Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 20 maggio 2013

DA TERZI A TERZO: IL MILAN CONQUISTA LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS AL FOTOFINISH

SOTTO DI UN GOL PER UN’ORA A SIENA, I ROSSONERI RISORGONO IN 3 MINUTI GRAZIE A BALOTELLI E MEXÈS, TERMINANDO AL 3° POSTO E OTTENENDO IL PASS PER I PRELIMINARI DELLA MASSIMA COMPETIZIONE EUROPEA

Sembrava uno scherzo del destino. Un gol di Terzi che avrebbe relegato i rossoneri quarti e la Fiorentina sul gradino più basso del podio. Per un’ora abbondante il Milan ha visto gli spettri di un possibile fallimento proprio al momento di varcare la linea del traguardo, dopo un’incredibile rimonta iniziata e completata nel girone di ritorno.

Onore al Siena, già retrocesso e capace di disputare una partita vera, ma il Milan visto ieri al Franchi è stato quasi capace di convincere se stesso di non meritare quel terzo posto tanto rincorso e desiderato. Dopo un buon inizio di partita infatti i rossoneri si sono di colpo adagiati: l’ennesima distrazione su calcio piazzato è costata il vantaggio toscano e, crème de la crème, gol numero 15 subito da palla inattiva dai ragazzi di Allegri. A volte ritornano, oseremmo dire.

Ritorna anche quel Milan pasticcione, confusionario, che si rende pericoloso complessivamente in poche circostanze con Balotelli, Robinho ed El Shaarawy ben neutralizzati da Pegolo. Ritornano le ingenuità, come l’eccesso di foga di Ambrosini che lascia i rossoneri in dieci uomini. Ritorna, però, anche la freddezza di Mario Balotelli, che si procura e trasforma il rigore del momentaneo pareggio. E, su tutti, ritorna anche al gol Philippe Mexès: rete tanto meno bella rispetto alla pazzesca rovesciata indovinata contro l’Anderlecht quanto fondamentale e capace di valere una stagione.

Inutile girarci attorno: la prestazione offerta ieri dagli uomini di Allegri è stata a dir poco insufficiente. Complici le discutibili scelte dell’allenatore livornese, che ha preferito Niang e Robinho (negativi) ad El Shaarawy e Pazzini dal primo minuto, la pericolosità rossonera in area senese è stata più bassa di ciò che ci si aspettasse. Il peso dell’attacco è terminato tutto sulle spalle di Mario Balotelli, bravissimo come sempre a lottare e difendere palloni preziosi e una volta di più decisivo. Da sottolineare anche le prestazioni di Mexès e Zapata: il colombiano è cresciuto partita dopo partita e ha dimostrato di poter meritare il riscatto del cartellino dal Villarreal.

Abbiamo parlato di principesse da conquistare e di voli verso l’Europa che conta: a prescindere da qualsiasi metafora utilizzata, il Milan ha centrato il suo obiettivo. Rischiando, soffrendo, in una partita che è stata quasi lo specchio della stagione rossonera: crollo iniziale : vantaggio senese = rimonta nel girone di ritorno : reti di Balotelli e Mexès che capovolgono il risultato. Proporzione tanto chiara quanto adatta ad un campionato del quale, complessivamente, i tifosi rossoneri possono ritenersi soddisfatti.

A bocce ferme, ora, si parlerà di futuro. A tenere banco saranno il mercato e la questione Allegri: la permanenza del tecnico toscano sulla panchina rossonera è tutt’altro che una certezza. Certezza rappresentata invece da un terzo posto intascato e da un preliminare di Champions dal quale ripartire ad Agosto: con un Milan possibilmente rinforzato e volto ad affrontare una nuova stagione. Preferibilmente, non da montagne russe…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

P.S. : Un ringraziamento speciale al piccolo pubblico che ha sempre letto o dato un’occhiata veloce ai miei editoriali. Gesto tanto piccolo quanto importante e gratificante per me e per il gruppo di ragazzi che lavora a questo progetto. Continuate a seguirci, stay tuned! Abrazo ;) 

lunedì 13 maggio 2013

MILAN E ROMA NON SI FANNO MALE: A SAN SIRO FINISCE 0-0, LA CORSA CHAMPIONS SI DECIDERA’ ALL’ULTIMA GIORNATA

IN UN MATCH SEGNATO DALL’EQUILIBRIO E DAL NERVOSISMO LA SQUADRA DI ALLEGRI SPRECA IL PRIMO MATCH POINT: A SIENA SERVIRA’ VINCERE PER CONCLUDERE IN TERZA POSIZIONE

Fino alla fine. Fino all’ultima giornata di campionato. Si deciderà in contemporanea tra Siena e Pescara, già retrocesse entrambe, il futuro di Milan e Fiorentina: sarà Champions o Europa League? Chi vivrà, vedrà.

I Men in Gold per l’occasione avevano un importante match point sulla racchetta: a San Siro arrivava una Roma reduce sì dall’inatteso K.O. interno contro il Chievo ma pur sempre avversario temibile e di spessore. I giallorossi avevano la chance di essere l’unica squadra in grado di vincere entrambi i match in stagione contro il Milan, dopo il 4-2 dell’andata:la partita del Meazza, tuttavia, si è rivelata nel complesso equilibrata e priva di grandi emozioni. Sorvolando sulla solita idiozia razzista nei confronti di Balotelli che ha provocato la sospensione del match e che difficilmente vedremo terminare a meno di reali e forti prese di posizioni, lo 0-0 è sembrato un risultato più che corretto.

Due espulsioni di Muntari e Totti (corrette) a parte, il match ha visto i giallorossi tentare più conclusioni verso la porta di Abbiati, che ha sempre risposto presente nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa. Sul Milan, poco da dire: condizionati dall’uomo in meno dal 41’ del primo tempo, i rossoneri hanno ovviamente faticato a costruire gioco senza peraltro subire troppo da una Roma poco incisiva davanti.

Davanti a molteplici espressioni di malumore da parte di tanti tifosi rossoneri dopo il pareggio di ieri sera ci sarebbero un paio di considerazioni da fare.

Il primo punto è chiaro: come già ribadito, giocare in 10 vs 11 non è mai ovviamente semplice, a maggior ragione contro una squadra che può vantare un trio come quello formato da Totti, Osvaldo e Lamela davanti. Ciò che risulta indiscutibilmente vero è che il Milan non abbia mostrato il giusto approccio sin dal primo minuto, situazione già vissuta più volte in questa stagione. Chiudere il discorso terzo posto con una giornata d’anticipo sarebbe stato importante: ai rossoneri toccherà espugnare Siena per ottenere la qualificazione ai preliminari di Champions.

Punto numero due: le lamentele sulla squadra si susseguono e non si sono mai placate, a maggior ragione dopo la prestazione offerta dai ragazzi di Allegri ieri. Ma guardando in faccia la realtà, la rosa del Milan è sempre stata la stessa da inizio stagione, con l’unica, fondamentale addizione che porta il nome di Mario Balotelli nel mercato di Gennaio. Che l’unico uomo in grado di dare tecnica e qualità alla linea mediana milanista fosse Riccardo Montolivo si sapeva da tempo: normale che, in sua assenza, il centrocampo fatichi ad impostare e ad accompagnare le azioni offensive, data la staticità di Ambrosini (non proprio più un giovincello…) e Muntari. Non una novità. La speranza dei tifosi rossoneri è che Adriano Galliani, a campionato quasi terminato, abbia capito come completare questa squadra, soprattutto a centrocampo e in difesa.

Difesa che ieri, soprattutto centralmente, ha disputato una buona partita, con Zapata e Mexès sempre autori di ottime chiusure. Prestazioni convincenti a metà, invece, sugli esterni: De Sciglio è apparso in calo mentre Constant, dopo un primo tempo confusionario, ha disputato una buonissima ripresa. A centrocampo il migliore è stato il solito Flamini mentre davanti Balotelli ed El Shaarawy hanno lottato ma non inciso.

Sarà Siena, dunque, il crocevia della stagione rossonera. Tre punti per un terzo posto: la ricorrenza di quel numero 3, tanto caro a qualcuno come Dante che proprio in terra toscana nacque e acquisì fama e traguardi importanti. Come quelli che vorrebbe ottenere il Milan: in questo caso il Sommo Poeta perdonerà l'inferno rossonero, ma la sua Firenze dovrà essere tenuta lontana...

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

sabato 9 marzo 2013

IL MILAN SUONA LA DECIMA DI BEETHOVEN: PAZZINI E BALOTELLI GELANO MARASSI

DECIMO RISULTATO UTILE CONSECUTIVO PER I ROSSONERI, CHE VOLANO A -2 DAL NAPOLI E SI PREPARANO ALLA SUPERSFIDA DI MARTEDI’ CONTRO IL BARCELLONA. GRIFONE INFURIATO CON L’ARBITRO DAMATO PER DUE RIGORI NON CONCESSI

Detto, fatto. Prima o poi, qualcuno la decima sinfonia di Beethoven avrebbe dovuto completarla, pubblicarla, suonarla. E così è stato. Destino ha voluto che fosse proprio il Milan, reduce da nove sinfonie (pardon, risultati utili) consecutive a finalizzare l’opera: Genoa battuto, Marassi espugnato, terzo posto consolidato.

Nonostante una prestazione tutt’altro che scintillante, resa ancor più complicata da un terreno di gioco in condizioni ben lontane dalla decenza, la squadra di Allegri è comunque riuscita a portare a casa 3 punti di fondamentale importanza. Spesso troppo passivi, anche precedentemente all’inferiorità numerica causata dall’espulsione di Constant, i rossoneri hanno lasciato per lunghi tratti il pallino del gioco nelle mani della squadra di Ballardini, incapace tuttavia di recare grandi pericoli alla porta difesa da un Abbiati sicuro nelle uscite e nelle due uniche occasioni in cui è stato impegnato.

Nel complesso, è stato un match nervoso, infiammatosi a partire da un intervento tanto gratuito quanto dannoso di Portanova ai danni di Pazzini: il Pazzo, tuttavia, non ha dimenticato il suo particolare feeling con l’ex difensore del Bologna, rispondendo ai colpi del numero 90 rossoblu e infilzando la retroguardia genoano con un bolide che vale il 13° centro in campionato all’ex Inter e Samp. Nervosismo che cresce dopo due rigori negati al Genoa, con Niang protagonista in negativo in entrambe le occasioni; e che esplode, nella ripresa, con lo scontro faccia a faccia tra Constant e Bovo, che costa al franco-guineano (ingenuo nell’occasione, ma anche colpito da una ditata in un occhio tutt'altro che involontaria) un cartellino rosso meritato ma non assegnato, qualche minuto prima, per falli duri e reiterati a Portanova, Granqvist e forse Bertolacci. Caos arbitrale. DAmatoriale.

Sugli scudi, su tutti, Cristian Zapata: il colombiano, perfetto in fase difensiva, si è concesso anche il lusso di servire un assist al bacio per il raddoppio di Balotelli, al 5° gol in altrettante partite giocate. Bene anche Flamini, vicino al gol in un paio di occasioni e utilissimo in fase di interdizione.

Ciò che tuttavia preoccupa, in una serata positiva come quella di Marassi, sono le condizioni di Pazzini e Mexès in vista del delicatissimo impegno di Champions contro il Barcellona: il Pazzo lamenta una contusione al ginocchio, per lui si teme addirittura una microfrattura e quasi certamente salterà l'impegno del Camp Nou; il francese, invece accusa un indurimento al polpaccio. Infortuni che non ci volevano e con i quali lo staff medico del Milan dovrà fare i conti in breve tempo, sperando di poter recuperare almeno l'ex Roma, parte dell'undici titolare che all’andata ha schiantato i blaugrana a San Siro.

Da domani, testa al Camp Nou. All’Europa del presente. Per quella del futuro e per la ripartenza del volo verso la qualificazione in Champions, l’occasione giusta per parlarne sarà il prossimo impegno casalingo con il Palermo. Il Barcellona grida vendetta, il Milan vuole aggiungere prestigio alla sua collezione d’arte: dopo la decima di Beethoven, un doppio Picasso. Come quello dipinto da Allegri in occasione della gara d’andata.

Simone Nobilini
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lunedì 25 febbraio 2013

A UN MILAN “NARCISO” MANCA IL KILLER INSTINCT, SCHELOTTO LO PUNISCE: IL DERBY FINISCE 1-1


LA SQUADRA DI ALLEGRI DOMINA NEL PRIMO TEMPO, SPRECA E VIENE RAGGIUNTA NELLA RIPRESA: DOPO 9 ANNI, TORNA LA PARITA’ NELLA STRACITTADINA

24 Ottobre 2004. Data dell’ultimo pareggio in un derby della Madunina. La X in schedina mancava da 9 lunghi anni e, ieri sera, è tornata a farsi vedere. In un derby nel quale il Milan può certamente rammaricarsi per la ghiotta occasione buttata al vento, dopo un primo tempo giocato bene e a ritmi alti in cui Handanovic, dopo aver subito il vantaggio rossonero di El Shaarawy, è stato costretto agli straordinari.

Non chiudere partite così può essere controproducente, soprattutto contro una squadra ferita e desiderosa di riscatto come l’Inter dell’ultimo periodo. E il risultato finale lo conferma. Nell’unica vera disattenzione rossonera del match, i rossoneri subiscono infatti il pareggio di Schelotto, entrato 3 minuti prima al posto di Cambiasso.

Nel complesso, la prestazione della squadra di Allegri è stata buona. Dopo un primo tempo particolarmente positivo la stanchezza dell’impegno infrasettimanale di Champions contro il Barcellona si è fatta inevitabilmente sentire, colpendo i rossoneri nella seconda frazione di gioco, finita in leggera apnea. Ha impressionato nuovamente la prestazione di Mattia De Sciglio, incontrollabile nel primo tempo grazie anche alla non eccelsa copertura fornita dalla coppia Nagatomo-Guarín e perfetto anche in fase di rifinitura: i suoi cross dal fondo hanno sempre messo in difficoltà la retroguardia nerazzurra. Continuando così, per il terzino rossonero la candidatura a un ruolo da protagonista in nazionale ai prossimi mondiali risulterebbe una pura formalità.

La retroguardia Casciavit, come già anticipato, ha pagato a caro prezzo l’unico vero errore commesso, firmato Mexès, senza soffrire troppo il lavoro sporco ma poco produttivo della coppia Palacio-Cassano. In mediana, Montolivo ha disputato l'ennesima partita da gigante, coadiuvato dai martellatori Nocerino e Muntari, la cui prestazione è andata scadendo nel corso del match. Davanti si è rivisto un ottimo Boateng: il ghanese sta finalmente attraversando un buon periodo di forma, aspetto che non è quasi mai mancato al solito El Shaarawy, al primo gol in un derby e sempre pericoloso in ripartenza.

Capitolo Balotelli: al primo derby da ex, stecca, seppur fosse febbricitante. Si fa trovare nel posto giusto al momento giusto, ma Handanovic e la pessima relazione tra scarpe e terreno di gioco (scivola troppo spesso) non gli permettono di gonfiare la rete. Beccato dal pubblico nerazzurro, nella ripresa si innervosisce troppo e finisce per sparire dalla partita.

Riguardo ad Allegri la questione è differente: dopo il Picasso tattico contro il Barcellona, offre un’opera d’arte moderna abbastanza incomprensibile in occasione della stracittadina. Soprattutto dal punto di vista dei cambi, aspetto invece perfettamente considerato e centrato da Stramaccioni con l'ingresso decisivo di Schelotto: il primo, effettuato a 9’ dalla fine, vede l’ingresso di Niang per Boateng, uno dei migliori. Tempistica e scelte errate: Balotelli, troppo nervoso e mai in partita nella ripresa, poteva essere sostituito dallo stesso francese, con conseguente arretramento di Prince a centrocampo. La maggior freschezza del 18enne talento rossonero avrebbe potuto fare la differenza. 

In una settimana del genere, tuttavia, conquistare una vittoria e un pareggio contro Barça e Inter fa morale. Una maggior attenzione nella partita giocata ieri avrebbe consentito un en plein da 110 e lode e regalato un distacco in classifica dalle interessate alla zona Champions tutt’altro che negativo. Sabato prossimo a Milano arriva la Lazio, altra sfida fondamentale per il terzo posto: seguire le orme di Narciso può essere un grosso rischio. Meglio evitare lo specchiarsi troppo e piacersi ancora di più. Schelotto insegna…

Simone Nobilini
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lunedì 11 febbraio 2013

EDITORIALE MILAN: “HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA”, IL VOLO ROSSONERO VERSO L’EUROPA PERDE QUOTA A CAGLIARI

LA SQUADRA DI ALLEGRI DELUDE E STRAPPA UN 1-1 AD “IS ARENAS” GRAZIE A UN CALCIO DI RIGORE DI BALOTELLI NEL FINALE

A quanti di voi, durante un volo, è mai capitato di attraversare o incontrare una turbolenza? Tanti, immagino. Bene: ricorderete anche del viaggio di cui parlavamo settimana scorsa, il viaggio del Milan verso l’Europa, l’Europa che conta, distante ormai solo 3 punti. Viaggio che, dopo il pareggio nell’anticipo serale tra Lazio e Napoli, ha portato i rossoneri a intravedere maggiormente nel radar l’aeroporto di Fiumicino, sponda biancoceleste, in caso di tre punti conquistati a Cagliari.

Parlavamo metaforicamente anche di equipaggio, di El Shaarawy comandante e di Balotelli copilota: nel viaggio last minute (viste le continue indecisioni legate alla città in cui si sarebbe giocato) verso Cagliari, però, un Faraone stanco  ha lasciato per un’ora il comando, senza inserire il pilota automatico. Comando raccolto non da un compagno, bensì direttamente da mister Massimiliano Allegri, sicuro di trovare la rotta giusta verso i 3 punti e verso quella che è stata la sua casa per tanti anni.

Non è andata proprio così ieri, tuttavia. La più famosa Acciuga del calcio nostrano ha affrontato, inconsciamente, una pericolosa turbolenza, schierando un centrocampo fisico ma totalmente privo di qualità, complice anche la fondamentale assenza di Riccardo Montolivo per squalifica: Flamini, Ambrosini e Muntari.

Complice la non giornata di grazia della coppia centrale difensiva ZapataMexès, a tratti disastrosa nel primo tempo e protagonista di disattenzioni gravi (come nell’occasione del vantaggio cagliaritano), il Milan ha sofferto la pericolosità di Ibarbo nelle ripartenze, disputando un match incolore e offensivamente inconcludente. Le uniche, poche vere occasioni rossonere sono infatti arrivate negli ultimi 10 minuti di partita, dopo la doppia ammonizione che ha costretto Astori, uno dei migliori, a lasciare il campo. El Shaarawy e Niang hanno mostrato impegno ma la loro prestazione è stata al di sotto delle aspettative (nonostante l’ingresso di Boateng per il Faraone resti una scelta abbastanza incomprensibile), così come quella di Mario Balotelli, autore tuttavia di un gol del pareggio (su rigore) preziosissimo per mantenere un’imbattibilità che dura da 6 giornate.

Dal punto di vista della prestazione, il match di Cagliari ha rappresentato un grosso passo indietro per il Milan. La velocità di manovra, i frequenti cambi di gioco, i rapidi fraseggi e il Milan sBALOrditivo visto  nella partita contro l’Udinese è ritornato improvvisamente ad essere un’illusione: ritmo lento e  squadra prevedibilmente in difficoltà a centrocampo a livello di costruzione di gioco.

I 20 milioni versati al City per Balotelli non sono stati certamente spesi male, a giudicare dalla caratura del talento: ciò che però viene spontaneo sottolineare è che a questo Milan sarebbero maggiormente serviti rinforzi in altri reparti. Zapata-Mexès, nonostante le ultime discrete prestazioni del colombiano, non è una coppia difensiva affidabile; e se De Sciglio sta diventando una garanzia, Abate continua a latitare, con discese sul fondo condite da cross mai pericolosi. Nel cerchio di centrocampo invece, in caso di assenza di Montolivo, la qualità è decisamente inesistente, come già ampiamente ribadito. A mercato ormai chiuso, il campo ha scattato una chiara fotografia: toccherà alla dirigenza rossonera, a fine anno, individuare i giocatori giusti per colmare lacune che, ad Is Arenas, si sono prontamente ripresentate.

Uscito indenne dalla turbolenza cagliaritana, il Milan cambia rotta: si ritorna verso casa. A San Siro venerdì arriverà il Parma del grande ex Donadoni che quest’anno ha dimostrato di saper affrontare, e bene, le grandi. Basta poco per rischiare lo schianto, Cagliari né è stata la prova: all’appello Houston, abbiamo un problema ha risposto presente Balotelli. A quello per i 3 punti di venerdì e per riprendere quota, invece, dovrà rispondere tutto il Milan. Nessuno escluso.

Simone Nobilini
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lunedì 28 gennaio 2013

EDITORIALE: IL CHARTER PER L’EUROPA PARTE DA BERGAMO-ORIO AL SERIO, EL SHAARAWY TORNA A FAR VOLARE IL MILAN


IL SUCCESSO PER 1-0 CONTRO L’ATALANTA CONSENTE AI ROSSONERI DI SCAVALCARE LA FIORENTINA E RAGGIUNGERE IL QUINTO POSTO IN SOLITARIA, A - 3 DALL’INTER

Quarto risultato utile nelle ultime cinque partite, ottavo nelle ultime nove: se la matematica non è un’opinione, il Milan sembra essere finalmente partito alla ricerca della formula per poter conquistare il biglietto destinazione Europa. Guai, però, ad abbassare la guardia: dalla trasferta di Bergamo sono arrivati 3 punti firmati El Shaarawy, tornato al gol dopo cinque partite (l’ultimo nel 4-1 al Pescara del 15 Dicembre scorso), ma la prestazione della squadra di Allegri è stata altalenante, complice un’Atalanta in un momento tanto pessimo quanto il terreno dell’Atleti Azzurri D’Italia.

Le note positive arrivano, ancora una volta, dall’asse El Shaarawy-Niang: con il Faraone diventato ormai una più che piacevole sorpresa, il francese sta conquistando sempre più spazio, mostrando impegno, buona capacità nell’uno contro uno e rivestendo anche il ruolo di assistman all’occorrenza(suo lo splendido passaggio filtrante per il gol partita di El Shaarawy). In fase difensiva la squadra di Allegri non ha sofferto troppo gli attacchi orobici: Abbiati non ha mai compiuto una parata nell’intero arco del match, salvo sventare in uscita qualche cross insidioso. Zapata, salvo una disattenzione nel finale di tempo che non ha portato a gravi conseguenze per i suoi, ha giocato una partita solida, così come Mexès, protagonista finalmente di un match senza cali di concentrazione. Sufficienti le prestazioni di Abate e Constant, mentre in un centrocampo dove Montolivo continua a sfornare ottime prestazioni continua a deludere Boateng, sempre più lontano parente del giocatore ammirato nelle due precedenti annate: cambiare mentalità in campo e non il proprio look sarebbe la soluzione migliore. Flamini ha giocato un match discreto, meglio nella ripresa, andando addirittura 2 volte vicino al gol, sfiorato in due occasioni anche da un Pazzini nervoso ma premiabile per il solito impegno: giocare due partite consecutive placcati da difensori rudi quali Portanova e Stendardo non è certamente la più facile delle imprese.

Ciò in cui il Milan ha peccato è stato il non chiudere la partita, con un’Atalanta che, nonostante la non eccessiva pericolosità, ha provato a mettere in difficoltà i rossoneri sino all’ultimo. Da rimproverare oltretutto la gestione cambi di Allegri: effettuare la prima sostituzione all’85esimo resta una decisione incomprensibile, tanto quanto l’ingresso di uno svogliato Robinho per El Shaarawy.

Da Bergamo-Orio al Serio, l’aereo per l’Europa è pronto per il decollo: starà al Milan, impegnato domenica prossima nel posticipo contro l’Udinese, indirizzarlo verso la partenza . E con El Shaarawy comandante, potrebbe esserci un copilota a sorpresa: la telenovela Kakà sembra non essersi conclusa del tutto e per Balotelli l’offerta è alle porte. Per volare, chissà, sempre più in alto.

Simone Nobilini
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lunedì 21 gennaio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN “PAZZO” PER IL ROSSOBLU, BOLOGNA BATTUTO 2-1

I ROSSONERI SUPERANO DIAMANTI E COMPAGNI GRAZIE A UNA DOPPIETTA DI PAZZINI, VERA E PROPRIA BESTIA NERA IN QUESTA STAGIONE DELLA SQUADRA DI PIOLI

5 gol in 2 partite. Destino o no, è questo il bottino stagionale raccolto da Giampaolo Pazzini nei match giocati contro il Bologna, vittima preferita del serial killer con la maglia numero 11 rossonera.

La giornata, a dire il vero, non sembrava essere delle più favorevoli per l’ex attaccante di Atalanta, Fiorentina, Samp e Inter: troppi appoggi sbagliati e spesso in ritardo sui palloni recapitatigli dai compagni. Il secondo tempo però ha raccontato un’altra storia: dopo una colossale occasione sprecata, due gol (il secondo un capolavoro) che hanno deciso il match e doppia cifra centrata in classifica cannonieri. Chissà che Pazzini non si sia ricordato di quella sua prima partita da titolare in maglia rossonera, giocata proprio a Bologna l’1 settembre scorso e vinta dal Milan grazie ad una tripletta realizzata dal bomber di Pescia.

Discorso “Pazzo” a parte, il Milan visto ieri a San Siro è parso in crescita rispetto alle due ultime prestazioni offerte contro Siena e Sampdoria. La squadra di Allegri ha preso in mano il match da subito, non concedendo nulla e creando buone chance con Pazzini e con il solito El Shaarawy, a secco da 4 partite ma sempre autore di ottime prestazioni (match di Marassi a parte). Un Milan capace, finalmente, di incidere sugli esterni: Constant, migliore in campo, è stato sorprendentemente strepitoso mentre Abate, dopo un primo tempo insufficiente che ha richiamato alla mente di molti tifosi la mancata (e onerosa) cessione allo Zenit, ha disputato una buona ripresa, proponendosi con continuità sul fondo. Ha stupito ancora Mbaye Niang, che con El Shaarawy forma il pacchetto “Italo” andata-ritorno a destra e sinistra senza sosta, aggiungendo pericolosità in situazioni di uno contro uno: citofonare Cherubin e Garics per testimoniare le difficoltà in fase di chiusura per i due laterali bolognesi.


Il centrocampo ha convinto parzialmente: bene Montolivo, non altrettanto il redivivo Flamini e Boateng, troppo altalenanti nell’arco dei 90’. Il francese ha sbagliato troppi appoggi, mentre Prince si è visto pochissimo, cross per il 2-0 di Pazzini (o meglio, per il 2-0 inventato dal Pazzo) a parte. In fase difensiva Zapata ha giocato una partita senza grosse sbavature, confermando la ottima prestazione di Genova e approfittando della non giornata di grazia per Gilardino e soprattutto Diamanti, mentre un discorso a parte va fatto per Mexès: l’ex Roma alterna momenti di grande sicurezza a spezzoni di match da Shining, come i 10’ finali del match di ieri conditi da autorete e disimpegni da brividi.

Tra mille difficoltà, passo dopo passo, il Milan sta provando a risalire la china. Il momento no di Roma e Fiorentina ha permesso alla squadra di Allegri di scavalcare la Roma e portarsi a -2 dalla Viola. Il terzo posto, ora come ora, resta un miraggio: 9 punti di ritardo da Lazio e Napoli sono tanti. Per provare ad avvicinarsi sempre più all’Europa che conta, domenica prossima i rossoneri affronteranno un’Atalanta ferita, senza vittorie dall’8 dicembre (2-1 al Parma): con i giusti rinforzi e la giusta mentalità, niente è impossibile. Kakà è un obiettivo ormai dichiarato, Balotelli piace e tenta Galliani, ma l’impressione è che questa squadra necessiti di maggiori rinforzi in difesa e a centrocampo: nella notte in cui un vecchio pallino della dirigenza rossonera come Yanga-Mbiwa si accasa al Newcastle, i tifosi rossoneri si augurano che Galliani sogni poco e concretizzi tanto. Comprare e vincere: la ricetta per non diventare pazzi. Come lo è diventato il Bologna, in questa stagione, quando ha incrociato il numero 11 rossonero…

Simone Nobilini
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lunedì 14 gennaio 2013

EDITORIALE : LA LANTERNA ACCECA SAMP E MILAN, A MARASSI FINISCE 0-0

LA SQUADRA DI DELIO ROSSI, DOPO AVER ESPUGNATO LO JUVENTUS STADIUM, FERMA ANCHE I ROSSONERI, POCO BRILLANTI E INCISIVI. E IL MERCATO NON DECOLLA..


Continuità, questa sconosciuta. Dopo il sofferto successo casalingo contro il Siena, il Milan spreca contro la Sampdoria la chance di conquistare la seconda vittoria consecutiva in campionato.
Tre punti sarebbero stati fondamentali per rimanere attaccati al treno che porta alla stazione Europa. Eppure, nonostante l’ennesimo passo falso della Roma e la sconfitta della Fiorentina ad Udine, la banda di Allegri non riesce ad espugnare Marassi, fallendo un’importante opportunità per scavalcare gli uomini di Zeman e insidiare il 5° posto occupato dalla squadra di Montella.

La prova offerta a Genova dal Milan conferma, se ce ne fosse ancora il bisogno, di come questa squadra sia a corto di qualità e necessiti, conseguentemente, di nuovi acquisti per migliorare la rosa. Galliani tuttavia al momento continua a interpretare il ruolo delle ormai note tre scimmiette sagge giapponesi, “Non vedo, non sento, non parlo (di acquisti)”. Rivedere la propria posizione, per l’AD rossonero, sarebbe consigliabile.

A preoccupare infatti non è tanto il risultato (un pareggio a Genova, contro una Samp in forma e reduce dall’inatteso successo di Torino contro la Juve, può starci), quanto la prestazione: una sola vera palla gol creata in 90 minuti, nella ripresa sull’asse Niang-Bojan-Boateng, è davvero troppo poco. Abbiati, costretto agli straordinari nei primi 20 minuti di gioco da tre conclusioni insidiose di De Silvestri, Poli ed Eder su calcio piazzato, risponde presente e salva il risultato. Il Milan reagisce, controlla il match per i restanti 25 minuti della prima frazione di gioco, ma le conclusioni di Bojan e Montolivo non creano particolari preoccupazioni al quasi inoperoso Romero.

Il reparto difensivo disputa un buon match, follie di Mexès a parte: clamoroso l’errore del francese che spiana la strada ad Icardi, incapace però di trovare la porta da buona posizione sull’uscita di Abbiati. Zapata ha contenuto bene il gioiellino blucerchiato numero 98, mentre De Sciglio è stato per distacco il migliore in campo. Il centrocampo rossonero, orfano di Ambrosini per un problema muscolare dalla mezz’ora del primo tempo, ha offerto una discreta prestazione, Boateng a parte: il ghanese continua a latitare, sbagliando troppi appoggi e giocando con troppa sufficienza.
Per quanto concerne il reparto offensivo, invece, potremmo azzardare un “No El Shaarawy? No party”. Casualità o no, la peggior prestazione stagionale del Faraone, mai in partita, è coincisa con una penuria assoluta di palle gol per il Milan. Bojan è partito bene, giocando un’ottima prima mezz’ora, salvo poi spegnersi definitivamente. Positivo invece Niang, che pur con qualche imprecisione di troppo ha dimostrato voglia e buone qualità, rientrando spessissimo “alla El Shaarawy” anche in fase difensiva. Schierarlo al centro dell’attacco e non largo a destra, ruolo più congenito a Bojan, potrebbe essere in futuro la soluzione migliore.

Dire che l’attacco baby abbia fatto flop pare esagerato: era infatti la prima volta che El 
Shaarawy, Bojan e Niang giocavano insieme dal primo minuto, e una giornata no all’uomo che finora ha trascinato da leader il Milan si può concedere. Tutt’altro che un’esagerazione, invece, è la richiesta alla società da parte dei tifosi di intervenire sul mercato: come già detto, Mexès non offre continuità di prestazione, Acerbi non ha convinto e Yepes, ormai 37enne, non può giocare ogni match. Davanti, con la partenza di Pato, c’è bisogno di un’altra punta e il centrocampo necessita di maggior qualità: il solo Montolivo non può ovviamente bastare.

Concludere i nostri editoriali con questa frase rischia di diventare ormai un’abitudine, seppur i dati di fatto la giustifichino a pieno: Dottor Galliani, è proprio sicuro che il Milan sia A posto così?

Simone Nobilini
@SimoNobilini

giovedì 22 novembre 2012

EDITORIALE: IL MILAN ALZA LA CRESTA CON ELSHA E MEXÈS, OTTAVI CENTRATI. E PATO…


IMPORTANTE RISULTATO OTTENUTO DAGLI UOMINI DI ALLEGRI, CHE STACCANO IL BIGLIETTO PER LA QUALIFICAZIONE CON UN TURNO DI ANTICIPO. 

Massimo risultato con il minimo sforzo. Un Milan non bello ma terribilmente cinico esce con 3 punti e qualificazione in tasca dalla trasferta di Champions League a Bruxelles, grazie anche al pareggio tra Zenit e Malaga che ha matematicamente estromesso gli uomini di Spalletti dalla corsa per gli ottavi di finale della massima competizione europea.
Allegri propende per l’ennesimo cambio di modulo, optando per un 4-3-3 con gli stessi intepreti di Napoli ad eccezione di Acerbi, stavolta rimpiazzato da Yepes.
Il primo tempo si rivela discretamente noioso, con una sola vera palla gol sprecata da Jovanovic, che solo davanti ad Abbiati spara molle e centrale. Una prima frazione di gioco tanto soporifera da rivelare un dato sconcertante: il Milan non hai mai tentato un tiro verso la porta di Proto.
Tiro che arriva, ed è vincente, al secondo minuto della ripresa: cross dalla trequarti di De Sciglio, spendido stop mancino e destro piazzato del solito Stephan El Shaarawy, che batte Proto e timbra lo 0-1. Dato confortante: per almeno una volta, il Milan al primo tiro in porta trova il gol, invertendo la tendenza che lo vedeva spesso subire reti alla prima conclusione tentata dagli avversari (Malaga a San Siro, per citare un esempio).
L’Anderlecht ha una reazione sterile, succede poco e nulla fino al doppio momento che cambia la partita in favore dei rossoneri: Pato, appena entrato al posto dell’acciaccato Bojan, subisce fallo da Nuytinck su un’azione di contropiede: rosso per il difensore belga e punizione per il Milan. Expect the unexpected, direbbero gli americani: Montolivo imbecca con un lancio morbido Mexès, stop di petto del francese e splendida rovesciata che si insacca nell’angolo opposto. Il gol dell’anno, probabilmente: e se a realizzarlo è stato l’ex Roma, non particolarmente noto per gesti tecnici di tale caratura, cominciamo a preoccuparci seriamente riguardo la profezia Maya sulla fine del mondo…

Match che sembra chiuso: ma il Milan di quest’anno ama complicarsi la vita e, grazie a una disattenzione difensiva con la mancata diagonale di De Sciglio (unica sbavatura di un’eccellente partita), De Sutter riapre il match sulla sponda di testa di Jakovenko, battendo da due passi Abbiati.
L’Anderlecht prova a crederci, negli ultimi dieci minuti si riversa in avanti tentando l’arrembaggio finale, ma lo sbilanciamento della squadra belga non fa altro che portare al gol che chiude definitivamente la partita, firmato in contropiede e a porta vuota da Pato, su un assist al bacio del solito strepitoso El Shaarawy.
Sta diventando ormai una piacevole abitudine sottolineare le grandi prove che questo ragazzo offre in ogni partita: solito impegno, soliti recuperi difensivi, solita incisività in attacco. Il tutto a soli 20 anni compiuti, ed è giusto ricordarlo.
Chi dovrebbe prendere esempio dal Piccolo Faraone è Alexandre Pato, il cui atteggiamento in campo è perlomeno commentabile e rivedibile: non propriamente voglioso di mettersi in mostra e a disposizione della squadra, si fa notare per un’espulsione guadagnata (sebbene abbia tardato un contropiede 2 contro 1 tentando il dribbling poi decisivo per il rosso invece di servire un Boateng che, posizionato sulla destra, sarebbe andato in porta da solo) e per l’appoggio in rete da due passi, a porta vuota, che vale l’1-3, firmato per il 99,9% dall’autore della decisiva fuga e assist, ovvero l’uomo con il numero 92 sulla schiena.
La nota stonata arriva però nel post partita, dove Il papero ha dichiarato di “voler giocare di più (e fin qui poco da dire) e, per questo motivo, di voler parlare con il procuratore riguardo al proprio futuro”. Inutile rivisitare la storia degli ultimi anni del brasiliano al Milan, tra infortuni e mancato scambio con Tevez: giusto credere che molti tifosi rossoneri siano infuriati con lui. Il suo comportamento dentro e fuori dal terreno di gioco è esattamente l’opposto di quello di El Shaarawy, come lo stipendio percepito dal numero 9 è inversamente proporzionale all’impegno messo in campo. Al quale va aggiunto l’ennesimo problema muscolare manifestatosi nel match di ieri sera. Giocare, così, diventa un po’ più complicato.
Cosa aggiungere?Come chiudere la questione? La risposta migliore ci arriva da Twitter, firmata Riccardo Trevisani, commentatore Sky: “Pato ha perso una bella occasione. Per stare zitto.”

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)