DALLA SCELTA DEL TECNICO TOSCANO DIPENDE IL FUTURO DI PIÙ ALLENATORI
"Il vento suonava un bel valzerino, così il..MAZZARRIno si mise a ballar.."
Basterà una prima nota perché il ballo che vede in pista sei allenatori e sei società, stravolga il volto della nostra serie A.
Com'è intuibile molto dipenderà dal primo passo di Valzer (ops!) Mazzarri; il tecnico toscano sembra aver capito che, complice l'ormai probabile partenza di Cavani, il suo ciclo a Napoli è finito. Meglio cingere ai fianchi una nuova compagna, la Roma, per tre anni (2,2 mln a stagione) che la vecchia per due (3,5 l'anno, la proposta di De Laurentiis).
In conseguenza della scelta di Mazzarri, piroetteranno gli altri tecnici. Per "portare" la ballerina partonepea i candidati sono vari, primo fra tutti Vincenzo Montella, napoletano di nascita e ballerino che ha saputo far volteggiare benissimo le proprie precedenti compagne, che fossero vestite di rosso azzurro o di viola.
Il nome dell'Aeroplanino é stato accostato anche all'Inter, non più così sicura di volersi affidare ancora alle mani di Stramaccioni.
Altro nome papabile per la dama di De Laurentis a questo punto diventa quello di Max Allegri, dato
molto vicino alla Roma fino a qualche settimana fa, potrebbe invece lasciare la pista da ballo di Milanello per quella di Castel Volturno, considerando anche le continue critiche arrivategli dal coreografo di Arcore.
Dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Allegri però ("Non parlo del futuro perché sono sposato con il Milan") si capisce come nemmeno l'Acciughino sappia su quale panchina andrà a sedersi.
Non dimentichiamoci infine di Francesco Guidolin, che sebbene abbia detto di voler rimanere a Udine, ha anche aggiunto che comunque si sentirebbe all'altezza di guidare una piazza importante come quella Napoletana.
Come vedete la pista è pronta, ci sono anche i ballerini, non resta che fare le coppie..un lalla un lalla un lallalà..
Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter
Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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domenica 12 maggio 2013
domenica 14 aprile 2013
LA FIORENTINA C’E’!
BATTE A BERGAMO L'ATALANTA PER 2-0, PORTANDOSI A TRE PUNTI DAL TERZO POSTO
La Fiorentina risponde presente alla chiamata per la corsa al 3° posto. Riesce ad imporsi in casa di una discreta Atalanta, sbloccando la partita nella ripresa grazie ai cambi effettuati, risultati decisivi per portare a casa la vittoria.
Era stata annunciata una sfida nella sfida, ovvero quella tra Ljajic e Bonaventura, ammirata soltanto durante la seconda frazione di gioco. Il serbo, infatti, parte dalla panchina perché non in buona condizione fisica. Pertanto l’attacco viola nel primo tempo è composto dal rientrante El Hamdaoui, con Aquilani e Borja Valero a sostegno.
Nella prima metà dell’incontro è l’Atalanta a meritare il vantaggio, quanto meno “ai punti”. Tutte le azioni degne di nota per l’attacco bergamasco, passano proprio dai piedi di Giacomo “Jack” Bonaventura, che sembra essere davvero pronto per approdare in una Big e lo ha dimostrato nel corso di quest’ultima stagione.
Tornando alla partita, la svolta arriva all’11’ della ripresa, quando Montella sostituisce El Hamdaoui e Aquilani, per Ljajic e Larrondo. Passano appena 4’ ed è proprio Ljajic a procurarsi il rigore che Pizarro trasforma per il vantaggio viola. La Fiorentina, disposta anche meglio tatticamente, comincia a prendere campo, mettendo in mostra quel gioco che l’ha portata ad occupare l’attuale posizione di classifica. Passano 10’ dal goal del vantaggio, che l’altro subentrato, Larrondo, finalizza un’azione di contropiede con un forte sinistro sotto la traversa. L’espulsione dell’atalantino Denis nel finale, non va a condizionare un risultato ormai al sicuro per gli ospiti.
La Fiorentina si sveglia dopo un brutto primo tempo, proponendo un buon calcio nella ripresa, ma senza dubbio è stato proprio l’ingresso di Ljajic a cambiare la partita. Montella ha potuto abbassare Borja Valero sulla linea di centrocampo e alzare Cuadrado fino a comporre un tridente d’attacco insieme a Larrondo e Ljajic. In questo modo i viola riescono a dettare il ritmo a metà a campo, prevalendo su un’Atalanta che è andata pian piano spegnendosi.
La vittoria conquistata dai ragazzi di Montella, consente veramente di poter pensare in grande. Il 3° posto, occupato dal Milan, dista solo 3 punti ed un calendario sulla carta più agevole, sembra davvero strizzare l’occhio alla squadra toscana.
Ugo Mega
(@Superughish on Twitter)
La Fiorentina risponde presente alla chiamata per la corsa al 3° posto. Riesce ad imporsi in casa di una discreta Atalanta, sbloccando la partita nella ripresa grazie ai cambi effettuati, risultati decisivi per portare a casa la vittoria.
Era stata annunciata una sfida nella sfida, ovvero quella tra Ljajic e Bonaventura, ammirata soltanto durante la seconda frazione di gioco. Il serbo, infatti, parte dalla panchina perché non in buona condizione fisica. Pertanto l’attacco viola nel primo tempo è composto dal rientrante El Hamdaoui, con Aquilani e Borja Valero a sostegno.Nella prima metà dell’incontro è l’Atalanta a meritare il vantaggio, quanto meno “ai punti”. Tutte le azioni degne di nota per l’attacco bergamasco, passano proprio dai piedi di Giacomo “Jack” Bonaventura, che sembra essere davvero pronto per approdare in una Big e lo ha dimostrato nel corso di quest’ultima stagione.
Tornando alla partita, la svolta arriva all’11’ della ripresa, quando Montella sostituisce El Hamdaoui e Aquilani, per Ljajic e Larrondo. Passano appena 4’ ed è proprio Ljajic a procurarsi il rigore che Pizarro trasforma per il vantaggio viola. La Fiorentina, disposta anche meglio tatticamente, comincia a prendere campo, mettendo in mostra quel gioco che l’ha portata ad occupare l’attuale posizione di classifica. Passano 10’ dal goal del vantaggio, che l’altro subentrato, Larrondo, finalizza un’azione di contropiede con un forte sinistro sotto la traversa. L’espulsione dell’atalantino Denis nel finale, non va a condizionare un risultato ormai al sicuro per gli ospiti.
La Fiorentina si sveglia dopo un brutto primo tempo, proponendo un buon calcio nella ripresa, ma senza dubbio è stato proprio l’ingresso di Ljajic a cambiare la partita. Montella ha potuto abbassare Borja Valero sulla linea di centrocampo e alzare Cuadrado fino a comporre un tridente d’attacco insieme a Larrondo e Ljajic. In questo modo i viola riescono a dettare il ritmo a metà a campo, prevalendo su un’Atalanta che è andata pian piano spegnendosi.La vittoria conquistata dai ragazzi di Montella, consente veramente di poter pensare in grande. Il 3° posto, occupato dal Milan, dista solo 3 punti ed un calendario sulla carta più agevole, sembra davvero strizzare l’occhio alla squadra toscana.
Ugo Mega
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sabato 13 aprile 2013
ATALANTA - FIORENTINA E’ ANCHE JACK VS ADEM: SFIDA TRA TALENTI!
DOPO UNA STAGIONE AD ALTI LIVELLI PER ENTRAMBI, CONOSCIAMO
MEGLIO DUE ELEMENTI CARDINE DI ATALANTA E FIORENTINA
L’anticipo della trentaduesima giornata di SerieA vede affrontarsi Atalanta e Fiorentina, noi di Discovery Football però, vogliamo analizzare due giocatori importantissimi per queste squadre e che potrebbero essere decisivi in questa sfida: Giacomo Bonaventura e Adem Ljajic. Questi due giocatori apportano alla propria squadra un contributo qualitativo enorme, ma lo fanno in modo totalmente differente.
Giacomo Bonaventura è l’uomo chiave della formazione bergamasca, è il collante fra centrocampo e attacco, riesce a mescolare quantità e qualità con risultati eccezionali, ma soprattutto costantemente. Già, perché al contrario del suo avversario odierno nel corso della partita di solito il suo rendimento non cambia, non alterna fiammate a momenti di stasi. Il suo ruolo gli impone di giocare in questa maniera, è il giocatore incaricato di pressare il “Pirlo della situazione” avversario e quello che deve smarcarsi per ricevere palla e servire le punte o nel caso gli esterni in profondità non disdegnando poi gli inserimenti in area.
Jack è sempre stato considerato un talento, ma a 24 anni è questa la sua stagione della consacrazione, con già 29 presenze e 7 gol in SerieA a cui va ad aggiungersi 1 un gol nella sua unica presenza in Coppa Italia, un bottino niente male. Dopo l’esordio nel campionato maggiore il 4 maggio 2008 nella partita vinta contro il Livorno viene mandato a giocare in prima divisione nel Pergocrema, ma la sua stagione non sarà positiva a causa di un brutto infortunio, nel gennaio del 2009 viene preso dal Padova che aiuta a raggiungere la salvezza grazie ad un gol nella finale Play-out. Nonostante ciò il veneti non riscattarono Bonaventura, che tornò alla base e disputò un ottimo campionato di SerieB contribuendo in modo più che importante a vincere la competizione. L’anno scorso nel massimo campionato ha trovato il suo primo gol nella sentitissima trasferta a Napoli e ha collezionato 29 gettoni. Ora tutti concordano sul fatto che il giovane trequartista sia pronto per una “grande” e possa fare il salto di qualità, e la squadra più interessata alle sue prestazioni è proprio la Fiorentina che para abbia già contattato il suo agente.
Dall’altra parte, invece, complice l’assenza di Jovetic , potrebbe brillare Adem Ljajic. Il giovane talento serbo classe 1991 sta sicuramente disputando la sua miglior stagione in maglia viola sinora. Schierabile prettamente come seconda punta al fianco di El Hamdaoui o trequartista/esterno offensivo all’occorrenza, il gioiellino ex Partizan punta a trascinare i suoi anche nella gara dell’Atleti Azzurri d’Italia.
Dopo la grande prestazione offerta contro il Milan, infatti, anche per Adem sembra essere arrivato il momento della definitiva consacrazione. Strappato dalla Viola al Manchester United tre estati fa per 6,5 mln di euro, Ljajic ha inizialmente deluso le aspettative di chi lo considerava “Il Kakà dell’est”, anche per movenze e numero di maglia (il 22) scelto in onore del suo idolo brasiliano. Aspettative crollate sempre più dopo il pesantissimo alterco risalente a un anno fa con Delio Rossi, che gli costa l’esclusione dalla squadra sino a fine stagione.
Con l’arrivo di Montella, tuttavia, le cose cambiano. Adem, più volte vicino al trasferimento, viene messo fuori del mercato e al centro del progetto offensivo della nuova Fiorentina: l’intesa con Jovetic è ottima e fa volare i Viola.
Anche senza il “suo” JoJo, però, Ljajic gioca lo stesso. E bene. I tempi delle bravate sono finite: niente inni non cantati in nazionale e successive non convocazioni punitive, basta risse con allenatori: che il ragazzo avesse un talento in serbo lo si era capito. E ora, con qualche stagione di ritardo, ha deciso di mostrarlo al campionato italiano e non solo: velocità, serpentine ubriacanti e gran tiro dalla distanza le sue armi principali.
Atalanta contro Fiorentina, Bonaventura contro Ljajic. Comunque finirà, sarà una sfida nella sfida tra due grandissimi talenti. Il nostro consiglio? Godetevi il futuro del calcio!
Giammarco Bellotti – Simone Nobilini
(@Giambellotti - @SimoNobilini on Twitter)
L’anticipo della trentaduesima giornata di SerieA vede affrontarsi Atalanta e Fiorentina, noi di Discovery Football però, vogliamo analizzare due giocatori importantissimi per queste squadre e che potrebbero essere decisivi in questa sfida: Giacomo Bonaventura e Adem Ljajic. Questi due giocatori apportano alla propria squadra un contributo qualitativo enorme, ma lo fanno in modo totalmente differente.
Giacomo Bonaventura è l’uomo chiave della formazione bergamasca, è il collante fra centrocampo e attacco, riesce a mescolare quantità e qualità con risultati eccezionali, ma soprattutto costantemente. Già, perché al contrario del suo avversario odierno nel corso della partita di solito il suo rendimento non cambia, non alterna fiammate a momenti di stasi. Il suo ruolo gli impone di giocare in questa maniera, è il giocatore incaricato di pressare il “Pirlo della situazione” avversario e quello che deve smarcarsi per ricevere palla e servire le punte o nel caso gli esterni in profondità non disdegnando poi gli inserimenti in area.
Jack è sempre stato considerato un talento, ma a 24 anni è questa la sua stagione della consacrazione, con già 29 presenze e 7 gol in SerieA a cui va ad aggiungersi 1 un gol nella sua unica presenza in Coppa Italia, un bottino niente male. Dopo l’esordio nel campionato maggiore il 4 maggio 2008 nella partita vinta contro il Livorno viene mandato a giocare in prima divisione nel Pergocrema, ma la sua stagione non sarà positiva a causa di un brutto infortunio, nel gennaio del 2009 viene preso dal Padova che aiuta a raggiungere la salvezza grazie ad un gol nella finale Play-out. Nonostante ciò il veneti non riscattarono Bonaventura, che tornò alla base e disputò un ottimo campionato di SerieB contribuendo in modo più che importante a vincere la competizione. L’anno scorso nel massimo campionato ha trovato il suo primo gol nella sentitissima trasferta a Napoli e ha collezionato 29 gettoni. Ora tutti concordano sul fatto che il giovane trequartista sia pronto per una “grande” e possa fare il salto di qualità, e la squadra più interessata alle sue prestazioni è proprio la Fiorentina che para abbia già contattato il suo agente.
Dall’altra parte, invece, complice l’assenza di Jovetic , potrebbe brillare Adem Ljajic. Il giovane talento serbo classe 1991 sta sicuramente disputando la sua miglior stagione in maglia viola sinora. Schierabile prettamente come seconda punta al fianco di El Hamdaoui o trequartista/esterno offensivo all’occorrenza, il gioiellino ex Partizan punta a trascinare i suoi anche nella gara dell’Atleti Azzurri d’Italia.
Dopo la grande prestazione offerta contro il Milan, infatti, anche per Adem sembra essere arrivato il momento della definitiva consacrazione. Strappato dalla Viola al Manchester United tre estati fa per 6,5 mln di euro, Ljajic ha inizialmente deluso le aspettative di chi lo considerava “Il Kakà dell’est”, anche per movenze e numero di maglia (il 22) scelto in onore del suo idolo brasiliano. Aspettative crollate sempre più dopo il pesantissimo alterco risalente a un anno fa con Delio Rossi, che gli costa l’esclusione dalla squadra sino a fine stagione.
Con l’arrivo di Montella, tuttavia, le cose cambiano. Adem, più volte vicino al trasferimento, viene messo fuori del mercato e al centro del progetto offensivo della nuova Fiorentina: l’intesa con Jovetic è ottima e fa volare i Viola.
Anche senza il “suo” JoJo, però, Ljajic gioca lo stesso. E bene. I tempi delle bravate sono finite: niente inni non cantati in nazionale e successive non convocazioni punitive, basta risse con allenatori: che il ragazzo avesse un talento in serbo lo si era capito. E ora, con qualche stagione di ritardo, ha deciso di mostrarlo al campionato italiano e non solo: velocità, serpentine ubriacanti e gran tiro dalla distanza le sue armi principali.
Atalanta contro Fiorentina, Bonaventura contro Ljajic. Comunque finirà, sarà una sfida nella sfida tra due grandissimi talenti. Il nostro consiglio? Godetevi il futuro del calcio!
Giammarco Bellotti – Simone Nobilini
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domenica 7 aprile 2013
TAGLIAVENTO REGALA AL "FRANCHI" UN MEZZOGIORNO DI FUOCO, FIORENTINA-MILAN FINISCE 2-2 TRA LE POLEMICHE
IL DIRETTORE DI GARA E’ IL VERO PROTAGONISTA DELL’ANTICIPO CLOU TRA ESPULSIONI CONTESTATE E RIGORI ASSEGNATI (E NON) DUBBI
Premessa d’obbligo: non vorremmo mai ritrovarci a dover
parlare di partite condizionate da decisioni arbitrali errate. Purtroppo, però,
spesso risulta impossibile negare o non soppesare di fronte all’evidenza:
Fiorentina-Milan, anticipo odierno di mezzogiorno, né è il perfetto esempio.
Avremmo preferito parlare di un Montolivo capace di zittire
i fischi del suo ex pubblico con un gol fortemente voluto, frutto della
pressione vincente del numero 18 su un confuso Pizarro. Di un match
combattuto, con una Fiorentina mai fuori dal match, nonostante l’uomo in meno e
il raddoppio di Flamini che sembrava aver indirizzato la partita a favore dei
rossoneri. Di calcio giocato, più semplicemente.
Come detto, però, il Mezzogiorno
di fuoco regalato da Tagliavento ha lasciato intorno all’arbitro di Terni
nient’altro che terra bruciata. Partendo dall’esagerato rosso sventolato in
faccia a Tomovic al 39’ per una gomitata su El Shaarawy lanciato a rete,
proseguendo con l’inesistente fallo da rigore fischiato a Nocerino sulla
serpentina di Ljajić e chiudendo con un netto tocco di mano di Roncaglia in
area di rigore non sanzionato (abbastanza incredibilmente, data l’ottima
posizione del direttore di gara per poter valutare, come dimostra l’immagine a
fianco).
Senza dimenticare la possibile spinta di Pasqual su Abate, sempre in
area di rigore, con il laterale viola reo di allargare troppo il braccio per
impedire al terzino rossonero di crossare; e rimanendo con qualche dubbio sull’intervento
di De Sciglio su Cuadrado in occasione del rigore del pari.
Analisi
moviolistica condivisibile o meno, siamo stati costretti a parlare malvolentieri dell’ennesimo
disastro arbitrale stagionale: un rinnovamento della classe dei direttori di gara italiani,
in questo senso, sarebbe tutt’altro che una cattiva idea.
La follia di Tagliavento, tuttavia, non giustifica certamente l'errore di un Milan dall'atteggiamento troppo remissivo che, ottenuto lo 0-2, avrebbe dovuto contenere
meglio le avanzate viola e chiudere la partita. I rossoneri hanno infatti perso
una grande occasione per staccare maggiormente proprio la squadra di Montella e
minacciare sempre più il secondo posto occupato dal Napoli, a una settimana
dallo scontro diretto di San Siro.
La squadra di Allegri è stata tanto solida nel primo tempo
quanto fragile nella ripresa, mai in grado di sfruttare appieno la superiorità
numerica e addormentandosi proprio nel momento in cui il match andava congelato
e chiuso. Le note positive riguardano il 14° risultato utile consecutivo
ottenuto e l’ormai consueta grande prestazione di Montolivo: ex di turno, ha
disputato una partita da leader in un clima ostile, condita dal secondo gol
consecutivo in campionato, 4° stagionale. Migliore in campo.
Domenica prossima arriverà a Milano il Napoli. La posta in
palio è di quelle alte: il secondo posto in classifica. Per un Balotelli
squalificato in meno, un Pazzini al ritorno da titolare in più: con 1, 2 o 4
punti di ritardo, la sostanza non cambia: vincere sarà l’obiettivo principale.
Esattamente quanto vedere una partita bella, divertente e senza errori e
polemiche arbitrali.
Simone
Nobilini
(@SimoNobilini
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martedì 2 aprile 2013
VIDEO – VIKTOR FISCHER ALLA RISCOSSA, IL GIOIELLINO DI CASA AJAX BRILLA SEMPRE PIU’
8 GOL STAGIONALI IN EREDIVISIE PER IL TALENTO DANESE DEI
LANCIERI, GIA’ CAPACE DI INCANTARE MOLTE BIG EUROPEE
Toh, chi si rivede. Dubbi a riguardo, francamente, non ne
avevamo: noi di DF ve l’abbiamo già
presentato qualche mese fa, dopo una strepitosa prestazione sfornata contro
il PSV condita da gol e assist. Ebbene sì, signore e signori: Viktor Fischer, da quel momento, ha
incantato la Eredivisie. E non solo.
Il talentino 18enne dell’Ajax ha conquistato sempre più la
fiducia di Frank de Boer, tecnico
dei Lancieri: dal momento del suo
ingresso in prima squadra (avvenuto nove mesi fa), 16 partite giocate da titolare
su 23, 8 reti e 4 assist. Non male.
180 cm di altezza, Fischer nasce come ala sinistra, pur
essendo in grado di ricoprire bene il ruolo di trequartista e di punta centrale
all’occorrenza. Classe 1994, ha già esordito nella nazionale danese del CT Morten Olsen e conquistato l’attenzione
delle grandi: Milan, Inter e Fiorentina tra le tante sembrano intenzionate a inserirsi nella
lotta per accaparrarsi un ragazzo dal sicuro avvenire.
Il prezzo del cartellino si aggira intorno ai 2,5 mln di euro ed è destinato,
probabilmente, ad aumentare. Ma per un gioiello che gioca e segna così e con questa
facilità (chiedete per informazione alla difesa del NEC, al quale ha rifilato una
doppietta domenica scorsa), dite che aprire il portafogli sarebbe una cattiva
idea? Guardate il video sottostante: non avrete alcun dubbio!
Simone
Nobilini
(@SimoNobilini
on Twitter)
lunedì 11 marzo 2013
DALL'OLIMPICO ALL'OLIMPICO, LA RIVINCITA DI VIVIANO
NELLO STESSO STADIO E NELLA STESSA PORTA IN CUI AVEVA PERSO I GUANTI DA TITOLARI, VIVIANO SI PRENDE LA SUA RIVINCITA
Ci è capitato più volte di raccontarvi quanto strano ed imprevedibile sia il calcio. E ancora una volta, per introdurre il protagonista di questo pezzo, è necessario ribadire questo concetto.
Se per l'editoriale sulla Juve è stato opportuno partire dalla fine, in questo caso è meglio andare con ordine e rispettare l'andamento cronologico degli eventi.
Era il l'8 dicembre 2012, all'Olimpico andava in scena un Roma-Fiorentina importante per le ambizioni di entrambe le squadre. La partita finì 4-2 per i giallorossi e tra i protagonisti in negativo ci fu Emiliano Viviano, portiere dei viola palesemente colpevole su almeno due delle quattro reti dell'allora banda di Zeman.
In primo luogo sul vantaggio romanista firmato Castan; il difensore giallorosso su una punizione di Totti, davanti alla porta schiacciò di testa un pallone sul quale Viviano, forse ingannato proprio dal rimbalzo, non intervenne. E Successivamente sul terzo gol della Roma. Totti prende palla sui venti metri e scaraventa una fucilata in porta. Il portiere viola è tutt'altro che irresistibile e la palla si insacca.
Quel giorno, il "figlio della Fiesole" perse il posto a favore del giovane Neto. Poi un periodo certamente non facile. La storia d'amore (in campo) con la maglia viola sembrava poter finire pochi mesi dopo il matrimonio. A gennaio infatti si parlò di una possibile, ad un certo punto quasi probabile, cessione proprio alla Roma.
Alla fine ci si mise anche la sorte e l'inesperienza di Neto. Il giovane portiere brasiliano collezionò un errore dietro l'altro. Viviano riacquistò punti giorno dopo giorno nelle gerarchie di Montella e nella gara casalinga con il Parma del 3 febbraio scorso viene riproposto titolare. La Fiesole lo (ri)accoglie con lo striscione "Uno di Noi" e lui risponde con due grandi interventi sulle conclusioni ravvicinate di Belfodil e Sansone.
Da quella partita, Viviano non ha più lasciato i pali della Viola, risultando spesso provvidenziale per le vittorie della truppa di Montella, come ieri sera.
Proprio a proposito del concetto col quale abbiamo aperto il pezzo, Viviano, nello stesso stadio e nella stessa porta che gli aveva tolto i guanti da titolari, ha consolidato una vittoria quanto mai importante per la Fiorentina, confermando ancora una volta tutto il talento che già Prandelli aveva visto in lui. Parata plastica su una punizione di Hernanes e nei minuti finali parata decisiva su Floccari.
Eh si, il calcio a volte è proprio imprevedibile.
Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter
Ci è capitato più volte di raccontarvi quanto strano ed imprevedibile sia il calcio. E ancora una volta, per introdurre il protagonista di questo pezzo, è necessario ribadire questo concetto.
Se per l'editoriale sulla Juve è stato opportuno partire dalla fine, in questo caso è meglio andare con ordine e rispettare l'andamento cronologico degli eventi.
Era il l'8 dicembre 2012, all'Olimpico andava in scena un Roma-Fiorentina importante per le ambizioni di entrambe le squadre. La partita finì 4-2 per i giallorossi e tra i protagonisti in negativo ci fu Emiliano Viviano, portiere dei viola palesemente colpevole su almeno due delle quattro reti dell'allora banda di Zeman.
In primo luogo sul vantaggio romanista firmato Castan; il difensore giallorosso su una punizione di Totti, davanti alla porta schiacciò di testa un pallone sul quale Viviano, forse ingannato proprio dal rimbalzo, non intervenne. E Successivamente sul terzo gol della Roma. Totti prende palla sui venti metri e scaraventa una fucilata in porta. Il portiere viola è tutt'altro che irresistibile e la palla si insacca.
Quel giorno, il "figlio della Fiesole" perse il posto a favore del giovane Neto. Poi un periodo certamente non facile. La storia d'amore (in campo) con la maglia viola sembrava poter finire pochi mesi dopo il matrimonio. A gennaio infatti si parlò di una possibile, ad un certo punto quasi probabile, cessione proprio alla Roma.
Alla fine ci si mise anche la sorte e l'inesperienza di Neto. Il giovane portiere brasiliano collezionò un errore dietro l'altro. Viviano riacquistò punti giorno dopo giorno nelle gerarchie di Montella e nella gara casalinga con il Parma del 3 febbraio scorso viene riproposto titolare. La Fiesole lo (ri)accoglie con lo striscione "Uno di Noi" e lui risponde con due grandi interventi sulle conclusioni ravvicinate di Belfodil e Sansone.
Da quella partita, Viviano non ha più lasciato i pali della Viola, risultando spesso provvidenziale per le vittorie della truppa di Montella, come ieri sera.
Proprio a proposito del concetto col quale abbiamo aperto il pezzo, Viviano, nello stesso stadio e nella stessa porta che gli aveva tolto i guanti da titolari, ha consolidato una vittoria quanto mai importante per la Fiorentina, confermando ancora una volta tutto il talento che già Prandelli aveva visto in lui. Parata plastica su una punizione di Hernanes e nei minuti finali parata decisiva su Floccari.
Eh si, il calcio a volte è proprio imprevedibile.
Davide Bernardi
@DavideBernardi6 on Twitter
domenica 10 marzo 2013
L'EDITORIALE DI PADOVAN: L'INTER CROLLA, LA CORSA AL TERZO POSTO È APERTISSIMA
CADONO INTER E LAZIO, IL TERZO POSTO E' ANCORA RAGGIUNGIBILE PER TUTTI
Non so se sia più grave la crisi di Stramaccioni, quella di Mazzarri o la mia.
Dopo l’illusione di Catania, di saper domare almeno i secondi tempi, l’Inter ha perso prima a Londra e poi in casa con il Bologna: due sconfitte in tre giorni equivalgono ad un tracollo, visto che l’Europa League è compromessa e il terzo posto si allontana.
Continuando così l’Inter può arrivare sesta. Colpa dell’allenatore? Anche, ma prima di lui la responsabilità è dei dirigenti che non dirigono e soprattutto forniscono giocatori molto costosi, ma poco utili. Quando Moratti sostituirà lo sprezzante Branca, sarà sempre troppo tardi.
Il Napoli perde a Verona contro il Chievo e patisce l’allungo della Juve a tempo scaduto: da -7, che era già un ritardo pesante, a -9, che poi sarebbero -10. Quasi un disastro.
Cavani non segna neanche su rigore, ma il problema è che la squadra si è piantata, va più lenta di quando giocava le gare infrasettimanali di Europa League, sono scomparse le idee di gioco, non c’è un modo per determinarsi lo spazio davanti.
La mia crisi è strettamente correlata a quella dei napoletani: avevo previsto che avrebbero battuto la Sampdoria e l’Udinese raccogliendo sei punti, invece ne hanno fatti due. Allora ho dato per scontato che con il Chievo ne avrebbero colti tre, avvicinando addirittura la Juve che, sempre secondo me, non avrebbe battuto il Catania. Non per altro, ma perché dopo la Champions le capita sempre di avere difficoltà.
Va da se che guardando i risultati ne ho azzeccate poche e limitandosi alle prestazioni, ancora meno. Adesso sì il campionato lo può perdere solo la Juventus se si spolmona in Champions e perde qualche scontro diretto. Ma un Napoli così non arriva nemmeno secondo.
Con la Juve che pareggiava, ho pensato per mezzo pomeriggio che potesse rientrare il Milan: nove punti (ora sono undici) erano tanti, ma non troppi per chi avesse Galliani come plenipotenziario e contemporaneamente vice-presidente di Lega. Allegri ha fatto i miracoli, ma Galliani ha moltiplicato i favori.
La Lazio, battuta a domicilio dalla Fiorentina, ha perso il suo effetto sorpresa. E’ la solita storia: da Reja a Petkovic sembra sempre che i biancocelesti debbano spaccare il mondo e poi, al massimo, finiscono in Europa League. Quella, però, la giocano seriamente al contrario delle altre italiane.
Forse di fronte ad una Fiorentina così brillante la Lazio avrebbe perso ugualmente, di sicuro però si fa fatica a sostenere due impegni ravvicinati (e lo stesso discorso vale per l’Inter).
Il terzo posto è lì, buono per tutti i gusti, neanche la Roma può dirsi esclusa. Peseranno gli scontri diretti e le energie residue.
Giancarlo Padovan
@Gia_pad
Non so se sia più grave la crisi di Stramaccioni, quella di Mazzarri o la mia.
Dopo l’illusione di Catania, di saper domare almeno i secondi tempi, l’Inter ha perso prima a Londra e poi in casa con il Bologna: due sconfitte in tre giorni equivalgono ad un tracollo, visto che l’Europa League è compromessa e il terzo posto si allontana.
Continuando così l’Inter può arrivare sesta. Colpa dell’allenatore? Anche, ma prima di lui la responsabilità è dei dirigenti che non dirigono e soprattutto forniscono giocatori molto costosi, ma poco utili. Quando Moratti sostituirà lo sprezzante Branca, sarà sempre troppo tardi.
Il Napoli perde a Verona contro il Chievo e patisce l’allungo della Juve a tempo scaduto: da -7, che era già un ritardo pesante, a -9, che poi sarebbero -10. Quasi un disastro.
Cavani non segna neanche su rigore, ma il problema è che la squadra si è piantata, va più lenta di quando giocava le gare infrasettimanali di Europa League, sono scomparse le idee di gioco, non c’è un modo per determinarsi lo spazio davanti.
La mia crisi è strettamente correlata a quella dei napoletani: avevo previsto che avrebbero battuto la Sampdoria e l’Udinese raccogliendo sei punti, invece ne hanno fatti due. Allora ho dato per scontato che con il Chievo ne avrebbero colti tre, avvicinando addirittura la Juve che, sempre secondo me, non avrebbe battuto il Catania. Non per altro, ma perché dopo la Champions le capita sempre di avere difficoltà.
Va da se che guardando i risultati ne ho azzeccate poche e limitandosi alle prestazioni, ancora meno. Adesso sì il campionato lo può perdere solo la Juventus se si spolmona in Champions e perde qualche scontro diretto. Ma un Napoli così non arriva nemmeno secondo.
Con la Juve che pareggiava, ho pensato per mezzo pomeriggio che potesse rientrare il Milan: nove punti (ora sono undici) erano tanti, ma non troppi per chi avesse Galliani come plenipotenziario e contemporaneamente vice-presidente di Lega. Allegri ha fatto i miracoli, ma Galliani ha moltiplicato i favori. La Lazio, battuta a domicilio dalla Fiorentina, ha perso il suo effetto sorpresa. E’ la solita storia: da Reja a Petkovic sembra sempre che i biancocelesti debbano spaccare il mondo e poi, al massimo, finiscono in Europa League. Quella, però, la giocano seriamente al contrario delle altre italiane.
Forse di fronte ad una Fiorentina così brillante la Lazio avrebbe perso ugualmente, di sicuro però si fa fatica a sostenere due impegni ravvicinati (e lo stesso discorso vale per l’Inter).
Il terzo posto è lì, buono per tutti i gusti, neanche la Roma può dirsi esclusa. Peseranno gli scontri diretti e le energie residue.
Giancarlo Padovan
@Gia_pad
martedì 26 febbraio 2013
VIDEO - CHAPEAU: PIERRE-EMERICK AUBAMEYANG, IL RANOCCHIO EX MILAN SI TRASFORMA IN PRINCIPE AL SAINT-ÉTIENNE
SCARICATO DAI
ROSSONERI NEL 2008, IL FRANCO-GABONESE TRASCINA ORA LES VERTS A SUON DI GOL
Sembrava
fosse l’ennesimo giovane talentuoso, sfornato da un vivaio importante (quello milanista), senza
futuro davanti a sé. Sembrava dovesse essere continuamente girato in prestito,
una volta al Dijon, poi al Lille , infine al Monaco. Sembrava.
Ma la storia
di Pierre-Emerick Aubameyang, classe 1989, sarebbe
cambiata di lì a poco. Dopo tre stagioni di nomadismo francese (dal 2008 al 2011) caratterizzate
da 67 presenze e 12 reti in totale, il Milan decide di spedirlo a un’ora di
strada da Lione, al Saint-Étienne.
L’esperienza fiabesca di Pierre (grazie anche al
colore della sua nuova divisa) ricorda un po’ la storia del principe ranocchio:
baciato dalla fortuna e dall’impegno sempre profuso, il rospo Aubameyang si
trasforma in un principe del gol infallibile in Ligue 1. Dal 2011, il fratello di Catilina e Willy (anch’essi ex primavera
Milan) ha totalizzato 75 presenze e 32
reti con la maglia dell’ASSE, guadagnando
un posto fisso da titolare in attacco e convincendo la dirigenza del club
francese a riscattarlo a titolo definitivo dal Milan. Attualmente, nella
stagione corrente, occupa la seconda posizione nella classifica cannonieri del
campionato francese: 14 gol e 9 assist, secondo solo a un fenomeno come Zlatan Ibrahimovic.
Naturalizzato
gabonese dal 2009 e vincitore della
classifica cannonieri della Coppa d’Africa 2012, il 23enne ha visto crescere la
propria valutazione fino a 10 mln di
euro, attirando l’attenzione di club importanti come Fiorentina
e Newcastle. Ama ricoprire il ruolo
di punta centrale, sfruttando un’arma che lui stesso ritiene essere il suo
pregio: la velocità, supportata da un fisico longilineo (185 cm x 74kg).
Al famoso ed
attuale Progetto Giovani inaugurato
dal Milan, Aubameyang avrebbe certamente fatto comodo. I rossoneri però,
giudicandolo troppo acerbo, hanno preferito non scommettere su di lui: d’altronde
non per tutti è facile vedere, in un semplice ranocchio, un futuro principe del gol.
Simone Nobilini
(@SimoNobilini
on Twitter)
lunedì 12 novembre 2012
EDITORIALE MILAN:NESSUNA ILLUSIONE, NESSUNA ESALTAZIONE..DOVE ERAVAMO RIMASTI?
IL PESANTE K.O. INTERNO CON LA FIORENTINA RIAPRE
LE CREPE IN CASA ROSSONERA
Ci avevamo visto lungo. Da Sabato scorso. Il 5-1 con il Chievo doveva essere considerato un nuovo punto di partenza, ma il percorso di crescita del Milan è iniziato e terminato proprio durante quella partita. La prestazione con il Malaga non è stata del tutto negativa: tuttavia i tre punti dovevano e potevano essere centrati contro una squadra che sta vivendo un pessimo momento (1 punto nelle ultime 3 partite, 2 sconfitte consecutive in casa contro avversari non irresistibili come Rayo Vallecano e Real Sociedad) e che a San Siro ha mostrato tutt’altro che un bel calcio.
In mezzo alle due reti
viola, il fatto che poteva cambiare le sorti del match. Roncaglia travolge in
area Pato, calcio di rigore e
brasiliano sul dischetto. Il risultato lo conoscete tutti: rincorsa svogliata,
palla alta sopra la traversa. Sarà l’unico episodio della partita per il quale
il numero 9 rossonero verrà ricordato.
Ci avevamo visto lungo. Da Sabato scorso. Il 5-1 con il Chievo doveva essere considerato un nuovo punto di partenza, ma il percorso di crescita del Milan è iniziato e terminato proprio durante quella partita. La prestazione con il Malaga non è stata del tutto negativa: tuttavia i tre punti dovevano e potevano essere centrati contro una squadra che sta vivendo un pessimo momento (1 punto nelle ultime 3 partite, 2 sconfitte consecutive in casa contro avversari non irresistibili come Rayo Vallecano e Real Sociedad) e che a San Siro ha mostrato tutt’altro che un bel calcio.
L’onda milanista si è inesorabilmente
infranta ieri contro lo scoglio Fiorentina.
Uno scoglio duro, durissimo, un’ottima squadra che ha confermato le buone
impressioni date nei match precedenti, costruita con pochi soldi e con
investimenti mirati e centrati alla perfezione da Daniele Pradè e Vincenzo Montella,
ai quali rinnoviamo i nostri complimenti.
Il copione della finora
pessima stagione rossonera è sempre lo stesso: al primo errore, si paga dazio.
E se l’errore rappresenta il subire gol da fallo laterale, ancora peggio.
Succede al 10’
con l’ex Aquilani, si ripete al 38’ con Borja Valero che, come una palla da bowling, spazza via il birillo Mexès e firma lo 0-2.
In mezzo alle due reti
viola, il fatto che poteva cambiare le sorti del match. Roncaglia travolge in
area Pato, calcio di rigore e
brasiliano sul dischetto. Il risultato lo conoscete tutti: rincorsa svogliata,
palla alta sopra la traversa. Sarà l’unico episodio della partita per il quale
il numero 9 rossonero verrà ricordato.
Inutile oggi parlare di Up
& Down in casa rossonera: è andato tutto storto. Delle colpe di Berlusconi e Galliani sulla rosa
allestita abbiamo già ampiamente discusso, ma ciò che è necessario ribadire è
l’ormai totale incapacità di Massimiliano Allegri
di dare un’identità, un gioco alla squadra, di scegliere gli interpreti adatti
per la formazione.
Inserire nell’11 titolare Kevin-Prince Boateng, mai autore di una
buona prestazione dall’inizio della stagione, lasciando in panchina un Bojan in stato di grazia dopo tre
brillanti prestazioni fornite, è una scelta che lascia francamente basiti. La
presenza in attacco di Pato si è rivelata sostanzialmente l’ennesima assenza:
mai coinvolto nel gioco, mai prezioso per la squadra (esattamente come in
occasione del match contro il Malaga, dove il brasiliano ha parzialmente
salvato la sua prestazione segnando la rete del pareggio) mentre l’ingresso di Robinho per Ambrosini ha totalmente
destabilizzato il modulo, rivelandosi controproducente e, complice lo
sfortunato infortunio di Bonera, portando pochi minuti dopo all’1-3 di El Hamdaoui. Il momentaneo 1-2 di Pazzini è storia. Storia dell’ennesima
partita che il Milan ha giocato male, regalando il primo tempo agli avversari
(Palermo e Lazio insegnano) e compromettendo in modo decisivo il risultato.
Allegri è stato confermato per
l’ennesima volta sulla panchina rossonera. Per Galliani “la fiducia è
confermata, ma non a tempo”. Qualcosa forse si muove. E non è nemmeno quotato
il fatto che la maggiorparte dei tifosi milanisti, alla possibile conferma a
breve termine dell’allenatore livornese, ci rispondano ironicamente: “Nessuna
illusione, nessuna esaltazione….”.
Simone Nobilini
(@SimoNobilini)
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sabato 7 aprile 2012
JOVETIC-AMAURI, LA FIORENTINA SBANCA SAN SIRO
CLAMOROSO SCIVOLONE DEL MILAN CHE NEL TURNO PASQUALE SI FA SORPRENDERE DAI VIOLA. FINISCE 1-2, ORA E' MENO UNO DALLA JUVENTUS
Sarà stata l' aria di vacanza che si respirava o il fantasma blaugrana che ancora aleggia a Milanello, fatto sta che il Milan visto oggi è sembrato davvero in difficoltà, lontanissimo parente della squadra che si affacciava al trentunesimo turno con un +2 sulla Juventus. E pensare che ci si aspettava una svolta dopo il k.o. europeo patito in settimana, mentre è bastata una Fiorentina tutt' altro che irresistibile per sconvolgere i piani-Scudetto della banda di Allegri.
Infermeria per l' ennesima volta affollatissima quella dei rossoneri, che devono rinunciare a ben dodici giocatori, ma che in compenso ritrovano Antonio Cassano, nuovamente a disposizione dopo il grande spavento di fine Ottobre. Massimiliano Allegri opta per il consueto 4-3-1-2, anche se di consueto c'è davvero poco nella scelta del partner che affianca Ibrahimovic là davanti: prima chance da titolare per Maxi Lopez, che prende il posto di Robinho. Dall' altra parte anche Delio Rossi ha le proprie gatte da pelare: il terz' ultimo posto è sempre più vicino e per questa delicatissima trasferta deve rinunciare a Gamberini, Cassani e Vargas, oltre agli squalificati Montolivo e Cerci. In attacco i viola si affidano a Jovetic (per l' occasione Capitano), supportato da Ljajic; solo panchina per Amauri.Ti aspetti una partenza a spron battuto dei rossoneri e una Fiorentina prudente, e invece nei primi 10-15 minuti sono proprio i Viola a fare la partita, pur rendendosi pericolosi solo con qualche tiro dalla distanza. Giungono notizie del Milan solo al 18', quando una staffilata di Ibra su punizione chiama Boruc alla respinta di pugno, inguardabile la ribattuta di Muntari con la porta spalancata. La partita procede a ritmi piuttosto blandi, ma alla mezz' ora arriva la svolta: Nastasic atterra Maxi Lopez in area, Ibra trasforma impeccabilmente il rigore (generoso) concesso da Celi. La squadra di Rossi non ci sta e con ammirevole coraggio riprende in mano le redini dell' incontro, ma l' unico tentativo a rete da qui alla fine del primo tempo sarà una velenosa punizione di Ljajic deviata in angolo da Abbiati, cui risponde cinque minuti dopo Maxi Lopez con un bel collo sinistro che si stampa sul palo.
L' intervallo, più che al Milan, sembra giovare alla Fiorentina, che infatti torna in campo con un piglio ancor più deciso e dopo due minuti trova subito il pareggio: Jovetic scatta sul filo del fuorigioco e con un destro preciso trafigge Abbiati. I rossoneri si gettano allora a capofitto alla ricerca del vantaggio, ma stavolta il gioco è troppo lento e prevedibile e l' accortissima retroguardia viola non può che ringraziare e amministrare senza eccessivi patemi. Anzi, sono gli ospiti ad avere la palla del clamoroso sorpasso, ma il solito Jo-Jo vanifica il 3vs2 creatosi con una debole conclusione a giro. Rossi capisce allora che l' impresa è possibile e "appesantisce" l' attacco con Amauri, mentre il Milan continua a brancolare nel buio e decide di affidarsi al genio di Cassano. Ma il cambio decisivo è stato quello dei Viola: all' 89' Amauri approfitta di un altro errore di Mexes (dopo quello di Barcellona) e si invola verso la porta. Game, set, match.
Quello che abbiamo ammirato (si fa per dire...) oggi a San Siro è stato sicuramente uno dei più brutti Milan della stagione: gioco lento e prevedibile, e soprattutto tensione mentale e livello agonistico non consoni a una partita decisiva in chiave Scudetto come quella di odierna. E' stato fin troppo palese che le gambe e le teste dei rossoneri risentissero ancora dell' eliminazione dalla Champions e non fossero sintonizzate sulle frequenze del Campionato, e nemmeno il pensiero che un eventuale passo falso sarebbe stato decisivo (mentre scriviamo, la Juventus è in vantaggio 2-0) li ha spronati. Non a caso la debacle odierna è coincisa anche con una delle prestazione più opache di Zatlan Ibrahimovic in campionato: lo svedese ha patito troppo la rete difensiva viola, ma a tratti è sembrato quasi svogliato, sbagliando palloni elementari per uno con le sue capacità.La Fiorentina invece torna dalla trasferta milanese con un' incredibile iniezione di fiducia, che però ancora non le permette di dormire sonni tranquilli, vista la contemporanea vittoria del Lecce sulla Roma che mantiene invariata la distanza. I ragazzi di Delio Rossi hanno giocato una gara senza sbavatura alcuna: ordinatissimi dietro e implacabili davanti, e alla fine sono usciti vittoriosi da San Siro senza rubare assolutamente nulla.A questo punto, il Campionato ci riserverà sette giornate davvero infuocate, almeno per quanto riguarda la lotta per il Tricolore. A meno di clamorosi ribaltoni, la Juventus è tornata da Palermo con i tre punti ed ecco quindi un nuovo avvicendamento in vetta: bianconeri avanti di un punto, anche se le lunghezze di distanza tra le squadre diventano due in virtù degli scontri diretti. E' vero che i rossoneri avranno un calendario in discesa, ma a questo punto la "palla" passa in mano alla Juve, in grande salute sia fisicamente sia mentalmente. Morale tutto da ricostruire invece per la truppa di Allegri, e anche alla svelta, visto che già martedì sera si torna in campo a Verona per l' anticipo del turno infrasettimanale.
Nicolò Scotucci
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