Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 6 maggio 2013

AL MILAN BASTA UNA STOCCATA DI BALOTELLI PER MATARE IL TORO: IL TERZO POSTO ORA E’ PIU’ VICINO

I ROSSONERI FATICANO ENORMEMENTE CONTRO L’UNDICI DI VENTURA MA CONQUISTANO 3 PUNTI FONDAMENTALI PER LA CORSA CHAMPIONS

Sarà un caso? Forse si, forse no. Chissà. Ma quando a Milano incombono a braccetto maltempo e squadre immischiate nella zona salvezza, desiderose di punti, il Milan di Allegri tende puntualmente ad offrire prestazioni sottotono. Metereopatico.

Era già successo in occasione delle gare interne con Pescara, Siena e Palermo. E il copione si è ripetuto ieri, contro il Torino di Giampiero Ventura: giornata tutt’altro che primaverile, poco gioco e pessima partita ma, ancora una volta, 3 punti conquistati.

Periodi diversi, risultati uguali. In fondo, contava vincere per portarsi a +4 sulla Fiorentina a 3 giornate dalla fine. E la zampata di Balotelli, in questo senso, è stata indubbiamente decisiva.

Rimane sempre un però. Quel però che fa ripensare al modo in cui è giunto il successo sul Toro: sofferto, mai davvero troppo cercato, poco meritato. Per chi si aspettava un Milan voglioso di offendere da subito per ottenere i 3 punti certamente una delusione: granata ben coperti grazie al 5-4-1, Milan privo di idee, fantasia e ad un passo dal capitombolare in tre occasioni, con Barreto e Di Cesare fermati da Abbiati e dall’imprecisione.

Molli. E non stiamo parlando delle famose capsule contro il mal di testa tanto pubblicizzate nell’ultimo periodo in TV. Più semplicemente, l’aggettivo perfetto per definire la consistenza dei giocatori rossoneri (Nocerino e Boateng su tutti) per gran parte del match di ieri. Troppi i contrasti persi, la poca voglia di lottare (nota probabilmente al solo Flamini) e la capacità di pungere un 11 avversario abilissimo nel difendersi per poi ripartire in contropiede con la velocità di Cerci e Barreto.

Fantasia e qualità, queste sconosciute. Quanto può aver pesato e peserà l’assenza di Riccardo Montolivo in questo senso? Tanto. Troppo. D’altronde sostituire un Caravaggio con una tradizionale, legnosa statua africana come Sulley Muntari (nonostante una delle poche occasioni create dai rossoneri parta proprio dai suoi piedi) non poteva che dare effetti prevedibili in senso negativo. Qualità che non è riuscito a dare, ancora una volta, Stephan El Shaarawy: non al meglio per un problema alla caviglia in settimana ma, in ogni caso, ancora lontano parente del giocatore che abbiamo visto sbocciare nel freddo e complicato inverno rossonero. Tornerà.

Così come è tornata la voglia a Massimiliano Allegri di optare per una sostituzione nei primi minuti della ripresa, con l’ingresso di Pazzini per El Shaarawy. Ad Acciuga si può rimproverare poco, eccezion fatta per il solito, mancato utilizzo di De Sciglio al posto di un Abate mai capace di saltare l’uomo con continuità e di servire palloni invitanti in area di rigore.

In un pomeriggio caratterizzato da una corrida poco accesa e movimentata, dunque, il Milan deve ringraziare due toreador su tutti: Abbiati, decisivo su Barreto in un paio di circostanze, e Balotelli, match winner. Con il 9° gol in 10° partite giocate SuperMario, sottotono rispetto alle ultime prestazioni offerte, ha comunque regalato ai rossoneri il classico colpo del campione: non spettacolare, ma terribilmente importante e decisivo.

Vinta la corrida con il Toro, l’obiettivo terzo posto si avvicina sempre più: la trasferta di mercoledì a Pescara sa tanto di ghiotta opportunità per aumentare o mantenere invariato il distacco dalla Fiorentina quarta classificata. Starà al Milan e a SuperMario superare un altro livello per strappare una promessa di matrimonio alla tanto bramata qualificazione Champions.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 29 aprile 2013

IL MILAN HA UNA VOGLIA DI CHAMPIONS DA “PAZZO”: CATANIA PIEGATO 4-2

I ROSSONERI VANNO IN SVANTAGGIO DUE VOLTE PER POI RECUPERARE E VINCERE UN MATCH FONDAMENTALE IN CHIAVE TERZO POSTO. DECISIVO L’INGRESSO DI PAZZINI, AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Andava a 100 all’ora per trovar la bimba sua. E parliamo sempre di qualificazione Champions, ovviamente. Si è presentato così dal primo minuto il Milan visto ieri sera a San Siro contro il Catania: partenza a razzo, costante presenza nella metacampo rossazzurra e quantità enorme di palle gol create, sprecate o neutralizzate dalla Muraglia Catanese (per l’occasione, degna del paragone con quella cinese) e da un Frison (al debutto a San Siro) che per un’ora abbondante ha deciso di volere tutti i riflettori puntati su di lui.

Andava sì a 100 all’ora, il Milan. Ma ha anche rischiato di schiantarsi in due occasioni, trasformate in gol da Legrottaglie e Bergessio e, sostanzialmente, le uniche due chance create da un Catania tanto cinico quanto efficace nel difendersi il più possibile dagli attacchi rossoneri.

Incredulità, sconforto, preoccupazione. La palla, fino al liberatorio gol del pareggio di Flamini, sembrava non volesse davvero saperne di entrare. La più classica delle partite da Dura legge del gol: “Fai un gran bel gioco però, se non hai difesa, gli altri segnano”. Sembrava troppo utopistico poter dimenticare tutti i gol subiti dai rossoneri su palla inattiva, in effetti: e Legrottaglie, memore della rete siglata all’andata, decide di rispolverare il revival in occasione della gara di ritorno, facendo salire il numero delle reti subite da calcio piazzato a quota 14.

Statistiche e dati negativi a parte, ci ha pensato Giampaolo Pazzini a risolvere una situazione tutt’altro che semplice. Entrato al posto di uno spento e sempre più irriconoscibile Nocerino, in 3 minuti ha ribaltato una partita che rischiava di allontanare sempre più i rossoneri dal 3° posto momentaneamente occupato dalla Fiorentina. Unione perfetta tra senso del gol e professionismo: il Pazzo è stato capace di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, come spesso è accaduto quest’anno, arrivando a quota 15 gol in campionato. Non male per uno che era abituato a scaldare la panchina sull’altra sponda del Naviglio nella passata stagione…

Difficile giudicare negativamente la prestazione della squadra di Allegri. Il rischio di perdere punti, causato dall’impreciso piazzamento difensivo in occasione delle due reti, è stato più che concreto; ma è altrettanto giusto sottolineare come i rossoneri siano stati sfortunati in più di un’occasione, tra batti e ribatti e traverse colpite, prima di girare la partita a loro favore con merito.


Qualche considerazione sparsa: due parole su Nocerino, Abate ed El Shaarawy valgono la pena di essere spese. Sul primo, come già detto, pesa l’incredibile involuzione rispetto all’annata precedente nella quale, influenza fondamentale di Ibrahimovic a parte, l’ex giocatore del Palermo aveva mostrato ben altra consistenza in campo. La minor grinta, l’impoverimento a livello tecnico e lo scarso utilizzo nell’arco della stagione sembrano poter allontanare il numero 8 dalla maglia rossonera in estate, viste soprattutto le ultime convincenti prestazioni di Mathieu Flamini (tra i migliori ieri) che potrebbero portare il francese al rinnovo in rossonero.


Capitolo Abate: tanto fumo e poco arrosto? Probabilmente sì. Fa spesso tutto bene, grandi percussioni e accelerazioni, ma al momento della rifinitura pecca sempre di precisione. E sbaglia valutazione sul posizionamento, come in occasione dell’errore commesso contro la Juve , al momento del gol del nuovo vantaggio catanese di Bergessio. Tanti tifosi milanisti rimpiangono i 12 mln offerti dallo Zenit e rifiutati dal Milan a Gennaio: davanti a una serie di prestazioni poco positive il rammarico sembra essere più che comprensibile.

E su Stephan El Shaarawy? Vorrei ripetermi per l’ennesima volta, a costo di diventare noioso. Che dire: da salvatore della patria sembra essere diventato un comprimario qualsiasi. Guai a pensarla così, tuttavia: il rendimento del Faraone sottoporta è calato terribilmente (appena 2 le reti siglate nel girone di ritorno) e anche contro il Catania il numero 92 si è dimostrato poco lucido davanti a Frison. Ma l’incredibile lavoro di sacrificio sulla fascia sinistra, con quei rientri tempestivi e sempre puntuali tanto amati e applauditi dal pubblico di San Siro, non va dimenticato. Così come i 16 gol stagionali realizzati, con i quali ha tenuto in piedi il Milan nel girone di andata. La squadra rossonera ha assolutamente bisogno di ritrovarlo anche in fase offensiva: attendendo la sua ripresa Allegri può comunque contare su un Balotelli in ottima forma e sempre pronto a timbrare il cartellino.

Superato un ostacolo più ostico del previsto chiamato Catania, il prossimo avversario si chiama Torino. I granata, reduci da 3 sconfitte consecutive e dalla sconfitta nel derby della Mole, rischiano ora di essere risucchiati nella lotta per non retrocedere. E arriveranno a San Siro con un obiettivo comune a quello rossonero: fare punti per consolidare le proprie posizioni in classifica.

Il primo livello con SuperMario è stato completato. Via al secondo e alla corrida, dunque: domenica prossima sapremo chi, tra il Milan matador e il Toro, l’avrà vinta.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

domenica 7 aprile 2013

TAGLIAVENTO REGALA AL "FRANCHI" UN MEZZOGIORNO DI FUOCO, FIORENTINA-MILAN FINISCE 2-2 TRA LE POLEMICHE


IL DIRETTORE DI GARA E’ IL VERO PROTAGONISTA DELL’ANTICIPO CLOU TRA ESPULSIONI CONTESTATE E RIGORI ASSEGNATI (E NON) DUBBI

Premessa d’obbligo: non vorremmo mai ritrovarci a dover parlare di partite condizionate da decisioni arbitrali errate. Purtroppo, però, spesso risulta impossibile negare o non soppesare di fronte all’evidenza: Fiorentina-Milan, anticipo odierno di mezzogiorno, né è il perfetto esempio.

Avremmo preferito parlare di un Montolivo capace di zittire i fischi del suo ex pubblico con un gol fortemente voluto, frutto della pressione vincente del numero 18 su un confuso Pizarro. Di un match combattuto, con una Fiorentina mai fuori dal match, nonostante l’uomo in meno e il raddoppio di Flamini che sembrava aver indirizzato la partita a favore dei rossoneri. Di calcio giocato, più semplicemente.

Come detto, però, il Mezzogiorno di fuoco regalato da Tagliavento ha lasciato intorno all’arbitro di Terni nient’altro che terra bruciata. Partendo dall’esagerato rosso sventolato in faccia a Tomovic al 39’ per una gomitata su El Shaarawy lanciato a rete, proseguendo con l’inesistente fallo da rigore fischiato a Nocerino sulla serpentina di Ljajić e chiudendo con un netto tocco di mano di Roncaglia in area di rigore non sanzionato (abbastanza incredibilmente, data l’ottima posizione del direttore di gara per poter valutare, come dimostra l’immagine a fianco). 
Senza dimenticare la possibile spinta di Pasqual su Abate, sempre in area di rigore, con il laterale viola reo di allargare troppo il braccio per impedire al terzino rossonero di crossare; e rimanendo con qualche dubbio sull’intervento di De Sciglio su Cuadrado in occasione del rigore del pari. 
Analisi moviolistica condivisibile o meno, siamo stati costretti a parlare malvolentieri dell’ennesimo disastro arbitrale stagionale: un rinnovamento della classe dei direttori di gara italiani, in questo senso, sarebbe tutt’altro che una cattiva idea.

La follia di Tagliavento, tuttavia, non giustifica certamente l'errore di un Milan dall'atteggiamento troppo remissivo che, ottenuto lo 0-2, avrebbe dovuto contenere meglio le avanzate viola e chiudere la partita. I rossoneri hanno infatti perso una grande occasione per staccare maggiormente proprio la squadra di Montella e minacciare sempre più il secondo posto occupato dal Napoli, a una settimana dallo scontro diretto di San Siro.

La squadra di Allegri è stata tanto solida nel primo tempo quanto fragile nella ripresa, mai in grado di sfruttare appieno la superiorità numerica e addormentandosi proprio nel momento in cui il match andava congelato e chiuso. Le note positive riguardano il 14° risultato utile consecutivo ottenuto e l’ormai consueta grande prestazione di Montolivo: ex di turno, ha disputato una partita da leader in un clima ostile, condita dal secondo gol consecutivo in campionato, 4° stagionale. Migliore in campo.

Domenica prossima arriverà a Milano il Napoli. La posta in palio è di quelle alte: il secondo posto in classifica. Per un Balotelli squalificato in meno, un Pazzini al ritorno da titolare in più: con 1, 2 o 4 punti di ritardo, la sostanza non cambia: vincere sarà l’obiettivo principale. Esattamente quanto vedere una partita bella, divertente e senza errori e polemiche arbitrali.

Simone Nobilini
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lunedì 4 febbraio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN sBALOrditivo, I ROSSONERI BATTONO L’UDINESE 2-1 E AGGANCIANO L’INTER


UNA DOPPIETTA DEL NUOVO ARRIVATO IN CASA MILAN DECIDE IL MATCH. MA LE POLEMICHE PER IL RIGORE CHE HA DECISO IL MATCH NON MANCANO...

Doveva essere la sua serata. E lo è stata eccome. Non poteva probabilmente sognare un debutto migliore Mario Balotelli, il grande colpo rossonero della sessione invernale di calciomercato, subito titolare grazie all'infortunio occorso in fase di riscaldamento (destino..) a Pazzini: doppietta all’esordio, davanti ad un pubblico che lo ha inizialmente acclamato e successivamente osannato dopo il rigore decisivo trasformato con la solita, ineffabile calma e precisione al 94’. Ah, il rigore, inesistente peraltro: eccola, la solita polemica del weekend che non può mai mancare nel nostro calcio. Chiariamo subito: il contatto tra Heurtaux ed El Shaarawy non c’è. Il difensore francese tocca il pallone e non la gamba del Faraone, ma Valeri vede in modo diverso, concedendo la massima punizione dagli 11 metri. Entrare nel merito della solita, noiosa polemica su torti ed errori arbitrali, sinceramente, non è ciò che abbiamo intenzione di fare, dato che se ne parla già con eccessiva insistenza: la nostra volontà è quella di parlare di calcio giocato. E così sia.

Il Milan visto nei primi 45’ minuti di partita è stato (con tanto di gioco di parole) sBALOrditivo. Il miglior Milan di stagione: corsa, fraseggi rapidi, cambi di gioco frequenti e ritmo altissimo. Effetto Balotelli o meno, i rossoneri vanno a mille: l’ex City tuttavia ci mette parecchio del suo, sfiorando per due volte il gol, mandando in porta Niang (ipnotizzato da Padelli) con uno splendido assist e trovando il primo centro in maglia rossonera con una girata di sinistro all’interno dell’area piccola. L’assist, manco a dirlo, porta la firma di Stephan El Shaarawy, anche ieri encomiabile dal punto di vista dell’impegno, della qualità e della corsa. SuperMario sembra prenderci gusto e cresce: il gol segnato è pari all’effetto che i magici funghi raccolti hanno sull’ormai noto personaggio dei videogiochi, tanto che il numero 45 decide di sparare un gran destro a giro dai 25 metri che Padelli, con un miracolo, riesce a mettere in calcio d’angolo.

L’Udinese c’è, ma non si vede. Almeno fino al 7’ della ripresa, quando Di Natale, imbeccato da Lazzari, tenta un gol impossibile, senza successo. Il Milan non riesce a chiudere la partita e, alla prima disattenzione difensiva, paga dazio: retroguardia scoperta, Muriel serve Pinzi, conclusione deviata in rete da Zapata, in chiusura disperata. 1-1.
La brillantezza primotempistica del Milan sparisce in un attimo, i rossoneri accusano il colpo e provano a rispondere, l’Udinese prende coraggio e riparte con convinzione. La più grande chance dell’intero secondo tempo capita sui piedi di Niang, che centra la traversa (dopo averne già rotta una a Milanello in settimana..) con una fucilata al volo a botta sicura. I minuti passano, gli ingressi di Robinho, Bojan e Traorè da una parte e di Pereyra e Merkel dall’altra non cambiano nulla. Chi decide di rendere la sua serata perfetta, invece, è proprio SuperMario, che sfrutta il generoso calcio di rigore guadagnato da El Shaarawy per firmare il 2-1 finale.

La squadra di Allegri, complessivamente, ha vinto con merito, creando più occasioni rispetto ad un’Udinese abile principalmente a chiudersi e ripartire con ordine e pericolosità, grazie alle velocità della coppia Muriel-Di Natale. Constant è stato ancora una volta uno dei migliori in campo, Zapata ha giocato l’ennesima partita di grande solidità ed Abate si è proposto meglio che in altre occasioni mentre a deludere, al rientro da titolare dopo l’infortunio, è stato Daniele Bonera, responsabile del buco difensivo che ha concesso il pareggio alla squadra friulana. Montolivo si è dimostrato come sempre indispensabile a centrocampo, recuperando e smistando bene palloni, ben coadiuvato da Flamini e Nocerino, che hanno dato tanta corsa e quantità. Sul trio offensivo, El Niangotelli, poco da aggiungere: El Shaarawy continua ad offrire prestazioni importanti, così come Niang, al quale è mancata solo un po’ di precisione sottoporta. Di Balotelli, invece, abbiamo già ampiamente discusso: con questa mentalità, potrebbe davvero far fare il salto di qualità alla sua nuova squadra. E l’inizio non è stato certo dei peggiori..

Inter agganciata, Lazio sconfitta e a soli 3 punti di distanza. L’aereo per l’Europa è decollato da Bergamo settimana scorsa: il volo prosegue ed il copilota Balotelli è arrivato in tempo utile per prendere ancora più quota, insieme al comandante El Shaarawy e a tutto l’equipaggio rossonero. Next stop, prossimo scalo: Cagliari. Atterraggio previsto Domenica 11, ore 15: Is Arenas. Il viaggio verso la meta è ancora lungo, ma si sa: dietro ogni linea d’arrivo, c’è una nuova linea di partenza. Verso l’Europa che conta.

Simone Nobilini
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lunedì 7 gennaio 2013

EDITORIALE: IL MILAN TROVA UN BOJAN GIUSTIZIERE: SIENA SCONFITTO 2-1

L’INGRESSO DEL CATALANO NELLA RIPRESA ACCENDE I ROSSONERI, CHE INIZIANO IL 2013 CON UNA SOFFERTA E IMPORTANTE VITTORIA SULLA TRUPPA DI IACHINI


Anno nuovo, vita vecchia. Il Milan inaugura l’anno nuovo con un successo tanto sofferto quanto importante contro un Siena ostico, compatto e in grado di tenere testa ai rossoneri per tutto l’arco del match.
A dispetto dell’ultima posizione in classifica e dei soli 11 punti conquistati finora (senza dimenticare i 6 punti di penalizzazione inflitti a inizio stagione), affrontare i bianconeri, soprattutto per le cosiddette grandi, non è mai stato semplice (Fiorentina a parte): Juve, Roma e Napoli hanno avuto la meglio sulla Robur a fatica, mentre l’Inter fu addirittura costretta a un pesante K.O. casalingo (0-2) il 23 Settembre scorso.

La prima frazione di gioco registra un tasso di emozioni pressoché nullo: l’unico ad aver smaltito al 100% l’abbuffata natalizia, con cenone di Capodanno annesso, sembra essere Stephan El Shaarawy. I due guizzi del numero 92 rossonero, vicinissimo al gol in entrambe le occasioni, sono infatti gli unici sussulti da segnalare in un primo tempo abbastanza soporifero: il Siena bada a difendersi con ordine e ripartire; il Milan fa la partita, mantiene il possesso palla (pur sbagliando mille appoggi) ma non trova spazi per far male alla retroguardia senese.

Nella ripresa la musica cambia. Il Milan insiste, attacca con continuità, sfiora il gol con Pazzini ma rischia la beffa, nell’unica vera occasione concessa al Siena: un rimpallo fortunoso in area di rigore tra due difensori rossoneri libera al tiro Rosina: bravo Abbiati, al rientro da titolare, a mettere in calcio d’angolo. Dopo una costante pressione sull’avversario, però, il Milan trova il vantaggio con Bojan Krkic: l’ex giocatore di Barcellona e Roma, inserito al 55’ da Allegri al posto di uno spento Nocerino, velocizza la manovra offensiva e, servito da un bel cross di Boateng, sblocca la partita di testa al 67’.

Forte del vantaggio acquisito, il Milan controlla la partita e affonda  gli ospiti all’80’, grazie ad un calcio di rigore (generoso) conquistato e trasformato, per l’ottavo centro in campionato, da Giampaolo Pazzini.  Il Siena non molla fino alla fine, riaprendo la partita con un colpo di testa del redivivo Paolucci (male Acerbi nella circostanza) e tentando un disperato forcing finale senza tuttavia creare grandi pericoli.

Come ribadito in precedenza, non si trattava di un match semplice per il Milan, che comunque è riuscito a portare a casa i tre preziosissimi punti in palio, raggiungendo quota 30 in classifica e riportandosi a -2 dalla Roma. Tante le assenze in fase difensiva, con un solo centrale di ruolo a disposizione (Acerbi, autore di una prova non troppo convincente) e con De Sciglio costretto a scalare, con buoni risultati, al fianco del numero 13 rossonero. La svolta è arrivata grazie a Bojan e al suo terribile impatto a partita in corso: ha dato imprevedibilità e maggior rapidità in attacco, indubbiamente il migliore in campo in casa rossonera. Pazzini, pur non disputando un gran match, è stato abile a conquistare e trasformare un rigore che alla fine è risultato decisivo.

Considerazione finale e battuta a parte sul mercato: Galliani ha promesso “Arrivi soltanto in caso di partenze”. Pato è già stato ceduto, Robinho, nonostante le difficoltà incontrate nella trattativa con il Santos, è sempre sul piede di partenza: difficile togliere a un brasiliano la saudade di casa. Boateng (qui a destra con la maglia anti-razzismo indossata dai calciatori rossoneri durante il risclaldamento), dopo i fattacci di Busto Arsizio (motivazione obbiettivamente pretestuosa..), non è più sicuro sulla sua permanenza e ha lasciato intendere che a breve chiarirà sul suo futuro. Per Abate sembra esserci un’offerta importante (10mln) dallo Zenit, Antonini è cercato da Rubin Kazan, Galatasaray, Wolfsburg, Spartak Mosca e dal Monaco di Claudio Ranieri. Se rivoluzione dev’essere, che rivoluzione sia. Ma servono fatti, non parole: per ogni cessione, un acquisto. Altrimenti, i classici luoghi comuni “Siamo a posto così” e “Ultracompetitivi” si riveleranno, per l’ennesima volta, parole inutili e buttate al vento.

Simone Nobilini

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lunedì 17 dicembre 2012

EDITORIALE: IL MILAN METTE LA QUARTA: POKER A UN PESCARA “CHRISTMAS EDITION"


I ROSSONERI COLGONO IL QUARTO SUCCESSO CONSECUTIVO SUPERANDO LA SQUADRA DI BERGODI: PESANO SUL RISULTATO LE DUE INCREDIBILI AUTORETI REGALATE DA ABBRUSCATO E JONATHAS

Lo avevamo detto giusto una settimana fa, dopo il successo di Torino: in casa Milan serve continuità. Il  4-1 di ieri, ottenuto a San Siro contro il Pescara, non fa altro che aumentare la consapevolezza all’interno dell’ambiente rossonero di risalire ulteriormente la china. Guai ad esagerare, però: i  tre punti conquistati contro la banda di mister Bergodi sono certamente meritati, ma il risultato finale inganna.

Nel giorno del suo 113° compleanno infatti il Milan ha faticato, e non poco, a scrollarsi di dosso i neopromossi abruzzesi. La rete di Nocerino dopo soli 35 secondi (seconda consecutiva e stagionale) a coronamento di una splendida triangolazione con Montolivo ed El Shaarawy ha spianato la strada agli uomini di Allegri, forti di un vantaggio immediato che ha permesso ad Ambrosini e compagni di gestire con maggior tranquillità il match. Poche le occasioni nella prima frazione di gioco da ambo le parti: Togni tenta vanamente di sorprendere Amelia dai 30 metri, Pazzini interviene su un tiro-cross di Robinho, spedendo però alto.

Nella ripresa invece il match è tutt’altro che soporifero. Al 50’ Abbruscato, intervenendo di testa su un cross di Robinho, decide di incartare e spedire il pacco regalo per i 113 anni del Milan verso la porta di Perin, che non può nulla: clamorosa autorete e raddoppio rossonero. La partita sembra chiusa, ma il Pescara non demorde e sei minuti più tardi Terlizzi riapre il match. La proporzione adatta a raccontare la rete pescarese è fin troppo semplice: Terlizzi: difensore prolifico e buon colpitore di testa = Difesa rossonera su palle inattive: (13°) gol subito. Come già ampiamente ribadito, Allegri dovrebbe lavorare maggiormente in allenamento su un problema che si è ripresentato troppo spesso finora.

Il Pescara prende fiducia, il Milan accusa il colpo: tanto che dopo pochi minuti un Amelia in versione stalattite rischia di farsi sorprendere dal destro dalla lunga distanza di Balzano, che termina sul palo esterno. Allegri opta per l’ingresso di Boateng al posto di un Robinho troppo poco incisivo mentre il Pescara prova a rendersi pericoloso, senza successo, con gli ingressi di Quintero e Jonathas.

El Shaarawy crea ma Pazzini, nonostante il solito buon lavoro per la squadra, non riesce a concretizzare. A chiudere il match al 79’, tuttavia, ci pensa chi non si è scordato dell’incombente festività: il neo entrato Jonathas si trasforma in Babbo Natale e regala al Milan il secondo autogol di testa di giornata, deviando alle spalle dell’incolpevole Perin il calcio d’angolo di El Shaarawy: 3-1. Uno sfortunato Pescara si scioglie definitivamente due minuti  dopo, quando Pazzini termina la sua cavalcata verso la porta abruzzese regalando ad El Shaarawy la gioia del 14° gol stagionale: 4-1 finale e quota 27 punti in classifica raggiunta.

Il Milan visto ieri a San Siro è stato tutt’altro che eccezionale, ma abile a trovare quel mix di bravura e fortuna che ha permesso alla formazione di Massimiliano Allegri di conquistare i 3 punti in palio. E’ tornato Montolivo e si è visto: bravo ad arginare alcune azioni avversarie e a far ripartire i suoi, smistando palloni ovunque. Bene la difesa, gol subito a parte, priva di Mexès influenzato : Yepes ha giocato una partita eccezionale, Zapata si è dimostrato affidabile, mentre Constant e De Sciglio continuano la loro crescita(notevoli un paio di discese sulla sinistra del franco-guineano).  Nocerino e Ambrosini hanno lottato, ma a differenza del numero 8 rossonero il capitano del Milan si è mostrato spesso nervoso, commettendo qualche fallo di troppo e guadagnando il suo 5° cartellino giallo stagionale. Su El Shaarawy invece difficile aggiungere altro: anche ieri il migliore per impegno, corsa e pericolosità, timbra il cartellino per la 14° volta in 17 partite di campionato. Se la matematica non è un’ opinione … Ennesimo chapeau per il Faraone.

Chapeau extra, infine, anche allo stoico piccione (nella foto a destra tra i piedi di Yepes) che ha assistito al primo tempo live dal terreno di gioco di San Siro, rischiando un paio di volte la propria incolumità tra palloni calciati e pestoni involontari(o forse no..).

Sabato prossimo il Milan sarà di scena all’Olimpico di Roma: il match contro la formazione di Zeman, reduce dalla sconfitta di Verona, sarà certamente un ottimo test per verificare la crescita di una squadra che solo un mese fa sembrava essere sull’orlo del baratro. Un successo significherebbe sorpasso sui giallorossi e sesto posto: dopo il compleanno festeggiato con una vittoria contro il Pescara, regalarsi 3 punti per Natale sarebbe tutt’altro che una cattiva idea. Perché El Shaarawy è pronto a vestire anche i panni di uno dei tre Re Magi, se necessario…

Simone Nobilini

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lunedì 10 dicembre 2012

EDITORIALE: POKER MILAN, TORO MATATO. CHE RUMORE FA LA CONTINUITA’…?

TERZA VITTORIA CONSECUTIVA IN CAMPIONATO PER I ROSSONERI: DOPO UN BRUTTO PRIMO TEMPO, LA SQUADRA DI ALLEGRI DILAGA NELLA RIPRESA CONTRO UN TORO TROPPO DISTRATTO
C’era un termine finora pressoché sconosciuto in casa Milan: continuità. Termine che la squadra rossonera sta provando ad inserire nel vocabolario della finora deludente stagione 2012-13 grazie ai 3 successi consecutivi ottenuti. Gli ultimi 3 punti giungono da Torino, sponda granata: i primi tempi rossoneri (Juve a parte) non sono mai stati il punto forte della squadra di Allegri, che anche contro gli uomini di Ventura ha faticato e non poco a creare gioco e palle gol (quanto ha pesato l’assenza di Montolivo…) e ha concesso a Santana il punto dell’1-0 grazie all’ormai consueto omaggio primotempistico, stavolta firmato Nocerino.
Un primo tempo avaro di emozioni da ambo le parti, che viene ravvivato dall’incredibile retropassaggio errato del numero 8 milanista e dal pareggio, giunto 12 minuti più tardi, firmato da un Robinho inguardabile per mezz’ora, ma capace di rimettere in carreggiata i suoi con un gol capolavoro: finta di corpo che manda al bar Darmian e puntata di sinistro che si insacca sotto la traversa. Prima frazione di gioco segnata anche dal brutto infortunio occorso a De Jong: tendine d’achille saltato, stagione finita. Un grosso e doveroso in bocca al lupo al numero 34 rossonero per una pronta guarigione.
Il pareggio giunto a pochi minuti prima dell’intervallo galvanizza il Milan, che nella ripresa torna in campo con tutt’altro spirito. E alla prima azione fa centro: cross di El Shaarawy dalla sinistra, smanacciata debole di Gillet e tap-in di testa vincente di Nocerino, che con il suo primo gol stagionale riscatta il clamoroso errore commesso in occasione del vantaggio granata. Rimonta completata e Torino psicologicamente K.O.: passano altri 10 minuti e Pazzini, dopo un’insolita e indisturbata cavalcata di 30 metri verso la porta di Gillet, si libera in modo dubbio di Masiello in area di rigore e scarica un gran destro sul primo palo, trafiggendo per la terza volta il portiere granata e chiudendo virtualmente la partita.
Il Toro non c’è più, nemmeno difensivamente: Pazzini va vicino alla doppietta, servito al bacio da un ottimo De Sciglio, con un imperioso colpo di testa che si stampa sulla base del palo; Emanuelson prova invece un sinistro a giro dai 30 metri che colpisce la parte alta della traversa. Il punto esclamativo sul match lo mette il solito ineffabile Stephan El Shaarawy, sfruttando un’incredibile papera di Gillet ed insaccando a porta vuota il quarto sigillo rossonero di giornata: tredicesimo centro in campionato per il Faraone, sempre più capocannoniere della Serie A.
Negli ultimi 10 minuti il Milan sparisce, lasciando campo al Toro che trova, con orgoglio, il gol del 2-4 con una bella torsione di testa di Rolando Bianchi, colpevolmente lasciato libero da Mexés. I granata tentano l’arrembaggio finale senza successo, reclamando per un rigore non concesso: il tocco con il braccio di Ambrosini c’è, ma  è involontario e la distanza non sembra essere tale da concedere il tiro dagli 11 metri. Finisce 2-4.
All’Olimpico di Torino si è visto un Milan nel complesso convincente, bravo a raddrizzare una partita inizialmente in salita grazie ad un errore clamoroso e certamente evitabile. L’imperativo per i prossimi match sarà non concedere più primi tempi agli avversari, cercando di imporsi fin da subito e mantenendo alta la concentrazione in fase difensiva: alcuni cali possono essere fatali, e partire a handicap non è mai ovviamente una buona idea …
Ha pesato e non poco l’assenza di Montolivo, ormai vero e proprio perno del centrocampo rossonero, la cui qualità sta diventando essenziale per la squadra di Allegri. Giusta e particolare menzione invece per Giampaolo Pazzini (la cui candidatura a prima punta titolare era già stata ampiamente caldeggiata nei nostri precedenti editoriali), probabilmente il migliore in campo: ha lottato su ogni pallone,ritrovato il gol e colpito un palo. Merita la riconferma.
Domenica prossima, in occasione del 113° compleanno del Milan, arriverà a San Siro il Pescara di Bergodi, reduce dal successo interno contro il Genoa: regalarsi 3 punti sarebbe l’idea migliore, quanto dare continuità agli ultimi risultati raggiunti. Il motto “Don’t stop me now” è sempre attuale e “Freddie Mercury” El Shaarawy è pronto a far sentire al Milan “Che rumore fa la continuità”: quello della classifica che si muove …
Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

sabato 1 dicembre 2012

EDITORIALE MILAN: “EL (SHAARAWY) SEGNA SEMPER LU”, I ROSSONERI ESPUGNANO CATANIA: 1-3


LA SQUADRA DI ALLEGRI TORNA A VINCERE IN TRASFERTA IN CAMPIONATO DOPO DUE MESI: L’ULTIMO SUCCESSO ESTERNO RISALIVA ALL’ 1 SETTEMBRE (1-3 A BOLOGNA). MA NON MANCANO LE POLEMICHE...

“El segna semper lu”. Tanti appassionati di calcio probabilmente ripenseranno, leggendo questa frase, a Maurizio Ganz, ex centravanti di Milan e Inter tra le altre. Ma non è il bomber di Tolmezzo il soggetto di cui vogliamo parlare. “El segna semper lu” sta diventando in realtà un soprannome sempre più adatto (grazie anche all’analogia con il cognome) al Freddie Mercury rossonero (per chi si fosse perso questo paragone, consiglio la lettura dell’editoriale precedente --> http://discoveryfootball.blogspot.it/2012/11/editoriale-milan-volli-sempre-volli.html), ovvero Stephan El Shaarawy.
Il Faraone da Savona prosegue nel suo momento magico: con la doppietta rifilata ieri al Catania ha raggiunto quota 12 gol in campionato, rafforzando la propria posizione in testa alla classifica cannonieri e riportando il Milan al successo in trasferta.
A dire il vero il match non si era messo benissimo per i rossoneri, che pur tenendo in mano il pallino del gioco nei primi 10 minuti e rendendosi pericolosi con un sinistro di Boateng, si sono fatti trafiggere dal decimo gol stagionale subìto da palla inattiva, firmato dall’ex Nicola Legrottaglie con la collaborazione di Acerbi e De Sciglio. Prestare maggior attenzione alle marcature su palle inattive nelle sedute d’allenamento non sarebbe una cattiva idea, per usare un eufemismo: mister Allegri dovrebbe lavorarci su, e parecchio.
Il primo tempo risulta abbastanza soporifero, e non è la prima volta in stagione. Constant e soprattutto De Sciglio si propongono con continuità sulle fasce, ma i cross dei due laterali sono sempre preda della difesa catanese: senza prime punte, come per esempio Pazzini, difficile rendersi pericolosi in area di rigore, a maggior ragione sulle palle alte.
Boateng e Robinho sono spettatori non paganti nei primi 45 minuti: l’esperimento del “falso nueve” con il ghanese non sembra funzionare, il brasiliano invece corre a vuoto e non riesce mai a rendersi utile.
Dopo 4’ della ripresa, però, a mettere in partita il Milan ci pensa uno sciagurato Pablo Barrientos: già ammonito nella prima frazione di gioco per una simulazione degna della miglior Tania Cagnotto, l’argentino scalcia da dietro ingenuamente Nocerino: secondo giallo e squadra di Maran costretta a giocare in 10 per i restanti 40’.
In 10’ il match cambia padrone: cross di De Sciglio spizzato da Robinho, El Shaarawy da due passi (ma in netta posizione di fuorigioco) mette dentro e fa 1-1. Il pubblico catanese, giustamente imbufalito, viene però zittito una seconda volta da uno splendido gol del redivivo Kevin-Prince Boateng, che liberatosi ottimamente al limite dell’area disegna un destro a giro imparabile per Andujar.
Il Catania non riesce più a riprendersi e il contraccolpo si fa sentire: il Milan sfiora ripetutamente il 3° gol in contropiede, divorando occasioni clamorose con Emanuelson, El Shaarawy e con un Robinho in stile Egidio Calloni. I rossoneri reclamano anche per due rigori: l’intervento falloso di Pablo Alvarez su Nocerino lanciato a rete sembra evidente, come dubbioso è il contatto all’altezza del dischetto su Boateng, che nel finale verrà espulso per un fallo da dietro ingenuo e irruento, ma più probabilmente da ammonizione.
A chiudere definitivamente la partita ci pensa ancora una volta lui, El Shaarawy, che al 92’ firma con un bellissimo destro a giro la rete dell’1-3 finale. Ennesimo Chapeau a un ragazzo che sta sempre più assumendo la forma di un campione.
Dopo il match vinto contro la Juventus, serviva un segnale di crescita. Il Milan l’ha mostrato parzialmente: fino all’espulsione di Barrientos la squadra di Allegri ha creato poco e nulla, dimostrando che un uomo al centro dell’area di rigore serve (Pazzini per Boateng nonostante il gran gol, unico lampo della sua partita) e che Bojan, con le sue accelerazioni, è nettamente più utile e pericoloso rispetto a un Robinho davvero inguardabile ieri al “Massimino”.
In fase difensiva, la retroguardia rossonera ha sofferto raramente, concedendo però gol in occasione dell’unica chance creata dal Catania: come già detto in precedenza, obbligatorio rivedere le marcature sui calci piazzati.
Vietato rilassarsi ora. E “Freddie Mercury” El Shaarawy ce lo ricorda nuovamente:”The show must go on…”.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)

lunedì 26 novembre 2012

EDITORIALE MILAN: “VOLLI, SEMPRE VOLLI, FORTISSIMAMENTE VOLLI…I 3 PUNTI”.


I ROSSONERI  BATTONO 1-0 LA JUVE GRAZIE A UN DISCUSSO RIGORE DI ROBINHO E FERMANO LA CORSA DELLA CAPOLISTA

Ci sono un paio di aggettivi, sradicati dai nomi di due importanti esponenti appartenenti al campo musicale e letterario, grazie ai quali è possibile descrivere al meglio il Milan visto nel match di ieri sera contro la Juve a San Siro.
Partiamo dal Milan Queeniano. Il riferimento è ovviamente tutt’altro che relativo a ciò che riguarda ambiti regali e di corte. Stiamo invece parlando di una squadra che ha incarnato al meglio l’anima musicale del gruppo capace di dominare il panorama del rock (e non solo) dagli anni ’70 ai ’90. Queen che avevano a capo un inimitabile leader, Freddie Mercury, impersonificato nel Milan odierno da Stephan El Shaarawy, preziosissimo anche ieri: talento da vendere, al quale aggiungiamo applicazione, sacrificio, duttilità.
Il Milan del “We will rock you” e dell’ “I want it all” lo si è visto nel primo tempo. Partito forte, con le prime conclusioni firmate da un impeccabile Mattia De Sciglio dopo 4 minuti di gioco e da Kevin-Prince Boateng in contropiede al 15’, senza lasciare occasioni a una Juve stordita e aggredita dai rossoneri che, come potrebbe ricordarci il titolo della seconda canzone menzionata, premono e vogliono il vantaggio. Raggiunto al 31’, grazie a un calcio di rigore trasformato da Robinho e concesso dall’arbitro Rizzoli per un presunto fallo di mano di Isla su colpo di testa di Nocerino: il tocco con il braccio sembra inesistente ma il difensore cileno paga un gesto scomposto e troppo rischioso in area di rigore.
La reazione dei bianconeri non c’è, le occasioni sono pari a zero. E la squadra di Allegri chiude senza patemi la prima frazione di gioco avanti di un gol.
“We will rock you” e “I want it all”, dicevamo in precedenza. Risultato: Juve scossa dalla veemenza del Milan e agognato vantaggio conquistato dai rossoneri. Per chi mastica un minimo di inglese, capire i collegamenti con i titoli delle due canzoni non è certamente un’impresa impossibile.
Nel secondo tempo, lo stile Queeniano si fa da parte, lasciando il campo a un Milan Alfieriano. Una squadra che evita distrazioni fatali, mantiene la concentrazione e si copre maggiormente, con il chiaro intento di difendere il vantaggio acquisito. Proprio come Vittorio Alfieri, noto esponente della letteratura italiana, che nella Lettera responsiva a Ranieri de’ Casalbigi racconta di essersi fatto legare ad una sedia per non farsi distrarre dallo studio e di essersi fatto rasare i capelli solo su una metà della testa per impedirgli, grazie al suo impresentabile aspetto, di uscire di casa e di allontanarsi da ciò su cui era concentrato.
Ecco perché abbiamo visto un Milan Alfieriano: un Milan più chiuso, che evita di scoprirsi troppo, meno bello rispetto al primo tempo ma in grado, grazie a una grande forza di volontà, di portare a casa il risultato. Esattamente come la storia del drammaturgo di Asti, preso nello sforzo, poi rivelatosi vincente, di diventare un autore tragico.
La Juve nella ripresa ha tenuto in mano il pallino del gioco, ma si è resa realmente pericolosa solo in un’occasione, con una conclusione a botta sicura di Vucinic respinta sulla linea da un Constant anche ieri prezioso.
“Volli, sempre volli, fortissimamente volli..(i 3 punti)”. Ecco il motto vincente che ha accomunato il Milan e Vittorio Alfieri nella serata di ieri. Senza dimenticare l’impatto rock stile Queen del primo tempo (che ha scosso finalmente anche Nigel De Jong, solida diga a centrocampo) e la pennellata d’arte di un Caravaggio, ovvero Riccardo Montolivo, che investito del ruolo di capitano ha sfoderato l’ennesima grande prestazione.
Contro la Juve si è rivisto il Milan dei guerrieri,dei lottatori, il Milan che i tifosi amano vedere. E perché questa squadra possa sempre fornire prestazioni simili, i Queen, dandoci un ulteriore aiuto, lanciano agli uomini di Allegri un ultimo appello: “Don’t stop (me) now”, because “The show must go on”…….

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)

domenica 11 marzo 2012

2-0 AL LECCE, "FUGHINA MILAN"

Non era facile ritrovare la giusta concentrazione dopo la figuraccia di martedì a Londra, ma l' occasione era di quelle da non lasciarsi scappare: a San Siro arrivava un Lecce decimato dalle assenze, mentre la Juventus era di scena a Marassi contro il Genoa con alle spalle una serie di cinque pareggi nelle ultime sei partite e numerose defezioni in difesa. Alla fine vittoria è stata: un 2-0 non entusiasmante ma sicuramente autoritario, che unito al pareggio a reti bianche del Ferraris regala ai rossoneri il primo vantaggio importante in classifica, 4 punti.

Brevi pillole di cronaca. Classico 4-3-1-2 per Allegri, con Antonini che si riprende la fascia sinistra e Muntari che rientra a centrocampo, permettendo ad Emanuelson di spostarsi a ridosso delle punte Robinho e Ibrahimovic. Dall' altra parte arriva un Lecce non meno in emergenza: alla pesantissima assenza di Cuadrado, si aggiungono quelle per squalifica di Di Michele, Tomovic e Delvecchio, senza dimenticare il turno di stop forzato per Serse Cosmi. Parte forte la formazione rossonera, che schiaccia immediatamente i Salentini nella propria metà campo fino a trovare il vantaggio già al settimo minuto: lancio dalle retrovie per Ibra che in girata alleggerisce per l' accorrente Nocerino, botta secca deviata da Miglionico e gol, addirittura il nono in campionato. La rete non fiacca l' entusiasmo del Milan che, anzi, continua ad attaccare a testa bassa per tutto il primo tempo, sfiorando ripetutamente il raddoppio con Robinho, Ibrahimovic ed Emanuelson. Al 24esimo invece l' unico acuto di un Lecce apparso fin troppo impaurito: lancio lungo di Oddo a cercare Muriel, il colombiano sguscia via al disattento Bonera ma alza troppo il piattone e la palla si perde sopra la traversa. Nella ripresa però la musica cambia: Cosmi dà più sostanza al centrocampo inserendo Obodo e, sfruttando anche la stanchezza della squadra di Allegri, riesce a rendersi pericoloso un paio di volte dalle parti di Abbiati con Bojinov. Tuttavia si tratta del preludio al secondo gol del Milan, davvero bello: Robinho scodella al centro per Emanuelson, che di testa appoggia ad Ibra appostato al limite dell' area, lo svedese non ci pensa due volte e insacca al volo di collo destro alle spalle dell' incolpevole Benassi. Da qui in poi la partita non offrirà più niente, con il Milan che controlla con un possesso palla talvolta stucchevole e un Lecce quasi mai pericoloso.
L' impressione è che la disfatta di Londra, coincisa comunque col passaggio del turno, sia stata una battuta d' arresto estemporanea, dovuta magari a un approccio "leggero" dopo il 4-0 dell' andata, piuttosto che il frutto di un calo fisico-mentale della squadra rossonera. Anche perché la prestazione offerta oggi è sembrata assolutamente in linea con quella delle ultime uscite, chiaramente con un po' di brillantezza in meno a causa dell' impegno europeo. Nota doverosa infine per il "caso" Ibrahimovic. Si era infatti parlato di un energico colloquio tra lo svedese e Massimiliano Allegri negli spogliatoi dell' Emirates, con l' attaccante di Malmoe che rimproverava al proprio tecnico la scelta del tridente e di portare due portieri in panchina. La risposta è arrivata sul campo, con un Ibrahimovic che è sembrato il solito fuoriclasse spensierato e che ha impreziosito il proprio campionato con un assist e un gol davvero deliziosi, salvo poi "rimproverare" alla sua maniera, nel dopopartita, un giornalista che evidentemente lo stava osservando con troppa intensità durante la tradizionale intervista. Del resto Ibra è questo: prendere o lasciare.

Nicolò Scotucci