Idee fresche. Idee nuove.

Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S

lunedì 14 maggio 2012

IL CIELO DI MANCHESTER E' SEMPRE PIU' AZZURRO


LA PREMIER TORNA NELLA MANCHESTER AZZURRA DOPO 44 ANNI

 
Sarà ricordata a lungo, probabilmente per sempre, una stagione calcistica come quella che si è appena conclusa in Gran Bretagna. Andando a memoria, mi viene in mente soltanto il titolo del Bayern Monaco del 1999-2000 come paragonabile per dinamica di conquista nella storia recente del calcio europeo. Sui tabloid anglosassoni la parola che si legge di più credo che sia “crazy” ma rende solo in parte un’idea di quanto sia realmente successo. Il Manchester City vince il titolo al 94’ dell’ultima di campionato, dopo essersi trovato sotto di un gol allo scoccare del 90’. Un finale da brivido in una stagione stranissima, vinta e persa più volte da parte di entrambe le squadre di Manchester. 

Al terzo tentativo dunque, Roberto Mancini vince la Premier League, ma i meriti del tecnico jesino sono assai inferiori a quelli che prova a dipingere la stampa nostrana. Non soltanto per il valore stratosferico della rosa che aveva a disposizione in rapporto a quella delle concorrenti, ma anche per la modesta qualità di gioco che la sua squadra è riuscita ad esprimere.
L’impressione che si è avuta, anche leggendo la stampa d’oltremanica, è che la carrozza sia sempre stata in mano ai cavalli e non al cocchiere. Dopo una campagna acquisti faraonica, il Manchester City è partito subito forte sulle ali dell’entusiasmo. A inizio stagione la squadra del Mancio vive di sicuro il suo momento migliore, vince spesso e segna tantissimo: 11 vittorie nelle prime 12 partite, con  42 gol fatti e 11 subiti. Nelle successive undici le ruote scricchiolano: due pareggi, tre sconfitte, sei vittorie ma di queste sei ce ne sono tre con un solo gol di scarto. Alla 28ª giornata arriva il sorpasso da parte dello United. Il City emotivamente crolla e raccoglie due punti in tre partite: i Red Devils volano a +8. Lo stesso Mancini ammette che la Premier ormai è persa. Si rivelerà essere la miglior scelta tattica dell’allenatore: anche lo United si convince di averlo vinto, ma non è così. Il Wigan ferma la squadra di Sir Alex e il City cambia marcia, ingranando sei vittorie nelle ultime sei partite di campionato, mentre il Manchester United perde altri punti pesantissimi contro l’Everton oltre allo scontro diretto del derby.

Mancini non ha mai dimostrato di avere due doti fondamentali ad alti livelli: convinzione nelle proprie scelte e capacità di trascinare emotivamente il gruppo.
Le formazioni proposte dal tecnico hanno sempre subito numerose variazioni, in tutti i reparti. Oggi Zabaleta, domani Kolo Tourè in difesa. Oggi Kolarov domani Clichy in fascia. Oggi Milner e Barry, domani Barry e Adam Johnson, a centrocampo. Silva titolare e Nasri dalla panchina o viceversa? E perché non assieme? Dzeko e Aguero potevano fare novanta minuti in una partita e cinque in quella successiva. Pochi i punti fissi: ovviamente Hart in porta, Lescott e Kompany in difesa, Yaya Tourè a centrocampo.
Ma soprattutto, il pasticcio più grande l’ha fatto con Carlos Tevez. Fuori rosa, poi oggetto del mercato, poi non è più sul mercato, poi reintegrato e alla fine titolare. Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma dalla “Tevez-novela” Mancini ne esce ampiamente sconfitto. Perché alla fine l’ha avuta vinta il giocatore e perché alla fine per vincere il titolo l’Apache è stato fondamentale. Quando Balotelli (altra scommessa persa dell’allenatore) è stato squalificato, ha aperto le porte da titolare a Tevez e non è un caso che le sei vittorie consecutive siano arrivate proprio dopo l’espulsione dell’attaccante italiano.

Il City ha indubbiamente alcuni tratti caratteristici che gli derivano dall’allenatore. La fase difensiva è ottima e i numeri parlano chiaro: 29 gol subiti in 38 partite sono pochi. L’Arsenal, per dare un’idea, ne ha subiti 49 ed è la squadra terza in classifica. Per quanto riguarda la fase offensiva sicuramente ci si poteva aspettare di più. Nei primi mesi la squadra era semplice ed efficace, ma di bel gioco non se n’è visto molto, soprattutto da dicembre in avanti. Si è sempre andati avanti a sperare in una giocata di un singolo, che quasi sempre è arrivata e quasi sempre ha fatto vincere le partite. La stampa non ha mai fatto mistero di non apprezzare questo tipo di approccio, soprattutto in rapporto alla qualità dei giocatori a disposizione.

La precoce uscita di scena del City dalle coppe europee non ha agevolato il tecnico nella sua conquista della stima da parte degli inglesi. Tuttavia, la Premier appena vinta servirà a fargli guadagnare una credibilità che non è ai vertici delle graduatorie come invece lo è la sua squadra.

E’ il successo di una squadra senza ieri e con un domani incerto. Le valanghe di acquisti fatti in questi anni sono serviti ad arrivare ad oggi, ma non è ben chiaro chi possa pensare di rimanere, perché l’ambizione è quella della Champions League, ma la rosa – la più forte d’Inghilterra – non è ancora la più forte d’Europa. Conoscendo la profondità di risorse della proprietà ci sono da aspettarsi numerosi movimenti importanti in estate, in uscita e in entrata. Anche perché quasi nessuno dei giocatori si sente “quella maglia addosso”. Di tutta la rosa della prima squadra, soltanto Micah Richards è cresciuto nelle giovanili del City. Oltre a lui, soltanto Joe Hart era presente nella squadra al momento dell’acquisto della società da parte dello sceicco Mansour nel 2008. Tutti gli altri sono arrivati da poco e tantissimi altri, arrivati assieme a loro, sono già andati via. Gli spogliatoi hanno sempre ospitato giocatori con gli scarpini in una mano e la valigia nell’altra: 1200 milioni di euro sono stati sperperati dalla proprietà per questo titolo.

Restano sicuramente i fatti: il City ha battuto due volte su due lo United in campionato e ha vinto una delle Premier League più belle e avvincenti di tutti i tempi.
Di sicuro ha portato una ventata di novità nell’albo d’oro della competizione. Anche se è una ventata che ha l’odore del petrolio e dei suoi dollari, più che del sudore.


Valerio Brutti

sabato 12 maggio 2012

PESCARA, DIFESA IMPENETRABILE: "ZDENEK, SICURO DI STAR BENE?!"

ALLA BASE DEL NUOVO PRIMATO DL PESCARA, C'E' UN EQUILIBRIO DIFENSIVO ATIPICO PER LE SQAUDRE DEL BOEMO

Zdenek Zeman è come il vino, più invecchia più diventa buono.
La prima cosa che ci viene in mente se pensiamo all'allenatore boemo, è un calcio iperoffensivo e una difesa "ballerina". In parole povere: le sue squadre spesso ne fanno tre, ma altrettanto spesso ne prendono quattro.

E se vi dicessimo invece che il recente primato in classifica del suo Pescara è proprio il frutto di una solidità difensiva imprevista?
Non siamo pazzi, i numeri parlano chiaro: 2 gol subiti contro i 20 fatti nelle ultime 5 partite e 15 punti ottenuti su altrettanti disponibili.
Analizzando proprio queste ultime gare del Pescara, si capisce come questo nuova stabilità sia l'unica giustificazione plausibile per spiegare come la squadra di Zeman riesca a sostenere tutto l'estro e la spregiudicatezza dei vari Immobile, Insigne e Sansovini.

La ricetta del nuovo equilibrio degli abruzzesi è molto semplice. Gli ingredienti sono solo due: il primo è Marco Veratti, splendido metronomo di 19 anni, che riesce ad impostare, ma anche ad interdire quando la palla è da recuperare.
Il secondo invece è il principio vecchio quanto il calcio: "la miglior difesa è l'attacco".

Anche ieri con il Torino, la mossa per evitare le incornate dei granata è stata tanto sempice quanto efficace: dopo 15 minuti della ripresa, quando il forcing degli ospiti si faceva imminente, Zeman richiama Veratti: "appena prendi palla verticalizza!". E pochi minuti dopo a Sansovini: "non rallentare il gioco. Serve profondita!".

Questi "comandamenti", uniti al pressing asfissiante dei 3 davanti e del centrocampo, non hanno dato respiro al Toro, che è riuscito a pungere i biancazzurri solo con conclusioni dalla distanza.

Altro dettaglio certamente da non trascurare è il comportamento della difesa in fase di ripartenza avversaria.
Se il Foggia-bis dell'allenatore boemo presentava una difesa altissima, basando tutto sul fuorigioco (chiuse con la retroguardia più battuta della Lega pro 2010), gli arretrati biancazzurri si comportano in maniera diametralmente opposta.
Non appena il contropiede avversario emette la prima scintlla infatti, i 4 dietro indietreggiano rapidamente per attendere il riposizionamento di Veratti e compagni.

Dal 1989 si parla di "Foggia dei Miracoli"; se questo Pescara dovesse centrare la promozione diretta, usare lo stesso aggettivo per i biancazzurri sarebbe tutt'altro che utopia.

Davide Bernardi

NEYMAR: IL GEL PER CAPELLI COSTA 20 MILA EURO AL SANTOS!

PESANTI SANZIONI AL CLUB PAULISTA PER I RITARDI DI NEYMAR

Abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare Neymar per il suo infinito talento e per le sue incredibili giocate.
Tuttavia, come ogni adolescente multimilionario, l'asso del Santos ci tiene a mettere in mostra il proprio look, ogni giorno più improponibile. E' accaduto spesso infatti che il Santos sia sceso in campo in ritardo per aspettare che Neymar finisse di mettersi il gel nei capelli.

Ultimo precedente di questo particolare vizio, risale alla finale del campionato paulista con il Guaraní, quando i giocatori di si sono presentati sul terreno di gioco con ben 13 minuti di ritardo.

Forse peró non tutti sanno che, per ogni minuto di ritardo, la federazione brasiliana prevede mille reais(393 euro) di multa per la società.
Ed ecco allora che secondo i calcoli del quotidiano brasiliano "Diario de S.Paulo", le sanzioni inflitte al club di Alvaro Ribeiro, ammonterebbero a quasi 20 mila euro nel solo paulistao.
La notizia in Brasile ha destato ancora piú clamore, poichè uscita poco dopo la decisione della societá bianconera di far fallire la squadra di Futsal, per poter pagare gli stipendi proprio di Neymar e compagnia cantante.

Sembra peró scontato che finchè l'asso brasiliano continuerá a segnare e far vincere i "bianconegri", gli verrá permesso di modellarsi la cresta quanto vuole.

Davide Bernardi

AI SALUTI UN PEZZO DI STORIA DEL MILAN

LASCIANO QUATTRO DEI SIMBOLI DELL'ULTIMO GRANDE MILAN


Molte volte si sente parlare di <<fine di un ciclo>> o di <<rifondazione>> di una squadra, ma spesso il significato di questi termini sfugge. Cosa vuol dire terminare un ciclo (possibilmente vincente)? Ringiovanire la rosa? Rescindere i contratti di mezza squadra? Mandare via l' allenatore? Probabilmente, dando un' occhiata a quanto sta accadendo in questi giorni in casa Milan, si avranno le giuste risposte. In un colpo solo, infatti, saluteranno Milanello quattro campioni del calibro di Alessandro Nesta, Clarence Seedorf, Gennaro Gattuso e Filippo Inzaghi. Non “bruscolini”, come direbbero a Roma. Quattro grandissimi calciatori, ognuno nei propri ruoli e ognuno con le proprie caratteristiche, ma soprattutto quattro uomini eccezionali.
Non so quanti di voi abbiano visto il primo film diretto da Luciano Ligabue, “Radiofreccia”; al suo interno c'è, a mio avviso, uno dei monologhi più intensi e significativi del cinema italiano recente e “leggero”, quello pronunciato da Freccia alias Stefano Accorsi. “Credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne siano altre belle in maniera diversa” recita uno stralcio di quella riflessione fatta ai microfoni di una radio locale. Ebbene, probabilmente un Milan bello e vincente come quello plasmato intorno a questi quattro fuoriclasse non ci sarà più, ma non è detto che non se ne possano creare altri ugualmente vincenti, ripartendo dai (pochi, attualmente) punti fermi, quali Ibrahimovic, Thiago Silva o Boateng. Dici Nesta e torna alla mente il fondamentale gol segnato al Boca Juniors nella Finale del Mondiale per Club nel 2007 (senza ricordare la classe e il temperamento che ne hanno fatto per alcuni anni il migliore difensore del mondo); dici Seedorf e viene in mente il collo destro che stese il Manchester United nel famoso 3-0 di San Siro, apripista della vendetta perfetta di Atene in cui le vesti del cannibale stavolta le vestì Inzaghi con una splendida doppietta. Dici Gattuso...e beh, tornano alla mente in blocco gli ultimi dieci anni della storia rossonera, vissuti da inesauribile motorino prima e da capitano “non ufficiale” dopo, terminati con una rescissione per <<non essere di peso alla società>>.
E non va dimenticato nemmeno l' apporto che tre di loro hanno fornito alla Nazionale Italiana, partendo da Corea & Giappone 2002 quando la linea arretrata Nesta-Cannavaro-Maldini componeva una delle difese più forti mai viste nella storia dei Mondiali, per arrivare a Germania 2006, dove la benzina di Gattuso e il gol di Inzaghi alla Repubblica Ceca contribuirono al trionfo. Grandi giocatori dunque -“i figli della finale di Manchester”, come sono stati ribattezzati dai media – ma soprattutto grandi uomini, che nonostante l' età e l' arrivo di un tecnico che per la prima volta osava metterli in discussione dopo l' era di “papà” Ancelotti, hanno deciso di sposare ugualmente la causa e di rimanere a giocarsi il posto. Malgrado il nome che si erano costruiti col tempo e malgrado un impiego pressochè nullo (vedi Inzaghi). Solo per amore dei colori, a differenza di altri.
E proprio nel giorno in cui questi “altri” infangano a mezzo stampa il loro passato, ancora inebriati dal profumo del successo, fa ancor più rumore la commovente lettera di congedo di SuperPippo, in cui rinnova la sua gratitudine nei confronti della Società e il suo amore nei confronti dei tifosi.
Mancheranno campioni del genere. Al Milan, all' Italia, al calcio.

Nicolò Scotucci

ALLENATORI NEW AGE: GENERAZIONE DI TALENTI!

A QUESTA NUOVA GENERAZIONE DI ALLENATORI SI APPENDONO LE SPERANZE DEL CALCIO ITALIANO

Se questo non è uno dei momenti più brillanti per il calcio italiano, lo stesso non si può dire per i nostri allenatori.
Una nuova generazione di tecnici nostrani sta emergendo, ottenendo ottimi risultati in serie A e all'estero.

La via dell'allenatore giovane "fatto in casa" sembra sempre più quella giusta per cambiare pagina e tornare a vincere.

Pioniere di questa soluzione fu il Barcellona, che dopo Rijkard, nel 2008 scelse Guardiola, ex giocatore ed allora allenatore della primavera.
Il giovane catalano, in 4 anni ha conquistato 13 titoli sui 16 disponibili, plasmando la squadra probabilmente, più forte mai esistita.

Simile scelta ha deciso di farla quest'anno Andrea Agnelli, quando dopo due settimi posti consecutivi della sua Juventus, ha capito che occorreva una persona che sapesse cosa fosse la Juventinità.
Ed ecco allora che a Bardonecchia a luglio 2011 a guidare i bianconeri, c'è Antonio Conte, ex capitano della Vecchia Signora.
Come sia andato il primo anno a Torino del Conte-allenatore, lo sappiamo tutti.
Un gioco a tratti spettacolare che ha portato 41 risultati utili consecutivi, un campionato vinto meritatamente e una finale di Coppa Italia.

Sulla stessa linea del Barcellona 2008, ha operato Moratti. Il presidente nerazzuro, dopo il disastro 2011, per la fine del campionato ha chiamato un certo Andrea Stramaccioni.
Sconosciuto ai più, veniva da una Champions League primavera vinta pochi giorni prima con i giovani nerazzurri.
Il giovane tecnico romano, ha subito messo mano a i cocci nerazzurri, cambiando modulo e dando nuovi stimoli ai giocatori.
Ad una giornata dalla fine la "Beneamata" è ancora in corsa per il terzo posto, cosa che due mesi fa sarebbe sembrata pura utopia.

Inevitabile citare anche Roberto Di Matteo, diventato Head Coach del Chelsea, dopo l'esonero di Villas Boas, il tecnico di Sciaffusa in pochi mesi ha ottenuto la FA Cup e la finale di Champions eliminando clamorosamente il Barcellona.

A conti fatti dunque, se in Germania il "grande balzo in avanti" è riuscito grazie ad una nuova generazione di giocatori, in Italia le nostre speranze di rinnovo calcistico si devono necessariamente appendere a questi allenatori "new age".

Davide Bernardi

venerdì 11 maggio 2012

IL PRONOSTICO:40° GIORNATA DI SERIE B


CROTONE - NOCERINA: OVER @1.80

Prevediamo una sfida ricca di gol allo Scida. Partita che ha improvvisamente assunto valore anche per la formazione di casa, dato che dietro corrono tutte e la quota salvezza si è alzata. Tra le inseguitrici dei Calabresi c'è proprio la squadra guidata da mister Auteri, che grazie anche alle due vittorie nelle ultime tre trasferte si è rilanciata e ora spera nei playout. Tra i difetti cronici mostrati dai rossoneri in questa stagione c'è però una difesa troppo ballerina (ben 67 gol subiti) che difficilmente verrà registrata proprio domani, avendo di fronte uno degli attacchi più prolifici del campionato, con 51 reti segnate. Consigliamo l' over.

EMPOLI - VICENZA: 1 @1.90

Importantissima sfida salvezza al Castellani di Empoli, alla quale le squadre arrivano in condizioni opposte. Sicuramente più in forma l' undici toscano, reduce da due vittorie e due pareggi che leggermente migliorato una classifica altrimenti preoccupante, anche se la salvezza è tutt' altro che sicura. Dall' altre parte invece arriva un Vicenza in netta difficoltà nell' ultimo periodo. Non inganni la vittoria di settimana scorsa sul Modena, arrivata in pieno recupero e dopo una miriade di occasioni sciupate dagli emiliani: i biancorossi sono in crisi di gioco e le sole due vittorie ottenute negli ultimi cinque mesi ne sono la testimonianza.

JUVE STABIA - SAMPDORIA: 2 @1.95

La Samp finalmente ha iniziato a fare sul serio! Dopo una fase di assestamento durata più del previsto, i blucerchiati hanno totalizzato la bellezza di tredici punti nelle ultime cinque, prendendosi di forza l' ultimo il sesto posto in classifica, l' ultimo disponibile per disputare i playoff. L' impressione è che, ora che la formazione di Iachini ha preso le misure al campionato, difficilmente si fermerà, considerati anche alcuni giocatori "illegali" per la categoria. Dall' altra parte, troviamo una Juve Stabia che ha concluso la propria stagione già da qualche partita, dopo aver accarezzato a lungo il sogno degli spareggi-promozione. Il caloroso pubblico gialloblu e il manto in sintetico del Menti sono sicuramente armi a favore dei padroni di casa, ma i soli due punti conquistati nelle ultime tre partite sono il chiaro segnale che la squadra ha un po' mollato.

LIVORNO - SASSUOLO: 2 @2.35

Livorno in crisi nera di risultati: sicuramente choccati dalla morte del povero Pier Mario Morosini, i labronici, da quel maledetto 14 Aprile, non hanno più fatto punti, ed ora solo con un miracolo possono evitare i playout, gettando sempre un' occhiata alle inseguitrici. Il Sassuolo invece è reduce da tre successi consecutivi, ottenuti peraltro ai danni di avversari piuttosto insidiosi, e ha l' enorme possibilità di agganciare uno dei primi due posti validi per la promozione diretta sfruttando il big-match tra Pescara e Torino. La quota per il segno "2" è davvero invitante e un tentativo va fatto.

REGGINA - CITTADELLA: OVER @1.88

Partita ormai insignificante per entrambe le squadre: la Reggina ha già detto addio ormai da tempo all' opportunità di disputare i playoff, mentre il Cittadella è praticamente salvo. Condizioni quindi ideali per vedere una partita aperta e spettacolare, senza troppi tatticismi o assilli di fare punti a tutti i costi. Inoltre i calabresi vantano il miglior attacco della B, ovviamente alle spalle dell' inarrivabile Pescara, mentre i veneti hanno qualche problema di troppo in fase difensiva, avendo subito sin qui ben 57 gol. In alternativa, da considerare anche il segno GOL, in lavagna a 1.70.

PESCARA - TORINO: UNDER @2.60

E se il Pescara scendesse all' improvviso tra i mortali e fosse costretto ad una gara d' attesa? L' ipotesi è a dir poco azzardata, conoscendo Zeman e dando un' occhiata agli spaventosi numeri degli abruzzesi, ma del resto la partita di domani è di vitale importanza per il campionato dei biancocelesti e un eventuale passo falso in questo scontro diretto potrebbe relegarli al terzo posto in classifica, a sole due giornate dal termine. Tutti discorsi che troverebbero fondamento spulciando i numeri dell' avversario di turno, quel Torino lanciatissimo verso la A e che ha fatto della solidità la sua arma migliore. I granata in trasferta hanno di gran lunga la miglior difesa del torneo, avendo subito la miseria di dodici reti sin qui, e un attacco non brillantissimo, con appena 18 centri: classica squadra dunque che fa del "massimo risultato col minimo sforzo" la sua filosofia, e infatti gli "under" totalizzati fino ad adesso sono ben venticinque. Tentiamo quindi questa possibile sorpresa, invogliati più che altro dalla quota, visto che già il solo dato dei diciotto gol segnati dai Pescaresi nelle ultime quattro mette i brividi.

Nicolò Scotucci

BENKARIT: IL DORTMUND IL NUOVO BARRIOS CE L'HA IN CASA!

IL BORUSSIA SFORNA UN NUOVO TALENTO PER SOTITUIRE BARRIOS

La bundensliga è appena finita, il Dortmund ha già ceduto Lucas Barrios in Cina, eppure i gialloneri non dovranno comprare nessuno per sostituirlo. Il giocatore i gialloneri ce l'hanno in casa, si chiama Sayd Benkarit.

Classe '95, di origini marocchine, Benkarit rappresenta l'ennesimo talento della nuova Germania multietnica. Nonostante l'età, complice anche la struttura fisica (186x78) fa già parte dell'under 19 tedesca.

Benkarit è un centravanti molto potente, ma dotato anche di grande dinamismo e rapidità. Il giovane del Borussia stupisce per la completezza del repertorio: letale in aria, quanto spietato nel tiro da fuori. Tanto progressivo nel medio-lungo come rapido nello stretto.

Alcuni aspetti sono ancora da affinare, comprensibile visto la giovinezza del giocatore, come la manovra in fase di possesso, ma va detto che si sta davvero parlando di uno dei giovani di maggior prospetto del panorama calcistico europeo.

Dovendo fare un paragone, per la sintesi di tecnica, potenza e rapidità, ricorda, con le dovute proporzioni fisiche, Didier Drogba.
I numeri del giovane giallonero fa già impressione: nel campionato primavera tedesco in 21 presenze ha segnato 16 volte, mentre nelle nazionali under 16 e 17 il tedesco-marocchino ha realizzato 18 gol in 19 presenze.

Chissà che non possiate vedere Benkarit già l'anno prossimo a difendere il titolo di campione di Germania.

Davide Bernardi

giovedì 10 maggio 2012

ARGENTINA: ADIOS AD APERTURA E CLAUSURA!

DOPO 22 ANNI, L'AFA RINNOVA LA PRIMERA DIVISION MA MANTIENE IL PROMEDIO

L'Argentina dice addio alla formula del doppio titolo. Dopo 22 anni la Primera Division cambia costume, pur rimanendo sul due pezzi.
Dalla stagione 2012/13 infatti, l'AFA ha deciso che il campionato sarà sempre diviso in due brevi competizioni da 19 giornate ciascuna, Iniziale e Secondo, ma che alla fine della stagione i campioni non saranno due, ma uno solo. Per decretarlo si terrà una finale secca tra le prime classificate.
Nel caso la stessa squadra arrivi prima in entrambi i gironi, allora sarà automaticamente campione.

Alla Copa Libertadores si qualificheranno le due finaliste e la terza squadra che avrà totalizzato più punti nell'insieme delle due competizioni.
Rimane inalterato invece il promedio, meccanismo che stabilisce le retrocessioni in Primera B e le promozioni in Primera Division calcolando la media punti delle squadre nelle ultime tre stagioni.
Questo sistema verrà però applicato anche alla terzultima classificata. Sarà dunque abolito lo spareggio con la terza e la quarta classificate nella serie cadetta argentina.

"Questo cambiamento -ha spiegato il presidente dell'AFA Julio Grondona- garantirà maggior spettacolo e sarà un incentivo sia economico che sportivo  per le squadre"

Istituito proprio da Grondona nel 1983 per salvare dalla retrocessione il River Plate, il promedio, desta polemiche ormai da 30 anni e numerose sono state le richieste dei presidenti argentini di abolirlo, ma l'AFA sembra non sentirci.

Davide Bernardi

mercoledì 9 maggio 2012

"EL TIGRE" SBRANA "EL REY LEONE"

FALCAO REGALA LA COPPA AI "COLCHONEROS", LLORENTE A AMNI VUOTE

Ci si aspettava una sfida tra due predatori spietati, tra due punteri infallibili.
Uno, Radamel "El Tigre" Falcao Garcia ha azzannato immediatamente la preda con un sinistro a giro che già dopo 6 minuti di gioco spianava la strada verso la coppa ai Colchoneros; l'altro invece, Fernando "El Rey Leone" Llorente è sembrato più che altro un innocuo micetto.

Per il giocatore di Simeone, due gol, entrambi splendidi e un palo. Per quello di Bielsa invece nemmeno una conclusione nello specchio della porta.

Se Falcao è riuscito da solo a prendersi gioco di Javi Martinez e Amorebieta, Llorente ha sofferto la serata opaca dei suoi e soprattutto la marcatura a uomo di Miranda.

Non è servita molto al "Rey Leone" la tradizione del Colo Cao, così come le statistiche che hanno accompagnato alla gara il giocatore più rappresentativo dei Bilbaini; secondo i numeri infatti, l'Atletico Madrid era la vittima preferita di Llorente, colpita già 7 volte dal giocatore basco.
E invece nada de nada. Il re della giungla è rimasto a bocca asciutta.

Tutt'altra serata per "El Tigre", che grazie alla doppietta di ieri, in un solo colpo ha infranto due record: unico giocatore ad essere capocannoniere e vincitore dell'Europa League per due anni consecutivi, con due squadre diverse.
L'ex Porto ha dimostrato anche ai più scettici, come i 40 milioni sborsati la scorsa estate dall'Atletico Madrid per portarlo al Vicente Calderòn non siano stati una follia.

Da ieri sera, corona e coppa hanno un nuovo padrone: Radamel "El Tigre" Falcao Garcia.

Davide Bernardi

L'EMERGENTE: SEBASTIAN CRISTOFORO

IL NUOVO GIOIELLINO DEL PENAROL CHE HA STREGATO CATANIA E LAZIO

Si chiama Sebastian Carlos Cristoforo Pepe ed è il nuovo gioiellino della Celeste.
 Centrocampista a tutto campo con il vizio dell'assit, nasce a Montevideo nel 1993.

A scoprirlo è Bengoechea, centrocampista della nazionale uruguaya tra gli anni '80 e '90, che lo porta nella cantera del Penarol già all'età di 7 anni.

La sua prima presenza il 22 maggio 2011 contro IL Central Espanol. Segna la sua prima rete con la maglia aurinegra nel "superclasico" della Coppa Bimbo con il Bolso.
Dotato di grande intelligenza tattica, nonostante l'età, è in grado di fare sia la fase offensiva che quella difensiva.
Giocatore duttile, può ricoprire sia il ruolo di centrocampista a tre che quello di trequartista. Un Marchisio in miniatura insomma!

I suoi numeri sono già interessanti. 3 assit e 1 gol in 25 presenze e due rigori procurati.
La Stampa sudamericana si è già scatenata sul ragazzo, che potrebbe presto vestire la maglia della Celeste maggiore.

Il ragazzo, dotato del doppio passaporto uruguayo e  italiano, ha stregato Catania e Lazio, che potrebbero accaparrarselo per circa 2 milioni di euro.
La speranza di Lotito e Pulvirenti è quella di scoprire un nuovo Pastore.

Davide Bernardi


I LEONES SI PREPARANO ALLA FINALE A SORSI DI COLA CAO!

PARTICOLARE RITO SCARAMANTICO DEGLI UOMINI DI BIELSA ALLA VIGILIA DELLA FINALE DI EUROPA LEAGUE

I giocatori sono per eccellenza delle persone scaramantiche. Ognuno ha i propri riti: chi entra in campo con il piede con cui calcia, chi facendosi il segno della croce, chi facendosi una tazza di Cola Cao la sera prima di una partita importante.

Avete capito bene! I giocatori dell'Athletic Bilbao, prima di ogni partita importante, si riuniscono in una stanza e fanno "merienda" sorseggiando il Cola Cao (cacao in polvere, tipo Nesquik).

Alla vigilia di uno dei match più importanti nella storia della squadra di Bilbao, 35 anni dopo l'ultima finale di una competizione europea (finale coppa Uefa persa con la Juve nel'77), potevano i Leones sottrarsi a questa tradizione che li ha fatti arrivare fino a Budapest? Certamente no, così ieri sera i giocatori de "el Loco" Bielsa si sono riuniti nell'abitazione del Re Leone Llorente e hanno consumato il loro rito portafortuna, nella speranza che possa funzionare anche questa sera.
A differenza delle altre volte però, i giocatori hanno deciso di immortalare il particolare momento con delle foto, prontamente pubblicate sui vari social network

Non sorprendetevi, tale allenatore tale giocatori.

Davide Bernardi

martedì 8 maggio 2012

I DOLORI DEL GIOVANE ZLATAN


LO SVEDESE NON SEMBRA DEL TUTTO CONVINTO A RIMANERE UN ALTRO ANNO A MILANO

E' primavera e come spesso accade quando non si vince niente a Zlatan Ibrahimovic viene il “Mal di Pancia”. Anche quest'anno è stato puntuale come un orologio svizzero. Già il giorno dopo il tricolore Juventino lo svedese ha iniziato a mugugnare: “Ho un contratto di altri due anni ma si tratta di vedere cosa vuole il Milan. Ho fatto grandissime cose e mi dispiace chiudere a mani vuote”. Queste le parole che hanno gelato tutti i sostenitori rossoneri. Parole che ricordano vagamente quelle pronunciate dallo Zlatan interista dopo l'eliminazione di Champions League con il Manchester United; tutti poi sapranno com'è andata a finire. Molto dipenderà da due fattori: la permanenza di Allegri in panchina e la campagna acquisti di Galliani&Braida. Pur essendo la sua miglior stagione italiana, Ibra non sembra contento del tecnico livornese. I più rammenteranno il post-Emirates con il Milan ad un passo da una clamorosa eliminazione; quella sera si è rotto del tutto il feeling tra i due, e ricucirlo (sopratutto in tempi di magra come questi) non sembra facile. Per quanto riguarda l'altro aspetto bisognerà vedere se la dirigenza rossonera deciderà di tornare ai fasti che le competono oppure di provare ad “azzeccare” altri Nocerino. Come si sa non tutte le ciambelle escono col buco, e riuscire ad accaparrarsi altri giocatori low-cost. capaci di garantire un rendimento così altro, sarà un'ardua impresa. Se Ibra dovesse decidere di lasciare nuovamente la Madunina sembrano solo due le squadre in grado di acquistarlo ed entrambe sono allenate da due sue vecchie conoscenze: il Real Madrid di Mourinho e il Man. City di Mancini. Se dovesse scegliere in base all' ingaggio non ci sarebbe concorrenza, lo sceicco gli offrirebbe tanti soldi da farlo diventare il più pagato del mondo. Se invece decidesse di buttarsi a capofitto su quell'agognata coppa dalle grandi orecchie il Madrid sarebbe la soluzione più probabile anche perchè vincendo la “Decima” si toglierebbe anche lo sfizio del Pallone D'Oro. Magari saranno contenti i tifosi milanisti: di solito l'anno che Ibra se ne va la squadra abbandonata vince la Champions...

Nicolò Smerilli

SCUDETTO JUVE?: "ERA TUTTO GIA' SCRITTO!"

CLAMOROSE COINCIDENZE DIECI ANNI DOPO IL FAMOSO 5 MAGGIO

"Il calcio è ciclico". Come dare torto ad Adriano Galliani quando, alla vigilia del precedente turno di campionato, forse gufando anche un pò, ha espresso uno dei più veri principi sportivi.

Il calcio infatti vive di fasi inevitabilmente transitorie; "anche la squadra più forte del mondo è destinata prima o poi a cadere (vedi Barcellona per credere)". Così dopo sei lunghi anni la Juve è tornata a vincere lo scudetto.

Forse però, non tutti sanno che, "per la legge dei grandi numeri", che la Juve dovesse vincere il tricolore era già scritto!
"E dove?" direte voi. Semplice: nella storia!
La Juventus è diventata campione d'Italia, per la 28esima/30esima volta (a voi la scelta) due giorni fa, il 6 maggio 2012. La squadra di Conte ha battuto 2-0 in trasferta il Cagliari, mentre il Milan ha perso 4-2 il derby.

Esattamente 10 anni e un giorno fa, la Juventus di Lippi, battendo l'Udinese, sempre in trasferta e sempre 2-0 e approfittando anche della sconfitta dell'Inter sempre 4-2, si laureava campione d'Italia per la 26esima volta.

I numeri fanno impressione. Impossibile siano solo coincidenze.

D'altronde si sa, il calcio è ciclico!

Davide Bernardi (DiscoveryFootball)

PUYOL: ADDIO ALLA ROJA!

I GUAI AL GINOCCHIO SEMBRANO COSTRINGERE "EL TORO" ALL'ADDIO ALLA ROJA

Il nuovo infortunio al ginocchio sembra costare al difensore del Barcellona, il definitivo addio alla nazionale spagnola.

Puyol annunciò il suo addio alla roja dopo i mondiali del 2010 vinti in Sud Africa; Del Bosquè però lo convinse ad allungare la propria avventura con la selezione iberica almeno fino ai prossimi europei.

I nuovi guai fisici però hanno costretto "el Tiburon" a dire addio definitivamente  alla seleciòn.

Il capitano del Barca ha vestito per la prima volta la maglia delle "Furie Rosse" il 15 novembre 2000, nella sconfitta della Spagna per 2-1 con l'Olanda.

Il suo gol più importante è sicuramente quello realizzato nella semifinale degli ultimi campionati del mondo contro la Germania, che ha regalato la finale alla propria nazionale.

Dopo 3 Mondiali e 2 Europei, Carles Puyol lascerebbe la roja con 99 presenze alle spalle, un mondiale ed un europeo.

Davide Bernardi

LA PUFFOSA TRADIZIONE DELL'HARTLEPOOL UNITED

LA STRAVAGANTE TRADIZIONE DELL'HARTLEPOOL UNITED

Si sa, le tradizioni vanno rispettate, a maggior ragione se sono divertenti come quella dei tifosi dell'Hartlepool United, club di League One inglese (terza divisione).

Ormai dal 1987 secondo i tifosi di questo piccolo club brittanico, l'ultima partita della stagione va vissuta rigorosamente "in maschera".

Quest'anno questi stravaganti supporters, in occasione della trasferta di Londra contro il Charlton, si sono travestiti da Puffi, raccontando al mondo la loro idea tramite vari social network.. Ed ecco che le immagini di Puffi giganti hanno fatto il giro il mondo.

In questi 25 anni di tradizione, i costumi sono stati dei più vari, dagli Oompa Loompa di Willy Wonka al personaggio protagonista della serie "Where's Wally/Waldo?"

La tradizione si è talmente diffusa tra la gente di Hartlepool che i costumi sono stati esibiti anche in vari partite di FA Cup.

In Inghilterra molti aspettano già la fine della prossima stagione per veder che cosa si inventeranno questi splendidi tifosi.

Davide Bernardi

lunedì 7 maggio 2012

LE PAGELLE DEL 28-BIS

I VOTI DI TUTTI I CAMPIONI D'ITALIA: DA BUFFON A CONTE


BUFFON: E' il numero uno, in tutti i sensi. Contro il Lecce fa un errore incredibile che riapre un campionato chiuso, si scusa con lo stadio e per lui ci sono solo applausi. Dopo parecchie partite è tornato a casa senza neanche fare la doccia e pulire i guanti, ma quando è stato chiamato all' opera ha sempre risposto da campione del mondo. VOTO: 7

LICHSTEINER: Molti dicevano che gli 11 milioni spesi per lo svizzero fossero troppi, ma l'ex laziale si è subito imposto con la sua grande personalità all' interno dello spogliatoio bianconero. Sembra che giochi nella Juventus da anni, meravigliosa l' intesa con Pirlo e fondamentale il gol di Bergamo contro l'Atalanta. In queste ultime partite è un po' calato ma d'altronde non è facile reggere il ritmo chiesto da Conte, per di più per uno che gioca sulla fascia.VOTO: 7,5

BARZAGLI: I tifosi Juventini mi passino il paragone: “Abbiamo comprato un pezzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras”. Non ci sono parole migliori di quelle dell'Avvocato per descrivere questo giocatore. Arrivato nel gennaio 2011 per l' irrisoria somma di 300 mila euro, in un anno ha avuto una crescita esponenziale. Poche ammonizioni, nessuna espulsione e una pulizia di intervento paragonabile forse a quella di Gaetano Scirea. VOTO: 8

BONUCCI: Considerato uno dei principali colpevoli del fallimento della stagione passata quest'anno è stato un po' Dott. Jekyll & Mr. Hyde. Stagione distastrosa fino alla partitaccia con la Milano rossonera; è bravo a non demoralizzarsi e a crescere partita dopo partita. Conte gli affida il centro della difesa a 3 e Leonardo, quando non si perde in finezze, si dimostra sempre all'altezza dando spesso l'avvio alla manovra con i suoi ottimi piedi. Prima parte da 4, seconda da 8. VOTO: 6+

CHIELLINI: E' rude ma tremendamente efficace. Dove lo metti sta: fa il centrale, il terzino e nell occorrenza anche il quinto di centrocampo. Non molla mai di un centimetro ed è uno di quelli che se ce l'hai in squadra lo ami, ma se te lo trovi contro lo odi. Ma non perchè sia antipatico o scorretto ma per il fatto che “da solo ne marca tre” (Cit. Walter Mazzarri). VOTO: 8

CACERES: “El Pelado” ricomincia la sua seconda vita bianconera in gennaio e questa volta è una stagione dolcissima. Alla prima partita tira due cazzotti al Milan in Coppa Italia spalancando le porte della finale, sigla il vantaggio contro l'Inter e proprio ieri sera propizia l'autogol di Canini. Nonostante sia arrivato tardi capisce immediatamente ciò che Conte gli chiede. Probabilmente una delle tre migliori riserve difensive del mondo. VOTO: 7

DE CEGLIE: Mai apprezzato del tutto dalla tifoseria, in questa stagione il buon Paolino è stato capace di ritagliarsi il suo spazio a sinistra. Che sia terzino della difesa a quattro o esterno del centrocampo cambia poco, quando parte mostra doti atletiche impressionanti. Un cavallo. VOTO:6,5

VIDAL: Alzi la mano chi si aspettava di vedere sotto la Mole un giocatore così. In fase difensiva sembra il miglior Davids mentre i sette gol realizzati stanno a dimostrare che anche lì davanti ci sa fare. L'unica pecca è la gran quantita di gialli ricevuti, ma se dovesse continuare a giocare in questo modo penso che non ci farà caso nessuno. VOTO: 8

PIRLO: Ieri sera Galliani è stato avvistato mentre preparava il nodo per la corda. Folle l'idea di cedere il miglior regista del mondo per tenere Van Bommel e rinnovare ad Ambrosini. Andrea smentisce tutti quelli che lo consideravano finito con una stagione ai limiti della perfezione, migliore di quelle trascorse in rossonero. Gioca tutte le partite senza mai fermarsi un minuto, tocca un minimo di 300 palloni a partita sfornando assist su assist. Ogni calcio d'angolo battuto allo “Stadium” si trasforma in un'ovazione senza pari. Giocatore unico nel suo genere. VOTO: 9

MARCHISIO: Il Principino è diventato grande. In estate si era parlato addirittura di un suo possibile trasferimento ma Conte non lo molla e, anzi, lo rilancia spostandolo al centro della mediana dopo che con Del Neri era stato dirottato a sinistra. Lì diventa una colonna portante della squadra con i suoi gol che in autunno fanno decollare la squadra. La doppietta contro il Milan ha fatto riaccendere l'orgoglio sopito di molti tifosi. Capitan Futuro. VOTO 8,5

PEPE: Nonostante anche l'anno scorso sia stato uno dei migliori veniva continuamente criticato dai tifosi. Ma in questa stagione il numero sette smentisce tutti imponendosi come la migliore ala italiana. Il 3-5-2 lo costringeva a fare il pendolino su tutta la fascia risultando meno pericoloso in fase offensiva, nel 4-3-3 è stato invece devastante. Nelle ultime partitela caviglia malconcia  lo ha costretto più volte a sedere in panchina; resta comunque uno dei grandi protagonisti della vittoria. VOTO: 7,5

GIACCHERINI: Dovrebbe conoscere Mario Balotelli e fargli imparare un po' di educazione. Arrivato da Cesena in punta di piedi per fare la riserva delle riserve ha scalato prontamente le gerarchie di Conte. Utilizzato sia come mezz'ala che come esterno si fa trovare sempre pronto anche quando parte da titolare. Riserva di lusso. VOTO: 7

ESTIGARRIBIA: La grande incognita di questa stagione. A volte te lo trovi titolare e a volte in tribuna. La corsa c'è ma i piedi non sono eccezionali, ciònonostante quando è sceso in campo ci ha messo sempre il cuore. VOTO: 6,5

QUAGLIARELLA: Inizio difficile per uno che aveva ancora in testa l' infortunio di Verona. Si sblocca in primavera grazie anche al momento no di Matri dando un contributo importantissimo con le sue reti. Simbolica quella con il Napoli , fondamentale quella del  Barbera che fissa il risultato sul due a zero e garantisce il primato dopo i passi falsi del Milan. VOTO: 7,5

MATRI: Miglior marcatore con dieci reti in campionato, il lodigiano è il prototipo dell'attacante moderno. Nonostante sia dotato di un fisico da gladiatore corre a più non posso per tutti i 90 minuti. Anche se i gol sono stati pochi il suo apporto alla manovra va apprezzato. Quando finisce sorprendentemente in panchina contro il Milan in campionato non fiata e anzi appena entrato realizza una delle reti più importanti del campionato. VOTO: 7,5

BORRIELLO: Arrivato a Gennaio dopo sei mesi di panchina romana, inizialmente non convince nessuno sembrando un lontano parente di Amauri. Il 25 aprile oltre a festeggiare la liberazione d'Italia i 14 milioni di bianconeri hanno festeggiato il suo gol da tre punti contro il Cesena. Probabilmente non verrà riscattato ma un pezzo di tricolore se lo merita di sicuro. VOTO: 6,5

VUCINIC: E' l'estro di questa squadra. Ricorda per l'atteggiamento Camoranesi: entrambi, se in giornata di grazia erano capaci di vincere le partite da soli, se invece avevano la luna storta diventavano persino irritanti da guardare. Come un vero fuoriclasse si è esaltato nelle grandi sfide(Vedi Milan e Inter) e quando il profumo di scudetto si faceva via via più intenso. La firma contro il Cagliari scaccia tutti i dubbi di chi lo criticava dando ragione a Conte: l'unico a non aver mai dubitato di lui, VOTO 8

DEL PIERO: L'ultima stagione  non poteva finire in modo migliore. Non è un protagonista assoluto ma è l'esempio di come aspettando e lavorando si raccolga sempre ciò che si è seminato. Il gol e la linguaccia con Lazio per molti tifosi vale quanto il tricolore. E' il capitano e da tale si comporta per tutta la stagione scansando le polemiche mediatiche con Andrea Agnelli. Come recita uno striscione in Curva Sud: “Nessuno sarà mai come lui”. Simbolo. VOTO: 7 per la stagione, 10+  per la carriera.

STORARI, PADOIN: Il primo è il miglior numero 12 del mondo e in Coppa Italia lo sta dimostrando. Il secondo è arrivato per fare il rincalzo di Vidal e Marchisio e lo ha fatto egregiamente. Ha festeggiato il gol numero cinque di Firenze come se fosse una finale di Coppa dei Campioni. Entrambi importanti: VOTO 6.

KRASIC, ELIA: Le due grandi delusioni di questa stagione. Il serbo doveva essere il vero top player invece si è rivelato un flop clamoroso. Non entra mai nelle grazie di Conte pur avendo avuto parecchi minuti a disposizione. La sua involuzione rispetto al Krasic dell'anno scorso sarà studiata a Mistero. L'olandese si dimostra invece poco “volante”. Twitta troppo e gioca poco. A Novara bacia la maglia per ingraziarsi il popolo juventino ma, a meno di grosse trasformazioni, sarà usato come conguaglio tecnico per arrivare ad un vero fuoriclasse. Il serbo VOTO: 3, l 'olandese VOTO: 4

ANTONIO CONTE: E' il vero artefice di questo miracolo. Prende una squadra a pezzi e la trasforma in un' "Armata Invincibile" da scudetto utilizzando e recuperando molti dei colpevoli dei settimi posti. Difende la squadra con le unghie e con i denti, solo che non essendo portoghese viene spesso attaccato dalla stampa. Vittorie con annesso bel gioco era da tanto che a Torino non si vedevano, con lui potrebbe iniziare un ciclo di vittorie importante. VOTO: 9,5 ( Per il mezzo punto ripassare dopo la finale di Coppa Italia)

Nicolò Smerilli

sabato 5 maggio 2012

INCUBO PORTSMOUTH: DALLA FINALE DI FA CUP ALLA SERIE C INGLESE

GLI INFINITI PROBLEMI FINANZIARI ROVINANO UNO DEI CLUB PIU' ANTICHI AL MONDO

Immaginate se la vostra squadra passasse in due anni dalla finale della coppa nazionale alla retrocessione in Lega Pro.

I tifosi del Portsmouth, club inglese tra i piú antichi al mondo, hanno vissuto quest'incubo.
I Pompeys infatti, retrocessi in Championship nel 2010, hanno chiuso questa stagione al terzultimo posto, guadagnandosi un posto in League One.

Dopo aver conquistato nel 2004 la promozione in Premier League, il Portsmouth inizia a frequentare le parti nobili della classifica: nel 2006/07, anno del passaggio di proprietà da Mandaric al russo Gaydamak, arriva nono, mentre la stagione successiva i Pompeys si migliorano arrivando ottavi e conquistando la FA Cup, trofeo piú antico al mondo, battendo in finale il Cardiff City.

Quando la sua storia sembra iniziare a decollare, ecco che iniziano le vicissitudini; il 3 febbraio 2009, in seguito ad un credito insoluto verso la società, l'affarista di Hong Kong Balram Chainari diventa il maggior azionista con il 90% delle quote. Il 26 maggio 2009 la proprietá viene rilevata dallo sceicco Sulaiman al Fahim, che per problemi economici, dopo pochi mesi passa il testimone ad Ali al-Faraj, che diventa così il quarto proprietario nel solo anno solare 2009.

Nel frattempo i debiti del club diventano ingestibili e il 23 febbraio 2010 viene reso noto l'ingresso del club in amministrazione controllata per evitare bancarotta e fallimento.
A prendersi cura del destino del Portsmouth è a questo punto Andrew Androniku, agente specializzato in insolvenze.
Come da regolamento della FA inglese però, in seguito all'ingresso in amministrazione controllata, i Pompeys ricevono 9 punti di penalizzazione che il 10 maggio gli costano la retrocessione in Championship.
Nonostante tutto i giocatori del Portsmouth dimostrano tutto il loro attaccamento alla maglia e battendo il Tottenham in semifinale di Fa Cup si guadagnano la finale del 2010, poi persa col Chelsea.

Alla prima stagione nella serie cadetta inglese il club arriva sedicesimo, ma la notizia più importante per i tifosi è l'acquisto della società per dieci milioni di sterline da parte di Vladimir Antonov, della Convers Sports Initiatives.
Circa un mese dopo peró il nuovo proprietario viene arrestato a Londra come responsabile del fallimento di alcune banche lituane.

A causa delle continue defezioni finanziarie, il Portsmouth riceve 10 punti di penalizzazione che lo fanno scivolare all'ultimo posto della Championship.
Il match perso in casa il 21 aprile scorso con il Derby County per 2-1 ha sancito la retrocessione in League One.
Un vero incubo per uno dei club più antichi al mondo.

Davide Bernardi

venerdì 4 maggio 2012

JAVI MARTINEZ A CR7: "HIJO DE PUTA!"

BATTIBECCO TRA I DUE AL TERMINE DELLA PARTITA CHE HA REGALATO LA LIGA AL REAL

Curioso il retroscena della gara tra Athletic Bilbao e Real, che ha consegnato alla squadra di Mourinho la 32 Liga della sua storia.

Al San Mames la partita è appena finita, il Madrid, avendo vinto 3-0, è campeon e i blancos iniziano a festeggiare.
A questo punto le telecamere della tv spagnola La Sexta Deportes riprendono un battibecco tra Javi Mrtinez, capitano dei Leones e Cristiano Ronaldo.

Grazie a quattro telecamere si capisce chiaramente come il nazionale spagnolo rivolga al portoghese un colorito " Hijo de Puta, vete a celebrarlo a Madrid, aquì no lo celebres ni provoques el pùblico!". ( Diciamo che la traduzione non è necessaria!)

 A quel punto CR7 non è rimasto a bocca chiusa ed ha ricordato al "rivale" , con tanto di dito medio, di essere il nuovo campione della Liga.

Da buon basco, Javi Martinez ha però tenuto per se l'ultima parola rispondendo: "Yo soy campeon del mundo y tu no!"

Il giocatore di Bielsa è prontamente intervenuto al programma  "Al Prime Toque de Onda Cero" il giorno dopo, per spiegare l'accaduto: "Non ho mai detto che io sono campione del mondo, e per quanto riguarda l'insulto, ricordo che ogni partita viene toccata mia madre, eppure nessuno dice niente. Non penso sia una cosa così grave, quando giocheremo contro la prossima stagione, gli stringerò la mano".
 Contenti loro..

Davide Bernardi (DiscoveryFootball)

giovedì 3 maggio 2012

ROMA: ALTRO CHE "TALLO"NE D'ACHILLE!

IL GIOVANE IVORIANO E' UNA DELLE POCHE NOTE POSITIVE DI QUESTO FINALE GIALLOROSSO

Si chiama Junior Tallo ed è una delle poche note positive di questo finale di stagione della Roma.
Ivoriano, classe 1992, nipote di Gadji Celi Saint Josep, che nello stesso anno alzò al cielo la coppa d'Africa, è una prima punta con i piedi buoni. 
Definito infatti dal D.S del Chievo Sartori "un Ibrahimovic con le dovute proporzioni", il giovane africano, nonostante il fisico (187 cm x 77 kg), è velocissimo in campo aperto.

Scoperto dalla squadra clivense, colpita dalle doti fisiche e tecniche, Tallo è arrivato in Italia a soli 16 anni.
 La prima "grande" ad accorgersi di lui è l'Inter, che lo prende in prestito con diritto di riscatto nel gennaio 2011. 
Con i baby nerazzurri di Fulvio Pea però i risultati non sono quelli sperati e, nonostante si fosse attirato le attenzioni di big come Eto'o e Materazzi, anche a causa di troppi errori sottoporta, dopo sei mesi lì l'Inter decide di non riscattarlo.


Anche se alcuni sostengono che sia stato lo stesso giocatore a rifuitare il riscatto, in quanto non avrebbe potuto trovare spazio in prima squadra.


Dopo una lunga trattativa, Tallo viene ceduto, sempre in prestito, alla Roma. Nella capitale l'ivoriano ha la possibilità di lavorare con un intenditore di baby fenomeni, Alberto De Rossi ( vedi suo figlio per credere!).
Il padre di "Capitan Futuro" lo schiera punta centrale e i problemi di realizzazione sembrano magicamente sparire. 
Si mette in mostra nel torneo di Viareggio, dove trascina la sua squadra fino alla finale, poi persa con la Juve.


Il giovane africano però si prende poco dopo la personale rivincita, segnando uno dei due gol che stendono la baby Juve allo Juventus Stadium, nella finale di Coppa Italia.

Luis Enrique lo nota subito e lo convoca per la trasferta di Palermo. La prima presenza in serie A però arriva il 25 aprile scorso, nella gara persa in casa dalla Roma contro la Fiorentina. 
Nell match successivo Luis Enrique lo butta nella mischa a venti minuti dalla fine, e Tallo ricambia con l'assist del 2-2 di Simplicio.


Dopo gli ottimi spunti mostrati in sole tre presenze, è quasi certo che la Roma riscatterà a fine stagione il giocatore, tutt'altro che un "tallone d'Achille".


Davide Bernardi