Idee fresche. Idee nuove.

Idee fresche. Idee nuove.
Ciao a tutti siamo Davide Bernardi & Nicolò Smerilli, due studenti della Università Cattolica di Milano. Abbiamo deciso di creare questo blog perchè il nostro sogno è quello di diventare giornalisti professionisti e quindi vorremmo farvi sentire le nostre idee. In questo "portale" noi non ci proponiamo di offrirvi novità o notizie che altri non hanno, ma come già detto, darvi la nostra opinione riguardo i maggiori eventi calcistici. Il titolo "DiscoveryFootball" nasce dall'idea di analizzare, proprio come fa il più famoso Discovery Channel, il mondo del pallone. Quindi se vi va di sentire delle voci "nuove" e "fresche", seguiteci! D.B & N.S

martedì 19 febbraio 2013

EMEGHARA, IL RAGAZZO 'INNOCENTE' CHE SEGNA CON DUE SCARPE DIVERSE!

QUATTRO GOL IN 300 MINUTI GIOCATI. DI EMEGHARA SORPRENDE PERO' LA SEMPLICITA'

In campo con una scarpa diversa dall'altra (per la felicità degli sponsor!) e il tuo capitano (Simone Vergassola) che a fine partita dichiara: "Non capisce ancora praticamente niente". Potresti pensare ad uno stramboide, a un matto! Poi però vedi le statistiche: 4 gol nei suoi primi 300 minuti in serie A e la tua opinione cambia radicalmente.
Nato a Lagos il 27 maggio 1989, Innocent Emeghara.
L'attaccante del Siena che ha sorpreso tutti in questo inizio 2013, ha origini nigeriane, ma è cresciuto a Zurigo, dove è emigrato a 12 anni per seguire la madre. Il giovane attaccante ha quindi passaporto Svizzero, nazionale che lo ha già convocato attraverso le scelte Ottmar Hitzfeld.

Quando a gennaio il Siena ha venduto Larrondo alla Fiorentina e soprattutto Emanuele R.Hood Calaiò a 2,5 milioni al Napoli e l'ha sostituito con questo ragazzo, io stesso ho strabuzzato gli occhi. "Possibile che una squadra come il Siena, in una situazione quasi disperata, smantelli l'attacco affidandosi a questo qui?!". Dopo appena 300 minuti giocati da Emeghara, quelle parole me le sono mangiate, rimangiate ed inghiottite!
Prima il gol all'Inter all'esordio da titolare, poi la rete al Bologna ed infine la doppietta di ieri sera alla Lazio.
Petkovic lo conosceva, avendolo incontrato quando lui allenava lo Joung Boys e il ragazzo di origini nigeriane giocava nel Grasshoppers e per questo sapeva di doverlo limitare. Ne Ciani ne Biava però ci sono riusciti, inceneriti, in occasione rispettivamente del primo e terzo gol del Siena, dall'esplosione fisica di Emeghara. Inserimento improvviso sul cross di Rosina per l'1-0, tacco a innescare Runin, assistman del 2-0 di Rosina e infine scatto a bruciare l'erba e i piedi di Biava nel 3-0 che chiude la partita.
Alla fine della partita, giocata con due scarpe diverse, il ragazzo ha spiegato: "mi faceva male un piede, ne ho messa una più grande, non c'era dello stesso colore". Questo giusto per farvi capire quanto il suo nome sia azzeccato!

Mezzaroma l'ha scoperto in Francia, dove vestiva il nero-arancione del Lorient. O meglio, l'ha scoperto attraverso un DVD arrivato a Siena, che subito ha colpito il tecnico Iachini. Prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a tre milioni. In Francia si staranno mangiando anche i gomiti, a Siena invece, considerando anche il non felicissimo momento economico, si staranno sfregando le mani per quello che sembra sarà un nuovo affarone dopo la cessione di Destro.

Davide Bernardi
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lunedì 18 febbraio 2013

DROGBA ESORDISCE E IN ITALIA CI SI INTRISTISCE

DROGBA ESORDISCE IN TURCHIA CON UN GOL E UN ASSIST. IN ITALIA CI CONSOLIAMO CON ROCCHI-ANELKA

Più quattro al fantacalcio. Questi sono i punti bonus che ha portato Didier Drogba al suo esordio con la maglia del Galatasaray agli appassionati turchi del gioco manageriale.

Risolti i problemi contrattuali con la sua ex squadra, lo Shangai Shenhua, l'attaccante ivoriano ha potuto fare l'esordio con la maglia giallorossa; lo ha fatto a modo suo, cioè entrando in campo nella ripresa e spaccando letteralmente la partita. Al minuto 62 l'allenatore Fatih Terim ha deciso di mandarlo in campo sul risultato di 0 a 0, passano cinque minuti e Drogba con una pregevolissima incornata ammutolisce i sostenitori della squadra di casa Akhisar, per poi servire un assist al suo compagno di reparto Burak Yilmaz appena due minuti dopo. Per la cronaca la partita è finita 2a1 per gli ospiti.

Drogba è stato vicino alle squadre italiane più di una volta, l'ultima nella sessione estiva del mercato in cui Milan e Juventus hanno deciso di non puntare su di lui per le eccessive richieste economiche che comportava l'operazione.
Quello che ora tutti si chiedono è: hanno fatto bene i nostri club a non acquistare l'ex Chelsea?
Il Milan sicuramente ha fatto un ottimo affare riportando a Milano il giovane Mario Balotelli dal Manchester City, la Juventus di contro ha deciso di risparmiare qualche milione acquistando un altro ex Chelsea, Nicolas Anelka.
L'attaccante francese, di un anno più giovane rispetto Drogba, ha un ingaggio oneroso grazie alla sua esperienza più che decennale ad alti livelli, dove comunque non è mai stato protagonista, ma solo un'ottima pedina. Neanche nella sua breve esperienza cinese è riuscito a fornire un apporto soddisfacente di gol, ma i dirigenti juventini hanno deciso di puntare su di lui per rinforzare un reparto che non fornisce ottime performance a livello realizzativo.
Se la squadra bianconera in Italia riuscirà probabilmente a sopperire a questa mancanza, vincendo il campionato, in Europa potrebbe soffrire la mancanza di un vero fuoriclasse in grado di cambiare le partite anche con squadre di alto livello. La sorpresa Shaktar Donetsk, il malato Chelsea e il modesto Celtic non sono avversarie di livello superiore a quelle incontrate dalla Juventus nel campionato italiano, quindi dovremo aspettare il prossimo turno per capire se Marotta e Conte hanno fatto valutazioni esatte. Intanto i giocatori di fantalcalcio italiani che hanno deciso di puntare su Anelka non hanno ancora ricevuto nessuna gratificazione, visto che la sua media è ancora di 0.

Un'altra squadra a cui è stato vicino a più riprese il giocatore che più di tutti ha contribuito alla vittoria della scorsa Champions League del Chelsea è l'Inter.
La società milanese negli ultimi cinque-sei anni in ogni sessione di mercato si è sempre informata sul costo del suo cartellino e dell'ingaggio, ma non a gennaio, dove il suo potenziale posto è stato preso sin dal 1 gennaio da Tommaso Rocchi. Moratti negli ultimi mesi ha rilasciato dichiarazioni che facevano presagire ad una politica sui “giovani”, in contraddizioni con il colpo Drogba quindi.
Ma la contraddizione c'è stata lo stesso, perché è stato acquistato il “vecchio” Rocchi e venduto il “giovane” e promettente Marko Livaja. In questo mese, come chi ha acquistato Anelka al fantacalcio, anche chi ha comprato Rocchi non ha ricevuto bonus, perché l'ex Pro Patria e Lazio non ha soddisfatto le ben poche attese, non giocando neanche a fronte dei numerosi infortuni occorsi all'attacco dell'Inter, prima a Palacio, poi a Cassano e infine a Milito.
I giocatori carismatici e determinanti vanno pagati; sarebbe stato un esborso sicuramente importante per le casse non proprio floride delle squadre di serie A che non hanno particolari introiti se non dai premi ricevuti dalla UEFA in caso di qualificazioni ai tornei europei.
Senza questi giocatori però non si raggiungono tali obiettivi, quindi come per tutta l'economia vale il detto “chi spende guadagna”, a risentirne sono si le squadre, ma anche i nostri poveri appasionati di fantacalcio.



Giammarco Bellotti
GiamBellotti on Twitter
                                                                        

VIDEO - WLA..LIGA: MORATA, IL REAL TROVA IL NUOVO MORIENTES!

MOU LO PROPONE TITOLARE, LUI RISPONDE SEGNANDO DOPO 2 MINUTI

Voce sottile e quasi imbarazzata, ciuffo sbarazzino e viso ancora da ragazzino. A Madrid e non solo, lo paragonano a Fernando Morientes.
Nato a Madrid il 23 ottobre 1992, Alvaro Borja Morata Martin.

Il giovane attaccante del Real, ha un legame quasi viscerale col la Madrid futbolistica. Cresciuto nell'Atletico Madrid, ha giocato un anno nel Getafe prima di vestire, nel 2008, la camiseta blanca. All'ultima squadra della capitale spagnola, il Rayo Vallecano, ha invece segnato ieri sera, nel posticipo vinto 2-0 dagli uomini di Mourinho.
Lo Special One, causa squalifica di Higuain e scarsa forma di Benzema, sceglie lui dal primo minuto. Morata lo ricambia con il gol dell'1-0 dopo appena 2 minuti di gioco, raccogliendo un cross dalla destra di Ozil. La partita del baby Morientes però dura solo 29 minuti. Sergio Ramos infatti si guadagna due ammonizioni in due minuti e per correre ai ripari, Mourinho toglie proprio Morata per Raul Albiol.

Ma torniamo al protagonista di giornata. Altro 1,90 m. Morata è molto bravo di testa e nonostante la statura, risulta essere molto veloce palla al piede e piuttosto preciso nelle conclusioni dalla distanza.
Dopo 34 gol in una stagione, nel 2010, Alvaro viene promosso nel Real Castilla, la squadra B del Real, e sempre nello stesso anno, Mourinho lo porta con se in America per la preparazione estiva. Con la squadra B del club di Chamartìn, il piccolo madrileno ha realizzato 38 gol in 76 partite. Uno ogni due partite sostanzialmente.

Il suo esordio nella Liga arriva il 12 dicembre 2010, quando sostituisce Di Maria a pochi minuti dal termine di Real Madrid 3-1 Real Zaragoza; ma la data da ricordare per Morata, è sicuramente l'11 novembre 2012. Quella sera, entrato in campo da 60 secondi, Alvaro realizza il gol dell'1-2 che regala tre punti ai blancos sul difficile campo del Levante.

Le soddisfazioni per Morata, nel corso della sua ancora breve carriera, sono arrivate anche dalla nazionale Spagnola. Con la roja, il canterano madridista può vantare un terzo posto ai mondiali Under 17, in cui segnò 2 gol in 4 partite e un primo posto all'Europeo U19, in cui ha vinto anche il titolo di capocannoniere con 6 reti.
Su di lui c'è forte Arsene Wenger, che insegue il ragazzo da due anni. Fino ad ora da Madrid hanno risposto "picche". Dopo ieri sera credete cambieranno idea?!

Davide Bernardi
DavideBernardi on Twitter


FIRENZE RITROVA LA SUA BEATRICE. NERAZZURRI, SERATA DA IGNAVI

LA FIORE PESCA IL JO-LJ. A STRAMA SERVE UN VIRGILIO IN FRETTA, IL LUCIFERO ROSSONERO SI AVVICINA!

Una prestazione che mette d'accordo tutti. Guelfi (bianchi e neri!) e Ghibellini. In una sera Vincenzo Dante Montella, ritrova la sua Beatrice montenegrina, che con una doppietta e un assist stende le "tre fiere" nerazzurre, che di feroce hanno avuto ben poco.
Nel mezzo del cammin..del campionato, l'Alighieri partenopeo scrive un capitolo importante nel cammino che spera lo possa portare a riveder le stelle..della Champions!

Veniamo al campo. Montella ha vinto la partita negli spogliatoi, ancora prima che sul rettangolo verde. Dopo la sconfitta di Torino, ha cambiato volto alla sua creatura. Passaggio dal 3-5-2 al 4-3-3 e luci del paradiso già visibili dopo pochi minuti. La Viola ha coperto meglio tutta l'ampiezza del campo e soprattutto i suoi interpreti hanno corso meglio.
Mi spiego. Contro un'Inter senza punte fisse, la difesa ha retto tranquillamente anche con solo due centrali. Sulle fasce, i terzini non sono stati gravati dalla fatica di dover fare tutta la corsia, mentre davanti, da una parte Cuadrado, liberato dall'obbligo delle diagonali difensive ha potuto rimbalzare come una pallina magica, e dall'altra Ljajic, che ha appoggiato bene Jovetic.
Il serbo, spesso criticato e talvolta anche "menato", ha offerto una prova di grande generosità, ripiegando spesso in fase difensiva ed entrando in praticamente tutte le azioni pericolose della Fiorentina.
Grande prova anche del centrocampo, facilitato dall'assenza di pressing nerazzurro, ha saputo mostrare tutte le proprie doti in fase di palleggio. Da rivedere finchè non si rovina il video, l'assit di Aquilani per il 3-0 di Jovetic. Ah già e poi c'è stato Jovetic.
Il montenegrino più volte criticato nelle ultime settimane, ha zittito tutti (guelfi e Ghibellini che fossero) con una prestazione che nemmeno la miglior Beatrice avrebbe saputo fare. Corsa (tanta), tocchi, gol, assist e ancora più incoraggiante, una condizione fisica sorprendente, visto le ultime uscite con Parma e Juve. Jo-Jo ha tenuto testa a bestioni del calibro di Juan Jesus e Ranocchia, garantendo sempre la profondità ai suoi.

Veniamo ora a quelle che qualcuno chiamava le "dolenti note".
Gli uomini di Stramaccioni, più che bestie feroci, sono parsi undici ignavi. Apatici svogliati e forse anche stanchi per l'impegno in Europa League.
L'infortunio di Milito doveva "renderli ancora più rabbiosi". Sembra abbia avto l'effetto contrario.
Il tiro da 40 metri che esce dallo stadio al 38' del primo tempo di Ranocchia, spiega meglio di molte parole la partita nerazzurra.
Ad una settimana dal derby insomma, le indicazioni sono state tutt'altro che confortanti. Strama ha impostato la partita come al solito in uno scontro diretto: si aspetta dietro e si prova a colpire in ripartenza. Se però il centrocampo non accompagna il contropiede, Cassano e Guarin devono vedersela con la difesa viola schierata, più i centrocampisti che ripiegano e l'esito è scontato.
L'Inter, paradossalmente, si è comportata come la Fiorentina aveva fatto a Torino: tutti dietro la linea del pallone e largo spazio al regista avversario; Pirlo in quel caso, Pizarro ieri sera. Il risultato è aver ballato tutta la partita dietro la precisione del cileno e dei suoi braccianti.
Di fronte al dinamismo viola, ha sorpreso l'esclusione di Gargano, che ha fatto posto a Cambiasso. La prestazione del Cuchu è stata lontana da quella di settimana scorsa col Chievo, probabilmente perchè il centrocampista argentino ha deciso di portarsi al Franchi anche la lavatrice di casa, con la quale è sceso in campo.
In generale tutto il centrocampo è parso poco brillante, completamente in balia degli endecasillabi viola.

Tra sette giorni i viola faranno visita a Stefano Guinizzelli Pioli, mentre a Strama converrà trovare un Virgilio abile ed arruolabile; l'incontro col Lucifero rossonero è ormai alle porte.

Davide Bernardi
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domenica 17 febbraio 2013

FATICHE DI CHAMPIONS ANCORA FATALI, LA JUVE CADE ANCHE ALL'OLIMPICO

I BIANCONERI CADONO PER LA QUARTA VOLTA IN STAGIONE, LA SECONDA ALL'OLIMPICO DOPO LA SEMIFINALE DI COPPA ITALIA

La Juve e Conte ci ricascano. Dopo il 3-0 al Chelsea seguito dalla sconfitta col Milan, i bianconeri dopo la conquista di Glasgow, cadono nell'Olimpico giallorosso. Quarta sconfitta stagionale, la terza in un cosiddetto scontro diretto.
La prestazione questa volta è stata forse migliore di quella di San Siro, ma l'involuzione rispetto alle gare con Fiorentina e Celtic, per quanto comprensibile, è stata davvero notevole.
Conte ancora una volta ha scelto di riproporre grossomodo la stessa formazione vincitrice in Europa e ancora una volta il campo gli ha dato torto.
Pogba al posto di Marchisio squalificato, non ha garantito lo stesso dinamismo del "principino". La Roma si è chiusa tutta dietro, non facendo il fuorigioco, ha invece preferito aspettare i bianconeri al limite dell'area. La chiave sarebbero stati appunto gli inserimenti dei centrocampisti, ma Pogba non l'ha fatto e per Vidal non è stata una delle sue serate migliori.
Lichtsteiner ha provato a spingere come al solito, ma le fatiche di coppa non gli hanno permesso di fare al meglio entrambe le fasi, creando qualche problema a Barzagli sulle ripartenze della Roma.
Davanti Matri si è mosso bene e, prova dell'ottimo periodo, non ha sbagliato una sponda; Vucinic al contrario è parso in una di quelle serate che non indossa nemmeno le ciabatte, palloni gestiti male, appoggi imprecisi, a tratti quasi indisponente.
In difesa molto bene Caceres, all'ennesima prova positiva. Il difensore ex Barcellona prende sempre più confidenza ogni volta che scende in campo. Preciso in fase di impostazione, puntuale e decisivo nelle chiusure.

L'aspetto più importante, che ha caratterizzato anche la sconfitta a San Siro col Milan, è stato la mancanza di reazione dei bianconeri. Gli uomini di Conte, in entrambe le partite, non hanno praticamente mai cercato di rimettere in piedi la situazione. La pressione c'è stata, ma occasioni concrete nemmeno una.
Nel secondo tempo, quando occorreva riversarsi nella metà campo giallorossa, la Juve è apparsa invece poco compatta, poco aggressiva e con troppa distanza tra un reparto e l'altro.
La Roma al contrario ha rischiato il raddoppio più volte, con un Lamela straripante, un Osvaldo indiavolato e, sorpresa di serata, un Torosidis incontenibile sulla fascia destra.
Per farvi capire meglio, Anelka è stato forse quello che ci ha provato di più, il che è tutto un dire..

Davide Bernardi
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sabato 16 febbraio 2013

VIDEO - CHAPEAU: BENZ..IA. IL NUOVO BENZEMA, O FORSE NO!

L'ATTACCANTE DI ORIGINE ALGERINA DEL LIONE E' IN FORTE ASCESA ED E' CONSIDERATO UNO DEI PIU' FORTI '94 IN CIRCOLAZIONE

Yassine Benzia. Segnatevi questo nome perchè ne sentirete presto parlare.

Benzia è un giocatore francese nato l'8 settembre del 1994 a Saint-Aubin-lès-Elbeuf da genitori algerini.
Il Lione ha deciso di puntare su di lui già in tenera età, riuscendo ad assicurarsi le sue prestazione nonostante la forte concorrenza di altri club francesi e facendolo esordire in prima squadra non ancora maggiorenne nella partita casalinga contro il Nizza nella stagione 2011/2012.
Ma partiamo dagli inizi. Benzia nel 2009, ancora quindicenne venne aggregato immediatamente alla squadra under 17 dove stupì tutti, segnando 12 gol in 15 partite. Ancora più stupefacente è lo score dell'attaccante nella stagione successiva, dove realizza 36 reti in 22 partite. Benzia viene convocato dal ct francese Patrick Gonfalone per il mondiale in Messico nel 2011, torneo fallimentare per la nazionale transalpina, ma non per l'attaccante del Lione che mette a segno ben cinque reti.

Sei anni prima, durante il mondiale delle nazionali juniores, un altro attaccante di origine algerina e militante nelle giovanili della squadra di Lione si fece notare, il suo nome è Karim Benzema.  Questa strana serie di coincidenze sommate all'assonanza dei due cognomi hanno creato un'attenzione mediatica sulla giovane promessa francese, ma in realtà i due bomber hanno caratteristiche totalmente diverse.
Benzema usa il suo strapotere fisico per scardinare le difese avversarie, è dotato di un buonissimo tiro dalla distanza e può giocare solamente da punta centrale a differenza del campioncino classe '94, utilizzato più esternamente nelle sue prime uscite con la maglia della prima squadra.
Velocità impressionante con la palla al piede, visione tattica e ottima tecnica sono le abilità che gli permettono di creare problemi alle difese avversarie e di sopperire ai suoi 72 kg per 179 cm che lo fanno apparire ancora un po' troppo gracile per le serie maggiori.

Benzia nella stagione 2012/2013 ha già esordito in Europa League, segnando un gol allo Sparta Praga, squadra arrivata seconda nel girone proprio alle spalle dei transalpini.
Il gioiellino francese ha fatto parlare di sé persino in Algeria, dove i dirigenti si sono già mossi per farlo esordire con la maglia della nazionale maggiore algerina, ma ricevendo di tutta risposta un no da parte del ragazzo, che pensa solo alla nazionale francese e quindi non vuole precludersi un giorno di vincere un mondiale con la nazione che lo ha cresciuto e gli ha dato la possibilità di esprimersi al meglio nella cosa che gli piace di più fare: giocare a calcio.
Su di lui i dirigenti del Lione stanno andando con i piedi di piombo, cercano di fargli tenere i piedi piantati a terra per non bruciarlo, ma sta diventando difficile non schierarlo in campo con una certa di continuità.



Giammarco Bellotti
GiamBellotti on Twitter
                                                                       

EDITORIALE MILAN: BALO “CON” PALETTA SOTTERRA IL PARMA, DUCALI PIEGATI 2-1

UN’AUTORETE DEL DIFENSORE ARGENTINO E IL QUARTO GOL IN TRE PARTITE DI SUPERMARIO PERMETTONO AI ROSSONERI DI AGGANCIARE MOMENTANEAMENTE IL TERZO POSTO IN CLASSIFICA

Paletta e.. No, niente secchiello. E’ tempo di Carnevale in quel di Milano, altrochè estate. A forza di viaggiare e volare (verso il tanto agognato terzo posto), il rischio di sentirsi in vacanza può essere dietro l’angolo. E il Milan del primo tempo di ieri ha largamente confermato la tesi appena esposta.

Squadra lenta, prevedibile, stordita dai mille appoggi sbagliati e dai colpi subiti da un Parma che non si è certo risparmiato dal punto di vista dell’intensità, rendendosi pericoloso in un paio di circostanze con Amauri e Paletta. Nel nulla cosmico offensivo del primo tempo rossonero, tuttavia, è proprio l’ex Boca Juniors, nel giorno del suo compleanno, ad offrire un pasticcino irrifiutabile per la squadra rossonera, infilando la propria porta (la stessa nella quale segnarono  due autoreti Abbruscato e Jonathas in Milan-Pescara, sorta di calamita per autogol) con una sfortunata deviazione su cross basso di Boateng.

Il dolce offerto dal difensore argentino sembra svegliare e rivitalizzare, finalmente, un Milan dalla totale carenza di zuccheri nei primi 45 minuti di gioco. Nella ripresa, dagli spogliatoi, esce una squadra più convinta che prova finalmente a dare più velocità alla manovra e alle ripartenze, sfiorando il raddoppio con Boateng al termine di una splendida azione di prima. La squadra di Allegri controlla la partita e la chiude, a 12’ dal termine, con la pennellata di Balotelli su calcio di punizione, assegnato per fallo di Paletta (che, in un eccesso di generosità, dopo il dolce offre anche lo champagne) ai danni del numero 45 rossonero. Quarto gol in tre partite per SuperMario: si sono visti inizi peggiori, onestamente. Inutile il gol di Sansone, giunto a pochi secondi dalla fine, valido per fissare il punteggio finale sul 2-1.

Il match di ieri ha evidenziato, per l’ennesima volta, quanto per questa squadra siano diventati importanti giocatori come Constant e, soprattutto, Montolivo: il primo, reinventato terzino, garantisce buona copertura difensiva e grande corsa sulla fascia mentre il secondo è semplicemente il factotum del centrocampo milanista. Recuperi, interdizione, cambi di gioco, mai un pallone buttato: il parametro zero (giusto ricordarlo) del mercato estivo rossonero è stato semplicemente il migliore in campo.


Ancora bene De Sciglio e Niang, sempre utilissimi in ambo le fasi. Male, invece, Zapata e Muntari: il colombiano ha ostentato troppa insicurezza mentre il ghanese ha giocato con estrema sufficienza, perdendo troppi palloni. Boateng, più positivo rispetto ad altre occasioni, si è fatto notare per un paio di spunti interessanti; Balotelli, costantemente malmenato da Coda e Paletta, ha lottato e offerto un’altra buonissima prestazione.

Atterrato e in sosta per qualche giorno a Milano, il volo del Milan riprenderà dopo una settimana di fuoco: in sette giorni San Siro ospiterà la sfida al Barcellona e il derby della Madonnina. La stagione dei rossoneri è giunta ad un momento chiave: contro i catalani sarà una Mission Impossible, contro i nerazzurri un appuntamento ancor più fondamentale per continuare il volo verso l’Europa. In tempo di Carnevale, travestirsi da Superman non sarebbe una brutta idea: dite che El Shaarawy, dopo il ruolo di comandante e di Freddie Mercury, saprà riuscire anche in questo?

Simone Nobilini
@SimoNobilini on Twitter



venerdì 15 febbraio 2013

NELLA NOTTE DI SAN VALENTINO, SAN SIRO SI INNAMORA DI KOVACIC

IL TALENTINO CROATO SBALORDISCE SAN SIRO E FA INNAMORARE L'INTER

Nella notte di San Valentino, in cui la sorte spezza il cuore dell'Inter e il ginocchio del suo Principe, la San Siro nerazzurra si innamora di Mateo Kovacic.
Il giovane croato ci ha lasciato davvero senza parole per la completezza della sua prestazione: quantità e qualità, il tutto condito dalla maturità del giocatore navigato.

Arrivato a gennaio, i circa 15 milioni spesi da Moratti per portarlo a Milano erano parsi eccessivi per un ragazzo di 18 anni, sì fortemente voluto da Stramaccioni, ma di cui comunque non si sapeva granchè.
Dopo la prestazione di ieri, le opinioni sono cambiate. Certo una partita è ancora troppo poco, ma le qualità in prospettiva sono palesi.
Schierato davanti alla difesa, soprattutto nel primo tempo, Kovacic ha saputo fare molto bene entrambe le fasi. Preciso in fase di costruzione, ha saputo dare ordine alla manovra, facendole cambiare ritmo alla squadra grazie a verticalizzazioni precise, come quella che nel secondo tempo ha portato al 2-0 di Palacio.
Bene anche in fase di interdizione, il giovane ex Dinamo ha recuperato diversi palloni, aiutando Gargano a fungere da specchio davanti alla difesa.

Le doti che di Kovacic che hanno sorpreso e stuzzicato di più però, sono state senza dubbio il dinamismo, la personalità e l'abilità nel puntare l'uomo; Mateo ha preso subito in mano il centrocampo dell'Inter, come se vestisse la maglia nerazzurra da anni.
L'impressione però è che quello di regista non sia il ruolo più adatto a lui. Troppo veloce e bravo nell'inserirsi per limitarlo davanti alla difesa.
Con Kuzmanovic in mezzo a dare qualità, i polmoni di Gargano e il dinamismo di Kovacic, il gioco dell'Inter potrebbe davvero cambiare volto e al contempo verrebbe permesso a Guarin di svolgere l'elastico tra mediana e reparto avanzato.

All'Inter ci vanno piano, la relazione è appena iniziata, tanto che Strama a fine partita non ha concesso a Kovacic di rilasciare interviste. Piedi di piombo necessari insomma, anche se a noi sembrano già due cuori e uno stadio, pardòn una capanna.

Davide Bernardi
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mercoledì 13 febbraio 2013

JUVE: PIU' CHE GRANDE PRESTAZIONE, PRESTAZIONE DA GRANDE

FINALMENTE CINICA E SPIETATA. VIOLATO L'INFERNO DEL CELTIC PARK

Sicuramente non la Juve più brillante della stagione. Certamente la più cinica.
Se nell'analizzare l'ultima prestazione interista il nostro Di Noi aveva usato la parola chiave ritorno, quella dei bianconeri dopo l'avventura al Celtic Park è sicuramente "cinismo".
Gli uomini di Conte infatti hanno capitalizzato al massimo, trasformando di fatto tutte le occasioni che hanno costruito.

Metà della stampa italiana ha esaltato una prestazione bianconera, che per noi francamente non c'è stata. Il punteggio finale è eccessivo nei confronti di un Celtic, che solo a causa della propria imprecisione non è riuscito a trovare (almeno) un gol. Detto ciò, indiscussi i meriti della Juve, che finalmente ha dimostrato la maturità della Grande squadra, quella che colpisce ogni volta che può, ma che sa anche soffrire se necessario.

L'atmosfera a Glasgow è stata incredibile. La tana degli scozzesi sembrava (questa si!) un inferno. Le squadre sono scese in campo, l'inno della Champions suonava, ma nessuno se ne accorgeva, il boato del Celtic Park è stato davvero incontenibile.

Gli uomini di Conte sono stati bravi a cambiare pelle rispetto alla sfida di campionato con la Fiorentina. Difficile contrastare il clima e il dinamismo degli uomini di Neil Lennon, anche piuttosto provocatori, meglio lascairli sfogare e poi ripartire. Il problema è che gli scozzesi a sfogarsi non ci hanno pensato nemeno per un attimo e la Juve ha sofferto il pressing altissimo, trovando molte difficoltà in fase di costruzione.
Nonostante ciò i bianconeri hanno mostrato un'organizzazione tattica ai limiti della perfezione, che già a Donetsk gli permise di non incassare imbarcate eccessive.
Per quanto riguarda il Celtic invece, la squadra di Lennon ha sorpreso per l'organizzazione a centrocampo, il dinamismo infatti lo conoscevamo già! Gli unici due difetti di squadra mostrati ieri sera però sono stati  macroscopici.
Innanzitutto le sbandate difensive sulle verticalizzazioni bianconere. Di fatto i tre gol sono arrivatiquando la Juve è riuscita ad andare bene in profondità. E infine il paradosso nel gioco: buona circolazione e movimento fino alla trequarti, poi cross a non finire per cercare Samaras. Piccolo particolare, il greco ieri in campo non è sceso e il torello Hooper, stretto tra Barzagli, Bonucci e Caceres non ne ha incornata una.

Si temeva i bianconeri potessero soffrire qualcosa a sinistra, complici le assenze di Chiellini ed Asamoah. Prontamente smentiti: Caceres e Peluso tra i migliori in campo.
L'uruguayo ha vinto quasi tutti i confronti aerei, puntale e preciso negli appoggi e senza remore quando la palla era da allontanare il più possibile. Ancora meglio Peluso. L'ex atalantino, al debutto in Champions, ha fatto per distacco la migliore prestazione da quando veste bianconero. Più libero da marcature rispetto a  quando viene schierato centrale, ha saputo mettere in mostra le proprie qualità atletiche lungo la fascia. Benissimo Matri, al terzo gol in nove giorni, condito anche dall'assist davvero perfetto per Marchisio in occasione del raddoppio. Troppe volte criticato, l'ex Cagliari per trovare continuità di rendimento ha bisogno di giocare. Dopo tre partite consecutive da titolare, i risultati si vedono.
Meno brillante del solito invece Bonucci, non precisissimo negli appoggi, tanto da guadagnarsi, dopo un lancio poco preciso, un "fallo ancora e ti ammazzo" da Conte.

I bianconeri escono dunque dal Celtic Park con qualche consapevolezza in più, dei propri limiti e soprattutto dei propri mezzi: mai un inferno fu tanto celestiale.

Davide Bernardi
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martedì 12 febbraio 2013

EDITORIALE INTER: LA SERATA DEI "RITORNI"

BUONA VITTORIA CASALINGA DEI NERAZZURRI CONTRO IL CHIEVO (3-1), ORA IL TERZO POSTO E' AD UNA SOLA LUNGHEZZA

Parola chiave: RITORNO. Se l’Inter può tornare a credere, con buoni argomenti, in quel terzo posto che significa accesso ai preliminari di Champions League, la parola d’ordine, dopo la vittoria contro il Chievo, è ritorno. 

Innanzitutto, è bene sottolineare i cambiamenti apportati dal punto di vista tattico da Mr. Stramaccioni . Due i “ritorni”, due gli accorgimenti di maggior evidenza: la difesa a quattro e, soprattutto, il tridente offensivo, soluzioni, cioè, che da tempo non venivano più riproposte dalle parti di Appiano Gentile. Diciamo “soprattutto” il tridente offensivo, poichè è sicuramente una delle note più liete della serata nerazzurra, una di quelle note che il tifoso interista non vedeva l’ora di riabbracciare, mentre qualche (grosso) dubbio relativo alla fase difensiva continua a rimanere (vedi l’incredibile disattenzione sul gol dei clivensi, e non solo).

Ma analizziamo la squadra reparto per reparto.
Difesa: sicuramente il settore più sventurato e problematico non solo di questa gara, ma un po’ di tutto l’ultimo periodo. I gol incassati iniziano a diventare davvero troppi, e talvolta risultano anche abbastanza inspiegabili, lasciano quasi di stucco: la rete di Rigoni e l’occasione concessa ad Acerbi nel primo tempo appaiono tanto clamorose quanto incomprensibili, e rappresentano quindi chiarissime prove per avvalorare questa tesi; soprattutto se si osserva come entrambi siano riusciti a colpire di testa in mezzo all’area totalmente indisturbati (Rigoni addirittura su un’azione di rimessa laterale). Nella prima frazione di gioco in particolare, la linea dei quattro ha sostenuto ben poco il resto dei compagni, rimanendo spesso troppo indietro ed allungando terribilmente l’intera squadra. Nel secondo tempo la situazione è leggermente cambiata, grazie ad una retroguardia decisamente più attenta e capace di non concedere più alcuna occasione agli avversari. L’impressione, tuttavia, rimane quella di una reale difficoltà in questa zona del campo, probabilmente dovuta anche all’assenza di una pedina evidentemente troppo importante per l’undici nerazzurro: Walter Samuel. Da quando manca lui, infatti, dietro si soffre tantissimo, la difesa “balla”, concede tanti spazi e sembra aver perso tutte le sue sicurezze. Troppi buchi insomma senza the Wall, o almeno questo appare. Ecco quindi che risulta fondamentale un suo rapido ed immediato ritorno.

Centrocampo: qui la situazione migliora visibilmente. Due le novità principali: partiamo dal primo, il ritorno di un “regista”. O  almeno, di un giocatore capace di svolgere a pieno quel tipo di ruolo, capace di dargli un senso, grazie ad una qualità tecnica che mancava (e tanto) all’Inter prima d’ora: già qualche settimana fa parlavamo della necessità di un innesto dai piedi buoni al centro del campo, abile nel dare ritmo, geometrie e soprattutto idee ad un settore davvero povero di qualità. Un giocatore alla Thiago Motta insomma. E forse l’Inter è riuscita a trovare questo tipo di calciatore in Zdravko Kuzmanovic, l’ ex Fiorentina (prossimo avversario, tra le altre cose, dei nerazzurri in campionato) che, dopo l’esperienza tedesca allo Stoccarda, è tornato nel Bel Paese notevolmente trasformato rispetto alla precedente avventura con la casacca viola. Molto più fisico rispetto al passato, Kuzmanovic rappresenta un’importante fonte di gioco per l’intera squadra: bravo nel gestire il pallone, testa sempre alta, buona capacità di posizionamento, tanta proposizione ed anche precisione nei passaggi, raramente errati. Tutte qualità adatte per diventare un uomo in più per l’Inter, in grado di dare i giusti tempi di gioco ai compagni.* 
Al fianco dell’ex Stoccarda, l’altro grande ritorno: quello di Walter Gargano nel suo ruolo originale, l’unico ruolo che riesce ad esaltare le sue doti principali. Come a Napoli, quando nel trio di centrali affiancava Inler sulla stessa linea di Behrami, ecco che, finalmente, anche con i nerazzurri è tornato ad occupare quella zona di campo, affiancando Kuzmanovic sulla stessa linea di Cambiasso. L’unica cosa certa, infatti, è che non si possa proprio chiedere a Gargano di fare il regista o di impostare l’azione. Il suo ruolo è e dev’essere un altro: aiutare la fase difensiva ed allo stesso tempo sostenere quella offensiva, sfruttando le sue enormi capacità di corridore instancabile che gli permettono di correre incessantemente dal primo all’ultimo minuto, facendosi trovare sempre presente, recuperando tanti palloni e risultando utilissimo all’intera causa.
*[Per intenderci, consideriamo per un attimo la sfida tra Cagliari e Milan. Ai rossoneri mancava un solo uomo a centrocampo, il regista, Riccardo Montolivo. Data la sua assenza, Allegri è stato costretto a schierare il trio Muntari-Ambrosini-Flamini. Uguale=zero qualità in mezzo al campo. E infatti il Milan ha clamorosamente sofferto ad Is Arenas. Bene, l’Inter è ormai da un paio di mesi che presenta la stessa identica situazione, vista la mancanza di quel benedetto uomo di qualità a metà campo. Ecco perché Kuzmanovic può risultare una pedina fondamentale per il futuro.]
Attacco: ed eccoci arrivati al tridente offensivo, un tridente inedito per il 2013, complice soprattutto la lunga assenza di Diego Milito. Il ritorno del Principe risulta, infatti, davvero fondamentale sia per tutto il lavoro che esegue là davanti, sia perché rappresenta il punto di riferimento vero in attacco, il giocatore che più di tutti sa interpretare ed incidere in quel ruolo. Il suo recupero dunque, associato al ritorno di un Cassano ispirato e differente rispetto alla versione affaticata ed inconcludente delle ultime apparizioni, ha dato di sicuro quel qualcosa in più che mancava come il pane alla compagine meneghina.

Per chiudere, nella giornata in cui la parola d’ordine estratta dal vocabolario Zanichelli è “ritorno”, è impossibile non parlare del vero rientro della serata, quello più emozionante, atteso per più di nove mesi: il ritorno di Dejan Stankovic, idolo del popolo interista, acclamato a gran voce e con una standing-ovation da tutto San Siro. L’Infortunio al tendine d’Achille lo ha fatto soffrire per troppo tempo, troppi giorni in cui, per sua stessa ammissione, per 3/4 volte ha pensato di smettere con il calcio. E invece è tornato, è finito il suo calvario. E, chissà, magari anche quello di tutta l’Inter…

Dario Di Noi
@DarDinoRio on Twitter 


 

lunedì 11 febbraio 2013

EDITORIALE MILAN: “HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA”, IL VOLO ROSSONERO VERSO L’EUROPA PERDE QUOTA A CAGLIARI

LA SQUADRA DI ALLEGRI DELUDE E STRAPPA UN 1-1 AD “IS ARENAS” GRAZIE A UN CALCIO DI RIGORE DI BALOTELLI NEL FINALE

A quanti di voi, durante un volo, è mai capitato di attraversare o incontrare una turbolenza? Tanti, immagino. Bene: ricorderete anche del viaggio di cui parlavamo settimana scorsa, il viaggio del Milan verso l’Europa, l’Europa che conta, distante ormai solo 3 punti. Viaggio che, dopo il pareggio nell’anticipo serale tra Lazio e Napoli, ha portato i rossoneri a intravedere maggiormente nel radar l’aeroporto di Fiumicino, sponda biancoceleste, in caso di tre punti conquistati a Cagliari.

Parlavamo metaforicamente anche di equipaggio, di El Shaarawy comandante e di Balotelli copilota: nel viaggio last minute (viste le continue indecisioni legate alla città in cui si sarebbe giocato) verso Cagliari, però, un Faraone stanco  ha lasciato per un’ora il comando, senza inserire il pilota automatico. Comando raccolto non da un compagno, bensì direttamente da mister Massimiliano Allegri, sicuro di trovare la rotta giusta verso i 3 punti e verso quella che è stata la sua casa per tanti anni.

Non è andata proprio così ieri, tuttavia. La più famosa Acciuga del calcio nostrano ha affrontato, inconsciamente, una pericolosa turbolenza, schierando un centrocampo fisico ma totalmente privo di qualità, complice anche la fondamentale assenza di Riccardo Montolivo per squalifica: Flamini, Ambrosini e Muntari.

Complice la non giornata di grazia della coppia centrale difensiva Zapata – Mexès, a tratti disastrosa nel primo tempo e protagonista di disattenzioni gravi (come nell’occasione del vantaggio cagliaritano), il Milan ha sofferto la pericolosità di Ibarbo nelle ripartenze, disputando un match incolore e offensivamente inconcludente. Le uniche, poche vere occasioni rossonere sono infatti arrivate negli ultimi 10 minuti di partita, dopo la doppia ammonizione che ha costretto Astori, uno dei migliori, a lasciare il campo. El Shaarawy e Niang hanno mostrato impegno ma la loro prestazione è stata al di sotto delle aspettative (nonostante l’ingresso di Boateng per il Faraone resti una scelta abbastanza incomprensibile), così come quella di Mario Balotelli, autore tuttavia di un gol del pareggio (su rigore) preziosissimo per mantenere un’imbattibilità che dura da 6 giornate.

Dal punto di vista della prestazione, il match di Cagliari ha rappresentato un grosso passo indietro per il Milan. La velocità di manovra, i frequenti cambi di gioco, i rapidi fraseggi e il Milan sBALOrditivo visto  nella partita contro l’Udinese è ritornato improvvisamente ad essere un’illusione: ritmo lento e  squadra prevedibilmente in difficoltà a centrocampo a livello di costruzione di gioco.

I 20 milioni versati al City per Balotelli non sono stati certamente spesi male, a giudicare dalla caratura del talento: ciò che però viene spontaneo sottolineare è che a questo Milan sarebbero maggiormente serviti rinforzi in altri reparti. Zapata-Mexès, nonostante le ultime discrete prestazioni del colombiano, non è una coppia difensiva affidabile; e se De Sciglio sta diventando una garanzia, Abate continua a latitare, con discese sul fondo condite da cross mai pericolosi. Nel cerchio di centrocampo invece, in caso di assenza di Montolivo, la qualità è decisamente inesistente, come già ampiamente ribadito. A mercato ormai chiuso, il campo ha scattato una chiara fotografia: toccherà alla dirigenza rossonera, a fine anno, individuare i giocatori giusti per colmare lacune che, ad Is Arenas, si sono prontamente ripresentate.

Uscito indenne dalla turbolenza cagliaritana, il Milan cambia rotta: si ritorna verso casa. A San Siro venerdì arriverà il Parma del grande ex Donadoni che quest’anno ha dimostrato di saper affrontare, e bene, le grandi. Basta poco per rischiare lo schianto, Cagliari né è stata la prova: all’appello Houston, abbiamo un problema ha risposto presente Balotelli. A quello per i 3 punti di venerdì e per riprendere quota, invece, dovrà rispondere tutto il Milan. Nessuno escluso.

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)

sabato 9 febbraio 2013

MASTERCHEF JUVE: "LA FIORENTINA? BEN COTTA GRAZIE!"

I BIANCONERI SCHIANTANO 2-0 I VIOLA E ASPETTANO IL RISULTATO DI LAZIO-NAPOLI

Una Juve in formato extra-strong inizia come meglio non poteva il mini ciclo che la porterà, in sette giorni ad affrontare ancora Celtic e Roma in trasferta.
I bianconeri, all'Inf..pardòn allo Juventus Stadium, schiantano la Fiorentina di Montella, grazie alle reti di Vucinic e Matri nel primo tempo.

Come anticipato qualche settimana fa, la Juve ha riniziato a correre più degli altri. Già nella partita di domenica scorsa a Verona, gli uomini di Alessio avevano mostrato una condizione fisica in netta crescita, cambiando ritmo a piacimento durante la gara.

Per quanto riguarda i viola invece, gli uomini di Montella sono apparsi la brutta copia di quella che all'andata aveva messo in seria difficoltà i campioni d'Italia. Jovetic ancora sotto tono come col Parma, circolazione lenta e troppe volte rischiosa in fase di impostazione, molli e troppo attendisti quando c'era da inseguire gli avversari.

Forse anche stimolata dall'avversario, i bianconeri a tratti sono parsi quelli dell'anno scorso. Un dinamismo incredibile, raddoppi anche al 90' e una lucidità nel fraseggio tipica della scorsa stagione.
Diciamocelo, a spingere la Juve sono state forse più le polemiche nate nella giornata di ieri a seguito del video apparso sul sito bianconero, che non la partita in se, storicamente più sentita dai viola. Per gli uomini di Conte-Alessio, l'importanza della partita era legata alla classifica, ma non solo. Prendersi tre punti a pochi minuti dall'inizio di Lazio-Napoli era fondamentale, così come presentarsi al Celtic Park con una prestazione convincente alle spalle.
Tra i bianconeri, non al meglio tra infortuni e fatiche accumulate dagli impegni nazionali, è funzionato praticamente tutto. Barzagli, Pirlo e Vidal hanno offerto una prestazione ai limiti della perfezione. Barzagli non ha buttato via un pallone, recuperandone a decine, così come Vidal, che armato di forchetta e coltello e si è gustato il centrocampo della Fiorentina, inventando tra l'altro l'azione che la calza di Matri ha capitalizzato al meglio.
Se il cileno la Fiorentino se la è mangiata, Pirlo l'ha proprio cucinata! Cottura a puntino, con recuperi, lanci illuminanti, geometrie e movimenti da Carlo Cracco del pallone. Una ricetta da Masterchef insomma.
"La Fiorentina? Ben cotta grazie!".

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

giovedì 7 febbraio 2013

IN THE BOX: SANTON, DA STELLA COMETA A RE MAGIO IN INGHILTERRA

IL TERZINO SINISTRO SEMBRA AVER RITROVATO SERENITA' AL NEWCASTLE

Il protagonista di In The Box di oggi parla italiano, è una nostra conoscenza, emigrato all'estero per trovare fortuna. Sembra esserci riuscito.

Esordio in serie A da titolare a 18 anni. Pochi mesi dopo, esordio anche in Europa: ottavi di finale di Champions contro il Manchester United, durante il quale annulla Cristiano Ronaldo, pallone d'oro in carica.
Uefa.com a fine anno, dopo aver esordito anche in Nazionale, lo inserisce nella lista dei 10 giovani di maggiore prospettiva d'Europa.

A fine 2009 la carriera di Davide Santon, terzino sinistro classe '91 di scuola Inter, scoperta di Mourinho, sembrava già decollata e l'Italia sembrava aver trovato (finalmente) il nuovo Zambrotta; per la precocità si parlava addirittura di nuovo Maldini o Bergomi.

Poi all'inizio della stagione 2009-2010 la sorte decide di voltargli le spalle. Si rompe subito il menisco, infortunio che lo allontana dal rettangolo verde e gli fa perdere il posto da titolare. Con il nuovo tecnico Benitez poi, la sintonia è poca e complice la sfortunata stagione nerazzurra, Santon perde piano piano quotazioni nella Milano nerazzurra.
Nell'ultimo giorno di mercato della sessione invernale, nell'operazione che porta Yuto Nagatomo all'Inter, il giovane terzino italiano finisce al Cesena, con la forma del prestito secco. In sei mesi le presenze saranno 11 e il rendimento non del tutto convincente.
A fine stagione torna a Milano. C'è bisogno di una svolta, di quelle importanti, che ti fanno ripartire da capo.

Se ne presenta una bianconera. Lontana due ore di volo. Decide di accettarla e di rimettersi in gioco in un altro campionato; il Newcastle infatti decide di acquistarlo dal club di Moratti per 6 milioni di euro.
In Inghilterra il giovane terzino sinistro classe '91 ha saputo conquistarsi presto un posto importante. 20 presenze nella prima stagione al St. James'Park, già 25 quest'anno su 25 partite di Premier, condite da 3 assist. Gli ultimi due domenica scorsa, fondamentali per la vittoria dei Magpies sul Chelsea di Benitez.

Complice la costanza e l'alto rendimento, Santon si è guadagnato la convocazione in nazionale per l'amichevole di ieri con l'Olanda, dove è partito titolare ben figurando.
Da Stella Cometa a Re Magio in Inghilterra. Davide Santon è tornato.

Davide Bernardi
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VIDEO – L’EMERGENTE: ADAM MAHER, SBOCCIA UN NUOVO TULIPANO IN OLANDA!

CLASSE ’93, IL GIOIELLINO DELL’AZ ALKMAAR INCANTA SEMPRE PIU’. E I GRANDI CLUB SE NE SONO ACCORTI… CONOSCIAMOLO MEGLIO!

Tecnica, classe, visione di gioco, rapidità nei movimenti, precisione, personalità. Premiato nel 2012 come miglior talento dell’Eredivisie, 3 presenze con la maglia Oranje della nazionale olandese. Il tutto a soli 19 anni. Stiamo parlando di Adam Maher, talento classe ’93 di proprietà dell’AZ Alkmaar.

Nato a Diemen (Amsterdam) il 20 Luglio 1993, figlio di genitori marocchini, Adam impressiona per le sue abilità sin da subito: a soli 11 anni viene acquistato dal suo attuale club, l’AZ Alkmaar; a 17, all’esordio in prima squadra in un match di Europa League contro il Bate Borisov, segna il suo primo gol da professionista. Un gol da record: Maher è infatti il più giovane giocatore olandese ad aver segnato una rete in una competizione europea.

In 3 stagioni, il Cesc Fabregas olandese, secondo la definizione del suo allenatore Gertjan Verbeek, ha collezionato 53 presenze e segnato 10 reti, attirando l’attenzione di importanti club europei quali Lione, Barcellona, Milan, Manchester City e Bayern Monaco: l’attuale valutazione del talento olandese si aggira intorno ai 6,5 mln di euro, ma il prezzo del cartellino è inevitabilmente destinato a salire.

174 cm di altezza, trequartista e all’occorrenza anche playmaker davanti alla difesa, Maher ha decisamente impressionato anche nell’amichevole giocata ieri ad Amsterdam tra Olanda e Italia, indossando quella  numero 10 strappata a Sneijder ed, un tempo, proprietà di un certo Ruud Gullit.

Noi ve l’abbiamo presentato: un nuovo tulipano è sbocciato, ora sta a voi scoprirlo!

Simone Nobilini
(@SimoNobilini on Twitter)



martedì 5 febbraio 2013

VIDEO - IN THE BOX: BENTEKE, IL RAGAZZINO CON LA FACCIA DA QUARANTENNE

E' UNA DELLE RIVELAZIONI DI QUESTA PRIMA META' DI PREMIER. SOGNA L'ARSENAL, MA INTANTO FA ESULTARE I VILLANS

Ventidue anni che tranquillamente sembrano quaranta. Un giorno, quando era bambino, litigò con l'allenatore della squadra avversaria che lo accusò di essere un fuori quota cinque anni più grande. Lui in risposta attaccò alla porta dello spogliatoio dell'altra squadra, una fotocopia del proprio documento d'identità.
E' il nuovo crack della Premier, dove alla prima stagione, con la maglia dell'Aston Villa, ha segnato 10 gol in 22 partite. Nato a Kinshasa il 3 dicembre 1990, Christian Benteke.

Attaccante belga di 191 cm e 82 kg, di origini congolesi, è un atleta potentissimo, ma al contempo rapido; bravo sotto porta, ma che grazie alla sua forza fisica, non disdegna il tiro dalla distanza.
Di lui il suo allenatore Paul Lambert ha detto: "He is unplayable" (è immarcabile), mentre l'ex Golden Boy Michael Owen l'ha definito: "Uno dei migliori acquisti del 2012".

Cresciuto in Belgio, dove ha iniziato a "giocare per strada insieme ad Alex Witsel", ha fatto l'altalena tra Standard Liegi e Genk dal 2004 al 2012, con l'eccezione di due parentesi a Kortrijk e Mechelen. E' stato ingaggiato dall'Aston Villa l'ultimo giorno della sessione estiva di mercato, scelto personalmente da Lambert, che ha deciso di investire su di lui 9 milioni di euro. Benteke ha risposto con un gl all'esordio contro lo Swansea di mr. Laudrup, più altri nove, che comunque non hanno permesso ai Villans di evitare la zona retrocessione

Christian Benteke rappresenta l'ultimo gioiello di una scuola calcistica belga in netta ascesa. Insieme a campioni già affermati come Hazard, Witsel, Fellaini, Dembelè, Vermaelen e Vertonghen, rappresenta le speranze di una nazionale che, da troppo tempo è fuori dalla prima fascia del calcio mondiale.
Con la maglia dei Rude Duivels, ha già segnato 4 gol in 9 apparizioni, permettendo alla propria nazionale di condurre fino ad ora il girone A delle qualificazioni a Rio 2014.

Grazie alle sue giocate e ai suoi gol, praticamente tutte le grandi squadre inglesi hanno messo gli occhi su di lui. City, Utd e Arsenal, anche se l'interesse maggiore sembra averlo dimostrato il Tottenham.
Il valore attuale si aggira intorno ai 9 milioni di £ (12 milioni di € ca.). I villans sembrano già essersi rassegnati a perdere il giovane belga a fine stagione. Nella sessione invernale infatti Benteke non si è mosso per il semplice fatto che, avendo giocato già nel Genke e nell'Aston Villa nel 2012, secondo le norme Uefa, non avrebbe potuto vestire una terza maglia. Ma a fine stagione trattenerlo sarà davvero difficile.
Il suo sogno è verstire un giorno la maglia dei Gunners, che un tempo fu del suo idolo Thierry Henry. Mica male come modello!

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

                                                         

lunedì 4 febbraio 2013

IL GENOA (RI)TROVA BALLARDINI: QUESTA VOLTA IL RINNOVO SCATTERA' AUTOMATICO?!

NEL 2011, NONOSTANTE UNA CLAUSOLA SUL CONTRATTO, PREZIOSI GLI PREFERI' MALESANI. QUEST'ANNO COME FINIRA'?!

"Come ho fatto a rivitalizzare questa squadra? Non ci sono segreti, a volte uno riesce ad entrare in sintonia con i giocatori. Magari sono simpatico: questo pubblico a volte è commovente, riesce a trascinarti in avanti, dobbiamo esaltarlo con la nostra voglia di vincere". In una dichiarazione, tutto Davide Ballardini.
Il nuovo eroe della Genova genoana, in un paio di settimane ha trasformato un gruppo di persone vestite di rossoblu, in una Squadra (la S non è un errore di battitura!).

Solo qualche settimana fa infatti il Grifone era malato, le condizioni erano critiche, le ali stentavano ad aprirsi, il volo un lontanissimo ricordo. Poi Enrico Preziosi, nel suo compulsivo cercare specialisti in grado di rimettere in piedi una situazione che assomigliava troppo a quella dell'anno scorso, ha (ri)trovato quello giusto.
Applicazione tattica, generosità, sacrificio e voglia di lottare per qualcosa. Ecco la cura-Ballardini, che in sole due partite ha portato ai rossoblu 4 punti contro Juve e Lazio.
Il nuovo Grifone, grazie al solito mercato sfrenato di Preziosi, quest'anno condotto stranamente con un pizzico di lucidità, può contare su un mix di giocatori esperti e giovani speranzosi, che sembrano giocare insieme da una vita. L'esperienza di Manfredini, Portanova e Cassani sembra aver dato finalmente la giusta stabilità difensiva, mentre le geometrie di Matuzalem hanno portato una fluidità nella circolazione del pallone, assolutamente inesistente nel gioco di Del Neri.

Ultimo allenatore di stampo Sacchiano, il tecnico ravennate ha subito trasformato l'atteggiamento in campo del Genoa: squadra corta, quadrata, molto aggressiva e tenace.
 Cappellino di lana e occhiali, sempre pacato, capace, a detta degli stessi giocatori, di stringere con loro rapporti intimi e sinceri. Uno che alle parole davanti alle telecamere, preferisce i fatti in campo. Quello che la "Nord" definirebbe un "Uomo vero" insomma.

Solo così si può spiegare l'umiltà col quale si è rimesso al lavoro in un contesto, che già una volta aveva sfruttato le sue competenze e poi gli aveva dato il ben servito.
Nel Novembre 2010 infatti, era subentrato a Gasperini, dopo l'ennesima sconfitta dei rossoblu. Il contratto era di 8 mesi, Preziosi lo vedeva come un semplice traghettatore. Ballardini invece fece inserire nell'accordo la clausola del rinnovo automatico in caso di salvezza. L'ex allenatore di Cagliari e Lazio raggiunse una salvezza tranquilla e cosa altrettanto importante a Genova, vince tutti e due i derby. Ma Preziosi già a marzo iniziò a parlare con Malesani, che ingaggiò poi a luglio.
 La ragione della mancata conferma la conosce solo "Crazy Enrico"; nel capoluogo ligure si dice che la causa sia stata proprio la pretesa da parte del tecnico di quella clausola.
Ormai lo sappiamo tutti, con l'eccentrico presidente rossoblu non si può mai dare nulla per scontato, ma l'impressione è che questa volta, nel caso di salvezza, il rinnovo scatterà automatico per davvero.

Davide Bernardi
DavideBernardi6 on Twitter

EDITORIALE: E’ UN MILAN sBALOrditivo, I ROSSONERI BATTONO L’UDINESE 2-1 E AGGANCIANO L’INTER


UNA DOPPIETTA DEL NUOVO ARRIVATO IN CASA MILAN DECIDE IL MATCH. MA LE POLEMICHE PER IL RIGORE CHE HA DECISO IL MATCH NON MANCANO...

Doveva essere la sua serata. E lo è stata eccome. Non poteva probabilmente sognare un debutto migliore Mario Balotelli, il grande colpo rossonero della sessione invernale di calciomercato, subito titolare grazie all'infortunio occorso in fase di riscaldamento (destino..) a Pazzini: doppietta all’esordio, davanti ad un pubblico che lo ha inizialmente acclamato e successivamente osannato dopo il rigore decisivo trasformato con la solita, ineffabile calma e precisione al 94’. Ah, il rigore, inesistente peraltro: eccola, la solita polemica del weekend che non può mai mancare nel nostro calcio. Chiariamo subito: il contatto tra Heurtaux ed El Shaarawy non c’è. Il difensore francese tocca il pallone e non la gamba del Faraone, ma Valeri vede in modo diverso, concedendo la massima punizione dagli 11 metri. Entrare nel merito della solita, noiosa polemica su torti ed errori arbitrali, sinceramente, non è ciò che abbiamo intenzione di fare, dato che se ne parla già con eccessiva insistenza: la nostra volontà è quella di parlare di calcio giocato. E così sia.

Il Milan visto nei primi 45’ minuti di partita è stato (con tanto di gioco di parole) sBALOrditivo. Il miglior Milan di stagione: corsa, fraseggi rapidi, cambi di gioco frequenti e ritmo altissimo. Effetto Balotelli o meno, i rossoneri vanno a mille: l’ex City tuttavia ci mette parecchio del suo, sfiorando per due volte il gol, mandando in porta Niang (ipnotizzato da Padelli) con uno splendido assist e trovando il primo centro in maglia rossonera con una girata di sinistro all’interno dell’area piccola. L’assist, manco a dirlo, porta la firma di Stephan El Shaarawy, anche ieri encomiabile dal punto di vista dell’impegno, della qualità e della corsa. SuperMario sembra prenderci gusto e cresce: il gol segnato è pari all’effetto che i magici funghi raccolti hanno sull’ormai noto personaggio dei videogiochi, tanto che il numero 45 decide di sparare un gran destro a giro dai 25 metri che Padelli, con un miracolo, riesce a mettere in calcio d’angolo.

L’Udinese c’è, ma non si vede. Almeno fino al 7’ della ripresa, quando Di Natale, imbeccato da Lazzari, tenta un gol impossibile, senza successo. Il Milan non riesce a chiudere la partita e, alla prima disattenzione difensiva, paga dazio: retroguardia scoperta, Muriel serve Pinzi, conclusione deviata in rete da Zapata, in chiusura disperata. 1-1.
La brillantezza primotempistica del Milan sparisce in un attimo, i rossoneri accusano il colpo e provano a rispondere, l’Udinese prende coraggio e riparte con convinzione. La più grande chance dell’intero secondo tempo capita sui piedi di Niang, che centra la traversa (dopo averne già rotta una a Milanello in settimana..) con una fucilata al volo a botta sicura. I minuti passano, gli ingressi di Robinho, Bojan e Traorè da una parte e di Pereyra e Merkel dall’altra non cambiano nulla. Chi decide di rendere la sua serata perfetta, invece, è proprio SuperMario, che sfrutta il generoso calcio di rigore guadagnato da El Shaarawy per firmare il 2-1 finale.

La squadra di Allegri, complessivamente, ha vinto con merito, creando più occasioni rispetto ad un’Udinese abile principalmente a chiudersi e ripartire con ordine e pericolosità, grazie alle velocità della coppia Muriel-Di Natale. Constant è stato ancora una volta uno dei migliori in campo, Zapata ha giocato l’ennesima partita di grande solidità ed Abate si è proposto meglio che in altre occasioni mentre a deludere, al rientro da titolare dopo l’infortunio, è stato Daniele Bonera, responsabile del buco difensivo che ha concesso il pareggio alla squadra friulana. Montolivo si è dimostrato come sempre indispensabile a centrocampo, recuperando e smistando bene palloni, ben coadiuvato da Flamini e Nocerino, che hanno dato tanta corsa e quantità. Sul trio offensivo, El Niangotelli, poco da aggiungere: El Shaarawy continua ad offrire prestazioni importanti, così come Niang, al quale è mancata solo un po’ di precisione sottoporta. Di Balotelli, invece, abbiamo già ampiamente discusso: con questa mentalità, potrebbe davvero far fare il salto di qualità alla sua nuova squadra. E l’inizio non è stato certo dei peggiori..

Inter agganciata, Lazio sconfitta e a soli 3 punti di distanza. L’aereo per l’Europa è decollato da Bergamo settimana scorsa: il volo prosegue ed il copilota Balotelli è arrivato in tempo utile per prendere ancora più quota, insieme al comandante El Shaarawy e a tutto l’equipaggio rossonero. Next stop, prossimo scalo: Cagliari. Atterraggio previsto Domenica 11, ore 15: Is Arenas. Il viaggio verso la meta è ancora lungo, ma si sa: dietro ogni linea d’arrivo, c’è una nuova linea di partenza. Verso l’Europa che conta.

Simone Nobilini
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domenica 3 febbraio 2013

ROMA: DALLA Z ALLA A(NCORA!)

PROGETTO FALLITO ANCORA PRIMA DI INIZIARE. LA STORIA SI RIPETE

La giostra ha chiuso. Zemanlandia non esiste più e probabilmente non è mai esistita. Di quel luna park che sarebbe dovuto essere, i tifosi giallorossi e non solo, hanno intravisto appena qualcosa. Come quando si aspetta freneticamente che il parco giochi apra, gustando già il divertimento che arriverà da lì a poco. Il problema è che a Roma i cancelli di Zemanlandia non si sono mai aperti.
Le meraviglie viste a Pescara sono rimaste sull'Adriatico. In biancazzurro Zeman aveva dato il meglio di se, mostrando tutti i pregi di un sistema di gioco spettacolare, rischioso, ma letale se  applicato col giusto equilibrio. Nella capitale erano già pronti a vedere tutta questa aurea mediocritas: inserimenti e tagli come se piovesse, difesa alta, ma pronta a chiudersi a riccio in caso di ripartenza, il tutto rilegato dalle doti di un centrocampo di qualità e quantità. Un sistema che aveva fatto esplodere Verratti, Insigne e Immobile e che avrebbe dovuto far volare De Rossi, Lamela e Destro.                                                                                                                                                         Invece Capitan Futuro si è visto preferire Tachtsidis, Lamela dopo un inizio super si è piano piano spento, mentre Destro i gol sbagliati e la personalità di Osvaldo l'hanno fatto presto sedere in panchina.

Quando una storia finisce però, con le dovute percentuali, la colpa è sempre di entrambe le parti. Sicuramente il boemo non ha gestito al meglio il rapporto con i giocatori; a partire dal caso De Rossi, un delitto lasciarlo fuori, così come Pjanic, a quello di Stekelenburg, al quale è stato preferito il quanto meno discutibile Goicoechea. Senza dimenticare altri giocatori, che troppo spesso si sono permessi dichiarazioni inappropriate e fuori luogo. Vedi Castan per credere.
Come dicevamo in precedenza anche la società ha le sue colpe: innanzitutto la scelta del boemo. Ci si è fatti trasportare dall’entusiasmo e dal fascino di un ritorno di Zeman nella capitale, quando invece sposare il sedotto e abbandonato Montella, avrebbe avuto più senso. L’attuale tecnico della fiorentina aveva fatto bene sia nei mesi alla Roma post-Ranieri aveva fatto bene, come anche a Catania la stagione successiva. E’ vero che due indizi non bastano a fare una prova, però..
A favore dell’ormai ex tecnico giallorosso va anche detto che non è facile rapportarsi con una società che sostanzialmente non esiste. Gli “Americani”, sembra un clan più che un club, non si sono mai visti. Al di là degli assenti, anche tra i presenti non è che ci sia grande chiarezza. Quale sia il ruolo di Sabatini e quale quello di Baldini, forse non lo sanno nemmeno gli stessi interessati.                                                            

Se non altro, dopo aver silurato l’allenatore, che con tutte le difficoltà del mondo, ha portato la squadra in semifinale di Coppa Italia e ha un punto in meno di Luis Enrique, hanno avuto il buon senso di non chiamare un Gianpaolo qualunque. Razionale la scelta di Andreazzoli, conosciuto e stimato dai giocatori. Alberto De Rossi? Sarebbe stato il colmo.

Davide Bernardi
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