Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 13 maggio 2013

MILAN E ROMA NON SI FANNO MALE: A SAN SIRO FINISCE 0-0, LA CORSA CHAMPIONS SI DECIDERA’ ALL’ULTIMA GIORNATA

IN UN MATCH SEGNATO DALL’EQUILIBRIO E DAL NERVOSISMO LA SQUADRA DI ALLEGRI SPRECA IL PRIMO MATCH POINT: A SIENA SERVIRA’ VINCERE PER CONCLUDERE IN TERZA POSIZIONE

Fino alla fine. Fino all’ultima giornata di campionato. Si deciderà in contemporanea tra Siena e Pescara, già retrocesse entrambe, il futuro di Milan e Fiorentina: sarà Champions o Europa League? Chi vivrà, vedrà.

I Men in Gold per l’occasione avevano un importante match point sulla racchetta: a San Siro arrivava una Roma reduce sì dall’inatteso K.O. interno contro il Chievo ma pur sempre avversario temibile e di spessore. I giallorossi avevano la chance di essere l’unica squadra in grado di vincere entrambi i match in stagione contro il Milan, dopo il 4-2 dell’andata:la partita del Meazza, tuttavia, si è rivelata nel complesso equilibrata e priva di grandi emozioni. Sorvolando sulla solita idiozia razzista nei confronti di Balotelli che ha provocato la sospensione del match e che difficilmente vedremo terminare a meno di reali e forti prese di posizioni, lo 0-0 è sembrato un risultato più che corretto.

Due espulsioni di Muntari e Totti (corrette) a parte, il match ha visto i giallorossi tentare più conclusioni verso la porta di Abbiati, che ha sempre risposto presente nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa. Sul Milan, poco da dire: condizionati dall’uomo in meno dal 41’ del primo tempo, i rossoneri hanno ovviamente faticato a costruire gioco senza peraltro subire troppo da una Roma poco incisiva davanti.

Davanti a molteplici espressioni di malumore da parte di tanti tifosi rossoneri dopo il pareggio di ieri sera ci sarebbero un paio di considerazioni da fare.

Il primo punto è chiaro: come già ribadito, giocare in 10 vs 11 non è mai ovviamente semplice, a maggior ragione contro una squadra che può vantare un trio come quello formato da Totti, Osvaldo e Lamela davanti. Ciò che risulta indiscutibilmente vero è che il Milan non abbia mostrato il giusto approccio sin dal primo minuto, situazione già vissuta più volte in questa stagione. Chiudere il discorso terzo posto con una giornata d’anticipo sarebbe stato importante: ai rossoneri toccherà espugnare Siena per ottenere la qualificazione ai preliminari di Champions.

Punto numero due: le lamentele sulla squadra si susseguono e non si sono mai placate, a maggior ragione dopo la prestazione offerta dai ragazzi di Allegri ieri. Ma guardando in faccia la realtà, la rosa del Milan è sempre stata la stessa da inizio stagione, con l’unica, fondamentale addizione che porta il nome di Mario Balotelli nel mercato di Gennaio. Che l’unico uomo in grado di dare tecnica e qualità alla linea mediana milanista fosse Riccardo Montolivo si sapeva da tempo: normale che, in sua assenza, il centrocampo fatichi ad impostare e ad accompagnare le azioni offensive, data la staticità di Ambrosini (non proprio più un giovincello…) e Muntari. Non una novità. La speranza dei tifosi rossoneri è che Adriano Galliani, a campionato quasi terminato, abbia capito come completare questa squadra, soprattutto a centrocampo e in difesa.

Difesa che ieri, soprattutto centralmente, ha disputato una buona partita, con Zapata e Mexès sempre autori di ottime chiusure. Prestazioni convincenti a metà, invece, sugli esterni: De Sciglio è apparso in calo mentre Constant, dopo un primo tempo confusionario, ha disputato una buonissima ripresa. A centrocampo il migliore è stato il solito Flamini mentre davanti Balotelli ed El Shaarawy hanno lottato ma non inciso.

Sarà Siena, dunque, il crocevia della stagione rossonera. Tre punti per un terzo posto: la ricorrenza di quel numero 3, tanto caro a qualcuno come Dante che proprio in terra toscana nacque e acquisì fama e traguardi importanti. Come quelli che vorrebbe ottenere il Milan: in questo caso il Sommo Poeta perdonerà l'inferno rossonero, ma la sua Firenze dovrà essere tenuta lontana...

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

mercoledì 8 maggio 2013

IL MILAN PASSEGGIA SUI RESTI DEL PESCARA: LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS E’ A UN PASSO

TUTTO FACILE PER I ROSSONERI ALL’ADRIATICO, TRASCINATI DALLA DOPPIETTA DI BALOTELLI E DAI CENTRI DI MUNTARI E FLAMINI

Poteva sembrare un match dall’esito scontato. E lo è stato a tutti gli effetti. Nonostante talvolta certe partite, apparentemente senza storia, possano recare insidie, il Milan è passato come un rullo compressore sui resti di un Pescara che ormai porta solo il nome dello splendido giocattolo marchiato Zeman visto nella passata stagione in Serie Bwin.

Una volta ceduti gli artefici della promozione in A (il trio Insigne-Immobile-Verratti) sullo stadio Adriatico è calato il buio più totale. 20 punti nel girone d’andata, solamente 2 in quello di ritorno, a dimostrazione di una campagna acquisti rivelatasi fallimentare sin da subito e inadeguata per sostenere una più che impegnativa stagione nella massima serie italiana.

Sul match, obiettivamente, ben poco da dire: 0- 4, 2 gol per tempo e dominio totale sin dall’inizio per squadra di Allegri, partita con il piglio giusto e brava a non sottovalutare l’impegno da affrontare. Bene Muntari davanti a una difesa, mai realmente impegnata, e Robinho, autore di due assist. Buona anche la prova di Flamini, ancora a segno (4° centro stagionale per il francese). Impeccabile, invece, Mario Balotelli, ottimo anche in fase di ripiego e autore di una doppietta che gli consente di arrivare a 11 gol siglati in 11 partite. A dir poco decisivo.

Poche, obiettivamente e ovviamente, le negatività da segnalare in casa rossonera. Solita imprecisione nel rifinire l’azione a parte, firmata Ignazio Abate, non ha convinto ancora Mbaye Niang, in netto calo rispetto alle ottime prestazioni fornite sino a qualche mese fa. Il francese è apparso macchinoso e spesso confusionario: il match di oggi gli offriva la possibilità di esprimersi senza grosse pressioni sulle spalle, ma il numero 19 rossonero ha decisamente deluso le aspettative. Il tempo per crescere, tuttavia, è abbondante.

Considerazione a parte: sarebbe stato interessante vedere impiegati nel match dell’Adriatico Cristante e Salamon, giovani dalle più che belle speranze, che avrebbero potuto respirare aria di Serie A anche solo per uno spezzone di gara. Idea non condivisa, purtroppo, da Massimiliano Allegri, che ha preferito invece dare minuti all’oggetto misterioso della stagione rossonera, Bakaye Traorè.

Relativa difficoltà dell’impegno a parte, i 3 punti guadagnati dal Milan permettono ai rossoneri di andare ad un passo dalla qualificazione matematica in Champions League. Il matrimonio tra la squadra di Allegri ed il terzo posto assume sempre più concretezza: restano da stabilire data e luogo. A San Siro o al Franchi di Siena. Per poter finalmente dire, al termine di una travagliata ed avventurosa stagione: E vissero tutti felici e contenti…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)  

lunedì 29 aprile 2013

IL MILAN HA UNA VOGLIA DI CHAMPIONS DA “PAZZO”: CATANIA PIEGATO 4-2

I ROSSONERI VANNO IN SVANTAGGIO DUE VOLTE PER POI RECUPERARE E VINCERE UN MATCH FONDAMENTALE IN CHIAVE TERZO POSTO. DECISIVO L’INGRESSO DI PAZZINI, AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Andava a 100 all’ora per trovar la bimba sua. E parliamo sempre di qualificazione Champions, ovviamente. Si è presentato così dal primo minuto il Milan visto ieri sera a San Siro contro il Catania: partenza a razzo, costante presenza nella metacampo rossazzurra e quantità enorme di palle gol create, sprecate o neutralizzate dalla Muraglia Catanese (per l’occasione, degna del paragone con quella cinese) e da un Frison (al debutto a San Siro) che per un’ora abbondante ha deciso di volere tutti i riflettori puntati su di lui.

Andava sì a 100 all’ora, il Milan. Ma ha anche rischiato di schiantarsi in due occasioni, trasformate in gol da Legrottaglie e Bergessio e, sostanzialmente, le uniche due chance create da un Catania tanto cinico quanto efficace nel difendersi il più possibile dagli attacchi rossoneri.

Incredulità, sconforto, preoccupazione. La palla, fino al liberatorio gol del pareggio di Flamini, sembrava non volesse davvero saperne di entrare. La più classica delle partite da Dura legge del gol: “Fai un gran bel gioco però, se non hai difesa, gli altri segnano”. Sembrava troppo utopistico poter dimenticare tutti i gol subiti dai rossoneri su palla inattiva, in effetti: e Legrottaglie, memore della rete siglata all’andata, decide di rispolverare il revival in occasione della gara di ritorno, facendo salire il numero delle reti subite da calcio piazzato a quota 14.

Statistiche e dati negativi a parte, ci ha pensato Giampaolo Pazzini a risolvere una situazione tutt’altro che semplice. Entrato al posto di uno spento e sempre più irriconoscibile Nocerino, in 3 minuti ha ribaltato una partita che rischiava di allontanare sempre più i rossoneri dal 3° posto momentaneamente occupato dalla Fiorentina. Unione perfetta tra senso del gol e professionismo: il Pazzo è stato capace di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, come spesso è accaduto quest’anno, arrivando a quota 15 gol in campionato. Non male per uno che era abituato a scaldare la panchina sull’altra sponda del Naviglio nella passata stagione…

Difficile giudicare negativamente la prestazione della squadra di Allegri. Il rischio di perdere punti, causato dall’impreciso piazzamento difensivo in occasione delle due reti, è stato più che concreto; ma è altrettanto giusto sottolineare come i rossoneri siano stati sfortunati in più di un’occasione, tra batti e ribatti e traverse colpite, prima di girare la partita a loro favore con merito.


Qualche considerazione sparsa: due parole su Nocerino, Abate ed El Shaarawy valgono la pena di essere spese. Sul primo, come già detto, pesa l’incredibile involuzione rispetto all’annata precedente nella quale, influenza fondamentale di Ibrahimovic a parte, l’ex giocatore del Palermo aveva mostrato ben altra consistenza in campo. La minor grinta, l’impoverimento a livello tecnico e lo scarso utilizzo nell’arco della stagione sembrano poter allontanare il numero 8 dalla maglia rossonera in estate, viste soprattutto le ultime convincenti prestazioni di Mathieu Flamini (tra i migliori ieri) che potrebbero portare il francese al rinnovo in rossonero.


Capitolo Abate: tanto fumo e poco arrosto? Probabilmente sì. Fa spesso tutto bene, grandi percussioni e accelerazioni, ma al momento della rifinitura pecca sempre di precisione. E sbaglia valutazione sul posizionamento, come in occasione dell’errore commesso contro la Juve , al momento del gol del nuovo vantaggio catanese di Bergessio. Tanti tifosi milanisti rimpiangono i 12 mln offerti dallo Zenit e rifiutati dal Milan a Gennaio: davanti a una serie di prestazioni poco positive il rammarico sembra essere più che comprensibile.

E su Stephan El Shaarawy? Vorrei ripetermi per l’ennesima volta, a costo di diventare noioso. Che dire: da salvatore della patria sembra essere diventato un comprimario qualsiasi. Guai a pensarla così, tuttavia: il rendimento del Faraone sottoporta è calato terribilmente (appena 2 le reti siglate nel girone di ritorno) e anche contro il Catania il numero 92 si è dimostrato poco lucido davanti a Frison. Ma l’incredibile lavoro di sacrificio sulla fascia sinistra, con quei rientri tempestivi e sempre puntuali tanto amati e applauditi dal pubblico di San Siro, non va dimenticato. Così come i 16 gol stagionali realizzati, con i quali ha tenuto in piedi il Milan nel girone di andata. La squadra rossonera ha assolutamente bisogno di ritrovarlo anche in fase offensiva: attendendo la sua ripresa Allegri può comunque contare su un Balotelli in ottima forma e sempre pronto a timbrare il cartellino.

Superato un ostacolo più ostico del previsto chiamato Catania, il prossimo avversario si chiama Torino. I granata, reduci da 3 sconfitte consecutive e dalla sconfitta nel derby della Mole, rischiano ora di essere risucchiati nella lotta per non retrocedere. E arriveranno a San Siro con un obiettivo comune a quello rossonero: fare punti per consolidare le proprie posizioni in classifica.

Il primo livello con SuperMario è stato completato. Via al secondo e alla corrida, dunque: domenica prossima sapremo chi, tra il Milan matador e il Toro, l’avrà vinta.

Simone Nobilini
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lunedì 15 aprile 2013

FLAMINI ILLUMINA SAN SIRO, PANDEV LO SPEGNE: MILAN-NAPOLI FINISCE 1-1, AZZURRI SEMPRE A +4

LA SFIDA PER IL SECONDO POSTO SI RISOLVE IN 3 MINUTI: AL FRANCESE, POI ESPULSO, RISPONDE SUBITO IL MACEDONE. ROSSONERI SPENTI E POCO PRODUTTIVI.

Film già visto. Non è la prima volta che un big match tanto atteso e tanto sentito, fondamentale in questo caso per la conquista del secondo posto e per l’accesso diretto alla prossima Champions League, risulti nel complesso deludente. Vedetela un po’ come il secondo capitolo di una saga che, dopo il positivo debutto, non rispecchia le aspettative del pubblico. Il 2-2 dell’andata in questo senso, pirotecnico e dall’andamento inatteso, è stato certamente più divertente e appassionante dello scialbo 1-1 andato in scena ieri a San Siro tra Milan e Napoli. Flop.
Flop di un Diavolo che, apparso poco creativo e lento nel ribaltare l’azione per far male alla difesa partenopea, ha consentito al Napoli di guadagnare un pareggio preziosissimo in ottica secondo posto e mantenere il vantaggio di 4 lunghezze acquisito sui rossoneri.

Se il copione prevedeva con ogni probabilità la presenza di un attore protagonista come Stephan El Shaarawy, ecco la mossa da regista eclettico (firmata ovviamente Massimiliano Allegri) che non ti aspetti: fuori il Faraone, dentro Robinho, pronto a fare compagnia in fase offensiva a Pazzini e Boateng. Scelta quantomeno discutibile, giustificata dal tecnico rossonero con la volontà di far riposare il suo numero 92 dopo averlo visto stanco e non all’altezza in occasione degli ultimi match disputati. L’importanza dell’appuntamento e l’assenza di un top player come Balotelli, tuttavia, avrebbero ritenuto consigliabile l’utilizzo dal primo minuto di uno dei protagonisti principali della stagione rossonera, entrato poi sul terreno di gioco a soli 15’ dal termine.

Non casualmente, infatti, il Milan è risultato poco produttivo in zona offensiva. Robinho è stato ancora una volta impalpabile, Boateng costretto ad uscire dopo poco più di mezz’ora per fare spazio ad un Niang addormentato, pasticcione e quasi svogliato; Pazzini protagonista del solito, importante lavoro sporco non premiato però dai pochi fischi arbitrali ricevuti a favore e, soprattutto, dai pochi palloni recapitatigli dai compagni. Proprio in questo senso pare da rivedere un’altra decisione di Allegri: schierare Abate e non De Sciglio, in un ottimo stato di forma e notoriamente più abile nel fornire dalla fascia cross invitanti per la rapacità d’area di rigore del numero 11 rossonero.

Nella prima frazione di gioco, segnata dal botta-risposta Flamini-Pandev e dalle buone chance da rete per Boateng e Cavani, il Milan si è fatto sorprendere difensivamente in più di una situazione, soffrendo i fraseggi stretti dei partenopei al limite dell’area di rigore e lasciando troppi spazi  invitanti agli uomini di Mazzarri. La ripresa ha detto ancor meno: poche palle gol per ambo le squadre ed espulsione diretta di Flamini, per un intervento duro su Zuniga, come episodio principale.

Difficile valutare positivamente la prestazione della squadra rossonera, ai limiti della sufficienza e con Flamini, espulsione a parte, probabilmente migliore in campo. Il Napoli, dal canto suo, si è dimostrato solido difensivamente ed ha giocato un match attento, facendo leva sulla posizione insidiosa tra le linee di Hamsik e rispondendo immediatamente al vantaggio rossonero. Risultato finale, nel complesso, giusto.

Per la squadra di Allegri, ora, la missione secondo posto si complica. I punti da recuperare al Napoli sono 4, esattamente gli stessi che dividono i rossoneri dalla Fiorentina 4° classificata. Puntare in alto è bene, guardarsi dietro altrettanto. Un terzo posto da difendere, un secondo da attaccare: per farlo, settimana prossima, ci sarà la Juventus. Certamente non la più semplice delle partite, sicuramente un’occasione per poter trovare un risultato importante che dia morale all’ambiente. Dopo due pareggi che sanno di occasione persa, serve reagire. E magari riproporre, con lo stesso risultato, il film dell’andata: perché i grandi classici, in fondo, non deludono mai..

Simone Nobilini
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domenica 7 aprile 2013

TAGLIAVENTO REGALA AL "FRANCHI" UN MEZZOGIORNO DI FUOCO, FIORENTINA-MILAN FINISCE 2-2 TRA LE POLEMICHE


IL DIRETTORE DI GARA E’ IL VERO PROTAGONISTA DELL’ANTICIPO CLOU TRA ESPULSIONI CONTESTATE E RIGORI ASSEGNATI (E NON) DUBBI

Premessa d’obbligo: non vorremmo mai ritrovarci a dover parlare di partite condizionate da decisioni arbitrali errate. Purtroppo, però, spesso risulta impossibile negare o non soppesare di fronte all’evidenza: Fiorentina-Milan, anticipo odierno di mezzogiorno, né è il perfetto esempio.

Avremmo preferito parlare di un Montolivo capace di zittire i fischi del suo ex pubblico con un gol fortemente voluto, frutto della pressione vincente del numero 18 su un confuso Pizarro. Di un match combattuto, con una Fiorentina mai fuori dal match, nonostante l’uomo in meno e il raddoppio di Flamini che sembrava aver indirizzato la partita a favore dei rossoneri. Di calcio giocato, più semplicemente.

Come detto, però, il Mezzogiorno di fuoco regalato da Tagliavento ha lasciato intorno all’arbitro di Terni nient’altro che terra bruciata. Partendo dall’esagerato rosso sventolato in faccia a Tomovic al 39’ per una gomitata su El Shaarawy lanciato a rete, proseguendo con l’inesistente fallo da rigore fischiato a Nocerino sulla serpentina di Ljajić e chiudendo con un netto tocco di mano di Roncaglia in area di rigore non sanzionato (abbastanza incredibilmente, data l’ottima posizione del direttore di gara per poter valutare, come dimostra l’immagine a fianco). 
Senza dimenticare la possibile spinta di Pasqual su Abate, sempre in area di rigore, con il laterale viola reo di allargare troppo il braccio per impedire al terzino rossonero di crossare; e rimanendo con qualche dubbio sull’intervento di De Sciglio su Cuadrado in occasione del rigore del pari. 
Analisi moviolistica condivisibile o meno, siamo stati costretti a parlare malvolentieri dell’ennesimo disastro arbitrale stagionale: un rinnovamento della classe dei direttori di gara italiani, in questo senso, sarebbe tutt’altro che una cattiva idea.

La follia di Tagliavento, tuttavia, non giustifica certamente l'errore di un Milan dall'atteggiamento troppo remissivo che, ottenuto lo 0-2, avrebbe dovuto contenere meglio le avanzate viola e chiudere la partita. I rossoneri hanno infatti perso una grande occasione per staccare maggiormente proprio la squadra di Montella e minacciare sempre più il secondo posto occupato dal Napoli, a una settimana dallo scontro diretto di San Siro.

La squadra di Allegri è stata tanto solida nel primo tempo quanto fragile nella ripresa, mai in grado di sfruttare appieno la superiorità numerica e addormentandosi proprio nel momento in cui il match andava congelato e chiuso. Le note positive riguardano il 14° risultato utile consecutivo ottenuto e l’ormai consueta grande prestazione di Montolivo: ex di turno, ha disputato una partita da leader in un clima ostile, condita dal secondo gol consecutivo in campionato, 4° stagionale. Migliore in campo.

Domenica prossima arriverà a Milano il Napoli. La posta in palio è di quelle alte: il secondo posto in classifica. Per un Balotelli squalificato in meno, un Pazzini al ritorno da titolare in più: con 1, 2 o 4 punti di ritardo, la sostanza non cambia: vincere sarà l’obiettivo principale. Esattamente quanto vedere una partita bella, divertente e senza errori e polemiche arbitrali.

Simone Nobilini
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domenica 3 marzo 2013

EDITORIALE: IL MILAN EFFETTUA IL sorPAZZO, LAZIO AFFONDATA 3-0 E TERZO POSTO RAGGIUNTO


PAZZINI E BOATENG STENDONO I BIANCOCELESTI E FANNO VOLARE I ROSSONERI IN PIENA ZONA CHAMPIONS

Due vittorie, un pareggio. Il tour de force di casa Milan, disputato nell’arena di San Siro e targato Barcellona, Inter e Lazio si conclude con un terzo posto momentaneamente raggiunto e con un cauto ottimismo in vista della gara di ritorno al Camp Nou. Non male per una squadra che aveva iniziato la stagione a dir poco in salita, stagnando per più di una giornata persino nelle torbide acque della zona retrocessione.

Il Milan, invece, ha tirato fuori il carattere proprio nel momento in cui veniva richiesto il maggior sforzo possibile. Partita perfetta con il Barça, ottimo gioco espresso nel derby contro l’Inter(nel quale sono mancati solo i 3 punti) e, per finire, il netto successo di ieri contro la Lazio. In una partita cambiata sì dalla decisione di Rizzoli di cacciare Candreva (per intervento falloso su chiara occasione da gol) dopo 16’, ma interpretata da subito con il piglio giusto dalla squadra di Allegri, abile a pressare dall’inizio gli avversari e a costruire due clamorose palle gol già nei primi 8’ di gioco. I rossoneri sono stati abili a sfruttare la superiorità numerica sin da subito, assaltando l’area biancoceleste e trovando un confortante doppio vantaggio al termine della prima frazione di gioco.

Casualità ha voluto che, dopo lo scoppio del caso Cassano-Stramaccioni, sia stato proprio Giampaolo Pazzini, l’ epurato di casa Inter e l’oggetto del tanto discusso scambio per il passaggio del barese in nerazzurro, il protagonista assoluto del match. Manca Balotelli? Nessun problema: il Pazzo risponde presente, con una doppietta che lo porta a ben 12 gol segnati in campionato e che non fa rimpiangere l’assenza di SuperMario.

Le note liete arrivano ancora una volta da Mattia De Sciglio: fascia sinistra o destra? Il problema non si pone. Il giovane terzino rossonero stupisce sempre più per il grande senso della posizione e per la perfezione con cui svolge il doppio ruolo di chiusura e proposizione offensiva. Tra i migliori anche ieri.

Comincia a carburare in modo convincente anche Kevin-Prince Boateng, in gol e ancora molto coinvolto nella manovra offensiva della squadra: la sua rete e il 3-0 Pazzini nella ripresa hanno sostanzialmente chiuso i giochi in un match che non ha mai avuto storia.

Capitolo Massimiliano Allegri: Acciuga ha probabilmente mandato in campo la miglior formazione possibile, scegliendo ancora Boateng e non Niang nel tridente offensivo ed affiancando il rientrante Flamini ad Ambrosini e Montolivo in mediana. Yepes, in difesa, ha sostituito senza troppi patemi Philippe Mexès. Per il tecnico ex Cagliari si tratta della prima vittoria contro la Lazio da quando siede sulla panchina del Milan.

Il volo del Milan verso il terzo posto ha superato l’aeroporto di Fiumicino. Ed è destinato ad atterrare presto: venerdì prossimo i rossoneri saranno a Genova per affrontare un Grifone rigenerato dalla cura Ballardini. Il sorPazzo è arrivato, grazie ai 9 punti recuperati alla Lazio nelle ultime 15 partite. Ma per l’Europa che conta serve suonare la decima: quella sinfonia che Beethoven iniziò a comporre senza riuscire mai a finire, stroncato dalla morte. Chiamata, più semplicemente, decimo risultato utile consecutivo. 


Simone Nobilini
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lunedì 11 febbraio 2013

EDITORIALE MILAN: “HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA”, IL VOLO ROSSONERO VERSO L’EUROPA PERDE QUOTA A CAGLIARI

LA SQUADRA DI ALLEGRI DELUDE E STRAPPA UN 1-1 AD “IS ARENAS” GRAZIE A UN CALCIO DI RIGORE DI BALOTELLI NEL FINALE

A quanti di voi, durante un volo, è mai capitato di attraversare o incontrare una turbolenza? Tanti, immagino. Bene: ricorderete anche del viaggio di cui parlavamo settimana scorsa, il viaggio del Milan verso l’Europa, l’Europa che conta, distante ormai solo 3 punti. Viaggio che, dopo il pareggio nell’anticipo serale tra Lazio e Napoli, ha portato i rossoneri a intravedere maggiormente nel radar l’aeroporto di Fiumicino, sponda biancoceleste, in caso di tre punti conquistati a Cagliari.

Parlavamo metaforicamente anche di equipaggio, di El Shaarawy comandante e di Balotelli copilota: nel viaggio last minute (viste le continue indecisioni legate alla città in cui si sarebbe giocato) verso Cagliari, però, un Faraone stanco  ha lasciato per un’ora il comando, senza inserire il pilota automatico. Comando raccolto non da un compagno, bensì direttamente da mister Massimiliano Allegri, sicuro di trovare la rotta giusta verso i 3 punti e verso quella che è stata la sua casa per tanti anni.

Non è andata proprio così ieri, tuttavia. La più famosa Acciuga del calcio nostrano ha affrontato, inconsciamente, una pericolosa turbolenza, schierando un centrocampo fisico ma totalmente privo di qualità, complice anche la fondamentale assenza di Riccardo Montolivo per squalifica: Flamini, Ambrosini e Muntari.

Complice la non giornata di grazia della coppia centrale difensiva ZapataMexès, a tratti disastrosa nel primo tempo e protagonista di disattenzioni gravi (come nell’occasione del vantaggio cagliaritano), il Milan ha sofferto la pericolosità di Ibarbo nelle ripartenze, disputando un match incolore e offensivamente inconcludente. Le uniche, poche vere occasioni rossonere sono infatti arrivate negli ultimi 10 minuti di partita, dopo la doppia ammonizione che ha costretto Astori, uno dei migliori, a lasciare il campo. El Shaarawy e Niang hanno mostrato impegno ma la loro prestazione è stata al di sotto delle aspettative (nonostante l’ingresso di Boateng per il Faraone resti una scelta abbastanza incomprensibile), così come quella di Mario Balotelli, autore tuttavia di un gol del pareggio (su rigore) preziosissimo per mantenere un’imbattibilità che dura da 6 giornate.

Dal punto di vista della prestazione, il match di Cagliari ha rappresentato un grosso passo indietro per il Milan. La velocità di manovra, i frequenti cambi di gioco, i rapidi fraseggi e il Milan sBALOrditivo visto  nella partita contro l’Udinese è ritornato improvvisamente ad essere un’illusione: ritmo lento e  squadra prevedibilmente in difficoltà a centrocampo a livello di costruzione di gioco.

I 20 milioni versati al City per Balotelli non sono stati certamente spesi male, a giudicare dalla caratura del talento: ciò che però viene spontaneo sottolineare è che a questo Milan sarebbero maggiormente serviti rinforzi in altri reparti. Zapata-Mexès, nonostante le ultime discrete prestazioni del colombiano, non è una coppia difensiva affidabile; e se De Sciglio sta diventando una garanzia, Abate continua a latitare, con discese sul fondo condite da cross mai pericolosi. Nel cerchio di centrocampo invece, in caso di assenza di Montolivo, la qualità è decisamente inesistente, come già ampiamente ribadito. A mercato ormai chiuso, il campo ha scattato una chiara fotografia: toccherà alla dirigenza rossonera, a fine anno, individuare i giocatori giusti per colmare lacune che, ad Is Arenas, si sono prontamente ripresentate.

Uscito indenne dalla turbolenza cagliaritana, il Milan cambia rotta: si ritorna verso casa. A San Siro venerdì arriverà il Parma del grande ex Donadoni che quest’anno ha dimostrato di saper affrontare, e bene, le grandi. Basta poco per rischiare lo schianto, Cagliari né è stata la prova: all’appello Houston, abbiamo un problema ha risposto presente Balotelli. A quello per i 3 punti di venerdì e per riprendere quota, invece, dovrà rispondere tutto il Milan. Nessuno escluso.

Simone Nobilini
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lunedì 4 febbraio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN sBALOrditivo, I ROSSONERI BATTONO L’UDINESE 2-1 E AGGANCIANO L’INTER


UNA DOPPIETTA DEL NUOVO ARRIVATO IN CASA MILAN DECIDE IL MATCH. MA LE POLEMICHE PER IL RIGORE CHE HA DECISO IL MATCH NON MANCANO...

Doveva essere la sua serata. E lo è stata eccome. Non poteva probabilmente sognare un debutto migliore Mario Balotelli, il grande colpo rossonero della sessione invernale di calciomercato, subito titolare grazie all'infortunio occorso in fase di riscaldamento (destino..) a Pazzini: doppietta all’esordio, davanti ad un pubblico che lo ha inizialmente acclamato e successivamente osannato dopo il rigore decisivo trasformato con la solita, ineffabile calma e precisione al 94’. Ah, il rigore, inesistente peraltro: eccola, la solita polemica del weekend che non può mai mancare nel nostro calcio. Chiariamo subito: il contatto tra Heurtaux ed El Shaarawy non c’è. Il difensore francese tocca il pallone e non la gamba del Faraone, ma Valeri vede in modo diverso, concedendo la massima punizione dagli 11 metri. Entrare nel merito della solita, noiosa polemica su torti ed errori arbitrali, sinceramente, non è ciò che abbiamo intenzione di fare, dato che se ne parla già con eccessiva insistenza: la nostra volontà è quella di parlare di calcio giocato. E così sia.

Il Milan visto nei primi 45’ minuti di partita è stato (con tanto di gioco di parole) sBALOrditivo. Il miglior Milan di stagione: corsa, fraseggi rapidi, cambi di gioco frequenti e ritmo altissimo. Effetto Balotelli o meno, i rossoneri vanno a mille: l’ex City tuttavia ci mette parecchio del suo, sfiorando per due volte il gol, mandando in porta Niang (ipnotizzato da Padelli) con uno splendido assist e trovando il primo centro in maglia rossonera con una girata di sinistro all’interno dell’area piccola. L’assist, manco a dirlo, porta la firma di Stephan El Shaarawy, anche ieri encomiabile dal punto di vista dell’impegno, della qualità e della corsa. SuperMario sembra prenderci gusto e cresce: il gol segnato è pari all’effetto che i magici funghi raccolti hanno sull’ormai noto personaggio dei videogiochi, tanto che il numero 45 decide di sparare un gran destro a giro dai 25 metri che Padelli, con un miracolo, riesce a mettere in calcio d’angolo.

L’Udinese c’è, ma non si vede. Almeno fino al 7’ della ripresa, quando Di Natale, imbeccato da Lazzari, tenta un gol impossibile, senza successo. Il Milan non riesce a chiudere la partita e, alla prima disattenzione difensiva, paga dazio: retroguardia scoperta, Muriel serve Pinzi, conclusione deviata in rete da Zapata, in chiusura disperata. 1-1.
La brillantezza primotempistica del Milan sparisce in un attimo, i rossoneri accusano il colpo e provano a rispondere, l’Udinese prende coraggio e riparte con convinzione. La più grande chance dell’intero secondo tempo capita sui piedi di Niang, che centra la traversa (dopo averne già rotta una a Milanello in settimana..) con una fucilata al volo a botta sicura. I minuti passano, gli ingressi di Robinho, Bojan e Traorè da una parte e di Pereyra e Merkel dall’altra non cambiano nulla. Chi decide di rendere la sua serata perfetta, invece, è proprio SuperMario, che sfrutta il generoso calcio di rigore guadagnato da El Shaarawy per firmare il 2-1 finale.

La squadra di Allegri, complessivamente, ha vinto con merito, creando più occasioni rispetto ad un’Udinese abile principalmente a chiudersi e ripartire con ordine e pericolosità, grazie alle velocità della coppia Muriel-Di Natale. Constant è stato ancora una volta uno dei migliori in campo, Zapata ha giocato l’ennesima partita di grande solidità ed Abate si è proposto meglio che in altre occasioni mentre a deludere, al rientro da titolare dopo l’infortunio, è stato Daniele Bonera, responsabile del buco difensivo che ha concesso il pareggio alla squadra friulana. Montolivo si è dimostrato come sempre indispensabile a centrocampo, recuperando e smistando bene palloni, ben coadiuvato da Flamini e Nocerino, che hanno dato tanta corsa e quantità. Sul trio offensivo, El Niangotelli, poco da aggiungere: El Shaarawy continua ad offrire prestazioni importanti, così come Niang, al quale è mancata solo un po’ di precisione sottoporta. Di Balotelli, invece, abbiamo già ampiamente discusso: con questa mentalità, potrebbe davvero far fare il salto di qualità alla sua nuova squadra. E l’inizio non è stato certo dei peggiori..

Inter agganciata, Lazio sconfitta e a soli 3 punti di distanza. L’aereo per l’Europa è decollato da Bergamo settimana scorsa: il volo prosegue ed il copilota Balotelli è arrivato in tempo utile per prendere ancora più quota, insieme al comandante El Shaarawy e a tutto l’equipaggio rossonero. Next stop, prossimo scalo: Cagliari. Atterraggio previsto Domenica 11, ore 15: Is Arenas. Il viaggio verso la meta è ancora lungo, ma si sa: dietro ogni linea d’arrivo, c’è una nuova linea di partenza. Verso l’Europa che conta.

Simone Nobilini
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lunedì 28 gennaio 2013

EDITORIALE: IL CHARTER PER L’EUROPA PARTE DA BERGAMO-ORIO AL SERIO, EL SHAARAWY TORNA A FAR VOLARE IL MILAN


IL SUCCESSO PER 1-0 CONTRO L’ATALANTA CONSENTE AI ROSSONERI DI SCAVALCARE LA FIORENTINA E RAGGIUNGERE IL QUINTO POSTO IN SOLITARIA, A - 3 DALL’INTER

Quarto risultato utile nelle ultime cinque partite, ottavo nelle ultime nove: se la matematica non è un’opinione, il Milan sembra essere finalmente partito alla ricerca della formula per poter conquistare il biglietto destinazione Europa. Guai, però, ad abbassare la guardia: dalla trasferta di Bergamo sono arrivati 3 punti firmati El Shaarawy, tornato al gol dopo cinque partite (l’ultimo nel 4-1 al Pescara del 15 Dicembre scorso), ma la prestazione della squadra di Allegri è stata altalenante, complice un’Atalanta in un momento tanto pessimo quanto il terreno dell’Atleti Azzurri D’Italia.

Le note positive arrivano, ancora una volta, dall’asse El Shaarawy-Niang: con il Faraone diventato ormai una più che piacevole sorpresa, il francese sta conquistando sempre più spazio, mostrando impegno, buona capacità nell’uno contro uno e rivestendo anche il ruolo di assistman all’occorrenza(suo lo splendido passaggio filtrante per il gol partita di El Shaarawy). In fase difensiva la squadra di Allegri non ha sofferto troppo gli attacchi orobici: Abbiati non ha mai compiuto una parata nell’intero arco del match, salvo sventare in uscita qualche cross insidioso. Zapata, salvo una disattenzione nel finale di tempo che non ha portato a gravi conseguenze per i suoi, ha giocato una partita solida, così come Mexès, protagonista finalmente di un match senza cali di concentrazione. Sufficienti le prestazioni di Abate e Constant, mentre in un centrocampo dove Montolivo continua a sfornare ottime prestazioni continua a deludere Boateng, sempre più lontano parente del giocatore ammirato nelle due precedenti annate: cambiare mentalità in campo e non il proprio look sarebbe la soluzione migliore. Flamini ha giocato un match discreto, meglio nella ripresa, andando addirittura 2 volte vicino al gol, sfiorato in due occasioni anche da un Pazzini nervoso ma premiabile per il solito impegno: giocare due partite consecutive placcati da difensori rudi quali Portanova e Stendardo non è certamente la più facile delle imprese.

Ciò in cui il Milan ha peccato è stato il non chiudere la partita, con un’Atalanta che, nonostante la non eccessiva pericolosità, ha provato a mettere in difficoltà i rossoneri sino all’ultimo. Da rimproverare oltretutto la gestione cambi di Allegri: effettuare la prima sostituzione all’85esimo resta una decisione incomprensibile, tanto quanto l’ingresso di uno svogliato Robinho per El Shaarawy.

Da Bergamo-Orio al Serio, l’aereo per l’Europa è pronto per il decollo: starà al Milan, impegnato domenica prossima nel posticipo contro l’Udinese, indirizzarlo verso la partenza . E con El Shaarawy comandante, potrebbe esserci un copilota a sorpresa: la telenovela Kakà sembra non essersi conclusa del tutto e per Balotelli l’offerta è alle porte. Per volare, chissà, sempre più in alto.

Simone Nobilini
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lunedì 21 gennaio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN “PAZZO” PER IL ROSSOBLU, BOLOGNA BATTUTO 2-1

I ROSSONERI SUPERANO DIAMANTI E COMPAGNI GRAZIE A UNA DOPPIETTA DI PAZZINI, VERA E PROPRIA BESTIA NERA IN QUESTA STAGIONE DELLA SQUADRA DI PIOLI

5 gol in 2 partite. Destino o no, è questo il bottino stagionale raccolto da Giampaolo Pazzini nei match giocati contro il Bologna, vittima preferita del serial killer con la maglia numero 11 rossonera.

La giornata, a dire il vero, non sembrava essere delle più favorevoli per l’ex attaccante di Atalanta, Fiorentina, Samp e Inter: troppi appoggi sbagliati e spesso in ritardo sui palloni recapitatigli dai compagni. Il secondo tempo però ha raccontato un’altra storia: dopo una colossale occasione sprecata, due gol (il secondo un capolavoro) che hanno deciso il match e doppia cifra centrata in classifica cannonieri. Chissà che Pazzini non si sia ricordato di quella sua prima partita da titolare in maglia rossonera, giocata proprio a Bologna l’1 settembre scorso e vinta dal Milan grazie ad una tripletta realizzata dal bomber di Pescia.

Discorso “Pazzo” a parte, il Milan visto ieri a San Siro è parso in crescita rispetto alle due ultime prestazioni offerte contro Siena e Sampdoria. La squadra di Allegri ha preso in mano il match da subito, non concedendo nulla e creando buone chance con Pazzini e con il solito El Shaarawy, a secco da 4 partite ma sempre autore di ottime prestazioni (match di Marassi a parte). Un Milan capace, finalmente, di incidere sugli esterni: Constant, migliore in campo, è stato sorprendentemente strepitoso mentre Abate, dopo un primo tempo insufficiente che ha richiamato alla mente di molti tifosi la mancata (e onerosa) cessione allo Zenit, ha disputato una buona ripresa, proponendosi con continuità sul fondo. Ha stupito ancora Mbaye Niang, che con El Shaarawy forma il pacchetto “Italo” andata-ritorno a destra e sinistra senza sosta, aggiungendo pericolosità in situazioni di uno contro uno: citofonare Cherubin e Garics per testimoniare le difficoltà in fase di chiusura per i due laterali bolognesi.


Il centrocampo ha convinto parzialmente: bene Montolivo, non altrettanto il redivivo Flamini e Boateng, troppo altalenanti nell’arco dei 90’. Il francese ha sbagliato troppi appoggi, mentre Prince si è visto pochissimo, cross per il 2-0 di Pazzini (o meglio, per il 2-0 inventato dal Pazzo) a parte. In fase difensiva Zapata ha giocato una partita senza grosse sbavature, confermando la ottima prestazione di Genova e approfittando della non giornata di grazia per Gilardino e soprattutto Diamanti, mentre un discorso a parte va fatto per Mexès: l’ex Roma alterna momenti di grande sicurezza a spezzoni di match da Shining, come i 10’ finali del match di ieri conditi da autorete e disimpegni da brividi.

Tra mille difficoltà, passo dopo passo, il Milan sta provando a risalire la china. Il momento no di Roma e Fiorentina ha permesso alla squadra di Allegri di scavalcare la Roma e portarsi a -2 dalla Viola. Il terzo posto, ora come ora, resta un miraggio: 9 punti di ritardo da Lazio e Napoli sono tanti. Per provare ad avvicinarsi sempre più all’Europa che conta, domenica prossima i rossoneri affronteranno un’Atalanta ferita, senza vittorie dall’8 dicembre (2-1 al Parma): con i giusti rinforzi e la giusta mentalità, niente è impossibile. Kakà è un obiettivo ormai dichiarato, Balotelli piace e tenta Galliani, ma l’impressione è che questa squadra necessiti di maggiori rinforzi in difesa e a centrocampo: nella notte in cui un vecchio pallino della dirigenza rossonera come Yanga-Mbiwa si accasa al Newcastle, i tifosi rossoneri si augurano che Galliani sogni poco e concretizzi tanto. Comprare e vincere: la ricetta per non diventare pazzi. Come lo è diventato il Bologna, in questa stagione, quando ha incrociato il numero 11 rossonero…

Simone Nobilini
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