Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 13 maggio 2013

MILAN E ROMA NON SI FANNO MALE: A SAN SIRO FINISCE 0-0, LA CORSA CHAMPIONS SI DECIDERA’ ALL’ULTIMA GIORNATA

IN UN MATCH SEGNATO DALL’EQUILIBRIO E DAL NERVOSISMO LA SQUADRA DI ALLEGRI SPRECA IL PRIMO MATCH POINT: A SIENA SERVIRA’ VINCERE PER CONCLUDERE IN TERZA POSIZIONE

Fino alla fine. Fino all’ultima giornata di campionato. Si deciderà in contemporanea tra Siena e Pescara, già retrocesse entrambe, il futuro di Milan e Fiorentina: sarà Champions o Europa League? Chi vivrà, vedrà.

I Men in Gold per l’occasione avevano un importante match point sulla racchetta: a San Siro arrivava una Roma reduce sì dall’inatteso K.O. interno contro il Chievo ma pur sempre avversario temibile e di spessore. I giallorossi avevano la chance di essere l’unica squadra in grado di vincere entrambi i match in stagione contro il Milan, dopo il 4-2 dell’andata:la partita del Meazza, tuttavia, si è rivelata nel complesso equilibrata e priva di grandi emozioni. Sorvolando sulla solita idiozia razzista nei confronti di Balotelli che ha provocato la sospensione del match e che difficilmente vedremo terminare a meno di reali e forti prese di posizioni, lo 0-0 è sembrato un risultato più che corretto.

Due espulsioni di Muntari e Totti (corrette) a parte, il match ha visto i giallorossi tentare più conclusioni verso la porta di Abbiati, che ha sempre risposto presente nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa. Sul Milan, poco da dire: condizionati dall’uomo in meno dal 41’ del primo tempo, i rossoneri hanno ovviamente faticato a costruire gioco senza peraltro subire troppo da una Roma poco incisiva davanti.

Davanti a molteplici espressioni di malumore da parte di tanti tifosi rossoneri dopo il pareggio di ieri sera ci sarebbero un paio di considerazioni da fare.

Il primo punto è chiaro: come già ribadito, giocare in 10 vs 11 non è mai ovviamente semplice, a maggior ragione contro una squadra che può vantare un trio come quello formato da Totti, Osvaldo e Lamela davanti. Ciò che risulta indiscutibilmente vero è che il Milan non abbia mostrato il giusto approccio sin dal primo minuto, situazione già vissuta più volte in questa stagione. Chiudere il discorso terzo posto con una giornata d’anticipo sarebbe stato importante: ai rossoneri toccherà espugnare Siena per ottenere la qualificazione ai preliminari di Champions.

Punto numero due: le lamentele sulla squadra si susseguono e non si sono mai placate, a maggior ragione dopo la prestazione offerta dai ragazzi di Allegri ieri. Ma guardando in faccia la realtà, la rosa del Milan è sempre stata la stessa da inizio stagione, con l’unica, fondamentale addizione che porta il nome di Mario Balotelli nel mercato di Gennaio. Che l’unico uomo in grado di dare tecnica e qualità alla linea mediana milanista fosse Riccardo Montolivo si sapeva da tempo: normale che, in sua assenza, il centrocampo fatichi ad impostare e ad accompagnare le azioni offensive, data la staticità di Ambrosini (non proprio più un giovincello…) e Muntari. Non una novità. La speranza dei tifosi rossoneri è che Adriano Galliani, a campionato quasi terminato, abbia capito come completare questa squadra, soprattutto a centrocampo e in difesa.

Difesa che ieri, soprattutto centralmente, ha disputato una buona partita, con Zapata e Mexès sempre autori di ottime chiusure. Prestazioni convincenti a metà, invece, sugli esterni: De Sciglio è apparso in calo mentre Constant, dopo un primo tempo confusionario, ha disputato una buonissima ripresa. A centrocampo il migliore è stato il solito Flamini mentre davanti Balotelli ed El Shaarawy hanno lottato ma non inciso.

Sarà Siena, dunque, il crocevia della stagione rossonera. Tre punti per un terzo posto: la ricorrenza di quel numero 3, tanto caro a qualcuno come Dante che proprio in terra toscana nacque e acquisì fama e traguardi importanti. Come quelli che vorrebbe ottenere il Milan: in questo caso il Sommo Poeta perdonerà l'inferno rossonero, ma la sua Firenze dovrà essere tenuta lontana...

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

mercoledì 8 maggio 2013

IL MILAN PASSEGGIA SUI RESTI DEL PESCARA: LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS E’ A UN PASSO

TUTTO FACILE PER I ROSSONERI ALL’ADRIATICO, TRASCINATI DALLA DOPPIETTA DI BALOTELLI E DAI CENTRI DI MUNTARI E FLAMINI

Poteva sembrare un match dall’esito scontato. E lo è stato a tutti gli effetti. Nonostante talvolta certe partite, apparentemente senza storia, possano recare insidie, il Milan è passato come un rullo compressore sui resti di un Pescara che ormai porta solo il nome dello splendido giocattolo marchiato Zeman visto nella passata stagione in Serie Bwin.

Una volta ceduti gli artefici della promozione in A (il trio Insigne-Immobile-Verratti) sullo stadio Adriatico è calato il buio più totale. 20 punti nel girone d’andata, solamente 2 in quello di ritorno, a dimostrazione di una campagna acquisti rivelatasi fallimentare sin da subito e inadeguata per sostenere una più che impegnativa stagione nella massima serie italiana.

Sul match, obiettivamente, ben poco da dire: 0- 4, 2 gol per tempo e dominio totale sin dall’inizio per squadra di Allegri, partita con il piglio giusto e brava a non sottovalutare l’impegno da affrontare. Bene Muntari davanti a una difesa, mai realmente impegnata, e Robinho, autore di due assist. Buona anche la prova di Flamini, ancora a segno (4° centro stagionale per il francese). Impeccabile, invece, Mario Balotelli, ottimo anche in fase di ripiego e autore di una doppietta che gli consente di arrivare a 11 gol siglati in 11 partite. A dir poco decisivo.

Poche, obiettivamente e ovviamente, le negatività da segnalare in casa rossonera. Solita imprecisione nel rifinire l’azione a parte, firmata Ignazio Abate, non ha convinto ancora Mbaye Niang, in netto calo rispetto alle ottime prestazioni fornite sino a qualche mese fa. Il francese è apparso macchinoso e spesso confusionario: il match di oggi gli offriva la possibilità di esprimersi senza grosse pressioni sulle spalle, ma il numero 19 rossonero ha decisamente deluso le aspettative. Il tempo per crescere, tuttavia, è abbondante.

Considerazione a parte: sarebbe stato interessante vedere impiegati nel match dell’Adriatico Cristante e Salamon, giovani dalle più che belle speranze, che avrebbero potuto respirare aria di Serie A anche solo per uno spezzone di gara. Idea non condivisa, purtroppo, da Massimiliano Allegri, che ha preferito invece dare minuti all’oggetto misterioso della stagione rossonera, Bakaye Traorè.

Relativa difficoltà dell’impegno a parte, i 3 punti guadagnati dal Milan permettono ai rossoneri di andare ad un passo dalla qualificazione matematica in Champions League. Il matrimonio tra la squadra di Allegri ed il terzo posto assume sempre più concretezza: restano da stabilire data e luogo. A San Siro o al Franchi di Siena. Per poter finalmente dire, al termine di una travagliata ed avventurosa stagione: E vissero tutti felici e contenti…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)  

lunedì 6 maggio 2013

AL MILAN BASTA UNA STOCCATA DI BALOTELLI PER MATARE IL TORO: IL TERZO POSTO ORA E’ PIU’ VICINO

I ROSSONERI FATICANO ENORMEMENTE CONTRO L’UNDICI DI VENTURA MA CONQUISTANO 3 PUNTI FONDAMENTALI PER LA CORSA CHAMPIONS

Sarà un caso? Forse si, forse no. Chissà. Ma quando a Milano incombono a braccetto maltempo e squadre immischiate nella zona salvezza, desiderose di punti, il Milan di Allegri tende puntualmente ad offrire prestazioni sottotono. Metereopatico.

Era già successo in occasione delle gare interne con Pescara, Siena e Palermo. E il copione si è ripetuto ieri, contro il Torino di Giampiero Ventura: giornata tutt’altro che primaverile, poco gioco e pessima partita ma, ancora una volta, 3 punti conquistati.

Periodi diversi, risultati uguali. In fondo, contava vincere per portarsi a +4 sulla Fiorentina a 3 giornate dalla fine. E la zampata di Balotelli, in questo senso, è stata indubbiamente decisiva.

Rimane sempre un però. Quel però che fa ripensare al modo in cui è giunto il successo sul Toro: sofferto, mai davvero troppo cercato, poco meritato. Per chi si aspettava un Milan voglioso di offendere da subito per ottenere i 3 punti certamente una delusione: granata ben coperti grazie al 5-4-1, Milan privo di idee, fantasia e ad un passo dal capitombolare in tre occasioni, con Barreto e Di Cesare fermati da Abbiati e dall’imprecisione.

Molli. E non stiamo parlando delle famose capsule contro il mal di testa tanto pubblicizzate nell’ultimo periodo in TV. Più semplicemente, l’aggettivo perfetto per definire la consistenza dei giocatori rossoneri (Nocerino e Boateng su tutti) per gran parte del match di ieri. Troppi i contrasti persi, la poca voglia di lottare (nota probabilmente al solo Flamini) e la capacità di pungere un 11 avversario abilissimo nel difendersi per poi ripartire in contropiede con la velocità di Cerci e Barreto.

Fantasia e qualità, queste sconosciute. Quanto può aver pesato e peserà l’assenza di Riccardo Montolivo in questo senso? Tanto. Troppo. D’altronde sostituire un Caravaggio con una tradizionale, legnosa statua africana come Sulley Muntari (nonostante una delle poche occasioni create dai rossoneri parta proprio dai suoi piedi) non poteva che dare effetti prevedibili in senso negativo. Qualità che non è riuscito a dare, ancora una volta, Stephan El Shaarawy: non al meglio per un problema alla caviglia in settimana ma, in ogni caso, ancora lontano parente del giocatore che abbiamo visto sbocciare nel freddo e complicato inverno rossonero. Tornerà.

Così come è tornata la voglia a Massimiliano Allegri di optare per una sostituzione nei primi minuti della ripresa, con l’ingresso di Pazzini per El Shaarawy. Ad Acciuga si può rimproverare poco, eccezion fatta per il solito, mancato utilizzo di De Sciglio al posto di un Abate mai capace di saltare l’uomo con continuità e di servire palloni invitanti in area di rigore.

In un pomeriggio caratterizzato da una corrida poco accesa e movimentata, dunque, il Milan deve ringraziare due toreador su tutti: Abbiati, decisivo su Barreto in un paio di circostanze, e Balotelli, match winner. Con il 9° gol in 10° partite giocate SuperMario, sottotono rispetto alle ultime prestazioni offerte, ha comunque regalato ai rossoneri il classico colpo del campione: non spettacolare, ma terribilmente importante e decisivo.

Vinta la corrida con il Toro, l’obiettivo terzo posto si avvicina sempre più: la trasferta di mercoledì a Pescara sa tanto di ghiotta opportunità per aumentare o mantenere invariato il distacco dalla Fiorentina quarta classificata. Starà al Milan e a SuperMario superare un altro livello per strappare una promessa di matrimonio alla tanto bramata qualificazione Champions.

Simone Nobilini
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lunedì 29 aprile 2013

IL MILAN HA UNA VOGLIA DI CHAMPIONS DA “PAZZO”: CATANIA PIEGATO 4-2

I ROSSONERI VANNO IN SVANTAGGIO DUE VOLTE PER POI RECUPERARE E VINCERE UN MATCH FONDAMENTALE IN CHIAVE TERZO POSTO. DECISIVO L’INGRESSO DI PAZZINI, AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Andava a 100 all’ora per trovar la bimba sua. E parliamo sempre di qualificazione Champions, ovviamente. Si è presentato così dal primo minuto il Milan visto ieri sera a San Siro contro il Catania: partenza a razzo, costante presenza nella metacampo rossazzurra e quantità enorme di palle gol create, sprecate o neutralizzate dalla Muraglia Catanese (per l’occasione, degna del paragone con quella cinese) e da un Frison (al debutto a San Siro) che per un’ora abbondante ha deciso di volere tutti i riflettori puntati su di lui.

Andava sì a 100 all’ora, il Milan. Ma ha anche rischiato di schiantarsi in due occasioni, trasformate in gol da Legrottaglie e Bergessio e, sostanzialmente, le uniche due chance create da un Catania tanto cinico quanto efficace nel difendersi il più possibile dagli attacchi rossoneri.

Incredulità, sconforto, preoccupazione. La palla, fino al liberatorio gol del pareggio di Flamini, sembrava non volesse davvero saperne di entrare. La più classica delle partite da Dura legge del gol: “Fai un gran bel gioco però, se non hai difesa, gli altri segnano”. Sembrava troppo utopistico poter dimenticare tutti i gol subiti dai rossoneri su palla inattiva, in effetti: e Legrottaglie, memore della rete siglata all’andata, decide di rispolverare il revival in occasione della gara di ritorno, facendo salire il numero delle reti subite da calcio piazzato a quota 14.

Statistiche e dati negativi a parte, ci ha pensato Giampaolo Pazzini a risolvere una situazione tutt’altro che semplice. Entrato al posto di uno spento e sempre più irriconoscibile Nocerino, in 3 minuti ha ribaltato una partita che rischiava di allontanare sempre più i rossoneri dal 3° posto momentaneamente occupato dalla Fiorentina. Unione perfetta tra senso del gol e professionismo: il Pazzo è stato capace di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, come spesso è accaduto quest’anno, arrivando a quota 15 gol in campionato. Non male per uno che era abituato a scaldare la panchina sull’altra sponda del Naviglio nella passata stagione…

Difficile giudicare negativamente la prestazione della squadra di Allegri. Il rischio di perdere punti, causato dall’impreciso piazzamento difensivo in occasione delle due reti, è stato più che concreto; ma è altrettanto giusto sottolineare come i rossoneri siano stati sfortunati in più di un’occasione, tra batti e ribatti e traverse colpite, prima di girare la partita a loro favore con merito.


Qualche considerazione sparsa: due parole su Nocerino, Abate ed El Shaarawy valgono la pena di essere spese. Sul primo, come già detto, pesa l’incredibile involuzione rispetto all’annata precedente nella quale, influenza fondamentale di Ibrahimovic a parte, l’ex giocatore del Palermo aveva mostrato ben altra consistenza in campo. La minor grinta, l’impoverimento a livello tecnico e lo scarso utilizzo nell’arco della stagione sembrano poter allontanare il numero 8 dalla maglia rossonera in estate, viste soprattutto le ultime convincenti prestazioni di Mathieu Flamini (tra i migliori ieri) che potrebbero portare il francese al rinnovo in rossonero.


Capitolo Abate: tanto fumo e poco arrosto? Probabilmente sì. Fa spesso tutto bene, grandi percussioni e accelerazioni, ma al momento della rifinitura pecca sempre di precisione. E sbaglia valutazione sul posizionamento, come in occasione dell’errore commesso contro la Juve , al momento del gol del nuovo vantaggio catanese di Bergessio. Tanti tifosi milanisti rimpiangono i 12 mln offerti dallo Zenit e rifiutati dal Milan a Gennaio: davanti a una serie di prestazioni poco positive il rammarico sembra essere più che comprensibile.

E su Stephan El Shaarawy? Vorrei ripetermi per l’ennesima volta, a costo di diventare noioso. Che dire: da salvatore della patria sembra essere diventato un comprimario qualsiasi. Guai a pensarla così, tuttavia: il rendimento del Faraone sottoporta è calato terribilmente (appena 2 le reti siglate nel girone di ritorno) e anche contro il Catania il numero 92 si è dimostrato poco lucido davanti a Frison. Ma l’incredibile lavoro di sacrificio sulla fascia sinistra, con quei rientri tempestivi e sempre puntuali tanto amati e applauditi dal pubblico di San Siro, non va dimenticato. Così come i 16 gol stagionali realizzati, con i quali ha tenuto in piedi il Milan nel girone di andata. La squadra rossonera ha assolutamente bisogno di ritrovarlo anche in fase offensiva: attendendo la sua ripresa Allegri può comunque contare su un Balotelli in ottima forma e sempre pronto a timbrare il cartellino.

Superato un ostacolo più ostico del previsto chiamato Catania, il prossimo avversario si chiama Torino. I granata, reduci da 3 sconfitte consecutive e dalla sconfitta nel derby della Mole, rischiano ora di essere risucchiati nella lotta per non retrocedere. E arriveranno a San Siro con un obiettivo comune a quello rossonero: fare punti per consolidare le proprie posizioni in classifica.

Il primo livello con SuperMario è stato completato. Via al secondo e alla corrida, dunque: domenica prossima sapremo chi, tra il Milan matador e il Toro, l’avrà vinta.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 22 aprile 2013

ABATE E AMELIA SBAGLIANO, VIDAL NO: JUVE-MILAN EDIZIONE 2012-13 VIENE DECISA ANCORA DA UN RIGORE

UN MATCH TUTT’ALTRO CHE ENTUSIASMANTE VIENE RISOLTO, COME ALL’ANDATA, DA UN EPISODIO: I ROSSONERI ORA DEVONO DIFENDERE LA TERZA PIAZZA ATTACCATA DALLA FIORENTINA

57’ Vidal(R). Personalmente, non mi era mai capitato di esordire in un pezzo citando un dato proveniente dal tabellino del match appena visto. Ma come molti di voi potranno capire,la partita di ieri tra Juventus-Milan è il più classico degli esempi del “C’è sempre una prima volta”. Per il sottoscritto, ovviamente.

Basterebbe, infatti, limitarsi a un fatto. Tragicomico, per ogni tifoso rossonero. Protagonisti Abate e Amelia, la nuova coppia che scoppia: il terzino si fa scavalcare da un pallone scodellato da Pirlo e sorpassare ingenuamente da Asamoah. Amelia esce inspiegabilmente e frana sul ghanese: rigore netto, Vidal ringrazia. 1-0 con rigore come all’andata, seppur a parti invertite, e scudetto bianconero a -4.

 Tutto il resto è noia. Proprio così. Franco Califano ci ha lasciato in eredità una frase tanto chiara quanto perfetta per descrivere il big match dello Juventus Stadium. Partita equilibrata e tanto chiusa da far pensare a un pareggio che sarebbe stato, con ogni probabilità, il risultato più giusto: Milan che copre bene il campo, Juve mai pericolosa e poco lucida. Numero di palle gol nel match: una. Punizione di Pirlo deviata dalla barriera e messa in angolo da Abbiati, che nell’occasione si infortuna al polpaccio.

Se sul match, come detto, c’è ben poco da raccontare, aprire il capitolo sulle ormai consuete scelte discutibili di Massimiliano Allegri pare doveroso. Un paio di punti di domanda su tutti: perché Abate e non De Sciglio? Perché schierare Robinho dal primo minuto?

Acciuga, sicuramente, avrà le sue motivazioni. Ciò non toglie, tuttavia, che i tifosi rossoneri qualche dubbio a riguardo lo covino eccome. De Sciglio ha disputato un campionato fenomenale, mostrando una maturità eccezionale e grande capacità anche in fase offensiva, aspetto che spesso è mancato sulle fasce alla squadra rossonera. Lasciarlo in panchina, a prescindere dall’errore decisivo di Abate in compartecipazione con Amelia, sa tanto di sbaglio. Esattamente quanto schierare un Robinho ormai incapace di fare la differenza, e non per la prima volta in questa sua disastrosa stagione.

Il match di ieri ha palesato, se ce ne fosse ancora il bisogno, di quanto il Milan soffra la mancanza di qualità a centrocampo. E se le immagini valgono più di mille parole, facile ricollegarsi a due situazioni favorevoli ai rossoneri non sfruttate: entrambe con protagonista Massimo Ambrosini, entrambe conclusesi con tiri dal limite dell’area di rigore schiacciati e persisi lentamente sul fondo. Il solo Montolivo in mezzo non può bastare: se Galliani ha promesso un acquisto in difesa, dovrà fare altrettanto pensando alla linea mediana.

La sconfitta di Torino ha posto così fine alla striscia di 15 risultati utili consecutivi inanellati dalla squadra rossonera, mai realmente abile nel creare pericoli alla porta difesa da Buffon e colpevole nello sbagliare puntualmente l’ultimo e decisivo passaggio di ogni trama creata. Soprattutto, fa suonare un campanello d’allarme in casa Milan: gli uomini di Allegri non vincono da 3 turni e la Fiorentina, con il rocambolesco 4-3 sul Torino, si è portata a una sola lunghezza di distanza. A secondo posto oramai perduto, il prepotente ritorno in corsa della Viola per la qualificazione alla prossima Champions League è da tenere d’occhio. E da respingere.

Il prossimo ostacolo si chiama Catania: a San Siro, per affrontare gli etnei, tornerà anche Mario Balotelli, reduce dai 2 turni di squalifica scontati. Portare a casa i 3 punti ora diventa quanto mai fondamentale, per non rovinare uno splendido volo che ha portato i rossoneri dai bassifondi della classifica alla concreta possibilità di ottenere un posto nell’Europa che conta. Con SuperMario di nuovo a disposizione, restano 5 livelli da completare: l’obiettivo è quello di arrivare a liberare e conquistare la tanto agognata principessa dal nome particolare ma terribilmente affascinante. Chiamata Qualificazione Champions.

Simone Nobilini
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giovedì 18 aprile 2013

CHAPEAU: ICI C'EST... MATUIDI! IL FRANCESE E’ DIVENTATO UN IDOLO DEL PARCO DEI PRINCIPI

UNO DEI GIOCATORI MENO COSTOSI DELLA BIENNALE, FARAONICA CAMAPGNA ACQUISTI DEL PSG SI STA RIVELANDO UNA PEDINA FONDAMENTALE NELLO SCACCHIERE DI ANCELOTTI

Dici PSG, pensi a Ibrahimovic, Thiago Silva, Lavezzi, Beckham, Verratti e chi più ne ha più ne metta. In sostanza, la mente torna alla clamorosa campagna acquisti made in Leonardo attuata grazie ai finanziamenti dello sceicco Al Thani, presidente del club parigino.

Eppure, qualcuno in grado di fare la differenza, oltre a questa parata di stelle, c’è eccome. Il più classico dei colpi al quale si dà poco credito, per poi essere successivamente smentiti. Numero 14 sulla schiena, tallonatore instancabile: più semplicemente, Monsieur Blaise Matuidi.
Classe ’87, Matuidi è stato prelevato nel 2011 dal Saint-Étienne per una cifra vicina agli 8 mln di euro. Mediano o all’occorrenza centrale di centrocampo ha dimostrato, dopo l’impatto tutt’altro che esaltante con il mondo parigino risalente all’anno precedente, di poter meritare una maglia da titolare nella stellare rosa a disposizione di mister Carlo Ancelotti.

Oltre al proverbiale e utilissimo lavoro da incontrista davanti alla difesa, il nazionale francese di origini angolane ha acquisito anche una buona capacità di inserimento e pericolosità nelle azioni offensive. Le statistiche parlano chiaro: nei 7 anni spesi tra Troyes (2004-2007) e Saint-Étienne (2007-2011) ha siglato tante reti quante ne ha realizzate in questa stagione con la maglia del PSG: 7, delle quali 4 in Ligue 1, 2 in Champions League e 1 in Coppa di Francia. Gol oltretutto decisivi, come quelli segnati al Lione e proprio al Troyes nell’ultima giornata disputata, che hanno garantito al PSG punti fondamentali per ambire alla conquista del campionato francese.

Il prezzo del suo cartellino è lievitato, fino a raggiungere quota 15 mln di euro. Ma difficilmente il PSG se ne priverà. Dopo averlo ritrovato , con un anno di ritardo, Blaise si è rivelato un giocatore fondamentale. E il pubblico parigino lo ha ormai idolatrato. Perché Ici (oltre a Paris) c’est Matuidi.

Simone Nobilini
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lunedì 15 aprile 2013

FLAMINI ILLUMINA SAN SIRO, PANDEV LO SPEGNE: MILAN-NAPOLI FINISCE 1-1, AZZURRI SEMPRE A +4

LA SFIDA PER IL SECONDO POSTO SI RISOLVE IN 3 MINUTI: AL FRANCESE, POI ESPULSO, RISPONDE SUBITO IL MACEDONE. ROSSONERI SPENTI E POCO PRODUTTIVI.

Film già visto. Non è la prima volta che un big match tanto atteso e tanto sentito, fondamentale in questo caso per la conquista del secondo posto e per l’accesso diretto alla prossima Champions League, risulti nel complesso deludente. Vedetela un po’ come il secondo capitolo di una saga che, dopo il positivo debutto, non rispecchia le aspettative del pubblico. Il 2-2 dell’andata in questo senso, pirotecnico e dall’andamento inatteso, è stato certamente più divertente e appassionante dello scialbo 1-1 andato in scena ieri a San Siro tra Milan e Napoli. Flop.
Flop di un Diavolo che, apparso poco creativo e lento nel ribaltare l’azione per far male alla difesa partenopea, ha consentito al Napoli di guadagnare un pareggio preziosissimo in ottica secondo posto e mantenere il vantaggio di 4 lunghezze acquisito sui rossoneri.

Se il copione prevedeva con ogni probabilità la presenza di un attore protagonista come Stephan El Shaarawy, ecco la mossa da regista eclettico (firmata ovviamente Massimiliano Allegri) che non ti aspetti: fuori il Faraone, dentro Robinho, pronto a fare compagnia in fase offensiva a Pazzini e Boateng. Scelta quantomeno discutibile, giustificata dal tecnico rossonero con la volontà di far riposare il suo numero 92 dopo averlo visto stanco e non all’altezza in occasione degli ultimi match disputati. L’importanza dell’appuntamento e l’assenza di un top player come Balotelli, tuttavia, avrebbero ritenuto consigliabile l’utilizzo dal primo minuto di uno dei protagonisti principali della stagione rossonera, entrato poi sul terreno di gioco a soli 15’ dal termine.

Non casualmente, infatti, il Milan è risultato poco produttivo in zona offensiva. Robinho è stato ancora una volta impalpabile, Boateng costretto ad uscire dopo poco più di mezz’ora per fare spazio ad un Niang addormentato, pasticcione e quasi svogliato; Pazzini protagonista del solito, importante lavoro sporco non premiato però dai pochi fischi arbitrali ricevuti a favore e, soprattutto, dai pochi palloni recapitatigli dai compagni. Proprio in questo senso pare da rivedere un’altra decisione di Allegri: schierare Abate e non De Sciglio, in un ottimo stato di forma e notoriamente più abile nel fornire dalla fascia cross invitanti per la rapacità d’area di rigore del numero 11 rossonero.

Nella prima frazione di gioco, segnata dal botta-risposta Flamini-Pandev e dalle buone chance da rete per Boateng e Cavani, il Milan si è fatto sorprendere difensivamente in più di una situazione, soffrendo i fraseggi stretti dei partenopei al limite dell’area di rigore e lasciando troppi spazi  invitanti agli uomini di Mazzarri. La ripresa ha detto ancor meno: poche palle gol per ambo le squadre ed espulsione diretta di Flamini, per un intervento duro su Zuniga, come episodio principale.

Difficile valutare positivamente la prestazione della squadra rossonera, ai limiti della sufficienza e con Flamini, espulsione a parte, probabilmente migliore in campo. Il Napoli, dal canto suo, si è dimostrato solido difensivamente ed ha giocato un match attento, facendo leva sulla posizione insidiosa tra le linee di Hamsik e rispondendo immediatamente al vantaggio rossonero. Risultato finale, nel complesso, giusto.

Per la squadra di Allegri, ora, la missione secondo posto si complica. I punti da recuperare al Napoli sono 4, esattamente gli stessi che dividono i rossoneri dalla Fiorentina 4° classificata. Puntare in alto è bene, guardarsi dietro altrettanto. Un terzo posto da difendere, un secondo da attaccare: per farlo, settimana prossima, ci sarà la Juventus. Certamente non la più semplice delle partite, sicuramente un’occasione per poter trovare un risultato importante che dia morale all’ambiente. Dopo due pareggi che sanno di occasione persa, serve reagire. E magari riproporre, con lo stesso risultato, il film dell’andata: perché i grandi classici, in fondo, non deludono mai..

Simone Nobilini
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sabato 13 aprile 2013

ATALANTA - FIORENTINA E’ ANCHE JACK VS ADEM: SFIDA TRA TALENTI!

DOPO UNA STAGIONE AD ALTI LIVELLI PER ENTRAMBI, CONOSCIAMO MEGLIO DUE ELEMENTI CARDINE DI ATALANTA E FIORENTINA

L’anticipo della trentaduesima giornata di SerieA vede affrontarsi Atalanta e Fiorentina, noi di Discovery Football però, vogliamo analizzare due giocatori importantissimi per queste squadre e che potrebbero essere decisivi in questa sfida: Giacomo Bonaventura e Adem Ljajic. Questi due giocatori apportano alla propria squadra un contributo qualitativo enorme, ma lo fanno in modo totalmente differente.

Giacomo Bonaventura è l’uomo chiave della formazione bergamasca, è il collante fra centrocampo e attacco, riesce a mescolare quantità e qualità con risultati eccezionali, ma soprattutto costantemente. Già, perché al contrario del suo avversario odierno nel corso della partita di solito il suo rendimento non cambia, non alterna fiammate a momenti di stasi. Il suo ruolo gli impone di giocare in questa maniera, è il giocatore incaricato di pressare il “Pirlo della situazione”  avversario e quello che deve smarcarsi per ricevere palla e servire le punte o nel caso gli esterni in profondità non disdegnando poi gli inserimenti in area.

Jack è sempre stato considerato un talento, ma a 24 anni è questa la sua stagione della consacrazione, con già 29 presenze e 7 gol in SerieA a cui va ad aggiungersi 1 un gol nella sua unica presenza in Coppa Italia, un bottino niente male.  Dopo l’esordio nel campionato maggiore il 4 maggio 2008 nella partita vinta contro il Livorno viene mandato a giocare in prima divisione nel Pergocrema, ma la sua stagione non sarà positiva a causa di un brutto infortunio, nel gennaio del 2009 viene preso dal Padova che aiuta a raggiungere la salvezza grazie ad un gol nella finale Play-out. Nonostante ciò il veneti non riscattarono Bonaventura, che tornò alla base e disputò un ottimo campionato di SerieB contribuendo in modo più che importante a vincere la competizione. L’anno scorso nel massimo campionato ha trovato il suo primo gol nella sentitissima trasferta a Napoli e ha collezionato 29 gettoni. Ora tutti concordano sul fatto che il giovane trequartista sia pronto per una “grande” e possa fare il salto di qualità, e la squadra più interessata alle sue prestazioni è proprio la Fiorentina che para abbia già contattato il suo agente.

Dall’altra parte, invece, complice l’assenza di Jovetic , potrebbe brillare Adem Ljajic. Il giovane talento serbo classe 1991 sta sicuramente disputando la sua miglior stagione in maglia viola sinora. Schierabile prettamente come seconda punta al fianco di El Hamdaoui o trequartista/esterno offensivo all’occorrenza, il gioiellino ex Partizan punta a trascinare i suoi anche nella gara dell’Atleti Azzurri d’Italia.

Dopo la grande prestazione offerta contro il Milan, infatti, anche per Adem sembra essere arrivato il momento della definitiva consacrazione. Strappato dalla Viola al Manchester United tre estati fa per 6,5 mln di euro, Ljajic ha inizialmente deluso le aspettative di chi lo considerava “Il Kakà dell’est”, anche per movenze e numero di maglia (il 22) scelto in onore del suo idolo brasiliano. Aspettative crollate sempre più dopo il pesantissimo alterco risalente a un anno fa con Delio Rossi, che gli costa l’esclusione dalla squadra  sino a fine stagione.

Con l’arrivo di Montella, tuttavia, le cose cambiano. Adem, più volte vicino al trasferimento, viene messo fuori del mercato e al centro del progetto offensivo della nuova Fiorentina: l’intesa con Jovetic è ottima e fa volare i Viola.

Anche senza il “suo” JoJo, però, Ljajic gioca lo stesso. E bene. I tempi delle bravate sono finite: niente inni non cantati in nazionale e successive non convocazioni punitive, basta risse con allenatori: che il ragazzo avesse un talento in serbo lo si era capito. E ora, con qualche stagione di ritardo, ha deciso di mostrarlo al campionato italiano e non solo: velocità, serpentine ubriacanti e gran tiro dalla distanza le sue armi principali.

Atalanta contro Fiorentina, Bonaventura contro Ljajic. Comunque finirà, sarà una sfida nella sfida tra due grandissimi talenti. Il nostro consiglio? Godetevi il futuro del calcio!

Giammarco Bellotti – Simone Nobilini
(@Giambellotti - @SimoNobilini on Twitter)

domenica 7 aprile 2013

TAGLIAVENTO REGALA AL "FRANCHI" UN MEZZOGIORNO DI FUOCO, FIORENTINA-MILAN FINISCE 2-2 TRA LE POLEMICHE


IL DIRETTORE DI GARA E’ IL VERO PROTAGONISTA DELL’ANTICIPO CLOU TRA ESPULSIONI CONTESTATE E RIGORI ASSEGNATI (E NON) DUBBI

Premessa d’obbligo: non vorremmo mai ritrovarci a dover parlare di partite condizionate da decisioni arbitrali errate. Purtroppo, però, spesso risulta impossibile negare o non soppesare di fronte all’evidenza: Fiorentina-Milan, anticipo odierno di mezzogiorno, né è il perfetto esempio.

Avremmo preferito parlare di un Montolivo capace di zittire i fischi del suo ex pubblico con un gol fortemente voluto, frutto della pressione vincente del numero 18 su un confuso Pizarro. Di un match combattuto, con una Fiorentina mai fuori dal match, nonostante l’uomo in meno e il raddoppio di Flamini che sembrava aver indirizzato la partita a favore dei rossoneri. Di calcio giocato, più semplicemente.

Come detto, però, il Mezzogiorno di fuoco regalato da Tagliavento ha lasciato intorno all’arbitro di Terni nient’altro che terra bruciata. Partendo dall’esagerato rosso sventolato in faccia a Tomovic al 39’ per una gomitata su El Shaarawy lanciato a rete, proseguendo con l’inesistente fallo da rigore fischiato a Nocerino sulla serpentina di Ljajić e chiudendo con un netto tocco di mano di Roncaglia in area di rigore non sanzionato (abbastanza incredibilmente, data l’ottima posizione del direttore di gara per poter valutare, come dimostra l’immagine a fianco). 
Senza dimenticare la possibile spinta di Pasqual su Abate, sempre in area di rigore, con il laterale viola reo di allargare troppo il braccio per impedire al terzino rossonero di crossare; e rimanendo con qualche dubbio sull’intervento di De Sciglio su Cuadrado in occasione del rigore del pari. 
Analisi moviolistica condivisibile o meno, siamo stati costretti a parlare malvolentieri dell’ennesimo disastro arbitrale stagionale: un rinnovamento della classe dei direttori di gara italiani, in questo senso, sarebbe tutt’altro che una cattiva idea.

La follia di Tagliavento, tuttavia, non giustifica certamente l'errore di un Milan dall'atteggiamento troppo remissivo che, ottenuto lo 0-2, avrebbe dovuto contenere meglio le avanzate viola e chiudere la partita. I rossoneri hanno infatti perso una grande occasione per staccare maggiormente proprio la squadra di Montella e minacciare sempre più il secondo posto occupato dal Napoli, a una settimana dallo scontro diretto di San Siro.

La squadra di Allegri è stata tanto solida nel primo tempo quanto fragile nella ripresa, mai in grado di sfruttare appieno la superiorità numerica e addormentandosi proprio nel momento in cui il match andava congelato e chiuso. Le note positive riguardano il 14° risultato utile consecutivo ottenuto e l’ormai consueta grande prestazione di Montolivo: ex di turno, ha disputato una partita da leader in un clima ostile, condita dal secondo gol consecutivo in campionato, 4° stagionale. Migliore in campo.

Domenica prossima arriverà a Milano il Napoli. La posta in palio è di quelle alte: il secondo posto in classifica. Per un Balotelli squalificato in meno, un Pazzini al ritorno da titolare in più: con 1, 2 o 4 punti di ritardo, la sostanza non cambia: vincere sarà l’obiettivo principale. Esattamente quanto vedere una partita bella, divertente e senza errori e polemiche arbitrali.

Simone Nobilini
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