Idee fresche. Idee nuove.

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Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S
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lunedì 20 maggio 2013

DA TERZI A TERZO: IL MILAN CONQUISTA LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS AL FOTOFINISH

SOTTO DI UN GOL PER UN’ORA A SIENA, I ROSSONERI RISORGONO IN 3 MINUTI GRAZIE A BALOTELLI E MEXÈS, TERMINANDO AL 3° POSTO E OTTENENDO IL PASS PER I PRELIMINARI DELLA MASSIMA COMPETIZIONE EUROPEA

Sembrava uno scherzo del destino. Un gol di Terzi che avrebbe relegato i rossoneri quarti e la Fiorentina sul gradino più basso del podio. Per un’ora abbondante il Milan ha visto gli spettri di un possibile fallimento proprio al momento di varcare la linea del traguardo, dopo un’incredibile rimonta iniziata e completata nel girone di ritorno.

Onore al Siena, già retrocesso e capace di disputare una partita vera, ma il Milan visto ieri al Franchi è stato quasi capace di convincere se stesso di non meritare quel terzo posto tanto rincorso e desiderato. Dopo un buon inizio di partita infatti i rossoneri si sono di colpo adagiati: l’ennesima distrazione su calcio piazzato è costata il vantaggio toscano e, crème de la crème, gol numero 15 subito da palla inattiva dai ragazzi di Allegri. A volte ritornano, oseremmo dire.

Ritorna anche quel Milan pasticcione, confusionario, che si rende pericoloso complessivamente in poche circostanze con Balotelli, Robinho ed El Shaarawy ben neutralizzati da Pegolo. Ritornano le ingenuità, come l’eccesso di foga di Ambrosini che lascia i rossoneri in dieci uomini. Ritorna, però, anche la freddezza di Mario Balotelli, che si procura e trasforma il rigore del momentaneo pareggio. E, su tutti, ritorna anche al gol Philippe Mexès: rete tanto meno bella rispetto alla pazzesca rovesciata indovinata contro l’Anderlecht quanto fondamentale e capace di valere una stagione.

Inutile girarci attorno: la prestazione offerta ieri dagli uomini di Allegri è stata a dir poco insufficiente. Complici le discutibili scelte dell’allenatore livornese, che ha preferito Niang e Robinho (negativi) ad El Shaarawy e Pazzini dal primo minuto, la pericolosità rossonera in area senese è stata più bassa di ciò che ci si aspettasse. Il peso dell’attacco è terminato tutto sulle spalle di Mario Balotelli, bravissimo come sempre a lottare e difendere palloni preziosi e una volta di più decisivo. Da sottolineare anche le prestazioni di Mexès e Zapata: il colombiano è cresciuto partita dopo partita e ha dimostrato di poter meritare il riscatto del cartellino dal Villarreal.

Abbiamo parlato di principesse da conquistare e di voli verso l’Europa che conta: a prescindere da qualsiasi metafora utilizzata, il Milan ha centrato il suo obiettivo. Rischiando, soffrendo, in una partita che è stata quasi lo specchio della stagione rossonera: crollo iniziale : vantaggio senese = rimonta nel girone di ritorno : reti di Balotelli e Mexès che capovolgono il risultato. Proporzione tanto chiara quanto adatta ad un campionato del quale, complessivamente, i tifosi rossoneri possono ritenersi soddisfatti.

A bocce ferme, ora, si parlerà di futuro. A tenere banco saranno il mercato e la questione Allegri: la permanenza del tecnico toscano sulla panchina rossonera è tutt’altro che una certezza. Certezza rappresentata invece da un terzo posto intascato e da un preliminare di Champions dal quale ripartire ad Agosto: con un Milan possibilmente rinforzato e volto ad affrontare una nuova stagione. Preferibilmente, non da montagne russe…

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

P.S. : Un ringraziamento speciale al piccolo pubblico che ha sempre letto o dato un’occhiata veloce ai miei editoriali. Gesto tanto piccolo quanto importante e gratificante per me e per il gruppo di ragazzi che lavora a questo progetto. Continuate a seguirci, stay tuned! Abrazo ;) 

lunedì 29 aprile 2013

IL MILAN HA UNA VOGLIA DI CHAMPIONS DA “PAZZO”: CATANIA PIEGATO 4-2

I ROSSONERI VANNO IN SVANTAGGIO DUE VOLTE PER POI RECUPERARE E VINCERE UN MATCH FONDAMENTALE IN CHIAVE TERZO POSTO. DECISIVO L’INGRESSO DI PAZZINI, AUTORE DI UNA DOPPIETTA

Andava a 100 all’ora per trovar la bimba sua. E parliamo sempre di qualificazione Champions, ovviamente. Si è presentato così dal primo minuto il Milan visto ieri sera a San Siro contro il Catania: partenza a razzo, costante presenza nella metacampo rossazzurra e quantità enorme di palle gol create, sprecate o neutralizzate dalla Muraglia Catanese (per l’occasione, degna del paragone con quella cinese) e da un Frison (al debutto a San Siro) che per un’ora abbondante ha deciso di volere tutti i riflettori puntati su di lui.

Andava sì a 100 all’ora, il Milan. Ma ha anche rischiato di schiantarsi in due occasioni, trasformate in gol da Legrottaglie e Bergessio e, sostanzialmente, le uniche due chance create da un Catania tanto cinico quanto efficace nel difendersi il più possibile dagli attacchi rossoneri.

Incredulità, sconforto, preoccupazione. La palla, fino al liberatorio gol del pareggio di Flamini, sembrava non volesse davvero saperne di entrare. La più classica delle partite da Dura legge del gol: “Fai un gran bel gioco però, se non hai difesa, gli altri segnano”. Sembrava troppo utopistico poter dimenticare tutti i gol subiti dai rossoneri su palla inattiva, in effetti: e Legrottaglie, memore della rete siglata all’andata, decide di rispolverare il revival in occasione della gara di ritorno, facendo salire il numero delle reti subite da calcio piazzato a quota 14.

Statistiche e dati negativi a parte, ci ha pensato Giampaolo Pazzini a risolvere una situazione tutt’altro che semplice. Entrato al posto di uno spento e sempre più irriconoscibile Nocerino, in 3 minuti ha ribaltato una partita che rischiava di allontanare sempre più i rossoneri dal 3° posto momentaneamente occupato dalla Fiorentina. Unione perfetta tra senso del gol e professionismo: il Pazzo è stato capace di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, come spesso è accaduto quest’anno, arrivando a quota 15 gol in campionato. Non male per uno che era abituato a scaldare la panchina sull’altra sponda del Naviglio nella passata stagione…

Difficile giudicare negativamente la prestazione della squadra di Allegri. Il rischio di perdere punti, causato dall’impreciso piazzamento difensivo in occasione delle due reti, è stato più che concreto; ma è altrettanto giusto sottolineare come i rossoneri siano stati sfortunati in più di un’occasione, tra batti e ribatti e traverse colpite, prima di girare la partita a loro favore con merito.


Qualche considerazione sparsa: due parole su Nocerino, Abate ed El Shaarawy valgono la pena di essere spese. Sul primo, come già detto, pesa l’incredibile involuzione rispetto all’annata precedente nella quale, influenza fondamentale di Ibrahimovic a parte, l’ex giocatore del Palermo aveva mostrato ben altra consistenza in campo. La minor grinta, l’impoverimento a livello tecnico e lo scarso utilizzo nell’arco della stagione sembrano poter allontanare il numero 8 dalla maglia rossonera in estate, viste soprattutto le ultime convincenti prestazioni di Mathieu Flamini (tra i migliori ieri) che potrebbero portare il francese al rinnovo in rossonero.


Capitolo Abate: tanto fumo e poco arrosto? Probabilmente sì. Fa spesso tutto bene, grandi percussioni e accelerazioni, ma al momento della rifinitura pecca sempre di precisione. E sbaglia valutazione sul posizionamento, come in occasione dell’errore commesso contro la Juve , al momento del gol del nuovo vantaggio catanese di Bergessio. Tanti tifosi milanisti rimpiangono i 12 mln offerti dallo Zenit e rifiutati dal Milan a Gennaio: davanti a una serie di prestazioni poco positive il rammarico sembra essere più che comprensibile.

E su Stephan El Shaarawy? Vorrei ripetermi per l’ennesima volta, a costo di diventare noioso. Che dire: da salvatore della patria sembra essere diventato un comprimario qualsiasi. Guai a pensarla così, tuttavia: il rendimento del Faraone sottoporta è calato terribilmente (appena 2 le reti siglate nel girone di ritorno) e anche contro il Catania il numero 92 si è dimostrato poco lucido davanti a Frison. Ma l’incredibile lavoro di sacrificio sulla fascia sinistra, con quei rientri tempestivi e sempre puntuali tanto amati e applauditi dal pubblico di San Siro, non va dimenticato. Così come i 16 gol stagionali realizzati, con i quali ha tenuto in piedi il Milan nel girone di andata. La squadra rossonera ha assolutamente bisogno di ritrovarlo anche in fase offensiva: attendendo la sua ripresa Allegri può comunque contare su un Balotelli in ottima forma e sempre pronto a timbrare il cartellino.

Superato un ostacolo più ostico del previsto chiamato Catania, il prossimo avversario si chiama Torino. I granata, reduci da 3 sconfitte consecutive e dalla sconfitta nel derby della Mole, rischiano ora di essere risucchiati nella lotta per non retrocedere. E arriveranno a San Siro con un obiettivo comune a quello rossonero: fare punti per consolidare le proprie posizioni in classifica.

Il primo livello con SuperMario è stato completato. Via al secondo e alla corrida, dunque: domenica prossima sapremo chi, tra il Milan matador e il Toro, l’avrà vinta.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 15 aprile 2013

FLAMINI ILLUMINA SAN SIRO, PANDEV LO SPEGNE: MILAN-NAPOLI FINISCE 1-1, AZZURRI SEMPRE A +4

LA SFIDA PER IL SECONDO POSTO SI RISOLVE IN 3 MINUTI: AL FRANCESE, POI ESPULSO, RISPONDE SUBITO IL MACEDONE. ROSSONERI SPENTI E POCO PRODUTTIVI.

Film già visto. Non è la prima volta che un big match tanto atteso e tanto sentito, fondamentale in questo caso per la conquista del secondo posto e per l’accesso diretto alla prossima Champions League, risulti nel complesso deludente. Vedetela un po’ come il secondo capitolo di una saga che, dopo il positivo debutto, non rispecchia le aspettative del pubblico. Il 2-2 dell’andata in questo senso, pirotecnico e dall’andamento inatteso, è stato certamente più divertente e appassionante dello scialbo 1-1 andato in scena ieri a San Siro tra Milan e Napoli. Flop.
Flop di un Diavolo che, apparso poco creativo e lento nel ribaltare l’azione per far male alla difesa partenopea, ha consentito al Napoli di guadagnare un pareggio preziosissimo in ottica secondo posto e mantenere il vantaggio di 4 lunghezze acquisito sui rossoneri.

Se il copione prevedeva con ogni probabilità la presenza di un attore protagonista come Stephan El Shaarawy, ecco la mossa da regista eclettico (firmata ovviamente Massimiliano Allegri) che non ti aspetti: fuori il Faraone, dentro Robinho, pronto a fare compagnia in fase offensiva a Pazzini e Boateng. Scelta quantomeno discutibile, giustificata dal tecnico rossonero con la volontà di far riposare il suo numero 92 dopo averlo visto stanco e non all’altezza in occasione degli ultimi match disputati. L’importanza dell’appuntamento e l’assenza di un top player come Balotelli, tuttavia, avrebbero ritenuto consigliabile l’utilizzo dal primo minuto di uno dei protagonisti principali della stagione rossonera, entrato poi sul terreno di gioco a soli 15’ dal termine.

Non casualmente, infatti, il Milan è risultato poco produttivo in zona offensiva. Robinho è stato ancora una volta impalpabile, Boateng costretto ad uscire dopo poco più di mezz’ora per fare spazio ad un Niang addormentato, pasticcione e quasi svogliato; Pazzini protagonista del solito, importante lavoro sporco non premiato però dai pochi fischi arbitrali ricevuti a favore e, soprattutto, dai pochi palloni recapitatigli dai compagni. Proprio in questo senso pare da rivedere un’altra decisione di Allegri: schierare Abate e non De Sciglio, in un ottimo stato di forma e notoriamente più abile nel fornire dalla fascia cross invitanti per la rapacità d’area di rigore del numero 11 rossonero.

Nella prima frazione di gioco, segnata dal botta-risposta Flamini-Pandev e dalle buone chance da rete per Boateng e Cavani, il Milan si è fatto sorprendere difensivamente in più di una situazione, soffrendo i fraseggi stretti dei partenopei al limite dell’area di rigore e lasciando troppi spazi  invitanti agli uomini di Mazzarri. La ripresa ha detto ancor meno: poche palle gol per ambo le squadre ed espulsione diretta di Flamini, per un intervento duro su Zuniga, come episodio principale.

Difficile valutare positivamente la prestazione della squadra rossonera, ai limiti della sufficienza e con Flamini, espulsione a parte, probabilmente migliore in campo. Il Napoli, dal canto suo, si è dimostrato solido difensivamente ed ha giocato un match attento, facendo leva sulla posizione insidiosa tra le linee di Hamsik e rispondendo immediatamente al vantaggio rossonero. Risultato finale, nel complesso, giusto.

Per la squadra di Allegri, ora, la missione secondo posto si complica. I punti da recuperare al Napoli sono 4, esattamente gli stessi che dividono i rossoneri dalla Fiorentina 4° classificata. Puntare in alto è bene, guardarsi dietro altrettanto. Un terzo posto da difendere, un secondo da attaccare: per farlo, settimana prossima, ci sarà la Juventus. Certamente non la più semplice delle partite, sicuramente un’occasione per poter trovare un risultato importante che dia morale all’ambiente. Dopo due pareggi che sanno di occasione persa, serve reagire. E magari riproporre, con lo stesso risultato, il film dell’andata: perché i grandi classici, in fondo, non deludono mai..

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

sabato 9 marzo 2013

IL MILAN SUONA LA DECIMA DI BEETHOVEN: PAZZINI E BALOTELLI GELANO MARASSI

DECIMO RISULTATO UTILE CONSECUTIVO PER I ROSSONERI, CHE VOLANO A -2 DAL NAPOLI E SI PREPARANO ALLA SUPERSFIDA DI MARTEDI’ CONTRO IL BARCELLONA. GRIFONE INFURIATO CON L’ARBITRO DAMATO PER DUE RIGORI NON CONCESSI

Detto, fatto. Prima o poi, qualcuno la decima sinfonia di Beethoven avrebbe dovuto completarla, pubblicarla, suonarla. E così è stato. Destino ha voluto che fosse proprio il Milan, reduce da nove sinfonie (pardon, risultati utili) consecutive a finalizzare l’opera: Genoa battuto, Marassi espugnato, terzo posto consolidato.

Nonostante una prestazione tutt’altro che scintillante, resa ancor più complicata da un terreno di gioco in condizioni ben lontane dalla decenza, la squadra di Allegri è comunque riuscita a portare a casa 3 punti di fondamentale importanza. Spesso troppo passivi, anche precedentemente all’inferiorità numerica causata dall’espulsione di Constant, i rossoneri hanno lasciato per lunghi tratti il pallino del gioco nelle mani della squadra di Ballardini, incapace tuttavia di recare grandi pericoli alla porta difesa da un Abbiati sicuro nelle uscite e nelle due uniche occasioni in cui è stato impegnato.

Nel complesso, è stato un match nervoso, infiammatosi a partire da un intervento tanto gratuito quanto dannoso di Portanova ai danni di Pazzini: il Pazzo, tuttavia, non ha dimenticato il suo particolare feeling con l’ex difensore del Bologna, rispondendo ai colpi del numero 90 rossoblu e infilzando la retroguardia genoano con un bolide che vale il 13° centro in campionato all’ex Inter e Samp. Nervosismo che cresce dopo due rigori negati al Genoa, con Niang protagonista in negativo in entrambe le occasioni; e che esplode, nella ripresa, con lo scontro faccia a faccia tra Constant e Bovo, che costa al franco-guineano (ingenuo nell’occasione, ma anche colpito da una ditata in un occhio tutt'altro che involontaria) un cartellino rosso meritato ma non assegnato, qualche minuto prima, per falli duri e reiterati a Portanova, Granqvist e forse Bertolacci. Caos arbitrale. DAmatoriale.

Sugli scudi, su tutti, Cristian Zapata: il colombiano, perfetto in fase difensiva, si è concesso anche il lusso di servire un assist al bacio per il raddoppio di Balotelli, al 5° gol in altrettante partite giocate. Bene anche Flamini, vicino al gol in un paio di occasioni e utilissimo in fase di interdizione.

Ciò che tuttavia preoccupa, in una serata positiva come quella di Marassi, sono le condizioni di Pazzini e Mexès in vista del delicatissimo impegno di Champions contro il Barcellona: il Pazzo lamenta una contusione al ginocchio, per lui si teme addirittura una microfrattura e quasi certamente salterà l'impegno del Camp Nou; il francese, invece accusa un indurimento al polpaccio. Infortuni che non ci volevano e con i quali lo staff medico del Milan dovrà fare i conti in breve tempo, sperando di poter recuperare almeno l'ex Roma, parte dell'undici titolare che all’andata ha schiantato i blaugrana a San Siro.

Da domani, testa al Camp Nou. All’Europa del presente. Per quella del futuro e per la ripartenza del volo verso la qualificazione in Champions, l’occasione giusta per parlarne sarà il prossimo impegno casalingo con il Palermo. Il Barcellona grida vendetta, il Milan vuole aggiungere prestigio alla sua collezione d’arte: dopo la decima di Beethoven, un doppio Picasso. Come quello dipinto da Allegri in occasione della gara d’andata.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

venerdì 8 marzo 2013

L'EDITORIALE DI PADOVAN: IL MILAN PREPARA LA SFIDA CON IL BARCELLONA. VINCE DIFENDENDOSI.

I ROSSONERI PASSANO A MARASSI E SI APPRESTANO AD AFFRONTARE LA SFIDA DELL'ANNO

Partiamo dalla moviola. Non c’erano 4 rigori per il Genoa come dice Portanova, ma 2 sicuri si: un colpo di mano di Niang e una spinta dello stesso giocatore a Granqvist. 

Il resto è stato calcio duro e anche intimidatorio. Bertolacci, per esempio, avrebbe meritato l’espulsione per un fallaccio su Muntari.

Constant il rosso se lo è visto sbattere in faccia (ed era giusto) ma anche il fallo di Bovo è stato violento.

Il Milan vola, adesso è a due punti dal Napoli, rafforza il terzo posto e guarda a Barcellona con motivata fiducia. Forse in Catalogna non ci sarà Pazzini, centrato alla caviglia da Portanova (altro fallo censurabile) ma la squadra è viva e presente.

Nel furore della battaglia ho visto giganteggiare Zapata, autore anche di un assist sopraffino per Balotelli. Pure Abbiati si è confermato insuperabile e quando non lo è stato ci ha pensato il palo a salvarlo.

Il Milan ha dunque giocato una partita difensiva? Certamente si, ma dal momento in cui è stato espulso Constant. Non so quanto sia stato utile in vista di Barcellona o quanto lo sforzo gli abbia sottratto energie (giocare in 10 contro 11 è sempre un problema). 

Tuttavia, il segnale positivo è quello di una squadra che non ha quasi concesso al Genoa di tirare in porta. Esattamente come successe con il Barcellona a San Siro.

Giancarlo Padovan
@gia_pad on Twitter

domenica 3 marzo 2013

EDITORIALE: IL MILAN EFFETTUA IL sorPAZZO, LAZIO AFFONDATA 3-0 E TERZO POSTO RAGGIUNTO


PAZZINI E BOATENG STENDONO I BIANCOCELESTI E FANNO VOLARE I ROSSONERI IN PIENA ZONA CHAMPIONS

Due vittorie, un pareggio. Il tour de force di casa Milan, disputato nell’arena di San Siro e targato Barcellona, Inter e Lazio si conclude con un terzo posto momentaneamente raggiunto e con un cauto ottimismo in vista della gara di ritorno al Camp Nou. Non male per una squadra che aveva iniziato la stagione a dir poco in salita, stagnando per più di una giornata persino nelle torbide acque della zona retrocessione.

Il Milan, invece, ha tirato fuori il carattere proprio nel momento in cui veniva richiesto il maggior sforzo possibile. Partita perfetta con il Barça, ottimo gioco espresso nel derby contro l’Inter(nel quale sono mancati solo i 3 punti) e, per finire, il netto successo di ieri contro la Lazio. In una partita cambiata sì dalla decisione di Rizzoli di cacciare Candreva (per intervento falloso su chiara occasione da gol) dopo 16’, ma interpretata da subito con il piglio giusto dalla squadra di Allegri, abile a pressare dall’inizio gli avversari e a costruire due clamorose palle gol già nei primi 8’ di gioco. I rossoneri sono stati abili a sfruttare la superiorità numerica sin da subito, assaltando l’area biancoceleste e trovando un confortante doppio vantaggio al termine della prima frazione di gioco.

Casualità ha voluto che, dopo lo scoppio del caso Cassano-Stramaccioni, sia stato proprio Giampaolo Pazzini, l’ epurato di casa Inter e l’oggetto del tanto discusso scambio per il passaggio del barese in nerazzurro, il protagonista assoluto del match. Manca Balotelli? Nessun problema: il Pazzo risponde presente, con una doppietta che lo porta a ben 12 gol segnati in campionato e che non fa rimpiangere l’assenza di SuperMario.

Le note liete arrivano ancora una volta da Mattia De Sciglio: fascia sinistra o destra? Il problema non si pone. Il giovane terzino rossonero stupisce sempre più per il grande senso della posizione e per la perfezione con cui svolge il doppio ruolo di chiusura e proposizione offensiva. Tra i migliori anche ieri.

Comincia a carburare in modo convincente anche Kevin-Prince Boateng, in gol e ancora molto coinvolto nella manovra offensiva della squadra: la sua rete e il 3-0 Pazzini nella ripresa hanno sostanzialmente chiuso i giochi in un match che non ha mai avuto storia.

Capitolo Massimiliano Allegri: Acciuga ha probabilmente mandato in campo la miglior formazione possibile, scegliendo ancora Boateng e non Niang nel tridente offensivo ed affiancando il rientrante Flamini ad Ambrosini e Montolivo in mediana. Yepes, in difesa, ha sostituito senza troppi patemi Philippe Mexès. Per il tecnico ex Cagliari si tratta della prima vittoria contro la Lazio da quando siede sulla panchina del Milan.

Il volo del Milan verso il terzo posto ha superato l’aeroporto di Fiumicino. Ed è destinato ad atterrare presto: venerdì prossimo i rossoneri saranno a Genova per affrontare un Grifone rigenerato dalla cura Ballardini. Il sorPazzo è arrivato, grazie ai 9 punti recuperati alla Lazio nelle ultime 15 partite. Ma per l’Europa che conta serve suonare la decima: quella sinfonia che Beethoven iniziò a comporre senza riuscire mai a finire, stroncato dalla morte. Chiamata, più semplicemente, decimo risultato utile consecutivo. 


Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 4 febbraio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN sBALOrditivo, I ROSSONERI BATTONO L’UDINESE 2-1 E AGGANCIANO L’INTER


UNA DOPPIETTA DEL NUOVO ARRIVATO IN CASA MILAN DECIDE IL MATCH. MA LE POLEMICHE PER IL RIGORE CHE HA DECISO IL MATCH NON MANCANO...

Doveva essere la sua serata. E lo è stata eccome. Non poteva probabilmente sognare un debutto migliore Mario Balotelli, il grande colpo rossonero della sessione invernale di calciomercato, subito titolare grazie all'infortunio occorso in fase di riscaldamento (destino..) a Pazzini: doppietta all’esordio, davanti ad un pubblico che lo ha inizialmente acclamato e successivamente osannato dopo il rigore decisivo trasformato con la solita, ineffabile calma e precisione al 94’. Ah, il rigore, inesistente peraltro: eccola, la solita polemica del weekend che non può mai mancare nel nostro calcio. Chiariamo subito: il contatto tra Heurtaux ed El Shaarawy non c’è. Il difensore francese tocca il pallone e non la gamba del Faraone, ma Valeri vede in modo diverso, concedendo la massima punizione dagli 11 metri. Entrare nel merito della solita, noiosa polemica su torti ed errori arbitrali, sinceramente, non è ciò che abbiamo intenzione di fare, dato che se ne parla già con eccessiva insistenza: la nostra volontà è quella di parlare di calcio giocato. E così sia.

Il Milan visto nei primi 45’ minuti di partita è stato (con tanto di gioco di parole) sBALOrditivo. Il miglior Milan di stagione: corsa, fraseggi rapidi, cambi di gioco frequenti e ritmo altissimo. Effetto Balotelli o meno, i rossoneri vanno a mille: l’ex City tuttavia ci mette parecchio del suo, sfiorando per due volte il gol, mandando in porta Niang (ipnotizzato da Padelli) con uno splendido assist e trovando il primo centro in maglia rossonera con una girata di sinistro all’interno dell’area piccola. L’assist, manco a dirlo, porta la firma di Stephan El Shaarawy, anche ieri encomiabile dal punto di vista dell’impegno, della qualità e della corsa. SuperMario sembra prenderci gusto e cresce: il gol segnato è pari all’effetto che i magici funghi raccolti hanno sull’ormai noto personaggio dei videogiochi, tanto che il numero 45 decide di sparare un gran destro a giro dai 25 metri che Padelli, con un miracolo, riesce a mettere in calcio d’angolo.

L’Udinese c’è, ma non si vede. Almeno fino al 7’ della ripresa, quando Di Natale, imbeccato da Lazzari, tenta un gol impossibile, senza successo. Il Milan non riesce a chiudere la partita e, alla prima disattenzione difensiva, paga dazio: retroguardia scoperta, Muriel serve Pinzi, conclusione deviata in rete da Zapata, in chiusura disperata. 1-1.
La brillantezza primotempistica del Milan sparisce in un attimo, i rossoneri accusano il colpo e provano a rispondere, l’Udinese prende coraggio e riparte con convinzione. La più grande chance dell’intero secondo tempo capita sui piedi di Niang, che centra la traversa (dopo averne già rotta una a Milanello in settimana..) con una fucilata al volo a botta sicura. I minuti passano, gli ingressi di Robinho, Bojan e Traorè da una parte e di Pereyra e Merkel dall’altra non cambiano nulla. Chi decide di rendere la sua serata perfetta, invece, è proprio SuperMario, che sfrutta il generoso calcio di rigore guadagnato da El Shaarawy per firmare il 2-1 finale.

La squadra di Allegri, complessivamente, ha vinto con merito, creando più occasioni rispetto ad un’Udinese abile principalmente a chiudersi e ripartire con ordine e pericolosità, grazie alle velocità della coppia Muriel-Di Natale. Constant è stato ancora una volta uno dei migliori in campo, Zapata ha giocato l’ennesima partita di grande solidità ed Abate si è proposto meglio che in altre occasioni mentre a deludere, al rientro da titolare dopo l’infortunio, è stato Daniele Bonera, responsabile del buco difensivo che ha concesso il pareggio alla squadra friulana. Montolivo si è dimostrato come sempre indispensabile a centrocampo, recuperando e smistando bene palloni, ben coadiuvato da Flamini e Nocerino, che hanno dato tanta corsa e quantità. Sul trio offensivo, El Niangotelli, poco da aggiungere: El Shaarawy continua ad offrire prestazioni importanti, così come Niang, al quale è mancata solo un po’ di precisione sottoporta. Di Balotelli, invece, abbiamo già ampiamente discusso: con questa mentalità, potrebbe davvero far fare il salto di qualità alla sua nuova squadra. E l’inizio non è stato certo dei peggiori..

Inter agganciata, Lazio sconfitta e a soli 3 punti di distanza. L’aereo per l’Europa è decollato da Bergamo settimana scorsa: il volo prosegue ed il copilota Balotelli è arrivato in tempo utile per prendere ancora più quota, insieme al comandante El Shaarawy e a tutto l’equipaggio rossonero. Next stop, prossimo scalo: Cagliari. Atterraggio previsto Domenica 11, ore 15: Is Arenas. Il viaggio verso la meta è ancora lungo, ma si sa: dietro ogni linea d’arrivo, c’è una nuova linea di partenza. Verso l’Europa che conta.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 28 gennaio 2013

EDITORIALE: IL CHARTER PER L’EUROPA PARTE DA BERGAMO-ORIO AL SERIO, EL SHAARAWY TORNA A FAR VOLARE IL MILAN


IL SUCCESSO PER 1-0 CONTRO L’ATALANTA CONSENTE AI ROSSONERI DI SCAVALCARE LA FIORENTINA E RAGGIUNGERE IL QUINTO POSTO IN SOLITARIA, A - 3 DALL’INTER

Quarto risultato utile nelle ultime cinque partite, ottavo nelle ultime nove: se la matematica non è un’opinione, il Milan sembra essere finalmente partito alla ricerca della formula per poter conquistare il biglietto destinazione Europa. Guai, però, ad abbassare la guardia: dalla trasferta di Bergamo sono arrivati 3 punti firmati El Shaarawy, tornato al gol dopo cinque partite (l’ultimo nel 4-1 al Pescara del 15 Dicembre scorso), ma la prestazione della squadra di Allegri è stata altalenante, complice un’Atalanta in un momento tanto pessimo quanto il terreno dell’Atleti Azzurri D’Italia.

Le note positive arrivano, ancora una volta, dall’asse El Shaarawy-Niang: con il Faraone diventato ormai una più che piacevole sorpresa, il francese sta conquistando sempre più spazio, mostrando impegno, buona capacità nell’uno contro uno e rivestendo anche il ruolo di assistman all’occorrenza(suo lo splendido passaggio filtrante per il gol partita di El Shaarawy). In fase difensiva la squadra di Allegri non ha sofferto troppo gli attacchi orobici: Abbiati non ha mai compiuto una parata nell’intero arco del match, salvo sventare in uscita qualche cross insidioso. Zapata, salvo una disattenzione nel finale di tempo che non ha portato a gravi conseguenze per i suoi, ha giocato una partita solida, così come Mexès, protagonista finalmente di un match senza cali di concentrazione. Sufficienti le prestazioni di Abate e Constant, mentre in un centrocampo dove Montolivo continua a sfornare ottime prestazioni continua a deludere Boateng, sempre più lontano parente del giocatore ammirato nelle due precedenti annate: cambiare mentalità in campo e non il proprio look sarebbe la soluzione migliore. Flamini ha giocato un match discreto, meglio nella ripresa, andando addirittura 2 volte vicino al gol, sfiorato in due occasioni anche da un Pazzini nervoso ma premiabile per il solito impegno: giocare due partite consecutive placcati da difensori rudi quali Portanova e Stendardo non è certamente la più facile delle imprese.

Ciò in cui il Milan ha peccato è stato il non chiudere la partita, con un’Atalanta che, nonostante la non eccessiva pericolosità, ha provato a mettere in difficoltà i rossoneri sino all’ultimo. Da rimproverare oltretutto la gestione cambi di Allegri: effettuare la prima sostituzione all’85esimo resta una decisione incomprensibile, tanto quanto l’ingresso di uno svogliato Robinho per El Shaarawy.

Da Bergamo-Orio al Serio, l’aereo per l’Europa è pronto per il decollo: starà al Milan, impegnato domenica prossima nel posticipo contro l’Udinese, indirizzarlo verso la partenza . E con El Shaarawy comandante, potrebbe esserci un copilota a sorpresa: la telenovela Kakà sembra non essersi conclusa del tutto e per Balotelli l’offerta è alle porte. Per volare, chissà, sempre più in alto.

Simone Nobilini
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lunedì 21 gennaio 2013

EDITORIALE: E’ UN MILAN “PAZZO” PER IL ROSSOBLU, BOLOGNA BATTUTO 2-1

I ROSSONERI SUPERANO DIAMANTI E COMPAGNI GRAZIE A UNA DOPPIETTA DI PAZZINI, VERA E PROPRIA BESTIA NERA IN QUESTA STAGIONE DELLA SQUADRA DI PIOLI

5 gol in 2 partite. Destino o no, è questo il bottino stagionale raccolto da Giampaolo Pazzini nei match giocati contro il Bologna, vittima preferita del serial killer con la maglia numero 11 rossonera.

La giornata, a dire il vero, non sembrava essere delle più favorevoli per l’ex attaccante di Atalanta, Fiorentina, Samp e Inter: troppi appoggi sbagliati e spesso in ritardo sui palloni recapitatigli dai compagni. Il secondo tempo però ha raccontato un’altra storia: dopo una colossale occasione sprecata, due gol (il secondo un capolavoro) che hanno deciso il match e doppia cifra centrata in classifica cannonieri. Chissà che Pazzini non si sia ricordato di quella sua prima partita da titolare in maglia rossonera, giocata proprio a Bologna l’1 settembre scorso e vinta dal Milan grazie ad una tripletta realizzata dal bomber di Pescia.

Discorso “Pazzo” a parte, il Milan visto ieri a San Siro è parso in crescita rispetto alle due ultime prestazioni offerte contro Siena e Sampdoria. La squadra di Allegri ha preso in mano il match da subito, non concedendo nulla e creando buone chance con Pazzini e con il solito El Shaarawy, a secco da 4 partite ma sempre autore di ottime prestazioni (match di Marassi a parte). Un Milan capace, finalmente, di incidere sugli esterni: Constant, migliore in campo, è stato sorprendentemente strepitoso mentre Abate, dopo un primo tempo insufficiente che ha richiamato alla mente di molti tifosi la mancata (e onerosa) cessione allo Zenit, ha disputato una buona ripresa, proponendosi con continuità sul fondo. Ha stupito ancora Mbaye Niang, che con El Shaarawy forma il pacchetto “Italo” andata-ritorno a destra e sinistra senza sosta, aggiungendo pericolosità in situazioni di uno contro uno: citofonare Cherubin e Garics per testimoniare le difficoltà in fase di chiusura per i due laterali bolognesi.


Il centrocampo ha convinto parzialmente: bene Montolivo, non altrettanto il redivivo Flamini e Boateng, troppo altalenanti nell’arco dei 90’. Il francese ha sbagliato troppi appoggi, mentre Prince si è visto pochissimo, cross per il 2-0 di Pazzini (o meglio, per il 2-0 inventato dal Pazzo) a parte. In fase difensiva Zapata ha giocato una partita senza grosse sbavature, confermando la ottima prestazione di Genova e approfittando della non giornata di grazia per Gilardino e soprattutto Diamanti, mentre un discorso a parte va fatto per Mexès: l’ex Roma alterna momenti di grande sicurezza a spezzoni di match da Shining, come i 10’ finali del match di ieri conditi da autorete e disimpegni da brividi.

Tra mille difficoltà, passo dopo passo, il Milan sta provando a risalire la china. Il momento no di Roma e Fiorentina ha permesso alla squadra di Allegri di scavalcare la Roma e portarsi a -2 dalla Viola. Il terzo posto, ora come ora, resta un miraggio: 9 punti di ritardo da Lazio e Napoli sono tanti. Per provare ad avvicinarsi sempre più all’Europa che conta, domenica prossima i rossoneri affronteranno un’Atalanta ferita, senza vittorie dall’8 dicembre (2-1 al Parma): con i giusti rinforzi e la giusta mentalità, niente è impossibile. Kakà è un obiettivo ormai dichiarato, Balotelli piace e tenta Galliani, ma l’impressione è che questa squadra necessiti di maggiori rinforzi in difesa e a centrocampo: nella notte in cui un vecchio pallino della dirigenza rossonera come Yanga-Mbiwa si accasa al Newcastle, i tifosi rossoneri si augurano che Galliani sogni poco e concretizzi tanto. Comprare e vincere: la ricetta per non diventare pazzi. Come lo è diventato il Bologna, in questa stagione, quando ha incrociato il numero 11 rossonero…

Simone Nobilini
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lunedì 7 gennaio 2013

EDITORIALE: IL MILAN TROVA UN BOJAN GIUSTIZIERE: SIENA SCONFITTO 2-1

L’INGRESSO DEL CATALANO NELLA RIPRESA ACCENDE I ROSSONERI, CHE INIZIANO IL 2013 CON UNA SOFFERTA E IMPORTANTE VITTORIA SULLA TRUPPA DI IACHINI


Anno nuovo, vita vecchia. Il Milan inaugura l’anno nuovo con un successo tanto sofferto quanto importante contro un Siena ostico, compatto e in grado di tenere testa ai rossoneri per tutto l’arco del match.
A dispetto dell’ultima posizione in classifica e dei soli 11 punti conquistati finora (senza dimenticare i 6 punti di penalizzazione inflitti a inizio stagione), affrontare i bianconeri, soprattutto per le cosiddette grandi, non è mai stato semplice (Fiorentina a parte): Juve, Roma e Napoli hanno avuto la meglio sulla Robur a fatica, mentre l’Inter fu addirittura costretta a un pesante K.O. casalingo (0-2) il 23 Settembre scorso.

La prima frazione di gioco registra un tasso di emozioni pressoché nullo: l’unico ad aver smaltito al 100% l’abbuffata natalizia, con cenone di Capodanno annesso, sembra essere Stephan El Shaarawy. I due guizzi del numero 92 rossonero, vicinissimo al gol in entrambe le occasioni, sono infatti gli unici sussulti da segnalare in un primo tempo abbastanza soporifero: il Siena bada a difendersi con ordine e ripartire; il Milan fa la partita, mantiene il possesso palla (pur sbagliando mille appoggi) ma non trova spazi per far male alla retroguardia senese.

Nella ripresa la musica cambia. Il Milan insiste, attacca con continuità, sfiora il gol con Pazzini ma rischia la beffa, nell’unica vera occasione concessa al Siena: un rimpallo fortunoso in area di rigore tra due difensori rossoneri libera al tiro Rosina: bravo Abbiati, al rientro da titolare, a mettere in calcio d’angolo. Dopo una costante pressione sull’avversario, però, il Milan trova il vantaggio con Bojan Krkic: l’ex giocatore di Barcellona e Roma, inserito al 55’ da Allegri al posto di uno spento Nocerino, velocizza la manovra offensiva e, servito da un bel cross di Boateng, sblocca la partita di testa al 67’.

Forte del vantaggio acquisito, il Milan controlla la partita e affonda  gli ospiti all’80’, grazie ad un calcio di rigore (generoso) conquistato e trasformato, per l’ottavo centro in campionato, da Giampaolo Pazzini.  Il Siena non molla fino alla fine, riaprendo la partita con un colpo di testa del redivivo Paolucci (male Acerbi nella circostanza) e tentando un disperato forcing finale senza tuttavia creare grandi pericoli.

Come ribadito in precedenza, non si trattava di un match semplice per il Milan, che comunque è riuscito a portare a casa i tre preziosissimi punti in palio, raggiungendo quota 30 in classifica e riportandosi a -2 dalla Roma. Tante le assenze in fase difensiva, con un solo centrale di ruolo a disposizione (Acerbi, autore di una prova non troppo convincente) e con De Sciglio costretto a scalare, con buoni risultati, al fianco del numero 13 rossonero. La svolta è arrivata grazie a Bojan e al suo terribile impatto a partita in corso: ha dato imprevedibilità e maggior rapidità in attacco, indubbiamente il migliore in campo in casa rossonera. Pazzini, pur non disputando un gran match, è stato abile a conquistare e trasformare un rigore che alla fine è risultato decisivo.

Considerazione finale e battuta a parte sul mercato: Galliani ha promesso “Arrivi soltanto in caso di partenze”. Pato è già stato ceduto, Robinho, nonostante le difficoltà incontrate nella trattativa con il Santos, è sempre sul piede di partenza: difficile togliere a un brasiliano la saudade di casa. Boateng (qui a destra con la maglia anti-razzismo indossata dai calciatori rossoneri durante il risclaldamento), dopo i fattacci di Busto Arsizio (motivazione obbiettivamente pretestuosa..), non è più sicuro sulla sua permanenza e ha lasciato intendere che a breve chiarirà sul suo futuro. Per Abate sembra esserci un’offerta importante (10mln) dallo Zenit, Antonini è cercato da Rubin Kazan, Galatasaray, Wolfsburg, Spartak Mosca e dal Monaco di Claudio Ranieri. Se rivoluzione dev’essere, che rivoluzione sia. Ma servono fatti, non parole: per ogni cessione, un acquisto. Altrimenti, i classici luoghi comuni “Siamo a posto così” e “Ultracompetitivi” si riveleranno, per l’ennesima volta, parole inutili e buttate al vento.

Simone Nobilini

(@SimoNobilini on Twitter)

lunedì 24 dicembre 2012

EDITORIALE: LA SLITTA DEL MILAN SI FERMA A ROMA, LAMELA E COMPAGNI AFFONDANO I ROSSONERI


LA SQUADRA DI ALLEGRI CROLLA NELLA PRIMA MEZZ’ORA DI GIOCO SENZA RIUSCIRE PIU’ A RIALZARSI, CONCLUDENDO UN TRAVAGLIATO 2012 CON UN  PESANTE K.O.

One, Two, Three, Four. Uno, Dos, Tres, Cuatro. Ballava al ritmo di “Pitbull” Lamela la Roma vista ieri sera all’Olimpico. Giusto però sottolineare un aspetto fondamentale: come nel caso degli ultimi successi del cantautore di Miami, la formazione giallorossa si è avvalsa di un featuring, ovvero di una collaborazione. E il nome è di quelli importanti, un pezzo da 90: stiamo ovviamente parlando del Milan.
La squadra di Allegri ha preso in mano da subito il pallino del gioco ed è andata in pressing sull’avversario con continuità: contro la Roma di Zeman, però, non è necessariamente la migliore delle idee, data l’enorme pericolosità dei giallorossi nei ribaltamenti di fronte.

Arriviamo così al punto chiave, citando una massima che ci giunge dal lontano mondo NBA-NFL: “L’attacco vende i biglietti, la difesa vince le partite”. Istintivamente potremmo collegare questa frase all’allenatore boemo, da sempre fautore di un calcio prettamente offensivo. Razionalmente, invece, il riferimento è ben altro: la Roma di ieri è stata in grado di difendersi bene, rischiando qualcosa solo nella seconda frazione di gioco a partita ormai chiusa (eccezion fatta per l’occasione fallita nel primo tempo da El Shaarawy, ipnotizzato da Goicoechea), ripartendo ancor meglio e insidiando con puntualità la retroguardia rossonera.

Chi in realtà non si è difeso a dovere, senza pungere troppo in attacco, è stato il Milan, e un dato su tutti fa riflettere: il gol di Burdisso è il quattordicesimo centro subito da palla inattiva. Impensabile credere all’indifferenza di Allegri nei confronti di un problema tanto evidente quanto dannoso. Mario Yepes ha sfoderato probabilmente la peggior prestazione da quando veste la casacca rossonera, opponendosi troppo fragilmente a Osvaldo in occasione del raddoppio giallorosso: condimento di una frittata che, complice l’intera retroguardia rossonera, è stata completata, cucinata e impiattata al 30’ del primo tempo dal tris di Erik Lamela, abile a sfruttare la doppia indecisione di Constant e De Sciglio.

Le reti nella ripresa di Pazzini su rigore e di Bojan, anticipate dal poker del “Coco” ex River Plate, servono solo a rendere meno amara una punizione molto severa per i rossoneri, che dopo il filotto di successi contro Juve, Catania, Torino e Pescara si schiantano contro il muro giallorosso senza riuscire a mettere la quinta. Boateng ha sicuramente disputato partite peggiori, ma è la soluzione falso nueve adottata da Allegri a non convincere ancora: Pazzini contro il Pescara non aveva brillato, ma funge pur sempre da punto di riferimento in avanti e in area di rigore. Ergo: giocare con un attaccante di ruolo conviene, Barcellona escluso…

Con la sconfitta di Roma si chiude così un burrascoso 2012 per il Milan, riassumibile in una sola frase, forte ma inequivocabile: dalle stelle alle stalle. Dalla vetta della classifica con Ibrahimovic, Thiago Silva, Nesta, Van Bommel, Gattuso, Seedorf  ecc. al crollo in campionato a favore della Juventus. Dalle false promesse di Berlusconi sulla permanenza del duo Ibra-Thiago alla cessione di entrambi al PSG, con conseguente smantellamento della vecchia guardia che ha visto la sola permanenza di Bonera e Ambrosini dalla vittoriosa finale di Atene 2007. Dalla vana speranza dei tifosi di vedere i propri campioni partenti sostituiti da giocatori all’altezza, all’acquisto di giocatori fuori rosa addirittura strapagati(Pazzini e 7mln per Cassano ne è l’esempio principale). Da squadra favorita per il campionato ai falsi ultracompetitivi dell’Europa come obiettivo massimo(quante volte nei nostri editoriali abbiamo parlato di Nessuna illusione, nessuna esaltazione relativamente alla stagione rossonera...), passando per mille partite gettate al vento. Senza contare gli ultimi episodi da telenovela Berlusconiana (la vicenda Guardiola su tutte), con il presidente milanista palesemente sfiduciato nei confronti di un Allegri al quale è già stato virtualmente dato il benservito a fine stagione.

Con l’infortunio di De Jong e la saudade do Brasil di Pato e Robinho, il cui apporto in campo è diventato direttamente proporzionale alla voglia di restare a Milano, potrebbero aprirsi nuovi scenari nel mercato di Gennaio per il Milan: nomi tanti, trattative effettive poche. El Shaarawy è stato finora un fantastico leader, ma non può reggere quasi da solo il peso di un intero attacco: più in generale, urge un rinforzo per reparto. Berlusconi pare intenzionato a mettere mano al portafogli: il Natale è ormai alle porte, qualche dono sarebbe più che gradito. Per chi dovrebbe davvero avere Il Milan nel cuore, nel profondo dell’anima, questo ed altro.

Simone Nobilini

(@SimoNobilini on Twitter - Si ringrazia @CaiazzoMartina per la collaborazione)

lunedì 17 dicembre 2012

EDITORIALE: IL MILAN METTE LA QUARTA: POKER A UN PESCARA “CHRISTMAS EDITION"


I ROSSONERI COLGONO IL QUARTO SUCCESSO CONSECUTIVO SUPERANDO LA SQUADRA DI BERGODI: PESANO SUL RISULTATO LE DUE INCREDIBILI AUTORETI REGALATE DA ABBRUSCATO E JONATHAS

Lo avevamo detto giusto una settimana fa, dopo il successo di Torino: in casa Milan serve continuità. Il  4-1 di ieri, ottenuto a San Siro contro il Pescara, non fa altro che aumentare la consapevolezza all’interno dell’ambiente rossonero di risalire ulteriormente la china. Guai ad esagerare, però: i  tre punti conquistati contro la banda di mister Bergodi sono certamente meritati, ma il risultato finale inganna.

Nel giorno del suo 113° compleanno infatti il Milan ha faticato, e non poco, a scrollarsi di dosso i neopromossi abruzzesi. La rete di Nocerino dopo soli 35 secondi (seconda consecutiva e stagionale) a coronamento di una splendida triangolazione con Montolivo ed El Shaarawy ha spianato la strada agli uomini di Allegri, forti di un vantaggio immediato che ha permesso ad Ambrosini e compagni di gestire con maggior tranquillità il match. Poche le occasioni nella prima frazione di gioco da ambo le parti: Togni tenta vanamente di sorprendere Amelia dai 30 metri, Pazzini interviene su un tiro-cross di Robinho, spedendo però alto.

Nella ripresa invece il match è tutt’altro che soporifero. Al 50’ Abbruscato, intervenendo di testa su un cross di Robinho, decide di incartare e spedire il pacco regalo per i 113 anni del Milan verso la porta di Perin, che non può nulla: clamorosa autorete e raddoppio rossonero. La partita sembra chiusa, ma il Pescara non demorde e sei minuti più tardi Terlizzi riapre il match. La proporzione adatta a raccontare la rete pescarese è fin troppo semplice: Terlizzi: difensore prolifico e buon colpitore di testa = Difesa rossonera su palle inattive: (13°) gol subito. Come già ampiamente ribadito, Allegri dovrebbe lavorare maggiormente in allenamento su un problema che si è ripresentato troppo spesso finora.

Il Pescara prende fiducia, il Milan accusa il colpo: tanto che dopo pochi minuti un Amelia in versione stalattite rischia di farsi sorprendere dal destro dalla lunga distanza di Balzano, che termina sul palo esterno. Allegri opta per l’ingresso di Boateng al posto di un Robinho troppo poco incisivo mentre il Pescara prova a rendersi pericoloso, senza successo, con gli ingressi di Quintero e Jonathas.

El Shaarawy crea ma Pazzini, nonostante il solito buon lavoro per la squadra, non riesce a concretizzare. A chiudere il match al 79’, tuttavia, ci pensa chi non si è scordato dell’incombente festività: il neo entrato Jonathas si trasforma in Babbo Natale e regala al Milan il secondo autogol di testa di giornata, deviando alle spalle dell’incolpevole Perin il calcio d’angolo di El Shaarawy: 3-1. Uno sfortunato Pescara si scioglie definitivamente due minuti  dopo, quando Pazzini termina la sua cavalcata verso la porta abruzzese regalando ad El Shaarawy la gioia del 14° gol stagionale: 4-1 finale e quota 27 punti in classifica raggiunta.

Il Milan visto ieri a San Siro è stato tutt’altro che eccezionale, ma abile a trovare quel mix di bravura e fortuna che ha permesso alla formazione di Massimiliano Allegri di conquistare i 3 punti in palio. E’ tornato Montolivo e si è visto: bravo ad arginare alcune azioni avversarie e a far ripartire i suoi, smistando palloni ovunque. Bene la difesa, gol subito a parte, priva di Mexès influenzato : Yepes ha giocato una partita eccezionale, Zapata si è dimostrato affidabile, mentre Constant e De Sciglio continuano la loro crescita(notevoli un paio di discese sulla sinistra del franco-guineano).  Nocerino e Ambrosini hanno lottato, ma a differenza del numero 8 rossonero il capitano del Milan si è mostrato spesso nervoso, commettendo qualche fallo di troppo e guadagnando il suo 5° cartellino giallo stagionale. Su El Shaarawy invece difficile aggiungere altro: anche ieri il migliore per impegno, corsa e pericolosità, timbra il cartellino per la 14° volta in 17 partite di campionato. Se la matematica non è un’ opinione … Ennesimo chapeau per il Faraone.

Chapeau extra, infine, anche allo stoico piccione (nella foto a destra tra i piedi di Yepes) che ha assistito al primo tempo live dal terreno di gioco di San Siro, rischiando un paio di volte la propria incolumità tra palloni calciati e pestoni involontari(o forse no..).

Sabato prossimo il Milan sarà di scena all’Olimpico di Roma: il match contro la formazione di Zeman, reduce dalla sconfitta di Verona, sarà certamente un ottimo test per verificare la crescita di una squadra che solo un mese fa sembrava essere sull’orlo del baratro. Un successo significherebbe sorpasso sui giallorossi e sesto posto: dopo il compleanno festeggiato con una vittoria contro il Pescara, regalarsi 3 punti per Natale sarebbe tutt’altro che una cattiva idea. Perché El Shaarawy è pronto a vestire anche i panni di uno dei tre Re Magi, se necessario…

Simone Nobilini

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lunedì 10 dicembre 2012

EDITORIALE: POKER MILAN, TORO MATATO. CHE RUMORE FA LA CONTINUITA’…?

TERZA VITTORIA CONSECUTIVA IN CAMPIONATO PER I ROSSONERI: DOPO UN BRUTTO PRIMO TEMPO, LA SQUADRA DI ALLEGRI DILAGA NELLA RIPRESA CONTRO UN TORO TROPPO DISTRATTO
C’era un termine finora pressoché sconosciuto in casa Milan: continuità. Termine che la squadra rossonera sta provando ad inserire nel vocabolario della finora deludente stagione 2012-13 grazie ai 3 successi consecutivi ottenuti. Gli ultimi 3 punti giungono da Torino, sponda granata: i primi tempi rossoneri (Juve a parte) non sono mai stati il punto forte della squadra di Allegri, che anche contro gli uomini di Ventura ha faticato e non poco a creare gioco e palle gol (quanto ha pesato l’assenza di Montolivo…) e ha concesso a Santana il punto dell’1-0 grazie all’ormai consueto omaggio primotempistico, stavolta firmato Nocerino.
Un primo tempo avaro di emozioni da ambo le parti, che viene ravvivato dall’incredibile retropassaggio errato del numero 8 milanista e dal pareggio, giunto 12 minuti più tardi, firmato da un Robinho inguardabile per mezz’ora, ma capace di rimettere in carreggiata i suoi con un gol capolavoro: finta di corpo che manda al bar Darmian e puntata di sinistro che si insacca sotto la traversa. Prima frazione di gioco segnata anche dal brutto infortunio occorso a De Jong: tendine d’achille saltato, stagione finita. Un grosso e doveroso in bocca al lupo al numero 34 rossonero per una pronta guarigione.
Il pareggio giunto a pochi minuti prima dell’intervallo galvanizza il Milan, che nella ripresa torna in campo con tutt’altro spirito. E alla prima azione fa centro: cross di El Shaarawy dalla sinistra, smanacciata debole di Gillet e tap-in di testa vincente di Nocerino, che con il suo primo gol stagionale riscatta il clamoroso errore commesso in occasione del vantaggio granata. Rimonta completata e Torino psicologicamente K.O.: passano altri 10 minuti e Pazzini, dopo un’insolita e indisturbata cavalcata di 30 metri verso la porta di Gillet, si libera in modo dubbio di Masiello in area di rigore e scarica un gran destro sul primo palo, trafiggendo per la terza volta il portiere granata e chiudendo virtualmente la partita.
Il Toro non c’è più, nemmeno difensivamente: Pazzini va vicino alla doppietta, servito al bacio da un ottimo De Sciglio, con un imperioso colpo di testa che si stampa sulla base del palo; Emanuelson prova invece un sinistro a giro dai 30 metri che colpisce la parte alta della traversa. Il punto esclamativo sul match lo mette il solito ineffabile Stephan El Shaarawy, sfruttando un’incredibile papera di Gillet ed insaccando a porta vuota il quarto sigillo rossonero di giornata: tredicesimo centro in campionato per il Faraone, sempre più capocannoniere della Serie A.
Negli ultimi 10 minuti il Milan sparisce, lasciando campo al Toro che trova, con orgoglio, il gol del 2-4 con una bella torsione di testa di Rolando Bianchi, colpevolmente lasciato libero da Mexés. I granata tentano l’arrembaggio finale senza successo, reclamando per un rigore non concesso: il tocco con il braccio di Ambrosini c’è, ma  è involontario e la distanza non sembra essere tale da concedere il tiro dagli 11 metri. Finisce 2-4.
All’Olimpico di Torino si è visto un Milan nel complesso convincente, bravo a raddrizzare una partita inizialmente in salita grazie ad un errore clamoroso e certamente evitabile. L’imperativo per i prossimi match sarà non concedere più primi tempi agli avversari, cercando di imporsi fin da subito e mantenendo alta la concentrazione in fase difensiva: alcuni cali possono essere fatali, e partire a handicap non è mai ovviamente una buona idea …
Ha pesato e non poco l’assenza di Montolivo, ormai vero e proprio perno del centrocampo rossonero, la cui qualità sta diventando essenziale per la squadra di Allegri. Giusta e particolare menzione invece per Giampaolo Pazzini (la cui candidatura a prima punta titolare era già stata ampiamente caldeggiata nei nostri precedenti editoriali), probabilmente il migliore in campo: ha lottato su ogni pallone,ritrovato il gol e colpito un palo. Merita la riconferma.
Domenica prossima, in occasione del 113° compleanno del Milan, arriverà a San Siro il Pescara di Bergodi, reduce dal successo interno contro il Genoa: regalarsi 3 punti sarebbe l’idea migliore, quanto dare continuità agli ultimi risultati raggiunti. Il motto “Don’t stop me now” è sempre attuale e “Freddie Mercury” El Shaarawy è pronto a far sentire al Milan “Che rumore fa la continuità”: quello della classifica che si muove …
Simone Nobilini
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lunedì 12 novembre 2012

EDITORIALE MILAN:NESSUNA ILLUSIONE, NESSUNA ESALTAZIONE..DOVE ERAVAMO RIMASTI?

IL PESANTE K.O. INTERNO CON LA FIORENTINA RIAPRE LE CREPE IN CASA ROSSONERA

Ci avevamo visto lungo. Da Sabato scorso. Il 5-1 con il Chievo doveva essere considerato un nuovo punto di partenza, ma il percorso di crescita del Milan è iniziato e terminato proprio durante quella partita. La prestazione con il Malaga non è stata del tutto negativa: tuttavia i tre punti dovevano e potevano essere centrati contro una squadra che sta vivendo un pessimo momento (1 punto nelle ultime 3 partite, 2 sconfitte consecutive in casa contro avversari non irresistibili come Rayo Vallecano e Real Sociedad) e che a San Siro ha mostrato tutt’altro che un bel calcio.
L’onda milanista si è inesorabilmente infranta ieri contro lo scoglio Fiorentina. Uno scoglio duro, durissimo, un’ottima squadra che ha confermato le buone impressioni date nei match precedenti, costruita con pochi soldi e con investimenti mirati e centrati alla perfezione da Daniele Pradè e Vincenzo Montella, ai quali rinnoviamo i nostri complimenti.
Il copione della finora pessima stagione rossonera è sempre lo stesso: al primo errore, si paga dazio. E se l’errore rappresenta il subire gol da fallo laterale, ancora peggio. Succede al 10’ con l’ex Aquilani, si ripete al 38’ con Borja Valero che, come una palla da bowling, spazza via il birillo Mexès e firma lo 0-2.
In mezzo alle due reti viola, il fatto che poteva cambiare le sorti del match. Roncaglia travolge in area Pato, calcio di rigore e brasiliano sul dischetto. Il risultato lo conoscete tutti: rincorsa svogliata, palla alta sopra la traversa. Sarà l’unico episodio della partita per il quale il numero 9 rossonero verrà ricordato.
Inutile oggi parlare di Up & Down in casa rossonera: è andato tutto storto. Delle colpe di Berlusconi e Galliani sulla rosa allestita abbiamo già ampiamente discusso, ma ciò che è necessario ribadire è l’ormai totale incapacità di Massimiliano Allegri di dare un’identità, un gioco alla squadra, di scegliere gli interpreti adatti per la formazione.
Inserire nell’11 titolare Kevin-Prince Boateng, mai autore di una buona prestazione dall’inizio della stagione, lasciando in panchina un Bojan in stato di grazia dopo tre brillanti prestazioni fornite, è una scelta che lascia francamente basiti. La presenza in attacco di Pato si è rivelata sostanzialmente l’ennesima assenza: mai coinvolto nel gioco, mai prezioso per la squadra (esattamente come in occasione del match contro il Malaga, dove il brasiliano ha parzialmente salvato la sua prestazione segnando la rete del pareggio) mentre l’ingresso di Robinho per Ambrosini ha totalmente destabilizzato il modulo, rivelandosi controproducente e, complice lo sfortunato infortunio di Bonera, portando pochi minuti dopo all’1-3 di El Hamdaoui. Il momentaneo 1-2 di Pazzini è storia. Storia dell’ennesima partita che il Milan ha giocato male, regalando il primo tempo agli avversari (Palermo e Lazio insegnano) e compromettendo in modo decisivo il risultato.
Allegri è stato confermato per l’ennesima volta sulla panchina rossonera. Per Galliani “la fiducia è confermata, ma non a tempo”. Qualcosa forse si muove. E non è nemmeno quotato il fatto che la maggiorparte dei tifosi milanisti, alla possibile conferma a breve termine dell’allenatore livornese, ci rispondano ironicamente: “Nessuna illusione, nessuna esaltazione….”.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini)