA!": ICI C'EST PARIS

PARIS SAINT GERMAIN E BARCELLONA: IL NUOVO CHE AVANZA:, PETRODOLLARI ALLA MANO CONTRO I PIU' GRANDI, FORSE DI SEMPRE

Gli ingredienti per una grande partita ci sono tutti, ma al di là dello spettacolo che torna al Parco dei Principi dopo tanti anni, sono tanti gli aspetti tecnico-tattici da analizzare.
4-4-2 accademico per Mister Ancelotti, necessario per affrontare il 4-3-3 del Barca, squadra che ritrova proprio in questa notte il suo di allenatore, quel Tito Villanova che la battaglia più importante l’ha già vinta.

Unico precedente del match risale al lontano 1995, difficile trovare analogie e fare confronti: erano altre 2 squadre, soprattutto questo Barcellona, capace di cose incredibili oggi, impensabili allora.
La prima parte del gioco è piuttosto prevedibile, possesso palla prolungato del Barca, spesso a metà tra centrocampo e attacco, difficilmente oltre la linea territoriale nella quale, attento, il PSG copre ogni possibile incursione della squadra spagnola. Il ritmo lo dettano Xavi e Iniesta, unici ad azzardare una qualche giocata che possa liberare Messi, Sanchez o Villa.
Interessante la posizione di Dani Alves, segnato sulla lavagna come terzino, si ritrova praticamente sempre sulla linea dei centrocampisti se non addirittura su quella dei tre là davanti.
Il ritmo non altissimo aiuta decisamente il Barcellona, ma nonostante questo è il PSG a creare le occasioni migliori, attraverso una giocata spesso ripetuta ed efficace contro la difesa catalana: Ibrahimovic fa da torre spalle alla porta, appoggiando palla a Pastore o Lucas che inventano per Lavezzi, bravo a farsi sempre trovare tra le linee della difesa spagnola.

In fase di non-possesso il pressing Blaugrana è efficace soprattutto perché svolto sempre da una coppia di giocatori, mai singolo come avviene spesso per il PSG.
La controffensiva in fase d’attacco del Barcellona si articola in un possesso prolungato sulla fascia sinistra, al limite dell’aerea di rigore, poco efficace; funziona invece il cambio di gioco su un Dani Alves, alto sulla fascia destra, sempre pronto alla fase d’attacco, giocata tipica delle squadre di Ricardo La Volpe, tecnico argentino dal quale Guardiola prese appunti nei tanti viaggi attorno al mondo durante la fase di transizione tra calciatore e allenatore.
Il vantaggio arriva proprio dai piedi del “biondo” della squadra di Villanova, che inventa un passaggio per Messi d’esterno destro contro la difesa uscente del PSG.
Merita una citazione nel primo tempo Lucas, vero giocatore in più del PSG, personalità forte e tanta corsa, soprattutto nelle ripartenze palla al piede.
Il secondo tempo si apre senza uno dei protagonisti del match, Messi, fuori per un problema muscolare alla coscia sinistra: a sostituirlo è Fabregas e tatticamente il  Barca cambia, si passa al Falso Nueve. Gli spagnoli si abbassano e da un calcio piazzato subiscono il meritato pareggio dei francesi.
Quando l'1-1 sembra il risultato finale il barca passa in vantaggio grazie al rigore procurato da Sanchez e trasformato da Xavi.

Qualche dato: il possesso palla della partita è chiaramente a vantaggio dei catalani, 68 % contro il 32 % del PSG, 658 i passaggi del Barca, dei quali 81% a buon fine, 304 dei quali solo il 56% a quelli buoni del PSG.
Ma come spesso accade il calcio è molto più di numeri e statistiche, il cuore e la voglia non possono essere misurati con dei dati o delle percentuali; nel recupero il PSG trova il pari, Matuidi calcia in porta sull’ennesima torre di Ibra, beffando un Valdes non impeccabile; goal fortunoso, ma frutto della voglia di non mollare mai, necessaria per tenere aperta una piccola speranza chiamata qualificazione.

Davide Battistini
@DaddeBattistini on Twitter

martedì 8 maggio 2012

I DOLORI DEL GIOVANE ZLATAN


LO SVEDESE NON SEMBRA DEL TUTTO CONVINTO A RIMANERE UN ALTRO ANNO A MILANO

E' primavera e come spesso accade quando non si vince niente a Zlatan Ibrahimovic viene il “Mal di Pancia”. Anche quest'anno è stato puntuale come un orologio svizzero. Già il giorno dopo il tricolore Juventino lo svedese ha iniziato a mugugnare: “Ho un contratto di altri due anni ma si tratta di vedere cosa vuole il Milan. Ho fatto grandissime cose e mi dispiace chiudere a mani vuote”. Queste le parole che hanno gelato tutti i sostenitori rossoneri. Parole che ricordano vagamente quelle pronunciate dallo Zlatan interista dopo l'eliminazione di Champions League con il Manchester United; tutti poi sapranno com'è andata a finire. Molto dipenderà da due fattori: la permanenza di Allegri in panchina e la campagna acquisti di Galliani&Braida. Pur essendo la sua miglior stagione italiana, Ibra non sembra contento del tecnico livornese. I più rammenteranno il post-Emirates con il Milan ad un passo da una clamorosa eliminazione; quella sera si è rotto del tutto il feeling tra i due, e ricucirlo (sopratutto in tempi di magra come questi) non sembra facile. Per quanto riguarda l'altro aspetto bisognerà vedere se la dirigenza rossonera deciderà di tornare ai fasti che le competono oppure di provare ad “azzeccare” altri Nocerino. Come si sa non tutte le ciambelle escono col buco, e riuscire ad accaparrarsi altri giocatori low-cost. capaci di garantire un rendimento così altro, sarà un'ardua impresa. Se Ibra dovesse decidere di lasciare nuovamente la Madunina sembrano solo due le squadre in grado di acquistarlo ed entrambe sono allenate da due sue vecchie conoscenze: il Real Madrid di Mourinho e il Man. City di Mancini. Se dovesse scegliere in base all' ingaggio non ci sarebbe concorrenza, lo sceicco gli offrirebbe tanti soldi da farlo diventare il più pagato del mondo. Se invece decidesse di buttarsi a capofitto su quell'agognata coppa dalle grandi orecchie il Madrid sarebbe la soluzione più probabile anche perchè vincendo la “Decima” si toglierebbe anche lo sfizio del Pallone D'Oro. Magari saranno contenti i tifosi milanisti: di solito l'anno che Ibra se ne va la squadra abbandonata vince la Champions...

Nicolò Smerilli

lunedì 23 aprile 2012

POSSIBILI SCENARI DI UNA STAGIONE FALLIMENTARE


Che non fosse più il Milan cinico e, a tratti, bello da vedere ammirato a cavallo tra 2011 e 2012 l' avevamo capito da circa un mese: i primi scricchiolii iniziarono con il pareggio di Catania, per poi diventare veri e propri campanelli d' allarme nella penultima uscita a Verona contro il Chievo. Che la corsa Scudetto non riguardasse più due squadre l' abbiamo invece capito solo ieri pomeriggio, al termine della gara contro il Bologna: un pareggio che ha il sapore della sconfitta, un punto di scarsissima importanza, perché tutti sapevano che la Juventus avrebbe fatto un sol boccone di questa Roma ancora acerba. La domanda è: merita di vincere il tricolore chi, nel momento cruciale della stagione, cade in balìa di squadre non certo irresistibili come Fiorentina, Bologna o lo stesso Chievo (nonostante la vittoria)? Diremmo: no, assolutamente. Eppure la situazione andrebbe analizzata in maniera più completa, prima di arrivare a conclusioni così affrettate.
Innanzitutto, la vera colpa della squadra di Allegri (o se vogliamo, di Allegri stesso, che di rimando non l' ha fatto capire ai suoi ragazzi) sta nel non aver saputo sfruttare a sufficienza l' unico momento di vero impaccio che la Juventus ha mostrato nel suo percorso: parliamo del periodo immediatamente successivo alla sosta natalizia, quando i bianconeri sembravano aver perso la brillantezza che li aveva contraddistinti fino a Dicembre. In quella situazione, Conte fu "bravo" a spostare l' attenzione su altri aspetti, come in occasione della trasferta di Parma, quando si lamentò platealmente di alcuni errori arbitrali che a suo giudizio stavano inceppando il giocattolo, denunciando addirittura una sorta di ostilità dell' intero sistema contro la sua squadra e interpretandola come un retaggio di Calciopoli. In Via Turati, però, scelsero di non far cadere inascoltate queste provocazioni e di rispondere colpo su colpo, perdendo forse di vista gli aspetti prettamente calcistici di una stagione che stava entrando nel momento clou (c' era ancora la Coppa Italia e un ottavo di Champions contro l' Arsenal). Probabilmente, se in quei frangenti i rossoneri avessero dato una decisa spallata ai rivali, a questo punto staremmo parlando di un' altra situazione. E' anche vero però che non tutte le cause di questo mancato allungo siano da ricercare a Milanello: pur in una situazione di una partita ogni tre giorni e di un' infermeria costantemente affollata, un energico spintone alla Juve i ragazzi di Allegri lo stavano ugualmente dando nello scontro diretto di San Siro, ma vennero fermati da un guardalinee in non brillantissima forma (per usare un eufemismo): il tecnico toscano sbaglia a ricordarlo in quasi ogni conferenza stampa, ma il suo collega pugliese forse ne sminuisce eccessivamente la rilevanza, considerando il contesto (analizzato sopra) in cui avvenne il tutto.
Gli equilibri del campionato si ristabilirono inevitabilmente da lì a poco, e grazie a questo abbiamo assistito ad un entusiasmante testa a testa, al quale però il Milan - e siamo alla "storia recente" di questa stagione - è arrivato in evidente debito d' ossigeno. A mio avviso due sono le cause che hanno portato ad un calo così brusco di prestazioni e risultati: gli infortunati che aumentano senza soluzione di continuità (dal n°1 Amelia al n°99 Cassano non c' è stato un giocatore che non abbia dovuto saltare almeno una partita per infortunio) e l' impegno su tre fronti (in particolare la doppia sfida col Barcellona ha prosciugato un' infinità di energie mentali e fisiche, alle quali si somma la delusione per una qualificazione che a 55 minuti dalla fine era in mani rossonere). Al contrario, la Juve ha ricaricato completamente le batterie, e se già sembrava una montagna quell' unico punto che separava le due squadre, ora per colmare le tre lunghezze di distacco forse non basterebbe nemmeno un miracolo.
Gli scenari possibili a questo punto sono due: assegnato lo Scudetto, il Milan può onorare fino in fondo il proprio campionato, magari togliendosi l' ultima, irrisoria, soddisfazione di vincere il derby, confidando anche, perché no, nella risolutezza di qualche guardalinee che, nel dubbio, convalidi un gol (al quarto tentativo). Oppure può sciogliersi come neve al sole, pensando già alla programmazione della prossima stagione. Se dovesse verificarsi la seconda ipotesi, non ci stupiremmo più di tanto, dato che già lo stesso Allegri nella conferenza stampa pre-Bologna aveva sottolineato quanto sarebbe stato devastante perdere ulteriori punti. Inoltre, fonti vicine all' ambiente rossonero riportano i mormorii di uno spogliatoio non più entusiasta della guida tecnica: che il Presidentissimo non ne fosse soddisfatto non era una novità, ma che serpeggiasse del malumore anche tra i giocatori, questo sì che suona veramente nuovo. Anche in questo caso serve equilibrio di giudizio: è vero che i tanti infortunati sono dovuti probabilmente anche alla preparazione estiva sbagliata, ma lo è altrettanto che poi il tecnico livornese ha dimostrato di essere all' altezza della situazione, inventando puntualmente ogni domenica una formazione diversa a seconda dei giocatori disponibili. Senza dimenticare che è difficile reggere tre competizioni (e magari vincerne qualcuna) con una manciata di parametri zero in sede di mercato e in rosa calciatori ormai prossimi al pensionamento (sportivo).

Nicolò Scotucci

sabato 7 aprile 2012

JOVETIC-AMAURI, LA FIORENTINA SBANCA SAN SIRO


CLAMOROSO SCIVOLONE DEL MILAN CHE NEL TURNO PASQUALE SI FA SORPRENDERE DAI VIOLA. FINISCE 1-2, ORA E' MENO UNO DALLA JUVENTUS

Sarà stata l' aria di vacanza che si respirava o il fantasma blaugrana che ancora aleggia a Milanello, fatto sta che il Milan visto oggi è sembrato davvero in difficoltà, lontanissimo parente della squadra che si affacciava al trentunesimo turno con un +2 sulla Juventus. E pensare che ci si aspettava una svolta dopo il k.o. europeo patito in settimana, mentre è bastata una Fiorentina tutt' altro che irresistibile per sconvolgere i piani-Scudetto della banda di Allegri.

Infermeria per l' ennesima volta affollatissima quella dei rossoneri, che devono rinunciare a ben dodici giocatori, ma che in compenso ritrovano Antonio Cassano, nuovamente a disposizione dopo il grande spavento di fine Ottobre. Massimiliano Allegri opta per il consueto 4-3-1-2, anche se di consueto c'è davvero poco nella scelta del partner che affianca Ibrahimovic là davanti: prima chance da titolare per Maxi Lopez, che prende il posto di Robinho. Dall' altra parte anche Delio Rossi ha le proprie gatte da pelare: il terz' ultimo posto è sempre più vicino e per questa delicatissima trasferta deve rinunciare a Gamberini, Cassani e Vargas, oltre agli squalificati Montolivo e Cerci. In attacco i viola si affidano a Jovetic (per l' occasione Capitano), supportato da Ljajic; solo panchina per Amauri.
Ti aspetti una partenza a spron battuto dei rossoneri e una Fiorentina prudente, e invece nei primi 10-15 minuti sono proprio i Viola a fare la partita, pur rendendosi pericolosi solo con qualche tiro dalla distanza. Giungono notizie del Milan solo al 18', quando una staffilata di Ibra su punizione chiama Boruc alla respinta di pugno, inguardabile la ribattuta di Muntari con la porta spalancata. La partita procede a ritmi piuttosto blandi, ma alla mezz' ora arriva la svolta: Nastasic atterra Maxi Lopez in area, Ibra trasforma impeccabilmente il rigore (generoso) concesso da Celi. La squadra di Rossi non ci sta e con ammirevole coraggio riprende in mano le redini dell' incontro, ma l' unico tentativo a rete da qui alla fine del primo tempo sarà una velenosa punizione di Ljajic deviata in angolo da Abbiati, cui risponde cinque minuti dopo Maxi Lopez con un bel collo sinistro che si stampa sul palo.

L' intervallo, più che al Milan, sembra giovare alla Fiorentina, che infatti torna in campo con un piglio ancor più deciso e dopo due minuti trova subito il pareggio: Jovetic scatta sul filo del fuorigioco e con un destro preciso trafigge Abbiati. I rossoneri si gettano allora a capofitto alla ricerca del vantaggio, ma stavolta il gioco è troppo lento e prevedibile e l' accortissima retroguardia viola non può che ringraziare e amministrare senza eccessivi patemi. Anzi, sono gli ospiti ad avere la palla del clamoroso sorpasso, ma il solito Jo-Jo vanifica il 3vs2 creatosi con una debole conclusione a giro. Rossi capisce allora che l' impresa è possibile e "appesantisce" l' attacco con Amauri, mentre il Milan continua a brancolare nel buio e decide di affidarsi al genio di Cassano. Ma il cambio decisivo è stato quello dei Viola: all' 89' Amauri approfitta di un altro errore di Mexes (dopo quello di Barcellona) e si invola verso la porta. Game, set, match.

Quello che abbiamo ammirato (si fa per dire...) oggi a San Siro è stato sicuramente uno dei più brutti Milan della stagione: gioco lento e prevedibile, e soprattutto tensione mentale e livello agonistico non consoni a una partita decisiva in chiave Scudetto come quella di odierna. E' stato fin troppo palese che le gambe e le teste dei rossoneri risentissero ancora dell' eliminazione dalla Champions e non fossero sintonizzate sulle frequenze del Campionato, e nemmeno il pensiero che un eventuale passo falso sarebbe stato decisivo (mentre scriviamo, la Juventus è in vantaggio 2-0) li ha spronati. Non a caso la debacle odierna è coincisa anche con una delle prestazione più opache di Zatlan Ibrahimovic in campionato: lo svedese ha patito troppo la rete difensiva viola, ma a tratti è sembrato quasi svogliato, sbagliando palloni elementari per uno con le sue capacità.La Fiorentina invece torna dalla trasferta milanese con un' incredibile iniezione di fiducia, che però ancora non le permette di dormire sonni tranquilli, vista la contemporanea vittoria del Lecce sulla Roma che mantiene invariata la distanza. I ragazzi di Delio Rossi hanno giocato una gara senza sbavatura alcuna: ordinatissimi dietro e implacabili davanti, e alla fine sono usciti vittoriosi da San Siro senza rubare assolutamente nulla.

A questo punto, il Campionato ci riserverà sette giornate davvero infuocate, almeno per quanto riguarda la lotta per il Tricolore. A meno di clamorosi ribaltoni, la Juventus è tornata da Palermo con i tre punti ed ecco quindi un nuovo avvicendamento in vetta: bianconeri avanti di un punto, anche se le lunghezze di distanza tra le squadre diventano due in virtù degli scontri diretti. E' vero che i rossoneri avranno un calendario in discesa, ma a questo punto la "palla" passa in mano alla Juve, in grande salute sia fisicamente sia mentalmente. Morale tutto da ricostruire invece per la truppa di Allegri, e anche alla svelta, visto che già martedì sera si torna in campo a Verona per l' anticipo del turno infrasettimanale.

Nicolò Scotucci

sabato 31 marzo 2012

IL MILAN NON DIGERISCE PROPRIO L'AZULGRANA

PAREGGIO 1-1 TRA LE POLEMICHE A CATANIA. GOL FANTASMA NON CONVALIDATO A ROBINHO

Nell'anticipo della 30esima giornata di serie A che ha accompagnato a cena milioni di italiani, ci è stato servito proprio di tutto. Si parte dall'antipasto: il ristorante scelto per l'occasione è lo stadio Massimino di Catania. Splendida cornice dove i 25.000 tifosi rossoblu ricreano l'atmosfera infernale, proprio per l'arrivo in città del "diavolo rossonero".
Il primo piatto viene servito al 34' del primo tempo: dopo una serie di occasioni da entrambe le parti, a passare sono gli ospiti. Ibrahimovic aggira Legrottaglie e serve d'esterno Robinho. L'assist dello svedese è da leccarsi i baffi e il brasiliano lo sfrutta al meglio con un piattone che si infila sul primo palo. La partita è bellissima: il Catania con il suo 4-3-3 in stile Barcellona, cerca di far rimanere indigesta la cena agli ospiti, ma il Milan rimane compatto e risponde bene al ritmo forsennato dei ragazzi di Montella.
La ripresa inizia con i padroni di casa decisi a pareggiare i conti. I primi 15 minuti sono un assedio, gli uomini di Allegri non riescono ad alzare il baricentro ne tanto meno a ripartire. Il Catania trova subito il gol con "el Papu" Gomez. L'argentino sfrutta un cross di Motta spizzato da Bergessio per insaccare alle spalle di Abbiati. Al momento del cross però, l'attaccante di Montella è di un niente in fuorigioco e Bergonzi non convalida.
Si sa che la vendetta va servita fredda e i siciliani aspettano il 57' per pareggiare. Su un calcio d'angolo, dopo un tocco di Legrottaglie, Spolli è lesto ad anticipare Abbiati. A questo punto i rossoblu spingono per trovare il raddoppio con Almiron, che per due volte va vicino al raddoppio, ma i campioni d'Italia in carica sono bravi a rialzare la testa. Già al 65' viene servito il dessert, con tanto di ciliegina in cima. Poteva ,di questi tempi, una cena di campionato concludersi senza un gol fantasma? Certo che no! Robinho lanciato in porta da Ibrahimovic, evita Carrizo e calcia debolmente verso la porta. Marchese sembra salvare sulla linea e Bergonzi lascia proseguire. L'episodio è di quelli che faranno discutere molto. Allegri reclama subito il gol e s'infuria una volta che l'arbitro continua  a far giocare.
L'allenatore livornese decide a questo punto di giocarsi tutte le sue carte e getta nella mischia El Sharaawi, Maxi Lopez e Boateng. Niente da fare. Carrizo questa sera è in versione superman e chiude ogni varco ad Ibra, che per tre volte va vicino al gol.
A completare un convito perfetto ci vorrebbe l'amaro che chiude la serata. Ma noi non ci facciamo mancare nulla e nel post partita arriva pronta la polemica di Allegri. Il tecnico milanista riapre l'infinita querelle con la Juve, rivolgendo a Marotta un educato invito a tacere e torna sulla polemica del gol fantasma non dato a Muntari nello scontro di Milano. Ben più di classe l'intervento di Galliani che si limita a prendere atto delle sviste.
 Molte più di due righe andrebbero invece spese per il Catania di Montella: i siciliani da grande rivelazione si stanno ormai confermando come splendida realtà. Il loro gioco è frizzante ed imprevedibile, grazie anche all'esplosività e la fantasia di Gomez e Barrientos.
A questo punto la forchetta passa in mano alla Juve, che dovrà battere il Napoli domenica sera allo Juventus Stadium per tornare a soli due bocconi dal Milan.

Davide Bernardi

domenica 25 marzo 2012

SUPER IBRA, CRAC THIAGO: LUCI E OMBRE NEL 2 A 1 ALLA ROMA


LA QUARTA DOPPIETTA DELL'ATTACCANTE SVEDESE REGALA IL MOMENTANEO +7 IN CLASSIFICA AI ROSSONERI, MA A TENERE BANCO E' L'INFORTUNIO DEL DIFENSORE BRASILIANO: OUT UN MESE

Da molti addetti ai lavori era stata definita la partita chiave dell' anno per il Milan e probabilmente, date le circostanze, non avevano tutti i torti: martedì eliminazione dalla Coppa Italia ad opera della Juventus, mercoledì prossimo la sfida stellare ai marziani del Barcellona e in mezzo una Roma alla caccia del terzo posto, senza dimenticare la solita infermeria di Milanello alquanto trafficata. Non poteva che scaturirne una gara intensissima dal primo al novantesimo minuto, decisa, manco a dirlo, dal solito Zlatan Ibrahimovic, giunto a 22 gol in campionato. Ma andiamo con ordine.

Schieramenti speculari per le due squadre. Luis Enrique è costretto a rinunciare, almeno dall' inizio, all' acciaccato Pjanic, e decide di sostituirlo con Marquinho; davanti capitan Totti a sostegno di Borini e Osvaldo. Dall' altra parte, Allegri davanti ha a disposizione solo Ibra e El Sharaawy, mentre dietro, accanto a Mexes, viene rischiato Thiago Silva, che accusa un problema alla gamba destra ma il cui provino pre-partita ha dato esito positivo. Primi 10 minuti fatali, però, al fuoriclasse brasiliano, costretto a chiedere il cambio a Zambrotta (con Bonera che passa al centro): gli esami strumentali hanno evidenziato una lesione al flessore, stop forzato di almeno un mese e addio doppia sfida con i blaugrana.
La squadra rossonera, tuttavìa, non si scompone più di tanto e anzi prende in mano le redini dell' incontro, favorita da una Roma apparsa troppo attendista. Il primo, grosso pericolo per Stekelemburg arriva da una punizione di Ibrahimovic all' 11': botta di collo pieno e volo plastico dell' estremo difensore giallorosso ad alzare la palla sopra la traversa. Cinque minuti più tardi ci prova anche il Piccolo Faraone, ma il suo tiro al volo di destro finisce di poco al lato. E' un Milan che si muove molto e crea ancor di più, ma negli ultimi sedici metri manca sempre quel pizzico di cattiveria per sbloccare il risultato. Prova a a farlo al 41' nuovamente El Sharaawy (tra i più attivi) ma la sua conclusione a giro si stampa sul palo. A questo punto accade quello che non ti aspetti: la squadra giallorossa, che fino a quel momento aveva badato essenzialmente a contenere le sortite avversarie affidando la fase offensiva a sterili contropiedi, trova il vantaggio. Rimessa laterale sul fronte destro, Borini sguscia via a Muntari e mette al centro, Ambrosini respinge come peggio non potrebbe sui piedi di De Rossi che calcia a botta sicura verso Abbiati, sulla traiettoria si trova Osvaldo che in spaccata firma il vantaggio ospite.

Nella ripresa ci si aspetta un Milan a testa bassa a caccia del pareggio e invece è addirittura la Roma ad andare vicina al gol: retropassaggio per Abbiati che però si ritrova la palla sul sinistro e, per affrettare il rinvio, colpisce male e regala la sfera a Totti: il numero 10 giallorosso incredibilmente decide di affidarsi al suo celeberrimo cucchiaio, alto sopra la traversa. Occasione davvero colossale per il capitano romanista, che avrebbe potuto tranquillamente avanzare ulteriormente e scegliere una conclusione diversa. E' evidente che parte dei pensieri rossoneri sono già proiettati a Mercoledì, e chi ancora non se ne era convinto se ne capacita sul bolide di Marquinho all' 8'. Poi, di colpo, come accaduto nel primo tempo con l' inaspettato vantaggio della Roma, la partita cambia completamente e in un baleno il Milan trova il pareggio, su rigore: dopo una serie di rimpalli la palla arriva ad Ambrosini sul lato corto dell' area, cross in mezzo e palla intercettata con un braccio da De Rossi. Penalty netto che Ibra trasforma spiazzando Stekelemburg, ma la Roma protesta per un fallo su Heinze non fischiato. La rete scrolla di dosso ai rossoneri ogni tipo di impaccio e adesso gli uomini di Allegri attaccano a pieno regime. Prima, al 26', il portierone giallorosso (tra i migliori dei suoi) dice no a un diagonale di Ibrahimovic, poi due minuti più tardi si supera su un missile di Muntari, toccandolo quanto basta per mandarlo sulla traversa. E' il preludio al vantaggio rossonero che arriva al 38': lancio dalle retrovie per l' armadio svedese che supera con un sombrero Stekelemburg in uscita e poi appoggia in rete di testa, proteggendo la palla con la sua enorme stazza dall' arrivo di Kjaer, che pure piccolo non è. Quarta doppietta in Campionato, ventiduesimo sigillo: senza alcun dubbio l' uomo più decisivo che la nostra Serie A abbia conosciuto negli ultimi anni.

Dopo il triplice fischio, le sensazioni avute dalle due squadre non possono che essere positive. La Roma vista a San Siro è sembrata davvero una buonissima squadra: partita forse un po' troppo timorosa, ha preso coraggio alla distanza, aiutata anche dal vantaggio e, se solo fosse stata più cinica nelle occasioni avute nella seconda frazione di gioco, sicuramente staremmo qui a parlare di un altro risultato. L' impressione è che i ragazzi di Luis Enrique avrebbero certamente potuto dire la loro maggiormente nella corsa al terzo posto se solo avessero avuto più costanza di rendimento, ma adesso che anche l' allenatore spagnolo sembra aver capito come funziona il nostro calcio (sullo 0-1 fuori Totti e Borini, dentro Bojan e Pjanic - sostituzioni che non avrebbe mai fatto ad inizio anno) sicuramente ci sarà da divertirsi.
Per quanto riguarda il Milan, in questo momento gli uomini di Allegri danno davvero la sensazione di avere qualcosina in più rispetto ai rivali juventini: i rossoneri, nonostante su quattro scontri diretti l' abbiano spuntata solo una volta, partita dopo partita stanno dimostrando di avere un gruppo dalle qualità tecniche e umane davvero encomiabili, se è vero (come è vero) che sono ancora in corsa sui due fronti più importanti malgrado una rosa decimata dagli infortuni, anche se a questo punto non si può più parlare di sfortuna, ma di errori di valutazione nella preparazione fisica dei giocatori. Ed ora la supersfida di mercoledì con i campioni blaugrana, con un Thiago Silva in meno ma con i vari Nesta, Boateng e Robinho recuperati. Sperando che Ibrahimovic si trasformi in "Super Ibra" anche nella notte più importante.

Nicolò Scotucci

sabato 3 marzo 2012

INCONTEN-IBRA!

UNA TRIPLETTA DELLO SVEDESE ED IL SIGILLO DI THIAGO SILVA STENDONO IL PALERMO AL BARBERA

Mostruoso. Incontenibile. Gli aggettivi con cui descrivere Zlatan Ibrahimovic questa sera sarebbero infiniti. Lo svedese si vendica delle tre giornate di squalifica, segnandone tre in 35 minuti al Palermo. Il Milan grazie alla tripletta di Ibra e al sigillo di Thiago Silva nel secondo tempo, spazza via le polemiche della settimana annichilendo i rosanero nel fortino del Barbera.
CRONACA- Allegri schiera i suoi con un 4-3-1-2 con Emanuelson a sostegno della coppia Ibra-Robinho e Bonera al posto di Nesta indisponibile. Medesimo schieramento per Mutti, che deve fare a meno di Balzaretti e Silvestre, sostituiti da Munoz e Pisano.
La partita è subito vivace, con vari capovolgimenti di fronte da una parte e dall'altra. Al 4' è Emanuelson ad andare vicino al vantaggio. L'olandese salta in area Mantovani e conclude di mancino. Palla fuori di poco. A farsi pericoloso tra le fila del Palermo, è Barreto. Il cileno si presenta al limite dell'area rossonera, ma il suo tiro viene bloccata agevolmente da Abbiati.
 L'Ibra-show inizia al 21'. Muntari recupera palla sulla mediana, scarica su Robinho. Il brasiliano serve Ibrahimovic che di sinistro batte Viviano: 1-0.
Il raddoppio arriva dieci minuti dopo. Dopo un infinito batti e ribatti in area milanista, i rossoneri partono in contropiede. Robinho serve ancora Ibra al limite. Lo svedese è implacabile: finta di destro e ancora di sinistro trafigge l'incolpevole Viviano. L'ex Barcellona non è ancora sazio e al 35 'mette il sigillo sulla partita. Riceve palla sui 25 metri prende la mira e la piazza di destro all'angolino. Al portiere rosanero non resta che guardare immobile la palla infilarsi in rete.
Sulla ripresa c'è ben poco da dire, continua il monologo rossonero. I giocatori di Allegri arrivano al 4-0 con Thiago silva. Il difensore brasiliano sfrutta il cross dalla sinistra di El Sharawi e di testa mette anche la sua firma sul risultato finale.
Grande prova del Milan, che sfata il tabù di Palermo degli ultimi 6 anni, in cui non era mai riuscito ad imporsi e manda un segnale forte alla Juventus. I giocatori di Allegri hanno riversato la rabbia in seguito alle polemiche seguite alla partita di Milano proprio con la Juve.
Per quanto riguarda il Palermo invece, le assenze non bastano a giustificare i limiti difensivi dimostrati, anche se contro questo ibra, c'era veramente poco da fare.

Davide Bernardi